TEMI E PROBLEMI DI PEDAGOGIA

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PEDAGOGIA

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IL RAPPORTO TRA ORALITÀ E SCRITTURA (la traccia è mia)

 

Una fase fondamentale della storia dell’educazione nell’età antica è il passaggio dalla tradizione del sapere orale alla nascita della scrittura, da cui sono nate e maturate progressivamente, a vari livelli, nuove procedure e nuove forme di sapere.

Per poter capire come e perché nella nostra cultura si è consumato il distacco ideologico tra oralità e alfabetizzazione, non possiamo non richiamarci alla cultura della Grecia antica, e in particolare a quella fase di svolta culturale che si realizza tra l'epica omerica e la paideia, la filosofia e la prosa platonica.

In qualche secolo di storia si viene a consumare definitivamente il passaggio fondamentale nella trasmissione del sapere nella nostra cultura, che da cultura orale si trasforma in cultura scritta.

 

1. Parla dei diversi modelli di educazione familiare nella storia, a partire dalle società senza scrittura fino al ruolo del pater familias dell’epoca romana;

2. Analizza la diversa importanza attribuita all’ascolto, alla narrazione e al dialogo nelle diverse epoche della storia dell’educazione;

3. Confronta il diverso ruolo svolto dall’oralità e dalla scrittura nelle diverse istituzioni educative dell’antichità.

 

 

Mappa del sapere (traccia ministeriale 2010)

 

«I cambiamenti in atto nella mappa del sapere possono disorientare. Mentre in passato le persone dovevano aspettare lunghi periodi di tempo per conoscere i risultati della ricerca, oggi, grazie a Internet, importanti scoperte vengono divulgate in tutto il mondo nel giro di pochi giorni. La pubblicazione a stampa è diventata sempre più una formalità e, in certi campi particolarmente avanzati, viene senz'altro trascurata. Ogni anno vengono creati nuovi campi e sottocampi di indagine, mentre settori un tempo dominanti perdono di importanza. La disponibilità di database estremamente ampi consente a individui privi di un'istruzione formale di padroneggiare materiali e di offrire contributi al mondo accademico. L'istruzione a distanza consente a molti di seguire studi anche avanzati senza entrare in un college o in un'università. E, come si è già detto, la creazione di ambienti virtuali consente a individui determinati e di talento di dimostrare le proprie competenze senza lunghi e costosi processi dì certificazione. […]

È cambiata la nozione stessa di alfabetizzazione; alle tre abilità classiche del leggere, dello scrivere e del far di conto si deve aggiungere la capacità di usare il computer e i linguaggi della programmazione. […]

Sta, inoltre, venendo alla ribalta una diversa miscela di abilità di base. Quando si incomincia a operare in ambiente ipermediale, a concepire e a creare le proprie pagine web. 

H. GARDNER, Sapere per comprendere, Milano 2009 (ed. or. 1999)

 

Il candidato esponga le sue riflessioni sul testo sopra riportato e si soffermi, in particolare, sulle seguenti questioni:

  1. dizione "mappa del sapere" e nozione di cambiamenti nella "mappa del sapere";
  2. prospettive aperte dall’utilizzo di internet;
  3. pericoli legati all’utilizzo indiscriminato delle risorse offerte dal web e problemi di sicurezza.

MOTIVAZIONE ALL'APPRENDIMENTO - Traccia ministeriale 2007

 

1)La letteratura pedagogica contemporanea ha ampiamente sottolineato il valore pedagogico della

motivazione all’apprendimento, collegandolo anche con le capacità empatico – comunicative del docente.

Analizza la questione, soffermandoti sui seguenti aspetti:

- nel rapporto insegnamento – apprendimento qual è il ruolo esercitato dalla motivazione?

- quali aspetti metodologico – comunicativi vanno curati dal docente per sollecitare la motivazione

all'apprendimento?

- secondo il tuo parere quali fattori socio – culturali influiscono maggiormente sullo sviluppo o sulla

mancanza della motivazione ad apprendere?

MARIA MONTESSORI: IL BAMBINO COME UOMO (Traccia ministeriale 2007)

 

“Il bambino come uomo, questa è la figura che deve imporsi innanzi a noi. Dobbiamo vederla in quella società umana tumultuante, che con eroici sforzi aspira alla «vita». Quali sono i diritti dei bambini? Consideriamoli un momento come «classe sociale», come una classe di lavoratori, infatti essi lavorano a produrre uomini. La generazione futura, sono loro. Essi sono che lavorano, sostenendo le fatiche della crescenza fisica e spirituale. Stanno continuando il lavoro compiuto per pochi mesi dalla loro madre, e ad essi è lasciato il compito più laborioso, più complesso e difficile.

Non hanno nulla quando nascono fuorché delle potenzialità; essi debbono far tutto in un mondo che, a confessione dello stesso adulto, è pieno di difficoltà. Che cosa si fa per aiutarli, così deboli, pellegrini in un mondo sconosciuto? Nascono più fragili e più incapaci di un animale e devono diventare tra pochi anni «gli uomini», devono far parte di una società organizzata, complicata, costruita con lo sforzo secolare d’infinite generazioni. In un tempo in cui la civiltà, cioè la possibilità di vivere bene, è basata sul «diritto» acquistato attivamente e consacrato nelle leggi, che diritti ha colui che viene tra noi senza forza e senza pensiero? Sembra il bambino Mosè disteso nel cestino di vimini tra le acque del Nilo: egli rappresenta l’avvenire del popolo eletto, ma troverà una principessa che, passando di là, per caso, lo veda?” Maria MONTESSORI, Uno sguardo alla vita del bambino, 1916

Qual è il significato delle considerazioni svolte in riferimento al momento storico in cui furono scritte?

Oggi, esattamente cento anni dopo l’apertura della prima scuola montessoriana, risultano tuttora attuali?

E rispetto a quali situazioni?

DON MILANI: E' LA LINGUA CHE FA UGUALI - Tema ministeriale 2007

 

“Cercarsi un fine. Bisogna che sia onesto. Grande. Che non presupponga nel ragazzo null’altro che d’essere uomo. Cioè che vada bene per credenti e atei... Il fine giusto è dedicarsi al prossimo. E in questo secolo come vuole amare se non con la politica o col sindacato o con la scuola? Siamo sovrani. Non è più il tempo delle elemosine, ma delle scelte. Contro i classisti che siete voi, contro la fame, l’analfabetismo, il razzismo, le guerre coloniali. Ma questo è solo il fine ultimo da ricordare ogni tanto. Quello immediato da ricordare minuto per minuto è d’intendere gli altri e farsi intendere. E non basta certo l’italiano, che nel mondo non conta nulla. Gli uomini hanno bisogno d’amarsi anche al di là delle frontiere. Dunque bisogna studiare molte lingue e tutte vive... Perché è solo la lingua che fa eguali. Eguale è chi sa esprimersi e intende l’espressione altrui. Che sia ricco o

povero importa meno. Basta che parli.” don Lorenzo MILANI, Lettera a una professoressa, 1967

Cosa suggerisce oggi, a quarant’anni di distanza, il brano riportato?

Quali riflessioni provoca?

Sono ancora attuali le esigenze espresse?

Rispetto a quali situazioni specifiche?

BAMBINI STRANIERI A SCUOLA E ACCOGLIENZA - Tema ministeriale 2007

 

“I bambini stranieri che nascono o arrivano in Italia hanno percorsi, storie e biografie differenti.

Si trovano a dover affrontare sfide proprie e particolari. Compito della scuola che li accoglie è individuare bisogni e risposte adeguati ai diversi casi nell’ottica di costruire valori condivisi. ...

La situazione ideale, in grado di promuovere l’apprendimento, chiede di realizzare una forma di accoglienza competente, attenta ai bisogni, ma anche alle capacità, dotata di strumenti e risorse per la facilitazione e in grado anche di contenere ansie, timori, spaesamento, di far rispettare le regole.

Chiede inoltre di prestare attenzioni particolari alla fase del primo inserimento, perché i primi passi dentro la nuova scuola segnano il cammino successivo in maniera indelebile.”

G. FAVARO, Alfabeti interculturali, Guerini Editore, 2000

Il candidato, alla luce delle sue conoscenze ed esperienze, illustri:

  • Il concetto di integrazione come costruzione di valori interculturali condivisi partendo da radici e storie diverse.
  • L’accoglienza quale luogo di costruzione di nuove appartenenze.
  • La relazione in classe e al di fuori della scuola per la promozione dell’inserimento socio-educativo.

 

Ottimismo e pessimismo in educazione (traccia ministeriale 2011)

  

«Nel caso di un libro sulla funzione educativa, comunque, l’ottimismo mi sembra di rigore: cioè, credo sia l’unico atteggiamento rigoroso. Vediamo: tu stessa, amica maestra, io che, come te, sono un insegnante, e qualunque altro docente, possiamo essere, da un punto di vista ideologico o metafisico, profondamente pessimisti. Possiamo essere convinti della onnipotente cattiveria o della triste stupidità del sistema, della diabolica microfisica del potere, della sterilità a medio o lungo termine di ogni sforzo umano e del fatto che, come disse un poeta, "le nostre vite sono fiumi che vanno a dissolversi nel mare della morte". Insomma: qualunque cosa, purché sia scoraggiante. Come individui e come cittadini abbiamo il sacrosanto diritto di vedere ogni cosa nel colore tipico delle formiche e di un gran numero di vecchi telefoni, vale a dire molto nero. Ma come educatori non ci resta che l’ottimismo, così come chi fa del nuoto, per praticarlo, ha bisogno di un ambiente liquido. Chi non vuole bagnarsi, deve abbandonare il nuoto; chi prova repulsione per l’ottimismo, deve lasciar perdere l’insegnamento, senza pretendere di pensare in che cosa consiste l’educazione. Perché educare è credere nella perfettibilità umana, nell’innata capacità di apprendere e nel suo intrinseco desiderio di sapere, nel fatto che ci sono cose (simboli, tecniche, valori, memorie, fatti …) che possono essere conosciute e meritano di esserlo, e che noi uomini possiamo migliorarci vicendevolmente per mezzo della conoscenza. Di tutte queste convinzioni ottimistiche si può ben diffidare in privato, ma nel momento in cui si cerca di educare o di capire in che cosa consiste l’educazione, non resta che accettarle. Con autentico pessimismo si può scrivere contro l’istruzione, ma l’ottimismo è imprescindibile per potervisi dedicare … ed esercitarla. I pessimisti possono essere bravi domatori, ma non bravi maestri».

F. SAVATER, A mia madre mia prima maestra, Bari 2004

Il candidato esponga le sue riflessioni sul testo sopra riportato e si soffermi, in particolare, sulle seguenti questioni:

 

  • nel contesto pedagogico vale il famoso dualismo pessimismo della ragione ed ottimismo della volontà?
  • alla base della pedagogia c’è la convinzione della perfettibilità umana?
  • che cosa significa "i pessimisti possono essere bravi domatori, ma non bravi maestri?

IL GIOCO (traccia ministeriale)

 

“Sia nel mondo umano che in quello animale il gioco è prerogativa di individui giovani tesi all’esplorazione del mondo circostante e all’apprendimento delle regole per controllarlo sul modello adulto. Nel mondo umano…entrano in gioco la vita emotiva, quella intellettiva, i processi di socializzazione e di educazione, che proprio nell’attività ludica trovano le loro prime espressioni.

Dal punto di vista educativo il gioco risponde alla dinamica dell’apprendimento dove le risposte vengono modificate da stimolazioni ordinate a rinforzare la risposta o a estinguerla. Questo processo è assolto dal gioco perché consente di passare gradualmente dai problemi più semplici ai più complessi, di verificare immediatamente il successo o l’errore e di progredire a ritmo individuale nella sequenza dei problemi espressi in forma di gioco. L’apprendimento attraverso il gioco inizia molto precocemente, sin dal livello dei giochi funzionali della prima infanzia. In seguito, con i giochi simbolici il bambino impara a evocare situazioni irreali. Infine nell’età scolare, con i giochi secondo regole, si allena all’ordinamento e alla classificazione, alla consequenzialità delle sue scelte e al controllo delle scelte altrui”.

U. GALIMBERTI, Enciclopedia di Psicologia, Milano, Garzanti, 1999

 

Rifletti sul contenuto del brano sopra riportato e rispondi alle seguenti domande:

1. Quali attività vengono definite come gioco?

2. da quali bisogni scaturiscono le attività ludiche?

3. Quali sono le principali teorie del gioco?

4. Quale contributo al processo formativo può venire dalle attività ludiche?

L’EDUCAZIONE LINGUISTICA (la traccia è mia)

 

“La parola è il veicolo principale dell’educazione (in quanto si educa e si istruisce soprattutto attraverso di essa), ma è anche lo strumento umano più importante per comunicare con gli altri e per comprendere la realtà.

La pedagogia tradizionale sopravvalutava, rispetto all’oralità, la lettura e la scrittura. Oggi, sia nella scuola materna che in quella elementare, l’educazione linguistica tende a valorizzare l’espressività e la creatività infantile, in un approccio “vivo” alla lingua, che incoraggia la poesia e la narrazione, attraverso le quali i bambini possono esprimere ciò che “sentono” nella propria esperienza interna ed esterna, maturando, in tal modo, una conoscenza più approfondita di se stessi e del mondo con cui sono in relazione” (Avalle, Maranzana).

 

Dopo aver spiegato brevemente il brano, sulla base delle tue conoscenze ed esperienze, rispondi ai seguenti quesiti:

 

1. Qual è il ruolo svolto dalla comunicazione nel rapporto educativo?

2. Valuta alcune proposte volte a sviluppare la competenza comunicativa verbale e non verbale nella scuola materna e in quella elementare.

3. Ritieni ancora possibile, nella nostra società, stimolare nei bambini il “piacere” di leggere e scrivere?

LA SCUOLA SBAGLIATA (la traccia è mia)

 

“La temuta aula-cella, che aveva sempre ospitato la classe meno numerosa, è quest’anno la nostra realtà… Misura 4,70 per 5. Pensavo a quante aule simili a questa ci sono ancora nel mondo per farci vivere i bambini nell’età che più di ogni altra ha bisogno di spazio, di verde, di sole e di moto. … Eccomi dunque in mezzo all’aula. A mali estremi, estremi rimedi: fuori la cattedra, che non serve a nulla, sparita la lavagna girevole, ora ci stavano due file di tavolini con un sufficiente passaggio al centro. La pedana diventerà il nostro teatrino…quel metro quadrato scarso di spazio sociale su cui i bambini potranno cantare, giocare, narrare le loro esperienze ai compagni, dipingere è il pezzo più importante dell’arredamento…Prima di uscire ho dato un colpo d’occhio all’aula: se uscirà il sole, mi son detto, andremo in campagna ad aprire contemporaneamente due libri di avventure: quello della vita dei bambini, che è tutta da sentire, e quello della natura” (Mario Lodi, Il paese sbagliato, Einaudi Torino 1970 pp.15-17).

 

Dopo aver spiegato brevemente il brano, sulla base delle tue conoscenze ed esperienze, rispondi ai seguenti quesiti:

 

1. Evidenzia in quale misura l’ambiente fisico in cui si realizza un’attività educativa può influire sui suoi risultati e significati.

2. Quale importanza deve essere assegnata all’esperienza concreta (il “libro della vita dei bambini”) nella scuola materna e in quella elementare?

3. Ritieni ancora possibile ed efficace realizzare, nella scuola elementare, esperienze educative, giochi e attività didattiche all’aria aperta?

L'aggressività (traccia ministeriale modificata)

 

L’aggressività fa parte della natura umana, ma la violenza può e deve essere tenuta sotto controllo fin dall'infanzia. È questa la tesi da cui partono psicologi e pedagogisti per affrontare il tema del bullismo giovanile, un fenomeno tornato con prepotenza alla ribalta per la sua crescente diffusione.

Che si tratti di ragazzini cresciuti in quartieri degradati o in famiglie problematiche, o con difficoltà di apprendimento, la società intera non può ignorarli perché dietro la loro violenza c'è sempre un messaggio da decifrare. Agli adulti il compito di leggere e tradurre questi segnali “in codice” e, soprattutto, di trovare risposte e soluzioni.

 

Il candidato tratti il tema focalizzando l’attenzione sui seguenti punti:

  • Come prevenire ed affrontare il problema del bullismo ed offrire un aiuto a tutti i bambini, aggressori ed aggrediti?
  • Quali strategie o risorse possono essere adottate dagli adulti per stimolare nei bambini l'amore di sé, il piacere della sfida, il rispetto per gli altri?
  • Come è possibile organizzare, nella scuola, dei percorsi efficaci di educazione alla legalità e alla convivenza civile?

 

Quella forza dei ragazzi senza cuore di UMBERTO GALIMBERTI (traccia mia)

Ma attraverso quali processi i nostri ragazzi costruiscono la loro identità e l'autostima di sé? Attraverso processi molto arcaici e primitivi, a giudicare dal fatto che tra i video più cliccati su Google c'è quello girato in una scuola superiore italiana da un gruppo di ragazzi che, senza pietà, menano e umiliano un compagno Down .

L'umanità ha fatto un percorso lunghissimo per passare dalla violenza del gesto alla discussione con la parola. Oggi stiamo spaventosamente regredendo. E costruendo fin dalla più tenera età ragazzi che cercano la loro identità nella forza. Non nella forza del carattere, e neppure nella forza del pensiero, ma, nella completa afasia del cuore e della mente, nella forza dei muscoli, naturalmente dopo aver opportunamente valutato che la propria forza superi quella dell'altro. E nel loro cuore latita non dico l'amore, sentimento troppo sofisticato per i loro cuori, ma la commozione che non devi fare nessuno sforzo per trovare. Viene da sé, tocca il tuo cuore per il semplice fatto che di fronte a te hai un tuo simile, e per giunta più svantaggiato di te. "Senza cuore"(...) significa che in te non si è formato quel sentimento di appartenenza alla comunità umana già presente nel mondo animale, dove tendenzialmente il simile non attacca il simile. Il senso di appartenenza non è una conquista culturale, è un dato naturale che accomuna tutte le specie e, al loro interno, le salvaguarda. Dobbiamo allora pensare che la nostra cultura sia così degradata da infrangere, sin dalla giovane età, non solo il precetto universale di amare il prossimo, presente in tutte le religioni, ma anche il ribrezzo naturale di accanirsi sul più debole? (...)
E allora la scuola, prima delle discipline che è incaricata a insegnare, dovrebbe incominciare a indagare se i fondamentali della natura umana sono ancora presenti e attivi nei ragazzi che ogni giorno vanno a scuola e poi a casa accendono il loro computer per identificarsi con quell'aggressività malsana che fraintende la crudeltà con la forza e l'affermazione della propria identità con l'accanimento fisico sul più debole e il più indifeso.
Scuola, scuola, scuola. So che i compiti che oggi vengono affidati agli insegnanti sono molti. Ma incominciamo da questo, perché senza il più elementare dei sentimenti umani, nessun processo culturale può partire.

Umberto Galimberti, La Repubblica, 12 novembre 2006

 

Il candidato tratti il tema, focalizzando l’attenzione sui seguenti punti:

 

  • Il ruolo degli “aggressori”, delle “vittime” e degli “spettatori” negli episodi bullistici;
  • Il dibattito sulle misure repressive nella scuola e sulla loro efficacia nel contrastare il bullismo;
  • L’elaborazione di percorsi didattici in grado di stimolare negli allievi l'amore di sé, il piacere della sfida, il rispetto per gli altri.

Educare alla differenza (traccia ministeriale)

 

Educare alla differenza significa formare persone in grado di sviluppare le proprie capacità personali e di fare scelte senza sottostare a limiti definiti da ruoli di genere fissi. La scuola è il luogo di socializzazione per eccellenza. Se si considera che le famiglie sono caratterizzate da un numero sempre minore di figli, essa diventa spesso l’ambito dove per la prima volta è possibile relazionarsi in modo continuativo con coetanei di sesso opposto. È attraverso la conoscenza ed il confronto che si sconfiggono i pregiudizi. Occorre investire sulla scuola, per le sue funzioni educative e formative, perché è il luogo privilegiato di interazione e di coinvolgimento di entrambi i generi, per le caratteristiche di apertura culturale, di predisposizione alla ricerca e al confronto e per ribadire il ruolo dell’istruzione e della cultura nel favorire la parità. La scuola diventa quindi un canale prezioso che permette di raggiungere bambini, ragazzi, giovani e di interessarli alle problematiche di genere, nel convincimento che un futuro di pari opportunità è un futuro migliore per tutti.

Il candidato analizzi il tema proposto, affrontando specificamente i seguenti quesiti:

  • In che modo la scuola può affrontare il tema della differenza di genere sollecitando un confronto di opinioni e idee tra gli alunni?
  • Come aiutare gli allievi a riflettere sugli elementi che hanno influito sulla propria crescita di genere (rapporto con genitori e amici, pregiudizi, stereotipi),  analizzando gli aspetti critici e valorizzando gli elementi positivi?
  • Poiché costruire un nuovo modo di convivere e condividere le responsabilità nella nostra società è un processo che riguarda anche gli uomini, in che modo è possibile coinvolgere entrambi i generi e quali sono i vantaggi di una politica per le pari opportunità per gli alunni di ambedue i sessi?

Il dibattito sulla valenza educativa dei media (la traccia è mia)

 

“L’ingabbiamento dei bambini per un numero elevato di ore dentro la “scatola” televisiva costringe senza scampo l’infanzia a rinunciare al pensiero e alla creatività. Ma questa minaccia non può essere semplicisticamente demonizzata ed esorcizzata negando l’esistenza del mercato dell’immagine. La scuola può porsi da contromedium, da alternativa alla massiccia e per lo più acritica fruizione televisiva in famiglia e nel tempo libero; nella scuola le nuove tecnologie informatiche qualificano il curricolo dando libero accesso al metodo di insegnamento/apprendimento individualizzato, rispettano i ritmi di apprendimento di ciascuno e i modi di conoscenza di ogni alunno, ma soprattutto sanno incoraggiare l’allievo a saper trovare svariate soluzioni per uno stesso problema, stimolano il suo pensiero produttivo, lo spingono ad adottare soluzioni originali, formulare strategie e utilizzare materiali con usi diversi da quelli usuali” (F. Frabboni).

Sulla base delle tue esperienze e conoscenze acquisite, illustra:
1. il dibattito fra “apocalittici” e “integrati” e il ruolo della rivoluzione informatica nei sistemi educativi;

2. la valenza educativa dei media tradizionali (come la televisione) e di quelli interattivi (come il computer);

3. Il fondamentale ruolo della famiglia e della scuola nell’educazione attraverso i media e nell’educazione ai media.

Non si studia la matematica senza fatica (la traccia è mia)

 

“È impossibile studiare le matematiche in modo passivo. Comprendere un risultato matematico significa saperlo utilizzare. Conoscere una teoria matematica significa saperla ricostruire. Imparare a memoria una dimostrazione senza comprenderla è impossibile.…Non si può leggere un lavoro matematico senza rifar da soli le dimostrazioni, senza domandarsi perché l’autore abbia scelto quella tale via, senza provare a trovarne altre…

Il disconoscere queste regole sta all’origine degli insuccessi di tanti studenti di matematica che “imparano” senza discutere … se non ci si è convinti da sé della solidità delle dimostrazioni, se non ci si è imposti di cominciare col mettere tutto in dubbio, la conoscenza resterà molto superficiale. Alla prima difficoltà essa si svelerà inconsistente. Queste difficoltà molto reali possono essere ridotte da una pedagogia efficace”.

(André Revuz – “Matematica moderna, matematica viva – Armando ed. Roma)

 

Dopo aver esposto le tue riflessioni sul contenuto del brano sopra riportato, sulla base delle tue conoscenze ed esperienze,

1)      Analizza i fattori che influiscono sul successo e l’insuccesso nell’apprendimento della matematica;

2)      indica le possibili strategie attraverso le quali il docente può favorire l’apprendimento significativo degli alunni nella scuola primaria;

3)      Indica alcune attività che, a tuo parere, possono modificare gli atteggiamenti negativi degli alunni verso la matematica e aiutare a superare talune difficoltà di apprendimento di questa disciplina.

 

 

Nell’esperienza di molti studenti l’italiano rappresenta una seconda lingua (la traccia è mia)

 

Nel nostro paese, l’apprendimento della lingua avviene oggi in uno spazio antropologico caratterizzato da un varietà di elementi: la persistenza, anche se ineguale e diversificata, della dialettofonia; la ricchezza e la varietà delle lingue minoritarie; la compresenza di più lingue anche extracomunitarie. Tutto questo comporta che nell’esperienza di molti studenti l’italiano rappresenti una seconda lingua. È necessario, pertanto, che l’apprendimento della lingua italiana avvenga sempre a partire dalle competenze linguistiche e comunicative che gli alunni hanno già maturato nell’idioma nativo.

Nel primo ciclo grande importanza ha lo sviluppo del linguaggio orale in forme via via più controllate. La pratica delle abilità linguistiche orali nella comunità scolastica passa attraverso la predisposizione di ambienti sociali di apprendimento idonei allo scambio linguistico, all'interazione, alla costruzione di significati, alla condivisione di conoscenze, alla negoziazione di punti di vista… Incanalando la naturale disposizione dell’alunno al gioco e all’invenzione, si avrà cura di favorire la scoperta graduale dei mezzi di cui la lingua dispone per sviluppare una sempre più piena consapevolezza della ricchezza, della flessibilità e della creatività della lingua stessa. Attraverso la fruizione e la produzione di testi fantastici e ludici, l’alunno sperimenterà fin dai primi anni le potenzialità espressive della lingua italiana (e più in generale del linguaggio verbale)… La riflessione sulla lingua servirà per sviluppare le capacità di categorizzare, di connettere, di analizzare. Nel curare l’apprendimento della lingua, gli insegnanti terranno conto delle fasi dello sviluppo cognitivo dell’alunno, impegnandolo con gradualità in attività adeguate alla sua età.

(Da “Indicazioni per il curricolo per la scuola dell’infanzia - Progetto Curricolo DEF 4 10-08-2007”)

 

Alla luce delle tue conoscenze ed esperienze

1)      Affronta il dibattito sulla crisi delle grammatiche tradizionali e sull’esigenza di rinnovamento della grammatica (riflessione sulla lingua);

2)      Indica gli elementi fondamentali della programmazione nella scuola primaria, con specifico riferimento alla riflessione sulla lingua.

3)      Proponi esempi di attività che permettano al fanciullo di “giocare” con la lingua per confermare e rafforzare le sue competenze comunicative.

Orientamento lavorativo (traccia ministeriale)

 

"Negli anni Cinquanta l'orientamento consisteva nell'individuare mediante test psicoattitudinali le caratteristiche dei soggetti per inserimenti "giusti" in contesti di lavoro stabili e con mansionari professionali predefiniti e duraturi nel tempo. [...] A partire dagli anni Ottanta sino ad oggi, si è invece progressivamente affermata una concezione dell'orientamento che rintraccia i suoi fondamenti in tutto l'arco del processo formativo e diviene pertanto un risultato costruito con specifici e costanti interventi didattici mirati alla preparazione di un soggetto che, una volta uscito dalla scuola, sia in grado di scegliere fra le alternative con sensata consapevolezza, di individuare le

informazioni appropriate, di continuare a "formarsi" in modo autonomo".

A.M. AJELLO - S. MEGHNAGI - C. MASTRACCI,

Orientare dentro e fuori la scuola  La Nuova Italia, 2000

 

Il candidato, alla luce delle sue conoscenze ed esperienze, illustri:

a. la trasformazione del concetto di orientamento negli ultimi cinquant'anni;

b. l'importanza di una didattica orientativa per potenziare nel soggetto scelte consapevoli ed autonome;

c. l'integrazione tra istituzioni educative, enti locali e altri soggetti pubblici per lo sviluppo di attività di orientamento.

 Adolescenti e famiglia (traccia ministeriale)

 

"Durante l'adolescenza si verifica un processo di distacco dai genitori e dall'ambiente familiare.

 

Questo processo lascia un vuoto emotivo (solitudine, sentirsi incompreso, ripulsa) nella vita di ogni adolescente. Per colmarlo, il giovane ricorre al gruppo dei suoi pari. Vi è una seconda ragione per cui il ragazzo ricorre al gruppo dei coetanei: i conflitti, le ansie e le difficoltà incontrate tra le pareti

domestiche possono essere condivise e spesso risolte grazie alla simpatia e alla comprensione reciproche. Un terzo motivo è l'insicurezza, il "non capire se stessi", la oscura e globale paura del futuro imminente e la vulnerabilità nei riguardi degli adulti che spinge a ricercare la compagnia dei coetanei".

A. PEDON, Psicologia, Armando Scuola, 1988

 

Il candidato, alla luce delle sue conoscenze ed esperienze, illustri:

a. l'influenza del gruppo sul comportamento degli adolescenti;

b. l'importanza dei lavori di gruppo nel processo educativo;

c. la collaborazione scuola famiglia per superare il disagio adolescenziale.

 

La concezione dell'educazione in Rousseau (traccia ministeriale)

 

"Tutto ciò che non abbiamo alla nascita e di cui abbiamo bisogno da grandi ci è dato dall'educazione.

 

Questa educazione ci viene dalla natura, o dagli uomini, o dalle cose. Lo sviluppo interno delle nostre facoltà e dei nostri organi è l'educazione della natura; l'uso che ci si insegna a farne è l'educazione degli uomini; l'acquisto di una nostra propria esperienza sugli oggetti che ci colpiscono è l'educazione delle cose.

Ciascuno di noi è dunque formato da tre specie di maestri. Il discepolo in cui le loro diverse lezioni si contraddicono è male allevato e non sarà mai d'accordo con se stesso: colui nel quale esse concorrono pienamente e tendono agli stessi fini è il solo che va verso il suo scopo e vive con coerenza. Ed è il solo ad essere educato bene.....

Poiché il concorso delle tre educazioni è necessario alla loro perfezione, è su quella, sulla quale non abbiamo alcun potere, che bisogna dirigere le altre due".

J.J. ROUSSEAU,

Il candidato esponga le sue riflessioni sull'argomento illustrando in particolare:

 

 

  • la funzione del maestro nel processo formativo;
  • il ruolo delle esperienze personali dell'educando in tale processo;
  • il rapporto fra inclinazioni naturali e processo formativo e informazioni appropriate, di continuare a "formarsi" in modo autonomo