* * * * * * * * OCTAVIO PAZ * * * * * * * *

OCTAVIO PAZ - Il ponte (El puente)

 

Tra adesso e adesso,
tra io sono e tu sei,
la parola ponte.

Entri in te stessa
quando entri in lei:
il mondo si chiude
come un anello.

Da una sponda all'altra
sempre si stende un corpo,
un arcobaleno.

Sotto i suoi archi dormirò

 

Entre ahora y ahora,
entre yo soy y tú eres,
la palabra puente.

Entras en ti misma
al entrar en ella:
como un anillo
el mundo se cierra.

De una orilla a la otra
siempre se tiende un cuerpo,
un arcoiris.

Yo dormiré bajo sus arcos.

Archi (A Silvana Ocampo)

Chi canta sulle sponde del foglio?
Chino bocconi sul fiume
di immagini, mi vedo, lento e solo,
da me stesso allontanarmi: lettere pure,
costellazioni di segni, cesure
nella carne del tempo, oh scrittura,
rigo nell'acqua!

Vago fra verdi
intrecciati, vago fra trasparenze,
fiume che scivola via e non trascorre;
mi allontano da me stesso, mi trattengo
senza trattenermi a una sponda e discendo,
lungo il fiume, fra archi di intrecciate
immagini, il fiume di pensieri.
Proseguo, là mi attendo, mi vado incontro,
fiume felice che allaccia e scioglie
un istante di sole fra due pioppi,
sulla pietra liscia si trattiene,
e si distacca da se stesso e discende,
lungo il fiume, all'incontro di se stesso.

(Da Libertà sulla parola)

OCTAVIO PAZ - Ascoltami
Ascoltami come chi ascolta piovere,
né attenta né distratta,
passi lievi, pioviggine,
acqua che è aria, aria che è tempo,
il giorno non finisce di andarsene,
la notte tuttavia non arriva,
figure della nebbia
voltano l’angolo,
figure del tempo
nell’ansa di questa pausa,
ascoltami come chi ascolta piovere,
senza ascoltarmi, ascoltando quel che dico
con gli occhi aperti verso dentro,
addormentata e vigili i cinque sensi,
piove, passi lievi, rumori di sillabe,
aria e acqua, parole che non pesano:
quel che fummo e siamo,
i giorni e gli anni, questo istante,
tempo senza peso, pesantezza enorme,
ascoltami come chi ascolta piovere,
riluce l’umido asfalto,
il vapore si alza e cammina,
la notte si apre e mi guarda,
sei tu e la tua forma di vapore,
tu e il tuo volto di notte,
tu e i tuoi capelli, lampi lenti,
traversi la strada ed entri nella mia fronte,
passi d’acqua sopra le mie palpebre,
ascoltami come chi ascolta piovere,
l’asfalto riluce, tu traversi la strada,
è la nebbia errante della notte,
è la notte addormentata nel tuo letto,
è l’onda del tuo respiro,
le tue dita d’acqua bagnano la mia fronte,
le tue dita di fiamma bruciano i miei occhi,
le tue dita d’aria aprono le palpebre del tempo,
sorgere di apparizioni e resurrezioni,
ascoltami come chi ascolta piovere,
passano gli anni, tornano gli istanti,
ascolti i tuoi passi nella stanza vicina?
non qui né lì: li ascolti
in un altro tempo che è proprio ora,
ascolta i passi del tempo
inventore di spazi senza peso né luogo,
ascolta la pioggia scorrere per la terrazza,
la notte è ormai più notte fra gli alberi,
fra le foglie si è annidato il fulmine,
vago giardino alla deriva
- entra, la tua ombra copre questa pagina.

Da El fuego de cada dìa, 1992

OCTAVIO PAZ - Due corpi

 

Due corpi, uno di fronte all'altro,
sono a volte due onde
e la notte è oceano.

Due corpi, uno di fronte all'altro,
sono a volte due pietre
e la notte deserto.

Due corpi, uno di fronte all'altro,
sono a volte radici
nella notte intrecciate.

Due corpi, uno di fronte all'altro,
sono a volte coltelli
e la notte lampo.

OCTAVIO PAZ - Passaggio (Pasaje)

 

Più che aria
più che acqua
più che labbra
leggera leggera

Il tuo corpo è l'orma del tuo corpo.

 

Màs que aire
Màs que agua
Màs que labios
Ligera, ligera

Tu cuerpo es la huella de tu cuerpo.

OCTAVIO PAZ - Sparo

 

Salta la parola
dinanzi al pensiero
dinanzi al suono
la parola salta come un cavallo
dinanzi al vento
come un vitello di zolfo
dinanzi alla notte
si perde per le vie del mio cranio
dappertutto le tracce della fiera
sulla faccia dell'albero il tatuaggio scarlatto
sulla fronte del torrione il tatuaggio di ghiaccio
sul sesso della chiesa il tatuaggio elettrico
le sue unghie sul tuo collo
le sue zampe sul tuo ventre
il segnale violetto
il tornasole che vira fino al bianco
fino al grido fino al basta
il girasole che gira come un ahi scorticato
la sigla del senza-nome lungo la tua pelle
dappertutto il grido che acceca
l'ondata nera che copre il pensiero
la campana furiosa che rintocca sulla mia fronte
la campana di sangue nel mio petto
l'immagine che ride in cima alla torre
la parola che fa scoppiare le parole
l'immagine che incendia tutti i ponti
la fuggitiva a metà dell'abbraccio
la vagabonda che uccide i bambini
l'idiota la bugiarda l'incestuosa
la cerva inseguita
la mendicante profetica
la ragazza che nel mezzo della vita
mi sveglia e mi dice ricordati.

OCTAVIO PAZ - Dire: fare (Decìr: hacer)

 

Idea palpabile,
parola
impalpabile:
la poesia
va e viene
tra ciò che è
e ciò che non è.
Tesse riflessi
e li stesse.
La poesia
semina occhi nella pagina,
semina parole negli occhi.
Gli occhi parlano,
le parole guardano,
gli sguardi pensano.
Udire
i pensieri,
vedere
ciò che diciamo,
toccare
il corpo dell'idea.
Gli occhi
si chiudono,
le parole si aprono.

 

Idea palpable,
palabra
impalpable:
la poesía
va y viene
entre lo que es
y lo que no es.
Teje reflejos
y los desteje.
La poesía
siembra ojos en la página,
siembra palabras en los ojos.
Los ojos hablan,
las palabras miran,
las miradas piensan.
Oir!
los pensamientos,
ver
lo que decimos,
tocar
el cuerpo de la idea.
Los ojos
se cierran,
las palabras se abren.

OCTAVIO PAZ - Esempio

 

Il tuono percorre la pianura
nasconde il cielo tutti i suoi uccelli
Sole scorticato
sotto la sua ultima luce
le pietre sono più pietre che mai.

Mormorio di incerti fogliami
come ciechi alla ricerca della strada
Fra pochi istanti
acqua e notte saranno un solo corpo.

WILLIAM TURNER - Paesaggio con temporale in arrivo

OCTAVIO PAZ - Temporale

 

Nella montagna nera
il torrente delira a voce alta
a quella stessa ora
avanzi tra precipizi
nel tuo corpo sopito
Il vento lotta al buio col tuo sogno
boscaglia verde e bianca
quercia fanciulla quercia millenaria
il vento ti sradica e trascina e rade al suolo
apre il tuo pensiero e lo disperde
Turbine i tuoi occhi
turbine il tuo ombelico
turbine e vuoto
Il vento ti spreme come un grappolo
temporale sulla tua fronte
temporale sulla tua nuca e sul tuo ventre
Come un ramo secco
il vento ti sbalza
Nel tuo sogno entra il torrente
mani verdi e piedi neri
rotola per la gola
di pietra nella notte
annodata al tuo corpo
di montagna sopita
Il torrente delira
fra le tue cosce
soliloquio di pietre e d'acqua
Sulle scogliere
della tua fronte passa
come un fiume d'uccelli
Il bosco reclina il capo
come un toro ferito
il bosco s'inginocchia
sotto l'ala del vento
ogni volta più alto
il torrente delira
ogni volta più fondo
nel tuo corpo sopito
ogni volta più notte.

Lawrence Alma-Tadema Strigils and sponges

OCTAVIO PAZ

 

Quest'ora ha la forma di una pausa.
La pausa ha la tua forma.
Tu hai la forma di una fontana,
non d'acqua ma di tempo
In cima allo zampillo della fonte
saltano i miei pezzi:
fui, sono, non sono ancora.
La mia vita non pesa.
Il passato si assottiglia.
Il futuro è un po' d'acqua nei tuoi occhi.

OCTAVIO PAZ

 

Dormire in te dormire
anzi svegliarsi
aprire gli occhi
nel tuo centro
nero bianco nero
bianco
Essere un sole insonne
che la tua memoria brucia
(e la memoria di me nella tua memoria)

OCTAVIO PAZ - Gioventù

 

Il salto dell'onda
più bianca
ogni ora
più verde
ogni giorno
più giovane
la morte

OCTAVIO PAZ

 

I miei occhi ti scoprono
nuda
e ti coprono
d'una calda pioggia
di sguardi.

 

Mis ojos te descubren
desnuda
y te cubren
con una lluvia cálida
de miradas.

OCTAVIO PAZ

 

Ieri notte
nel tuo letto
eravamo in tre:
tu io la luna.

 

Anoche
en tu cama
éramos tres:
tú yo la luna.

MAITHUNA

 

Mis ojos te descubren
desnuda
y te cubren
con una lluvia cálida
de miradas
*

Una jaula de sonidos
abierta
en plena mañana
más blanca
que tus nalgas
en plena noche
tu risa
o más bien tu follaje
tu camisa de luna
al saltar de la cama

Luz cernida
la espiral cantante
devana la blancura.
Aspa
X
plantada en un abra

*
Mi día
en tu noche
revienta
Tu grito
salta en pedazos
La noche
esparce
tu cuerpo
Resaca
tus cuerpos
se anudan
Otra vez tu cuerpo


*
Hora vertical
la sequía
mueve sus ruedas espejeantes
Jardín de navajas
festín de falacias
Por esas reverberaciones
entras
ilesa
en el río de mis manos

*

Más rápida que la fiebre
nadas en lo obscuro ,
tu sombra es más clara
entre las caricias
tu cuerpo es más negro
Saltas
a la orilla de lo improbable
toboganes de cómo cuando porque sí
Tu risa incendia tu ropa
tu risa
moja mi frente mis ojos mis razones
Tu cuerpo incendia tu sombra
Te meces en el trapecio del miedo
los terrores de tu infancia
me miran
desde tus ojos de precipicio
abiertos
en el acto de amor
sobre el precipicio
Tu cuerpo es más claro
tu sombra es más negra
Tú ríes sobre tus cenizas

*

Lengua borgoña de sol flagelado
lengua que lame tu país de dunas insomnes
cabellera
lengua de látigos
lenguajes
sobre tu espalda desatados
entrelazados
sobre tus senos
escritura que te escribe
con letras aguijones
te niega
con signos tizones
vestidura que te desviste
escritura que te viste de adivinanzas
escritura en la que me entierro
Cabellera
gran noche súbita sobre tu cuerpo
jarra de vino caliente
derramado
sobre las tablas de la ley
nudo de aullidos y nube de silencios
racimo de culebras
racimo de uvas
pisoteadas
por las heladas plantas de la luna
lluvia de manos de hojas de dedos de viento
sobre tu cuerpo
sobre mi cuerpo sobre tu cuerpo
Cabellera
follaje del árbol de huesos
el árbol de raíces aéreas que beben noche en el sol
El árbol carnal El árbol mortal

*
Anoche
en tu cama
éramos tres:
tú yo la luna


*

Abro
los labios de tu noche
húmedas oquedades
ecos
desnacimientos:


blancor
súbito de agua
desencadenada

*

Dormir dormir en ti
o mejor despertar
abrir los ojos
en tu centro
negro blanco negro
blanco
Ser sol insomne
que tu memoria quema
(y
la memoria de mí en tu memoria)

*

Y nueva nubemente sube
savia
(salvia te llamo
llama)
El tallo
estalla
(Llueve
nieve ardiente)
Mi lengua está
allá
(En la nieve se quema
tu rosa)
Está
ya
(sello tu sexo)
el alba
salva

[1964-1968]

OCTAVIO PAZ - Dire: fare (Decìr: hacer) II

 

Tra ciò che vedo e dico,
tra ciò che dico e taccio,
tra ciò che taccio e sogno,
tra ciò che sogno e scordo,
la poesia.
Scivola
tra il sì e il no:
dice
ciò che taccio,
tace
ciò che dico,
sogna
ciò che scordo.
Non è un dire:
è un fare.
È un fare
che è un dire.
La poesia
si dice e si ode:
è reale.
E appena dico
è reale,
si dissipa.
È più reale, così?

 

Entre lo que veo y digo,
entre lo que digo y callo,
entre lo que callo y sueño,
entre lo que sueño y olvido,
la poesía.
Se desliza
entre el si y el no:
dice
lo que callo,
calla
lo que digo,
sueña
lo que olvido.
No es un decir:
es un hacer.
Es un hacer
que es un decir.
La poesía
se dice y se oye:
es real.
Y apenas digo
es real,
se disipa.
¿Asi es mas real?

OCTAVIO PAZ - Madrigale

 

Più trasparente
di quella goccia d'acqua
tra le dita del rampicante
il mio pensiero tende un ponte
da te stessa a te stessa
Guardati
più reale del corpo che abiti
ferma in mezzo alla mia fronte

Sei nata per vivere in un'isola.

OCTAVIO PAZ - Autunno

 

In fiamme, nell'incendio degli autunni
arde a volte il mio cuore,
puro e solo. Il vento che lo desta
tocca il suo centro e lo sospende
nella luce che ride per nessuno:
quanta bellezza sparsa!

Anelo mani,
una presenza, un corpo,
quel che frantuma i muri
e fa nascere le forme inebriate,
un tocco, un suono, un giro, solo un'ala,
celesti frutti della luce nuda.

Nel mio intimo cerco
ossa, violini intatti,
vertebre oscure e delicate,
labbra che sognan labbra,
mani sognanti uccelli...

Qualcosa che s'ignora e dice

cade dal cielo,
da te, Dio, mio avversario.

OCTAVIO PAZ - Reversibile

 

Nello spazio
sto
dentro di me
lo spazio
fuori di me
lo spazio
in nessun luogo
sto
fuori di me
nello spazio
fuori di sé
in nessun luogo
sto
nello spazio
eccetera

OCTAVIO PAZ - L'altro (El otro)

 

S'inventò un volto.
Dietro di esso,
molte volte
visse, morì e risuscitò.
Oggi
il suo volto ha le rughe di quel volto.
Le sue rughe non hanno volto.

 

Se inventó una cara.
Detrás de ella
vivió, murió y resucitó
muchas veces.
Su cara
hoy tiene las arrugas de esa cara.
Sus arrugas no tienen cara.

 

 

OCTAVIO PAZ - Destino del poeta (Suerte del poeta)

 

Parole? Si, di aria
e nell'aria perdute.
Tu lascia che mi perda tra parole,
lasciami essere aria su labbra,
un soffio vagabondo senza sagoma,
breve aroma che l'aria fa svenire.

Anche la luce in se stessa si perde.

 

¿Palabras? Si, de aire,
y en el aire perdidas.
Déjame que me pierda entre palabras,
déjame ser el aire en unos labios,
un soplo vagabundo sin contornos,
breve aroma que el aire desvanece.

Tambièn la luz en si misma se pierde.

OCTAVIO PAZ - Tra andarsene e restare (Entre irse y quedarse)

 

Tra andarsene e restare è incerto il giorno,
innamorato della sua trasparenza.

Il pomeriggio circolare si fa baia;
nel suo calmo viavai si mescola il mondo.

Tutto è visibile e tutto è elusivo,
tutto è vicino e tutto è inafferrabile.

Le carte, il libro, il bicchiere, la matita
riposano all'ombra dei loro nomi.

Nella mia tempia il battito del tempo ripete
la stessa testarda sillaba di sangue.

Dell'indifferente muro la luce fa
uno spettrale teatro di riflessi.

Mi scopro nel centro di un occhio;
non mi guarda, mi guardo nel suo sguardo.

Si dissipa l'istante. Immobile.
Vado e vengo: sono una pausa.

 

Entre irse y quedarse duda el día,
enamorado de su transparencia.

La tarde circular es ya bahía:
en su quieto vaivén se mece el mundo.

Todo es visible y todo es elusivo,
todo está cerca y todo es intocable.

Los papeles, el libro, el vaso, el lápiz
reposan a la sombra de sus nombres.

Latir del tiempo que en mi sien repite
la misma terca sílaba de sangre.

La luz hace del muro indiferente
un espectral teatro de reflejos.

En el centro de un ojo me descubro;
no me mira, me miro en su mirada.

Se disipa el instante. Sin moverme,
yo me quedo y me voy: soy una pausa.

OCTAVIO PAZ - Toccare

 

Le mie mani
aprono la cortina del tuo essere
ti vestono con altra nudità
scoprono i corpi del tuo corpo
le mie mani
inventano un altro corpo al tuo corpo.

DANTE GABRIEL ROSSETTI - The day dream

OCTAVIO PAZ - *Scritto con inchiostro verde

 

L'inchiostro verde crea giardini, selve, prati,
fogliami dove cantano le lettere,
parole che son alberi,
frasi che son verdi costellazioni.

Lascia che le parole mie scendano e ti ricoprano
come una pioggia di foglie su un campo di neve,
come la statua l'edera,
come l'inchiostro questo foglio.
Braccia, cintura, collo, seno,
la fronte pura come il mare,
la nuca di bosco in autunno,
i denti che mordono un filo d'erba.

Segni verdi costellano il tuo corpo
come il corpo dell'albero le gemme.
Non t'importi di tante piccole cicatrici luminose:
guarda il cielo e il suo verde tatuaggio di stelle.

Paesaggio passionale


Il becco dell'uccello solare apre il cuore dello spazio
frutto di pietra
frutto di tempo
melagrana d'anni neri cremisi violetti

Spazio spazio fessurato

Cicatrici di sale sulla fronte del fuoco
varchi sotto un astro iracondo
dialoghi all'addiaccio tra luna e neve

Tracce rosse orme d'astri
veste dell'incendio
rampicante del vino sulla rupe

Paesi come un leone sopito
paesi come un convito di fiamme
materie in estasi fiumi fermi
estensioni regni dell'ala dispiegata

Tra quiete e movimento
gran battito dell'essere
Un brusio di vento e pioggia s'alza ai confini
come selva e febbre avanza l'uragano
gli occhi sigillati
gli occhi gonfi di visioni
L'uragano s'è piantato in mezzo alla tua anima
ciò che un suo piede schiacchia verdeggia sotto l'altro.

Prima del principio

Rumori confusi, incerto chiarore.
Inizia un nuovo giorno,
è una stanza in penombra
e due corpi distesi.
Nella fronte mi perdo
in un pianoro vuoto.
Già le ore affilano rasoi.
Ma al mio fianco tu respiri;
intimamente mia eppur remota
fluisci e non ti muovi.
Inaccessibile se ti penso,
con gli occhi ti tocco,
ti guardo con le mani.
I sogni ci separano
ed il sangue ci unisce:
siamo un fiume di palpiti.
Sotto le tue palpebre matura
il seme del sole.
Il mondo
non è ancora reale,
il tempo è dubbio:
solo il calore della tua pelle è vero.
Nel tuo respiro ascolto
la marea dell'essere,
la sillaba scordata del Pricipio.

Acqua e vento

 

Distesa d'acqua scintilli

sotto un fulmine lascivo

il mio pensiero azzurro e nero

Cammini per il bosco del mio sangue

alberi odorosi di sperma

alberi bianchi alberi neri

 

Abiti un rubino

istante incandescente

goccia di fuoco

incastonata nella notte

 

Corpo illimitato

in un'alcova minuta

 

Il mare ti solleva fino al grido più bianco

l'edera del gemito mi conficca le unghie nella nuca

il mare ti squarcia strappandoti gli occhi

torre di sabbia che si sgretola

i tuoi lamenti scoppiano e svaniscono

galli neri

cantano la tua ,morte e la tua risurrezione

 

Sul bosco carbonizzato

passa il sole con un'ascia.

Oblio

 

Chiudi gli occhi e nel buio perditi
sotto il fogliame rosso delle palpebre.
Sprofonda nelle spirali
del suono che ronza e cade
e risuona là, remoto,
verso il luogo del timpano,
come una cattedrale assordata.
Sprofonda il tuo essere nel buio,
annega nella pelle
e più nelle tue viscere;
che ti abbacini e acciechi
l'osso, livida saetta,
e tra baratri e golfi della notte
apra il pennacchio azzurro il fuoco fatuo.
Nell' ombra liquida del sonno
bagna il tuo corpo nudo;
abbandona la tua forma, schiuma
che non si sa chi ha lasciato sulla riva,
perditi in te, infinita,
nel tuo infinito essere,
mare che si perde in altro mare:
scorda te stessa e scordami.

Villaggio

 

Le pietre sono tempo

Il vento

secoli di vento

Gli alberi sono tempo

gli uomini sono pietre

Il vento

si avvolge su se stesso e si sotterra

nel giorno di pietra.

 

Acqua non c'è ma gli occhi brillano.

 

Lingua vinaccia di sole flagellato

 

 

Lingua vinaccia di sole flagellato

lingua che lambisce il tuo paese d'insonni dune

chioma

lingua di fruste

linguaggi

snodati sulla tua schiena

intrecciati

sui tuoi seni

scrittura che ti scrive

con gli sproni delle lettere

ti nega

con i tizzoni dei segni

vestito che ti sveste

scrittura che ti veste di enigmi

scrittura in cui mi seppellisco

Chioma

grande notte improvvisa sul tuo corpo

giara di vino caldo

versato

sulle tavole della legge

nodo d'urli e nube di silenzi

grappolo di serpi

grappolo d'uva

pestata

dalle gelide piante della luna

pioggia di mani di foglie di dita di vento

sul tuo corpo

sul mio corpo sul tuo corpo

Chioma

fogliame dell'albero d'ossa

l'albero di aeree radici che suggon notte dal sole

Albero carnale

Albero mortale.

Le armi dell'estate


Ascolta i palpiti dello spazio
i passi della stagione in estro
sulle braci dell'anno

Rumore di ali e crotali
lontani tamburi d'acquazzone
ansia e crepitio della terra
sotto la veste d'insetti e radici

La sete si sveglia e costruisce
le sue grandi gabbie di vetro
ove acqua incatenata è la tua nudità
acqua che canta e si scatena

Con le armi dell'estate
entri nella mia stanza nella mia fronte
a sciogliere il fiume del linguaggio
guardati in queste rapide parole

A poco a poco il giorno brucia
sul paesaggio abolito
la tua ombra è un paese di uccelli
che il sole sperde con un gesto