ARTHUR HUGHES - Little Lamb

 

 

*SIBILLA ALERAMO

 

Luce nella selva

 

 Luce nella selva,

musica di luce,

guizzante ed estatica

canorità raggiante,

fragori d'ombre,

aureole,

filtri di suoni,

e carezze, carezze,

confusione dei sensi,

fragranze agli occhi,

i colori mordono suggono,

labbra aperte attente,

chiaro sonoro

guizza il mondo,

il mondo

è un raggiante brivido canoro,

luce nella selva,

musica di luce...

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Anno di gloria, deserto d'amore, ti seppellisco in solitudine nel mare, brillano gelide sul mio capo di stelle.....SIBILLA ALERAMO
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SIBILLA ALERAMO
A questo fermo azzurro dell'aria
dove par la memoria si dissolva,
torna il mio pianto, vena d'alpe
E già il settembre muore,
dolcezza suprema,
ma forse è abbaglio, e tutto è eterno.
EDVARD MUNCH - Summer Night: Inger on the Beach (1889)
SIBILLA ALERAMO *Ritmo

Ritrovata adolescenza,
gioia del colore,
occhi verdi di sole sul greto,
scheggiato turchese immenso dell'onde,
biondezza di cirri e di rupi,
rosea gioia di tetti,
colore, ritmo,
come una bianconera rondine
l'anima ti solca.
LAWRENCE ALMA-TADEMA - Offerta di primavera
SIBILLA ALERAMO - *Sfoglio le rose
Sfoglio le rose
che m'hanno veduta piangere e sorriderti
e poi ardere bianca,
e metto fra i petali le mie dita
come fra le tue mani,
petali dolci e freschi
che or lancerò nell'aria
cantando sommessa, o amato,
perché tu non ti volga...

Rose calpestava 

Rose calpestava nel suo delirio
e il corpo bianco che amava.
Ad ogni lividura più mi prostravo,
oh singhiozzo invano di creatura.
Rose calpestava,
s'abbatteva il pugno
e folle lo sputo
sulla fronte che adorava.
Feroce il suo male
più di tutto il mio martirio.
Ma, or che son fuggita,
ch'io muoia,
muoia del suo male.

SIBILLA ALERAMO
 
Grandi occhi, radianti, buoni,
figlio, avevi stanotte nel mio sogno,
nel tuo viso d'uomo che m'è ignoto,
figlio, e a me t'accostavi e mi baciavi,
tutto era assolto in silenzio e sorriso,
un tremore una dolcezza santa
ci riunivano come all'alba tua natale
dopo che da me staccato a me ti strinsi.

Un dono eri degli Dèi

 

Immagini risorgono nel vento
Nuovo il tempo ritorna,
un dono ieri alla vista e al cuore
quando nudo correvi per lo stadio deserto
nei mattini di Delfo,
alta a fronte nel vento dell'aprile,
simile a pura strofe
sorridevi agli Dei,
su me beata
e i dolci occhi posavi
più dell'aprile gioiosi,
nella gran luce della primavera
un dono eri degli Dei.

(Da "Il mio diario", 16 dicembre 1941, mattina)

SIBILLA ALERAMO - Sono tanto brava

Sono tanto brava lungo il giorno.
Comprendo, accetto, non piango.
Quasi imparo ad avere orgoglio quasi fossi un uomo.
Ma al primo brivido di viola in cielo
ogni diurno sostegno dispare.
Tu mi sospiri lontano: "Sera, sera dolce e mia!"
Sembrami d'aver tra le dita la stanchezza di tutta la terra.
Non son più che sguardo, sguardo sperduto, e vene.

ANTONIO CANOVA - Amore e psiche

SIBILLA ALERAMO - *Nome non ha

 

Nome non ha,
amore non voglio chiamarlo
questo che provo per te,
non voglio tu irrida al cuor mio
com’altri a' miei canti,
ma, guarda,
se amore non è
pur vero è
che di tutto quanto al mondo vive
nulla m’importa come di te,
de’ tuoi occhi de’ tuoi occhi
donde sì rado mi sorridi,
della tua sorte che non m’affidi,
del bene che mi vuoi e non dici,
oh poco e povero, sia,
ma nulla al mondo più caro m’è,
e anch’esso,
e anch’esso quel tuo bene
nome non ha.

SIBILLA ALERAMO
Ritratto in rosso
Vermiglia lana l'avvolge,
n'esce più rorido l'affilato viso
e sull'alta fronte
splende tra il biondo
più fiera la ciocca alata d'argento.
Si guarda l'ardente donna
nel lungo specchio a pie' de' cuscini
dov'ella comprime
la carne dei seni e il grembo desioso.
E rorida anche una spalla
si denuda dolce
fuor della sanguigna lana.
Uomo lontano, la senti?
Paglie solari ha negli occhi.
Te chiama, te vede,
dallo sguardo come il suo, dardo di luce,
a te si tende, vermiglia,
mentre l'estate veste di greve rosso il meriggio,
fuori, nello spazio vasto che vi divide.

Piango

 

Piango

come dovrebbero gli altri su me piangere,

e nessuno invece nessuno

la mia agonia intende.

 

Piango

per la cecità degli altri,

di tutti che non sanno vedermi,

che sulla lor strada m'incontrano

e nel fondo dei miei occhi

vedere non sanno

quest'infinita supplica d'amore,

ch'io in carità essere sentita vorrei,

e cara a tutti sentirmi

qual mi son creata

con lungo martirio e sì pura fede...

 

Piango

come dovrebbero gli altri su me piangere,

Oh, non piangere, no

ma all'agonia strapparmi,

dalla morte che pietosa sola mi vuole.

 

DANTE GABRIEL ROSSETTI - Réverie (1868)
*Sono tornata bella
 
Sono tornata bella
e forse è questo l'ultimo mio autunno.
Bella più di quando gli piacqui nel sole,
bella e vana ai suoi assenti occhi,
come una foglia d'ombra.
Ma certe notti,
nel silenzio che più non turba il pianto,
invocata mi sento
con disperata sete
della sua bocca lontana.
SIBILLA ALERAMO
Più cupi i miei occhi
ma insieme più roridi
or nello specchio, e li adoro,
tali li ha fatti l'amore di te.
Intera in essi assolta la pena
e di tua vita la profonda fiamma
e via lavata tutta la pena mia,
tanto a fondo ardendo t'ho guardato,
più cupi i miei occhi
ma insieme più roridi
or nello specchio, e li adoro,
così fatti dell'amore di te.

SIBILLA ALERAMO – Le mie mani

Le mie mani
ricordando che tu le trovasti belle,
io accorata le bacio,
mani, tu dicesti,
a scrivere condannate crudelmente,
mani fatte per più dolci opere,
per carezze lunghe,
dicesti, e fra le tue le tenevi
leggere tremanti,
ora ricordando te.

SIBILLA ALERAMO - Un sogno

 

Un sogno.
ecco cosa sei tu per me.
sei un sogno.
sei il mio più bel sogno.
dal momento in cui ho posato per la prima volta il mio sguardo su di te,
mi sono innamorata di te,
del tuo sguardo,
dei tuoi occhi in cui mi perderei.
delle tue braccia,
che miliardi di volte da 2 mesi a oggi,
ho desiderato che mi cingessero
in un tenero abbraccio da cui non mi staccherei mai.
ogni volta che vai via trattengo il respiro
fino a quando non ti rivedrò perchè sei diventato il mio ossigeno,
la mia sorgente di vita.
forse questa è solo una stupida e infantile cotta impossibile,
ma è la più grande cotta che io abbia mai avuto.
da giorni e mesi spero che il mio sogno si avveri.
e in questo caso il mio sogno sei tu.
ti adoro.
ti adoro senza conoscerti,
senza averti mai parlato per più di 30 minuti di seguito.
non potrò mai dimenticare questi 2 mesi che abbiamo passato insieme.
magari tu non ti sei nemmeno accorto che c'ero anch'io,
ma credimi, io mi sono accorta che c'eri, forse troppo.
e non ti dimenticherò mai.
ancora adesso spero che tra di noi possa nascere qualcosa.
Lo spero veramente.
lo spero con tutta me stessa.
da quando ti ho visto quella prima volta,
vivo di gesti e azioni che mi hai regalato
e magari non te ne sei nemmeno accorto.
spero invece che tu te ne sia accorto
almeno la metà di quanto me ne sono accorta io.
lo spero veramente.
non voglio che adesso finisca tutto quanto così!
ti chiedi cosa sia tutto quanto?
è un qualcosa di cui tu ignori l'esistenza,
ma che a me ha dato e dà tuttora felicità
e tristezza e speranza e dolore,
ma che soprattutto mi fa sognare
e mi da la voglia di alzarmi tutte le mattine.

Ricordo del padre


Sempre che un giardino m'accolga
io ti riveggo. Padre, fra aiuole,
lievi le mani su corolle e foglie,
vivo riveggo carezzare tralci,
allievi rose e labili campanule,
silenzioso ti smemorano i giacinti,
stai fra colori e caldi aromi, Padre,
solitario trovando, ivi soltanto,
pago e perfetto senso all'esser tuo.

**********************************
Guardo i miei occhi cavi d'ombra
e i solchi sottili sulle mie tempie,
guardo, e sei tu, mio povero stanco volto,
così lungo battuto dal tempo?
Mi grava l'ombra d'un occulto sogno.
Ah, che un ultimo fiore in me s'esprima!
Come un' opaca pietra
non voglio morire fasciata di tenebra,
ma d'un tratto, dalla radice fonda,
alzare un canto alla ultima mia sera.

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La piccina ch'io ero mi guarda.

Te sola, fra tante ch'io son stata,
sola te non ricordo quale m'appari
in questa di me remota immagine.
Così ero? Ancora in specchi non ti miravi,
sapere non potevo se m'assomigliavi.
E or s'incontrano i nostri sguardi.
Come seria sei, piccina, e assorta,
parrebe quasi veramente tu vedessi
quella che oggi io sono,
e in balenante prescienza vivessi
interi i settantanni che ti attendevano,
lunghi anni e folti e gravi,
c'e nell'ovale dolce del tuo viso
come lieve, oh, lieve, alito di sgomento,
tu creatutina sana, amata, armoniosa,
così composta nella posa,
manine annodate in grembo,
piccina brava ch'io son stata
nella età remota che non ricordo.,
ma or dimmi, per quanto mai tempo
ancora occorrerà aver coraggio, dimmi,
tu che fissamente con la luce dei penosi occhi
mi guardi mi guardi mi guardi?

Un anno

 

Un anno
Un anno termina.
Sì ricco è stato,
intenso, libero, mio.
Un mare mugghiante,
un altro a specchio,
un colle, lontananze,
città dai puerili profili,
il trillo dell'allodola,
il saluto ad un eroe,
il desiderio di Dio.
Lacrime d'uomini,
sul mio petto, presso il cuore.
Pianti miei da nessuno asciugati,
sgorgati a pieno, in sè soli placati.
E istanti, istanti, stupiti:
di rugiada, di grazia.

Sono tanto brava 

Sono tanto brava lungo il giorno.
Comprendo, accetto, non piango.
Quasi imparo ad avere orgoglio quasi fossi un uomo.
Ma al primo brivido di viola in cielo
ogni diurno sostegno dispare.
Tu mi sospiri lontano: "Sera, sera dolce e mia!"
Sembrami d'aver tra le dita la stanchezza di tutta la terra.
Non son più che sguardo, sguardo sperduto, e vene.

Donna nel domani del mondo 

Incinta sono di te,
donna che vivrai nel domani del mondo.
In un anno remoto
genitrice fu la mia carne,
le mie fibre ricordano,
ogni giorno era oscuro travaglio,
fisica sofferenza che volontà dominava
e speranza addolciva
ineffabilmente.
Ora non il seme d'un uomo in me
non un embrione dal mio sangue nutrito,
ma nel mio spirito
l'ansiosa proiezione, donna, di te,
di quella che tu sarai,
che lentamente si plasma s'accresce
batte alle porte vuol vivere,
compiuta forma finalmente
in aura di libertà e purità,
donna nel domani del mondo.
In me ti reco, immagine chiara,
contrasto e compenso
di quanto nel cuore m'angoscia,
patimento di tante misere oggi,
misere per inumane fatiche
misere per scheletriti figli
o per rapiti figli in guerra,
oppur inanimate cose di libidine,
ah avvilita mia specie, onta per tutte!
E altre odo stridule
ridere inconsapevoli
e altre trasalendo veggo
egoiste più ancor dei loro maschi,
avide insaziate d'oro e tossico.
Come se ti portassi nel mio grembo
io in te mi concentro, creatura nuova,
nei lineamenti che tu avrai,
creatura tutta vera in una vita di raggiunta verità,
redenta la vita da ogni ferino residuo,
più bella questa terra ogni dì più
nel lavoro di tutti fervido come un inno,
inno del concorde genio umano.
E non io sola, molte e molte
al par di me in seno ti recano
e in lampi di benedizione
qualcosa del sereno tuo sguardo in lor già traluce,
in salvo anch'esse la visione di te
la speranza la visione di te portano
mentre il mondo d'oggi ci dileggia,
torvo e cieco ci osteggia,
oh tutte brave in oprare e coraggiose,
fanciulle, spose, tenere gravi vegliarde,
in travaglio fiero e pur soave,
ineffabilmente,
per il tuo avvento, donna, nel domani del mondo,
in questo fraterno asilo
giusto e benigno
e di gloria finalmente degno,
armoniosa sovrana tu di libertà e purità.

Lunare

Luna falcata fra correnti nubi
alta su un ciglio di rupi nere,
e pensier e sensi in me d’eterna notte,
argentata appena da fuggente beltà.

Per tutta la vita volli de’ mie giorni
far cosa di luce, cosa d’amore,
ed essi posi avanti ogni mia arte,
e d’essi feci poesia perenne,

oh giorni, trascoloranti riviere,
giorni miei duri diamanti!

Ma in eterno non saprò se errai,
se più savio era per l’opere sole vivere,
opere tante create più che vivo palpito,
e dai baci dai pianti dai sogni,
se saggezza umana sotto i cieli respira,
voler più fortemente trarre statue e leggi,
trarre un canto più di me grande.

Senza parole 

 

Senza parole
senza parole in petto,
anima spodestata sono,
nessuna antenna per richiamarti,
solo questo mio silenzio,
groviglio in cui ardo, -
qualche lacrima rada
mi si posa come vento sulle ciglia,
tu non la senti
e l'incendio più avvampa
silenzioso -
anima spodestata sono,
nessuna antenna per richiamarti, nessuna parola...

Sovrana 

Quanti s'affaticano e quant'altri danzano
in quest'ora stessa di vento e di primavera?
E v'ha chi s'innamora e v'ha chi alleva fiori.

Io, io di me sola vivo e di desolato silenzio,
o forse silenzio non è, ma frusciante potenza,
ahi sovrana e vana, da ogni cuore lontana!