* MARIA LUISA SPAZIANI *

Maria Luisa Spaziani, nata a Torino nel 1924, è una poetessa vivente, docente di Storia  della Letteratura francese all’Università di Messina; ha vissuto a Parigi.

Nel 1954 esordì con la raccolta di liriche "Le acque del sabato", segnslandosi per le suggestioni ermetiche e per le soluzioni avanguardistiche associate  all’elegante classicità delle immagini e all’impeccabile versificazione. Altre raccolte di versi sono: Primavera a Parigi , Luna lombarda, Il gong  e La traversata dell’oasi. E' traduttrice in varie lingue ed ha al suo attivo unanotevole attività saggistica.

CLAUDE MONET

MARIA LUISA SPAZIANI - *Entro in questo amore come in una cattedrale

 

Entro in questo amore come in una cattedrale,

come in un ventre oscuro di balena.

Mi risucchia un’eco di mare, e dalle grandi volte

scende un corale antico che è fuso alla mia voce.

 

Tu, scelto a caso dalla sorte, ora sei l’unico,

il padre, il figlio, l’angelo e il demonio.

Mi immergo a fondo in te, il più essenziale abbraccio,

e le tue labbra restano evanescenti sogni.

 

Prima di entrare nella grande navata,

vivevo lieta, ero contenta di poco.

Ma il tuo fascio di luce, come un’immensa spada,

relega nel nulla tutto quanto non sei.

TESTAMENTO


Lasciatemi sola con la mia morte.
Deve dirmi parole in re minore
che non conoscono i vostri dizionari.
Parole d'amore ignote anche a Petrarca,
dove l'amore è un oro sopraffino
inadatto a bracciali per polsi umani.

Io e la mia morte parliamo da vecchie amiche
perchè dalla nascita l'ho avuta vicina.
Siamo state compagne di giochi e di letture
e abbiamo accarezzato gli stessi uomini.
Come un'aquila ebbra dall'alto dei cieli,
solo lei mi svelava misure umane.

Ora m'insegnerà altre misure
che stretta nella gabbia dei sei sensi
invano interrogavo sbattendo la testa alle sbarre.
E' triste lasciare mia figlia e il libro da finire,
ma lei mi consola e ridendo mi giura
che quanto è da salvare si salverà.

PETER NICOLAI ARBO - Dagen

*IL CAVALLO


Viene la primavera, presto, scrivere!
In che cosa è diverso questo marzo?
Non ha le stesse tinte nè profumi
selvaggi del passato.

Ma non voglio un giardino coltivato
all'inglese o francese con zampilli
d'acque educate, statue, allegorie
e recinti di fragole e lamponi.

Vorrei quel marzo là....che anno era?
quando a cavallo saltavo le siepi.
Dov'è andato il cavallo? Sì, le siepi
fedelmente rimangono lì.

MARIA LUISA SPAZIANI - Sarebbe, il mondo, un fresco castagneto

 

Sarebbe, il mondo, un fresco castagneto
se tutto mi guardasse coi tuoi occhi.
Marroni, intensi, laghetti dorati
ai raggi dolcemente declinanti.

Così gli occhi degli angeli, castagne
che hanno perso il riccio. Il Paradiso
è quella svestizione, ogni segreto
è arrivare al cuore.

Volo sopra le Alpi

 

Volo sopra le Alpi, il tuo ricordo copre

la pianura del Po fino alle nevi dell'Etna.

Sei il mio paesaggio, la mia patria,

il mio emblema, il respiro profondo.

 

Sei l'albero di cui sono la chioma,

fiorisco alta sui tuoi folti rami.

Le tue radici mandano la linfa

che sale e canta e nutre le mie cellule.

 

Chi le nutriva in quegli anni incredibili

quando di te ignoravo gli occhi e il nome?

Quella voce segreta che sussurra

nei giorni giovani le sillabe: "Aspetta!"

Andare a destra, a sinistra

 

Andare a destra, a sinistra. Scendere e salire.
Resta la direzione obliqua, anche lei deludente.
Ci vorrebbe altro spazio, un’altra dimensione.
Perché resta l’anelito, se tutto è poi vietato?

La formula del giglio saprei là, e la forza
oscura che lo anima come anima me.
E saprei perché esiste la massima illusione,
fascio di luce, amore, di cui oggi ti avvolgo.

Luna d'inverno 

 

Luna d’inverno che dal melograno
per i vetri di casa filtri lenta
sui miei sonni veloci di ladro
sempre inseguito e sempre per partire.
Come un velo di lacrime t’appanna
e presto l’ora suonerà…
Lontano
oltre le nostre sponde, oltre le magre
stagioni che con moto di marea
mortalmente stancandoci ci esaltano
e ci umiliano, poi splenderai lieta
tu, insegna d’oro all’ultima locanda
lampada sopra il desco incorruttibile
al cui chiarore ad uno ad uno
i visi in cerchio rivedrò che un turbine
vuoto e crudele mi cancella

Quant'è difficile la giovinezza

 

Nei miei vent’anni non ero felice
e non vorrei che il tempo s’invertisse.
Un salice d’argento mi consolava a volte,
a volte ci riusciva con presagi e promesse.

Nessuno dice mai quant’è difficile
la giovinezza. Giunti in cima al cammino
teneramente la guardiamo. In due,
forse la prima volta.

MARIA LUISA SPAZIANI - A sipario abbassato

 

Quando ti amavo sognavo i tuoi sogni.

Ti guardavo le palpebre dormire,
le ciglia in lieve tremito.
Talvolta, è a sipario abbassato che si snoda
con inauditi attori e luminarie,
 - la meraviglia -. 

MARIA LUISA SPAZIANI - Nulla di nulla

 

Strappami dal sospetto

di essere nulla, più nulla di nulla.

Non esiste nemmeno la memoria.

Non esistono cieli.

 

Davanti agli occhi un pianoro di neve,

giorni non numerabili, cristalli

di una neve che sfuma all'orizzonte -

- e non c'è l'orizzonte - 

MARIA LUISA SPAZIANI - Lo spazio magico

 

Ecco lo spazio magico in cui niente si è detto

ma il senso affiora da nebbie di preistoria.

Dormiamo in case lontane chilometri

ma i nostri sogni si congiungono in alto.

 

E’ così perfetta l’attesa (o l’intesa)

che sarà peccato trasformarla in parole.

Dovremmo preferire alla vita il silenzio

anche se questo silenzio è quintessenza della vita? 

Tu, realtà e metafora

 

 

Tu, realtà e metafora, luminoso
corpo dal doppio segno. Tu moneta
d’inscindibile faccia, bianco cigno
che ingloba il suo riflesso.

Penso all’abbraccio, e all’improvviso scende
in acque buie il mio vascello ebbro.
Confluiscono oceani. L’energia,
duraturo arabesco di fulmine.

LAWRENCE ALMA-TADEMA - I bagni di Caracalla (1899)

MARIA LUISA SPAZIANI - *La traversata dell'oasi

 

Ibernati, incoscienti, inesistenti,

proveniamo da infiniti deserti.

Fra poco altri infiniti ci apriranno

ali voraci per l’eternità.

Ma qui ora c’è l’oasi, catena

di delizie e tormenti. Le stagioni

colorate ci avvolgono, le mani

amate ci accarezzano.

Un punto infinitesimo nel vortice

che cieco ci avviluppa. C’è la musica

(altrove sconosciuta), c’è il miracolo

della rosa che sboccia, e c’è il mio cuore.

 

(Torino 1924)

MARIA LUISA SPAZIANI - Non chiedermi parole, oggi non bastano

 

Non chiedermi parole oggi non bastano.

Stanno nei dizionari: sia pure imprevedibili

nei loro incastri, sono consunte voci.

È sempre un prevedibile dejà vu.

Vorrei parlare con te - è lo stesso con Dio -

tramite segni umbratili di nervi,

elettrici messaggi che la psiche

trae dal cuore dell'universo.

Un fremere d'antenne, un disegno di danza,

un infinitesimo battere di ciglia,

la musica-ultrasuono che nemmeno

immaginava Bach. 

Si tende tutto l'essere

 

Si tende tutto l’essere in un urlo
di desiderio. Voglio la parola
lancinante, assoluta, che cancelli
scialbature di sempre.

Quella freccia che infilza dritta il cuore
mentre sorride l’Angelo, tremenda
voglio quella parola (la pronuncia
l’Angelo, ma oltre una vetrata) -

l’ha sentita Teresa? Ogni parola
al di qua della freccia è un’eresia.
E’ assoluta la rosa se si fonde
alla tua pelle – e le spine sul cuore.

Lo spirito ha bisogno del finito

 

Lo spirito ha bisogno del finito
per incarnare slanci d’infinito.
Parlo con l’angelo, e le tue braccia d’uomo
soltanto lo traducono ai miei sensi.

Dove comincia l’ala? Dove nascono
musiche di tamburi di tempesta?
Amarti è sprofondare, è una foresta
sfumante in cieli altissimi.

Il desiderio

 

Il desiderio è scivolare in sé,
è un ombelico interno che concentra
ogni energia, la rapida che preme
sul pettine ruggente della diga.

E’ scrimolo infernale, il punto-crisi
dell’acqua che sprofonda verso i quieti
allegretti del fiume. Ma mi si stringe
crudelmente la morsa del salto.

********************** 

M’inselvo nell’odore di mia madre
(purtroppo è ancora un sogno). Sono nata
o mi rannicchio in lei? Ci starei sempre
(forse pensavo) rinunziando a nascere.

E tu che c’entri, tu sfida vivente
di una vita ben viva? La memoria
di te ha lunghe ali e si proietta
avida, oltre le lande del passato.

Sono venuta a Parigi
Sono venuta a Parigi per dimenticarti.
ma tu ostinato me ne intridi ogni spazio
sei la chimera orrida delle gronde di Notre-Dame
Sei l'angelo che invincibile sorride.
Veniamo a patti (il contadino e il diavolo):
Lasciami il giorno per guardare, leggere
spreccare il tempo, divertirmi, escluderti.
Notti e sogni, d'accordo, sono tuoi.
GIUSEPPE DE NITTIS - Sul lago

*Se gli scalmi tradiscono

 

Se gli scalmi tradiscono, e si allentano
i cerchioni di ferro dei remi,
e i remi laschi perdono fiducia
e si affloscia la presa della mano,

se sei lontano, se pallidi suoni
dalla terra promessa mi raggiungono,
ah, si gonfi la vela, prenda slancio
lei, la parola, l’unico mio Dio.

CLAUDE MONET - Papaveri

Mi culla la corolla del papavero

 

Mi culla la corolla del papavero,
il mio sonno è lunghissimo. La strada
si agita laggiù da quattro ore.
Solo un tuo squillo potrebbe svegliarmi.

Non mi somiglia quest’inerzia, sono
da quando amo, tutt’altra persona.
Mi culli a lungo, mi culli il papavero,
se sarà lungo il mio sogno di te.

**********************

 

L'acqua che nasce, scorre e poi s'insinua
nelle fibre segrete della terra
è ninfetta che guizza inarrestabile
non verso il mare, ancora, ma a un suo centro
che non sa dire, che vorrebbe, ma -
...
Non d'altro sogna la ninfetta sterile
che ''paradisi di fecondazione'',
e cerca annusa abbraccia irrora e illumina
il seme che moriva.

**********************

 

Sale la voce angelica dell'acqua
dalla sorgente sottorranea. Brilla
nella foresta il filamento timido
che sarà fiume un giorno.

Sacralità segreta di ogni inizio,
impercepita musica. Quel fiume
ricordi un giorno come è cominciata
la corsa, la promessa mantenuta.

*********************

 

Se la fontana dà acqua lustrale
se l'alba si congiunge a un'altra alba
se tu semplicemente esisti, tu,
confecondante di ogni luce,

sfiori al centro il mistero, mi sorridi
di lontano, invisibile bocca,
e lo spazio si annulla, si precipita
in un unico punto infinito.

Chiusa

I

Luna succosa da mangiare a spicchi,
asprodolce limone,
palla di neve sulla pelle ardente -

…..

nessun uomo così saprà baciare -

II

Non ti amerò di più, non ti amerò di meno,
sono lassù una luna senza quarti.
Il lume splende intatto nel sereno,
non ti amerò di meno, non ti amerò di più

 

Da La traversata dell’oasi.

Ricordo di una stagione

 

Ricordo una stagione in mezzo ai colli
immensi, affaticata dal soffiare
della notturna tramontana. Un gelso
gemeva negli strappi, così alto
che talora il suo grido mi svegliava.
Ieri nel ritornarvi non sembrava
passato altro che un giorno.
La tramontana ci infuriava intorno.
Contro il cancello, intatta, era restata
una mia antica rosa morsicata.