HEIDEGGER E HANNAH ARENDT

MARTIN HEIDEGGER E HANNAH ARENDT

 

Nel 1925 il grande filosofo Martin Heidegger, 36 anni, docente a Marburg, sposato, due figli, conobbe un’allieva, Hannah Arendt, di 19 anni. Per il filosofo fu subito passione: le scrisse che il demone si era impossessato di lui e che mai prima nella sua vita, gli era successa una cosa simile.

 

Il ménage era fatto di appuntamenti nascosti, sotterfugi, intese segrete. Divennero presto amanti. 

 

Fu Heidegger a dettare le regole della relazione. Bisognava mantenere il segreto: studenti e colleghi non dovevano saperne nulla. Heidegger le inviava messaggi da distruggere immediatamente, indicava luogo e ora dell'appuntamento con segnali convenuti (Se nella mia camera la luce è spenta, allora suona).

 

Heidegger si compiaceva di avere per sé  il folletto scatenato, la ninfa silvestre, la fanciulla che portava tra i capelli un sogno fiorito e lo slancio delle montagne sulla fronte, ma le si rivolgeva con un voi giovani, consapevole di amare una creatura che apparteneva a un mondo da cui era escluso.

 

Leggiamo una delle prime lettere di Martin Heidegger ad Hannah Arendt.

 

Cara signorina Arendt
questa sera devo tornare a farmi vivo con lei e a parlare al suo cuore. Tutto tra di noi deve essere schietto, limpido e puro. Soltanto così saremo degni di aver avuto la possibilità di incontrarci. Il fatto che lei sia stata mia allieva e io il suo insegnante è soltanto l'occasione esteriore di quello che ci è accaduto.
Io non potrò mai averla per me, ma lei apparterrà d'ora in poi alla mia vita, ed essa ne trarrà nuova linfa. Noi non sappiamo mai ciò che possiamo diventare per gli altri attraverso il nostro essere. Forse tuttavia una meditazione può chiarire quale azione di distruzione e ostacolo esercitiamo.
Non possiamo sapere quale via prenderà la sua giovane vita. Dobbiamo rassegnarci a questo. E la mia devozione nei suoi confronti deve soltanto aiutarla a rimanere fedele a se stessa. Che lei abbia perduto "l'inquietudine" significa che ha trovato il nucleo più intimo della sua essenza di pura fanciulla. E un giorno capirà e si sentirà riconoscente - non certo nei miei confronti- del fatto che la visita fatta durante "l'ora di ricevimento" sia stata il passo decisivo per andare oltre la via tracciata, riconducendola alla feconda solitudine della ricerca scientifica, che solo l'uomo sopporta - e solo colui che ha ricevuto insieme l'onere e il furore di essere creativo. "Gioisca!" questo è divenuto il mio saluto per lei. E soltanto se lei gioisce potrà diventare la donna capace di donare gioia, e intorno alla quale tutto è gioia, sicurezza, rilassamento, ammirazione e gratitudine verso la vita..."

 

La loro storia non poteva avere un futuro.  Lui decise di troncare il rapporto, nel 1928, e lei ne fu distrutta. Ti amo come il primo giorno, gli scrisse, e se Dio vorrà ti amerò di più dopo la morte.

 

La giovane dovette arrendersi all’idea che il suo primo grande amore fosse naufragato.

 

Forse come reazione al fallimento della sua relazione con Heidegger, sposò nel 1929 Günther Anders, l’allievo meno stimato di Heidegger; si trattò di un matrimonio infelice, che finì nel 1937 con il divorzio, mentre la relazione tra Heidegger e Arendt in qualche modo continuò.

 

Nel 1933 Hannah vide il maestro trasformarsi in un uomo del sistema. Prima di emigrare a Parigi gli scrisse per chiedergli se davvero si rifiutava di aiutare i colleghi ebrei e rifiutava i laureandi ebrei. Lui rispose stizzito: Calunnie!

 

Da allora le loro strade si separarono. Hannah si adoperò per il trasferimento degli ebrei in Palestina e, nel 1941, emigrò negli Usa. 

 

Alla fine della guerra  ritornò in Europa.  Seppe dal filosofo Karl Jaspers delle vicissitudini del maestro: il processo per collaborazionismo, la privazione della cattedra, della pensione, della biblioteca personale. 

 

Nel 1950 la Arendt, ritornata dall’esilio negli Stati Uniti, cercò di contattarlo. Si sarebbero dovuti rividere a un congresso.  Lui le lasciò una lettera all'hotel dove alloggiava: Sarebbe bello se lei potesse venire da me stasera alle otto.

 

Era la rinascita dell'amore. Fu però ancora lui a porre le condizioni: Hannah doveva diventare amica della moglie; gli incontri dovevano avvenire a tre.

 

Nella sera del 7 febbrario 1950 avviene a Freiburg il loro primo incontro dopo 25 anni. In una lettera del 4 maggio 1950 egli pronunciò eloquentemente il suo mea culpa.

 

Hannah,
ti saluto dalla “spiacevole distanza di tremila miglia” ... l’abisso della nostalgia. Eppure ogni giorno sono felice che le cose siano così come sono. Ma molto spesso mi piacerebbe passare il pettine a cinque denti tra i tuoi capelli crespi, soprattutto quando la tua cara foto mi guarda dritto al cuore. Tu non sai che è lo stesso sguardo che brillava rivolto a me sulla cattedra – ah, era, è e rimane l’eternità, da lontano nella vicinanza. Tutto doveva riposare per un quarto di secolo come un chicco di grano nel solco profondo di un campo, riposare in una maturazione dell’assoluto; perché tutto il dolore e le molteplici esperienza si sono raccolte nel tuo stesso sguardo, la cui luce si riflette sul volto e fa apparire la donna.
Nell’immagine della dea greca c’è questo di misterioso: nella fanciulla è nascosta la donna, nella donna, la fanciulla. E il peculiare è: questo stesso occultarsi nel diradarsi… Tutto ciò che è precedente in ciò è stato salvaguardato.
Il 2 di marzo, quando sei tornata qui, è accaduto “il centro”, che ha portato il già stato in ciò che dura. Il tempo si è raccolto nella quarta dimensione della vicinanza, come se noi dovessimo arrivare direttamente dall’eternità, e poi ritornarci. Ti chiedevi se fosse realmente così: Oh, anche l’essere era oltrepassato. Ma, mia intimissima amica, devi saperlo: “Pensosamente e teneramente” – niente è dimenticato, ma è proprio il contrario – tutto il tuo dolore scarsamente considerato, e tutte le mie mancanze, senza volerle dissimulare, risuonavano da un lungo scampanio della campana del mondo dei nostri cuori. Risuonava nell’aurora, che, nei giorni seguenti, ha fatto emergere  per noi quel periodo ora lontano dell’appartenenza.
Tuo Martin.

Il filosofo continuò a scrivere lettere tenere e poesie ad Hannah. Nei successivi due anni, Heidegger e la Arendt s’incontrarono diverse volte, anche in presenza della moglie.

 

Dal 1952 al 1967 i contatti fra di loro si diradarono.

Nel 1975, Heidegger e Arendt s’incontrarono per l’ultima volta a Freiburg. Quattro mesi dopo Hannah Arendt morì d’infarto a New York; Heidegger morì l’anno successivo.

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