* * * * Vladimir Vladimirovič Majakovskij * * * * *

TAMARA DE LEMPICKA - Idillio

 

 

*CONCLUSIONE

 

 

Niente cancellerà via l'amore,

né i litigi

né i chilometri.

È meditato,

provato,

controllato.

Alzando solennemente i versi, dita di righe,

lo giuro:

amo

d'un amore immutabile e fedele.

***********************************

M'ama non m'ama. Io mi torco le mani e sparpaglio le dita spezzate. VLADIMIR MAJAKOVSKIJ

***********************************

William John Hennessy - The Pride of Dijon

*Ascolta

 

Gettami in viso la parola terribile.

Perché non vuoi udire?

Non senti che ogni tuo nervo contorto

urla come una tromba di vetro

l'amore è morto...

 

l'amore è morto...

ascolta

rispondimi senza mentire...

come due fosse

 

in viso ti si scavano gli occhi...

lo so che già consumato è l'amore.

Ormai

 

a più d'un segno vi riconosco la noia.

RADURA O MEMORIA

Radura o memoria

del cervello dentro il vestibolo
le femmine amate in lunghi filari.
d’occhio in occhio versa il tuo giubilo
travesti la notte in antichi sponsali
travasa di corpo in corpo il tuo gaudio
che questa notte sia memorabile
oggi io suonerò il flauto
sulla mia colonna spinale.

L’infernaccio della città

 

Le finestre frantumarono l’infernaccio della città
in minuscoli infernucci succhianti con le luci.
Rossicci diavoli, si impennavano le automobili,
facendo esplodere le trombe proprio sull’ orecchio.

E là, sotto l’ insegna con le aringhe di Kerc,
un vecchietto stravolto cercava tastoni i suoi occhiali
e ruppe in lacrime quando, nel tifone del vespro,
un tram di rincorsa sbatté le pupille.

Nei buchi dei grattacieli, ove ardeva il minerale
e il ferro dei treni ingombrava il passaggio,
un aeroplano lanciò un grido e cadde
là dove al sole ferito colava l’occhio.

E allora ormai – sgualcite le coltri dei lampioni -
la notte si diede al piacere, oscena e ubriaca,
mentre dietro i soli delle vie in qualche luogo zoppicava,
non necessaria a nessuno, la flaccida luna.

Venne verso sera

 

La neve venne,
venne verso sera.
Essa scese
giù dall'alto dei cieli
sui tetti
e stupì tutti
con la sua bianchezza.
Era davvero tanta,
ed era davvero bella.
Cadeva e cadeva..
e sotto i piedi
volava
a seconda del vento
e nel volo oscillava.
Giaceva
fresca e scintillante
e ognuno 
ne era abbagliato.

GIOVANNI BOLDINI - Dopo il ballo

VLADIMIR MAJAKOVCKIJ - *E’ già l’una passata

 

E’ già l’una passata.

A quest’ora tu starai a letto.

Come un fiume d’argento

traversa la notte

la Via lattea.

Io non ho fretta

e non ti voglio svegliare

con speciali messaggi.

Come si dice,

l’incidente è chiuso.

Il battello dell’amore

s’è infranto contro la vita circostante.

Tu ed io

siamo pari.

Non vale la pena di citare

le offese

e i dolori

e i torti reciproci.

Guarda come’è pacifico il mondo.

La notte

ha imposto al cielo

un tributo stellato.

E’ in ore come questa

che si sorge

e si parla ai secoli,

alla storia,

alla creazione.

Lilička! Invece di una lettera

 

Il fumo del tabacco ha roso l'aria.

La stanza

è un capitolo dell'inferno di Kručënych.

Ricordi?

Accanto a questa finestra

per la prima volta

accarezzai freneticamente le tue mani.

Oggi, ecco, sei seduta,

il cuore rivestito di ferro.

Ancora un giorno,

e mi scaccerai,

forse maledicendomi.

Nella buia anticamera, la mano, rotta dal tremito,

a lungo non saprà infilarsi nella manica.

Poi uscirò di corsa,

e lancerò il mio corpo per la strada.

Fuggito da tutti,

folle diventerò,

consunto dalla disperazione.

Ma non è necessario tutto questo;

cara,

dolce,

diciamoci adesso addio.

Il mio amore,

peso così schiacciante ancora,

ti grava sopra

lo stesso,

dovunque tu fugga.

Lasciami sfogare in un ultimo grido

l'amarezza degli offesi lamenti.

Se lo sfiancano di lavoro, un bue,

se ne va

ad adagiarsi sulle fredde acque.

Ma, al di fuori del tuo amore,

per me

non c'è mare,

e dal tuo amore neanche col pianto puoi impetrare tregua.

 

Se l'elefante sfinito cerca pace,

si stende regalmente sulla sabbia arroventata.

Ma, al di fuori del tuo amore,

per me

non c'è sole,

e io non so neppure dove sei e con chi.

Se così tu avessi ridotto un poeta,

lui

avrebbe lasciato la sua amata per la gloria e il denaro

ma per me

non un solo

suono è di festa

oltre a quello del tuo amato nome.

Non mi butterò nella tromba delle scale,

non ingoierò veleno,

non saprò premere il grilletto contro la tempia.

Su di me,

al di fuori del tuo sguardo,

non ha potere la lama di nessun coltello.

Domani dimenticherai che ti ho incoronato,

che l'anima in fiore ho incenerito con l'amore,

e lo scatenato carnevale dei giorni irrequieti

scompiglierà le pagine dei miei libri...

Potranno mai le foglie secche delle mie parole

trattenerti un momento

per aspirare avidamente?

Ma lascia almeno

ch'io lastrichi con un'ultima tenerezza

il tuo passo che s'allontana. 

La blusa del bellimbusto

 

Io mi cucirò neri calzoni
del velluto della mia voce.
E una gialla blusa di tre tese di tramonto.
Per il Nevskij del mondo, per le sue strisce levigate
andrò girellando col passo di Don Giovanni e di bellimbusto.

Gridi pure la terra rammollita nella quiete:
"Tu vieni a violentare le verdi primavere!"
Sfiderò il sole con un sogghigno arrogante:
"Sul liscio asfalto mi piace biascicar le parole!".

Sarà forse perché il cielo è azzurro
e la terra mia amante in questa nettezza festiva,
che io vi dono dei versi allegri come ninnoli,
aguzzi e necessari come stuzzicadenti.

Donne che amate la mia carne e tu, ragazza
che mi guardi come un fratello,
coprite me, poeta, di sorrisi:
li cucirò come fiori sulla mia blusa di bellimbusto.

Se io qualcosa

 

Se io qualcosa

ho scritto
se qualcosa
ho detto
è colpa
degli occhi di cielo
degli occhi
della mia amata.

VLADIMIR MAJAKOVSKIJ

 

Per noi
L'amore
non è paradiso terrestre,
a noi
l'amore
annunzia ronzando
che di nuovo
è stato messo in marcia
il motore
raffreddato del cuore. 

Non ho bisogno di te 

 

Non ho bisogno di te.
Tanto lo so
tra breve creperò,
se davvero tu esisti
o Dio
o mio Dio
se fossi tu a tessere il tappeto stellato
se questo tormento ogni giorno moltiplicato
è per me un tuo esperimento
indossa la toga curiale.
La mia visita attendi
sarò puntuale
non tarderò ventiquattr'ore.
Ascoltami
altissimo inquisitore!

E così anche a me

 

Le flotte: anche loro convergono verso il porto.
Il treno: anche lui corre verso la stazione.
Ed io verso di te a maggior ragione,
perchè io amo,
mi sento proteso e attratto.
L'avaro cavaliere puskiniano scende
a godersi nel sotterraneo i suoi beni e a frugare.
Così io
a te ritorno amata.
Mio è questo cuore
e io godo di quanto è mio.
Voi ritornate a casa tutti lieti
a raschiarvi di dosso la sporcizia,
radendovi e lavandovi.
Così io
tornando a te.
Forse non vado a casa mia io,
quando vengo da te?
Il grembo terrestre attende i terrestri
Noi volgiamo alla meta finale.
Così io
verso di te
tendo inesorabilmente:
anche appena separati,
anche appena abbiamo finito di vederci.
Conclusione:
Niente cancellerà via l'amore,
nè i litigi, nè i chilometri.
E' meditato,
provato,
controllato.
Alzando solennemente i versi, dita di righe,
lo giuro:
amo
di un amore immutabile e fedele.

Dietro una donna

Spostato su col gomito un lievito di nebbia,
Colava biacca da una fiasca nera
E a briglia sciolta nel cielo
Canuto e greve caracollava fra le nuvole.
Nel fuso rame di case stagnate
A stento si contengono i trèmiti delle vie,
Stuzzicati da un rosso mantello di lussuria,
I fumi diramavano le corna dentro il cielo.
Cosce-vulcani sotto il ghiaccio delle vesti,
Messi di seni mature già per il raccolto.
Dai marciapiedi con ammicchi malandrini
Frecce spuntate insorsero gelose.
Stormo che a un colpo di tacco

Si levi a volo nel cielo
Preghiere di altezze presero al laccio Iddio:
Con sorrisi da topi lo spennarono
E beffarde lo trassero per la fessura d'una soglia.
L'Oriente in un vicolo le scorse,
Più in alto risospinse la smorfia del cielo
E il sole dalla nera borsa strappato fuori
Pestò con cattiveria le costole del tetto.

Vladimir Majakovskij 

 

Ascoltate!

Se accendono le stelle,

vuol dire che qualcuno ne ha bisogno?

Vuol dire che qualcuno vuole che esse siano?

Vuol dire che qualcuno chiama perle

questi piccoli sputi?

E tutto trafelato,

fra le burrasche di polvere meridiana,

si precipita verso Dio,

teme d’essere in ritardo,

piange,

gli bacia la mano nodosa,

supplica

che ci sia assolutamente una stella,

giura

che non può sopportare questa tortura

senza stelle!

E poi

cammina inquieto,

fingendosi calmo.

Dice ad un altro:

“Ora va meglio, è vero?

Non hai più paura?

Si?!”

Ascoltate!

Se accendono le stelle,

vuol dire che qualcuno ne ha bisogno?

Vuol dire che è indispensabile

che ogni sera

al di sopra dei tetti

risplenda almeno una stella?

 

Traduzione di Angelo Maria Ripellino 

ANTONIO BERTE' - Operaio

Il poeta è un operaio

Gridano al poeta:
"Ti vorremmo vedere davanti a un tornio!
Cosa sono i versi? Parole inutili!
Certo che per lavorare fai il sordo".
Forse, a noi, il lavoro
sta a cuore più d'ogni altra occupazione.
Sono anch'io una fabbrica.
E se mi mancano le ciminiere,
forse, senza di esse,
ci vuole ancor più coraggio.
Lo so: voi non amate le frasi oziose.
Quando tagliate del legno, è per farne dei ciocchi.
E noi, non siamo forse degli ebanisti?
Noi intagliamo Il legno delle teste dure .
Certo, la pesca è cosa rispettabile.
Tirare le reti e, nelle reti, storioni, forse!
Ma il lavoro del poeta non è da meno:
è pesca d'uomini, non di pesci.
Fatica enorme è bruciare agli altiforni,
temprare i metalli sibilanti.
Ma chi oserà chiamarci pigri?
Noi limiamo i cervelli
con la nostra lingua affilata.
Chi è superiore: il poeta o il tecnico
che porta agli uomini vantaggi pratici?
Sono uguali. I cuori sono anche motori.
L'anima è un'abile forza motrice.
Siamo uguali. Compagni d'una massa operaia.
Proletari di corpo e di spirito.
Soltanto uniti abbelliremo l'universo,
l'avvieremo a tempo di marcia.
Contro la marea di parole innalziamo una diga.
All'opera! Al lavoro nuovo e vivo!
E gli oziosi oratori, al mulino! Ai mugnai!
Che l'acqua dei loro discorsi
faccia girare le macine.

Ai vecchi giorni

 

Ai vecchi giorni
il vento
riporti
solo
un garbuglio di capelli.
...

Per l’allegria
il pianeta nostro
è poco attrezzato.
Bisogna
strappare
la gioia
ai giorni futuri.
In questa vita
non è difficile
morire.
Vivere
è di gran lunga più difficile.