* * * * * * * Attila Joszef * * * * * * *
Helen Allingham - The Clothes line
Attila Jozsef - *E' tardi
Da otto giorni il pensiero di mia mamma
m'accompagna ogni istante. La rivedo:
la cesta del bucato pressata contro il seno,
salire ansante su nella soffitta.
Io, a quel tempo, ero ancora un essere
sincero: piangevo, mi stizzivo:
lasciasse stare quella cesta colma,
portasse invece me nella soffitta.
Ma lei, senza curarsi di quel pianto
nè dei gridi, saliva cheta a stendere:
e i panni, tutti brividi e riverberi,
frusciavano e danzavano nel vento.
Ora non piangerei: ma è tardi ormai
Ora, sì, vedo quanto lei sia alta
che coi grigi capelli tocca il cielo:
e scioglie il turchino nell'acqua del cielo
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Non ho più nulla da spartire, la mia parola è muffa
in dissoluzione. Sono come il freddo, chiaro e aspro.
ATTILA JOSZEF
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Attila Jozsef
Quando il mio amore traversò la strada
coi passerotti anche i colombi scesero.
Quando con grazia salì il marciapiede
la penombra esaltò le sue caviglie.
Quando fece una mossa con la spalla
con lo sguardo un bambino la seguì.
Camminando volava e dava gioia
alla gente che stava a guardarla,
e mentre si accendevano i lampioni
tutti le sorridevano ammirandola.
Nessuno era invidioso che lei fosse
la radice e la pianta del mio cuore.
Ma io come soffrivo che rubassero
la donna che stringevo fra le braccia!
Ma con il loro atteggiarsi da galli
gli uomini accesero nel mio profondo
l'orgoglioso pensiero che era mia.
E camminava in bellezza e allegria
e un fresco venticello si piegava
su di lei, l'amata mia.
Il dolore è un postino grigio, silenzioso,
col viso asciutto, gli occhi d'un azzurro chiaro,
dalle sue spalle fragili pende
la borsa, il vestito è scuro e consumato.
Nel suo petto batte un orologio
da pochi soldi; timidamente sguscia
di strada in strada, si stringe ai muri
delle case, sparisce in un portone.
Poi bussa. E ha una lettera per te.
INVERNO
Accendere un fuoco si dovrebbe
che la gente riscaldarsi potesse.
Buttarvi tutta la roba antica, meschina dentro
tacca, rottame e ciò ch'è nuovo e intatto,
balocchi da bambino - oh, felici rincorse! -
e tutto quel ch'è bello spargendo gettare.
Fin' al ciel la fiamma ardente ne canterebbe,
ognuno per mano il suo compaesano prenderebbe .
Si dovrebbe accendere un fuoco titano,
perché son rivestiti di brina la città e il boschetto,
le maniglie ai gelidi sgabuzzini strappare
che un caldo intenso potesse dare.
(1922)
NON IO GRIDO
È la terra che rimbomba, non io grido,
sta' attento, attento, perché Satana è impazzito,
acquàttati delle sorgenti sopra il chiaro fondo,
tieniti stretto alla lastra di vetro
dietro la luce dei diamanti,
sotto le pietre tra gli scarabei,
oh, nasconditi nel pane appena cotto,
tu povero, povero.
Penetra nella terra con gli scrosci freschi di pioggia -
invano bagni tuo viso in te stesso,
solo negli altri puoi lavarlo.
Sii dell'erba il piccolo filo
e sarai più grande dell'asse del mondo.
Oh, macchine, pennuti, frasche, stelle!
Supplica un figlio la nostra madre sterile.
Amico mio, caro amico diletto, sia tremendo, sia grandioso:
è la terra che rimbomba, non io grido.
(1924)
O EUROPA…
O Europa, quante frontiere
ed in ciascuna gli assassini,
non lasciar ch'io pianga la ragazza,
chi partorirà fra due anni -
Non permettere ch'io diventi triste
perché io sono europeo,
io l'amico dei liberi orsi
mi sto consumando privato dalla libertà -
Scrivo poesie per i tuoi divertimenti,
il mare ha raggiunto la cima dei monti
ed un tavolo apparecchiato nuota
sulle schiume delle onde tra le nuvole.
(1927)
Essi saranno la mitezza e la forza.
Strapperanno la maschera di ferro
del sapere, perché sul volto l’anima
si veda. Baceranno il pane, il latte:
carezzeranno il capo dei bambini
ed estrarranno con le stesse mani
ferro ed altri metalli dalle pietre.
Formeranno città dalle montagne
ed i loro polmoni quieti e immensi
assorbiranno tempeste, uragani;
si placherà ogni oceano. Saranno
sempre in attesa d’ospite imprevisto:
anche per lui prepareranno il desco
e gli apriranno il cuore.
Siate simili ad essi, perché i vostri
piccoli, che han di giglio i piedi, il mare
di sangue che dinanzi a loro giace,
possano da innocenti attraversare.
TI BENEDICO CON TRISTEZZA, CON ALLEGRIA
Ti benedico con tristezza, con allegria
temo per te con tutto quello che ho di amabile
ti custodisco con le palme che implorano
coi campi di grano con le nuvole.
Il tamtam dei tuoi piedi è una musica fatale
il muro che ti ho eretto contro è un crollo eterno
oscillo sull'orlo dell'abisso
nel tuo respiro io mi avviluppo.
Che tu m'ami o non m'ami fa lo stesso
che ti compenetri cuore a cuore,
ti vedo ti sento e ti canto
con te rispondo a Dio.
All'alba il bosco si sgranchisce
mille braccia aumentano si distendono
staccano la luce del cielo
per adagiarla sul cuore innamorato.
(da Non ho padre né madre, 1929)
RUBENS -Prometeo incatenato
*AVVINCONO AL TORMENTO DUE CORDE...
Avvincono al tormento due corde,
ne sono stretto da ogni parte:
il nodo non trovo che dovrei con uno strappo
disfare. E soffro, e non vi sarà grazia:
perchè se sorge a liberarmi un uomo,
uno identico a me si assumerà
per sè il dolore, tutto, senza fine.
Come un bambino
Come un bambino che giurò vendetta
e diede fuoco alla casa paterna
e ora è invaso dall'estraneità
come da nebbia, e solo sul petto
di lui, bersaglio della sua rivolta
potrebbe sfogarsi in lacrime, mostrare
sul volto buio un sorriso libero,
così mi sforzo senza speranza
di ritrovare le mie lacrime virtuose.
Ho incenerito il mondo nel cuore
e non vi è parola buona che mi redima,
rannicchiato non aspetto che il miracolo,
che venga qualcuno a perdonarmi
e mi sappia dire bene cosa
mi si deve perdonare
in questa tana di lupi.
(1935)
Cerco Qualcuno
Cerco Qualcuno ma non so chi sia quello.
Scorrono i minuti, sparisce la primavera
e non so chi sia quello.
Con il cuore scoraggiato corro sempre,
cerco qualcuno nell'Immensità,
corro sempre.
Le lacrime mi scorrono - e poi si seccano:
le nostalgie mi rapiscono sempre
più lontano - e poi si seccano!
L'anima mia vola verso l'Infinito
più lontano e ho nostalgia
solo di
quell'Infinito.
Ti lacero come la bufera il bosco
Ti lacero come la bufera il bosco.
Devi gemere e stormire. Bada: è un combattimento.
Non spezzarti, perché le mie lacrime amare
non sgorghino sul tuo tronco mutilato.
Il desiderio prosciuga, come la calura il ruscello.
L'amore scaturisce sempre più dal profondo.
Non vorrei calare, perché le tue amare lacrime
non formino nel tuo grembo sfrenato un mare.
(1937)
Dinanzi alle mie cose ti nascondo
Dinanzi alle mie cose ti nascondo,
mio Signore, e ti voglio tanto bene.
Fosse lo strillonaggio il tuo mestiere,
io ti sarei d'aiuto nel gridare.
Se ti mettessi a lavorare i campi,
ti aiuterei anche allora, per ogni
necessità. Sarei guida sapiente
e buona ai tuoi cavalli, li amerei.
O piuttosto arerei sulla tua traccia,
anch'io la mano ferma sulla stiva:
starei attento, se il terreno è riarso
dal sale, per pigiar più forte il ferro.
Custodisci i germogli? Eccomi pronto
a scacciare metà delle cornacchie.
Mai, di nessuna delle tue fatiche,
ti coglierebbe stanchezza, con me.
Se tu ridessi, anch'io sarei felice:
ti siederei accanto dopo cena,
tu ti faresti prestare la pipa,
un poco: io tutto ti direi, a lungo.
CULTURA & SVAGO