DANTE GABRIEL ROSSETTI - Morning music
TAGORE
*Smettila di cantare i tuoi inni
Smettila di cantare i tuoi inni,
di recitare le tue orazioni!
Chi adori in quest'angolo buio
e solitario d'un tempio
le cui porte sono tutte chiuse?
Apri i tuoi occhi e guarda:
non è qui il tuo Dio.
E' là dove l'aratore
ara la dura terra,
dove lo spaccapietre
lavora alla strada.
E' con loro nel sole e nella pioggia,
la sua veste è coperta di polvere.
Levati il manto sacro
e scendi con lui nella polvere.
Liberazione?
Dove credi di poter trovare
liberazione?
Il tuo stesso signore ha preso su di sé
lietamente i legami della creazione
- è legato a noi tutti per sempre.
Lascia le tue meditazioni,
abbandona l'incenso e i tuoi fiori!
Che male c'è se le tue vesti
diventano sporche e stracciate?
Va incontro a lui,
sta presso di lui
nel lavoro e nel sudore della fronte.
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Fuori, nel mondo, cerchi materiale di gioia: ma solo
in te stesso lo puoi trovare.
R. Tagore
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WILLIAM BOUGUEREAU - Anima portata in cielo
TAGORE - *Talvolta la mia gioia
Talvolta
la mia gioia
ti spaventa
amore mio
nasce dal nulla
e si nutre di poco
di larve invisibili
che il vento trasporta
di frammenti di paura
che si fondono in tepore
di briciole di serenità
cadute
dalla mensa dei poveri
di un raggio di sole
che risveglia lucciole
addormentate
in gocce di rugiada
se mi ami
amore mio
perdona la mia gioia
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Il dolore è come una notte nella stagione delle piogge: piove continuamente, senza interruzione. La gioia è come il lampo, messaggero di breve sorriso.
Rabindranath Tagore
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RABINDRANATH TAGORE - Quando la lampada si spense
Quando la lampada accanto al mio letto si spense,
mi destai con gli uccelli mattinieri.
Sedetti alla finestra aperta,
con un fresco
serto di fiori tra i capelli sciolti.
Il giovane viandante venne per la strada
nella nebbia rosata del mattino.
Al collo aveva una collana di perle,
sulla sua corona cadevano i raggi del sole.
Si fermò davanti alla mia porta
e mi chiese con voce impaziente:
« Dove è lei? »
Non seppi dire, per la gran vergogna,
« Lei sono io, giovane viandante,
sono io ».
Era all'imbrunire
e la lampada non era ancora accesa.
Svogliatamente m'intrecciavo i capelli.
Il giovane giunse sul suo cocchio
nel bagliore del sole al tramonto.
La sua veste era coperta di polvere,
i cavalli avevano la schiuma.
Egli discese alla mia porta, e chiese
con voce stanca « Dove è lei? »
Non potei dire, per la gran vergogna,
« Lei sono io, stanco viaggiatore,
sono io ».
E' una notte d'aprile.
La lampada arde nella mia stanza.
La brezza del sud spira gentilmente.
Il pappagallo ciarliero
dorme nella sua gabbia.
Il mio corsetto ha il colore
del collo del pavone
e il mio mantello è verde
come l'erba novella.
Siedo per terra alla finestra
e guardo la strada deserta.
Nell'oscuritá della notte
continuo a mormorare
« Lei sono io, disperato viandante,
sono io ».
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Guardandoti negli occhi ricordo soltanto di aver visto il tuo volto in sogno.
Rabindranath Tagore
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JEAN BERAUD
RABINDRANATH TAGORE
*Concedi che io possa sedere
Concedi ch'io possa sedere
per un momento al tuo fianco.
Le opere cui sto attendendo
potrò finirle più tardi.
Lontano dalla vista del tuo volto
non conosco né tregua né riposo
e il mio lavoro diventa una pena senza fine
in un mare sconfinato di dolori.
Oggi l'estate è venuta alla mia finestra
con i suoi sussurri e sospiri,
le api fanno i menestrelli
alla corte del boschetto in fiore.
Ora è tempo di sedere tranquilli
a faccia a faccia con te e di cantare
la consacrazione della mia vita
in questa calma straripante e silenziosa.
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E' stolto il cuore che non capisce il suo sbaglio: in pianto cerca tra le stelle fiori appassiti.
Rabindranath Tagore
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RABINDRANATH TAGORE - Colsi il tuo fiore, mondo
Colsi il tuo fiore, mondo!
Lo strinsi al cuore e la spina mi punse.
Quando il giorno svanì e si fece buio, ho scoperto
che il fiore era appassito, ma che il dolore era rimasto.
Altri fiori verranno a te, con profumo
e sfarzo, mondo!
Ma per me è passato il tempo di cogliere fiori;
nella notte buia non ho più la mia rosa,
solo il dolore è rimasto.
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C'è un poeta nel cuore dell'universo! Descrive sempre la bellezza dei fiori, cancella spesso le insoddisfazioni dell'animo; ma non riesce a far tacere mai il grido del dolore. Rabindranath Tagore
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RABINDRANATH TAGORE - Mi fermerò stupito
Mi fermerò, senza dubbio stupito,
se mai ci ritroveremo in una vita futura,
nel cammino e alla luce d'un altro mondo lontano.
Capirò che i tuoi occhi, simili alle stelle dell'alba,
sono appartenuti a questo cielo notturno e dimenticato
d'una vita passata.
Sì, comprenderò che la magia del tuo viso,
è pronta ancora al balenare appassionato del mio sguardo,
in un incontro immemorabile e che al mio amore
tu devi un mistero di cui non conosci più l'origine.
(da Petali sulle Ceneri)
RABINDRANATH TAGORE - *Dove la mente non conosce paura
Dove la mente non conosce paura
e la testa si tiene alta,
dove il sapere è libero,
dove il mondo non è frazionato
dalle anguste pareti domestiche,
dove le parole sgorgano
dalle profondità del vero,
dove lo sforzo instancabile
tende le braccia verso la perfezione,
dove il limpido ruscello della ragione non ha deviato
nel monotono deserto sabbioso delle viete abitudini,
dove la mente è da Te indotta
verso pensiero ed azioni sempre più vasti:
sotto questo cielo di libertà,
Padre mio,
fa' che il mio popolo si desti.
MARC CHAGALL
RABINDRANATH TAGORE
*Afferro le sue mani
Afferro le sue mani
e la stringo al mio petto.
Tento di riempire le mie braccia
della sua bellezza,
di depredare con i baci
il suo dolce sorriso,
di bere i suoi bruni sguardi
con i miei occhi.
Ma dov'è?
Chi può spremere l'azzurro dal cielo?
Cerco di afferrare la bellezza;
essa mi elude
lasciando soltanto il corpo
nelle mie mani.
Stanco e frustrato mi ritraggo.
Come può il corpo toccare
il fiore che soltanto
lo spirito riesce a sfiorare?
ALBERT LYNCH - Portrait of a Lady in Blue
RABINDRANATH TAGORE - *Se tu non parli
Se tu non parli
riempirò il mio cuore del tuo silenzio
e lo sopporterò.
Resterò qui fermo ad aspettare come la notte
nella sua veglia stellata
con il capo chino a terra
paziente.
Ma arriverà il mattino
le ombre della notte svaniranno
e la tua voce
in rivoli dorati inonderà il cielo.
Allora le tue parole
nel canto
prenderanno ali
da tutti i miei nidi di uccelli
e le tue melodie
spunteranno come fiori
da tutti gli alberi della mia foresta.
BOLDINI
TAGORE - Vieni come sei, non indugiare
Vieni come sei, non indugiare a farti bella.
Se la treccia s'è sciolta dei capelli,
se la scriminatura non è dritta,
se i nastri del corsetto non sono allacciati,
non badarci.
Vieni come sei, non indugiare a farti bella.
Vieni sull'erba con passi veloci.
Se il rossetto si disfà per la rugiada,
se gli anelli che tintinnano ai tuoi piedi si allentano,
se le perle della tua collana cadono, non badarci.
Vieni sull'erba con passi veloci.
Non vedi le nubi che coprono il cielo?
Stormi di gru si levano in volo
dall'altra riva del fiume
e improvvise raffiche di vento
passano veloci sulla brughiera.
Le greggi spaurite corrono agli ovili.
Non vedi le nubi che coprono il cielo?
Invano accendi la lampada della tua toilet
- la fiamma vacilla e si spegne nel vento.
Chi può accorgersi che le tue palpebre
non sono state tinte d'ombretto?
I tuoi occhi sono più neri delle nubi.
Invano accendi la lampada della tua toilet.
Vieni come sei, non indugiare a farti bella.
Se la ghirlanda non è stata intrecciata, che importa;
se il braccialetto non è chiuso. lascia fare.
Il cielo è coperto di nuvole - è tardi.
Vieni come sei; non indugiare a farti bella.
RABINDRANATH TAGORE - Ho sognato che lei
Ho sognato che lei, seduta vicino al mio letto,
mi sollevava dolcemente con le mani i capelli,
facendomi sentire la gentilezza delle sue dita.
Guardavo il suo viso, lottando con le lacrime
che mi offuscavano lo sguardo,
finché il languore delle sue dolci parole
mi fermò il sogno, come una luce iridescente.
RABINDRANATH TAGORE - Signore, il mio occhio ti cerca
Signore, il mio occhio Ti cerca,
io non Ti vedo;
cerco la via:
eppure mi sento contento.
Il mio cuore è nella polvere,
elemosina alla tua porta,
Ti chiede compassione,
non ricevo grazia,
aspetto soltanto.
Eppure mi sento contento.
Da questa terra
chi in gioia e chi in pianto
tutti se ne sono andati.
Non trovo un compagno,
voglio Te.
Eppure mi sento contento.
Il verde mondo,
pieno di delizie, agitato,
fa piangere di passione.
Io non Ti vedo,
sono afflitto;
eppure mi sento contento.
MARC CHAGALL - Gli amanti azzurri
RABINDRANATH TAGORE - *Lascia che il tuo amore
Lascia che il tuo amore suoni la mia voce
e si posi sul mio silenzio.
Lascialo entrare, attraverso il mio cuore,
in tutti i miei movimenti.
Fa' brillare il tuo amore come stelle
nell’oscurità del mio sonno
e fallo albeggiare al mio risveglio.
Fallo bruciare nel fuoco dei miei desideri,
e scorrere in tutte le correnti del mio amore.
Lasciami portare il tuo amore nella mia vita
come l’arpa porta la sua musica,
e lascia che io te lo ritorni
alla fine assieme alla mia vita.
RABINDRANATH TAGORE - Vorrei dirti
Vorrei dirti le parole più vere, ma non oso,
per paura che tu rida. Ecco perché mento,
dicendo il contrario di quello che penso.
Rendo assurdo il mio dolore per paura
che tu faccia lo stesso.
RABINDRANATH TAGORE - Vestito nuovo
L'ansia di tutto il corpo vuole parlare,
perciò mi sono vestito a nuovo.
Chi può cogliere la novità dentro il mio cuore?
Le onde della novità
attraverso le membra
si sono rivelate nel vestito nuovo.
Mi sono stretto attorno
i toni del mio corpo.
Ho già donato il vestito al mio corpo
eppure voglio ridonarlo ancora
mille e mille volte.
Dentro il nero delle pupille
si riflette sempre nuova luce,
fioriscono sempre nuovi sorrisi,
e con essi delicatamente
il vestito nuovo rinnova le mie membra.
La luce pallida della luna guarda
alle ombre della foresta
con occhi pieni di pianto.
In quei momenti, il mio vestito ed io
ci uniamo, uno in due,
in rinnovata visione.
Il vestito nuovo, avvolgendo le mie membra,
tra piega e piega, tra orlo e orlo
parla sottovoce.
Il mio cuore non è soddisfatto
della colorata lusinga del cielo della sera:
perciò dipingo il mio vestito
a volte di colore pallido
a volte di colore vivido.
Guardate il mio vestito nuovo: azzurro
come il cielo lavato dalla pioggia.
Questo colore senza riva,
questo azzurro senza direzione
assomiglia alla foresta,
all'altra sponda del fiume.
Da lontano l'aria che spira verso il mare
ha trapassato il mio corpo.
Il messaggio di una nube gonfia d'acqua
porta alle mie membra una veste nuova.
RABINDRANATH TAGORE - Nascita
Il bambino chiama la mamma
e domanda: " Da dove sono venuto?
Dove mi hai trovato e raccolto? "
La mamma ascolta,
piange e sorride mentre stringe
al petto il suo bambino:
" Eri un desiderio
dentro il cuore! "
" Eri nel gioco il mio balocco,
all'aurora, al tempo della preghiera,
ti ho sfatto e rifatto.
Tu eri davanti a Dio
sul trono dell'adorazione:
nella sua adorazione
ti ho adorato! "
" Nelle speranze della mia vita,
in tutti i miei amori,
nella vita dei miei antenati,
nella nostra casa antica,
nessuno sa
quanto tempo fosti nascosto
nel seno di Dio. "
" Quando il cuore nella giovinezza
si aprì in fiore,
t'univi come fragranza
stretto insieme
alle mie tenere membra,
spargendo grazia
con la tua tenerezza. "
" Caro tesoro di tutti gli dei
tu sei più antico dell'eternità,
della stessa età
della luce dell'aurora:
dai sogni dell'universo
sei arrivato nuovo
in un'onda di gioia a riempire
di gaudio il mio cuore. "
" Con occhi fissi ti guardo:
non comprendo il tuo mistero!
Eri di tutti, sei diventato mio.
In quel corpo baciando questo corpo,
diventato bimbo della mamma,
ti sei fatto vedere mentre sorridi
dolcemente in questo mondo. "
" Per paura di perderti
desidero legarti al petto:
Se t'allontani un poco
m'immergo nel pianto.
Non so quale illusione spezzare
per tenermi legato il tesoro
dell'universo nascosto dentro
queste mie due deboli braccia. "
TRANQUILLO CREMONA - L'edera
*VOGLIO TE
Voglio te, solo te!
Lascia che il mio cuore
lo ripeta senza fine.
Tutti i desideri che mi distraggono
di giorno e di notte
in sostanza sono fasulli e vani.
Come la notte tiene nascosta nel buio
l’ansia di luce
così nel profondo del mio cuore
senza ch’io me ne renda conto
un grido risuona:
Voglio te,solo te!
Come la tempesta cerca la quiete
mentre ancora lotta contro la quiete
con tutte le sue forze
così io mi ribello e lotto
contro il tuo amore
ma grido che voglio te,solo te.
Rabindranath Tagore - I miei occhi scoprono la calma del cielo
I miei occhi scoprono la calma del cielo
ed ecco che sento passare in me quello che prova un albero,
le cui foglie, socchiuse come coppe, straripino di luce.
Un pensiero ossessiona la mia mente, come questa nebbia
che sfiora i prati, si mescola al mormorare dell'acqua,
agli stanchi sospiri del vento.
Immagino d'aver già vissuto nell'infinito
delle cose del mondo, ed è quest'infinito
che m'ha donato amori e dolori.
(da Petali sulle Ceneri)
VAN GOGH
TAGORE - Cogli questo piccolo fiore
Cogli questo piccolo fiore
e prendilo. Non indugiare!
Temo che esso appassisca
e cada nella polvere.
Non so se potrà trovare
posto nella tua ghirlanda,
ma onoralo con la carezza pietosa
della tua mano - e coglilo.
Temo che il giorno finisca
prima del mio risveglio
e passi l'ora dell'offerta.
Anche se il colore è pallido
e tenue è il suo profumo
serviti di questo fiore
finché c'è tempo - e coglilo.
TAGORE -. Se non puoi amarmi
Se non puoi amarmi, amore mio, perdona il mio dolore.
Non guardarmi sdegnato, da lontano.
Tornerò nel mio cantuccio e siederò al buio.
Con entrambe le mani coprirò
la mia nuda vergogna.
RABINDRANATH TAGORE - Ospite nuova
Ospite nuova,
tu sei nuova, sei eterna!
Per tanti secoli dov'eri nascosta?
Quante cose ho portato con amore
per ornare la casa!
Dimmi, chi ti ha invitata?
Nascosta dentro la fragranza del cuore,
quante speranze, quanti amori
ho tenuti nascosti:
in petto risa e lacrime!
Senza dire una parola
sei venuta gran regina:
di nascosto hai posato i piedi
dentro l'animo.
RABINDRANATH TAGORE - GETTAI LA MIA RETE
Al mattino gettai la mia rete nel mare.
Trassi dall'oscuro abisso cose di strano
aspetto e di strana bellezza -
alcune brillavano come un sorriso,
alcune luccicavano come lacrime,
e alcune erano rosee
come le guance d'una sposa.
Quando, alla fine del giorno,
tornai a casa con il mio bottino,
il mio amore sedeva nel giardino
sfogliando oziosamente un fiore.
Esitante deposi ai, suoi piedi
tutto quello che avevo pescato.
Lei guardò distrattamente e disse:
« Che strani oggetti sono questi?
Non capisco a che possano servire ».
Chinai il capo, vergognoso, pensando:
« Non ho lottato per conquistarli,
non li ho comperati al mercato;
non sono doni degni di lei ».
E per tutta la notte li gettai
a uno a uno sulla strada.
Al mattino vennero dei viaggiatori;
li raccolsero e li portarono
in paesi lontani.
RABINDRANATH TAGORE - Oh, poeta!
Oh, poeta, la sera s'avvicina;
i tuoi capelli diventano grigi.
Nel tuo meditare solitario
odi il messaggio dell'aldilà?
« E' sera », rispose il poeta,
« e sto in ascolto perché dal villaggio
qualcuno potrebbe chiamarmi,
sebbene l'ora sia tarda.
Osservo se i giovani cuori vagabondi
s'incontrano, e due paia d'occhi supplicanti
chiedono che la mia musica
rompa il loro silenzio
e parli per loro.
Chi tesserà i loro canti appassionati,
se io siedo sulla riva della vita
contemplando la morte e l'aldilà? »
« Già tramonta la stella della sera.
Il fuoco d'una pira funeraria
muore lentamente
presso il fiume silenzioso.
Dal cortile d'una casa deserta
gli sciacalli urlano in coro
alla luce della luna sfinita.
Se un viandante, lasciando la casa,
viene qui a contemplare la notte
e ad ascoltare a testa china
il mormorio dell'oscurità,
chi gli sussurrerà i segreti della vita
se io, chiudendo le mie porte,
cercassi di liberarmi
dai legami mortali? »
« Poco importa se i miei capelli diventano grigi.
Sono sempre giovane e vecchio
Come il più giovane e il più vecchio
di questo villaggio.
Alcuni hanno negli occhi sorrisi
semplici e dolci,
alcuni un furbesco ammiccare.
Alcuni piangono alla luce del giorno,
altri piangono in segreto nel buio.
Hanno tutti bisogno di me,
e non ho tempo
di rimuginare sull'eternità.
Ho la stessa età di ciascuno,
e cosa importa
se i miei capelli diventano grigi? »
RABINDRANATH TAGORE - Ahimé
Ahimé, perché costruirono la mia casa
sulla strada che porta al mercato?
Essi ormeggiano i loro battelli
carichi presso i miei alberi.
Essi vengono e vanno
e passeggiano a loro piacere.
lo siedo e li osservo;
il mio tempo Passa lentamente.
Scacciarli non posso.
-E così passano i miei giorni.
Notte e giorno i loro passi
risuonano davanti alla mia porta.
Invano grido: « lo non vi conosco ».
Alcuni d'essi son noti alle mie dita,
alcuni alle mie narici,
il sangue delle mie vene
sembra conoscerli,
e alcuni son noti ai miei sogni.
Scacciarli non posso.
Li chiamo e dico:
« Venga a casa mia chiunque vuole.
Sì, venite ».
Al mattino la campana suona nel tempio.
Essi vengono reggendo
in mano i loro canestri.
I loro piedi sono rosso-rosati.
I loro volti sono illuminati
dalla prima luce dell'alba.
Scacciarli non posso. Li chiamo e dico:
« Venite a cogliere fiori
nel mio giardino. Venite ».
A mezzogiorno il gong risuona
al cancello del palazzo.
Non capisco perché lasciano il lavoro
e gironzolano intorno alla mia siepe.
I fiori nei loro capelli
sono pallidi e appassiti;
le note dei loro flauti son languide.
Scacciarli non posso. Li chiamo e dico:
L'ornbra è fresca sotto i miei alberi,
Amici, venite ».
A notte i grilli friniscono nei boschi.
Chi viene lentamente
e bussa gentilmente alla mia porta?
Il viso intravvedo vagamente,
nessuna parola viene pronunciata,
il silenzio della notte è tutto intorno.
Scacciare il mio muto ospite non posso.
Osservo il suo volto nell'oscurità,
e passano ore di sogno.
TURNER
RABINDRANATH TAGORE - *Sono irrequieto
Sono irrequieto.
Sono assetato di cose lontane.
La mia anima esce anelando
di toccare l'orlo
dell'oscura lontananza.
O Grande Aldilà,
oh, l'acuto richiamo del tuo flauto!
Dimentico, sempre dimentico,
che non ho ali per volare.
Sono impaziente e insonne,
sono straniero in una terra straniera.
Il tuo alito mi giunge sussurrando
una impossibile speranza.
Il mio cuore comprende il tuo linguaggio
come fosse lo stesso ch'egli parla.
O Lontano-da-cercare,
oh, l'acuto richiamo del tuo flauto!
Dimentico, sempre dimentico,
che non conosco la strada,
che non ho il cavallo alato.
Non c'è nulla che desti il mio interesse,
sono un vagabondo nel mio cuore.
Nella nebbia assolata delle languide ore,
quale visione grandiosa
prende forma nell'azzurro dei cielo!
O Meta Lontanissima,
oh, l'acuto richiamo del tuo flauto!
Dimentico, sempre dimentico,
che tutti i cancelli sono chiusi
nella casa dove vivo solitario!
RABINDRANATH TAGORE - Il principe
Mamma, il giovane Principe passerà
davanti alla nostra porta;
come posso badare al lavoro stamane?
Mostrami come devo acconciarmi i capelli,
dimmi quali vesti devo indossare.
Mamma, perché mi guardi sgomenta?
Lo so che non alzerà
gli occhi alla mia finestra;
so bene che sparirà
in un baleno dalla mia vista;
solo la svanente melodia del flauto
mi giungerà singhiozzando da lontano.
Ma il giovane Principe passerà
davanti alla nostra porta,
e per l'occasione voglio indossare
i miei vestiti più belli.
Mamma, il giovane Principe passò
davanti alla nostra porta,
e il sole del mattino
splendeva dal suo cocchio.
Mi tolsi il velo dal viso,
strappai la collana di rubini dal mio collo
e la gettai sul suo cammino.
Mamma, perché mi guardi sgomenta?
Lo so che non raccolse la collana;
so che venne schiacciata dalle ruote
lasciando una macchia rossa sulla polvere,
e nessuno sa quale fu il mio dono
né a chi era destinato.
Ma il giovane Principe è passato
davanti alla nostra porta,
e io gettai davanti al suo cammino
il gioiello che portavo sul petto.
LAWRENCE ALMA-TADEMA
RABINDRANATH TAGORE - *Convegno d'amore
Quando a notte vado sola al mio convegno d'amore,
gli uccelli non cantano, il vento non soffia,
le case ai lati della strada sono silenziose.
Sono i miei bracciali che risuonano a ogni passo,
e io sono piena di vergogna.
Quando siedo al balcone e ascolto per sentire
i suoi passi, le foglie non stormiscono sui rami,
e l'acqua del fiume è immobile come la spada
sulle ginocchia d'una sentinella addormentata.
E' il mio cuore che batte selvaggiamente -
e non so come acquietarlo.
Quando il mio amore viene e si siede al mio fianco,
quando il mio corpo trema e le palpebre s'abbassano,
la notte s'oscura, il vento spegne la lampada,
e le nuvole stendono veli sopra le stelle.
E' il gioiello al mio petto che brilla e risplende.
E non so come nasconderlo.
RABINDRANATH TAGORE - Se vuoi riempire la tua brocca
Se vuoi riempire la tua brocca,
vieni, oh vieni al mio lago.
L'acqua si stringerà intorno ai tuoi piedi
e ti sussurrerà il suo segreto.
Sulla sabbia è l'ombra della pioggia imminente,
le nuvole pendono basse
sopra il profilo azzurro degli alberi,
come i folti capelli sopra i tuoi occhi.
Ben conosco il ritmo dei tuoi passi,
essi battono nel mio cuore.
Vieni, oh vieni al mio lago,
se devi riempire la tua brocca.
Se vuoi startene oziosa e sedere indolente
e lasciare che la tua brocca galleggi sull'acqua,
vieni, oh vieni al mio lago.
Il declivio erboso è verdeggiante
e i fiori di campo sono innumerevoli.
Dagli occhi bruni i tuoi pensieri vagheranno
come uccelli fuori dai nidi.
Il tuo velo cadrà ai tuoi piedi.
Vieni, oh vieni al mio lago,
se vuoi sedere indolente.
Se vuoi lasciare il tuo gioco e tuffarti nell'acqua,
vieni, oh vieni al mio lago.
Lascia il tuo mantello azzurro sulla riva;
l'acqua azzurra ti coprirà nascondendoti.
Le onde si leveranno in punta di piedi
per baciarti il collo e mormorare ai tuoi orecchi.
Vieni, oh vieni al mio lago,
se vorresti tuffarti nell'acqua.
Se vuoi essere folle e cercare la morte nell'acqua,
vieni, oh vieni al mio lago.
Esso è freddo e molto profondo.
E' scuro come un sonno senza sogni.
Nei suoi abissi notti e giorni sono eguali,
e i canti sono silenzio.
Vieni, oh vieni al mio lago,
se vuoi tuffarti in braccio alla morte.
RABINDRANATH TAGORE - Nella mia vita giovanile
Nella mia vita giovanile somigliavo
a un fiore - a un fiore che possa, nel suo rigoglio,
perdere senza pena uno o due petali,
quando la brezza primaverile picchia limosinante alla sua porta.
Or, sul tramonto, somiglio a un frutto,
che non ha nulla da prodigare, e vuole
offerirsi intero, cosi com'è, grave di dolcezza.
RABINDRANATH TAGORE - *L'amico
Non nascondere
il segreto del tuo cuore,
amico mio!
Dillo a me, solo a me,
in confidenza.
Tu che sorridi così gentilmente,
dimmelo piano,
il mio cuore lo ascolterà,
non le mie orecchie.
La notte è profonda,
la casa silenziosa,
i nidi degli uccelli
tacciono nel sonno.
Rivelami tra le lacrime esitanti,
tra sorrisi tremanti,
tra dolore e dolce vergogna,
il segreto del tuo cuore.
RABINDRANATH TAGORE - La sua lettera
Destandomi all'alba ho trovato la Sua lettera.
Non so che dica, perché leggere non so.
Lascerò il savio, solo co' suoi libri, senza
turbarlo: chi sa mai s'egli possa leggervi dentro?
Io me la vo' posare sulla fronte, io me
la vo' Premere sul cuore.
Quando la notte placida s'inoltr e sorgano
le stelle ad una ad una, io me la spiegherò
sul grembo, e rimarrò in silenzio.
Ad alta voce me la leggeranno stormendo le foglie,
me la intonerà la correntìa
del torrente, e le sette stelle veggenti me
la canteranno dal cielo.
Non riesco a trovare quel che cerco;
non posso comprendere ciò che sapere vorrei;
ma questo messaggio non letto mi ha già reso
più lieve ed ha cambiato in cantici i miei pensieri.
NON CELARE IL SEGRETO DEL TUO CUORE
Non celare il segreto del tuo cuore,
amico mio.
Dillo a me, solo a me, in segreto.
Tu che sorridi tanto gentilmente,
sussurralo sommessamente,
il mio cuore l'udrà,
non le mie orecchie.
La notte è fonda,
la casa è silenziosa,
i nidi degli uccelli
son coperti di sonno.
Dimmi tra lacrime esitanti,
tra sorrisi titubanti,
tra dolore e dolce vergogna,
il segreto del tuo cuore!
COLSI IL TUO FIORE
Colsi il tuo fiore, oh cielo!
Lo strinsi al cuore
e la spina mi punse.
Quando il giorno svani' e si fece buio,
scopersi che il fiore era appassito
ma il dolore era rimasto.
Altri fiori verranno a te,
con profumo e con fasto, oh cielo!
Ma per me è passato
il tempo di cogliere fiori;
nella notte buia non ho più la mia rosa,
solo il dolore è rimasto.
RABINDRANATH TAGORE - Dove son già fatte le strade
Dove son già fatte le strade, io smarrisco
il cammino.
Nell'oceano immenso, nel cielo azzurro
non è traccia di sentiero.
La viottola è nascosta dalle ali degli
uccelli, dal fulgor delle stelle, dai fiori
delle alterne stagioni.
E io domando al cuore, se il suo sangue
porti seco la conoscenza dell'invisibile via.
RABINDRANATH TAGORE - QUANDO RIMANEVO
Quando rimanevo tra il mucchio de' miei tesori,
mi sentivo simile al verme che nel buio nudresi
del frutto ov'è nato.
lo lascio questa fradicia carcere.
Non amo frequentar ruderi muscosi,
Perché anelo alla giovinezza sempiterna;
scaglio via ogni cosa che non sia tutt' una
con me e lieve non sia coníe il mio riso.
Io corro attraverso il tempo, e tu, cuore,
senti danzar nel tuo cocchio il poeta che
canta mentre va errando.
RABINDRANATH TAGORE - Tu mi prendesti per mano
TU mi prendesti per mano e mi traesti
al Tuo fianco, mi facesti sedere su
l'alto seggio al cospetto di tutti
gli uomini; ond'io divenni timido,
incapace di muovermi e di seguitar
la mia via; esitante e scongiurante
a ogni passo che non avessi a urtare
in una loro spina insidiosa.
Alfine son liberato!
Il colpo è giunto, stride l'insulto,
il mio posto è là, giri nella polvere.
Ormai dinanzi a me sono aperti i sentieri.
Aperte ho l'ali al desiderio del cielo,
Vado a raggiungere le stelle cadenti
della mezzanotte, vado a precipitarmi
nell'ombra profonda.
Somiglio a nuvola estiva in balia dell'uragano,
la quale, gettato via l'aureo diadema,
appende la folgore come spada a una catena di lampi.
Corro con folle gioia giù pel sentiero polveroso
del reietto; m'avvicino alla Tua,
finale accoglienza.
Il bimbo trova la madre quando ne lascia il grembo.
Quando io vengo separato da Te,
sbandito dalla Tua casa, sono libero di contemplare
il Tuo volto.
*DIMMI SE QUESTO è VERO, AMORE MIO
Dimmi se questo è vero, amore mio,
dimmi se questo è tutto vero.
Quando questi occhi scagliano i loro lampi
le oscure nubi nel tuo petto
danno risposte tempestose.
E' vero che le mie labbra son dolci
come il boccio del primo amore?
Che le memorie di mesi svaniti
di maggio indugiano nelle mie membra?
Che la terra, come un'arpa, vibra
di canzoni al tocco dei miei piedi?
E' poi vero che gocce di rugiada
cadono dagli occhi della notte
al mio apparire e la luce del giorno
è felice quando avvolge il mio corpo?
E' vero, è vero che il tuo amore viaggiò
per ere e mondi in cerca di me?
Che quando finalmente mi trovasti
il tuo secolare desiderio
trovò una pace perfetta
nel mio gentile parlare
nei miei occhi e nelle mie labbra
e nei miei capelli fluenti?
E dimmi infine se è proprio vero
che il mistero dell'infinito
è scritto sulla mia piccola fronte.
Dimmi, amor mio, se tutto questo è vero.
RABINDRANATH TAGORE - Il loto
Il giorno in cui il loto fiorì
ahimè la mia mente vagava distratta
e non me ne accorsi.
Vuoto rimase il mio canestro,
il fiore rimase negletto.
Solo, di tanto in tanto,
scendeva in me la tristezza
dal sonno mi destavo all'improvviso
e sentivo la dolce traccia d'una strana
fragranza del vento del sud.
POTTHAST - Play in the surf
RABINDRANATH TAGORE - *I bambini s'incontrano
I bambini s'incontrano
sulla spiaggia di mondi sconfinati.
Su di loro l'infinito cielo
è silenzioso, l'acqua s'increspa.
Con grida e danze s'incontrano i bambini
sulla spiaggia di mondi sconfinati.
Fanno castelli di sabbia
e giocano con vuote conchiglie.
Con foglie secche intessono barchette
e sorridendo le fanno galleggiare
sull'immensa distesa del mare.
I bambini giocano sulla riva dei mondi.
Non sanno nuotare,
non sanno gettare le reti.
I pescatori si tuffano a pescare
le perle dal fondo del mare,
sulle navi viaggiano i mercanti,
mentre raccolgono i bambini
sassolini che poi gettano via.
Non cercano tesori nascosti
non sanno gettare le reti.
Il mare s'increspa di sorrisi
e la spiaggia dolcemente risuona.
Le onde che portano la morte
cantano ai bambini nenie senza senso,
come fa la madre
quando culla la sua creatura.
Il mare gioca coi bambini
e la spiaggia dolcemente risuona.
S'incontrano i bambini
sulla riva di mondi sconfinati.
Vaga la tempesta
per il cielo dai molti sentieri,
naufragano le navi
nell'acqua dai molti sentieri,
la morte è in giro e giocano i bambini.
C'è un grande convegno di bambini
sulla spiaggia di mondi sconfinati
MARCUS STONE
RABINDRANATH TAGORE
*Vita della mia vita
Vita della mia vita,
sempre cercherò di conservare
puro il mio corpo,
sapendo che la tua carezza vivente
mi sfiora tutte le membra.
Sempre cercherò di allontanare
ogni falsità dai miei pensieri,
sapendo che tu sei la verità
che nella mente
mi ha acceso la luce della ragione.
Sempre cercherò di scacciare
ogni malvagità dal mio cuore,
e di farvi fiorire l'amore,
sapendo che hai la tua dimora
nel più profondo del cuore.
E sempre cercherò nelle mie azioni
di rivelare te,
sapendo che è il tuo potere
che mi dà la forza di agire.
RABINDRANATH TAGORE - Non so come tu canti!
Non so come tu canti, mio signore!
Sempre ti ascolto
in silenzioso stupore.
La luce della tua musica
illumina il mondo.
Il soffio della tua musica
corre da cielo a cielo.
L'onda sacra della tua musica
irrompe tra gli ostacoli pietrosi
e scorre impetuosa in avanti.
Il cuore anela di unirsi al tuo canto,
ma invano cerco una voce.
Vorrei parlare, ma le mie parole
non si fondono in canti
e impotente grido.
Hai fatto prigioniero il mio cuore
nelle infinite reti
della tua musica.
RABINDRANATH TAGORE - Sonetto d'amore
Attendo soltanto l'amore
per abbandonarmi alfine
nelle sue mani.
Per questo è così tardi
e mi sono macchiato
di tante colpe e omissioni.
Vengono con le loro leggi
e i loro codici a legarmi
ma io sempre li eludo;
perché attendo soltanto l'amore
per abbandonarmi alfine
nelle sue mani…
ti fanno bella con i loro cuori.
I poeti ti tessono una rete
con fili di dorate fantasie;
i pittori danno alla tua forma
sempre nuova immortalità.
Il mare dona le sue perle,
le miniere il loro oro,
i giardini d'estate i loro fiori
per adornarti, per coprirti,
per renderti sempre più preziosa.
Il desiderio del cuore degli uomini
ha steso la sua gloria
sulla tua giovinezza.
Per metà sei donna,
e per metà sei sogno.
RABINDRANATH TAGORE - Il nostro destino
Il nostro destino viaggia su un mare
mai attraversato, dove le onde
si susseguono in u gioco incessante
di rimpiattino...
E' l'inquieto mar del mutamento,
perde e perde ancora gli armenti
e batte le mani contro il cielo costante..
Al centro di questo mare travolgente,
tra l'alba e la notte, Amore,
tu sei l'isola verdeggiante dove il sole
bacia l'ombra vaporosa, dove gli uccelli
sono amanti che cantano il silenzio...
RABINDRANATH TAGORE - Nubi su nubi
Nubi su nubi s'addensano,
si fa buio;
Amor mio, perché mi lasci qui solo
davanti alla tua porta?
Il lavoro quotidiano tra la folla
mi sgomenta:
attendo solo Te.
Tu mi lasci qui solo
davanti alla tua porta.
Se tu non mostri il tuo volto
se m'abbandoni,
non posso sopportare
la violenza della pioggia.
Il mio occhio si perde lontano,
cerca invano:
la mia vita piange percossa
dalla furia della tempesta.
Tu mi lasci qui solo
davanti alla tua porta.
RABINDRANATH TAGORE - Venite, o nubi
Venite, o nubi, piene d'acqua
e cariche di pioggia,
portate il vostro cupo amore
sulla terra.
Venite a baciare le cime dei monti,
a coprire d'ombre i giardini;
con grande frastuono
venite a coprire il cielo.
Geme la foresta
e trema il fiore,
cariche di pianto traboccano
le sponde del fiume.
Venite a riempire il cuore,
venite a spegnere la sete,
venite a rasserenare le pupille,
venite a placare l'animo.
RABINDRANATH TAGORE - Sotto il cielo dell'aurora
Oggi sotto il cielo dell'aurora
luccichii di rugiada,
sotto le piante in riva al fiume
scintillii di sole:
in ressa
riempiono il cuore.
Questo io so:
nell'immenso universo, nelle acque
senza sponde dell'ideale
i palpiti del loto.
Questo io so:
io verbo nel verbo,
io canto nel canto,
io vita nella vita,
io brillante luce
nel cuore spezzato delle tenebre.
Shrinagar-Benares, 25 ottobre 1915
RABINDRANATH TAGORE - QUANDO MI PASSO' ACCANTO
Quando mi passò accanto velocemente,
l'orlo della sua veste mi sfiorò.
Dall'isola sconosciuta d'un cuore
venne improvviso un respiro caldo di primavera.
Fu un tocco fugace che svanì
in un momento come il petalo di un fiore reciso
trasportato dall'aria.
Ma si fermò sul mio cuore come un sospiro
del suo corpo, come un sussurro dell'anima.
RABINDRANATH TAGORE - Potendo troverò una volta ancora
Potendo troverò una volta ancora
il luogo nel cui grembo è sparso
l'amoroso messaggio d'una remota terra.
I sogni del passato
s'assieperanno ancora
e mormorando una tremula melodia
ricostruiranno il nido.
Rievocando felici memorie
sarà il risveglio dolce;
il flauto che s'è fatto muto
ritroverà la propria melodia.
A mani aperte ella
indugerà sul balcone;
nella buia notte,
lungo il profumato sentiero della Primavera
sarà udita l'orma del Grande Silenzio.
L'Amata dalla remota terra,
che con l'amore suo ha steso il tappeto,
serberà per sempre il suo messaggio
risonante nelle mie orecchie.
Ella, la cui lingua io ignoravo,
parlava solo con gli occhi -
il suo messaggio risonerà in soave musica
per l'intera eternità.
RABINDRANATH TAGORE - Appuntamento
Quando la notte vado sola al mio appuntamento d'amore,
gli uccelli non cantano, il vento non soffia, le case
ai lati della strada sono silenziose.
Solo i miei bracciali tintinnano ad ogni passo
ed io me ne vergogno.
Quando siedo al balcone e ascolto giungere
i suoi passi, non c'è stormire di foglie sui rami,
l'acqua del fiume è ferma come la spada
sulle ginocchia d'una sentinella addormentata.
Solo il mio cuore batte con violenza
ed io non so come tranquillizzarlo.
Quando il mio amore arriva e siede vicino a me,
quando il mio corpo freme e le mie palpebre s'abbassano,
la notte s'oscura, il vento spegne la lampada
e le nuvole velano le stelle.
E' allora che il gioiello sul mio seno scintilla,
ed io non so come nasconderlo.
(da Il Giardiniere)
RABINDRANATH TAGORE - Entrami nel cuore
Sempre con una nuova visione entrami nel cuore,
vieni con un profumo nuziale, vieni nel canto,
vieni con una carezza inebriante nelle membra,
vieni eternamente gioioso nello spirito,
vieni negli occhi lacrimanti di stupore.
Sempre con una nuova visione entrami nel cuore.
Vieni puro, splendente, amoroso
vieni bello, gioioso, sereno,
vieni in tante diverse forme.
Vieni nel petto nella gioia e nel dolore,
sempre tu sia in ogni azione,
al termine d'ogni opera tu sia.
Sempre con una nuova visione entrami nel cuore.
Emile Munier - Le jeune fille et la poupée
TAGORE - Il bambino adorno di vesti principesche
Il bambino adorno di vesti principesche,
con al collo monili ingemmati,
perde ogni piacere nel gioco,
la sua veste lo impaccia a ogni passo.
Per paura che si possa stracciare
o che s'imbratti di polvere
si tiene appartato dal mondo
e ha timore persino di muoversi.
Madre, a che vale
tutta questa eleganza
se ci tiene lontani dalla salutare
polvere di questa terra,
se ci priva del diritto d'entrare
nella grande festa del mondo?
CULTURA & SVAGO