* * * * * * * * Sylvia Plath * * * * * * * *

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Sii stoica; non ti agitare; attraversa questo inferno per incontrare il generoso, dolce, traboccante amore munifico della primavera.

Dai "Diari", 20 febbraio 1956

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BERTHE MORISOT - Lo specchio per vestirsi

SYLVIA PLATH - Specchio

 

Sono esatto e d'argento, privo di preconcetti.

Qualunque cosa io veda subito l'inghiottisco

tale e quale senza ombre di amore o disgusto.

Io non sono crudele, ma soltanto veritiero

-quadrangolare occhio di un piccolo iddio.

Il più del tempo rifletto sulla parete di fronte.

È rosa, macchiettata. Ormai da tanto tempo

la guardo che la sento un pezzo del mio cuore.

Ma lei c'è e non c'è.

Visi e oscurità continuamente si separano.

 

Adesso io sono un lago. Su me si china una donna

cercando in me di scoprire quella che lei è realmente.

Poi a quelle bugiarde si volta: alle candele o alla luna.

Io vedo la sua schiena e la rifletto fedelmente.

Me ne ripaga con lacrime e un agitare di mani.

Sono importante per lei. Anche lei viene e va.

Ogni mattina il suo viso si alterna all'oscurità.

In me lei ha annegato una ragazza,

da me gli sorge incontro giorno dopo giorno

una vecchia, pesce mostruoso.

EDVARD MUNCH - Il vampiro

Inseguimento

 

Entro nella torre delle mie paure,

chiudo la porta su quella oscura colpa,

sprango la porta, tutte le porte sprango.

Il sangue corre, mi rimbomba

nelle orecchie:  il passo

della pantera è sulle scale,

ora la sento che sale, che sale. 

il passo della pantera è sulle scale,

ora la sento che sale, che sale.

Pecorella nella nebbia

Le colline sconfinano in bianchezza.
Persone o stelle
mi guardano con tristezza, le deludo.

Il treno lascia una linea di respiro.
o lento
cavallo colore della ruggine,

zoccoli, dolenti campane.
Per tutta la mattina la
mattina si è andata annerando.

Un fiore treascurato.
Le mie ossa hanno requie, i campi
lontani mi sciolgono il cuore.

Minacciano
di assumermi fino a un cielo
senza stelle né padre, acqua buia.

ARTHUR HUGHES

*Io sono verticale

 

Io sono verticale
Ma preferirei essere orizzontale.
Non sono un albero con radici nel suolo
succhiante minerali e amore materno
così da poter brillare di foglie a ogni marzo,
né sono la beltà di un’aiuola
ultradipinta che susciti grida di meraviglia,
senza sapere che presto dovrò perdere i miei petali.
Confronto a me, un albero è immortale
e la cima di un fiore, non alta, ma più clamorosa:
dell’uno la lunga vita, dell’altra mi manca l’audacia.

Stasera, all’infinitesimo lume delle stelle,
alberi e fiori hanno sparso i loro freddi profumi.
Ci passo in mezzo ma nessuno di loro ne fa caso.
A volte io penso che mentre dormo
forse assomiglio a loro nel modo più perfetto -
con i miei pensieri andati in nebbia.
Stare sdraiata è per me più naturale.
Allora il cielo ed io siamo in aperto colloquio,
e sarò utile il giorno che resto sdraiata per sempre:
finalmente gli alberi mi toccheranno, i fiori avranno tempo per me.

Lady Lazarus

 

L'ho rifatto.
Un anno ogni dieci
Ci riesco -


Una specie di miracolo ambulante, la mia pelle
Splendente come un paralume Nazi,
Un fermacarte il mio


Piede destro,
La mia faccia un anonimo, perfetto
Lino ebraico.


Via il drappo,
o mio nemico!
Faccio forse paura? -


Il naso, le occhiaie, la chiostra dei denti?
Il fiato puzzolente
In un giorno svanirà.


Presto, ben presto la carne
Che il sepolcro ha mangiato si sarà
Abituata a me


e io sarò una donna che sorride.
Non ho che trent'anni.
E come il gatto ho nove vite da morire.

 

Questa è la numero tre.

Quale ciarpame
Da far fuori ogni decennio.


Che miriade di filamenti.
La folla sgranocchiante noccioline
Si accalca per vedere


Che mi sbendano mano e piede -
Il grande spogliarello.
Signori e signore, ecco qui


Le mie mani,
i miei ginocchi.
Sarò anche pelle e ossa,


Ma pure sono la stessa identica donna.
La prima volta successe che avevo dieci anni.
Fu un incidente.


Ma la seconda volta ero decisa
a insistere, a non recedere assolutamente.
Mi dondolavo chiusa


Come conchiglia.
Dovettero chiamare e chiamare
e staccarmi via i vermi come perle appiccicose.


Morire
è un'arte, come ogni altra cosa.
Io lo faccio in modo eccezionale.


Io lo faccio che sembra come inferno.
Io lo faccio che sembra reale.
Ammettete che ho la vocazione.


È facile abbastanza da farlo in una cella.
È facile abbastanza farlo e starsene lì.
È il teatrale


Ritorno in pieno giorno
a un posto uguale, uguale viso, uguale
Urlo divertito e animale:


"Miracolo!"
È questo che mi ammazza.
C'è un prezzo da pagare


Per spiare
Le mie cicatrici, per auscultare
Il mio cuore - eh sì, batte.

 

E c'è un prezzo, un prezzo molto caro,
Per una toccatina, una parola,
o un po' del mio sangue


o di capelli o un filo dei miei vestiti.
Eh sì, Herr Doktor.
Eh sì, Herr Nemico.


Sono il vostro opus magnum.
Sono il vostro gioiello,
Creatura d'oro puro


Che a uno strillo si liquefà.
Io mi rigiro e brucio.
Non crediate che io sottovaluti le vostre ansietà.


Cenere, cenere -
Voi attizzate e frugate.
Carne, ossa, non ne trovate -


Un pezzo di sapone,
Una fede nuziale,
Una protesi dentale.


Herr Dio, Herr Lucifero,
Attento.
Attento.


Dalla cenere io rivengo
Con le mie rosse chiome
e mangio uomini come aria di vento.

 

I have done it again.
One year in every ten
i manage it-

a sort of walking miracle, my skin
Bright as a Nazi lampshade,
My right foot

a paperweight,
My face a featureless, fine
Jew linen.

Peel off the napkin
0 my enemy.
Do i terrify? -

The nose, the eye pits, the full set of teeth?
The sour breath
Will vanish in a day.

Soon, soon the flesh
The grave cave ate will be
At home on me

And i a smiling woman.
I am only thirty.
And like the cat i have nine times to die.

This is Number Three.
What a trash
To annihilate each decade.

What a million filaments.
The peanut-crunching crowd
Shoves in to see

Them unwrap me hand and foot
The big strip tease.
Gentlemen, ladies

These are my hands
My knees.
I may be skin and bone,

Nevertheless, i am the same, identical woman.
The first time it happened i was ten.
It was an accident.

The second time i meant
To last it out and not come back at all.
I rocked shut

As a seashell.
They had to call and call
And pick the worms off me like sticky pearls.

Dying
Is an art, like everything else,
i do it exceptionally well.

I do it so it feels like hell.
I do it so it feels real.
I guess you could say i've a call.

It's easy enough to do it in a cell.
It's easy enough to do it and stay put.
It's the theatrical

Comeback in broad day
To the same place, the same face, the same brute
Amused shout:

'a miracle!'
That knocks me out.
There is a charge

For the eyeing of my scars, there is a charge
For the hearing of my heart-
It really goes.

And there is a charge, a very large charge
For a word or a touch
Or a bit of blood

Or a piece of my hair or my clothes.
So, so, Herr Doktor.
So, Herr Enemy.

I am your opus,
i am your valuable,
The pure gold baby

That melts to a shriek.
I turn and burn.
Do not think i underestimate your great concern.

Ash, ash -
You poke and stir.
Flesh, bone, there is nothing there-

a cake of soap,
a wedding ring,
a gold filling.

Herr God, Herr Lucifer
Beware
Beware.

Out of the ash
i rise with my red hair
And i eat men like air.

Orlo (Edge)

 

La donna è a perfezione.
Il suo morto

Corpo ha il sorriso del compimento,
un'illusione di greca necessità

scorre lungo i drappeggi della sua toga,
i suoi nudi

piedi sembran dire:
abbiamo tanto camminato, è finita.

Si sono rannicchiati i morti infanti ciascuno
come un bianco serpente a una delle due piccole

tazze del latte, ora vuote.
Lei li ha riavvolti

Dentro il suo corpo come petali
di una rosa richiusa quando il giardino

s'intorpidisce e sanguinano odori
dalle dolci, profonde gole del fiore della notte.

Niente di cui rattristarsi ha la luna
che guarda dal suo cappuccio d'osso.

A certe cose è ormai abituata.
Crepitano, si tendono le sue macchie nere

 

The woman is perfected.
Her dead


Body wears the smile of accomplishment,
The illusion of a Greek necessity


Flows in the scrolls of her toga,
Her bare


Feet seem to be saying:
We have come so far, it is over.


Each dead child coiled, a white serpent,
One at each little


Pitcher of milk, now empty.
She has folded


Them back into her body as petals
Of a rose close when the garden


Stiffens and odors bleed
From the sweet, deep throats of the night flower.


The moon has nothing to be sad about,
Staring from her hood of bone.


She is used to this sort of thing.
Her blacks crackle and drag.

PAPA'

 

Non servi, non servi più,
O nera scarpa, tu
In cui trent’anni ho vissuto
Come un piede, grama e bianca,
Trattenendo respiro e starnuto.

Papà, ammazzarti avrei dovuto.
Ma tu sei morto prima che io
Ci riuscissi, tu greve marmo, sacco pieno di Dio,
Statua orrenda dal grigio alluce
Grosso come una foca di Frisco

E un capo nell’Atlantico estroso
Al largo di Nauset laggiù
Dove da verde diventa blu.
Un tempo io pregavo per riaverti.
Ach, du.

In tedesco, in un paese
Di Polonia al suolo spianato
Da guerre, guerre, guerre.
Ma il paese ha un nome molto usato.
Un mio amico polacco

Mi dice che ce n’è un sacco.
Cosi non ho mai saputo
Dov’eri passato o cresciuto.
Mai parlarti ho potuto.
Mi si incollava la lingua al palato.

Mi s’incollava a un filo spinato.
Ich, ich, ich, ich,
Non riuscivo a dir più di così.
Per me ogni tedesco era te.
E quell’idioma osceno

Era un treno, un treno che
Ciuff-ciuff come un ebreo portava via me.
A Dachau, Auschwitz, Belsen.
Da ebreo mi mettevo a parlare.
E lo sono proprio, magari.

Le nevi del Tirolo, la birra chiara di Vienna
Non sono molto pure o sincere.
Per la mia ava zingara e fortunosi sbocchi
E il mio mazzo di tarocchi e il mio mazzo di tarocchi
Qualcosa di ebreo potrei avere.

Ho avuto sempre terrore di Te,
Con la tua Luftwaffe, il tuo gregregrè.
E il tuo baffo ben curato
E l’occhio ariano d’un bel blu
Uomo-panzer, panzer O Tu –

Non un Dio ma svastica nera
Che nessun cielo ci trapela.
Ogni donna adora un fascista,
Lo stivale in faccia e il cuore
Brutale di un bruto a te uguale.

Tu stai alla lavagna, papà,
Nella foto che ho di te,
Biforcuto nel mento anziché
Nel piede, ma diavolo sempre,
Sempre uomo nero che

Con un morso il cuore mi fende.
Avevo dieci anni che seppellirono te.
A venti cercai di morire
E tornare, tornare a te.
Anche le ossa mi potevano servire.

Ma mi tirarono via dal sacco,
Mi rincollarono i pezzetti.
E il da farsi così io seppi.
Fabbricai un modello di te,
Uomo in nero dall’aria Meinkampf,

E con il gusto di torchiare
E io che dicevo sì, sì.
Papà, eccomi al finale.
Tagliati i fili del nero telefono
Le voci più non ci possono miagolare.

Se ho ucciso un uomo, due ne ho uccisi –
Il vampiro che diceva esser te
E un anno il mio sangue bevé,
Anzi sette, se tu
Vuoi saperlo. Papà, puoi star giù.

Nel tuo cuore c’è un palo conficcato.
Mai i paesani ti hanno amato.
Ballano e pestano su di te.
Che eri Tu l’hanno sempre saputo.
Papà, papà, bastardo, ho finito.

Le danze notturne

 

Un sorriso è caduto nell’erba.
Irrecuperabile!

E come si perderanno le tue
danze notturne. Nella matematica?

Questi salti e spirali così puri­­­
Di sicuro percorrono

il mondo per sempre, io non resterò del tutto
svuotata di bellezze, il dono

del tuo piccolo respiro, il profumo
d’erba bagnata dei tuoi sonni, gigli, gigli.

La loro carne non ha somiglianza alcuna.
Fredde pieghe dell’io, la calla,

e il giglio tigrato, che si fa bello—
macchie, e un ventaglio di petali ardenti.

Le comete
hanno da attraversare tanto spazio,

tanto freddo, oblio.
Così i tuoi gesti si sfioccano—

caldi e umani, poi la loro luce rosa
che gocciola e si sfalda

dalle nere amnesie del cielo.
Perché mi sono date

queste lampade, questi pianeti
che cadono come benedizioni, come fiocchi

esagonali, bianchi
sui miei occhi, sulle labbra, sui capelli

e toccano si dissolvono.
Nel nulla.