* * * * Patrizia Valduga * * * *

Patrizia Valduga, poetessa italiana vivente, nata nel 1953 a Castelfranco Veneto, moglie del poeta e critico letterario Giovanni Raboni, fondatrice della rivista mensile Poesia, ha scritto diverse raccolte di poesie:

 

Medicamenta, La tentazione, Donna di dolori, Requiem, Corsia degli incurabili, Cento quartine d'amore.

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                        Ulteriore finzione: eternità, assenza di fine, morte
                              che muore, efficienza... PATRIZIA VALDUGA
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"Il vostro sguardo insolente dovrà
chinarsi... Voi, bastardi tracotanti,
l'alba che viene tutti squaglierà!"
 
"Si squaglieranno solo i tuoi amanti
in quell'alba che tutti i sogni smura,
goffi fra tremiti e vene, spïanti
 
lì per giocarti, per farci paura.
So che lo sai..." "Non so nessuna cosa,
puliscimi la tua slumacatura."
 
"Come sei altera e disdegnosa!
Sconcialtela così che me la prenda
e disbrami la voglia che mi posa."
 
Poi col le reni in una morsa orrenda,
"Or godi e taci, or... ti resti dentro".
E mi convien tacere, per ammenda.
 
"Vedi come veloce in te m'inventro,
vedi come lo vuoi e tieni tutto,
vedi che piangi umore dal tuo centro...
 
ecco rientro, e coli dappertutto.
Via di qui, voi, che più non mi resiste,
in piacere si volta il suo gran lutto."
 
Altra doglia e delizia insieme miste
intorno ad un calore ch'io non so
m'ingolfavano il cuore e fu ben triste
 
venire a resa pur gridando "No!",
per fame di carne grassa di grasso
e sangue.. e per mia scusa che dirò?
 
"Sento l'alba salire passo a passo,
con lei ti lascio, anima confusa;
il tuo cielo ho innalzato ch'era basso
 
e più non fonderai come ti ho fusa
fuor dei denti di ieri e di domani.
Se la vista del sole non ti è chiusa
 
vinca tua guardia i movimenti umani!"
E tu, alba, giungi ben tardi e greve,
se ancora par che tocchino le mani
 
e il ventre palpita geme e beve
dalle sue vene salive segrete...
Questo è il mio schifo, il mio dover tra breve
 
tirarmi su, venir dove voi siete,
vere ombre e fantasmi e larve vere.
Odio voi, odio il giorno e la sua rete,
 
ma nel mio buio so quasi tacere.

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                  Mi dispero perché non ho che poche erose scrofolose
                        parole, a darsi all'ozio intente, che non sanno
                                  far niente. PATRIZIA VALDUGA
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PATRIZIA VALDUGA

 

In me cogli anni crescono, a mio merito

o demerito, quei danni d'ascrivere

interi a plurime carnali sterili

dilettazioni in cui involta o proclive

m'affatico... a diletti semiseri

e periferici.,. alle loro derive...

così che non mi viene dal preterito

il come e tanto meno il cosa vivere,

che in questi giorni persi neri e duri

se qualcosa mi resti non ho prove,

se qualcosa qui o altrove per me duri,

e non so se la sera ora congiuri

contro di me, o sui drudi miei dall'ovest

induri, sui passati e sui futuri.

 

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                       Né so passare a nuoto ora la notte. PATRIZIA VALDUGA
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CAILLEBOTTE

*PATRIZIA VALDUGA

 

In nome di Dio, aiutami! Ché tanto

amor non muta e muta mi trascino.

Ancora sete ho di te... soltanto

sola a te solo e col sole declino.

 

O marea d'amore viverti accanto

e arresto del cuore, amor mio divino,

che eterni della vita luce e canto.

La mia ne muore... dal ricordo sino

 

al qui ancora verso il cuore in cammino,

verso te, mio dissorte eppur destino...

se non di morte... ora di te rimpianto...

 

e il mare discolora il mio mattino.

Ma tu incatenami all'amato incanto,

resta, è giorno, vieni più vicino.

 

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                    L'altra simulazione: l'animo che non sa curare i sensi
                                     o l'animo curare con i sensi.
                                              PATRIZIA VALDUGA 
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OSKAR KOKOSCHKA - Amanti
In questa maledetta notte oscura
In questa maledetta notte oscura
con una tentazione fui assalita
che ancora in cuore la vergogna dura.
 
Io così pudica, così compita,
vedevo un uomo a me venire piano
e avvolgermi quasi avido la vita;
 
un altro ne veniva e con la mano
oh delicatamente lui mi apriva,
e un altro e un altro e un altro ch'era vano
 
a guerra apparecchiarmi d'armi priva
già incatenata, e senza una catena,
nel tempo che la vita non par viva.
 
"Non vuoi? piccola piccola sirena..."
Posso io non volere e star da lato?
"Oh lasciatemi!" e respiravo appena,
 
il cuore dalla sua sede saltato.
Con cento mani vinte le mie braccia
Tutte le ossa mi avevano contato,
 
ad ogni cavità davan la caccia;
nel denso, nelle viscere spremuta,
in una tomba di carne che schiaccia
 
e macina e mette al niente... perduta.
Che mai feci, che mai feci mio Dio?
Mercè, pietà, perdono, chi mi aiuta?
Da La tentazione, (ristampa 1997 - Einaudi)

 

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Io sono sempre stata come sono anche quando non ero come sono e non saprà nessuno come sono perché non sono solo come sono.

PATRIZIA VALDUGA

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PATRIZIA VALDUGA

 

Vieni, entra e coglimi, saggiami provami...

comprimimi discioglimi tormentami...

infiammami programmami rinnovami.

Accelera... rallenta... disorientami.

 

Cuocimi bollimi addentami... covami.

Poi fondimi e confondimi... spaventami...

nuocimi, perdimi e trovami, giovami.

Scovami... ardimi bruciami arroventami.

 

Stringimi e allentami, calami e aumentami.

Domani, sgominami poi sgomentami...

dissociami divorami... comprovami.

 

Legami annegami e infine annientami.

Addormentami e ancora entra... riprovami.

Incoronami. Eternami. Inargentami.

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Ahi! serva Italia ancora coi fascisti,
e con quell'imbroglione da operetta,
ladruncolo lacchè di tangentisti!


Le tivù ci hanno fatto l'incantesimo...
Se non scarica il cielo una saetta,
tutti servi del secolo ventesimo! 

 

Classifiche, sondaggi, lotterie…

siamo solo strumenti di collaudo

per i bordelli… o per le osterie…

 

Che cosa non si deve sopportare!

Se penso che c'è ancora Pippo Baudo

che son trent'anni che mi fa cagare…

 

Trent'anni? ma saranno anche quaranta…

E lo paghiamo noi… ha certi prezzi…

lui munge le sue vacche lì… e ci canta

 

le canzonette… fa i pettegolezzi…

Se mai esco di qui mi fanno a pezzi!

 

Non sentite il lamento della terra?

come un gigante gemito che sale…

Sono tre secoli che le fa la guerra

 

con fumi, tossici, pegola, pece,

con mercato di merce funerale,

la nostra bella e riverita specie.

 

Ci vorrebbe ora una rivoluzione,

ma non ci sono fedi né ideali:

tutti hanno torto e tutti hanno ragione.

 

Sacra natura, nella tua dolcezza,

ancora mandi agli occhi dei mortali

uno squillo di eterna giovinezza?

 

una luce misura di umiltà?

Forse anche noi, soldati del dolore,

si darà ascolto nella tua pietà?

 

ogni giorno che passa dà dolore…

Ogni giorno che passa uno che muore.

(Da Corsia degli incurabili)

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Di tutto ciò far senza, e del troppo sognare. E sulla terra in levità passar.  PATRIZIA VALDUGA 

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O datemi qualcuno che mi ascolti,
ché di parole straripo.. qualcuno
che mi prenda per mano e dei sepolti
dei fatti polvere e niente al raduno
mi porti... di occhi ho paura... di volti...
Non mi restava ormai niente e nessuno,
e come sanguinando intorno intorno
pesantemente in me cadeva il giorno.

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Nel luglio altero, lui tenero audace,
sensualmente a me lanciava da là:
prima di sera io ti scopo. Ah.
Fra trafficar di sguardi dove pace,
 
dove l'incompenetrabilità...
dove il tempo in quest'ombra... Lui tace
in un empio silenzio a farne fornace.
Poi apri, m'intima, apri... più dentro già
 
si spinge con suo tal colpo segreto.
Umidore, pare bacio di calore
su ammucchiarsi d'umano, alto m'accappia.
 
O inverni e lirici slanci (con metodo).
Mi sale... mi scende... io come granata
esplosa, contusa, to', che si sappia.
(Da Medicamenta e altri medicamenta)
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Sa sedurre la carne la parola,
prepara il gesto, produce destini...
È martirio il verso,
è emergenza di sangue che cola
e s'aggruma ai confini
del suo inverso sessuato, controverso.
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E nottetempo la gente si arrappa,
s'ingrifa, al serra serra si disgroppa.
Ah... eh... ah... bada ansimare... di tappa
in tappa svelta s'accoppia, s'aggroppa.
 
Ponte sui sensi, avendoli, s'acchiappa
Con mutua trappola, greve s'intoppa
fino allo scoppio... gioca stringichiappa
a strappa strappa e a cervello di stoppa
 
por toppa... E intanto la notte scappa
da razionalità antidotata
e imperata... Io dolente, in gola un groppo,
 
il mio universo d'assenze e la mappa
dei miei giorni ridesti mi sciroppo,
di pensamento in abuso incappata.
 
La stessa rigirata
d'angoscia in margine all'esiguo e al troppo:
il succo della notte invero allappa.
(Da Medicamenta e altri medicamenta)

PATRIZIA VALDUGA

 

Ti voglio far provare il bel piacere.

Pur mal mio grado? Lasciami tranquilla!

Da troppe sere e troppe primavere...

Dei superni desiri ecco la squilla.

 

La luna scorre su acque nere e brilla...

Oh, tu vai alto per volermi avere!

Ed io ti prenderò come un'anguilla.

Dentro da me per vie d'acqua o vie aeree...

 

E perché più e più in te s'interni...

Entrerai mai e mai, primavere o inverni.

Dall'alto scenderò con giri alterni...

 

Pensatore di donne, mio amatore...

Fin ch'io ti prenda, fin che l'incaverni...

Ad averti c'è poco per il cuore.

PATRIZIA VALDUGA

 

Invecchio. Mentre il giorno qui s'attenda,

senza darsi dattorno, non atteso,

penso ai miei casi, il da farsi, le agenda,

pure a te, santoddio, beninteso.

 

Pioverà? Farà bel tempo? Che attenda

per uscire un segnale o ancora teso

mi comprenda male ritmo e vicenda?

Intanto, come tutti, mi soppeso

 

gli inviti del caso, poi l'ora chiusa...

Rilasso il ventre ch'è quasi mattina,

se non funzione pur sempre richiamo

 

all'arduo mio zampettio di gallina

su per la via alla vita, assai confusa,

chiocciante... Vieni fuori ora e finiamola!

PATRIZIA VALDUGA

 

Mi va di rievocare per mia cura

l'andar per prati... scongiurarlo, sai,

da l'avventura veniente e ventura

non chiedo come o da dove oggimai;

 

e non cascare più nella natura...

si tocca... su e giù... si finisce mai,

pensosa (se lo amavo, addirittura!)

di mie doglie, lagnanze lagne e lai.

 

Quali sforzi formali nella verde

vegetante lordura, flora a perdere

dove non si ficca... Ascolta! Ascolto:

 

ronzii, frullii su erbe, su merde...

cespi e sterpi... Alla stracca su nel folto,

su che l'iddio creò. È mica molto.

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La tua Milano, amore, fa paura
e mi tratta da esule e sbandita,
e in casa nostra ogni cosa
mi guarda male, come risentita.
Ogni cosa ti chiama, ti reclama,
e mi lascia così, sola e spaurita.
E tutto il tempo testimonia il tempo
del dolore indiviso della vita.
E in tutto il tempo trovo tregua il tempo
che ti sto accanto, anima ferita. 

(Postfazione a Ultimi versi di Francesco Raboni)

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O dio del non ritorno,
o dio dagli occhi chiari,
che mi sgombri le tenebre d'intorno
e tutto tutto intorno a me rischiari,
e lontano di qui a qualunque giorno
giunture della luce, itinerari,
me la prepari, e non mi passerà:
la libertà sì, la mia libertà.
SALVADOR DALI' - Donna allo specchio (1982)
Lo so benissimo che non è amore
 
Lo so benissimo che non è amore,
che ama solo se stesso,
che è l'ennesima replica al dolore,
un da capo senza coda né nesso,
che non ha amore, che è un bambino vecchio,
che sono sola davanti a uno specchio.

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Giura che mi terrai nuda e legata
per una notte intera, a luci spente;
che se mento sarò martirizzata
a mezzogiorno, irrevocabilmente.

Baciami; dammi cento baci, e mille:
cento per ogni bacio che si estingue,
e mille da succhiare le tonsille
da avere in bocca un'anima e due lingue.

Oh sí, accarezza dolcemente, sfiora,
ma minaccia ogni furia e ogni violenza;
lentamente... non dentro, non ancora...
portami a poco a poco all'incoscienza.

e tu mandali a dormire i tuoi pensieri,
devi ascoltare i sensi solamente,
sarà un combattimento di guerrieri:
combatterà il tuo corpo e non la mente.

Vuoi che tutto finisca e niente duri?
che ognuno vada a fare i fatti suoi?
stacco il telefono, chiudo gli scuri:
e che la notte ricominci!
Vuoi?

Guardalo questo corpo: ti appartiene!!!

Oh, prima ch'io ritorni là con te,
fammi avere qualcosa da portare,
un piccolo qualcosa dentro me,
e non quest'ansia sola, e questo ansare.
Fa' che possa portarti dentro me
qualcosa perchè possa ritornare
e dirti, padre: "Vedi che ho vissuto:
in me il tuo cuore, no, non si è perduto".