GIUSEPPE UNGARETTI
EDVARD MUNCH - Le ceneri
GIUSEPPE UNGARETTI - Non gridate più
Cessate di uccidere i morti,
non gridate più, non gridate
se li volete ancora udire,
se sperate di non perire.
Hanno l'impercettibile sussurro,
non fanno più rumore
del crescere dell'erba,
lieta dove non passa l'uomo.
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D'altri diluvi una colomba ascolto GIUSEPPE UNGARETTI
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William Bouguereau - Biblis
GIUSEPPE UNGARETTI - Silenzio in Liguria
Scade flessuosa la pianura d’acqua.
Nelle tue urne il sole
ancora segreto si bagna.
Una carnagione lieve trascorre.
Ed ella apre improvvisa ai seni
la grande mitezza degli occhi.
L’ombra sommersa delle rocce muore.
Dolce sbocciata dalle anche ilari,
il vero amore è una quiete accesa,
e la godo diffusa
dall’ala alabastrina
d’una mattina immobile.
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M'illumino d'immenso. GIUSEPPE UNGARETTI
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Risvegli
Ogni mio momento
io l'ho vissuto
un'altra volta
in un'epoca fonda
fuori di me
Sono lontano colla mia memoria
dietro a quelle vite perse
Mi desto in un bagno
di care cose consuete
sorpreso
e raddolcito
Rincorro le nuvole
che si sciolgono dolcemente
cogli occhi attenti
e mi rammento
di qualche amico
morto
Ma Dio cos'è?
E la creatura
atterrita
sbarra gli occhi
e accoglie
gocciole di stelle
e la pianura muta
E si sente
riavere
1916 (da L'ALLEGRIA - IL PORTO SEPOLTO)
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Tornano in alto ad ardere le favole. Cadranno colle foglie al primo vento. Ma venga un altro soffio, Ritornerà scintillamento nuovo. GIUSEPPE
UNGARETTI
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RENE' MAGRITTE - THE RAW NERVE (1960)
*Vanità
D'improvviso
è alto
sulle macerie
il limpido
stupore
dell'immensità.
E l'uomo
curvato
sull'acqua
sorpresa
dal sole
si rinviene
un'ombra
Cullata e
piano
franta.
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Chiuso fra cose mortali (Anche il cielo stellato finirà)
Perchè bramo Dio? GIUSEPPE UNGARETTI
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TURNER Sunrise with Sea Monsters (1845)
Come allodola ondosa
Nel vento lieto sui giovani prati,
Le braccia ti sanno leggera, vieni.
Ci scorderemo di quaggiù,
E del mare e del cielo,
E del mio sangue rapido alla guerra,
Di passi d'ombre memori
Entro rossori di mattine nuove.
Dove non muove foglia più la luce,
Sogni e crucci passati ad altre rive,
Dov'è posata sera,
Vieni ti porterò
Alle colline d'oro.
L'ora costante, liberi d'età,
Nel suo perduto nimbo
Sarà nostro lenzuolo.
(1930 da IL SENTIMENTO DEL TEMPO - da LEGGENDE )
EDVARD MUNCH - Notte stellata
La notte bella
Quale canto s'è levato stanotte
che intesse
di cristallina eco del cuore
le stelle
Quale festa sorgiva
di cuore a nozze
Sono stato
uno stagno di buio
Ora mordo
come un bambino la mammella
lo spazio
Ora sono ubriaco
d'universo
(1916)
O sorella dell'ombra,
notturna quanto più la luce ha forza,
m'insegui, morte.
In un giardino puro
alla luce ti diè l'ingenua brama
e la pace fu persa,
pensosa morte,
sulla tua bocca.
Da quel momento
ti odo nel fluire della mente
approfondire lontananze,
emula sofferente dell'eterno.
Madre velenosa degli evi
nella paura del palpito
e della solitudine,
bellezza punita e ridente,
nell'assopirsi della carne
sognatrice fuggente,
atleta senza sonno
della nostra grandezza,
quando m'avrai domato, dimmi:
nella malinconia dei vivi
volerà a lungo la mia ombra?
VAN GOGH - Notte sul Rodano (particolare)
*Da quella stella all'altra
Da quella stella all'altra
Si carcera la notte
In turbinante vuota dismisura,
Da quella solitudine di stella
A quella solitudine di stella.
(Da Il taccuino del vecchio)
L'amore più non è quella tempesta
L’amore più non è quella tempesta
che nel notturno abbaglio
ancora mi avvinceva poco fa
tra l’insonnia e le smanie,
balugina un faro
verso cui va tranquillo
un vecchio capitano
(Da Il taccuino del vecchio)
San Martino del Carso
Di queste case
non è rimasto
che qualche
brandello di muro
Di tanti
che mi corrispondevano
non è rimasto
neppure tanto
Ma nel cuore
nessuna croce manca
E' il mio cuore
il paese più straziato
Scoperta della donna
Ora la donna mi apparve senza più veli,
in un pudore naturale.
Da quel tempo i suoi gesti, liberi,
sorgenti in una solennità
feconda, mi consacrano all'unica dolcezza reale.
In tale confidenza passo senza stanchezza.
In quest'ora può farsi notte, la chiarezza lunare
avrà le ombre più nude.
Moammed Sceab
Discendente
di emiri di nomadi
suicida
perché non aveva più
Patria
Amò la Francia
e mutò nome
Fu Marcel
ma non era Francese
e non sapeva più
vivere
nella tenda dei suoi
dove si ascolta la cantilena
del Corano
gustando il café'
E non sapeva
scioglere
il canto
del suo abbandono
L'ho accompagnato
insieme alla padrona dell'albergo
dove abitavamo
a Parigi
dal numero 5 della rue des Carmes
appassito vicolo in discesa
Riposa
nel camposanto d'Ivry
sobborgo che pare
sempre
in una giornata
di una
decomposta fiera
E forse io solo
so ancora
che visse.
Hai chiuso gli occhi
Nasce una notte
Piena di finte buche,
Di suoni morti
Come di sugheri
Di reti calate nell'acqua.
Le tue mani si fanno come un soffio
D'inviolabili lontananze,
Inafferrabili come le idee,
E l'equivoco della luna
E il dondolio, dolcissimi,
Se vuoi posarmele sugli occhi,
Toccano l'anima.
Sei la donna che passa
Come una foglia
E lasci gli alberi un fuoco d'autunno.
Mi piegherò al lavoro
Che non può mai finire,
E a poco a poco in cima
Alle braccia rinate
Si riapriranno mani soccorrevoli,
Nelle cavita' loro
Riapparsi gli occhi, ridaranno luce,
E, d'improvviso intatta
Sarai risorta, mi farà da guida
Di nuovo la tua voce,
Per sempre ti rivedo.
GIUSEPPE DE NITTIS - Sull'Ofanto
GIUSEPPE UNGARETTI - Calumet
Je connays un pais
où le soleil engourdit
même les scorpions
seul là ms'est endormi
cet agneauloup
seul ne serait étranger
au climat
de la mort
cet agneauloup
en exil partout.
Conosco un paese
dove il sole stordisce
anche gli scorpioni.
Là solo sì è appisolato
questo agnellolupo
solo non sarebbe straniero
al clima
della morte
questo agnellolupo
in esilio
ovunque
Rivedo la tua bocca lenta
(Il mare le va incontro delle notti)
E la cavalla delle reni
In agonia caderti
Nelle mie braccia che cantavano,
E riportarti un sonno
Al colori e a nuove morti.
E la crudele solitudine
Che in sè ciascuno scopre, se ama,
Ora tomba infinita,
Da te mi divide per sempre.
Cara, lontana come in un specchio.
GIUSEPPE UNGARETTI - *I ricordi
I ricordi, un inutile infinito,
ma soli e uniti contro il mare, intatto
in mezzo a rantoli infiniti…Il mare,
voce d’una grandezza libera,
ma innocenza nemica nei ricordi,
rapido a cancellare le orme dolci
d’un pensiero fedele…
Il mare, le sue blandizie accidiose
quanto feroci e quanto, quanto attese,
e alla loro agonia,
presente sempre, rinnovata sempre,
nel vigile pensiero l’agonia…
I ricordi,
il riversarsi vano
di sabbia che si muove
senza pesare sulla sabbia,
echi brevi protratti,
senza voce echi degli addii
a minuti che parvero felici…
Colori dell'amore,
E ora svelate un'infanzia di cielo.
Porge la rosa più bella sognata.
O bella preda
O bella preda,
Voce notturna,
Le tue movenze
Fomentano la febre.
Solo tu, memoria demente,
La libertà potevi catturare.
Sulla tua carne inafferrabile
E vacillante dentro specchi torbidi,
Quali delitti, sogno,
Non m'insegnasti a consumare?
Con voi, fantasmi, non ho mai ritengo,
E dei vostri rimorsi ho pieno il cuore
Quando fa giorno.
GIUSEPPE UNGARETTI - Girovago
parte
di terra
mi posso
accasare
A ogni
nuovo
clima
che incontro
mi trovo
languente
che
una volta
già gli ero stato
assuefatto
E me ne stacco sempre
straniero
Nascendo
tornato da epoche troppo
vissute
Godere un solo
minuto di vita
iniziale
Cerco un paese
innocente.
Come questa pietra
del S. Michele
così fredda
così dura
così prosciugata
così refrattaria
così totalmente
disanimata
Come questa pietra
è il mio pianto
che non si vede
La morte
si sconta
vivendo.
GIULIANO D'ARRIGO (detto il Pesello) 1442
GIUSEPPE UNGARETTI
*Sereno
Dopo tanta
nebbia
a una
a una
si svelano
le stelle
Respiro
il fresco
che mi lascia
il colore del cielo
Mi riconosco
immagine
passeggera
Presa in un giro
immortale.
GIUSEPPE UNGARETTI
L'amore vero è
una finestra illuminata
in una notte buia.
L'amore vero è
una quiete accesa.
GIUSEPPE UNGARETTI - Stella, mia unica stella
Stella, mia unica stella,
Nella povertà della notte sola,
Per me, solo, rifulgi,
Nella mia solitudine rifulgi;
Ma, per me, stella
Che mai non finirai d’illuminare,
Un tempo ti è concesso troppo breve,
Mi elargisci una luce
Che la disperazione in me
Non fa che acuire.
GIUSEPPE UNGARETTI
ci spia da quello stagno
e filtra la sua benedizione ghiaccata
su quest'acquario
di sonnambula noia.
Voce notturna,
Le tue movenze
Fomentano la febbre.
Solo tu, memoria demente,
La libertà potevi catturare.
Sulla tua carne inafferrabile
E vacillante dentro specchi torbidi,
Quali delitti, sogno,
Non m'insegnasti a consumare?
Con voi, fantasmi, non ho mai ritengo,
E dei vostri rimorsi ho pieno il cuore
Quando fa giorno.
Segreto del poeta
Solo ho amica la notte.
Sempre potrò trascorrere con essa
D'attimo in attimo, non ore vane;
Ma tempo cui il mio palpito trasmetto
Come m'aggrada, senza mai distrarmene.
Avviene quando sento,
Mentre riprende a distaccarsi da ombre,
La speranza immutabile
In me che fuoco nuovamente scova
E nel silenzio restituendo va,
A gesti tuoi terreni
Talmente amati che immortali parvero,
Luce.
Nasce una notte
Piena di finte buche,
Di suoni morti
Come di sugheri
Di reti calate nell'acqua.
Le tue mani si fanno come un soffio
D'inviolabili lontananze,
Inafferrabili come le idee,
E l'equivoco della luna
E il dondolio, dolcissimi,
Se vuoi posarmele sugli occhi,
Toccano l'anima.
Sei la donna che passa
Come una foglia
E lasci gli alberi un fuoco d'autunno.
E me ne vorrei andare
E finalmente giungere,
Pietà, dove si ascolta
L'uomo che è solo con sè.
Non ho che superbia e bontà.
E mi sento esiliato in mezzo agli uomini.
Ma per essi sto in pena.
Non sarei degno di tornare in me?
Ho popolato di nomi il silenzio.
Ho fatto a pezzi cuore e mente
Per cadere in servitù di parole?
Regno sopra fantasmi.
O foglie secche,
Anima portata qua e là.
GIUSEPPE UNGARETTI - Senza più peso
SISLEY - The Saint Martin Canal
GIUSEPPE UNGARETTI
*Sentimento del tempo
E per la luce giusta,
Cadendo solo un'ombra viola
Sopra il giogo meno alto,
La lontananza aperta alla misura,
Ogni mio palpito, come usa il cuore,
Ma ora l'ascolto,
T'affretta, tempo, a pormi sulle labbra
Le tue labbra ultime.
(1931)
Italia
Sono un poeta
un grido unanime
sono un grumo di sogni
Sono un frutto
d'innumerevoli contrasti d'innesti
maturato in una serra
Ma il tuo popolo è portato
dalla stessa terra
che mi porta
Italia
E in questa uniforme
di tuo soldato
mi riposo
come fosse la culla
di mio padre
MARC CHAGALL On the roof of Paris
Stelle
Tornano in alto ad ardere le favole.
Cadranno colle foglie al primo vento.
Ma venga un altro soffio,
Ritornerà scintillamento nuovo.
(Da Sentimento del tempo)
DUNJA (1969)
Si volge verso l’est l’ultimo amore,
Mi abbuia da là il sangue
Con tenebra degli occhi della cerva
Che se alla propria bocca lei li volga
Fanno più martoriante
Vellutandola, l’ardente mio chiuso.
Arrontondìo d’occhi della cerva
Stupita che gli umori suoi volubili
Di avvincere con passi le comandino
Irrefrenabili di slancio.
D’un balzo, gonfi d’ira
Gli strappi, va snodandosi
Dal garbo della schiena
La cerva che diviene
Una leoparda ombrosa.
O, nuovissimo sogno, non saresti
Per immutabile innocenza innata
Pecorella d’insolita avventura?
L’ultimo amore più degli altri strazia,
Certo lo va nutrendo
Crudele il ricordare.
Sei qui. Non mi rechi l’oblio te
Che come la puledra ora vacilli,
Trepida Gambe Lunghe?
D’oltre l’oblio rechi
D’oltre il ricordo i lampi.
Capricciosa croata notte lucida
Di me vai facendo
Uno schiavo ed un re.
Un re? Più non saresti l’indomabile?
Tutto ho perduto
Tutto ho perduto dell'infanzia
E non potrò mai più
Smemorarmi in un grido.
L'infanzia ho sotterrato
Nel fondo delle notti
E ora, spada invisibile,
Mi separa da tutto.
Di me rammento che esultavo amandoti,
Ed eccomi perduto
In infinito delle notti.
Disperazione che incessante aumenta
La vita non mi è più,
Arrestata in fondo alla gola,
Che una roccia di gridi.
1937 (Da Il dolore)
TIEPOLO - Donna con mandolino (1755)
Mandolinata
Mi levigo
come un marmo
di passione
Tramonto
Il carnato del cielo
sveglia oasi
al nomade d'amore
CULTURA & SVAGO