LE POESIE DEL MARE
Il mare è un antico idioma che non riesco a decifrare. Jorge Luis Borges
POESIE PROVERBI DEL MARE PROVERBI METEOROLOGICI
SAFFO CATULLO LIRICA MEDIEVALE GIUSEPPE PARINI
SALVATORE DI GIACOMO GIACOMO LEOPARDI CORRADO GOVONI
SALVATORE QUASIMODO JACQUES PREVERT BERTOLT BRECHT
EMILY DICKINSON FEDERICO GARCIA LORCA PER TORNARE ALL'HOME PAGE
LE POESIE DEL MARE
Al di là - FERNANDO PESSOA
Quest'odore marino - GIORGIO CAPRONI
Alba - Alfonso Gatto
Nuotatore - SANDRO PENNA
In estate come in inverno - JACQUES PREVERT
Febbre del mare - JOHN MANSFIELD
Albaro - GIORGIO CAPRONI
Il pescatore - Wolfgang Goethe
Crepuscolo - Heinrich Heine
Nudo - ALFONSO GATTO
A Zacinto - Ugo Foscolo
L'eternità - Arthur Rimbaud
L'uomo e il mare - Charles Baudelaire
Mare - Giovanni Pascoli
S'ode ancora il mare - Salvatore Quasimodo
Mare colore - Diego Valeri
Nella mia giovinezza -Umberto Saba
Mediterraneo - Eugenio Montale
Casa sul mare - Eugenio Montale
Antico, sono ubraiacato dalla voce - Eugenio Montale
I ricordi - Giuseppe Ungaretti
Estiva - Vincenzo Cardarelli
Il mare - Federico Garcìa Lorca
Caracola (conchiglia) - Federico Garcìa Lorca
Il mare - Antonio Machado
Poesia - Paul Verlaine
Marina - PAUL VERLAINE
Poesia - Paul Valery
Poesia - Kahlil Gibran
Il mare è tutto - Sandro Penna
Il più bello dei mari - Nazim Hikmet
Arrivederci, fratello mare - Nazim Hikmet
Qui io ti amo - Pablo Neruda
Il tuo sorriso - Pablo Neruda
Barcarola - Pablo Neruda
Camminavo sulla sabbia - KAHIL GIBRAN
L'amorosa spina - UMBERTO SABA
Mediterraneo - ALBERT CAMUS
Al mare - ALEKSANDR PUSKIN
Mare al mattino - COSTANTINO KAVAFIS
CLAUDE MONET - Entrata nel porto
FERNANDO PESSOA
Al di là
Al di là del porto
c'è solo l'ampio mare...
Mare eterno assorto
nel suo mormorare...
Come è amaro stare
qui, amore mio...
Guardo il mare ondeggiare
e un leggero timore
prende in me il colore
di voler avere
una cosa migliore
di quanto sia vivere...
Para além do porto
Ha só o ampio mar…
Mar eterno absorto
No seu murmurar…
Que amargo o estar
Aqui, meu amor…
Olho o mar a ondear
E um ligeiro pavor
Toma em mim a cor
De desejar ter
Qualquer cousa melhor
Que quanto è viver…
COURBET - Il mare
GIORGIO CAPRONI - Quest'odore marino
Questo odore marino
che mi rammenta tanto
i tuoi capelli, al primo
chiareggiato mattino.
Negli occhi ho il sole fresco
del primo mattino. Il sale
del mare...
Insieme
come fumo d’un vino,
ci inebriava, questo
odore marino
Sul petto ho ancora il sale
d’ostrica del primo mattino.
EMANUELE BIAGIONI- L'aria del mattino
ALFONSO GATTO - Alba
Passerà l'alba in un sogno,
al freddo freddo d'ogni casa
al solitario azzurro del mare.
E' nudo il mondo un'altra volta.
Erompa il cuore con la mela rossa
contenta d'esser dura.
In una selva molle di nuvole e di nevi
pozz'acre di verde si rimescola i mare.
Lo spazio smemorato si ridesta
tra lontananze ventilato leggero.
IRACE - Pescatori a Cetara
JACQUES PREVERT- In estate come in inverno
In estate come in inverno
nel fango nella polvere
sdraiato su vecchi giornali
l’uomo che ha l’acqua nelle scarpe
guarda le barche lontane.
Accanto a lui un imbecille
un signore che ne ha
tristemente pesca con la lenza
Egli non sa perché
vedendo passare una chiatta
la nostalgia lo afferra
Anch’egli vorrebbe partire
lontano lontano sull’acqua
e vivere una nuova vita
con un po’ di pancia in meno.
In estate come in inverno
nel fango nella polvere
sdraiato su vecchi giornali
l’uomo che ha l’acqua nelle scarpe
guarda le barche lontane.
Il bravo pescatore con la lenza
torna a casa senza un sol pesce
Apre una scatoletta di sardine
e poi si mette a piangere
Capisce che dovrà morire
e che non ha mai amato
Sua moglie lo compatisce
con un sorriso ironico
E’ una ignobile megera
una ranocchia d’acquasantiera.
In estate come in inverno
nel fango nella polvere
sdraiato su vecchi giornali
l’uomo che ha l’acqua nelle scarpe
guarda le barche lontane.
Sa bene che i battelli
son grandi topaie sul mare
e che per i bassi salari
le belle barcaiole
e i loro poveri battellieri
portano a spasso sui fiumi
una carrettata di figli
soffocati dalla miseria
in estate come in inverno
con non importa qual tempo.
SANDRO PENNA
Nuotatore
Dormiva...?
Poi si tolse e si stirò.
Guardò con occhi lenti l'acqua. Un guizzo
il suo corpo.
Così lasciò la terra.
FILIPPO DE PISIS
JOHN MANSFIELD - Febbre del mare
Devo tornare sul mare, solitario sotto il cielo,
e chiedo solo un'alta nave e una stella per guidarla,
colpi di timone, canti del vento,
sbuffi della vela bianca,
e bigia foschìa sul volto del mare
e un bigio romper dell'alba.
Devo tornare sul mare, ché la chiamata
della marea irruente è una chiara
selvaggia chiamata imperiosa;
e io chiedo soltanto un giorno di vento
con volanti nuvole bianche,
pien di spruzzi e di spuma e di strillanti gabbiani.
Devo tornare sul mare, alla vita
di zingaro vagabondo; alla via
delle balene e degli uccelli marini,
dove il vento è una lama tagliente;
e io chiedo solo un'allegra canzone
da un compagno ridente e un buon sonno
e un bel sogno
quando la lunga giocata è finita.
GIORGIO CAPRONI - Albaro
Se al crepuscolo, almeno,
ci fosse, dietro i vetri, il mare…
Amore…
Tremore
in trasparenza…
Se almeno
questo fosse il rumore
del mare…
Non
lo sopporto più il rumore
della storia…
Vento
afono…
Glissando…
Sparire
come il giorno che muore
dietro i vetri…
Il mare…
Il mare in luogo della storia…
Oh, amore.
ALBERT CAMUS - MEDITERRANEO
I°
Nel vuoto sguardo dei vetri, ride il mattino
Con tutti i suoi denti azzurri e scintillanti,
Gialli, verdi e rossi, ai balconi si cullano le tende.
Ragazze dalle braccia nude stendono panni.
Un uomo; dietro una finestra, il binocolo in mano.
Mattino chiaro dagli smalti marini,
Perla latina dalle liliali lucentezze:
Mediterraneo.
II°
(…)
Rassicurante passato, oh, Mediterraneo!
Sulle tue rive ancora voci trionfano che si son taciute,
ma che affermano poiché ti hanno negato!
(…)
Mediterraneo! E’ fatto per noi il tuo mondo,
l’ uomo si unisce all’ albero e in essi l’ Universo
recita camuffato
La commedia della Sezione Aurea.
Dall’ immensa semplicità senza scosse
Scaturisca la pienezza,
Oh natura che non conosci salti!
Dall’ ulivo al Mantovano, dalla pecora al pastore,
nient’ altro che l’ indicibile comunione dell’ immobilità.
Virgilio intreccia i rami, Melibeo conduce a pascolare.
Mediterraneo!
III°
Alla sera che sopraggiunge, la giacca in spalla
Egli apre la porta –
Lambito dai riflessi della fiamma, l’ uomo attraversa la sua
Felicità e si dissolve nell’ ombra.
Così gli uomini torneranno su questa terra, sicuri
D’ essere perpetuati.
Più esausti che infastiditi di aver saputo.
Nei cimiteri marini sola è l’ eternità.
Là, l’ infinito s’ affatica ai funebri fusi.
Non trema la terra latina.
E come il tizzone dissonante volteggia
Nell’ apparenza immobile d’un cerchio,
Indifferente, l’ inaccessibile ebbrezza della luce appare.
Ma ai suoi figli, questa terra apre le braccia e fa sua
La loro carne,
Pregni, questi si sbramano del sapore segreto
Della trasformazione – lentamente l’ assaporano
A mano a mano che la scoprono
IV°
E presto, ancora e dopo, i denti, i denti
Azzurri e scintillanti.
Luce! Luce! È in lei che l’ uomo si compie.
Polvere di sole, scintillio d’ armi,
Essenziale principio dei corpi e dello spirito,
In te i mondi s’ affinano e si umanizzano,
In te noi ci rendiamo e i nostri dolori si elevano.
Incombente antichità
Mediterraneo, oh, mar Mediterrane!
Soli, nudi, privi di segreti, i tuoi figli attendono la morte.
La morte te li renderà, puri, finalmente puri.
Vincent van Gogh - La burrasca
WOLFGANG GOETHE - IL PESCATORE
L'acqua frusciava, l'acqua cresceva,
un pescatore stava sulla riva,
tranquillo, intento solo alla sua lenza,
ed era tutto freddo, anche nel cuore.
E mentre siede e ascolta,
si apre la corrente:
dall'acqua smossa affiora
una donna grondante.
A lui essa cantava, a lui parlava:
"Perchè tu attiri con astuzia umana,
con umana malizia, la mia specie
su alla luce che la ucciderà?
Ah, se sapessi come son felici
i miei piccoli pesci là sul fondo,
anche tu scenderesti, come sei,
e solo là ti sentiresti sano.
Non si ristora forse il dolce sole
nel mare, e così anche la luna?
Il loro volto, respirando l'onda,
non risale più bello?
Non ti alletta il cielo profondo,
l'azzurro che nell'acqua trascolora?
E il tuo volto stesso non ti chiama
quaggiù, nell'immutabile rugiada?".
L'acqua frusciava l'acqua cresceva,
e a lui lambiva il piede.
Il cuore si gonfiò di nostalgia,
come al saluto della sua amata.
A lui essa cantava, a lui parlava,
e per lui fu finita:
un pò lei lo attirava, un pò lui scese,
e non fu più veduto.
VAN GOGH - COAL BARGES
HEINRICH HEINE - CREPUSCOLO
Sulla pallida spiaggia giacevo,
solitario dai tristi pensieri.
Declinava al tramonto nel mare
il sole, gettando sull'acqua
vivi sprazzi di porpora ardente;
ed i candidi flutti lontani,
sospinti dall'alta marea,
venivan spumando frusciando
più presso, più presso...
Uno strano gridare, un brusìo
e sibili e murmuri e risa,
un sospirare, un ronzare:
e, frammezzo, un sommesso cantare
di cune dondoleggiate.
Riudir mi parea le obliate
leggende, le fiabe soavi
di tempi remoti, che bimbo
mi seppi dai bimbi d'accanto,
allor che nei vesperi estivi
ci acquattavam sui gradini
dinanzi alla porta di casa
per cinguettarci sommessi
le storie, coi piccoli cuori
protesi in ascolto, con gli occhi
astuti di curiosità,
mentre le bimbe più grandi,
dalle finestre di fronte,
tra vasi olezzanti di fiori
sporgevano i volti di rosa
ridenti alla luce lunare.
RENOIR - Bagnante
ALFONSO GATTO - NUDO
Godo in occhi marini
paeselli colorati
ai tuoi fianchi di carne.
Soffice nel vento dei capelli
ricrei orride forme
sul letto agitato del mare.
M'alzo in bavero di sonno
tra le rupi, fischiando gelido:
la mia testa di broncio
scava un abraccio nelle sue spalle.
SANDRO BOTTICELLI - Nascita di Venere
A ZACINTO
Né più mai toccherò le sacre sponde
ove il mio corpo fanciulletto giacque,
Zacinto mia, che te specchi nell'onde
del greco mar da cui vergine nacque
Venere, e fea quelle isole feconde
col suo primo sorriso, onde non tacque
le tue limpide nubi e le tue fronde
l'inclito verso di colui che l'acque
cantò fatali, ed il diverso esiglio
per cui bello di fama e di sventura
baciò la sua petrosa Itaca Ulisse.
Tu non altro che il canto avrai del figlio,
o materna mia terra; a noi prescrisse
il fato illacrimata sepoltura.
UGO FOSCOLO
Cezanne
L'uomo e il mare
Sempre il mare, uomo libero, amerai!
perché il mare è il tuo specchio; tu contempli
nell'infinito svolgersi dell'onda
l'anima tua, e un abisso è il tuo spirito
non meno amaro. Godi nel tuffarti
in seno alla tua immagine; l'abbracci
con gli occhi e con le braccia, e a volte il cuore
si distrae dal tuo suono al suon di questo
selvaggio ed indomabile lamento.
Discreti e tenebrosi ambedue siete:
uomo, nessuno ha mai sondato il fondo
dei tuoi abissi; nessuno ha conosciuto,
mare, le tue più intime ricchezze,
tanto gelosi siete d'ogni vostro
segreto. Ma da secoli infiniti
senza rimorso né pietà lottate
fra voi, talmente grande è il vostro amore
per la strage e la morte, o lottatori
eterni, o implacabili fratelli!
CHARLES BAUDELAIRE
Claude Monet
L'eternità
È stata ritrovata!
- Cosa? - l'Eternità.
È il mare unito
Al sole.
ARTHUR RIMBAUD
Monet - Passeggiata sulla scogliera
Mare
M'affaccio alla finestra, e vedo il mare:
vanno le stelle, tremolano l'onde.
Vedo stelle passare, onde passare:
un guizzo chiama, un palpito risponde.
Ecco sospira l'acqua, alita il vento:
sul mare è apparso un bel ponte d'argento.
Ponte gettato sui laghi sereni,
per chi dunque sei fatto e dove meni?
GIOVANNI PASCOLI (Myricae)
S'ode ancora il mare
Già da più notti s'ode ancora il mare,
lieve, su e giù, lungo le sabbie lisce.
Eco d'una voce chiusa nella mente
che risale dal tempo; ed anche questo
lamento assiduo di gabbiani: forse
d'uccelli delle torri, che l'aprile
sospinge verso la pianura. Già
m'eri vicina tu con quella voce;
ed io vorrei che pure a te venisse,
ora di me un'eco di memoria,
come quel buio murmure di mare.
SALVATORE QUASIMODO
Monet - Impression, Sol levant
Mare colore
Mare fanciullo insaziato di giuoco,
vecchio mare insaziato di pianto,
tu che sei lampo e fango
e cielo e sangue e fuoco,
oggi hai lasciato alle lente rive
orgoglio e forza, gaiezza e dolore:
oggi non sei che colore,
un bel colore che vive.
DIEGO VALERI (Poesie)
HEINRICH HEINE - Come un’orma sulla sabbia
Prima di noi sugli stessi albereti
è passato il vento, quando c’era vento,
e le foglie non parlavano
in maniera diversa da oggi.
Passiamo e ci agitiamo invano.
Non facciamo più rumore al mondo
di quanto ne facciano le foglie degli alberi
o i passi del vento.
Tentiamo dunque con costante abbandono
d’offrire il nostro sforzo alla Natura
e di non chiedere più vita
di quella dei verdi alberi.
Inutilmente sembriamo grandi.
Ma eccetto noi, niente al mondo
proclama la nostra grandezza
né ci serve se non la desideriamo.
Se qui, vicino al mare, con tre ondate
la mia orma sulla sabbia il mare cancella,
che farà sull’altra spiaggia
dove il mare è il tempo?
Van Gogh - Paesaggio marino
Mediterraneo
Antico, sono ubriacato dalla voce
ch'esce dalle tue bocche quando si schiudono
come verdi campane e si ributtano
indietro e si disciolgono.
La casa delle mie estati lontane,
t'era accanto, lo sai,
là nel paese dove il sole cuoce
e annuvolano l'aria le zanzare.
Come allora oggi la tua presenza impietro,
mare, ma non più degno
mi credo del solenne ammonimento
del tuo respiro. Tu m'hai detto primo
che il piccino fermento
del mio cuore non era che un momento
del tuo; che mi era in fondo
la tua legge rischiosa: esser vasto e diverso
e svuotarsi cosi d'ogni lordura
come tu fai che sbatti sulle sponde
tra sugheri alghe asterie
le inutili macerie del tuo abisso.
EUGENIO MONTALE
Turner
Casa Sul Mare
ll viaggio finisce qui:
nelle cure meschine che dividono
l’anima che non sa più dare un grido.
Ora I minuti sono eguali e fissi
come I giri di ruota della pompa.
Un giro: un salir d’acqua che rimbomba.
Un altro, altr’acqua, a tratti un cigolio.
Il viaggio finisce a questa spiaggia
che tentano gli assidui e lenti flussi.
Nulla disvela se non pigri fumi
la marina che tramano di conche
I soffi leni: ed è raro che appaia
nella bonaccia muta
tra l’isole dell’aria migrabonde
la Corsica dorsuta o la Capraia.
Tu chiedi se così tutto vanisce
in questa poca nebbia di memorie;
se nell’ora che torpe o nel sospiro
del frangente si compie ogni destino.
Vorrei dirti che no, che ti s’appressa
l’ora che passerai di là dal tempo;
forse solo chi vuole s’infinita,
e questo tu potrai, chissà, non io.
Penso che per i più non sia salvezza,
ma taluno sovverta ogni disegno,
passi il varco, qual volle si ritrovi.
Vorrei prima di cedere segnarti
codesta via di fuga
labile come nei sommossi campi
del mare spuma o ruga.
Ti dono anche l’avara mia speranza.
A’ nuovi giorni, stanco, non so crescerla:
l’offro in pegno al tuo fato, che ti scampi.
Il cammino finisce a queste prode
che rode la marea col moto alterno.
Il tuo cuore vicino che non m’ode
salpa già forse per l’eterno.
EUGENIO MONTALE
MONET
UMBERTO SABA - ULISSE
Nella mia giovinezza ho navigato
lungo le coste dalmate. Isolotti
a fior d’onda emergevano, ove raro
un uccello sostava, scivolosi al sole
belli come smeraldi. Quando l’alta
marea e la notte li annullava, vele
sottovento sbandavano più al largo,
per fuggirne l’insidia. Oggi il mio regno
è quella terra di nessuno. Il porto
accende ad altri i suoi lumi; ma al largo
sospinge ancora il non domato spirito,
e della vita il doloroso amore.
DE NITTIS - Ora tranquilla
I ricordi
I ricordi, un inutile infinito,
ma soli e uniti contro il mare, intatto
in mezzo a rantoli infiniti..
Il mare,
voce d'una grandezza libera,
ma innocenza nemica nei ricordi,
rapido a cancellare le orme dolci
d'un pensiero fedele…
Il mare, le sue blandizie accidiose
quanto feroci e quanto, quanto attese,
e alla loro agonia,
presente sempre, rinnovata sempre,
nel vigile pensiero l'agonia…
I ricordi,
il riversarsi vano
di sabbia che si muove
senza pesare sulla sabbia,
echi brevi protratti,
senza voce echi degli addii
a minuti che parvero felici…
GIUSEPPE UNGARETTI
RENOIR
FEDERICO GARCIA LORCA
Il mare
Sorride da lontano.
Denti di spuma,
Labbra di cielo.
DE PISIS - Conchiglie
Caracola (conchiglia)
Mi hanno portato una conchiglia.
Dentro canta
un mare di carta.
Il mio cuore
si riempie d'acqua
con pesciolini
d'ombra e d'argento.
Mi hanno portato una conchiglia.
FEDERICO GARCIA LORCA
PALIZZI - Palazzo di Donna Anna
IL MARE
Lo scafo consunto e verdiccio
della vecchia feluca
riposa sul lido...
sembra la vela mozzata
che sogni ancora nel sole e nel mare.
Il mare ribolle e canta...
Il mare è un sogno sonoro
sotto il sole d'aprile.
Il mare ribolle e ride
con le onde turchine e spume di latte e argento,
il mare ribolle e ride
sotto il cielo turchino.
Il mare lattescente,
il mare rutilante,
che risa azzurre ride sulle sue cetre d'argento...
Ribolle e ride il mare!...
L'aria pare che dorma incantata
nella fulgida nebbia del sole bianchiccio.
Palpita il gabbiano nell'aria assopita , e al tardo
sonnolento volare, si spicca e si perde nella foschia del sole.
ANTONIO MACHADO
CLAUDE MONET
PAUL VERLAINE
*Poesia XV
Il mare è più bello
delle cattedrali,
nutrice fedele,
nenia di rantoli,
il mare su cui prega
la Vergine Maria!
Ha tutti i doni
terribili e dolci.
Odo i suoi perdoni
rimbrottare i suoi sdegni...
Quest'immensità
non ha nulla di caparbio.
Oh! così paziente,
anche quando è cattivo!
Un soffio amico assilla
l'onda, e ci canta:
«Voi senza speranza,
morite senza soffrire!».
E poi sotto i cieli
che ridono più chiari,
ha dei toni azzurri,
rosa, grigi e verdi...
Più bello di tutti,
migliore di noi!
(Bournemouth, 77).
CLAUDE MONET
PAUL VERLAINE
Marina
L'oceano sonoro
Palpita sotto l'occhio
Della luna in lutto
E palpita ancora,
Mentre un lampo
Vivido e sinistro
Fende il cielo di bistro
D'un lungo zigzag luminoso,
E che ogni onda
In salti convulsi
Lungo tutta la scogliera
Va, si ritira, brilla e risuona.
E nel firmamento,
Dove erra l'uragano,
Ruggisce il tuono
Formidabilmente.
Turner
Poesia
Che puro gioco di lampi sottili
consuma ogni diamante
d'impalpabile schiuma,
e quanta pace che sia nata sembra;
quando sopra l'abisso un sole posa,
opere schiette d'una causa eterna,
scintilla il tempo e il sogno è conoscenza.
PAUL VALÈRY
L. CRISCONIO -Barche
Poesia
Per sempre me ne andrò per questi lidi,
Tra la sabbia e la schiuma del mare.
L'alta marea cancellerà le mie impronte,
E il vento disperderà la schiuma.
Ma il mare e la spiaggia dureranno
In eterno.
KAHLIL GIBRAN
COURBET
Il mare è tutto
Il mare è tutto azzurro.
Il mare è tutto calmo.
Nel cuore è quasi un urlo di gioia.
E tutto è calmo.
SANDRO PENNA
Monet - Sulla spiaggia
Arrivederci fratello mare
Ed ecco ce ne andiamo come siamo venuti
arrivederci fratello mare
mi porto un po’ della tua ghiaia
un po’ del tuo sale azzurro
un po’ della tua infinità
e un pochino della tua luce
e della tua infelicità.
Ci hai saputo dir molte cose
sul tuo destino di mare
eccoci con un po’ più di speranza
eccoci con un po’ più di saggezza
e ce ne andiamo come siamo venuti
arrivederci fratello mare.
NAZIM HIKMET
Turner - Nocturne
Qui io ti amo
Qui io ti amo.
Tra pini scuri si srotola il vento.
Brilla fosforescente la luna su acque erranti.
Passano giorni uguali, inseguendosi l'un l'altro.
Si dirada la nebbia in figure danzanti.
Un gabbiano d'argento si stacca dal tramonto.
A volte una vela. Alte, alte stelle.
O la croce nera di una nave.
Solo.
A volte mi alzo all'alba e persino la mia anima è umida.
Suona, risuona il mare lontano.
Questo è un porto.
Qui io ti amo.
Qui io ti amo e invano l'orizzonte ti occulta.
Ti sto amando anche in mezzo a queste cose fredde.
A volte vanno i miei baci su quelle navi gravi,
che corrono sul mare dove non arriveranno.
Mi vedo già dimenticato come queste vecchie àncore.
Sono più tristi le banchine quando ormeggia la sera.
Si stanca la mia vita inutilmente affamata.
Amo quel che non ho. Tu sei così distante.
La mia noia lotta con lenti crepuscoli.
Ma poi giunge la notte e inizia a cantarmi.
La luna proietta la sua pellicola di sogno.
Mi guardano con i tuoi occhi le stelle più grandi.
E poiché io ti amo, i pini nel vento
vogliono cantare il tuo nome con le loro foglie metalliche.
PABLO NERUDA
MONET - Sainte Adresse
IL TUO SORRISO
Toglimi il pane, se vuoi,
toglimi l'aria, ma
non togliermi il tuo sorriso.
…Vicino al mare, d'autunno,
il tuo riso deve innalzare
la sua cascata di spuma,
e in primavera, amore,
voglio il tuo riso come
il fiore che attendevo,
il fiore azzurro, la rosa
della mia patria sonora.
Riditela della notte,
del giorno, della luna,
riditela delle strade
contorte dell'isola,
riditela di questo rozzo
ragazzo che ti ama,
ma quando apro gli occhi
e quando li richiudo,
quando i miei passi vanno,
quando tornano i miei passi,
negami il pane, l'aria,
la luce, la primavera,
ma il tuo sorriso mai,
perché io ne morrei.
PABLO NERUDA
TURNER - Dopo il naufragio
BARCAROLA
Se solamente mi toccassi il cuore,
se solamente mettessi la tua bocca sul mio cuore,
la tua bocca sottile, i tuoi denti,
se mettessi la tua lingua come una freccia rossa
lì dove il mio cuore polveroso martella,
se soffiassi nel mio cuore, vicino al mare, piangendo,
suonerebbe con rumore scuro, con suono di ruote
di treno assonnate,
come acque vacillanti,
come l'autunno in foglie,
come sangue,
con un rumore di fiamme umide che bruciano il cielo,
suonando come sogni o rami o piogge
o sirene di un porto triste,
se tu soffiassi nel mio cuore vicino al mare,
come un fantasma bianco,
al bordo della schiuma,
in mezzo al vento,
come un fantasma scatenato, in riva al mare,
piangendo.
Come diffusa assenza, come campana improvvisa,
il mare spartisce il suono del cuore
mentre piove e si fa sera sulla costa solitaria:
la notte cade incontrastata
e il suo lugubre azzurro di naufrago stendardo
si popola di astri d'argento affievolito.
E il cuore suona come un'aspra conchiglia,
chiama, oh mare, oh lamento, oh disciolta paura
sparsa in disgrazie e in onde scardinate:
dalla sonorità il mare accusa
le sue ombre reclini, i suoi verdi papaveri.
Se esistessi all'improvviso in una costa lugubre,
circondata dal giorno morto
dinanzi a una nuova notte,
piena d'onde,
e soffiassi nel mio cuore di freddo pànico,
soffiassi nel sangue solitario del mio cuore,
soffiassi nel suo moto di colomba con fiamme,
suonerebbero le sue nere sillabe di sangue,
crescerebbero le sue incessanti acque rosse,
e suonerebbe, suonerebbe a ombre,
suonerebbe come la morte,
chiamerebbe come un tubo pieno di vento o pianto,
o una bottiglia che versa orrore a fiotti.
E' così; e i baleni coprirebbero le tue trecce
e la pioggia entrerebbe dai tuoi occhi aperti
a preparare il pianto sordo che racchiudi,
e le ali nere del mare girerebbero intorno
a te, con grandi artigli e crocidii e voli.
Vuoi essere il fantasma che soffia, solitario,
in riva al mare il suo sterile, triste strumento?
Se solamente chiamassi,
il suo suono prolungato, il suo malefico fischio,
il suo ordine di onde ferite,
qualcuno verrebbe forse,
qualcuno verrebbe,
dalle cime delle isole, dal fondo rosso del mare,
qualcuno verrebbe, qualcuno verrebbe.
Qualcuno verrebbe, soffia con furia,
che suoni come sirena di nave guasta,
come lamento,
come un nitrito in mezzo alla schiuma e al sangue,
come un'acqua feroce che si morde e che suona.
Nella stagione marina
la sua conchiglia d'ombra circola come un grido,
gli uccelli del mare la disprezzano e fuggono,
le sue strisce di suono, le sue lugubri sbarre
si alzano sulle sponde dell'oceano solo.
PABLO NERUDA
DANTE GABRIEL ROSSETTI
KAHIL GIBRAN
Camminavo sulla sabbia.
Bassa marea.
E giù, oltre, la curva,
scrissi un verso sulla sabbia.
E in quel verso scrissi
quel che la mia mente pensava
e ciò che la mia anima desiderava.
E quando la marea fu alta,
ritornai, ancora, su quel lido,
e di ciò che avevo scritto nulla trovai.
trovai solo i segni del bastone
di uno che aveva lì camminato da cieco.
Potthast stormy seas
UMBERTO SABA - L'amorosa spina
Come ho goduto tra la veglia e il sonno
questa mattina!
Uomo ero ancora, ed ero marina
libera ed infinita.
Con le calme dorate e gli orizzonti
lontani il mare.
Nel fondo ove non occhio può arrivare,
e non può lo scandaglio,
una pietruzza per me, una cosina
da nulla aveva.
Per lei sola fremeva ed arrideva
l'azzurra immensità.
ALBERT CAMUS - Mediterraneo
I°
Nel vuoto sguardo dei vetri, ride il mattino
Con tutti i suoi denti azzurri e scintillanti,
Gialli, verdi e rossi, ai balconi si cullano le tende.
Ragazze dalle braccia nude stendono panni.
Un uomo; dietro una finestra, il binocolo in mano.
Mattino chiaro dagli smalti marini,
Perla latina dalle liliali lucentezze:
Mediterraneo.
II°
(…)
Rassicurante passato, oh, Mediterraneo!
Sulle tue rive ancora voci trionfano che si son taciute,
ma che affermano poiché ti hanno negato!
(…)
Mediterraneo! E’ fatto per noi il tuo mondo,
l’uomo si unisce all’albero e in essi l’Universo
recita camuffato
La commedia della Sezione Aurea.
Dall’ immensa semplicità senza scosse
Scaturisca la pienezza,
Oh natura che non conosci salti!
Dall’ulivo al Mantovano, dalla pecora al pastore,
nient’altro che l’ indicibile comunione dell’immobilità.
Virgilio intreccia i rami, Melibeo conduce a pascolare.
Mediterraneo!
III°
Alla sera che sopraggiunge, la giacca in spalla
Egli apre la porta –
Lambito dai riflessi della fiamma, l’uomo attraversa la sua
Felicità e si dissolve nell’ombra.
Così gli uomini torneranno su questa terra, sicuri
D’essere perpetuati.
Più esausti che infastiditi di aver saputo.
Nei cimiteri marini sola è l'eternità.
Là, l'infinito s’affatica ai funebri fusi.
Non trema la terra latina.
E come il tizzone dissonante volteggia
Nell’apparenza immobile d’un cerchio,
Indifferente, l’inaccessibile ebbrezza della luce appare.
Ma ai suoi figli, questa terra apre le braccia e fa sua
La loro carne,
Pregni, questi si sbramano del sapore segreto
Della trasformazione – lentamente l’assaporano
A mano a mano che la scoprono
IV°
E presto, ancora e dopo, i denti, i denti
Azzurri e scintillanti.
Luce! Luce! È in lei che l’uomo si compie.
Polvere di sole, scintillio d’ armi,
Essenziale principio dei corpi e dello spirito,
In te i mondi s’affinano e si umanizzano,
In te noi ci rendiamo e i nostri dolori si elevano.
Incombente antichità
Mediterraneo, oh, mar Mediterraneo!
Soli, nudi, privi di segreti, i tuoi figli attendono la morte.
La morte te li renderà, puri, finalmente puri.
ALEKSANDR PUSKIN - Al mare
Addio, libero elemento!
Per l'ultima volta davanti a me
Tu fai scorrere le onde azzurre
E risplendi di orgogliosa bellezza.
Come il malinconico mormorio di un amico,
Come il suo richiamo nell'ora dell'addio,
Il tuo triste rumore, il tuo rumore che invoca
Io l'ho sentito per l'ultima volta.
Meta desiderata della mia anima!
Come sovente lungo le tue rive
Ho errato cheto e cupo,
Oppresso da una sacra idea!
Come ho amato i tuoi richiami,
I sordi suoni, la voce dell'abisso
E il silenzio nell'ora della sera,
E le tue capricciose raffiche!
La pacifica vela dei pescatori,
Custodita dal tuo capriccio,
Scivola maestosa fra le onde:
Ma tu ti sei messo a giocare, incontenibile,
E affonda uno sciame di vascelli.
Non sono riuscito ad abbandonare per sempre
La riva immobile, a me noiosa,
A salutarti con gli entusiasmi
E a dirigere sui tuoi flutti
La mia corsa poetica!
Tu mi aspettavi, mi chiamavi... io ero incatenato;
Voleva strapparsi l'anima mia :
Incantato da una potente passione,
Io rimasi presso le rive...
Che cosa rimpiangere? Dove ora dovrei
Dirigere il mio spensierato cammino?
Un solo oggetto nel tuo deserto
Stupirebbe la mia anima.
Una roccia, sepolcro della gloria..
Là si sono immersi nel freddo sonno
I giganti del ricordo:
Là si è spento Napoleone.
Là egli è morto fra i tormenti.
E dopo di lui, come rumore di tempesta,
Un altro genio è galoppato via da noi,
Un altro dominatore delle nostre menti.
E' scomparso, pianto dalla libertà,
Lasciando al mondo la sua ghirlanda.
Rumoreggia, agitati in tempesta:
Egli è stato, mare, il tuo cantore.
La tua immagine era impressa in lui,
Egli è stato creato dal tuo spirito:
Come te, potente, profondo e tenebroso,
Come te, non domabile da niente.
Il mondo è rimasto vuoto... Ora, dove
Mi dovresti portare, oceano ?
Il destino degli uomini è ovunque lo stesso:
Dove c'è il bene, là, già di sentinella
C'è la civilizzazione o il tiranno.
Addio dunque, mare ! Non dimenticherò
La tua trionfale bellezza
E a lungo, a lungo, io udirò
Il tuo rombo, nelle ore della sera.
Nei boschi, nei deserti silenziosi
Porterò, colmo di te,
Le tue rocce, i tuoi golfi,
E lo scintillio, e l'ombra, e la parola delle onde.
Filippo Palizzi Fanciulla sulla roccia a Sorrento
COSTANTINO KAVAFIS - Mare al mattino
Fermarmi qui. Per vedere anch'io un po' la natura.
Luminosi azzurri e gialle sponde
del mare al mattino e del cielo limpido: tutto
è bello e in piena luce.
Fermarmi qui. E illudermi di vederli
(e davvero li vidi un attimo appena mi fermai);
e non vedere anche qui le mie fantasie,
i miei ricordi, le visioni del piacere.
JACQUES BREL - Conosco delle barche
Conosco delle barche
che restano nel porto per paura
che le correnti le trascinino via con troppa violenza.
Conosco delle barche che arrugginiscono in porto
per non aver mai rischiato una vela fuori.
Conosco delle barche che si dimenticano di partire
hanno paura del mare a furia di invecchiare
e le onde non le hanno mai portate altrove,
il loro viaggio è finito ancora prima di iniziare.
Conosco delle barche talmente incatenate
che hanno disimparato come liberarsi.
Conosco delle barche che restano ad ondeggiare
per essere veramente sicure di non capovolgersi.
Conosco delle barche che vanno in gruppo
ad affrontare il vento forte al di là della paura.
Conosco delle barche che si graffiano un po’
sulle rotte dell’oceano ove le porta il loro gioco.
Conosco delle barche
che non hanno mai smesso di uscire una volta ancora,
ogni giorno della loro vita
e che non hanno paura a volte di lanciarsi
fianco a fianco in avanti a rischio di affondare.
Conosco delle barche
che tornano in porto lacerate dappertutto,
ma più coraggiose e più forti.
Conosco delle barche straboccanti di sole
perché hanno condiviso anni meravigliosi.
Conosco delle barche
che tornano sempre quando hanno navigato.
Fino al loro ultimo giorno,
e sono pronte a spiegare le loro ali di giganti
perché hanno un cuore a misura di oceano.
OLAV H. HAUGE - Non navighiamo sullo stesso mare
Non navighiamo sullo stesso mare,
eppure così sembra.
Grossi tronchi e ferro in coperta,
sabbia e cemento nella stiva,
io resto nel profondo, io avanzo con lentezza,
a fatica nella tempesta,
urlo nella nebbia.
Tu veleggi in una barca di carta,
e il sogno sospinge l’azzurra vela,
così dolce è il vento, così delicata l’onda.
CULTURA E SVAGO