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POESIE DI PABLO NERUDA

Pablo Neruda

Pablo Neruda e Matilde Urrutia - Isla negra (CILE)
Pablo Neruda e Matilde Urrutia - Isla negra (CILE)

PABLO NERUDA (1904 - 1973)

 

Neftalì Ricardo Reyes Basoalto (vero nome del poeta) nasce a Parral, in Cile. Sua madre morirà dopo un mese. Suo padre, ferroviere, si trasferisce al sud del paese e si risposa. Egli lo raggiunge e trascorre con lui e la mamadre (la matrigna) la sua infanzia ed adolescenza, conservando sempre un bel ricordo di quest donna, che è molto affettuosa con lui. Tra le sue insegnanti, Gabriela Mistral (che successivamente riceverà il Premio Nobel per la Letteratura) incoraggia il suo sogno di scrivere.

Nel 1917 viene pubblicato il suo primo articolo su un giornale. Firma le prime opere con diversi pseudonimi.

Nel 1920, in onore del poeta ceco Jan Neruda assume il nome definitivo di Pablo Neruda. L'anno successivo si trasferisce a Santiago per frequentare il corso di laurea in Lingua e letteratura francese. Per le sue opere riceve alcuni importanti premi. Viaggia a lungo con incarichi diplomatici. Nel 1933 a Buenos Aires conosce Federico Garcia Lorca, di cui resterà grande amico. Conosce Delia Del Carril, sua futura moglie.

Nel 1935 entra in contatto con i personaggi più rappresentativi della cultura spagnola. Continuano i suoi viaggi in diversi paesi del mondo fino al 1948, ma la censura diviene sempre più severa nei confronti dei suoi scritti. Nel 1948 è colpito da mandato di cattura. Riceve grandi manifestazioni di solidarietà da tutto il mondo. Fugge e si rifugia in Europa. In Italia Salvatore Quasimodo tiene una conferenza dedicata a lui. Nel 1952 si trasferisce in Italia. Nel 1955 sposa Matilde Urruria e continua a produrre numerosissime opere. Riceve in molti Paesi numerosi premi e una laurea honoris causa. Nel 1970 ha un ruolo attivo nella campagna elettorale di Salvador Allende. L'anno successivo riceve il Premio Nobel per la Letteratura. Scrive le sue memorie Confesso che ho vissuto. Nel 1973 un colpo di stato rovescia il governo. Morirà in quello stesso anno.

 

Tra le sue opere in versi ricordiamo: Venti Poemi d'amore e una canzone disperata; Residenza sulla Terra; Canto Generale; L'uva e il vento; Odi elementari; Lo Stravagario; Navigazioni e ritorni; Memoriale di Isla Negra.

DANTE GABRIEL ROSSETTI - The day dream
DANTE GABRIEL ROSSETTI - The day dream

*Fanciulla snella e bruna 

 

Fanciulla snella e bruna, il sole che crea la frutta,

quello che fa dorare il grano e incurva le alghe,

creò il tuo corpo gaio, i tuoi occhi luminosi

e la tua bocca che ha il sorriso dell’acqua.

 

Un sole nero e ansioso ti si arrotola ad ogni filo

dei tuoi neri capelli, quando stendi le braccia.

Tu giochi col sole come con un ruscello

e lui ti lascia negli occhi due pozze oscure.

 

Fanciulla snella e bruna, nulla mi avvicina a te.

Tutto da te mi allontana, come dal mezzogiorno.

Sei la delirante gioventù dell’ape,

l’ebbrezza dell’onda, la forza della spiga.

 

Il mio cuore  tenebroso ti cerca, tuttavia,

e amo il tuo corpo allegro, la tua voce sciolta e delicata.

Farfalla bruna, dolce e definitiva

come il campo di frumento e il sole, il papavero e l’acqua.

 

Niña morena y ágil

 

 Niña morena y ágil, el sol que hace las frutas,

el que cuaja los trigos, el que tuerce las algas,

hizo tu cuerpo alegre, tus luminos ojos

y tu boca que tiene la sonrisa del agua.

 

Un sol negro y ansioso se te arrolla en las hebras

de la negra melena, cuando estiras los brazos.

Tú juegas con el sol como con un estero

y él te deja en los ojos dos oscuros remansos.

 

Niña morena y ágil, nada hacia ti me acerca.

Todo de ti me aleja, come del medio día.

Eres la delirante juventud de la abeja,

la embriaguez de la ola, la fuerza de la espiga.

 

Mi corazón sombrío te busca, sin embargo,

y amo tu cuerpo alegre, tu vos suelta y delgada.

Mariposa morena dulce y definitiva

come el trigal y el sol, la amapola y el agua.

 

Da Veinte poemas de amor y una canción desesperada

AMBROGIO ALCIATI - Il convegno
AMBROGIO ALCIATI - Il convegno

PABLO NERUDA - La canzone disperata


Il tuo ricordo emerge dalla notte in cui sono.
Il fiume riannoda al mare il suo lamento ostinato.

Abbandonato come i moli all'alba.
È l'ora di partire, oh abbandonato!

Sul mio cuore piovono fredde corolle.
Oh sentina di rifiuti, feroce tana di naufraghi!

In te si accumularono le guerre e i voli.
Da te innalzarono le ali gli uccelli del canto.

Tutto hai inghiottito, come la lontananza.
Come il mare, come il tempo. Tutto in te fu naufragio!

Era l'ora felice dell'assalto e del bacio.
L'ora dello stupore che ardeva come un faro.

Ansietà di nocchiero, furia di palombaro cieco,
torbida ebbrezza d'amore, tutto in te fu naufragio!

Nell'infanzia di nebbia la mia anima alata e ferita.
Scopritore perduto, tutto in te fu naufragio!

Ti attaccasti al dolore, ti aggrappasti al desiderio.
Ti abbatté la tristezza, tutto in te fu naufragio!

Feci retrocedere la muraglia d'ombra,
andai oltre il desiderio e l'atto.

Oh carne, carne mia, donna che amai e persi,
te, in quest'ora umida, evoco e canto.

Come una coppa albergasti l'infinita tenerezza,
e l'infinito oblio t'infranse come una coppa.

Era la nera, nera solitudine delle isole,
e lì, donna d'amore, mi accolsero le tue braccia.

Era la sete e la fame, e tu fosti la frutta.
Erano il dolore e le rovine, e tu f osti il miracolo.

Ah donna, non so come hai potuto contenermi
nella terra della tua anima, nella croce delle tue braccia!

Il mio desiderio di te fu il più terribile e corto,
il più sconvolto ed ebbro, il più teso e avido.

Cimitero di baci, c'è ancora fuoco nelle tue tombe,
ancora ardono i grappoli sbeccuzzati d'uccelli.

Oh la bocca morsa, oh le baciate membra,
oh gli affamati denti, oh i corpi intrecciati.

Oh la copula pazza di speranza e di vigore
in cui ci annodammo e ci disperammo.

E, la tenerezza, lieve come l'acqua e la farina.
E la parola appena incominciata sulle labbra.

Questo fu il mio destino e in esso viaggiò il mio anelito,
e i n esso cadde il mio anelito, tutto in te fu naufragio!

Oh sentina di rifiuti, in te tutto cadeva,
che dolore non spremesti, che dolore non ti soffoca.

Di caduta in caduta ancora fiammeggiasti e cantasti.
In piedi come un marinaio sulla prua di una nave.

Ancora fioristi in canti, ancora prorompesti in correnti.
Oh sentina di rifiuti, pozzo aperto e amaro.

Pallido palombaro cieco, sventurato fromboliere,
scopritore perduto, tutto in te fu naufragio!

È l'ora di partire, la dura e fredda ora
che la notte lega ad ogni orario.

Il cinturone rumoroso dei mare cinge la costa.
Sorgono stelle fredde, emigrano neri uccelli.

Abbandonato come i moli nell'alba.
Solo l'ombra tremula si contorce nelle mie mani.

Ah più in là di ogni cosa. Ah più in là di ogni cosa.

È l'ora di partire. Oh abbandonato!

BOUCHER - Giovane donna con mazzo di rose
BOUCHER - Giovane donna con mazzo di rose

PABLO NERUDA - *Non t'amo come se fossi rosa di sale

 

Non t'amo come se fossi rosa di sale, topazio

o freccia di garofani che propagano il fuoco:

t'amo come si amano certe cose oscure,

segretamente, entro l'ombra e l'anima.

T'amo come la pianta che non fiorisce e reca

dentro di sè, nascosta, la luce di quei fiori;

grazie al tuo amore vive oscuro nel mio corpo

il concentrato aroma che ascese dalla terra.

T'amo senza sapere come, nè quando nè da dove,

t'amo direttamente senza problemi nè orgoglio:

così ti amo perchè non so amare altrimenti

che così, in questo modo in cui non sono e non sei,

così vicino che la tua mano sul mio petto è mia,

così vicino che si chiudono i tuoi occhi col mio sonno.

 

No te amo como si fueras rosa de sal, topacio

o flecha de claveles que propagan eñ fuego:

te amo como se aman ciertas cosas oscuras,

secretamente, entre la sombra y el alma.

 

Te amo como la planta que no florece y lleva

dentro de sí, escondida, la luz de aquellas flores,

y gracias a tu amor vive oscuro en mi cuerpo

el apretado aroma que ascendió de la tierra.

 

Te amo sin saber cómo, ni cuándo, ni de dónde,

te amo directamente sin problemas ni orgullo:

así te amo porque no sé amar de otra manera,

 

Sino así de este modo en que no soy ni eres,

tan cerca que tu mano sobre mi pecho es mía,

tan cerca que se cierran tus ojos con mi sueño

Perché tu possa ascoltarmi (I e S)

 

Perché tu possa ascoltarmi
Le mie parole
Si fanno sottili, a volte,
come impronte di gabbiani sulla spiaggia.
Collana, sonaglio ebbro
Per le tue mani dolci come l'uva.
E le vedo ormai lontane le mie parole.
Più che mie sono tue.
Come edera crescono aggrappate al mio dolore antico.

Così si aggrappano alle pareti umide.
E' tua la colpa di questo gioco cruento.
Stanno fuggendo dalla mia buia tana.
Tutto lo riempi tu, tutto lo riempi.

Prima di te hanno popolato la solitudine che occupi,
e più di te sono abituate alla mia tristezza.
Ora voglio che dicano ciò che io voglio dirti
Perché tu le ascolti come voglio essere ascoltato.

Il vento dell'angoscia può ancora travolgerle.
Tempeste di sogni possono talora abbatterle.
Puoi sentire altre voci nella mia voce dolente.
Pianto di antiche bocche, sangue di antiche suppliche.

Amami, compagna. Non mi lasciare. Seguimi.
Seguimi, compagna, su quest'onda di angoscia.

Ma del tuo amore si vanno tingendo le mie parole.
Tutto ti prendi tu, tutto.
E io le intreccio tutte in una collana infinita
Per le tue mani bianche, dolci come l'uva.

   

 

 

Para que tu me oigas

 

Para que tú me oigas
mis palabras
se adelgazan a veces
como las huellas de las gaviotas en las playas.

Collar, cascabel ebrio
para tus manos suaves como las uvas.

Y las miro lejanas mis palabras.
Más que mías son tuyas.
Van trepando en mi viejo dolor como las yedras.

 

Ellas trepan así por las paredes húmedas.
Eres tú la culpable de este juego sangriento.
Ellas están huyendo de mi guarida oscura.
Todo lo llenas tú, todo lo llenas.

 

Antes que tú poblaron la soledad que ocupas,
y están acostumbradas más que tú a mi tristeza.

Ahora quiero que digan lo que quiero decirte
para que tú las oigas como quiero que me oigas.

El viento de la angustia aún las suele arrastrar.

 
Huracanes de sueños aún a veces las tumban.

Escuchas otras voces en mi voz dolorida.
Llanto de viejas bocas, sangre de viejas súplicas.

Ámame, compañera. No me abandones. Sígueme.

 
Sígueme, compañera, en esa ola de angustia.

Pero se van tiñendo con tu amor mis palabras.


Todo lo ocupas tú, todo lo ocupas.

Voy haciendo de todas un collar infinito
para tus blancas manos, suaves como las uvas.

 

Da Veinte poemas de amor y una canción desesperada


Sonetto  - Saprai che non t'amo e che t'amo

 

Saprai che non t'amo e che t'amo

perché la vita è in due maniere,

la parola è un'ala del silenzio,

il fuoco ha una metà di freddo.

 

Io t'amo per cominciare ad amarti,

per ricominciare l'infinito,

per non cessare d'amarti mai:

per questo non t'amo ancora.

 

T'amo e non t'amo come se avessi

nelle mie mani le chiavi della gioia

e un incerto destino sventurato.

 

Il mio amore ha due vite per amarti.

Per questo t'amo quando non t'amo

e per questo t'amo quando t'amo.

 

 

 

Sabrás que no te amo y que te amo

 

Sabrás que no te amo y que te amo
puesto que de dos modos es la vida,
la palabra es un ala del silencio,
el fuego tiene una mitad de frío.

Yo te amo para comenzar a amarte,
para recomenzar el infinito
y para no dejar de amarte nunca:
por eso no te amo todavía.

Te amo y no te amo como si tuviera
en mis manos la llave de la dicha
y un incierto destino desdichado.

Mi amor tiene dos vidas para amarte.
Por eso te amo cuando no te amo
y por eso te amo cuando te amo.


*PABLO NERUDA - Posso scrivere i versi più tristi stanotte

 

Posso scrivere i versi più tristi stanotte

Scrivere, per esempio: "La notte è stellata,

 

e tremano, azzurri, gli astri, in lontananza".

Il vento della notte gira nel cielo e canta.

 

Posso scrivere i versi più tristi stanotte.

Io l'ho amata e a volte anche lei mi amava.

 

In notti come questa l'ho tenuta tra le braccia.

L'ho baciata tante volte sotto il cielo infinito.

 

Lei mi ha amato e a volte anch'io l'amavo.

Come non amare i suoi grandi occhi fissi.

 

Posso scrivere i versi più tristi stanotte.

Pensare che non l'ho più. Sentire che l'ho persa.

 

Sentire la notte immensa, ancor più immensa senza lei.

E il verso scende sull'anima come la rugiada sul prato.

 

Poco importa che il mio amore non abbia saputo fermarla.

La notte è stellata e lei non è con me.

 

Questo è tutto. Lontano, qualcuno canta.

Lontano. La mia anima non si rassegna d'averla persa.

 

Come per avvicinarla, il mio sguardo la cerca.

Il mio cuore la cerca, e lei non è con me.

 

La stessa notte che sbianca gli stessi alberi.

Noi, quelli d'allora, già non siamo gli stessi.

 

Io non l'amo più, è vero, ma quanto l'ho amata.

La mia voce cercava il vento per arrivare alle sue orecchie.

 

D'un altro. Sarà d'un altro. Come prima dei miei baci.

La sua voce, il suo corpo chiaro. I suoi occhi infiniti.

 

Ormai non l'amo più, è vero, ma forse l'amo ancora.

E' così breve l'amore e così lungo l'oblio.

 

E siccome in notti come questa l'ho tenuta tra le braccia,

la mia anima non si rassegna d'averla persa.

 

Benché questo sia l'ultimo dolore che lei mi causa,

e questi gli ultimi versi che io le scrivo.

 

Puedo escribir los versos más tristes esta noche.
Escribir, por ejemplo: "La noche está estrellada,


y tiritan, azules, los astros, a lo lejos."

El viento de la noche gira en el cielo y canta.

Puedo escribir los versos más tristes esta noche.
Yo la quise, y a veces ella también me quiso.

En las noches como ésta la tuve entre mis brazos.
La besé tantas veces bajo el cielo infinito.

Ella me quiso, a veces yo también la quería.
¡Cómo no haber amado sus grandes ojos fijos!

Puedo escribir los versos más tristes esta noche.
Pensar que no la tengo. Sentir que la he perdido.

Oír la noche inmensa, más inmensa sin ella.
Y el verso cae al alma como al pasto el rocío.

¡Qué importa que mi amor no pudiera guardarla!
La noche está estrellada y ella no está conmigo.

Eso es todo. A lo lejos alguien canta. A lo lejos.
Mi alma no se contenta con haberla perdido.

Como para acercarla mi mirada la busca.
Mi corazón la busca, y ella no está conmigo.

La misma noche que hace blanquear los mismos árboles.
Nosotros, los de entonces, ya no somos los mismos.

Yo no la quiero, es cierto, pero cuánto la quise..
Mi voz buscaba al viento para tocar su oído.

De otro. Será de otro. Como antes de mis besos.
Su voz, su cuerpo claro. Sus ojos infinitos.

Ya no la quiero, es cierto, pero tal vez la quiero.
Es tan corto el amor, y es tan largo el olvido.

Porque en noches como ésta la tuve entre mis brazos,
mi alma no se contenta con haberla perdido.

Aunque éste sea el último dolor que ella me causa,
y éstos sean los últimos versos que yo le escribo.

 

Da Veinte poemas de amor y una canción desesperada

EMILE VERNON - Among the Blossom
EMILE VERNON - Among the Blossom

PABLO NERUDA - Sonetto XLVII

 

Dietro di me sul ramo voglio vederti.
A poco a poco ti trasformasti in frutto.
Non ti costò salir dalle radici
cantando con la tua sillaba di linfa.

 

E qui sarai dapprima in fior fragrante,
nella statua d'un bacio trasformata,
fino a che sole e terra, sangue e cielo,
ti daran la delizia e la dolcezza.

 

Vedrò sul ramo la tua capigliatura,
il tuo segno che matura nel fogliame,
che avvicina le foglie alla mia sete,

 

la mia bocca empirà la tua sostanza,
il bacio che ascese dalla terra
col tuo sangue di frutto innamorato.

 

Detrás de mí en la rama quiero verte.
Poco a poco te convertiste en fruto.
No te costó subir de las raíces
cantando con tu sílaba de savia.

 

Y aquí estarás primero en flor fragante,
en la estatua de un beso convertida,
hasta que sol y tierra, sangre y cielo,
te otorguen la delicia y la dulzura.

 

En la rama veré tu cabellera,
tu signo madurando en el follaje,
acercando las hojas a mi sed,

 

y llenará mi boca tu sustancia,
el beso que subió desde la tierra
con tu sangre de fruta enamorada.

WILLIAM TURNER - Tramonto
WILLIAM TURNER - Tramonto

PABLO NERUDA

*Ancora abbiamo perso questo tramonto

(Hemos perdido aún este crepúsculo)

 

Ancora abbiamo perso questo tramonto.

Nessuno stasera ci vide con le mani unite

mentre il vento azzurro cadeva sopra il mondo.

Ho visto dalla mia finestra

la festa del ponente sui monti lontani.

A volte, come una moneta

si incendiava un pezzo di sole tra le mani.

Io ti ricordavo con l'anima stretta

da quella tristezza che tu mi conosci.

Allora dove eri?

Tra quali genti?

Che parole dicendo?

Perchè mi arriva tutto l'amore d'un colpo

quando mi sento triste e ti sento così lontana?

Cadde il libro che sempre si prende nel tramonto

e come un cane ferito ai miei piedi rotolò la mia cappa.

Sempre, sempre ti allontani nelle sera

dove corre il tramonto cancellando statue.

 

 

Hemos perdido aún este crepúsculo

Nadie nos vio esta tarde con las manos unidas

mientras la noche azul caía sobre el mundo.

He visto desde mi ventana

la fiesta del poniente en los cerros lejanos.

A veces como una moneda

se encendía un pedazo de sol entre mis manos.

Yo te recordaba con el alma apretada

de esa tristeza que tú me conoces.

Entonces, dónde estabas?

Entre qué genes?

Diciendo qué palabras?

Por qué se me vendrá todo el amor de golpe

cuando me siento triste, y te siento lejana?

Cayó el libro que siempre se toma en el crepúsculo,

y como un perro herido rodó a mis pies mi capa.

Siempre, siempre te alejas en las tardes

hacia donde el crepúsculo corre borrando estatuas.

 

Da Veinte poemas de amor y una canción desesperada

GIUSEPPE DE NITTIS - Ondina
GIUSEPPE DE NITTIS - Ondina

*Nuda sei semplice (Desnuda eres simple)

 

Nuda sei semplice come una delle tue mani,

liscia, terrestre, minima, rotonda, trasparente,

hai linee di luna, strade di mela,

nuda sei sottile come il grano nudo.

 

Nuda sei azzurra come la notte a Cuba,

hai rampicanti e stelle nei tuoi capelli,

nuda sei enorme e gialla

come l'estate in una chiesa d'oro.

Nuda sei piccola come una delle tue unghie,

curva, sottile, rosea finché nasce il giorno

e t'addentri nel sotterraneo del mondo.

come in una lunga galleria di vestiti e di lavori:

la tua chiarezza si spegne, si veste, si sfoglia

e di nuovo torna a essere una mano nuda.

 

Desnuda eres tan simple como una de tus manos,

Lisa, terrestre, mínima, redonda, transparente,

Tienes líneas de luna, caminos de manzana,

Desnuda eres delgada como el trigo desnudo.

 

Desnuda eres azul como la noche en Cuba,

Tienes enredaderas y estrellas en el pelo,

Desnuda eres enorme y amarilla

Como el verano en una iglesia de oro.

Desnuda eres pequeña como una de tus uñas,

Curva, sutil, rosada hasta que nace el día

Y te metes en el subterráneo del mundo

Como en un largo túnel de trajes y trabajos:

Tu claridad se apaga, se viste, se deshoja

Y otra vez vuelve a ser una mano desnuda.

PABLO NERUDA - Sonetto XLV

 

Non star lontana da me un solo giorno

 

Non star lontana da me un solo giorno, perché,
perché, non so dirlo, è lungo il giorno,
e ti starò attendendo come nelle stazioni
quando in qualche parte si addormentano i treni.

Non andartene per un'ora perché allora
in quell'ora s'uniscono le gocce dell'insonnia
e forse tutto il fumo che va cercando casa
verrà ancora a uccidere il mio cuore perduto.

Ahi non s'infranga la tua figura nell'arena,
ahi, non volino le tue palpebre nell'assenza:
non andartene per un minuto, adorata,

perché in quel minuto sarai andata sì lungi
che attraverserò tutta la terra interrogando
se tornerai o se mi lascerai morire.

 

No estés lejos de mí un solo día, porque cómo,
porque, no sé decirlo, es largo el día,
y te estaré esperando como en las estaciones
cuando en alguna parte se durmieron los trenes.

 

No te vayas por una hora porque entonces
en esa hora se juntan las gotas del desvelo
y tal vez todo el humo que anda buscando casa
venga a matar aún mi corazón perdido.

 

Ay que no se quebrante tu silueta en la arena,
ay que no vuelen tus párpados en la ausencia:
no te vayas por un minuto, bienamada,

 

porque en ese minuto te habrás ido tan lejos
que yo cruzaré toda la tierra preguntando
si volverás o si me dejarás muriendo.

PABLO NERUDA - Timidezza

 

Appena seppi solamente che esistevo

e che avrei potuto essere, continuare,

ebbi paura di ciò, della vita,

desiderai che non mi vedessero,

che non si conoscesse la mia esistenza.

Divenni magro, pallido, assente,

non volli parlare perché non potessero

riconoscere la mia voce, non volli vedere

perché non mi vedessero,

camminando, mi strinsi contro il muro

come un’ombra che scivoli via.

Mi sarei vestito

di tegole rosse, di fumo,

per restare lì, ma invisibile,

essere presente in tutto, ma lungi,

conservare la mia identità oscura,

legata al ritmo della primavera.

HAYEZ - Pensiero malinconico
HAYEZ - Pensiero malinconico

PABLO NERUDA - *Mi piaci quando taci (I e S)

 

Mi piaci quando taci perché sei come assente,

e mi ascolti da lungi e la mia voce non ti tocca.

Sembra che gli occhi ti sian volati via

e che un bacio ti abbia chiuso la bocca.

 

Poiché tutte le cose son piene della mia anima

emergi dalle cose, piene dell'anima mia.

Farfalla di sogno, rassomigli alla mia anima,

e rassomigli alla parola malinconia.

 

Mi piaci quando taci e sei come distante.

E stai come lamentandoti, farfalla turbante.

E mi ascolti da lungi, e la mia voce non ti raggiunge:

lascia che io taccia col tuo silenzio.

 

Lascia che ti parli pure col tuo silenzio

chiaro come una lampada, semplice come un anello.

Sei come la notte, silenziosa e costellata.

Il tuo silenzio è di stella, così lontano e semplice.

 

Mi piaci quando taci perché sei come assente.

Distante e dolorosa come se fossi morta.

Allora una parola, un sorriso bastano.

E son felice, felice che non sia così.

 

Me gustas cuando callas

 

Me gustas cuando callas porque estás como ausente,
y me oyes desde lejos, y mi voz no te toca.
Parece que los ojos se te hubieran volado
y parece que un beso te cerrara la boca.

Como todas las cosas están llenas de mi alma
emerges de las cosas, llena del alma mía.
Mariposa de sueño, te pareces a mi alma,
y te pareces a la palabra melancolía.

Me gustas cuando callas y estás como distante.
Y estás como quejándote, mariposa en arrullo.
Y me oyes desde lejos, y mi voz no te alcanza:
déjame que me calle con el silencio tuyo.

Déjame que te hable también con tu silencio
claro como una lámpara, simple como un anillo.
Eres como la noche, callada y constelada.
Tu silencio es de estrella, tan lejano y sencillo.

Me gustas cuando callas porque estás como ausente.
Distante y dolorosa como si hubieras muerto.
Una palabra entonces, una sonrisa bastan.
Y estoy alegre, alegre de que no sea cierto.

 

Da Veinte poemas de amor y una canción desesperada

Qui io ti amo

 

Qui io ti amo. Tra pini scuri si srotola il vento.

Brilla fosforescente la luna su acque erranti.

Passano giorni uguali, inseguendosi l'un l'altro.

 

Si dirada la nebbia in figure danzanti.

Un gabbiano d'argento si stacca dal tramonto.

A volte una vela. Alte, alte stelle.

 

O la croce nera di una nave.

Solo.

A volte mi alzo all'alba e persino la mia anima è umida.

Suona, risuona il mare lontano.

Questo è un porto.Qui io ti amo.

 

Qui io ti amo e invano l'orizzonte ti occulta.

Ti sto amando anche in mezzo a queste cose fredde.

A volte vanno i miei baci su quelle navi gravi,

che corrono sul mare dove non arriveranno.

Mi vedo già dimenticato come queste vecchie àncore.

Sono più tristi le banchine quando ormeggia la sera.

 

Si stanca la mia vita inutilmente affamata.

Amo quel che non ho. Tu sei così distante.

La mia noia lotta con lenti crepuscoli.

Ma poi giunge la notte e inizia a cantarmi.

La luna proietta la sua pellicola di sogno.

 

Mi guardano con i tuoi occhi le stelle più grandi.

E poiché io ti amo, i pini nel vento

vogliono cantare il tuo nome con le loro foglie metalliche.

   

 

 

Aquì te amo.

 

Aquí te amo.

En los oscuros pinos se desenreda el viento.

Fosforece la luna sobre las aguas errantes.

Andan días iguales persiguiéndose.

Se desciñe la niebla en danzantes figuras.

 

Una gaviota de plata se descuelga del ocaso.

A veces una vela. Altas, altas estrellas.

O la cruz negra de un barco. Solo.

 

A veces amanezco, y hasta mi alma está húmeda.

Suena, resuena el mar lejano.

Este es un puerto. Aquí te amo.

 

Aquí te amo y en vano te oculta el horizonte.

Te estoy amando aún entre estas frías cosas.

A veces van mis besos en esos barcos graves,

que corren por el mar hacia donde no llegan.

 

Ya me veo olvidado como estas viejas anclas.

Son más tristes los muelles cuando atraca la tarde.

Se fatiga mi vida inútilmente hambrienta.

Amo lo que no tengo. Estás tú tan distante.

 

Mi hastío forcejea con los lentos crepúsculos.

Pero la noche llega y comienza a cantarme.

La luna hace girar su rodaje de sueño.

 

Me miran con tus ojos las estrellas más grandes.

Y como yo te amo, los pinos en el viento,

quieren cantar tu nombre con sus hojas de alambre.

 

Da Veinte poemas de amor y una canción desesperada


DUE AMANTI FELICI

Due amanti felici fanno un solo pane,
una sola goccia di luna nell'erba,
lascian camminando due ombre che s'uniscono,
lasciano un solo sole vuoto in un letto.
Di tutte le verità scelsero il giorno:
non s'uccisero con fili, ma con un aroma
e non spezzarono la pace né le parole.
E' la felicità una torre trasparente.
L'aria, il vino vanno coi due amanti,
gli regala la notte i suoi petali felici,
hanno diritto a tutti i garofani.
Due amanti felici non hanno fine né morte,
nascono e muoiono più volte vivendo,
hanno l'eternità della natura.

 

 

 

Dos amantes dichosos

 

Dos amantes dichosos hacen un solo pan,
una sola gota de luna en la hierba,
dejan andando dos sombras que se reùnen,
dejan un solo sol vacìo en una cama.
De todas las verdades escorgieron el dìa:
no se ataron con hilos sino con un aroma,
y no despedazaron la paz ni las palabras.
La dicha es una torre transparente.
El aire, el vino van con los amantes,
la noche les regala sus pétalos dichosos
tienen derecho a todos los claveles.
Dos amantes dichosos no tienen fin ni muerte,
nacen y mueren muchas veces mientras viven,
tienen la eternidad de la naturaleza.


RENOIR
RENOIR

PABLO NERUDA - *In te la terra (En ti la tierra)

 

Piccola rosa,

rosa piccina,

a volte,

minuta e nuda,

sembra che tu mi stia in una mano,

che posso cercarti e portarti alla bocca,

ma d'improvviso

i miei piedi toccano i tuoi piedi e la mia bocca le tue labbra,

sei cresciuta,

le tue spalle salgono come due colline,

i tuoi seni si muovono sul mio petto,

il mio braccio riesce appena a circondare la delicata

linea di luna nuova che ha la tua cintura:

nell'amore come acqua di mare ti sei scatenata:

misuro appena gli occhi più ampi del cielo

e mi chino sulla tua bocca per baciare la terra.

 

Pequeña rosa,

rosa pequeña,

a veces,

diminuta y desnuda,

parece que en una mano mía cabes,

que así voy a cercarte y a llevarte a mi boca,

pero de pronto

mis pies tocan tus pies y mi boca tus labios,

has crecido

suben tus hombros como dos colinas,

tus pechos se pasean por mi pecho,

mi brazo alcanza apenas a rodear la delgada

línea de luna nueva que tiene tu cintura:

en el amor como agua de mar te has desatado:

mido apenas los ojos más extensos del cielo

y me inclino a tu boca para besar la tierra.

John William Godward Far away thoughts
John William Godward Far away thoughts

PABLO NERUDA

 

*Ho fame della tua bocca (I e S)

 

Ho fame della tua bocca, della tua voce, 

del tuoi capelli e vado per le strade senza nutrirmi,  silenzioso,

non mi sostiene il pane,  l'alba mi sconvolge,

cerco il suono liquido dei tuoi piedi nel giorno.

 

Sono affamato del tuo riso che scorre,

delle tue mani color di furioso granaio,

ho fame della pallida pietra delle tue unghie,

voglio mangiare la tua pelle come mandorla intatta.

 

Voglio mangiare il fulmine bruciato nella tua bellezza,

il naso sovrano dell'aitante volto,

voglio mangiare l'ombra fugace delle tue ciglia

 

e affamato vado e vengo annusando il crepuscolo,

cercandoti, cercando il tuo cuore caldo

come un puma nella solitudine di Quitratúe.

 

 

Tengo hambre de tu boca, de tu voz,

de tu pelo y por las calles voy sin nutrirme, callado,

no me sostiene el pan, el alba me desquicia,

busco el sonido líquido de tus pies en el día.

 

Estoy hambriento de tu risa resbalada,

de tus manos color de furioso granero,

tengo hambre de la pálida piedra de tus uñas,

quiero comer tu piel como una intacta almendra.

 

Quiero comer el rayo quemado en tu hermosura,

la nariz soberana del arrogante rostro,

quiero comer la sombra fugaz de tus pestañas

 

y hambriento vengo y voy olfateando el crepúsculo

buscándote, buscando tu corazón caliente

como un puma en la soledad de Quitatrúe.

MUNIER 1890 Femme nu dans la foret
MUNIER 1890 Femme nu dans la foret

PABLO NERUDA

 

*Io ti sognai una sera

 

Donna, fatta di tutte le mie finzioni riunite,
hai vibrato nei miei nervi come una maestà,
piangendo nei sentieri dell'illusione perduta
ho sentito il contatto della tua ignota beltà.

Avvizziti i miei sogni e le mie folli chimere
ti ho forgiata a pezzi celesti e carnali,
come una resurrezione, come una primavera
nella selva di tanti stupidi ideali...

Ho sognato la tua carne divina e profumata,
in mezzo a un morboso torturare del mio essere;
e anche se imprecisa, so come sei, amata,
finzione fatta maestà in carne di donna...

Io ti cerco negli occhi di tutte le donne,
ti cerco però mai ho potuto incontrarti,
e c'è nel disincanto, l'incanto che sei
o che sarai più bella di una donna volgare.

Ti sentiranno i miei sogni eternamente mia,
spuntare dalla bruma di tutte le mie tristezze,
come germinatrice di rare allegrie
che ravviveran la fiamma della tua ignota bellezza.

 

Yo te soñé una tarde

 

Mujer, hecha de todas mis ficciones reunidas
has vibrado en mis nervios como una realeza
llorando en los senderos de la ilusión perdida
siempre he sentido el roce de tu ignota belleza. 

Marchitando mis sueños y mis buenas quimeras
te he forjado a pedazos celestes y carnales
como un resurgimiento, como una primavera
en la selva de tantos estúpidos ideales. 

He soñado tu carne divina y perfumada
en medio de un morboso torturar de mi ser,
y aunque eres imprecisa, sé como eres, amada,
ficción hecha realeza en carne de mujer. 

Yo te miro en los ojos de todas las mujeres,
te miro pero nunca te he podido encontrar
y hay en el desencanto el encanto de que eres,
o que serás más bella que una mujer vulgar... 

Te sentirán mis sueños eternamente mía
brotando de la bruma de todas mis tristezas
como germinadora de raras alegrías
que avivarán la llama de tu ignota belleza. 

Annie Louisa Robinson Swynnerton - Sense of Sight
Annie Louisa Robinson Swynnerton - Sense of Sight
PABLO NERUDA - *Se tu mi dimentichi (Si tu me olvides)
Voglio tu sappia una cosa:
Tu sai come è questo:
se guardo
la luna di cristallo, il ramo rosso
del lento autunno alla mia finestra,
se tocco
vicino al fuoco
l'impalpabile cenere
o il rugoso corpo della legna,
tutto mi conduce a te;
come se cio' che esiste,
aromi, luce, metalli, fossero piccole navi che vanno
verso le tue isole che mi attendono.

Orbene,
se a poco a poco cessi di amarmi
cesserò di amarti poco a poco:
Se d'improvviso
mi dimentichi,
non cercarmi,
che già ti avrò dimenticata:
Se consideri lungo e pazzo
il vento di bandiere
che passa per la mia vita
e ti decidi
a lasciarmi alla riva
del cuore in cui affondo le radici,
pensa
che in quel giorno,
in quell'ora,
leverò in alto le braccia
e le mie radici usciranno
a cercare altra terra

Ma
se ogni giorno,
ogni ora
senti che a me sei destinata
con dolcezza implacabile:
Se ogni giorno sale
alle tue labbra un fiore a cercarmi,
ahi, amore mio, ahi mia,
in me tutto quel fuoco si ripete,
in me nulla si spegne ne' si oblia,
il mio amore si nutre del tuo amore,
amata,
e finché tu vivrai starà tra le tue braccia
senza uscir dalle mie.
 
Si tu me olvides
Quiero que sepas
una cosa.

Tú sabes cómo es esto:
si miro
la luna de cristal, la rama roja
del lento otoño en mi ventana,
si toco
junto al fuego
la impalpable ceniza
o el arrugado cuerpo de la leña,
todo me lleva a ti,
como si todo lo que existe,
aromas, luz, metales,
fueran pequeños barcos que navegan
hacia las islas tuyas que me aguardan.

Ahora bien,
si poco a poco dejas de quererme
dejaré de quererte poco a poco.
Si de pronto
me olvidas
no me busques,
que ya te habré olvidado.

Si consideras largo y loco
el viento de banderas
que pasa por mi vida
y te decides
a dejarme a la orilla
del corazón en que tengo raíces,
piensa
que en ese día,
a esa hora
levantaré los brazos
y saldrán mis raíces
a buscar otra tierra.

Pero
si cada día,
cada hora
sientes que a mí estás destinada
con dulzura implacable.
Si cada día sube
una flor a tus labios a buscarme,
ay amor mío, ay mía,
en mí todo ese fuego se repite,
en mí nada se apaga ni se olvida,
mi amor se nutre de tu amor, amada,
y mientras vivas estará en tus brazos
sin salir de los míos ...
Munier 1890 The cherry tree
Munier 1890 The cherry tree

PABLO NERUDA

 

Giochi ogni giorno con la luce dell'universo (I e S)

 

Giochi ogni giorno con la luce dell'universo.
Sottile visitatrice, giungi nel fiore e nell'acqua.
Sei più di questa bianca testolina che stringo
come un grappolo tra le mie mani ogni giorno.

A nessuno rassomigli da che ti amo.
Lasciami stenderti tra le ghirlande gialle.
chi scrive il tuo nome a lettere di fumo tra le stelle del sud?
Ah lascia che ricordi come eri allora, quando ancora non esistevi.

Improvvisamente il vento ulula e sbatte la mia finestra chiusa.
Il cielo è una rete colma di pesci cupi.
Qui vengono a finire i venti, tutti.
La pioggia si denuda.

Passano fuggendo gli uccelli.
Il vento. Il vento.
Io posso lottare solamente contro la forza degli uomini.
Il temporale solleva in turbine foglie oscure
e scioglie tutte le barche che iersera s'ancorarono al cielo.

Tu sei qui. Ah tu non fuggi.
Tu mi risponderai fino all'ultimo grido.
Raggomitolati al mio fianco come se avessi paura.
Tuttavia qualche volta corse un'ombra strana nei tuoi occhi.

Ora, anche ora, piccola mi rechi caprifogli,
ed hai persino i seni profumati.
Mentre il vento triste galoppa uccidendo farfalle
io ti amo, e la mia gioia morde la tua bocca di susina.

Quanto ti sarà costato abituarti a me,
alla mia anima sola e selvaggia, al mio nome che tutti allontanano.
Abbiamo visto ardere tante volte l'astro baciandoci gli occhi
e sulle nostre teste ergersi i crepuscoli in ventagli giranti.

Le mie parole piovvero su di te accarezzandoti.
Ho amato da tempo il tuo corpo di madreperla soleggiata.
Ti credo persino padrona dell'universo.
Ti porterò dalle montagne fiori allegri, lapagerie,
nocciole oscure, e ceste silvestri di baci.
Voglio fare con te
ciò che la primavera fa con i ciliegi.

 

Juegas todos los días con la luz del universo.
Sutil visitadora, llegas en la flor y en el agua.
Eres más que esta blanca cabecita que aprieto
como un racimo entre mis manos cada día.

A nadie te pareces desde que yo te amo.
Déjame tenderte entre guirnaldas amarillas.
Quién escribe tu nombre con letras de humo entre las estrellas del sur?
Ah déjame recordarte como eras entonces, cuando aún no existías.

De pronto el viento aúlla y golpea mi ventana cerrada.
El cielo es una red cuajada de peces sombríos.
Aquí vienen a dar todos los vientos, todos.
Se desviste la lluvia.

Pasan huyendo los pájaros.
El viento. El viento.
Yo solo puedo luchar contra la fuerza de los hombres.
El temporal arremolina hojas oscuras
y suelta todas las barcas que anoche amarraron al cielo.

Tú estás aquí. Ah tú no huyes.
Tú me responderás hasta el último grito.
Ovíllate a mi lado como si tuvieras miedo.
Sin embargo alguna vez corrió una sombra extraña por tus ojos.

Ahora, ahora también, pequeña, me traes madreselvas,
y tienes hasta los senos perfumados.
Mientras el viento triste galopa matando mariposas
yo te amo, y mi alegría muerde tu boca de ciruela.

Cuánto te habrá dolido acostumbrarte a mí,
a mi alma sola y salvaje, a mi nombre que todos ahuyentan.
Hemos visto arder tantas veces el lucero besándonos los ojos
y sobre nuestras cabezas destorcerse los crepúsculos en abanicos girantes.

Mis palabras llovieron sobre ti acariciándote.
Amé desde hace tiempo tu cuerpo de nácar soleado.
Hasta te creo dueña del universo.
Te traeré de las montañas flores alegres, copihues*,
avellanas oscuras, y cestas silvestres de besos.

Quiero hacer contigo
lo que la primavera hace con los cerezos.

 

Da Veinte poemas de amor y una canción desesperada - Poema XIV

 

*Il copihues (lapageria) è il fiore nazionale del Cile. E' una deliziosa pianta rampicante dai grandi fiori penduli di un intenso color rosa. Viene coltivata anche in Italia nelle zone a clima mite.

Il tuo sorriso

 

Toglimi il pane, se vuoi,
toglimi l'aria, ma
non togliermi il tuo sorriso.

Non togliermi la rosa,
la lancia che sgrani,
l’acqua che d’improvviso
scoppia nella tua gioia,
la repentina onda
d’argento che ti nasce.

Dura è la mia lotta e torno
con gli occhi stanchi,
a volte, d’aver visto
la terra che non cambia,
ma entrando il tuo sorriso
sale al cielo cercandomi
ed apre per me tutte
le porte della vita.

Amor mio, nell’ora
più oscura sgrana
il tuo sorriso, e se d’improvviso
vedi che il mio sangue macchia
le pietre della strada,
ridi, perché il tuo riso
sarà per le mie mani
come una spada fresca.

Vicino al mare, d’autunno,
il tuo riso deve innalzare
la sua cascata di spuma,
e in primavera, amore,
voglio il tuo riso come
il fiore che attendevo,
il fiore azzurro, la rosa
della mia patria sonora.

Riditela della notte,
del giorno, della luna,
riditela delle strade
contorte dell’isola,
riditela di questo rozzo
ragazzo che ti ama,
ma quando apro gli occhi
e quando li richiudo,
quando i miei passi vanno,
quando tornano i miei passi,
negami il pane, l’aria,
la luce, la primavera,
ma il tuo sorriso mai,
perché io ne morrei.

 

Quítame el pan, si quieres,
quítame el aire, pero
no me quites tu risa.

No me quites la rosa,
la lanza que desgranas,
el agua que de pronto
estalla en tu alegría,
la repentina ola
de plata que te nace.

Mi lucha es dura y vuelvo
con los ojos cansados
a veces de haber visto
la tierra que no cambia,
pero al entrar tu risa
sube al cielo buscándome
y abre para mi todas
las puertas de la vida.

Amor mío, en la hora
más oscura desgrana
tu risa, y si de pronto
ves que mi sangre mancha
las piedras de la calle,
ríe, porque tu risa
será para mis manos
como una espada fresca.

Junto al mar en otoño,
tu risa debe alzar
su cascada de espuma,
y en primavera, amor,
quiero tu risa como
la flor que yo esperaba,
la flor azul, la rosa
de mi patria sonora.

Ríete de la noche,
del día, de la luna,
ríete de las calles
torcidas de la isla,
ríete de este torpe
muchacho que te quiere,
pero cuando yo abro
los ojos y los cierro,
cuando mis pasos van,
cuando vuelven mis pasos,
niégame el pan, el aire,
la luz, la primavera,
pero tu risa nunca
porque me moriría.

 

COURBET - Il mare
COURBET - Il mare

PABLO NERUDA - Barcarola

 

Se solamente mi toccassi il cuore,
se solamente mettessi la tua bocca sul mio cuore,
la tua bocca sottile, i tuoi denti,
se mettessi la tua lingua come una freccia rossa
lì dove il mio cuore polveroso martella,
se soffiassi nel mio cuore, vicino al mare, piangendo,
suonerebbe con rumore scuro, con suono di ruote
di treno assonnate,
come acque vacillanti,
come l'autunno in foglie,
come sangue,
con un rumore di fiamme umide che bruciano il cielo,
suonando come sogni o rami o piogge
o sirene di un porto triste,
se tu soffiassi nel mio cuore vicino al mare,
come un fantasma bianco,
al bordo della schiuma,
in mezzo al vento,
come un fantasma scatenato, in riva al mare,
piangendo.

Come diffusa assenza, come campana improvvisa,
il mare spartisce il suono del cuore
mentre piove e si fa sera sulla costa solitaria:
la notte cade incontrastata
e il suo lugubre azzurro di naufrago stendardo
si popola di astri d'argento affievolito.
E il cuore suona come un'aspra conchiglia,
chiama, oh mare, oh lamento, oh disciolta paura
sparsa in disgrazie e in onde scardinate:
dalla sonorità il mare accusa
le sue ombre reclini, i suoi verdi papaveri.

Se esistessi all'improvviso in una costa lugubre,
circondata dal giorno morto
dinanzi a una nuova notte,
piena d'onde,
e soffiassi nel mio cuore di freddo pànico,
soffiassi nel sangue solitario del mio cuore,
soffiassi nel suo moto di colomba con fiamme,
suonerebbero le sue nere sillabe di sangue,
crescerebbero le sue incessanti acque rosse,
e suonerebbe, suonerebbe a ombre,
suonerebbe come la morte,
chiamerebbe come un tubo pieno di vento o pianto,
o una bottiglia che versa orrore a fiotti.

E' così; e i baleni coprirebbero le tue trecce
e la pioggia entrerebbe dai tuoi occhi aperti
a preparare il pianto sordo che racchiudi,
e le ali nere del mare girerebbero intorno
a te, con grandi artigli e crocidii e voli.

Vuoi essere il fantasma che soffia, solitario,
in riva al mare il suo sterile, triste strumento?
Se solamente chiamassi,
il suo suono prolungato, il suo malefico fischio,
il suo ordine di onde ferite,
qualcuno verrebbe forse,
qualcuno verrebbe,
dalle cime delle isole, dal fondo rosso del mare,
qualcuno verrebbe, qualcuno verrebbe.

Qualcuno verrebbe, soffia con furia,
che suoni come sirena di nave guasta,
come lamento,
come un nitrito in mezzo alla schiuma e al sangue,
come un'acqua feroce che si morde e che suona.

Nella stagione marina
la sua conchiglia d'ombra circola come un grido,
gli uccelli del mare la disprezzano e fuggono,
le sue strisce di suono, le sue lugubri sbarre
si alzano sulle sponde dell'oceano solo.

 

 

Si solamente me tocaras el corazón,
si solamente pusieras tu boca en mi corazón,
tu fina boca, tus dientes,
si pusieras tu lengua como una flecha roja
allí donde mi corazón polvoriento golpea,
si soplaras en mi corazón, cerca del mar, llorando,
sonaría con un ruido oscuro,
con sonido de ruedas de tren con sueño,
como aguas vacilantes,
como el otoño en hojas,
como sangre,
con un ruido de llamas húmedas quemando el cielo,
sonando como sueños o ramas o lluvias,
o bocinas de puerto triste,
si tú soplaras en mi corazón cerca del mar,
como un fantasma blanco,
al borde de la espuma,
en mitad del viento,
como un fantasma desencadenado,
a la orilla del mar, llorando.

Como ausencia extendida, como campana súbita,
el mar reparte el sonido del corazón,
lloviendo, atardeciendo, en una costa sola:
la noche cae sin duda,
y su lúgubre azul de estandarte en naufragio
se puebla de planetas de plata enronquecida.

Y suena el corazón como un caracol agrio,
llama, oh mar, oh lamento, oh derretido espanto
esparcido en desgracias y olas desvencijadas:
de lo sonoro el mar acusa
sus sombras recostadas, sus amapolas verdes.

Si existieras de pronto, en una costa lúgubre,
rodeada por el día muerto,
frente a una nueva noche,
llena de olas,
y soplaras en mi corazón de miedo frío,
soplaras en la sangre sola de mi corazón,
soplaras en su movimiento de paloma con llamas,
sonarían sus negras sílabas de sangre,
crecerían sus incesantes aguas rojas,
y sonaría, sonaría a sombras,
sonaría como la muerte,
llamaría como un tubo lleno de viento o llanto,
o una botella echando espanto a borbotones.

Así es, y los relámpagos cubrirían tus trenzas
y la lluvia entraría por tus ojos abiertos
a preparar el llanto que sordamente encierras,
y las alas negras del mar girarían en torno
de ti, con grandes garras, y graznidos, y vuelos.

¿Quieres ser el fantasma que sople, solitario,
cerca del mar su estéril, triste instrumento?
Si solamente llamaras,
su prolongado son, su maléfico pito,
su orden de olas heridas,
alguien vendría acaso,
alguien vendría,
desde las cimas de las islas,
desde el fondo rojo del mar,
alguien vendría, alguien vendría.

Alguien vendría, sopla con furia,
que suene como sirena de barco roto,
como lamento,
como un relincho
en medio de la espuma y la sangre,
como un agua feroz mordiéndose y sonando.

En la estación marina
su caracol de sombra circula como un grito,
los pájaros del mar lo desestiman y huyen,
sus listas de sonido, sus lúgubres barrotes
se levantan a orillas del océano solo.

TRANQUILLO CREMONA L'EDERA 1878
TRANQUILLO CREMONA L'EDERA 1878
PABLO NERUDA - CANZONE DEL MASCHIO E DELLA FEMMINA!

Il frutto dei secoli
che spreme il suo succo
nelle nostre vene....

La mia anima che si diffonde
nella tua carne distesa
per uscire migliorata da te,
il cuore che si disperde
stirandosi come una pantera,
e la mia vita, sbriciolata,
che si annoda
a te come la luce alle stelle!

Mi ricevi
come il vento la vela.

Ti ricevo
come il solco il seme.

Addormentati sui miei dolori
se i miei dolori non ti bruciano,
legati alle mie ali,
forse le mie ali ti porteranno,
dirigi i miei desideri,
forse ti duole la loro lotta.

Tu sei l'unica cosa che possiedo
da quando persi la mia tristezza!

Lacerami come una spada
o senti come un'antenna!

Baciami,
mordimi,
incendiami,
che io vengo alla terra
solo per il naufragio dei miei occhi di maschio
nell'acqua infinita dei tuoi occhi di femmina!

 

Canción del macho y de la hembra!
La fruta de los siglos
exprimiendo su jugo
en nuestras venas.

Mi alma derramándose en tu carne extendida
para salir de ti más buena,
el corazón desparramándose,
estirándose como una pantera,
y mi vida, hecha astillas, ¡anudándose
a ti como la luz a las estrellas!

Me recibes
como al viento la vela.
Te recibo
como el surco a la siembra.

Duérmete sobre mis dolores
si mis dolores no te queman,
amárrate a mis alas,
acaso mis alas te llevan,
endereza mis deseos,
acaso te lastima su pelea.

Tú eres lo único que tengo
desde que perdí mi tristeza!
Desgárrame como una espada
o táctame como una antena!

Bésame,
muérdeme,
incéndiame,
que yo vengo a la tierra
sólo por el naufragio de mis ojos de macho
en el agua infinita de tus ojos de hembra!

WILLIAM WATERHOUSE - Circe
WILLIAM WATERHOUSE - Circe
PABLO NERUDA
 
E' qualcosa che mi rapisce da dentro e mi cresce
immensamente vicino, quando lei è al mio fianco,
è come una marea che s'infrange nei suoi occhi
e bacia la sua bocca, i suoi seni e le sue mani.
Tenerezza di dolore, e dolore d'impossibile,
ala dei desideri terribili,
che si agita nella notte della mia carne e della sua
con una forza acuta di frecce nel cielo...

Es como una marea, cuando ella clava en mí
sus ojos enlutados,
cuando siento su cuerpo de greda blanca y móvil
estirarse y latir junto al mío,
es cómo una marea, cuando ella está a mi lado.

He visto tendido frente a los mares del Sur,
arrollarse las aguas y extenderse
inconteniblemente,
fatalmente
en las mañanas y al atardecer.

Agua de las resacas sobre las viejas huellas,
sobre los viejos rastros, sobre las viejas cosas,
agua de las resacas que desde las estrellas
se abre como una inmensa rosa,
agua que va avanzando sobre las playas como
una mano atrevida debajo de una ropa,
agua internándose en los acantilados,
agua estrellándose en las rocas,
agua implacable como los vengadores
y como los asesinos silenciosa,
agua de las noches siniestras
debajo de los muelles como una vena rota,
como el corazón del mar
en una irradiación temblorosa y monstruosa.

Es algo que me lleva desde adentro y me crece
inmensamente próximo, cuando ella está a mi lado,
es cómo una marea rompiéndose en sus ojos
y besando su boca, sus senos y sus manos.

Ternura de dolor, y dolor de imposible,
ala de los terribles deseos,
que se mueve en la noche de mi carne y la suya
con una aguda fuerza de flechas en el cielo.

Algo de inmensa huida,
que no se va, que araña adentro,
algo que en las palabras cava tremendos pozos,
algo que contra todo se estrella, contra todo,
como los prisioneros contra los calabozos!

Ella, tallada en el corazón de la noche,
por la inquietud de mis ojos alucinados:
ella, grabada en los maderos del bosque
por los cuchillos de mis manos,
ella, su goce junto al mío,
ella, sus ojos enlutados,
ella, su corazón, mariposa sangrienta
que con sus dos antenas de instinto me ha tocado!

No cabe en esta estrecha meseta de mi vida!
Es como un viento desatado!

Si mis palabras clavan apenas como agujas
debieran desgarrar como espadas o arados!

Es como una marea que me arrastra y me dobla,
es como una marea, cuando ella está a mi lado!

VINCENT VAN GOGH - Due mani
VINCENT VAN GOGH - Due mani

PABLO NERUDA

Quando le tue mani vengono,
amore, verso le mie,
cosa mi recano volando?
Perché si son fermate
sulla mia bocca, d'improvviso,
perché le riconosco
come se allora, anzi,
le avessi toccate,
come se prima d'essere
avessero percorso
la mia fronte, il mio fianco?

La loro morbidezza veniva
volando sopra il tempo,
sopra il mare, sopra il fumo,
sopra la primavera,
e quando tu posasti
le tue mani sul mio petto,
riconobbi quelle ali
di colomba dorata,
riconobbi quella creta
e quel colore di frumento.

Gli anni della mia vita
camminai cercandole.
Salii le scale,
attraversai le scogliere,
mi portarono i treni,
le acque mi condussero,
e nella pelle dell'uva
mi sembrò di toccarti.

Il legno d'improvviso
mi recò il tuo contatto,
la mandorla m'annunciava
la tua morbidezza concreta,
finchè si chiusero
le tue mani sul mio petto
e lì come due ali
terminarono il loro viaggio.
  

Cuando tus manos salen,
amor, hacia las mías,
qué me traen volando?
Por qué se detuvieron
en mi boca, de pronto,
por qué las reconozco
como si entonces, antes,
las hubiera tocado,
como si antes de ser
hubieran recorrido
mi frente, mi cintura?

Su suavidad venía
volando sobre el tiempo,
sobre el mar, sobre el humo,
sobre la primavera,
y cuando tú pusiste
tus manos en mi pecho,
reconocí esas alas
de paloma dorada,
reconocí esa greda
y ese color de trigo.

Los años de mi vida
yo caminé buscándolas.
Subí las escaleras,
crucé los arrecifes,
me llevaron los trenes,
las aguas me trajeron,
y en la piel de las uvas
me pareció tocarte.
La madera de pronto
me trajo tu contacto,
la almendra me anunciaba
tu suavidad secreta,
hasta que se cerraron
tus manos en mi pecho
y allí como dos alas
terminaron su viaje.
 

Edouard Manet Mery Laurent
Edouard Manet Mery Laurent

PABLO NERUDA - Sonetto VIII

 

Se non fosse perché i tuoi occhi hanno color di luna,
di giorno con argilla, con lavoro, con fuoco,
e tieni imprigionata l'agilità dell'aria,
se non fosse perché sei una settimana d'ambra,

se non fosse perché sei il momento giallo
in cui l'autunno sale su pei rampicanti
e anche sei il pane che la luna fragrante
elabora passeggiando la sua farina pel cielo,

oh, adorata, io non t'amerei!
Nel tuo abbraccio io abbraccio ciò ch'esiste,
l'arena, il tempo, l'albero della pioggia,

e tutto vive perché io viva:
senz'andare sì lungi posso veder tutto:
vedo nella tua vita tutto ciò che vive. 

 

Si no fuera porque tus ojos tienen color de luna,
de día con arcilla, con trabajo, con fuego,
y aprisionada tienes la agilidad del aire,
si no fuera porque eres una semana de ámbar,

 

si no fuera porque eres el momento amarillo
en que el otoño sube por las enredaderas
y eres aún el pan que la luna fragante
elabora paseando su harina por el cielo,

 

oh, bienamada, yo no te amaría!
En tu abrazo yo abrazo lo que existe,
la arena, el tiempo, el árbol de la lluvia,

 

y todo vive para que yo viva:
sin ir tan lejos puedo verlo todo:
veo en tu vida todo lo viviente.

PIERRE-AUGUSTE RENOIR - Dormiente
PIERRE-AUGUSTE RENOIR - Dormiente
PABLO NERUDA - Bella
 
Bella,
come nella pietra fresca
della sorgente, l'acqua
apre un ampio arco di spuma,
cosí è il sorriso sul tuo volto,
bella.
Bella,
di fini mani e di piccoli piedi
come un cavallino d'argento,
che corre, fiore del mondo,
così ti vedo,
bella.
Bella,
con un nido di rame intrecciato
sulla testa, un nido color
di miele e di ombra
dove il mio cuore riposa e brucia,
bella.
Bella,
gli occhi non li contiene il tuo volto,
non li contiene la terra.
Ci sono paesi, fiumi
nei tuoi occhi,
c'è la mia patria nei tuoi occhi,
io vi cammino,
essi danno luce al mondo
dove io cammino,
bella.
Bella,
i tuoi seni sono come due pani
fatti di terra, grano e luna d'oro,
bella.
Bella,
il mio braccio 
ha cinto la tua vita come un fiume
passò mille anni per il tuo dolce corpo,
bella.
Bella,
non esiste nulla come i tuoi fianchi;
forse la terra possiede
in qualche luogo nascosto
la forma ed il profumo del tuo corpo,
forse, in qualche luogo,
bella.
Bella, mia bella,
la tua voce, la tua pelle, le tue unghie,
bella, mia bella,
la tua essenza, la tua luce, la tua ombra,
bella,
tutto questo è mio, bella,
tutto questo è mio, mia,
quando cammini o riposi,
quando canti o dormi,
quando soffri o sogni,
sempre,
quando sei vicina o lontana,
sempre,
sei mia, mia bella,
sempre.

 

Bella,
como en la piedra fresca
del manantial, el agua
abre un ancho relámpago de espuma,
así es la sonrisa en tu rostro,
bella.

Bella,
de finas manos y delgados pies
como un caballito de plata,
andando, flor del mundo,
así te veo,
bella.

Bella,
con un nido de cobre enmarañado
en tu cabeza, un nido
color de miel sombría
donde mi corazón arde y reposa,
bella.

Bella,
no te caben los ojos en la cara,
no te caben los ojos en la tierra.
Hay países, hay ríos
en tus ojos,
mi patria está en tus ojos,
yo camino por ellos,
ellos dan luz al mundo
por donde yo camino,
bella.

Bella,
tus senos son como dos panes hechos
de tierra cereal y luna de oro,
bella.

Bella,
tu cintura
la hizo mi brazo como un río cuando
pasó mil años por tu dulce cuerpo,
bella.

Bella,
no hay nada como tus caderas,
tal vez la tierra tiene
en algún sitio oculto
la curva y el aroma de tu cuerpo,
tal vez en algún sitio,
bella.

Bella, mi bella,
tu voz, tu piel, tus uñas,
bella, mi bella,
tu ser, tu luz, tu sombra,
bella,
todo eso es mío, bella,
todo eso es mío, mía,
cuando andas o reposas,
cuando cantas o duermes,
cuando sufres o sueñas,
siempre,
cuando estás cerca o lejos,
siempre,
eres mía, mi bella,
siempre.

Poema 7

Chino sulle sere tiro le mie triste reti
ai tuoi occhi oceanici.
Lì si distende e arde nel più alto fuoco
la mia solitudine che fa girare le braccia come un naufrago.

Faccio rossi segnali ai tuoi occhi assenti
che ondeggiano come il mare sulla riva di un faro.

Conservi solo tenebre, donna distante e mia,
dal tuo sguardo emerge a volte la costa del terrore.

Chino sulle sere getto le mie tristi reti
in quel mare che scuote i tuoi occhi oceanici.

Gli uccelli notturni beccano le prime stelle
che scintillano come la mia anima quando ti amo.

Galoppa la notte sulla sua cavalla cupa
spargendo spighe azzure sul prato.
 

 

 

Inclinado en las tardes tiro mis tristes redes
a tus ojos oceánicos.

Allí se estira y arde en la más alta hoguera
mi soledad que da vueltas los brazos como un náufrago.

Hago rojas señales sobre tus ojos ausentes
que olean como el mar a la orilla de un faro.

Sólo guardas tinieblas, hembra distante y mía,
de tu mirada emerge a veces la costa del espanto.

Inclinado en las tardes echo mis tristes redes
a ese mar que sacude tus ojos oceánicos.

Los pájaros nocturnos picotean las primeras estrellas
que centellean como mi alma cuando te amo.

Galopa la noche en su yegua sombría
desparramando espigas azules sobre el campo.

 

Da Veinte poemas de amor y una canción desesperada


MARY CASSATT - Breakfast in bed (1897)
MARY CASSATT - Breakfast in bed (1897)

PABLO NERUDA

 

*Ode alla semplicità

 

Semplicità, io ti domando,
mi hai sempre accompagnato?
E ora, di nuovo t'incontro
seduta sulla mia sedia?
Oggi giorno
non vogliono più accettarmi
con te,
mi guardano di sbieco,
si domandano chi è
la chioma rossa.
Il mondo,
mentre ci incontravamo
e ci riconoscevamo,
si riempiva di stupidi
tenebrosi,
di figli di frutta pieni
di parole
come i dizionari,
pieni di vento
come un ventre che ci vuol giocare
un brutto tiro,
e ora che arriviamo
dopo tanti viaggi
siamo fuori posto
nella poesia.
Semplicità, che cosa terribile ciò che ci succede:
non vogliono riceverci
nei salotti,
i caffè sono pieni
dei più squisiti
pederasti,
e io e te ci guardiamo in faccia,
non ci vogliono.
Allora
ce ne andiamo
sulla spiaggia,
nei boschi, di notte
l'oscurità è nuova,
ardono appena lavate
le stelle, il cielo
è un campo di trifoglio
turgido, scosso
dal suo sangue
ombroso.
Di mattina
andiamo in panetteria,
il pane è tiepido come un seno,
odora
il mondo di fresco
pane appena sfornato.
Romero, Ruiz, Nemesio,
Rojas, Manuel Antonio,
panettieri.
Come sono simili
il pane e il panettiere,
com'è semplice la terra
di mattina,
più tardi è ancora più semplice,
e di notte
è trasparente.
Per questo
cerco
nomi
fra l'erba.
Come ti chiami?
chiedo
a una corolla
che d'improvviso
piegata a terra fra le pietre povere
s'è arsa come un lampo.
E così, semplicità, andiamo
a conoscere
gli esseri nascosti, il segreto
coraggio di altri metalli,
a guardare la bellezza delle foglie
a conversare con uomini e donne
che soltanto per essere tali
sono insigni,
e di tutto,
di tutti,
semplicità, mi fai innamorare.
Vengo con te,
mi immergo nel tuo torrente
di acqua chiara.
E allora protestano:
Chi è costei
che va con il poeta?
Noi non vogliamo avere
nulla a che fare
con quella provinciale.
Ma se è aria, è lei
il cielo che respiro.
Io non la conoscevo o non la ricordavo.
Se mi hanno visto
una volta
andare con misteriose
odalische,
si è trattato soltanto di tenebrose
distrazioni.
Ora,
amor mio,
acqua,
tenerezza,
luce luminosa o ombra
trasparente,
semplicità,
vieni con me per aiutarmi a nascere,
per insegnarmi
un'altra volta a cantare,
verità, virtù, fonte,
vittoria cristallina.

RENOIR - Nudo
RENOIR - Nudo

PABLO NERUDA - Sete di te m'incalza

 

Sei tutta spume...

Sete di te m'incalza nelle notti affamate.
Sei tutta spume agili e leggere
e i baci ti percorrono e t'irrigano i giorni.
Il mio gesto, la mia ansietà, pendono dal tuo sguardo.
Vaso di risonanze e di stelle prigioniere.
Son stanco, tutte le foglie cadono, muoiono.
Cadono, muoiono gli uccelli. Cadono, muoiono le vite.
Stanco, son stanco. Vieni, desiderami, fammi vibrare.
Oh, mia povera illusione, mia accesa ghirlanda!
L'ansia cade, muore. Cade, muore il desiderio.
Cadono, muoiono le fiamme nella notte infinita.

Fiammata di luci, colomba di crete bionde,
liberami da questa notte che incalza e distrugge.

Sommergimi nel tuo nido di vertigine e di carezza.
Desiderami, trattienimi.
L'ebbrezza all'ombra fiorita dei tuoi occhi,
le cadute, i trionfi, gli sbalzi della febbre.
Amami, amami, amami.
In piedi ti grido! Amami.
Infrango la mia voce gridandoti e faccio ore di fuoco
nella notte pregna di stelle e di levrieri.
Infrango la mia voce e grido. Donna, amami, desiderami.
La mia voce arde nei venti, la mia voce che cade e muore.

Stanco. Son stanco. Fuggi. Allontanati. Estinguiti.
Non imprigionare la mia sterile testa tra le tue mani.
Mi segnino la fronte le fruste del gelo.
La mia inquietudine si sferzi con i venti dell'Atlantico.
Fuggi. Allontanati. Estinguiti. La mia anima deve star sola.
Deve crocifiggersi, sbriciolarsi, rotolare,
versarsi, contaminarsi sola,
aperta alla marea dei pianti,
ardendo nel ciclone delle furie,
eretta tra i monti e tra gli uccelli,
distruggersi, sterminarsi sola,
abbandonata e unica come un faro di spavento.

da Il Fromboliere Entusiasta

 

Sed de ti que me acosa en las noches hambrientas.
Trémula mano roja que hasta su vida se alza.
Ebria de sed, loca sed, sed de selva en sequía.
Sed de metal ardiendo, sed de raíces ávidas.
Hacia dónde, en las tardes que no vayan tus ojos
en viaje hacia mis ojos, esperándote entonces.

Estás llena de todas las sombras que me acechan.
Me sigues como siguen los astros a la noche.
Mi madre me dio lleno de preguntas agudas.
Tú las contestas todas. Eres llena de voces.
Ancla blanca que cae sobre el mar que cruzamos.
Surco para la turbia semilla de mi nombre.
Que haya una tierra mía que no cubra tu huella.
Sin tus ojos viajeros, en la noche, hacia dónde.

Por eso eres la sed y lo que ha de saciarla.
Cómo poder no amarte si he de amarte por eso.
Si ésa es la amarra cómo poder cortarla, cómo.
Cómo si hasta mis huesos tienen sed de tus huesos.
Sed de ti, sed de ti, guirnalda atroz y dulce.
Sed de ti que en las noches me muerde como un perro.
Los ojos tienen sed, para qué están tus ojos.

La boca tiene sed, para qué están tus besos.
El alma está incendiada de estas brasas que te aman.
El cuerpo incendio vivo que ha de quemar tu cuerpo.
De sed. Sed infinita. Sed que busca tu sed.
Y en ella se aniquila como el agua en el fuego.

 

GUSTAV KLIMT - Vita e morte
GUSTAV KLIMT - Vita e morte

PABLO NERUDA - *Se muoio sopravvivimi (Si muero sobrevíveme)

 

Se muoio sopravvivimi con tanta forza pura

che tu risvegli la furia del pallido e del freddo,

da sud a sud alza i tuoi occhi indelebili,

da sole a sole suoni la tua bocca di chitarra.

Non voglio che vacillino il tuo riso nè i tuoi passi,

non voglio che muoia la mia eredità di gioia,

non bussare al mio petto, sono assente.

Vivi nella mia assenza come in una casa.

E' una casa sì grande l'assenza

che entrerai in essa attraverso i muri

e appenderai i quadri nell'aria.

E' una casa sì trasparente l'assenza

che senza vita io ti vedrò vivere

e se soffri, amor mio, morirò nuovamente.

  

Si muero sobrevíveme con tanta fuerza pura

que despiertes la furia del pálido y del frío,

de sur a sur levanta tus ojos indelebles,

de sol a sol que suene tu boca de guitarra.

No quiero que vacilen tu risa ni tus pasos,

no quiero que se muera mi herencia de alegría,

no llames a mi pecho, estoy ausente.

Vive en mi ausencia como en una casa.

Es una casa tan grande la ausencia

que pasarás en ella a través de los muros

y colgarás los cuadros en el aire.

Es una casa tan transparente la ausencia

que yo sin vida te veré vivir

y si sufres, mi amor, me moriré otra vez. 

PABLO NERUDA
Per questo sei la sete e ciò che deve saziarla.
Come poter non amarti se per questo devo amarti.
Se questo è il legame come poterlo tagliare, come.
Come, se persino le mie ossa hanno sete delle tue ossa.
Sete di te, sete di te, ghirlanda atroce e dolce.
Sete di te, che nelle notti mi morde come un cane.
Gli occhi hanno sete, perché esistono i tuoi occhi.
La bocca ha sete, perché esistono i tuoi baci.
L'anima è accesa di queste brage che ti amano.
Il corpo, incendio vivo che brucerà il tuo corpo.
Di sete. Sete infinita. Sete che cerca la tua sete.
E in essa si distrugge come l'acqua nel fuoco.
SOPHIE ANDERSON
SOPHIE ANDERSON

Ode al giorno felice

 

Questa volta lasciate che sia felice,
non è successo nulla a nessuno,
non sono da nessuna parte,
succede solo che sono felice
fino all’ultimo profondo angolino del cuore.


Camminando, dormendo o scrivendo,
che posso farci, sono felice.
sono più sterminato dell’erba nelle praterie,
sento la pelle come un albero raggrinzito,
e l’acqua sotto,gli uccelli in cima,
il mare come un anello intorno alla mia vita,
fatta di pane e pietra la terra
l’aria canta come una chitarra.

Tu al mio fianco sulla sabbia, sei sabbia,
tu canti e sei canto,
Il mondo è oggi la mia anima
canto e sabbia, il mondo oggi è la tua bocca,
lasciatemi sulla tua bocca e sulla sabbia
essere felice,
essere felice perché si,
perché respiro e perché respiri,
essere felice perché tocco il tuo ginocchio
ed è come se toccassi la pelle azzurra del cielo
e la sua freschezza.
Oggi lasciate che sia felice, io e basta,
con o senza tutti, essere felice con l’erba
e la sabbia essere felice con l’aria e la terra,
essere felice con te, con la tua bocca,
essere felice.

 

Oda al dìa feliz

 

Esta vez dejadme
ser feliz,
nada ha pasado a nadie,
no estoy en parte alguna,
sucede solamente
que soy feliz
por los cuatro costados
del corazón, andando,
durmiendo o escribiendo.
Qué voy a hacerle, soy
feliz.
Soy más innumerable
que el pasto
en las praderas,
siento la piel como un árbol rugoso
y el agua abajo,
los pájaros arriba,
el mar como un anillo
en mi cintura,
hecha de pan y piedra la tierra
el aire canta como una guitarra.
Tú a mi lado en la arena
eres arena,
tú cantas y eres canto,
el mundo
es hoy mi alma,
canto y arena,
el mundo
es hoy tu boca,
dejadme
en tu boca y en la arena
ser feliz,
ser feliz porque si, porque respiro
y porque tú respiras,
ser feliz porque toco
tu rodilla
y es como si tocara
la piel azul del cielo
y su frescura.
Hoy dejadme
a mí solo
ser feliz,
con todos o sin todos,
ser feliz
con el pasto
y la arena,
ser feliz
con el aire y la tierra,
ser feliz,
contigo, con tu boca,
ser feliz.

 

BOCKLIN - I Campi Elisi
BOCKLIN - I Campi Elisi

PABLO NERUDA - LA NOTTE NELL'ISOLA

 

Tutta la notte ho dormito con te
vicino al mare, nell'isola.
Eri selvaggia e dolce tra il piacere e il sonno,
tra il fuoco e l'acqua.

Forse assai tardi
i nostri sogni si unirono,
nell'alto o nel profondo,
in alto come rami che muove uno stesso vento,
in basso come rosse radici che si toccano.

Forse il tuo sogno
si separò dal mio
e per il mare oscuro
mi cercava,
come prima,
quando ancora non esistevi,
quando senza scorgerti
navigai al tuo fianco
e i tuoi occhi cercavano
ciò che ora
- pane, vino, amore e collera -
ti do a mani piene,
perché tu sei la coppa
che attendeva i doni della mia vita. Ho dormito con te
tutta la notte, mentre
l'oscura terra gira
con vivi e con morti,
e svegliandomi d'improvviso
in mezzo all'ombra
il mio braccio circondava la tua cintura.
Né la notte né il sonno
poterono separarci.Ho dormito con te
e svegliandomi la tua bocca
uscita dal sonno
mi diede il sapore di terra,
d'acqua marina, di alghe,
del fondo della tua vita,
e ricevetti il tuo bacio
bagnato dall'aurora,
come se mi giungesse
dal mare che ci circonda.

 

Toda la noche he dormido contigo
junto al mar, en la isla.
Salvaje y dulce eras entre el placer y el sueño,
entre el fuego y el agua.

Tal vez muy tarde
nuestros sueños se unieron
en lo alto o en el fondo,
arriba como ramas que un mismo viento mueve,
abajo como rojas raíces que se tocan.

Tal vez tu sueño
se separó del mío
y por el mar oscuro
me buscaba
como antes
cuando aún no existías,
cuando sin divisarte
navegué por tu lado,
y tus ojos buscaban
lo que ahora
—pan, vino, amor y cólera—
te doy a manos llenas
porque tú eres la copa
que esperaba los dones de mi vida.

He dormido contigo
toda la noche mientras
la oscura tierra gira
con vivos y con muertos,
y al despertar de pronto
en medio de la sombra
mi brazo rodeaba tu cintura.
Ni la noche, ni el sueño
pudieron separarnos.

He dormido contigo
y al despertar tu boca
salida de tu sueño
me dio el sabor de tierra,
de agua marina, de algas,
del fondo de tu vida,
y recibí tu beso
mojado por la aurora
como si me llegara
del mar que nos rodea.

LA CASA DELLE ODI

Scrivendo
queste
odi
in questo
anno mille
novecento
cinquantacinque
spiegando e suonando
la mia lira obbligatoria e rumorosa,
so quello che sono
e dove va il mio canto.

Capisco
che il compratore di miti
e misteri
entri nella mia casa delle odi,
fatta
con mattone crudo e legno,
e odi gli utensili,
i ritratti
di padre e madre e patria
sulle pareti,
la semplicità
del pane
e della saliera.
Ma è così la casa delle mie odi.

Io detronizzai la nera monarchia,
la chioma inutile dei sogni,
calpestai la coda
del rettile mentale,
e disposi le cose
- acqua e fuoco -
d’accordo con l’uomo e con la terra.
Desidero che tutto
abbia
impugnatura
che tutto sia
tazza o attrezzo.
Desidero che per la porta delle mie odi
entri la gente alla ferramenta.

Io lavoro
tagliando
tavole fresche,
accumulando miele
nei barilotti,
disponendo
ferri di cavallo, arnesi,
forchette:
che entri qui tutto il mondo,
che domandi,
che chieda quello che vuole.

Io sono del Sud, cileno,
navigante,
che girò
per i mari.

Non me ne stetti nelle isole,
incoronato.

Non me ne stetti fissato
in nessun sogno.

Ritornai a lavorare semplicemente
con tutti gli altri
e per tutti.

Perché tutti vivano
in essa
faccio la mia casa
con odi
trasparenti.

ODE ALLA CORDIGLIERA ANDINA

Nuovamente dall’alto,
dal cielo
volando,
apparisti, cordigliera
bianca e scura della mia patria.
Prima il grande aereo
incrociò i grandi mari,
le selve, i deserti.
Tutto fu simmetria
tutto sopra la terra
preparato,
tutto dall’altitudine
era strada
finché nel mezzo
della terra e del cielo
si interpose
la tua neve planetaria
congelando le torri della terra.
Vulcani, cicatrici,
frane,
nevi ferruginose,
titaniche alture
desolate,
cime dei monti,
piedi del cielo,
abissi dell’abisso,
coltellate
che tagliarono
il guscio terrestre
e il sole
a sette mila
metri di altezza,
duri come un diamante
sopra
le vene, le diramazioni
dell’ombra e la neve
sopra l’inferocita
tormenta dei mondi
che si fermò bollendo
e nel silenzio
colossale
impose
i suoi mari di granito.

Patria, mise la terra
nelle tue mani scarne
il suo più duro stendardo,
la cordigliera andina,
ferro innevato, solitudine pura,
pietra e brivido,
e nel tuo costato
come fiore infinito il mare ti offre
la sua increspata schiuma.
Oh mare, oh neve,
oh cielo
della mia piccola patria,
all’uomo, al compatriota,
al compagno
darai,
darai un giorno
il pane della tua grandezza,
lo unirai al destino
della neve,
allo splendore sacro
del mare e della sua energia.

Dura abitazione,
un giorno
ti aprirai
consegnando
la segreta
fecondità,
il raggio dei tuoi doni,
e allora
mio piccolo
compatriota,
sfortunato nella sua propria fortezza,
stracciando nel suo ambito d’oro,
riceverai
il tesoro
conquistandolo,
difendendo la neve della sua stella,
moltiplicando il mare e i suoi grappoli,
estendendo il silenzio dei frutti.
Cordigliera, collegio
di pietra,
in questa ora
la tua grandezza
celebro,
la tua durezza,
il candelabro freddo
delle tue alte
solitudini di neve,
la notte,
estuario immobile,
navigando
sopra
le pietre del tuo sonno,
il giorno
trasparente
nel tuo capo
e in essa, nella innevata
capigliatura
del mondo,
il condor
alza
le sue ali
poderose,
il suo volo
degno
delle acerrime alture.


ODE ALLA CROCE DEL SUD

Oggi 14 aprile.
vento
sulla costa.
notte
e vento,
notte
oscura
e vento,
si commosse l’ombra,
s’inalberò il cipresso
dalle stelle,
gli occhi della notte
rovesciarono
polvere morta
nello spazio
e tutto rimase limpido
e tremante.

Albero
di spade
fredde
fu l’ombra
stellata,
coppa
dell’universo,
raccolto
di
platino,
tutto
ardeva
nelle alte
solitudini
marine,
in Isla Negra
camminando
a braccetto
della mia amata,
e essa
allora
sollevò appena un braccio
sommerso
nell’ombra
e come un raggio di ambra
diretto
dalla terra al cielo
mi mostrò
quattro stelle:
la Croce del Sud immobile
sopra le nostre teste.

In un istante
si spensero tutti
gli occhi
della notte
e vidi solamente fisse
nel cielo solitario
quattro rose azzurre,
quattro pietre gelate,
e le dissi,
prendendo
la mia lira
di poeta
di fronte al vento
oceanico, tra le increspature
dello onde:
Croce
del Sud, dimenticato
vascello
della mia patria,
spilla
sopra il petto
della notte turgida,
costellazione marina,
luce
delle case povere,
lampada errante, rombo
di pioggia e velluto,
tranciatrice dell’altitudine,
farfalla,
posa le tue quattro labbra
sulla mia fronte
e conducimi
nel tuo notturno
sonno
e traversata
alle isole del cielo,
ai pendii
dell’acqua della notte,
alla rosa
magnetica,
madre delle stelle,
al tumulto
del sole, al vecchio carro
dell’aurora
coperto di limoni.

E non mi rispose
la Croce del Sud:
continuò, continuo a viaggiare
spazzata
dal vento.
Allora lasciai la lira
in un angolo,
nel cammino,
e abbracciai la mia mata
e nell’avvicinare i miei occhi
ai suoi occhi,
vidi in essi,
nel suo cielo,
quattro punte
di diamante accesso.

La notte e il suo vascello
nel suo amore
palpitavano
e baciai una per una
le sue stelle.

 

GUSTAV KLIMT - Amore
GUSTAV KLIMT - Amore

*ODE AL SUO AROMA

Soave mia, di cosa profumi,
di quale frutto,
di quale stella, di quale foglia?

Vicino
al tuo piccolo orecchio
e davanti a te
mi inchino,
fisso
la narice dentro i capelli
e il sorriso
cercando, conoscendo
la razza del tuo aroma:
è soave, ma
non è un fiore, non è coltellata
di garofano penetrante
o impetuoso aroma
di violenti
gelsomini,
è qualcosa, è terra,
è
aria,
legni o meli,
odore
della luce sulla pelle,
aroma
della foglia
dell’albero
della vita
con polvere
di cammino
e freschezza
di mattutina ombra
sulla radici,
odore di pietra e fiume,
ma
più vicino
di un pesco,
dalla tiepida
palpitazione segreta
del sangue,
odore
di una casa pura
e di una cascata,
fragranza
di colomba
e di capigliatura,
aroma
della mia mano
che percorse la luna
del tuo corpo,
le stelle
della tua pelle stellata,
l’oro,
il frumento,
il pane del tuo contatto,
e lì
nella lunghezza
della tua luce pazza,
nella tua circonferenza di vaso,
nella coppa,
negli occhi dei tuoi seni,
tra le tue ampie palpebre
e la tua bocca di schiuma,
in tutto
lasciò,
lasciò la mia mano
odore di inchiostro e selva,
sangue e frutti perduti,
fragranza
di dimenticati pianeti,
di pure
carte vegetali,

il mio proprio corpo
sommerso
nella freschezza del tuo amore, amata,
come in una sorgente
o nel suono
di un campanile
arrivi
tra l’odore del cielo
e il volo
degli ultimi uccelli,
amore,
odore,
parola
della tua pelle, dell’idioma
della notte nella tua notte,
del giorno nel tuo sguardo.

Dal tuo cuore
sale
il tuo aroma
come dalla terra
la luce fino alla cima del ciliegio:
sulla tua pelle io fermo
il tuo battito
e odoro
l’onda di luce che sale,
la frutta sommersa
nella sua fragranza,
la notte che respiri,
il sangue che percorre
la tua bellezza
fino a arrivare al bacio
che mi attende
sulla tua bocca.

ODE ALLA SABBIA

Sabbia pura, come
si accumulò, impalpabile,
il tuo granello diviso
e cintura del mare, coppa del mondo,
petalo planetario,
riunisti davanti all’urlo
di onde e uccelli selvatici
il tuo anello eterno e la tua unità oscura?

Sabbia, madre
eri
dell’oceano,
esso nella tua pietra innumerevole
depositò il grappolo della specie,
ferendo
con le sue grida seminali
di toro verde la tua natura.
Nudo sopra
la tua frammentaria pelle
sento
il tuo bacio, il tuo sussurro
percorrermi
più stretto che l’acqua,
l’aria, il tempo,
piegandosi
alle linee del mio corpo,
tornando a formare
e quando
vado errando
per la spiaggia marina
il vuoto del mio essere permane un istante
nella tua memoria, sabbia,
finché aria,
onda
o notte
cancellano il mio peso grigio nel tuo dominio.

Silice demolita,
marmo disperso, anello
sgranato,
polline
della profondità,
polvere marina,
ti alzi
dalle dune
argentate
come
gole
di colomba,
ti estendi
nel deserto,
sabbia
della luna
senza limite,
circolare e brillante
come un anello,
morta,
solo silenzio
finché il vento fischia
e terrificante accorre
colpendo
la pietra demolita,
la savana
di sale e solitudine,
e allora
la inferocita sabbia
suona come un castello
attraversato
da una raffica di violini,
per una tumultuosa
velocità di spada in movimento.

Cadi
finché l’uomo
ti raccoglie
nella sua pala
e al miscuglio
dell’edificio
serenamente accorri
ritornando
alla pietra,
alla forma,
costruendo
una
dimora
riunita nuovamente
per servire
la volontà dell’uomo.

PABLO NERUDA
E che io possa, al fine, correre in folle fuga,
inondando le terre come un fiume terribile,
sciogliendo questi nodi, oh Dio mio, questi nodi,
distruggendo,
bruciando,
abbattendo
come una lava folle ciò che esiste,
correre fuori di me, perdutamente,
libero da me, furiosamente libero.
Andarmene,
Dio mio, andarmene!

ODE ALL’OLIO

Vicino al rumoroso
cereale, alle onde
del vento nell’avena,

l’olivo

di volume argentato,
severo nel suo lignaggio,
nel suo contorto
cuore terrestre:
le gracili
olive
levigate
dalle dita
che fecero
la colomba
e la chiocciola
marina:
verdi,
innumerevoli,
purissimi
capezzoli
della natura,
e lì
nei
secchi
uliveti,
dove
solamente
cielo azzurro con cicale,
e terra dura
esistono,

il prodigio,
la capsula
perfetta
dell’oliva
riempie
con le sue costellazioni il fogliame:
più tardi
l stoviglie,
il miracolo,
l’olio.

Io amo
le patrie dell’olio,
gli uliveti
di Chacabuco, in Cile,
la mattina
le piume di platino
forestali
contro le grinzose
cordigliere,
in Anacapri, in alto,
sopra la luce tirrena,
la disperazione degli olivi,
e nella mappa d’Europa,
Spagna,
cesta nera di olive
sparse per le zagare
come per una raffica marina.

Olio,
recondita e suprema
condizione della pentola,
piedistallo di perdizione,
chiave celeste della maionese,
soave e saporoso
sopra le lattughe
e soprannaturale nell’inferno
degli arcivescovili aterini. (*)
Olio, nella nostra voce, nel
nostro coro,
con
intima
soavità poderoso
canti:
sei idioma
casigliano:
hai sillabe di olio,
hai palpebre
utili ed odorose
come la tua fragrante materia.
Non canta soltanto il vino,
canta anche l’olio,
vive in noi con la sua luce matura
e tra i beni della terra
separo,
olio,
la tua inesauribile pace, la tua essenza verde,
il tuo colmo tesoro che discende
dalle sorgenti dell’olivo.

(*) Aterinidi: famiglia di pesci di dimensioni modeste che vivono in branchi, sia in mare che in acqua dolce; una specie da piccola è nota come “latterino”.

E' proibito...Queda prohibido
(Poesia di Alfredo Cuervo Barrero, solitamente
attribuita a Pablo Neruda). 
E' proibito piangere senza imparare,
svegliarti la mattina senza sapere che fare
avere paura dei tuoi ricordi.
E' proibito non sorridere ai problemi,
non lottare per quello in cui credi
e desistere, per paura.
Non cercare di di trasformare i tuoi sogni in realtà.
E' proibito non mostrare il tuo amore, fare pagare agli altri i tuoi malumori.
E' proibito abbandonare i tuoi amici,
non cercare di comprendere coloro che ti stanno accanto
e chiamarli solo quando ne hai bisogno.
E' proibito non esser te stesso davanti alla gente,
fingere davanti alle persone che non ti interessano,
essere gentile solo con chi si ricorda di te,
dimenticare tutti coloro che ti amano.
E' proibito non fare le cose per se stesso,
avere paura della vita e dei suoi compromessi,
non vivere ogni giorno come se fosse il tuo ultimo respiro.
E' proibito sentire la mancanza di qualcuno senza gioire,
dimenticare i suoi occhi
e le sue risate
solo perchè le vostre strade hanno smesso di abbracciarsi.
Dimenticare il passato
e farlo scontare al presente.
E' proibito non cercare di comprendere le persone,
pensare che le loro vite valgono meno della tua,
non credere che ciascuno tiene il proprio cammino
nelle sue mani.
E' proibito non creare la tua storia,
non avere neanche un momento per la gente che ha bisogno di te,
non comprendere che ciò che la vita ti dona,
allo stesso modo te lo può togliere.
E' proibito non cercare la tua felicità,
non vivere la tua vita pensando positivo,
non pensareche possiamo solo migliorare,
non sentire che, senza di te,
questo mondo non sarebbe lo stesso.
 

Queda prohibido llorar sin aprender,

levantarte un día sin saber que hacer,

tener miedo a tus recuerdos.

Queda prohibido no sonreír a los problemas,

no luchar por lo que quieres,

abandonarlo todo por miedo,

no convertir en realidad tus sueños.

Queda prohibido no demostrar tu amor,

hacer que alguien pague tus deudas y el mal humor.

Queda prohibido dejar a tus amigos,

no intentar comprender lo que vivieron juntos,

llamarles solo cuando los necesitas.

Queda prohibido no ser tú ante la gente,

fingir ante las personas que no te importan,

hacerte el gracioso con tal de que te recuerden,

olvidar a toda la gente que te quiere.

Queda prohibido no hacer las cosas por ti mismo,

tener miedo a la vida y a sus compromisos,

no vivir cada día como si fuera un ultimo suspiro.

Queda prohibido echar a alguien de menos sin

alegrarte, olvidar sus ojos, su risa,

todo porque sus caminos han dejado de abrazarse,

olvidar su pasado y pagarlo con su presente.

Queda prohibido no intentar comprender a las personas,

pensar que sus vidas valen mas que la tuya,

no saber que cada uno tiene su camino y su dicha.

Queda prohibido no crear tu historia,

no tener un momento para la gente que te necesita,

no comprender que lo que la vida te da, también te lo quita.

Queda prohibido no buscar tu felicidad,

no vivir tu vida con una actitud positiva,

no pensar en que podemos ser mejores,

no sentir que sin ti este mundo no sería igual.

Poesia attribuita a PABLO NERUDA - Il sole di entrambi

 

Se saprai starmi vicino,
e potremo essere diversi,
se il sole illuminerà entrambi
senza che le nostre ombre si sovrappongono,
se riusciremo ad essere "NOI" in mezzo al mondo
e insieme al mondo, piangere, ridere, vivere.
Se ogni giorno sarà scoprire quelli che siamo
e non il ricordo di come eravamo,
se sapremo darci l'un l'altro
senza sapere chi sarà il primo e chi l'ultimo
se il tuo corpo canterà con il mio perché insieme è gioia.....
Allora sarà amore
e non sarà stato vano aspettarsi tanto.

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