Leggende, preghiere e poesie dei nativi americani

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POESIA INDIANA

 

Tieni stretto ciò che è buono,

anche se è un pugno di terra.

Tieni stretto ciò in cui credi,

anche se è un albero solitario.

Tieni stretto ciò che devi fare,

anche se è molto lontano da qui.

Tieni stretta la vita,

anche se è più facile lasciarsi andare.

Tieni stretta la mia mano,

anche quando mi sono allontanato da te. 

 

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Dal Canto della notte Navajo

 

Con il cuore colmo di vita e di amore camminerò.
Felice seguirò la mia strada.
Felice invocherò le grandi nuvole cariche d'acqua.
Felice invocherò la pioggia che placa la sete.
Felice invocherò i germogli sulle piante.
Felice invocherò polline in abbondanza.

Felice invocherò una coperta di rugiada.
Voglio muovermi nella bellezza e nell'armonia.
La bellezza e l'armonia siano davanti a me.
La bellezza e l'armonia siano dietro di me.
La bellezza e l'armonia siano sotto di me.
La bellezza e l’armonia siano sopra di me.
Che la bellezza e l’armonia siano ovunque,
sul mio cammino.
Nella bellezza e nell’armonia tutto si compie.

LA LEGGENDA DELL'ARCOBALENO

 

Un giorno, padre Sole apparve al giovane Atsosi Bagani e gli disse che avrebbe dovuto cercare una moglie in un territorio lontano e sposare la primogenita delle sorelle, chiamate Quelle-che-il-sole-non-illumina, che vivevano in un pueblo scuro e buio. Gli spiegò che erano così belle che gli uccelli, invidiosi, le avevano imprigionate e che solo lui avrebbe potuto salvarle. Gli disse che avrebbe realizzato un ponte formato da tante strisce colorate, in modo che egli, trasformato in farfalla, potesse raggiungerle e portarle via.

Atsosi, trasformato in farfalla variopinta, attraversò il ponte confondendosi con i suoi colori; arrivò nella loro casa e apparve alle sorelle, che tessevano un magnifico tappeto dai colori dell’arcobaleno. Le ragazze cercarono di prendere la farfalla, ma il Sole, che vegliava, le ridiede il suo aspetto reale.

Il giovane si presentò alle ragazze e annunciò loro che avrebbe sposato la più grande e avrebbero convissuto tutti insieme nella sua casa piena di luce. Gli uccelli si lanciarono su di loro per beccarli, ma il Sole li trasformò in farfalle e li condusse fino alla capanna di Atsosi. Qui fu celebrato il matrimonio.

Atsosi si dedicava alla caccia; le due sorelle tessevano tappeti, ma avevano nostalgia della loro casa buia.

Il Sole volle aiutarle: diede a ciascuna due chicci di grandine per difendersi e le trasformò in farfalle.

Appena gli uccelli si avvicinarono, scagliarono i quattro chicchi di grandine, che trasformarono progressivamente l'atmosfera in un temporale; dapprima nubi nere, poi pioggia scrosciante; ancora una grandinata e, infine, lampi e tuoni.

Giunte in salvo nella loro casa, aspettarono la fine del temporale; poi risalirono sul ponte dai mille colori e raggiunsero nuovamente Atsosi

Nonostante vivessero bene nella luminosa casa di Atsosi, periodicamente venivano prese dalla nostalgia e il Sole, ogni volta, ricreava il ponte colorato perché potessero raggiungere la loro casa buia e, successivamente, ritornare alla casa del sole.

Da allora, quando scoppia un temporale, esso è sempre seguito dall'arcobaleno.

Swami Vivekananda soul -  La preghiera del silenzio

Siediti ai bordi dell’aurora,
per te si leverà il sole.
Siediti ai bordi della notte,

per te scintilleranno le stelle.
Siediti ai bordi del torrente,
per te canterà l’usignolo.
Siediti ai bordi del silenzio,
Dio ti parlerà.

LA LEGGENDA DELLA CREAZIONE DEGLI ANIMALI

In origine il Sole aveva un aiutante, che si chiamava Napi. Un giorno, dopo aver terminato il suo lavoro, Napi trovò un grosso pezzo di argilla cominciò a lavorarla per trarne fuori qualcosa. Era un bravo artigiano e riuscì a realizzare la prima figurina, con una bella forma simmetrica; successivamente ne realizzò delle altre e così realizzò le figurine di tutti gli animali della Terra. Appena ne aveva completata una, vi soffiava sopra, le dava un nome e una destinazione. La figurina si animava e cominciava a popolare la terra.

Con l’ultima rimanenza di argilla realizzò una figura nuova; la chiamò uomo e lo mandò a vivere con i lupi.

Gli animali si lamentarono perché non riuscivano ad adattarsi all’ambiente loro assegnato, perciò Napi assegnò a ciascuno l’habitat ideale. Tutti gli animali furono soddisfatti, tranne l’uomo, che vaga ancora alla ricerca di un luogo soddisfacente.

Io credo che le pietre respirino. Non riusciamo a percepirlo

con le nostre brevi vite.

TEETON LAKOTA (Capo Sioux)

Gli ho chiesto la forza
e Dio mi ha dato difficoltà per rendermi forte.
Gli ho chiesto la saggezza
e Dio mi ha dato problemi da risolvere.

Gli ho chiesto la prosperità
e Dio mi ha dato muscoli e cervello per lavorare.
Gli ho chiesto il coraggio
e Dio mi ha dato pericoli da superare.

    Gli ho chiesto l'Amore
e Dio mi ha affidato persone bisognose da aiutare.
Gli ho chiesto favori              
e Dio mi ha dato opportunità         

   Non ho ricevuto nulla di ciò che volevo
ma tutto quello di cui avevo bisogno.
I DONI DI DIO  (antica poesia indiana)                                                       La mia preghiera è stata ascoltata.

 

LA LEGGENDA DEL SOLE

 

Un tempo il sole appariva solo per un attimo: spuntava ad oriente e subito dopo spariva, senza fare un giro completo.

Un fratello e una sorella che vivevano da soli nella foresta, procurandosi il cibo con la caccia e la pesca, temevano che, riscaldando la terra per un tempo troppo breve, le forme di vita sulla terra, raffreddandosi, andassero incontro alla morte. Essi erano degli abilissimi cacciatori. Decisero di costringere il Sole a compier l'intero suo giro.

Al mattino la sorella si recò nella foresta e legò tra le cime degli alberi più alti lacci molto lunghi e resistenti. Quando ritornò nel bosco a controllare la sua trappola vide sulla cima di un abete la figura tonda del Sole che, preso al laccio, stava per soffocare, senza riuscire a liberarsi. Avvertì subito il fratello e, insieme, accorsero per impadronirsi del Sole intrappolato. Ma il Sole, temendo per la sua vita, li supplicò promettendo che, se lo avessero lasciato libero, ogni giorno avrebbe prolungato la sua corsa, diffondendo luce e vita sulla Terra. I due lo lasciarono andare e da allora il Sole compie nel cielo il suo intero giro e risplende a lungo nel cielo.

 

 

 

TATANGA MANI

 

Sai che gli alberi parlano?

 

Si parlano. Parlano l'un con l'altro,

e parlano a te, se li stai ad ascoltare.

Ma gli uomini bianchi non ascoltano.

Non hanno mai pensato

che valga la pena di ascoltare noi indiani,

e temo che non ascolteranno nemmeno

le altri voci della Natura.

Io stesso ho imparato molto dagli alberi:

talvolta qualcosa sul tempo,

talvolta qualcosa sugli animali,

talvolta qualcosa sul Grande Spirito. 

LA LEGGENDA DELLA LUNA PIENA

 

In una bella serata estiva, tanto tempo fa, in cielo splendeva una sottile falce di luna, che si affacciava fra le nuvole.

Un lupo, seduto sulla cima di un monte, ululava senza sosta. I suoi ululati erano lunghi, ripetuti e disperati. La luna, la regina d’argento della notte, ne fu infastidita e gli chiese perché si lamentasse tanto. Il lupo rispose che aveva perso uno dei suoi cuccioli e che ormai disperava di trovarlo. La regina della notte, dispiaciuta e desiderosa di aiutarlo, pensò di illuminare tutta la montagna per far sì che il lupacchiotto trovasse la via del ritorno. Così si gonfiò tanto da diventare un disco grande e luminoso. A quel punto il lupo ritrovò il suo cucciolo, tremante di freddo e di paura, sull’orlo di un precipizio. Lo afferrò in tempo, lo strinse forte, lo rincuorò e ringraziò infinitamente la luna. Poi se ne andò col figlioletto, allontanandosi tra la vegetazione. Le fate dei boschi, commosse, decisero di fare un bellissimo regalo: una volta al mese la luna sarebbe diventata un globo di luce grande e luminoso, visibile a tutti, in modo che tutti i cuccioli del mondo potessero ammirarla in tutto il suo splendore. Da allora, una volta al mese i lupi ululano festosi alla luna piena.

Profezia degli Indiani Cree


Solo dopo che l'ultimo albero sarà stato abbattuto,
solo dopo che l'ultimo fiume sarà stato avvelenato,
solo dopo che l'ultimo pesce sarà stato catturato.
Ssltanto allora scoprirai che il denaro non si mangia.

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Io nacqui nella prateria dove il vento soffiava liberamente e dove non c'era nulla a bloccare la luce del sole. Io nacqui dove non c'erano recinti e dove ogni cosa respirava liberamente. Io voglio morire là, e non dentro questi muri.


(Dieci Orsi, Comanche Yamparika)

RITI DI PASSAGGIO - Indiani d'America

Il susseguirsi di molti inverni
segna i cicli della Ruota,
le linee sul mio vecchio volto
mostrano tutto ciù che sento,
la natura del mio passaggio rimane un mistero,
poiché all'interno del mio cuore si trova il mio destino,
quando non ero che un bimbo all'inizio del tempo,
mi stupivo alla scoperta delle meraviglie che incontravo.
Ora che sono anziano
ho imparato ancora una volta
che il peso di ciascun inverno porta,
come un amico, una scoperta nuova.

LA LEGGENDA DELL’AURORA

 

Molto tempo fa c’era un paese sempre al buio. Gli abitanti decisero di affidare ad una persona veloce nella corsa il compito di rubare l’aurora ad un altro paese.

 

Fu inviato Ghiandaia Azzurra.

Egli si mise a correre verso est e finalmente giunse in una capanna.

 

Qui c’era un bambino, il quale gli disse che tutti gli abitanti erano fuggiti via.

C’erano tre ceste a terra. Chiese al bambino cosa ci fosse. Egli rispose: Nella prima cesta c’è "Prima sera"; nella seconda c’è "Appena buio" e nell’ultima c’è "Aurora".

 

Ghiandaia Azzurra lesto lesto afferrò l’ultima cesta e se ne scappò di corsa.
Il bambino cominciò a gridare: "Ci hanno rubato l'Aurora!".
Tutti accorsero e si misero ad inseguire Ghiandaia Azzurra, che correva verso ponente.

 

Lo raggiunsero presso la Grande Valle, ma prima che lo afferrassero egli aprì la cesta e la luce volò fuori. E da allora ogni mattina spunta l’aurora su tutti i paesi del mondo.

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La sofferenza di qualcuno è la sofferenza di tutti, la gioia di uno
è la gioia di tutti. (Frase dei Nativi Americani)
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PIPA

 

PREGHIERA E PACE INTERIORE

 

Indiani d'america


Pipa dei miei antenati
Insegnami a lodare
il Grande Mistero
Per tutti di doni che mi ha voluto dare

Che possa imparare
come lo spirito liberare
e la pace eterna
concedi al mio cuore.

LA LEGGENDA DELLE QUATTRO STREGHE

 

Il figlio del Sole decise di uccidere quattro streghe, Freddo, Fame, Povertà e Morte, perché senza di loro l’umanità sarebbe vissuta sempre felice.

Incontrò la prima, che si chiamava Freddo. Lei gli disse che, se l’avesse uccisa, tutti gli uomini avrebbero sofferto il caldo e le piante si sarebbero tutte seccate. Allora il figlio del Sole decise di risparmiarla. Incontrò la seconda, la Fame, la quale gli disse che, se fosse morta, la gente si sarebbe ammalata per l’eccessiva nutrizione. La risparmiò e si mise alla ricerca delle altre due. Incontrò la Povertà, la quale gli disse che non voleva più vivere, perché era infelice, ma lo ammonì sul pericolo di dare troppo benessere alle persone, che avrebbero provato, assieme alla ricchezza e al benessere, anche la noia. Fu costretto a non ucciderla per evitare questi pericoli. Infine incontrò la Morte, la quale gli disse che, senza di lei, la gente non sarebbe mai morta, ma che sulla terra ci sarebbero stati solo i vecchi. Il figlio del Sole risparmiò anche lei e, ritornato dai suoi compagni, spiegò a tutti la verità delle cose.

PREGHIERA PER LA PACE

 

Oh! Grande Spirito

che regni nel cielo

guidaci in un accordo di pace

e di comprensione

permettici di vivere tutti insieme

come fratelli e sorelle.

POESIA INDIANA

La devozione quotidiana (Ohiyesa Santee)


E' più necessaria del cibo d'ogni giorno.

Un Indiano si alza presto,

calza i suoi mocassini e va al fiume.

Si bagna il viso con l'acqua fredda,

quindi si tuffa completamente.

Dopo il bagno, rimane eretto

davanti allo spuntare dell'alba, il viso

al sole che danza sopra l'orizzonte,

ed offre la sua preghiera muta.

La sua compagna può averlo preceduto

o può seguirlo nella sua devozione,

ma non l'accompagna mai.

Ogni anima deve incontrarsi da sola

con il sole del mattino,

il grande silenzio!

Davanti alla bellezza della natura,

l'indiano si ferma in contemplazione

e non vede il bisogno di distinguere

un giorno tra i sette per farlo santo,

poiché per lui tutti i giorni

sono di Dio.

LE SETTE STELLE – LEGGENDA DEI PIEDI NERI

 

Un tempo c’era una giovane molto bella. Era rimasta orfana da molti anni e viveva col padre, sette fratelli e una sorellina. Tanti giovani volevano sposarla, ma lei li respingeva tutti. Aveva un orso come amante e lo incontrava di nascosto quando i fratelli andavano a caccia col padre; in questi casi andava a far legna nel bosco, lasciando la sorellina sola in casa.

Quando la sorellina crebbe notò che la sorella impiegava troppo tempo a prendere la legna, così un giorno la seguì e scoprì che era l’amante dell’orso. Corse a casa velocemente e raccontò al padre ciò che aveva visto. Il padre capì che era quella la ragione per cui la figlia maggiore non si voleva sposare; chiese aiuto a tutti i cacciatori e andò con loro nel bosco a uccidere l’orso. I cacciatori trovarono l'orso e lo uccisero.

La giovane andò su tutte le furie; con la carne dell’orso morto, acquistò il potere di trasformarsi in orso. Si recò nel villaggio e uccise tutti gli abitanti, poi riprese il suo aspetto normale.

La sorellina raccontò tutto ai fratelli. Essi ebbero timore che la sorella potesse ucciderle anche loro. Decisero di andarsene e partirono il più velocemente possibile. La sorella maggiore si trasformò in un'orsa per inseguirli. Stava per raggiungerli quando uno dei ragazzi prese un po' d'acqua e la spruzzò tutt'intorno. Immediatamente si formò un grande lago fra loro e l’orsa. I bambini si misero a correre mentre l'orsa li seguiva; furono raggiunti, ma uno di loro gettò per terra un aculeo di istrice, che si trasformò in un grande bosco folto d'alberi; ma l'orsa riuscì a superarlo e li raggiunse.

Questa volta salirono tutti su un albero alto. L’orsa prese un bastone, lo tirò sull'albero e fece cadere quattro fratelli, che morirono. Un uccellino, che volava intorno all'albero, gridò ai bambini: "Colpitela alla testa!" Allora uno dei ragazzi lanciò una freccia alla testa dell'orsa, che cadde a terra morta. Poi scesero dall'albero. Il fratellino prese una freccia, la lanciò dritta nell'aria e, quando cadde, uno dei fratelli morti tornò in vita. Egli ripeté il lancio finché tutti resuscitarono.

Alla fine discussero fra loro: ormai erano soli al mondo; la loro gente era morta e non sapevano dove andare a vivere. Alla fine decisero che avrebbero preferito vivere in cielo. Chiusero gli occhi e iniziarono a salire.

Sono rimasti per sempre in cielo, dove brillano di notte. Il fratellino è la Stella Polare. I sei fratelli e la sorellina formano l'Orsa Maggiore. Tutti i fratelli sono disposti a seconda dell'età, cominciando dal più grande. Così sono nate le sette stelle dell'Orsa Maggiore.

Native American Indians -  Preghiera per la pace

Oh grande spirito che regni nel cielo
guidaci nell'accordo di pace e comprensione
permettici di vivere tutti insieme come fratelli e sorelle.

LA LEGGENDA DELL’UOMO DEL GHIACCIO

 

Un giorno in un bosco alcuni arbusti secchi presero fuoco; le fiamme si innalzarono rapidamente, estendendosi dappertutto. La tribù si chiese come combattere quell’incendio e uno di loro propose di cercare l’Uomo del Ghiaccio, che viveva in una terra lontana del Nord. Furono inviati alcuni di loro per cercarlo e condurlo sul luogo. Quando lo raggiunsero, videro un uomo molto vecchio, con i lunghi capelli bianchi legati in trecce. Appena seppe qual era il problema, si sciolse le trecce e si batté i capelli tra le due mani. Subito si sollevò un gran vento; batté nuovamente i capelli tra le mani e scese la pioggia, rifece il gesto per la terza volta. Dal cielo caddero prima la grandine e poi fiocchi di neve. Disse loro di avviarsi, promettendo che li avrebbe raggiunti l’indomani. Tornati al loro paese, portarono la speranza ai loro compagni spaventati da quell’incendio indomabile. Il giorno dopo si alzò il vento e capirono che l’Uomo del Ghiaccio stava arrivando. Il vento sollevò ancora di più le fiamme; scese la pioggia, ma non bastò a spegnere l’incendio; caddero prima la grandine e poi la neve e l’incendio si spense. Al posto della radura incendiata ora c’era un grande lago.

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Il guerriero non è chi combatte, perché nessuno ha il diritto di prendersi la vita di un altro. Il guerriero per noi è chi sacrifica se stesso per il bene degli altri. È suo compito occuparsi degli anziani, degli indifesi, di chi non può provvedere a se stesso e soprattutto dei bambini, il futuro dell'umanità. TORO SEDUTO

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Canto degli indiani NAVAJO



Non piangere sulla mia tomba: non sono qui.

Non sto dormendo. Io sono mille venti che soffiano.

Sono lo scintillìo del diamante sulla neve.

Sono il sole che brilla sul grano maturo.

Sono la pioggia lieve d’autunno.

Sono il rapido fruscìo degli uccelli che volano in cerchio.

Sono la tenera stella che brilla nella notte.

Non piangere sulla mia tomba: io non sono lì.

 

LA LEGGENDA DEI CORVI

 

Un tempo tutti i corvi erano bianchi come la neve. In quei tempi antichi la gente si procurava cibo cacciando il bufalo usando solo pietre e archi e non avevano altre armi. Inoltre i corvi erano amici dei bufali e li proteggevano contro i cacciatori. Uno dei corvi erano molto grande ed era la guida di tutti gli altri. Dall’alto puntavano i cacciatori e davano l’allarme, così i loro amici bufali scappavano via. La gente, che soffriva la fame, tenne un consiglio per decidere il da farsi.
Un vecchio e saggio capo propose di catturare il grosso corvo bianco con l’astuzia. Travestì un giovane, mettendogli una grande pelle di bufalo sul corpo, completa della testa e delle corna e gli disse di insinuarsi tra i bufali. Camuffato da bufalo, il giovane strisciò tra la mandria e nessun animale gli prestò attenzione. Quando i suoi compagni cacciatori si avvicinarono, i corvi in volo diedero l’allarme e tutti i bufali fuggirono, tranne il giovane, che fece finta di pascolare. Allora il grosso corvo bianco gli si avvicinò per spingerlo alla fuga, ma il giovane lestamente lo afferrò e gli legò le zampe. La tribù decise di bruciare il corvo come punizione. Il corvo, benché fosse legato, riuscì a liberarsi quando la corda che gli legava le zampe si bruciò anch’essa. Bruciacchiato, spelacchiato e annerito, egli fuggì via e decise di non occuparsi mai più dei bufali.

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Se non sei disponibile a conoscere l'altra sponda del fiume,
allora il posto più sicuro e prudente per te è la tomba:
là non può succedere niente. SIOUX DAKOTA
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Per voi uomini bianchi il Paradiso è in cielo; per noi, il Paradiso è la Terra. Quando ci avete rubato la Terra,
 ci avete rubato il Paradiso. 
Frase degli Americani Nativi
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IL RE DEGLI UCCELLI

C'erano una volta degli uccelli che decisero di scegliersi un re e proposero il più saggio tra loro, il gufo. Il corvo protestò contro un re troppo vecchio, propose un re furbo e, per convincere gli altri, raccontò la storia di un vecchio airone che, non riuscendo più ad acchiappare pesci, ricorse all'astuzia: si mise al centro del lago e raccontò dche gli uomini avrebbero prosciugato il lago per far morire tutti i pesci. Propose allora di salvarli, trasportandoli nel becco in un lago vicino. I pesci acconsentirono e l'airone iniziò a prenderne uno per volta nel becco, mangiandoseli comodamente appena fuori dalla loro vista. Un granchio capì tutto e chiese all'airone di salvarlo: gli saltò al collo e lo morsicò. Così salvò gli animali sopravissuti.
Gli uccelli pensarono che il corvo avesse ragione! Ma il gufo non voleva rinunciare ad essere re. Il corvo raccontò allora la storia di un saggio che aveva ricevuto in dono un capretto: se lo caricò sulle spalle e si avviò verso casa. Incontrò tre briganti che dicevano ad alta voce: Guarda quell'uomo che porta sulle spalle un animale tanto sudicio. Il saggio temette di essere stato ingannato. I tre briganti continuarono: Quell’uomo porta sulle spalle un maiale sporchissimo! Il saggio ebbe il timore di aver perso la vista, così lasciò cadere il capretto e fuggì via. I briganti non persero tempo e divorarono il capretto.
Il gufo si offese e andò via; tutti gli uccelli decisero di continuare a vivere senza un re.

 

CANTI D'ORGOGLIO

 

CHEYENNE - CANTI D'ORGOGLIO

 
 
FORZA ANTICA
La giubba di pelle che indosso
ha grandi poteri.
Essa mi protegge
da guerre e malattie.
Me l' ha data mio padre
con queste parole:
Indossa la mia forza, figlio mio,
sono io che te la dono!

APACHE - CANTI D'ORGOGLIO

 
 
APPARTENENZA
Ho i piedi coperti
di polvere straniera,
ma sopra di me
non è straniero il cielo,
e riconosco la lingua del vento.
Questa notte
il fumo del bivacco
parlerà di me alla mia gente.

NAVAJO - CANTO DEL CAVALLO

 
Come gioioso è il suo nitrito!
guarda, il Cavallo Turchese di Johano-ai,
Come gioioso è il suo nitrito,
Là, sulla pelle preziosa
egli sta in piedi;
Come gioioso è il suo nitrito,

Là sui bei fiori freschi
egli si nutre;
Come gioioso è il suo nitrito,
Là, di sante acque mescolate
egli si disseta;
Come gioioso è il suo nitrito,

Là egli respinge la polvere
di grani scintillanti;
Come gioioso è il suo nitrito,
Là, nascosto nella nebbia di polline sacro, tutto nascosto;
Come gioioso è il suo nitrito,
Là crescono i suoi discendenti e prosperano sempre di più;

Come gioioso è il suo nitrito!

LA GRANDE ROCCIA

 

Un giorno un ragazzo, molto abile benché giovane, andò a cacciare e nel carniere raccolse diverse pernici. Mentre tornava verso casa avvertì una grande stanchezza e si poggiò vicino ad una grande roccia che somigliava ad una testa umana.

Una voce parlò. A parlare era la grande pietra alla quale si era appoggiato per riposare. Ti racconterò una storia. Io sono la Grande Roccia. Cominciò a parlare, raccontando la creazione della Terra. Durante questa splendida narrazione, il giovane avvertì un grande calore, che sciolse il gelo e si sentì in pace. Alla fine il ragazzo ringraziò e corse a casa per fare conoscere quella magnifica storia alla famiglia.. Entrato nella capanna annunciò di dover raccontare qualcosa di straordinario. Tutti si radunarono intorno al fuoco e il giovane ripeté il lungo racconto della Grande Roccia. Le sue parole scacciarono il gelo dell'inverno e riscaldarono gli animi di tutti. Quella notte tutti dormirono in pace. Il giorno seguente, il ragazzo si recò nuovamente dalla Grande Roccia e le chiese di narrargli una nuova storia. Continuarono così per molti giorni, nel corso di tutto il lungo tragitto invernale, quando il gelo cerca di mordere il cuore degli uomini. Grande Roccia gli raccontò dei tempi antichi, quando il cielo e la terra erano nuovi e il sole e la luna dei giovani amanti.

Giunta la primavera, la Grande Roccia non raccontò più, ma gli disse: “Ti ho raccontato tutte le mie storie. Ora dovranno essere custodite dal tuo popolo. Le racconterete ai vostri figli e loro ai nipoti e aggiungerete altre storie che verranno. Torna dai tuoi e vivi nella pace”. Fu così che le storie entrarono nella vita e nella cultura degli Indiani e sono raccontate ancora oggi davanti al fuoco durante le notti invernali, per riscaldare il cuore degli uomini..

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Vi è molto di folle nella vostra cosiddetta civiltà.
Come pazzi voi uomini bianchi correte dietro al denaro,
fino a che ne avete così tanto, che non potete vivere
potete vivere abbastanza a lungo per spenderlo.
Voi saccheggiate i boschi e la terra,
sprecate i combustibili naturali.
Come se dopo di voi non venisse più alcuna generazione,
che ha altrettanto bisogno di tutto questo.
Voi parlate sempre di un mondo migliore
mentre costruite bombe sempre più potenti
per distruggere quel mondo che ora avete.

(Tatanga Mani, capo indiano della tribù degli Sioux Oglala, conosciuto come Toro Seduto)

Pensiero degli Americani Nativi

 

Un anziano Cherokee parlava al nipote della vita: ”Dentro di me c’è una lotta”, disse al ragazzo. “C’è un terribile combattimento tra due lupi. Uno è cattivo, è rabbia, invidia, dolore, rimorso, avidità, arroganza, autocompatimento, colpa, risentimento, inferiorità, bugie, falso orgoglio, superiorità ed ego”.

Poi continuò: ”L’altro è buono, è gioia, pace, amore, speranza, serenità, umiltà, gentilezza, benevolenza, empatia, generosità, verità, compassione e fede. Lo stesso conflitto c’è anche dentro di te e dentro ognuno di noi”.

Il nipote riflettè un minuto su queste parole, poi domandò al nonno: ”Quale lupo vincerà?”. L’anziano Cherokee disse semplicemente: ”Quello che nutri!”

I 10 COMANDAMENTI INDIANI


1 - La Terra è la nostra Madre, abbi cura di Lei.
2 - Onora (rispetta) tutti i tuoi parenti.
3 - Apri il tuo cuore ed il tuo Spirito al Grande Spirito.
4 - Tutta la vita è sacra, tratta tutti gli esseri con rispetto.
5 - Prendi dalla Terra solo ciò che è necessario e niente di più.
6 - Fai ciò che bisogna fare per il bene di tutti.
7 - Ringrazia costantemente il Grande Spirito per ogni giorno nuovo.
8 - Devi dire sempre la verità, ma soltanto per il bene degli altri.
9 - Segui i ritmi della natura, alzati e ritirati con il sole.
10 - Gioisci nel viaggio della vita senza lasciare orme

CALENDARIO LAKOTA


Gennaio Luna del ghiaccio sulla tenda
Febbraio Luna in cui il vitello muta il pelo in rosso
Marzo Luna degli accecati dalla neve
Aprile Luna in cui spunta l'erba Aprile

Maggio Luna in cui i cavalli perdono il pelo
Giugno Luna che ingrassa
Luglio Luna in cui le ciliegie diventano rosse
Agosto Luna in cui le ciliegie diventano nere
Settembre Luna in cui ai vitelli cresce il pelo
Ottobre Luna del cambio di stagione
Novembre Luna in cui cadono le foglie
Dicembre Luna degli alberi scoppiettanti

Tatanga Mani (Bisonte che Cammina) - Preghiera per il Grande Spirito

 

Oh Grande Spirito, la cui voce ascolto nel vento,
il cui respiro dà vita a tutte le cose.
Ascoltami; io ho bisogno della tua forza e della tua saggezza,
lasciami camminare nella bellezza,
e fa che i miei occhi sempre guardino il rosso e purpureo tramonto.
Fa' che le mie mani rispettino la natura in ogni sua forma

e che le mie orecchie rapidamente ascoltino la tua voce.
Fa' che sia saggio e che possa capire le cose che hai pensato per il mio popolo.
Aiutami a rimanere calmo e forte di fronte a tutti quelli che verranno contro di me.
Lasciami imparare le lezioni che hai nascosto in ogni foglia ed in ogni roccia.
Aiutami a trovare azioni e pensieri puri per poter aiutare gli altri.
Aiutami a trovare la compassione senza la opprimente contemplazione di me stesso.
Io cerco la forza, non per essere più grande del mio fratello,
ma per combattere il mio più grande nemico: Me stesso.

Fammi sempre essere pronto a venire da te con mani pulite e sguardo alto.
Così quando la vita appassisce, come appassisce il tramonto,
il mio spirito possa venire a te senza vergogna.

FRATELLI MIEI - Tatanka Iyothanka (Toro Seduto), popolo Sioux

 

Guardate, fratelli miei, la primavera è arrivata;
la terra ha ricevuto l'abbraccio del sole
e noi vedremo presto i risultati di questo amore!
Ogni seme si è svegliato.
E così anche tutta la vita animale.
E grazie a questo potere che noi esistiamo.
Noi perciò dobbiamo concedere ai nostri vicini,
anche ai nostri vicini animali,
il nostro stesso diritto di abitare questa terra.

Quando avrete abbattuto
l'ultimo albero
quando avrete pescato
l'ultimo pesce
quando avrete inquinato
l'ultimo fiume

allora vi accorgerete
che non si può
mangiare il denaro

E’ stato il Grande Spirito a porre qui la terra
e non possiamo venderla perché non ci appartiene.
Potete contare il vostro denaro
e potete bruciarlo nel tempo in cui un bisonte piega la testa
ma soltanto il Grande Spirito sa contare i granelli di sabbia
e i fili d'erba della nostra terra.

BENEDIZIONE APACHE

 


Che il sole ti porti nuova energia durante il giorno,
che la luna dolcemente ti rigeneri di notte,
che la pioggia ti lavi via le preoccupazioni,
che il vento soffi nuova forza nel tuo essere,
che tu possa camminare per il mondo e conoscere
la sua bellezza tutti i giorni della tua Vita.

 

‎(Benedizione dei nativi americani Apache)

CONSIGLI DI LETTURA

 

DEE BROWN - Seppellite il mio cuore a Wounded Knee.

DEE BROWN - Attorno al fuoco. Racconti degli indiani d'America.

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