POESIE DI TUTTI I TEMPI ANEDDOTI DI LETTERATURA CITAZIONI
JOSE' SARAMAGO (1922-2010)
José Saramago è stato uno scrittore, poeta e giornalista portoghese, noto anche per la sua attività di critico letterario. Tra i suoi romanzi ricordiamo: Terra del peccato, Una voce chamata Alentejo, L'uomo duplicato, Caino.
Le sue raccolte di poesie sono I poemi possibili, Probabilmente allegria e L'anno Mille993.
POESIE
Oceanografia
Impariamo, amore
Incendio
Processo
Fratellanza
Traccio un solco per terra
Storia antica
Fino al midollo
Non dalle acque del mare
Ritaglio la mia ombra
Dev'esserci
Ragioni non chiedete
Fiore di cactus
Quando gli uomini morranno
Non diremo parole mortali
Giorno no
Ora
Creazione
Mani pulite
Dichiarazione
Chiamarti rosa...
Silenzi
Si dice che
Intimità
In fondo alla miniera più segreta
Passato, presente e futuro
Inventario
Le parole d'amore
Voto
Da me alla stella
Luogo comune del quarantenne
E' così fondo il silenzio
Donne
Mitologia
Di pace e di guerra
Circo
Poesia secca
Un'altra volta frutti, rose un'altra volta
VINCENT VAN GOGH
PAUL GAUGUIN - L'onda
OCEANOGRAFIA
Giro le spalle al mare che conosco,
al mio essere umano me ne torno,
e quanto cìè nel mare lo sorprendo
nella pochezza mia di cui son conscio.
Di naufragi ne so più del mare,
dagli abissi che sondo torno esangue,
e perché da me nulla lo separi,
vive annegato un corpo nel mio sangue.
Volto as costas ao mar que jà entendo,
a minha humanidade me egresso,
e quanto hà no mareu surpreendo
na pequenez que sou e reconheço.
De naufràgios sei mas que sabe o mar,
dos abismos que sondo, volto exangue,
e para que de mim nada o separe,
anda um corpo afogado no meu sangue.
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CHILDE HASSAM - Poppies on the Isles of Shoals 1890
JOSE' SARAMAGO - Impariamo, amore
Impariamo, amore, da questi monti
Che, così distanti dal mare, sanno il gesto
Di bagnare nell'azzurro gli orizzonti.
Facciamo ciò che è giusto e di retto:
Da desideri occulti altre fonti
E scendiamo al mare dal nostro letto.
Aprendamos, amor, com esses montes
Que, tão longe do mar, sabem o jeito
De banhar no azul dos horizontes.
Façamos o que é certo e de direito:
Dos desejos ocultos outras fontes
E desçamos ao mar do nosso leito.
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CAMILLE PISSARRO - Tramonto a Rouen 1885
INCENDIO
Chiamo l'odor, la polpa sensitiva
delle dita curiose e della bocca,
chiamo il color degli occhi, e i capelli,
e il fuoco che vi arde, il tono roco.
Chiamo il grido, le angosce, e i turbamenti,
il corpo reclinato, la violenza,
il sudore che agghiaccia, e il sorriso
che ti copre di pace e di innocenza.
Questi ricordi unisco. E nel mio sangue
li immetto e in brace li converto,
e ardo, con violenza: così, al vento,
ardono a vista d'occhio i campi riarsi.
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Ho passato la vita a guardare negli occhi della gente, è l'unico luogo
del corpo dove forse esiste ancora un'anima. JOSE' SARAMAGO
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CLAUDE MONET - Tramonto a Venezia
Tramonto (Poente)
Che puoi ancora dirmi che non sappia,
vena di sole esangue sulla terra,
lieve garza di nebbia che si sfrange
tra l’azzurro del mare e il cielo ardente?
Ormai tanti tramonti nel ricordo,
tante dita di fuoco sulle acque,
che tutto si confonde quando, a notte,
calato il sol, si chiudono i tuoi occhi.
Que podes mais dizer-me que nāo saiba,
Veia do sol sangrada para a terra
Mansa esgarçar de névoa refrangida
Entre o azul do mar o céu vermelho?
Já há tantos poentes na lembrança,
Tantos dedos de fogo sobre as águas,
Que todos se confundem quando, noite,
Posto o sol, se fecham os teus olhos.
ZATZKA - Angels
*Processo
Le parole più semplici e comuni,
quelle spicciole, quelle familiari,
si trasformano in lingua d'altro mondo:
basta sol che, sfiorandole di sole,
le illumini lo sguardo del poeta.
Asas mais simples, mais comuns,
as de trazer por casa e dar de troco,
em lingua doutro mundo se convertem:
basta que, de sol, os olhos do poeta,
rasando, as iluminem.
COURBET - Uomo disperato (autoritratto)
JOSE' SARAMAGO
Fratellanza
Chi di noi due inganno se fratello
ti chiamo in questi versi?
Non son sorelle le foglie che da terra
guardano l'altre sui rami.
Meglio accettare questa solitudine,
viver rabbiosamente come un cane
che azzanna la museruola.
DE NITTIS
JOSE' SARAMAGO
Traccio un solco per terra
Traccio un solco per terra, in riva al mare:
e la marea subito lo spiana.
Così è la poesia. La stessa sorte
tocca alla sabbia e tocca alla poesia,
al viavai della marea, al vien-vieni della morte.
MUNCH - Amore e Psiche
JOSE' SARAMAGO - Storia antica
Impegni non avevo, ma mancai;
giuramenti non feci, ma tradii:
che ci si senta rei non dipende
dal giudizio degli altri, ma di sé.
E' facile compagna la coscienza
se accetta docilmente e viene a patti,
difficile è tacitarla quando siamo
più retti, infine, di quello che si crede.
Un giorno tornerò al triste mondo,
alla lotta che ormai più non m'aspetta,
ma prima sia diversa un'altra donna,
compagna, non catena che m'incatena.
Hístoria antiga
Compromissos, não tinha, mas faltei;
Não prestei juramento, mas traí:
Sentir-ase réu alguém, não dipende
Do juízo dos outros, mas de sí.
É fácil companhia a consciência
Se mansamente aceita e concilia,
Difícil è calá-la quando somos
Mais rectos afinal do que se cria.
Um dia tornarei às dores do mundo,
Á luta onde talvez já não me esperam,
Antes, seja diferente outra mulher,
Companheira, não ferros que me ferran.
BOCKLIN - I Campi Elisi
JOSE' SARAMAGO - Dev'esserci
Dev'esserci un colore da scoprire,
un recondito accordo di parole,
dev'esserci una chiave per aprire
nel muro smisurato questa porta.
Dev'esserci un'isola più a sud,
una corda più tesa e più vibrante,
un altro mar che nuota in altro blu,
un'altra intonazione più cantante.
Poesia tardiva che non riesci
a dire la metà di quel che sai:
non taci, quanto puoi, e non sconfessi
questo corpo casuale e inadeguato.
(Traduzione di Fernanda Toriello)
CHILDE HASSAM - Celia Thaxter's Garden, Isles of Shoals Maine 1890
Non dalle acque del mare...
Non dalle acque del mare, ma da queste,
dai lenti mulinelli, ove le foglie
staccate e morte ondeggiano:
dall'iridato gas gorgogliante,
che il respiro del fango va esalando,
è da lì che la vita si è formata,
amalgama d'ombra e di mistero.
Nati sono gli dei nel vasto mare:
del limo siamo frutti, acqua melmosa.
CLAUDE MONET - Covoni con la brina
Ritaglio la mia ombra...
Ritaglio dal muro la mia ombra,
le do corda, calore e movimento,
due mani di colore e di tormento,
quanto basta di fame, sete, suono.
Resto lontano a vederla ripetere
le parole e i gesti che io sono,
figura sdoppiata e confusione
di verità vestita da menzogna.
Sulla vita degli altri si proietta
questo gioco delle due dimensioni
dove nulla si prova con ragioni
simile a un arco teso senza freccia.
Forse mi assolverà un'altra vita
della mezza umanità che perdura
in quest'ombra priva di spessore,
nello spessore informe che la estingua.
Da lontananze vengo e canto sordamente
questa vecchia, ma vecchia, canzone a rime incerte,
e dici che l'ho cantata ad altra gente,
che altre mani altre porte mi hanno aperto:
ma io procedo, amor, con questo passo
e grido, dal lontano delle strade,
dalla polvere morsa e dal tremore
delle carni stremate,
questa nuova canzone in cui rinasco.
CLAUDE MONET - Barche sulla spiaggia
JOSÈ SARAMAGO
*Giro le spalle al mare
Giro le spalle al mare che conosco,
al mio essere umano me ne torno,
e quanto c’è nel mare lo sorprendo
nella pochezza mia di cui son conscio.
Di naufragi ne so più del mare,
dagli abissi che sondo torno esangue,
e perché da me nulla lo separi,
vive annegato un corpo nel mio sangue.
Volto as costas ao mar que jà entendo,
a minha humanidade me egresso,
e quanto hà no mareu surpreendo
na pequenez que sou e reconheço.
De naufràgios sei mas que sabe o mar,
dos abismos que sondo, volto exangue,
e para que de mim nada o separe,
anda um corpo afogado no meu sangue.
VIKTOR OLIVA - Absinthe Drinker (particolare - 1930)
Ragioni non chiedete
Ragioni non chiedete, non ne ho,
o ne darò a iosa: lo sappiamo
che le ragioni son parole, tutte nate
dal mite perbenismo che impariamo.
Ragioni non chiedete per capire
la forza di marea che m'empie il petto,
questo star male al mondo e in questa legge:
la legge io non l'ho fatta, il mondo io non l'accetto.
Ragioni non chiedete, né scusanti,
del modo mio d'amare e d'annientare:
quando la notte è troppa arriva l'alba
di primavera che dovrà spuntare.
Notocactus
JOSE' SARAMAGO - Fiore di cactus
Fiore di cactus, fiore affrancato
dall'arsura del suolo.
Era tutto un deserto, pietra dura,
solitudine e sete.
Sulla pala di spine, trionfante,
un fiore, oppure un cuore?
Flor de cacto, flor que se arrancou
a secura do chào.
Era aì o deserto, a pedra dura,
a sede e a solidao.
Sobre a palma de espinhos, triunfante,
flor, ou coracao.
Quando gli uomini morranno
Segno di Dio non fu, che Dio non c'è
(o se c'è, vive altrove e ci tradisce),
ma il gabbiano che su di me volò
e il grido che lanciò
fu un segno di vita non umana.
Era forse un ricordo d'altre ere
in cui uomo non ancora,
solo promessa?
O presagio forse era?
Non diremo parole mortali
Non diremo parole mortali, suoni
bagnati di saliva masticata,
nel dipanarsi dei denti e della lingua.
Colate tra le labbra, le parole
sono le ombre confuse, agitate
del verticale silenzio che si espande.
RENE' MAGRITTE - La condizione umana
JOSE' SARAMAGO
Giorno no
Di paesaggi menzogneri
di aurore e chiardiluna
di roseti e di profumi
di ebbrezze simulate
la poesia si denudi
di questi abiti imprestati
e sia secca sia rude
come pietre calcinate
e non parli più di cuori
né di cose delicate
e non dica quand'è no
e non finga mascherate
se sul volto sente il pianto
per vergogna si nasconda
e rivolga le sue urla
alle orecchie più turate
e se parlerà di me
con parole amareggiate
la poesia sia così
porte e strade ben sbarrate.
Ah che nostalgia del sì
in queste rime angosciate
Dia não
De paisagens mentirosas
De luar e alvoradas
De perfumes e de rosas
Devertigens simuladas
Que o poema se desnude
Detais roupas emprestadas
Seja seco seja rude
Como pedras calcinadas
Que não fale em coração
Nem de coisas delicadas
Que diga não quando não
Que não finja mascaradas
De vergonha se recolha
Se as faces sentir mohadas
Para seus gritos escolha
As orelhas nmais tapadas
E quando falar de mim
Em palavras amargadas
Que o poema seja assim
Portas e ruas fechadas
Ah que saudades do sim
Nestas rimas desoladas
(Da Le poesie possibili)
CAFRA' - Vagabondo
JOSE' SARAMAGO - *ORA
Ora
Vado per strade estese, alla luce
diffusa del lungo albeggiare: il sole non manca
all'incontro fissato nel silenzio
della notte che dilegua.
La certezza del sole, l'aurora,
il mio corpo di terra, riscoperto
in questa rosa dorata che alla morte
tanto avvicina la vita.
(Da Probabilmente allegria)
Hora
Vou no caminho esparso, à luz difusa
Do longo amanhecer: o sol nao falta
Ao encontro marcado no silencio
Da noite se afasta.
A certeza do sol, a madrugada,
O meu corpo de terra, descoberto
Nesta rosa doirada que da morte
Traz a vida tao perto.
Studio di nudo
Quella linea che nasce dal tuo omero,
e in braccio si prolunga, e poi in mano,
quei circoli tangenti, germinati,
col centro che in due coni si risolve,
acuti, eretti verso le mie labbra
che dalle tue si staccano, bramose.
Quelle due parabole che ti stringono
nella mossa ondeggiante della vita
le callipigie cicloidi sovrapposte
al rischio di colonne capovolte:
tiepide cosce d' avvolgenti linee,
avvincente spirale mai conclusa.
Quella curva nonnulla che disegna
sul tuo ventre un arco ribassato,
quel triangolo di tenebra fulgente,
strada e sigillo al varco del tuo corpo,
lì lo studio di nudo che io eseguo
in un quadro compiuto si trasforma.
PLAMEN METELKOV
*DICHIARAZIONE
No, non c’è la morte.
Neppure questa pietra è morta.
E non è morto il frutto che è caduto:
tutto in vita ritorna al tocco delle dita,
tutto respira il ritmo del mio sangue,
del soffio che lo sfiora.
Così, quand’anche la mia mano seccherà,
nel ricordo vivrà di un’altra mano,
e tacita la bocca serberà il gusto
delle bocche che ha baciato.
[José Saramago, Le poesie]
WILLIAM TURNER - Tramonto
CREAZIONE
Dio non esiste ancora, e non so quando
Almeno un suo abbozzo, del colore si affermerà
Nel disegno confuso del paesaggio
Di infinite generazioni su questa sfera.
Nessun gesto si perde, nessuna traccia,
Poiché il senso della vita è proprio questo:
Fare dalla terra un Dio che ci meriti,
E dare all'Universo il Dio che si aspetta
Mani pulite
Dal gesto di ammazzare con le mani
il modo di impastare non diverge
(che bello ch'è il progresso, che sollievo:
col pulsante qui a destra, eccoti il pane,
col pulsante a sinistra, facilmente,
anche senza mirare, lancio il missile
e il nemico centro).
VINCENZO IROLLI - Tra le rose
JOSE' SARAMAGO
Chiamarti rosa...
Chiamarti rosa, aurora, acqua fluente,
cos'è se non parole raccattate
tra i rifiuti d'altre lingue, d'altre bocche?
I misteri non sono quel che sembrano,
o non riescono a dirli le parole:
nello spazio profondo, stelle poche."
(Da "Stelle poche", 1970)
Oggi non era giorno di parole,
con mire di poesie o di discorsi,
né c’era strada che fosse nostra.
A definirci bastava solo un atto,
e visto che a parole non mi salvo,
parla per me, silenzio, ch’io non posso.
e non è vero,
ogni persona è un silenzio,
questo sì,
un silenzio,
ciascuna con il proprio silenzio,
ciascuna con il silenzio che è.
Afrodite
All' inizio, è un nulla. Un soffio appena,
un brivido di squame, la carezza dell'ombra
come nube marina che si sfrangia
nella medusa dalle braccia a raggi.
Non si dirà che il mare s'è turbato
e che l'onda prende forma da quel fremito.
Nel dondolio del mare danzano pesci
e le braccia delle alghe, serpentine,
le curva la corrente, come il vento
le messi della terra, il crine dei cavalli.
Tra due infiniti blu s'avanza l'onda,
tutta di sol coperta, risplendnte,
liquido corpo, instabile, d'acqua cieca.
Accorre il vento da lontano e reca
il polline dei fiori e altri odori
della terra contigua, oscura e verde.
Tuonando, l'onda rotola, e feconda
si lancia verso il vento che l'attende
nel letto scuro di rocce che si increspano
di unghie appuntite e vite brulicanti.
Ancora in alto le acque si sospendono
nell' istante supremo di tanta gestazione.
E quando, in un'estasi di vita che comincia,
l'onda si frange e sfrangia sulle rocce,
le avvolge, le cinge, le stringe e poi vi scorre
- dalla spuma bianca, dal sole, dal vento che ha spirato,
dai pesci, dai fiori e da quel polline,
dalle tremule alghe, dal grano, dalle braccia della medusa,
dai crini dei cavalli, dal mare, dalla vita tutta,
Afrodite è nata, nasce il tuo corpo.
AUGUSTE RODIN - La mano di Dio
JOSE' SARAMAGO - Intimità
In fondo alla miniera più segreta,
all' interno del frutto più distante,
nel vibrare della nota più discreta,
nella conchiglia più ritorta e risonante,
nello strato più denso di pittura
nella vena che nel corpo più ci sonda,
nella parola che dica più dolcezza,
nella radice che più scende, più nasconde,
nel silenzio più fondo della pausa
in cui la vita si è fatta eternità,
nel silenzio più fondo della pausa
in cui la vita si è fatta eternità,
cerco la tua mano, decifro la causa
di non credere e volere, infine, intimità.
UMBERTO BOCCIONI - Autunno lombardo
Autunno (Outono)
Non è adesso estate, e non ritornano
i giorni indifferenti del passato.
La primavera errata si è nascosta
nelle pieghe del tempo stropicciato.
E' tutto quello che ho, un frutto solo,
al caldo dell'autunno maturato.
Não é agora Verão, nem me regressam
Os dias indiferentes do passado.
Já Primavera errada se escondeu
Numa dobra do tempo amarrotado.
É tudo quanto tenho, um fruto só,
Sob o calor de Outono amadurado.
Le tre età dell'uomo (attribuito a Giorgione)
*Passato, presente e futuro
Io fui. Ma quel che fui più non ricordo:
polvere a strati, veli, mi camuffano
questi quaranta volti disuguali,
logorati da tempo e mareggiate.
Io sono. E quel che sono è così poco:
rana fuor dello stagno che saltò,
e nel salto, alto quanto più si può,
l’aria di un altro mondo la schiattò.
C’è da vedere, se c’è, quel che sarò:
un viso ricomposto innanzi fine,
un canto di batraci, pure roco,
una vita che scorre bene o male.
JOSE' SARAMAGO - Inventario
Di che son fatte le tue dita,
di che avorio le tue cosce lisce,
da quali altezze al passo tuo è giunto
la grazia di camoscio con cui passi.
Da che more mature hanno spremuto
il gusto un po’ asprigno dei tuoi seni,
da che India il bambù della tua cintola,
l’oro degli occhi tuoi, da dove vieni.
A quale ondeggiar d’onda vai a cercare
la linea serpentina dei tuoi fianchi,
da dove nasce il fresco della fonte
che dalla bocca sgorga quando ridi.
Da che boschi marini s’è staccato
il ramo di corallo delle vene,
che profumo ti annuncia quando vieni
a cingermi di brame nella notte.
Le parole d'amore
Dimentichiamo le parole, le parole:
le tenere, capricciose, violente,
le soavi di miele, quelle oscene,
le febbrili, le affamate e assetate.
Lasciamo che il silenzio dia un senso
al pulsar del mio sangue nel tuo ventre;
che parola o discorso mai potrebbe
dire amore nella lingua del seme?
Voto
Ogni verso una pietra. Che il poema
sia fondamenta più che salde mura.
Che sotto la terra si rinforzino
le parole, le miniere e le fonti.
Si ritiri il paesaggio nell’oblio.
Dello spazio non parlino altre voci.
Che si faccia silenzio fra i terrestri,
mentre altri annunci si preparano.
Che tutto ricominci in lento parto,
senza odore o colore. Rose, mai.
Ma un dorso di pietra tratto a forza
dal poema profondo, dalle ossa, dal suolo.
Da me alla stella ...
Da me alla stella un passo mi separa:
fuochi di uguale luce che ha disperso
nell'esplosione fortuita della nascita,
tra la notte che fu e che sarà,
la gloria solare del pensiero.
LUOGO COMUNE DEL QUARANTENNE
Quindicimila giorni secchi sono passati,
Quindicimila occasioni che si sono perse,
Quindicimila soli inutili che sono nati,
Ore su ore contate
In questo solenne ma grottesco gesto
Di dare corda ad orologi inventati
Per cercare, negli anni smemorati,
La pazienza di andar vivendo il resto.
E' così fondo il silenzio
E' così fondo il silenzio tra le stelle.
Non suono di parola si propaga,
nè canto di uccelli prodigiosi.
Ma lassù, tra le stelle, dove siamo
un astro ricreato, è che si ode
l'intimo fruscìo che apre le rose.
ALFRED GLENDENING
Donne
E' la lunga interminabile
conversazione delle donne,
sembra una cosa da niente,
questo pensano gli uomini;
neanche loro immaginano
che è questa conversazione
che trattiene il mondo nella sua orbita.
Se non ci fossero le donne
che parlano tra loro
gli uomini avrebbero già perso
il senso della casa e del pianeta.
Mitologia
In principio, gli dei erano nostri
perchè tra noi amavano. Afrodite
al pastore si dava sotto i rami
eludendo la gelosia di Efesto.
La man di Leda, dal piumato cigno,
il suo petto mortale, il grembo suo,
di Giove il seme, docile, coglieva.
Tra cielo e terra, presiedendo
agli amori di umani e di divini,
il sorriso d'Apollo rifulgeva.
Quando casti gli dei diventarono
il grande Pan morì, e di lui orfani,
gli uomini non compresero e peccarono.
Di pace e di guerra
Nella mano serena che in un gesto d'onda
in statua musicale l'aria modella.
Nella mano contratta che in un freddo di gelo
la parete del tempo di cupe grida raschia.
Nella mano di febbre che in un sudor di fiamma
in cenere converte quanto tocca.
Nella mano di seta che in un lambir di ala
fa dischiudere i sogni come sorgenti d'acqua.
Nella tua man di pace, nella tua man di guerra,
se è già nato l'amore, la pena fa il suo nido.
Circo
Non è uomo il poeta, è insetto bestia
fuggita dalla gabbia o da prigione
e per il mondo gira a capriole
ricordi del circo che ha inventato.
Stende a terra il mantello che lo scopre,
fa del petto tamburo, rulla, salta,
è orso ballerino, scimmia saggia,
uccello storto di becco e trampoliere.
Suona infine la fanfara del poemna,
cassa, fagotto, note graffiate,
e poichè insetto è, insetto resta,
a cantare alle stelle cancellate.
Poesia secca
Voglio secca e superflua la poesia,
breve schiantar di stelo mordicchiato
o scricchiolar d'assito ove non danzo.
Voglio passar oltre a occhi bassi,
impastati di pena e di silenzio,
perchè tutto è già detto e sono stanco.
UN'ALTRA VOLTA FRUTTI, ROSE UN'ALTRA VOLTA
Se le mie mani a conca non modellano
le rose che innalzi sul tuo seno,
se la bocca non morde alla tua bocca
il miele di quel fiore che è già frutto,
le mani io perda, e la bocca si serri,
che miraggi di vita non ne voglio
dalla parte di qua del tuo frutteto,
fuori dal tuo giardino recintato.
dove attendono i suoni addormentati.
In silenzio comincio, ch'è preludio
a quel tono real che irrompe brusco.
E quando l'anima in crescendo canta
percorrendo la scala d'ogni senso,
non mente l'anima, il corpo non mente.
Non è per colpa nostra se la gola
arrochisce e all'improviso tace
in aspre dissonanze, in stridori
esasperanti negli accordi falsi.
Se nel silenzio in cui scolora il canto
s'insinua un altro tono, rievocato,
s'estingue di lì a poco, ammutolisce:
non s'accorda con il violino il fado.
CULTURA & SVAGO