POESIE DI TUTTI I TEMPI   ANEDDOTI DI LETTERATURA   CITAZIONI

 

JOSE' SARAMAGO (1922-2010)

 

José Saramago è stato uno scrittore, poeta e giornalista portoghese, noto anche per la sua attività di critico letterario. Tra i suoi romanzi ricordiamo: Terra del peccato,  Una voce chamata Alentejo, L'uomo duplicato, Caino.

Le sue raccolte di poesie sono I poemi possibili, Probabilmente allegria e L'anno Mille993.

 

 

POESIE

 

Oceanografia

Impariamo, amore

Incendio

Processo

Fratellanza

Traccio un solco per terra

Storia antica

Fino al midollo

Non dalle acque del mare

Ritaglio la mia ombra 

Dev'esserci

Ragioni non chiedete

Fiore di cactus

Quando gli uomini morranno

Non diremo parole mortali 

Giorno no

Ora

Creazione

Mani pulite

Dichiarazione

Chiamarti rosa...

Silenzi

Si dice che

Intimità

In fondo alla miniera più segreta

Passato, presente e futuro

Inventario 

Le parole d'amore

Voto

Da me alla stella

Luogo comune del quarantenne

E' così fondo il silenzio

Donne

Mitologia

Di pace e di guerra

Circo

Poesia secca

Un'altra volta frutti, rose un'altra volta

VINCENT VAN GOGH

Mezze suole

So bene che le mezze suole messe
alle scarpe aggiustate non resistono
al selciato del tempo che percorro.

Fermo, chissà, le scarpe mi duravano,
ma quieto chi ci sta, anche sapendo
che è di questo cammino che mi muoio.

PAUL GAUGUIN - L'onda

OCEANOGRAFIA

 

Giro le spalle al mare che conosco,

al mio essere umano me ne torno,

e quanto cìè nel mare lo sorprendo

nella pochezza mia di cui son conscio.

 

Di naufragi ne so più del mare,

dagli abissi che sondo torno esangue,

e perché da me nulla lo separi,

vive annegato un corpo nel mio sangue.

 

Volto as costas ao mar que jà entendo,

a minha humanidade me egresso,

e quanto hà no mareu surpreendo

na pequenez que sou e reconheço.

 

De naufràgios sei mas que sabe o mar,

dos abismos que sondo, volto exangue,

e para que de mim nada o separe,

anda um corpo afogado no meu sangue. 

*******************************

L'uomo, è chiaro, è il labirinto di se stesso. JOSE' SARAMAGO
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CHILDE HASSAM - Poppies on the Isles of Shoals 1890

JOSE' SARAMAGO - Impariamo, amore

 

Impariamo, amore, da questi monti
Che, così distanti dal mare, sanno il gesto
Di bagnare nell'azzurro gli orizzonti.

Facciamo ciò che è giusto e di retto:
Da desideri occulti altre fonti
E scendiamo al mare dal nostro letto.

 

Aprendamos, amor, com esses montes
Que, tão longe do mar, sabem o jeito
De banhar no azul dos horizontes.

Façamos o que é certo e de direito:
Dos desejos ocultos outras fontes
E desçamos ao mar do nosso leito.

 

**********************************

Certe domande si fanno soltanto per rendere più esplicita l'assenza di risposta. JOSE' SARAMAGO
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CAMILLE PISSARRO - Tramonto a Rouen 1885

INCENDIO

Chiamo l'odor, la polpa sensitiva
delle dita curiose e della bocca,
chiamo il color degli occhi, e i capelli,
e il fuoco che vi arde, il tono roco.

Chiamo il grido, le angosce, e i turbamenti,
il corpo reclinato, la violenza,
il sudore che agghiaccia, e il sorriso
che ti copre di pace e di innocenza.

Questi ricordi unisco. E nel mio sangue
li immetto e in brace li converto,
e ardo, con violenza: così, al vento,
ardono a vista d'occhio i campi riarsi.

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Ho passato la vita a guardare negli occhi della gente, è l'unico luogo

del corpo dove forse esiste ancora un'anima. JOSE' SARAMAGO

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CLAUDE MONET - Tramonto a Venezia

Tramonto (Poente)

 

Che puoi ancora dirmi che non sappia,

vena di sole esangue sulla terra,

lieve garza di nebbia che si sfrange

tra l’azzurro del mare e il cielo ardente?

Ormai tanti tramonti nel ricordo,

tante dita di fuoco sulle acque,

che tutto si confonde quando, a notte,

calato il sol, si chiudono i tuoi occhi.

  

 

 

Que podes mais dizer-me que nāo saiba,

Veia do sol sangrada para a terra

Mansa esgarçar de névoa refrangida

Entre o azul do mar o céu vermelho?

Já há tantos poentes na lembrança,

Tantos dedos de fogo sobre as águas,

Que todos se confundem quando, noite,

Posto o sol, se fecham os teus olhos.

ZATZKA - Angels

*Processo

 

Le parole più semplici e comuni,

quelle spicciole, quelle familiari,

si trasformano in lingua d'altro mondo:

basta sol che, sfiorandole di sole,

le illumini lo sguardo del poeta. 

 

Asas mais simples, mais comuns,

as de trazer por casa e dar de troco,

em lingua doutro mundo se convertem:

basta que, de sol, os olhos do poeta,

rasando, as iluminem.

COURBET - Uomo disperato (autoritratto)

JOSE' SARAMAGO

 

Fratellanza

 

Chi di noi due inganno se fratello

ti chiamo in questi versi? 

Non son sorelle le foglie che da terra

guardano l'altre sui rami.

 

Meglio accettare questa solitudine,

viver rabbiosamente come un cane

che azzanna la museruola.

 

 

DE NITTIS

 

 

JOSE' SARAMAGO

 

 

Traccio un solco per terra

 

Traccio un solco per terra, in riva al mare:

e la marea subito lo spiana.

Così è la poesia. La stessa sorte

tocca alla sabbia e tocca alla poesia,

al viavai della marea, al vien-vieni della morte. 

MUNCH - Amore e Psiche

JOSE' SARAMAGO - Storia antica

 

Impegni non avevo, ma mancai;

giuramenti non feci, ma tradii:

che ci si senta rei non dipende

dal giudizio degli altri, ma di sé.

 

E' facile compagna la coscienza

se accetta docilmente e viene a patti,

difficile è tacitarla quando siamo

più retti, infine, di quello che si crede.

 

Un giorno tornerò al triste mondo,

alla lotta che ormai più non m'aspetta,

ma prima sia diversa un'altra donna,

compagna, non catena che m'incatena.

 

 

Hístoria antiga

 

Compromissos, não tinha, mas faltei;

 Não prestei juramento, mas traí:

Sentir-ase réu alguém, não dipende

Do juízo dos outros, mas de sí.

 

É fácil companhia a consciência

Se mansamente aceita e concilia,

Difícil è calá-la quando somos

Mais rectos afinal do que se cria.

 

Um dia tornarei às dores do mundo,

Á luta onde talvez já não me esperam,

Antes, seja diferente outra mulher,

Companheira, não ferros que me ferran.

 

JOSE' SARAMAGO - FINO AL MIDOLLO

 

Altri diranno, in versi, altre ragioni,
forse ancora più utili, più urgenti.
Quanto a questi, non muta ancor l'essenza,
in bilico tra due negazioni.
Inventiamo, però, modo e maniera
di coniugare il caso e la certezza,
che questo costi, o no, la vita intera.

Come chi l'unghie a sangue si rosicchia.

BOCKLIN - I Campi Elisi

JOSE'  SARAMAGO - Dev'esserci

 

Dev'esserci un colore da scoprire,

un recondito accordo di parole,

dev'esserci una chiave per aprire

nel muro smisurato questa porta.

 

Dev'esserci un'isola più a sud,

una corda più tesa e più vibrante,

un altro mar che nuota in altro blu,

un'altra intonazione più cantante.

 

Poesia tardiva che non riesci

a dire la metà di quel che sai:

non taci, quanto puoi, e non sconfessi

questo corpo casuale e inadeguato.

(Traduzione di Fernanda Toriello)

CHILDE HASSAM - Celia Thaxter's Garden, Isles of Shoals Maine 1890

Non dalle acque del mare...

Non dalle acque del mare, ma da queste,
dai lenti mulinelli, ove le foglie
staccate e morte ondeggiano:
dall'iridato gas gorgogliante,
che il respiro del fango va esalando,
è da lì che la vita si è formata,
amalgama d'ombra e di mistero.

Nati sono gli dei nel vasto mare:
del limo siamo frutti, acqua melmosa.

CLAUDE MONET - Covoni con la brina

Ritaglio la mia ombra...

Ritaglio dal muro la mia ombra,
le do corda, calore e movimento,
due mani di colore e di tormento,
quanto basta di fame, sete, suono.

Resto lontano a vederla ripetere
le parole e i gesti che io sono,
figura sdoppiata e confusione
di verità vestita da menzogna.

Sulla vita degli altri si proietta
questo gioco delle due dimensioni
dove nulla si prova con ragioni
simile a un arco teso senza freccia.

Forse mi assolverà un'altra vita
della mezza umanità che perdura
in quest'ombra priva di spessore,
nello spessore informe che la estingua.

Da lonananze vengo

Da lontananze vengo e canto sordamente
questa vecchia, ma vecchia, canzone a rime incerte,
e dici che l'ho cantata ad altra gente,
che altre mani altre porte mi hanno aperto:

ma io procedo, amor, con questo passo
e grido, dal lontano delle strade,
dalla polvere morsa e dal tremore
delle carni stremate,
questa nuova canzone in cui rinasco.

CLAUDE MONET - Barche sulla spiaggia

JOSÈ SARAMAGO

 

*Giro le spalle al mare

 

Giro le spalle al mare che conosco,

al mio essere umano me ne torno,

e quanto c’è nel mare lo sorprendo

nella pochezza mia di cui son conscio.

 

Di naufragi ne so più del mare,

dagli abissi che sondo torno esangue,

e perché da me nulla lo separi,

vive annegato un corpo nel mio sangue.

 

Volto as costas ao mar que jà entendo,

a minha humanidade me egresso,

e quanto hà no mareu surpreendo

na pequenez que sou e reconheço.

 

De naufràgios sei mas que sabe o mar,

dos abismos que sondo, volto exangue,

e para que de mim nada o separe,

anda um corpo afogado no meu sangue. 

 

VIKTOR OLIVA - Absinthe Drinker (particolare - 1930)

Ragioni non chiedete

Ragioni non chiedete, non ne ho,
o ne darò a iosa: lo sappiamo
che le ragioni son parole, tutte nate
dal mite perbenismo che impariamo.

Ragioni non chiedete per capire
la forza di marea che m'empie il petto,
questo star male al mondo e in questa legge:
la legge io non l'ho fatta, il mondo io non l'accetto.

Ragioni non chiedete, né scusanti,
del modo mio d'amare e d'annientare:
quando la notte è troppa arriva l'alba
di primavera che dovrà spuntare.

Notocactus

JOSE' SARAMAGO - Fiore di cactus

 

Fiore di cactus, fiore affrancato
dall'arsura del suolo.
Era tutto un deserto, pietra dura,
solitudine e sete.
Sulla pala di spine, trionfante,
un fiore, oppure un cuore?

 

Flor de cacto, flor que se arrancou
a secura do chào.
Era aì o deserto, a pedra dura,
a sede e a solidao.
Sobre a palma de espinhos, triunfante,
flor, ou coracao.

Quando gli uomini morranno

Segno di Dio non fu, che Dio non c'è
(o se c'è, vive altrove e ci tradisce),
ma il gabbiano che su di me volò
e il grido che lanciò
fu un segno di vita non umana.
Era forse un ricordo d'altre ere
in cui uomo non ancora,
solo promessa?
O presagio forse era?

Non diremo parole mortali

Non diremo parole mortali, suoni
bagnati di saliva masticata,
nel dipanarsi dei denti e della lingua.
Colate tra le labbra, le parole
sono le ombre confuse, agitate
del verticale silenzio che si espande.

RENE' MAGRITTE - La condizione umana

JOSE' SARAMAGO

 

Giorno no

 

Di paesaggi menzogneri

di aurore e chiardiluna

di roseti e di profumi

di ebbrezze simulate

la poesia si denudi

di questi abiti imprestati

e sia secca sia rude

come pietre calcinate

e non parli più di cuori

né di cose delicate

e non dica quand'è no

e non finga mascherate

se sul volto sente il pianto

per vergogna si nasconda

e rivolga le sue urla

alle orecchie più turate

e se parlerà di me

con parole amareggiate

la poesia sia così

porte e strade ben sbarrate.

 

Ah che nostalgia del sì

in queste rime angosciate

 

Dia não

 

De paisagens mentirosas

De luar e alvoradas

De perfumes e de rosas

Devertigens simuladas

Que o poema se desnude

Detais roupas emprestadas

Seja seco seja rude

Como pedras calcinadas

Que não fale em coração

Nem de coisas delicadas

Que diga não quando não

Que não finja mascaradas

De vergonha se recolha

Se as faces sentir mohadas

Para seus gritos escolha

As orelhas nmais tapadas

E quando falar de mim

Em palavras amargadas

Que o poema seja assim

Portas e ruas fechadas

 

Ah que saudades do sim

Nestas rimas desoladas

 

(Da Le poesie possibili)

CAFRA' - Vagabondo

JOSE' SARAMAGO - *ORA

 

 Ora

Vado per strade estese, alla luce

diffusa del lungo albeggiare: il sole non manca

all'incontro fissato nel silenzio

 della notte che dilegua.

 La certezza del sole, l'aurora,

 il mio corpo di terra, riscoperto

 in questa rosa dorata che alla morte

 tanto avvicina la vita.

 (Da Probabilmente allegria)

 

Hora


Vou no caminho esparso, à luz difusa
Do longo amanhecer: o sol nao falta
Ao encontro marcado no silencio
Da noite se afasta.

 A certeza do sol, a madrugada,
O meu corpo de terra, descoberto
Nesta rosa doirada que da morte
Traz a vida tao perto.

Studio di nudo

 

Quella linea che nasce dal tuo omero,
e in braccio si prolunga, e poi in mano,
quei circoli tangenti, germinati,
col centro che in due coni si risolve,
acuti, eretti verso le mie labbra
che dalle tue si staccano, bramose.

Quelle due parabole che ti stringono
nella mossa ondeggiante della vita
le callipigie cicloidi sovrapposte
al rischio di colonne capovolte:
tiepide cosce d' avvolgenti linee,
avvincente spirale mai conclusa.

Quella curva nonnulla che disegna
sul tuo ventre un arco ribassato,
quel triangolo di tenebra fulgente,
strada e sigillo al varco del tuo corpo,
lì lo studio di nudo che io eseguo
in un quadro compiuto si trasforma.

PLAMEN METELKOV

*DICHIARAZIONE

 

No, non c’è la morte.

Neppure questa pietra è morta.

E non è morto il frutto che è caduto:

tutto in vita ritorna al tocco delle dita,

tutto respira il ritmo del mio sangue,

del soffio che lo sfiora.

Così, quand’anche la mia mano seccherà,

nel ricordo vivrà di un’altra mano,

e tacita la bocca serberà il gusto

delle bocche che ha baciato.

[José Saramago, Le poesie]

WILLIAM TURNER - Tramonto

CREAZIONE

Dio non esiste ancora, e non so quando
Almeno un suo abbozzo, del colore si affermerà
Nel disegno confuso del paesaggio
Di infinite generazioni su questa sfera.

Nessun gesto si perde, nessuna traccia,
Poiché il senso della vita è proprio questo:
Fare dalla terra un Dio che ci meriti,
E dare all'Universo il Dio che si aspetta

Mani pulite

Dal gesto di ammazzare con le mani
il modo di impastare non diverge
(che bello ch'è il progresso, che sollievo:
col pulsante qui a destra, eccoti il pane,
col pulsante a sinistra, facilmente,
anche senza mirare, lancio il missile
e il nemico centro).

VINCENZO IROLLI - Tra le rose

JOSE' SARAMAGO

 

Chiamarti rosa...

 

Chiamarti rosa, aurora, acqua fluente,
cos'è se non parole raccattate
tra i rifiuti d'altre lingue, d'altre bocche?
I misteri non sono quel che sembrano,
o non riescono a dirli le parole:

nello spazio profondo, stelle poche."


(Da "Stelle poche", 1970)

JOSE' SARAMAGO - Silenzi


Oggi non era giorno di parole,
con mire di poesie o di discorsi,
né c’era strada che fosse nostra.
A definirci bastava solo un atto,
e visto che a parole non mi salvo,
parla per me, silenzio, ch’io non posso.
JOSE' SARAMAGO
 
*Si dice che...
 
Si dice che ogni persona è un'isola,
e non è vero,
ogni persona è un silenzio,
questo sì,
un silenzio,
ciascuna con il proprio silenzio,
ciascuna con il silenzio che è.

Afrodite

All' inizio, è un nulla. Un soffio appena,
un brivido di squame, la carezza dell'ombra
come nube marina che si sfrangia
nella medusa dalle braccia a raggi.
Non si dirà che il mare s'è turbato
e che l'onda prende forma da quel fremito.
Nel dondolio del mare danzano pesci
e le braccia delle alghe, serpentine,
le curva la corrente, come il vento
le messi della terra, il crine dei cavalli.
Tra due infiniti blu s'avanza l'onda,
tutta di sol coperta, risplendnte,
liquido corpo, instabile, d'acqua cieca.
Accorre il vento da lontano e reca
il polline dei fiori e altri odori
della terra contigua, oscura e verde.
Tuonando, l'onda rotola, e feconda
si lancia verso il vento che l'attende
nel letto scuro di rocce che si increspano
di unghie appuntite e vite brulicanti.
Ancora in alto le acque si sospendono
nell' istante supremo di tanta gestazione.
E quando, in un'estasi di vita che comincia,
l'onda si frange e sfrangia sulle rocce,
le avvolge, le cinge, le stringe e poi vi scorre
- dalla spuma bianca, dal sole, dal vento che ha spirato,
dai pesci, dai fiori e da quel polline,
dalle tremule alghe, dal grano, dalle braccia della medusa,
dai crini dei cavalli, dal mare, dalla vita tutta,
Afrodite è nata, nasce il tuo corpo.

AUGUSTE RODIN - La mano di Dio

JOSE' SARAMAGO - Intimità

 

In fondo alla miniera più segreta,
all' interno del frutto più distante,
nel vibrare della nota più discreta,
nella conchiglia più ritorta e risonante,
nello strato più denso di pittura

nella vena che nel corpo più ci sonda,
nella parola che dica più dolcezza,
nella radice che più scende, più nasconde,
nel silenzio più fondo della pausa
in cui la vita si è fatta eternità,
nel silenzio più fondo della pausa
in cui la vita si è fatta eternità,
cerco la tua mano, decifro la causa
di non credere e volere, infine, intimità.

UMBERTO BOCCIONI - Autunno lombardo

Autunno (Outono)

 

Non è adesso estate, e non ritornano

i giorni indifferenti del passato.

La primavera errata si è nascosta

nelle pieghe del tempo stropicciato.

E' tutto quello che ho, un frutto solo,

al caldo dell'autunno maturato.

 

Não é agora Verão, nem me regressam
Os dias indiferentes do passado.
Já Primavera errada se escondeu
Numa dobra do tempo amarrotado.
É tudo quanto tenho, um fruto só,
Sob o calor de Outono amadurado.

Le tre età dell'uomo (attribuito a Giorgione)

*Passato, presente e futuro

 

Io fui. Ma quel che fui più non ricordo:

polvere a strati, veli, mi camuffano

questi quaranta volti disuguali,

logorati da tempo e mareggiate.

Io sono. E quel che sono è così poco:

rana fuor dello stagno che saltò,

e nel salto, alto quanto più si può,

l’aria di un altro mondo la schiattò.

C’è da vedere, se c’è, quel che sarò:

un viso ricomposto innanzi fine,

un canto di batraci, pure roco,

una vita che scorre bene o male.

JOSE' SARAMAGO - Inventario

 

Di che son fatte le tue dita,
di che avorio le tue cosce lisce,
da quali altezze al passo tuo è giunto
la grazia di camoscio con cui passi.

Da che more mature hanno spremuto
il gusto un po’ asprigno dei tuoi seni,
da che India il bambù della tua cintola,
l’oro degli occhi tuoi, da dove vieni.

A quale ondeggiar d’onda vai a cercare
la linea serpentina dei tuoi fianchi,
da dove nasce il fresco della fonte
che dalla bocca sgorga quando ridi.

Da che boschi marini s’è staccato
il ramo di corallo delle vene,
che profumo ti annuncia quando vieni
a cingermi di brame nella notte.

Le parole d'amore

Dimentichiamo le parole, le parole:
le tenere, capricciose, violente,
le soavi di miele, quelle oscene,
le febbrili, le affamate e assetate.

Lasciamo che il silenzio dia un senso
al pulsar del mio sangue nel tuo ventre;
che parola o discorso mai potrebbe
dire amore nella lingua del seme?

Voto

Ogni verso una pietra. Che il poema
sia fondamenta più che salde mura.
Che sotto la terra si rinforzino
le parole, le miniere e le fonti.

Si ritiri il paesaggio nell’oblio.
Dello spazio non parlino altre voci.
Che si faccia silenzio fra i terrestri,
mentre altri annunci si preparano.

Che tutto ricominci in lento parto,
senza odore o colore. Rose, mai.
Ma un dorso di pietra tratto a forza
dal poema profondo, dalle ossa, dal suolo.

Da me alla stella ...

Da me alla stella un passo mi separa:
fuochi di uguale luce che ha disperso
nell'esplosione fortuita della nascita,
tra la notte che fu e che sarà,
la gloria solare del pensiero.

LUOGO COMUNE DEL QUARANTENNE

Quindicimila giorni secchi sono passati,
Quindicimila occasioni che si sono perse,
Quindicimila soli inutili che sono nati,
Ore su ore contate
In questo solenne ma grottesco gesto
Di dare corda ad orologi inventati
Per cercare, negli anni smemorati,
La pazienza di andar vivendo il resto.

E' così fondo il silenzio

 

E' così fondo il silenzio tra le stelle.
Non suono di parola si propaga,
nè canto di uccelli prodigiosi.
Ma lassù, tra le stelle, dove siamo
un astro ricreato, è che si ode
l'intimo fruscìo che apre le rose.

ALFRED GLENDENING

Donne

 

E' la lunga interminabile
conversazione delle donne,
sembra una cosa da niente,
questo pensano gli uomini;
neanche loro immaginano
che è questa conversazione
che trattiene il mondo nella sua orbita.
Se non ci fossero le donne
che parlano tra loro
gli uomini avrebbero già perso
il senso della casa e del pianeta.

Mitologia

In principio, gli dei erano nostri
perchè tra noi amavano. Afrodite
al pastore si dava sotto i rami
eludendo la gelosia di Efesto.

La man di Leda, dal piumato cigno,
il suo petto mortale, il grembo suo,
di Giove il seme, docile, coglieva.

Tra cielo e terra, presiedendo
agli amori di umani e di divini,
il sorriso d'Apollo rifulgeva.

Quando casti gli dei diventarono
il grande Pan morì, e di lui orfani,
gli uomini non compresero e peccarono.

Di pace e di guerra

 

Nella mano serena che in un gesto d'onda
in statua musicale l'aria modella.

Nella mano contratta che in un freddo di gelo
la parete del tempo di cupe grida raschia.

Nella mano di febbre che in un sudor di fiamma
in cenere converte quanto tocca.

Nella mano di seta che in un lambir di ala
fa dischiudere i sogni come sorgenti d'acqua.

Nella tua man di pace, nella tua man di guerra,
se è già nato l'amore, la pena fa il suo nido.

Circo


Non è uomo il poeta, è insetto bestia
fuggita dalla gabbia o da prigione
e per il mondo gira a capriole
ricordi del circo che ha inventato.

Stende a terra il mantello che lo scopre,
fa del petto tamburo, rulla, salta,
è orso ballerino, scimmia saggia,
uccello storto di becco e trampoliere.

Suona infine la fanfara del poemna,
cassa, fagotto, note graffiate,
e poichè insetto è, insetto resta,
a cantare alle stelle cancellate.

Poesia secca

 

Voglio secca e superflua la poesia,
breve schiantar di stelo mordicchiato
o scricchiolar d'assito ove non danzo.
Voglio passar oltre a occhi bassi,
impastati di pena e di silenzio,
perchè tutto è già detto e sono stanco.

UN'ALTRA VOLTA FRUTTI, ROSE UN'ALTRA VOLTA

Se le mie mani a conca non modellano
le rose che innalzi sul tuo seno,
se la bocca non morde alla tua bocca
il miele di quel fiore che è già frutto,
le mani io perda, e la bocca si serri,
che miraggi di vita non ne voglio
dalla parte di qua del tuo frutteto,
fuori dal tuo giardino recintato.

Poso le mani sul tuo corpo musicale

 

Poso le mani sul tuo corpo musicale
dove attendono i suoni addormentati.
In silenzio comincio, ch'è preludio
a quel tono real che irrompe brusco.
E quando l'anima in crescendo canta
percorrendo la scala d'ogni senso,
non mente l'anima, il corpo non mente.
Non è per colpa nostra se la gola
arrochisce e all'improviso tace
in aspre dissonanze, in stridori
esasperanti negli accordi falsi.

Se nel silenzio in cui scolora il canto
s'insinua un altro tono, rievocato,
s'estingue di lì a poco, ammutolisce:
non s'accorda con il violino il fado.