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HERMANN HESSE (1877 - 1962)

 

Herman Hesse, scrittore, poeta e pittore, nacque nel 1877 in Svevia. Ebbe un'infanzia travagliata: sofferente di mal di testa e di insonnia, fu ricoverato presso un istituto per la cura dei disturbi psichici ed iniziò una vita piuttosto travagliata. Nel 1895 iniziò un apprendistato presso una libreria. A contatto con i più bei classici di ogni tempo, scoprì in sé il desiderio di scrivere e successivamente iniziò a comporre alcune opere. Nel 1904 sposò Maria Bernoulli  e andò a vivere con lei in un villaggio nei pressi di Costanza (Svizzera). Ebbe tre figli, ma il matrimonio non fu felice e si concluse con la separazione. Trascorse del tempo a Ceylon e in Malesia, alla ricerca della pace interiore. Sofferente di depressione, fu sottoposto anche a trattamenti di elettrochoc. Superati questi momenti più difficili, scrisse le sue opere più famose, influenzato dal nichilismo di Nietzsche e dalle religioni orientali. Compose fiabe, poesie e romanzi. Le sue opere più famose sono Siddartha (1922), Il lupo della steppa (1927), Narciso e Boccadoro (1930). Nel 1946 gli fu assegnato il Premio Nobel per la Letteratura. Ebbe ancora diversi periodi di sofferenza sia psichica che fisica.  Ammalato di leucemia, morì nel 1962.

POESIE

Eleanor

Amo le donne

Farfalla azzurra

Luce del mattino

Perché ti amo

Un freddo vento australe

Di fronte all'Africa

Rosa purpurea

Un valzer di Chopin

Il principe

Stanco d'amore

Sono una stella

Fuga di giovinezza

Il canto degli alberi

Perché ti amo

Improvvisamente l'inverno

 

VIDEO

Ti prego

Rosa purpurea

Perché ti amo

EMILE VERNON - Pretty in pink

HERMANN HESSE - *Eleanor


Le sere d'autunno mi ricordano te -
I boschi giacciono bui, il giorno si scolora
ai bordi dei colli in rosse aureole.
In un casolare vicino piange un bimbo.
Il vento se ne va a passi tardi
attraverso i tronchi a raccogliere le ultime foglie.

Poi sale, abituata ormai da lungo ai torbidi sguardi,
l'estranea solitaria falce di luna
con la sua mezza luce da terre sconosciute.
Se ne va fredda, indifferente, per il suo sentiero.
La sua luce avvolge il bosco, il canneto, lo stagno
e il sentiero con pallido alone melanconico.
Anche d'inverno in notti senza luce
quando alle finestre vorticano danze di fiocchi
e il vento tempestoso, ho spesso l'impressione di guardarti.
Il piano intona con forza ingannevole
e la tua profonda e cupa voce di contralto
mi parla al cuore. Tu la più crudele delle belle donne.

La mia mano afferra alle volte la lampada
e la sua luce tenue posa sulla larga parete.
Dalla antica cornice la tua immagine oscura guarda
mi conosce bene e mi sorride, stranamente.
Ma io ti bacio mani e capelli
e sussurro il tuo nome.

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Le lacrime sono lo sciogliersi dal ghiaccio dell'anima. HERMANN HESSE

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ALPHONSE MUCHA

HERMANN HESSE - *Amo le donne

 

Amo le donne, che mille anni fa
da poeti erano amate e celebrate.
Amo le città, le cui mura vuote
piangono le famiglie reali di tempi remoti.
Amo le città, che risorgeranno
quando dell'oggi non vivrà più nessuno.
Amo le donne - snelle, meravigliose,
che ancora non nate riposano nel grembo degli anni.
Assomiglieranno allora con le loro bellezze pallide
come le stelle alle bellezze dei miei sogni.

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E’ strano vagare nella nebbia! Solo è ogni cespuglio e pietra,

Nessun albero vede l’altro. HERMANN HESSE

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Salvador Dalì - Paesaggio con farfalle

HERMANN HESSE

 

*Farfalla azzurra

 

Piccola, azzurra aleggia

una farfalla, il vento la agita,

un brivido di madreperla

scintilla, tremola, trapassa.

Così nello sfavillio d’un momento,

così nel fugace alitare,

vidi la felicità farmi un cenno

scintillare, tremolare, trapassare.

 

 

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Tutto il mio vagare dunque era un cammino verso di te.
HERMANN HESSE
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HERMANN HESSE - CHOPIN


Spargi ancora a profusione
su di me i gigli pallidi,
grandi gigli dei tuoi canti,

rose rosse dei tuoi valzer.


E il respiro intessi greve
del tuo amore, che appassendo
dà profumo e del tuo orgoglio
garofani di fuoco flessuosi.

 

Schütte wieder ohne Wahl
Über mich die bleichen, großen
Lilien deiner Wiegenlieder,
Deiner Walzer rote Rosen.

 

Flicht darein den schweren Hauch
Deiner Liebe, die im Welken
Duft verstreut und deines Stolzes
Schaukelschlanke Feuernelken.

 

(Trad. di Mario Specchio).

HERMANN HESSE - Luce del mattino

 

Gioventù, paese cento volte dimenticato
e perduto, luce della vita, oggi m'inondi
di un tuo tardivo sapere, sprizzato
dal lungo, greve sonno dell'anima profonda.
Dolce, soave luce, sorgiva appena nata!

Tra allora e adesso l'intera vita,
ahi, troppo spesso opima, superba ritenuta,
non conta più. Voi sole, a me restituite,
odo, fiabesche melodie perdute, giovani, e insieme
vecchie
eternamente,
obliati, antichi fanciulleschi canti.

Su ogni turbine, polvere vorticante,
splendi lassù, alta sul mio cammino,
oltre i falliti sforzi del vagabondo errore,
fonte serena, pura luce del mattino!

HERMANN HESSE - Berceuse

 

Cantami la tua soave ninna-nanna!
Da quando mi abbandonò la giovinezza
ho tanto desiderato udirne il canto.
Ritorna a me dolce melodia,
soltanto tu puoi ancora affascinare
il cuore inquieto nelle lunghe notti.

Posami sui capelli la mano tua sottile,
sognamo insieme della nostra patria
della gloria di un tempo e della gioia.
Come una stella che vaga solitaria
risplenderà il canto tuo di fiaba
all'orlo delle mie notti malinconiche.

E incorona la mia fronte con ghirlanda
di rose! Il suo profumo sogna
la patria, ottenebrato dal dolore.
Io sono ormai esausto e vacillante
fiaccato ed ammorbato di nostalgia
e non potrò mai più tornare a casa.

Sing mir dein liebes Wiegenlied!
Seit meine Jugend von mir schied,
Mag ich so gern die Weise hören.
Komm zu mir, süßer Wunderklang,
Nur du kannst noch die Nacht entlang
Mein ruheloses Herz betören.

 

Leg mir aufs Haar die schmale Hand
Und laß von unsrem Heimatland,
Von totem Ruhm und Glück uns träumen.
Gleich einem Stern, der einsam zieht,
Soll flackerhell dein Märchenlied
Die Nächte meiner Schwermut säumen.

 

Und stelle mir zu Häupten doch
Den Rosenstrauß! Er duftet noch
Und träumt sich heimwärts wehbeklommen.
Ich bin ja auch so welk und schwank,
Gebrochen und am Heimweh krank,
Und kann nicht mehr nach Hause kommen.

GIUSEPPE DE NITTIS

HERMANN HESSE - Grande valzer (Grande valse)

 

Una sala chiara di candele
e suono di speroni e oro d'alamari.
Nelle mie vene pulsa il sangue.
Fanciulla mia, dammi il boccale!
E adesso al ballo! Infuria il valzer;
infiammato dal vino arde il mio petto
avido di ogni piacere non goduto.

Alle finestre nitrisce il mio cavallo.

E alle finestre la notte ammanta
l'oscuro campo. Ci porta di lontano
il vento un echeggiare di cannoni.
Ancora un'ora prima della battaglia!
- Danza più svelto, tesoro, il tempo
dilegua e la tempesta piega i giunchi
che saranno il mio letto questa notte.

Forse letto di morte. - Evviva musica!
Con sorsi ardenti beve il mio sguardo
la bella giovane e rossa vita,
beve senza saziarsi alla sua luce.
Ancora un ballo! Come si estingue con lo splendore
delle candele suono e passione, intreccia mesto
il raggio lunare la sua corona di morti amare.
- Evviva musica! Alla danza vacilla la casa,
strepita concitata la spada alla colonna. -

Alle finestre nitrisce il mio cavallo.

(da “Romantische Lieder”, 1899, trad. Mario Specchio)

.

Ein kerzenheller Saal
Und Sporengeläut und Tressengold.
In meinen Adern klingt das Blut.
Mein Mädchen, gib mir den Pokal!
Und nun zum Tanz! Der Walzer tollt;
Erhitzt vom Wein mein Brausemut
Nach aller ungenossenen Lust begehrt –

Vor den Fenstern wiehert mein Pferd.

Und vor den Fenstern hüllt die Nacht
Das dunkle Feld. Es trägt der Wind
Von fern Kanonendonner her.
Noch eine Stunde bis zur Schlacht!
– Tanz rascher, Schatz; die Zeit verrinnt,
Es wiegt der Sturm die Binsen hin und her,
Die nächste Nacht mein Bette sind –

Mein Totenbett vielleicht. – Juchhe, Musik!
In durstigen Zügen trinkt mein heißer Blick
Das junge, schöne, rote Leben ein,
Und trinkt sich nimmer satt an seinem Licht.
Noch einen Tanz! Wie bald! und Kerzenschein
Und Klang und Lust verlischt; der Mondschein flicht
Schwermütig seinen Kranz in Tod und Graus.
– Juchhe, Musik! Vom Tanz erbebt das Haus,
Erregt am Pfeiler klirrt mein hängend Schwert. –

Vor den Fenstern wiehert mein Pferd.

HERMANN HESSE - Perché ti Amo

 

Perchè ti amo, di notte son venuto da te

così impetuoso e titubante

e tu non mi potrai più dimenticare

l’anima tua son venuto a rubare.

Ora lei è mia

del tutto mi appartiene nel male e nel bene,

dal mio impetuoso e ardito amare

nessun angelo ti potrà salvare.

EDVARD MUNCH - Chiaro di luna (1895)

HERMANN HESSE

 

*Un freddo vento australe

 

Un freddo vento australe

scompiglia i rami ai tigli,

sembra che vi s'impigli,

per guardar qui, la luna.

 

Io scrivo alla mia bella

che mi ha abbandonato

e la mia lunga lettera

la legge anche la luna.

 

La luce sua silente

scorre di riga in riga.

Io piango, e così scordo

preghiere, sonno e luna.

HERMANN HESSE - Di fronte all'Africa (Gegenüber von Afrika)

 

Aver casa è un bene
dolce il sonno sotto il proprio tetto
figli, giardino e cane.
Ma certo appena ti sei riposato dall'ultimo viaggio

la lontananza t'insegue con nuove lusinghe.
Meglio è patire di nostalgia di casa
e sotto le alte stelle, solo,
riposare con la propria melanconia.

Avere e riposare può soltanto,
chi ha il cuore tranquillo,
mentre il viandante sopporta fatiche e difficoltà
con sempre delusa speranza.

In vero più lieve è il tormento di andare,
più lieve che trovar pace nelle valli di casa,
dove tra le gioie e le solite cure
solo il saggio sa costruire la propria felicità.

Per me è meglio cercare e mai trovare
che legarmi, caldo e stretto a quanto mi è accanto,
perché anche nel bene, su questa terra

Sono solo ospite, mai cittadino.

 

 

Heimat haben ist gut,
Süß der Schlummer unter eigenem Dach,
Kinder, Garten und Hund. Aber ach,

Kaum hast du vom letzten, Wandern geruht,


Geht dir die Ferne mit neuer Verlockung nach.
Besser ist Heimweh leiden
Und unter den hohen Sternen allein
Mit seiner Sehnsucht sein.


Haben und rasten kann nur der,
Dessen Herz gelassen schlägt,
Während der Wandrer Mühsal und Reisebeschwer
In immer getäuschter Hoffnung trägt.


Leichter wahrlich ist alle Wanderqual,
Leichter als Friedefinden im Heimattal,
Wo in heimischer Freuden und Sorgen Kreis
Nur der Weise sein Glück zu bauen weiß.


Mir ist besser, zu suchen und nie zu finden,
Statt mich eng und warm an das Nahe zu binden,
Denn auch im Glücke kann ich auf Erden
Doch nur ein Gast und niemals ein Bürger werden

SALVADOR DALI' - Meditative Rose

HERMANN HESSE

 

*Rosa purpurea

 

Ti avevo cantato una canzone.
Tu tacevi. La tua destra tendeva
con dita stanche una grande,
rossa, matura rosa purpurea.

E sopra di noi con estraneo fulgore
si alzò la mite notte d'estate,
aperta nel suo meraviglioso splendore,
la prima notte che noi godemmo.

Salì e piegò il braccio oscuro
intorno a noi ed era così calma e calda.
E dal tuo grembo silenziosa scrollasti
i petali di una rosa purpurea.

HERMANN HESSE - Notturno

 

Notturno di Chopin in mi bemolle.
L'arco della finestra colmo di luce.
Ed anche sul tuo volto compassato
un'aureola in volo si è adagiata.

In nessun'altra notte mi ha toccato
il silenzioso argento della luna
così che nel profondo inesprimibile
dolce ho avvertito un cantico dei cantici.

Tacevi. Anch'io; la muta lontananza
si dissolveva in luce. Nessun segno
di vita, se non nel lago una coppia di cigni
e su di noi il corso delle stelle.

La tua figura si stagliò nell'arco
della finestra e dalla luna un bordo
argenteo avvolse l'esile tuo collo
e la mano distesa.

(Trad. di Mario Specchio) 

 

Chopins Nocturne Es-dur. Der Bogen
Des hohen Fensters stand voll Licht.
Auch deinem ernsten Angesicht
War eine Glorie angeflogen.

 

In keiner Nacht hat so mich wieder
Der stille Silbermond berührt,
Daß ich im Innersten verspürt
Unnennbar süß ein Lied der Lieder.

 

Du schwiegst. Auch ich; die stumme Ferne
Verrann im Licht. Kein Leben war
Als nur im See ein Schwänepaar
Und über uns der Lauf der Sterne.

 

Du tratest in den Fensterbogen,
Um deine ausgestreckte Hand
War dir vom Mond ein Silberrand
Und um den schmalen Hals gezogen.

GIOVANNI BOLDINI - La cantante mondana 1884

HERMANN HESSE

 

Un walzer di Chopin riempie la sala
una danza selvaggia e scatenata.
Alla fine pallido chiarore,
il pianoforte adorna un'appassita ghirlanda.

Il piano tu, il violino io,
così suoniamo e non smettiamo
e attendiamo inquieti, tu e io,
chi per primo spezza la magia.

Chi per primo interrompe il ritmo
e scosta da sè le candele,
e chi per primo pone la domanda,
a cui non vi è risposta

HERMANN HESSE - *Sera di febbraio (Februarabend)

 

Bluastro sul pendio del colle al lago di un bagliore
opaco è il crepuscolo di soffice neve che si scioglie,
nella nebbia labili come pallidi sogni
nuotano corone ramose di alberi morti.

Ma per il villaggio, per i vicoli immersi nel sonno
passa il vento notturno, tiepido calmo e ozioso,
posa alla siepe e negli oscuri giardini risveglia
e nei sogni dei giovani la primavera. 

 

Bläulich dämmert am Hügel hinab zum See

Matten Schimmers im Schmelzen der weiche Schnee,
In den Nebeln gestaltlos wie bleiche Träume
Schwimmen vielästige Kronen erstorbener Bäume.

Aber durchs Dorf, durch alle schlummernden Gassen
Wandelt der Nachtwind, schlendert lau und gelassen,
Rastet am Zaun und lässt in den dunklen Gärten
Und in den Träumen der Jugend Frühling werden.

*IL PRINCIPE

Volevamo costruire assieme
una casa bella e tutta nostra
alta come un castello
per guardare oltre i fiumi e i prati
su boschi silenti.

Tutto volevamo disimparare
ciò che era piccolo e brutto,
volevamo decorare con canti di gioia
vicinanze e lontananze,
le corone di felicità nei capelli.

Ora ho costruito un castello
su un'estrema e silenziosa altura;
la mia nostalgia sta là e guarda
fin alla noia, ed il giorno si fa grigio
- principessa, dove sei rimasta?

Ora affido a tutti i venti
i miei canti arditi.
Loro devono cercarti e trovarti
e svelarti il dolore
di cui soffre il mio cuore.

Devono anche raccontarti
di una seducente infinita felicità,
devono baciarti e tormentarti
e devono rubarti il sonno -
principessa, quando tornerai?

HERMANN HESSE

 

Il mio Amore

Tace e si ricorda con pensieri
pieni di tristezza dei suoi morti lontani.
Lo ho offerto a parecchi,
nessuno però lo ha voluto.
L'ho messo in vendita in tutte le vie,
nessuno lo ha voluto - non sa ridere!
Cosa devo fare col mio amore?
Lasciare lo voglio ai miei morti.

RENOIR - Ritratto di Monet
HERMANN HESSE - *Gioia del pittore

I campi portano grano e costano denaro,
sono insidiati i prati dal filo spinato,
bisogno e avidità hanno allignato,
tutto appare murato e corrotto.

Ma qui nei miei occhi alberga
un ordine diverso di ogni cosa,
si estingue il violetto, la porpora troneggia,
di lei io canto la canzone innocua.

Giallo su giallo, e giallo unito a rosso,
fresco azzurrino velato di rossore
luce e colore balza di mondo in mondo,
s'inarca e risuona in onde d'amore.

Regna lo spirito che ogni morbo guarisce,
risuona verde da rinata sorgente,
nuovo e ricco di senso il mondo si spartisce
e il cuore si fa lieto e lucente.
TISSOT - Type of beauty

Sera d’aprile

 

Azzurro e fior di pesco
violetta e rosso vino,
come fioriva e ardeva
il fuoco vostro in me.

Tardi tornato a casa
alla finestra indugio,
sento venire i sogni,
il cuore trema in me.

Colma d’ansia e di vita
è l’anima tremante.
A chi la posso dare?
Amata, la do a te.

EDGAR DEGAS - Malinconia

Come pesano (Wie sind die Tage)

 

Come pesano queste giornate!
Non c'è fuoco che possa scaldare,
non c'è sole che rida per me,
solo il vuoto c'è,
solo le cose gelide e spietate,
e perfino le chiare
stelle mi guardano sconsolate
da quando ho saputo nel cuore
che anche l'amore muore.

 

Keine Sonne lacht mir mehr,

Ist alles leer,

Ist alles kalt und ohne Erbarmen,

Und auch die lieben klaren

Sterne schauen mich trostlos an,

Seit ich im Herzen erfahren,

Dass Liebe sterben kann.

VINCENT VAN GOGH - Rocce con albero di quercia

Quercia sfrondata

 

Ti abbiamo tagliato,

albero!

Come sei spoglio e bizzarro.

Cento volte hai patito,

finché tutto in te fu solo tenacia

e volontà!

Io sono come te. Non ho

rotto con la vita

incisa, tormentata

e ogni giorno mi sollevo dalle

sofferenze e alzo la fronte alla luce.

Ciò che in me era tenero e delicato,

il mondo lo ha deriso a morte,

ma indistruttibile è il mio essere,

sono pago, conciliato.

Paziente genero nuove foglie

Da rami cento volte sfrondati

e a dispetto di ogni pena

rimango innamorato

del mondo folle.

 

Wie haben sie dich, Baum, verschnitten,

Wie stehst du fremd und sonderbar!

Was hast du hundertmal gelitten,

Bis nichts in dir als Trotz und Wille war!

Ich bin wie du, mit den verschnittnen,

Gequälten Leben brach ich nicht

Und tauche täglich aus durchlittnen

Rohheiten neu die Stirn ins Licht.

Was in mir weich und zart gewesen,

Hat mir die Welt zu Tod gehöhnt,

Doch unzerstörbar ist mein Wesen,

Ich bin zufrieden, bin versöhnt,

Geduldig neue Blätter treib ich

Aus Ästen hundertmal zerspellt,

Und allem Weh zu Trotze bleib ich

Verliebt in die verrückte Welt

Occhi scuri

Oggi in questa notte calda
dolce come il profumo di fiori esotici,
svegliati ad una vita che scotta.

La mia nostalgia ed il mio amore
è tutta la mia fortuna e sfortuna

è scritta come una muta canzone
nel tuo sguardo oscuro da fiaba.

E' la mia nostalgia ed il mio amore,
sfuggito al mondo e ad ogni suo rumore,
si è costruito nei tuoi occhi oscuri
un segreto trono da re.

Sull'amore
 
Si chiama amore ogni superiorità,
ogni capacità di comprensione,
ogni capacità di sorridere nel dolore.

Amore per noi stessi e per il nostro destino,
affettuosa adesione a ciò che l'Imperscrutabile
vuole fare di noi anche quando non siamo ancora in grado
di vederlo e di comprenderlo
questo è ciò a cui tendiamo.

FELICITA'

Felicità: finché dietro a lei corri
non sei maturo per essere felice,
pur se quanto è più caro tuo si dice.

Finché tu piangi un tuo bene perduto,
e hai mete, e inquieto t'agiti e pugnace,
tu non sai ancora che cos'è la pace.

Solo quando rinunci ad ogni cosa,
né più mete conosci né più brami,
né la felicità più a nome chiami,

allora al cuor non più l'onda affannosa
del tempo arriva, e l'anima tua posa.

IGINIO UGO TARCHETTI - Il poeta

Senza di te

 

Il mio cuscino mi guarda di notte

con durezza come una pietra tombale;
non avevo mai immaginato

che tanto amaro fosse essere solo
e non essere adagiato nei tuoi capelli.
Giaccio da solo nella casa silenziosa,

la lampada è spenta, e stendo pian piano,
le mie mani per afferrare le tue,
e lentamente spingo la mia fervente bocca

verso di te e bacio me fino a stancarmi e ferirmi -
e all'improvviso son sveglio,

e intorno a me la fredda notte tace,
luccica nella finestra una limpida stella

- o tu dove sono i tuoi capelli biondi,
dov'è la tua dolce bocca?
Ora bevo in ogni piacere

la sofferenza e veleno in ogni vino;
mai avrei immaginato che fosse tanto amaro

esser solo esser solo e senza di te!

Bagliori diffusi

 

Bagliori diffusi lampeggiano lontano,
il gelsomino con insolite luci risplende
come una timida stella pallida nei tuoi capelli.
Al tuo magico potere, dolente e privo di stelle
sacrifichiamo baci e rose, o notte ansiosa e calda.

Baci infelici e spenti, di cui, appena dati, ci pentiamo -
rose che in un triste ballo spargono petali quasi avvizziti.
Notte, senza rugiada amore senza fortuna e senza lacrime!
Su di noi un temporale incombe, e lo temiamo e lo desideriamo.

FRIEDRICK

Canzone di viaggio

 

Sole illumina il mio cuore,

vento disperdi le mie pene e i miei lamenti!

Piacere più profondo non conosco sulla terra

se non di andare lontano.

 

Per la pianura seguo il mio corso,

il sole deve ardermi, il mare rinfrescarmi

per condividere la vita della nostra terra

dischiudo festoso i miei sensi.

 

E così ogni nuovo giorno mi deve

nuovi amici, nuovi fratelli indicare,

finché lieto posso tutte le forze celebrare,

e di ogni stella diventare ospite e amico.

Da La felicità, versi e pensieri)

JEAN BERAUD

Alla malinconia (An die Melancholie)

 

Fuggendo da te
mi sono dato ad amici e vino,
perché dei tuoi occhi oscuri
avevo paura,
e nelle braccia dell’amore
ed ascoltando il liuto
ti dimenticai, io tuo figlio infedele.
Tu però in silenzio mi seguivi,
ed eri nel vino
che disperato bevevo,
ed eri nel calore delle mie notti d’amore,
ed eri anche nello scherno,
che t’esprimevo.
Ora mi rinfreschi le mie membra sfinite
ed accolto hai nel tuo grembo il mio capo,
ora che dai miei viaggi son tornato:
tutto il mio vagare dunque
era un cammino verso di te.

 

Zum Wein, zu Freunden bin ich dir entflohn,
Da mir vor deinem dunklen Auge graute,
In Liebesarmen und beim Kiang der Laute
Vergaß ich dich, dein ungetreuer Sohn.

Du aber gingest mir verschwiegen nach
Und warst im Wein, den ich verzweifelt zechte,
Warst in der Schwüle meiner Liebesnächte
Und warest noch im Hohn, den ich dir sprach.

Nun kühlst du die erschöpften Glieder mir
Und hast mein Haupt in deinen Schoß genommen,
Da ich von meinen Fahrten heimgekommen:
Denn all mein Irren war ein Weg zu dir.

LIBRI

Tutti i libri del mondo
non ti danno la felicità,
però in segreto
 ti rinviano a te stesso.

 Lì c'è tutto ciò di cui hai bisogno,
 sole stelle luna.
 Perché la luce che cercavi
 vive dentro di te.

 La saggezza che hai cercato
 a lungo in biblioteca
 ora brilla in ogni foglio,
 perché adesso è tua.

Da La felicità, versi e pensieri

CAMILLE PISSARRO - Sole di primavera nel prato

Sole, brilla

 

Sole, brilla adesso dentro al cuore,
vento, porta via da me fatiche e cure!

Gioia più profonda non conosco sulla terra,
che l'essere per via nell'ampia vastità.

Verso la pianura inizio il mio cammino,
sole mi fiammeggi, acqua mi rinfreschi;
per sentire la vita della nostra terra
apro tutti i sensi in festa.

Mi mostrerà ogni giorno nuovo,
fratelli nuovi e nuovi amici,
finché senza dolore ogni forza loderò,
e di ogni stella sarò ospite e amico.

 

Da La felicità, versi e pensieri

Scritto sulla sabbia

 

Che il bello e l'incantevole

Siano solo un soffio e un brivido,
che il magnifico entusiasmante
amabile non duri:
nube, fiore, bolla di sapone,
fuoco d'artificio e riso di bambino,
sguardo di donna nel vetro di uno specchio,
e tante altre fantastiche cose,
che esse appena scoperte svaniscano,
solo il tempo di un momento
solo un aroma, un respiro di vento,
ahimè lo sappiamo con tristezza.
E ciò che dura e resta fisso
non ci è così intimamente caro:
pietra preziosa con gelido fuoco,
barra d'oro di pesante splendore;
le stelle stesse, innumerabili,
se ne stanno lontane e straniere, non somigliano a noi
- effimeri-, non raggiungono il fondo dell'anima.
No, il bello più profondo e degno dell'amore
pare incline a corrompersi,
è sempre vicino a morire,
e la cosa più bella, le note musicali,
che nel nascere già fuggono e trascorrono,
sono solo soffi, correnti, fughe
circondate d'aliti sommessi di tristezza
perché nemmeno quanto dura un battito del cuore
si lasciano costringere, tenere;
nota dopo nota, appena battuta
già svanisce e se ne va.

Così il nostro cuore è consacrato
con fraterna fedeltà
a tutto ciò che fugge
e scorre,
alla vita,
non a ciò che è saldo e capace di durare.
Presto ci stanca ciò che permane,
rocce di un mondo di stelle e gioielli,
noi anime-bolle-di-vento-e-sapone
sospinte in eterno mutare.
Spose di un tempo, senza durata,
per cui la rugiada su un petalo di rosa,
per cui un battito d'ali d'uccello
il morire di un gioco di nuvole,
scintillio di neve, arcobaleno,
farfalla, già volati via,
per cui lo squillare di una risata,
che nel passare ci sfiora appena,
può voler dire festa o portare dolore.
Amiamo ciò che ci somiglia,
e comprendiamo
ciò che il vento ha scritto
sulla sabbia.

(Da La felicità, versi e pensieri)

HERMAN HESSE - Io ti chiesi

 

Io ti chiesi perché i tuoi occhi
si soffermano nei miei come una casta stella del cielo
in un oscuro flutto.

Mi hai guardato a lungo
come si saggia un bimbo con lo sguardo,
mi hai detto poi, con gentilezza:
ti voglio bene, perché sei tanto triste.

(da Poesie Romantiche)

HERMANN HESSE - Stanco d'amore

 

Nei rami s'addormenta cullando
il vento stanco. La mia mano
lascia un fiore rosso sangue
morire lacerato sotto un sole rovente.

Ho già visto fiorire e morire
molti fiori;
vengono e vanno gioie e dolori,
e custodirli nessuno può.

Anch'io ho sparso
nella vita il mio sangue;
non so però, se mi dispiace,
so solo che sono stanco.

HERMANN HESSE - LA FIORITA RAMA

Col vento, contro il vento,
s'agita sempre la fiorita rama;
sempre tra giorni chiari e giorni scuri,
tra volere e svolere,
simile a un bimbo s'agita il mio cuore.

Finché, caduti i fiori,
la rama è ferma, carica di frutti;
finché il cuore, di fanciullezza sazio,
ha la sua pace, e sa:
pien di gioia e non vano
era l'inquieto gioco della vita.

(Traduzione di Diego Valeri)

ROBERT VAN VORST SEWELL - Ninfa della notte

HERMANN HESSE - Sono una stella

 

Sono una stella del firmamento
che osserva il mondo, disprezza il mondo
e si consuma nella propria luce.

Sono il mare che di notte si infuria,
che mare che si lamenta, pesante di vittime
che ad antichi peccati, nuovi ne accumula.

Sono bandito dal vostro mondo
cresciuto nell'orgoglio e dall'orgoglio tradito,
sono il re senza terra.

Sono la passione muta
in casa senza camino, in guerra senza spada
e ammalato sono della propria forza.

HERMANN HESSE - Fuga di giovinezza

 

La stanca estate china il capo
specchia nell'acqua il suo biondo volto.
Erro stanco e impolverato
nell'ombra del viale.

Tra i pioppi soffia una leggera
brezza. Il cielo alle mie spalle è rosso
di fronte l'ansia della sera
e il tramonto e la morte.

E vado stanco e impolverato
e dietro a me resta esitante
la giovinezza, china il capo
e non vuole più seguire la strada con me.

 

Der müde Sommer senkt das Haupt
Und schaut sein falbes Bild im See.
Ich wandle müde und bestaubt
Im Schatten der Allee.

Durch Pappeln geht ein zager Wind,
Der Himmel hinter mir ist rot,
Und vor mir Abendängste sind
- Und Dämmerung - und Tod.

Ich wandle müde und bestaubt,
Und hinter mir bleibt zögernd stehn
Die Jugend, neigt das schöne Haupt
Und will nicht fürder mit mir gehn.

 

ANNIVERSARIO

Nel suo vecchio splendore ardente
ed in tutto lo sfarzo voluttuoso
oggi si alza davanti a te l'intero sogno
di quella notte calda d'estate.

E tremando di passioni trasognate,
premi disperandoti con feroce ardore
le piene, belle, spesso baciate
e rosse labbra sulla mia immagine.

HANS ZATZKA - The Goddess of Spring

HESSE - *Spesso la vita è soltanto luce

 

Spesso la vita è soltanto luce
che sfavilla nei colori della gioia
e ride e non chiede di coloro
che soffrirono, che perirono.

Il mio cuore però sta sempre dalla parte di coloro
che nascondono il dolore
e si ritirano alla sera nella camera
per piangere di struggimento.

So che tanti stanno errando
angosciati e sofferenti,
tutte le loro anime chiamo sorelle
e dò loro il benvenuto.

So che piangono di sera
chinati su mani bagnate,
vedono soltanto pareti oscure
e non lo splendore di luci.

Portano però di nascosto,
persi ed inconsapevoli,
la dolce luce dell'amore
per tenebre e pene.

 

VINCENT VAN GOGH - Mandorlo in fiore 1890

HERMANN HESSE - Il canto degli alberi


Colmo di fiori è il pesco

Non tutti diventeranno frutto,
Splendono limpidi come schiuma rosa

Per l’azzurra fuga delle nubi.
Come fiori sbocciano i pensieri,

Cento al giorno -Lasciali fiorire!
Lascia alle cose il loro corso!

Non domandare del raccolto!
Occorrono anche giuoco e innocenza
E fiori in abbondanza,
Altrimenti il mondo ci sarebbe angusto

e la vita priva di piacere.

BOUGUEREAU - L'anima

HERMANN HESSE - Perché ti amo

 

Perchè ti amo, di notte son venuto da te
così impetuoso e titubante
e tu non mi potrai più dimenticare
l'anima tua son venuto a rubare.
Ora lei è mia - del tutto
mi appartiene nel male e nel bene,
dal mio impetuoso e ardito amare
nessun angelo ti potrà salvare.

HERMANN HESSE - Improvvisamente, l’inverno…


Che bella oggi la luce
Che si spegne nella neve,
Che tenue ardore quella rosea lontananza!
Ma l’estate, estate non è.

Tu, a cui parla il mio canto ogni ora,
Lontana figura di sposa,
Come m’illumina la tenera tua amicizia!
Ma amore, amore non è.

A lungo deve fiorire l’amicizia al chiaro di luna,
A lungo deve stare in piedi nella neve,
Finché un giorno con te il cielo, la montagna e il lago,
Ardano intensi nell’incendio estivo dell’amore.”

(Da “Giornata invernale” di Hermann Hesse)

TI PREGO

Quando mi dai la tua piccola mano
Che tante cose mai dette esprime
Ti ho forse chiesto una sola volta
Se mi vuoi bene?

Non è il tuo amore che voglio
Voglio soltanto saperti vicina
E che muta e silenziosa
Di tanto in tanto, mi tenda la tua mano.

 

Wenn du die kleine Hand mir gibst,

Die so viel Ungesagtes sagt,

Hab ich dich jemals dann gefragt,

Ob du mich liebst?

 

Ich will ja nicht, dass du mich liebst,

Will nur, dass ich dich nahe weiß

Und dass du manchmal stumm und leis

Die Hand mir gibst.

HERMANN HESSE - Vieni con me

 

Vieni con me!
Devi affrettarti però -
sette lunghe miglia
io faccio ad ogni passo.
Dietro il bosco ed il colle
aspetta il mio cavallo rosso.
Vieni con me! Afferro le redini -
vieni con me nel mio castello rosso.
Lì crescono alberi blu
con mele d'oro,
là sogniamo sogni d'argento,
che nessun altro può sognare.
Là dormono rari piaceri,
che nessuno finora ha assaggiato,
sotto gli allori baci purpurei -
Vieni con me per boschi e colli!
tieniti forte! Afferro le redini,
e tremando il mio cavallo ti rapisce.

HERMANN HESSE - Azzurro della sera (Spätblau)

 

O pura visione tutta incanti,
quando da porpora e d'oro,sereno
amabile grave, tu cielo
di luce della sera ti dilati.

Tu ricordi un mare azzurro
dove felicità è alla fonda
per una quiete beata. Dal remo sgocciola
l'ultima stilla di terrestre cruccio.

(Trad. Roberto Fertonani) 

 

 

O reine, wundervolle Schau,
wenn du aus Purpurrot und Gold
dich ebnest friedvoll, ernst und hold,
Du leuchtendes Späthimmelblau!

Du mahnst an eine blaue See,
Darauf das Glück vor Anker hält
Zu seliger Rast. Vom Ruder fällt
Der letzte Tropfen Erdenweh.

HERMANN HESSE - Settembre

 

Triste il giardino: fresca
scende ai fiori la pioggia.
Silenziosa trema
l'estate, declinando alla sua fine.
Gocciano foglie d'oro
giù dalla grande acacia.
Ride attonita e smorta
l'estate dentro il suo morente sogno.
S'attarda fra le rose,
pensando alla sua pace;
lentamente socchiude
i grandi occhi pesanti di stanchezza.

ALPHONSE MUCHA - The Moon

Canzone d'amore


Per dire cos'hai fatto
di me, non ho parole.
cerco solo la notte
fuggo davanti al sole.

La notte mi par d'oro
più di ogni sole al mondo,
sogno allora una bella
donna dal capo biondo.

Sogno le dolci cose,
che il tuo sguardo annunciava,
remoto paradiso
di canti risuonava.

Guarda a lungo la notte
e una nube veloce-
per dire cos'hai fatto
di me, non ho la voce.

Vieni con me

 

Vieni con me!
Devi affrettarti però -
sette lunghe miglia
io faccio ad ogni passo.
Dietro il bosco ed il colle
aspetta il mio cavallo rosso.
Vieni con me! Afferro le redini -
vieni con me nel mio castello rosso.
Lì crescono alberi blu
con mele d’oro,
là sogniamo sogni d’argento,
che nessun altro può sognare.
Là dormono rari piaceri,
che nessuno finora ha assaggiato,
sotto gli allori baci purpurei -
Vieni con me per boschi e colli!
tienti forte! Afferro le redini,
e tremando il mio cavallo ti rapisce.

FUSSLI - Solitudine all'alba

NELLA NEBBIA

 

Strano è vagare nella nebbia!
è solo ogni cespuglio e pietra,
Nessun albero vede l'altro,
Ognuno è solo.

Pieno di amici era per me il mondo,
Quando la mia vita era ancora luminosa;
Adesso, che la nebbia cala,
Nessuno si vede più.

In verità, nessuno è saggio
Se non conosce il buio,
Che piano ed inesorabilmente
Da tutti... lo separa.

Strano, vagare nella nebbia!
Vivere è essere soli.
Nessuno uomo conosce l'altro,
Ognuno è solo.

HERMANN HESSE

 

E tutto insieme, tutte le voci,
tutte le mete, tutti i desideri,
tutti i dolori, tutta la gioia, tutto il bene e il male,
tutto insieme era il mondo.
Tutto insieme era il fiume del divenire,
era la musica della vita.

( Da Siddharta )

HESSE - A SERA

 

A sera vanno le coppie di amanti

lentamente attraverso il campo,

donne sciolgono i loro capelli,

commercianti contano i soldi,

sul giornale della sera leggono ansiosi

i borghesi le novità,

fanciulli agitano piccoli pugni

dormono sonni profondi e lunghi.

Ognuno compie le proprie azioni

adempie al sublime dovere,

borghesi, poppanti, coppie di amanti -

eccetto me?

Certo! Neppure delle mie azioni serali

delle quali sono schiavo

lo spirito del mondo può privarsi,

anch'esse hanno un senso.

E così affondo e risalgo,

danzo nell'intimo,

canticchio sciocchi canti di strada,

lodo Dio e me stesso,

bevo vino fantasticando

di essere un pascià,

avverto noie ai reni,

sorrido e bevo anche di più,

dico si al mio cuore

(al mattino non è possibile)

da dolori del passato

giuocando intesso una poesia,

vedo la luna e le stelle ruotare,

ne percepisco il significato

e via con loro mi sento andare

non importa dove.

TISSOT

Tormenti

Nel camino tra gli spasmi si torce il ceppo che brucia,
segni di vampa scorrono con un brivido sulla cenere della scorza.
Fuori infuria la notte umida, soffre e ulula,
come nel tormento una bestia invoca morte e misericordia.

Nella fiamma che guizza sto rannicchiato al camino
non resiste, sembra, alla sorte l'anima che trema,
sul mio cuore trascorre brivido su brivido,
fuoco di dolore e nel suo ardore mi tormento.

Come il ceppo che brucia e la notte che si lamenta
si arrende il cuore con un guizzo al nemico spietato,
a quel dolore dove rassegnati e inermi avvampiamo
che noi fiamma e ceppo, bufera e grido bestiale affratella.

SIGISMONDO COCCAPANI - Flautista

Flauto

 

Una casa di notte tra albero e cespuglio,

una finestra dal tenue bagliore

ed in una stanza impercettibile

se ne stava un flautista e modulava.

Era una popolare melodia,

benigna fluttuava nella notte

come fosse la patria ogni paese,

come fosse compiuto ogni cammino.

Nel suo respiro si faceva chiaro

tutto l'arcano senso della vita,

e di buon grado si affidava il cuore

ed ogni tempo era un presente.

Lamento

 

A noi non è concesso di essere. Siamo solo flusso,

docili ci adattiamo ad ogni forma:

il giorno, la notte, la grotta e il duomo

attraversiamo, ci spinge la sete di esistere.

 

Così senza posa riempiamo forma dopo forma,

e nessuna ci è casa, felicità, pena,

sempre siamo in cammino, sempre siamo ospiti,

non ci richiama campo o aratro, per noi non cresce pane.

 

Non sappiamo che cosa ci destini Dio,

gioca con noi, argilla nella sua mano,

che muta e ubbidiente, non ride né piange,

si lascia plasmare, senza mai bruciare.

 

Fossimo per una volta pietra! Per una volta durare!

Di questo la nostra nostalgia di continuo vive,

eppure resta in eterno un angosciante brivido,

e mai ci sarà pace sul nostro cammino.