POESIE

 

WALT WHITMAN

EDUARD ARGUELLES

WALT WHITMAN

 

*Respirare l’aria, che delizia!

Parlare, passeggiare, afferrare qualcosa con la mano!

Essere questo incredibile Dio che io sono!

O meraviglia delle cose, anche delle più piccole particelle!

O spiritualità delle cose!

Io canto il sole all’alba e nel meriggio, o come ora nel tramonto:

tremo commosso della saggezza e della bellezza della terra

e di tutte le cose che crescono sulla terra.

E dico che la Natura è eterna, la gloria è eterna.

Lodo con voce inebriata

perché non vedo un’imperfezione nell’universo,

non vedo una causa o un risultato che, alla fine, sia male.

 

POLICLETO

WALT WHITMAN

 

Come Adamo presto al mattino

 

Come Adamo presto al mattino,

che cammina uscito dalla capanna di fronde rinfrancato

dal sonno,

guardami mentre passo,

odi la mia voce, avvicinami,

toccami, accosta il palmo della tua mano al mio corpo

mentre passo,

non avere paura del mio corpo.

 

 

JOHN WILLIAM INCHBOLD 1880-82

WALT WHITMAN

 

Andrò sul pendio presso il bosco, sarò senza maschera
e nudo,
Mi struggo dalla voglia di sentirne il contatto.

Il fumo del mio fiato,
Echi, gorgoglii, diffusi bisbigli, radice d'amore,
filamento di seta, inforcatura e viticcio,
Il mio inspirare ed espirare, il pulsare del cuore, il
transitare dell'aria e del sangue attraverso
i polmoni,
Il sentore delle foglie verdi e delle foglie secche, della
spiaggia e degli scogli neri, del fieno nel fienile,
Il suono delle parole eruttate della mia voce
abbandonata ai vortici del vento,
Pochi rapidi baci, pochi abbracci, un tendere a cerchio
di braccia,
Il gioco delle ombre e dei riflessi all'oscillare dei rami
flessuosi,
Il godimento da soli o tra la folla nelle strade, o lungo
i campi o sui fianchi d'una collina,
La sensazione di salute, il vibrare del pieno
mezzogiorno, il canto di me che mi alzo dal letto
e vado incontro al sole.

KATZKA

WALT WHITMAN

 

*L'ultima invocazione

 

Alla fine, dolcemente,

dalle mura di questa casa possentemente fortificata,

dai ganci di serrature solide, dalla guardia di porte ben chiuse,

lascia che io mi espanda.

 

Lasciami scivolare fuori senza rumore

con chiavi di tenerezza gira le serrature - con un sussurro

apri le porte, o anima.

 

Dolcemente - non essere impaziente

(forte è la tua presa, carne mortale,

forte è la tua presa, amore).

  

At the last, tenderly,

From the walls of the powerful fortress'd house,

From the clasp of the knitted locks, from the keep of the well-closed doors,

Let me be wafted.

 

Let me glide noiselessly forth;

With the key of softness unlock the locks--with a whisper,

Set ope the doors O soul.

 

Tenderly--be not impatient,

(Strong is your hold O mortal flesh,

Strong is your hold O love.)

 

WALT WHITMAN - Ho udito


Ho udito ciò che i parlatori dicevano, il discorso

del principio e della fine,
Ma io non parlo del principio o della fine.

Non ci fu mai più inizio di quanto ce n'è ora,
Ne più gioventù o vecchiaia di quanta ce n'è ora,
Ne vi sarà più perfezione di quanta ce n'è ora,
Ne più cielo o più inferno di quanto ce n'è ora.

Urgere, urgere, urgere,
Sempre l'urgere procreante del mondo.

Dalla confusa oscurità gli opposti eguali avanzano,
sempre sostanza e accrescimento, e sesso,
E intrecciarsi di identità, e sempre distinzione, sempre
riproduzione.

Elaborare è inutile, dotti e non dotti sentono che è
così.

Sicuri come ciò che è più sicuro, i muri a piombo, ben
connessi, la travatura rinforzata,
Forti come un cavallo, affezionati, tracotanti, elettrici,
Io e questo mistero qui ci ergiamo.

Limpida e dolce è la mia anima, e limpido e dolce è
tutto quello che non è la mia anima.

Se manca uno, mancano entrambi, e il non veduto è
provato dal veduto,
Finché questo non diventi invisibile e debba a sua
volta esser provato.

Ogni età tormenta l'altra mostrando il meglio e
separandolo dal peggio,
Conoscendo la perfetta giustezza e imparzialità delle
cose, mentre quelle discutono sto zitto, e vado a
fare il bagno e ad ammirare me stesso.

Benvenuto ogni mio organo e attributo, e quelli di
ogni uomo onesto e vigoroso,
Non un pollice è da scartare o frazione di pollice, e
niente dev'essere meno familiare del resto.

lo sono pago: vedo, ballo, rido e canto;
E se l'amato compagno di letto che dorme abbracciato
al mio fianco, allo spuntare del giorno si ritira
con passo furtivo,
Lasciandomi cesti di bianchi asciugamani che mi
riempiono la casa con la loro abbondanza,
Dovrò posporre la mia accettazione e comprensione e
gridare ai miei occhi
Che si astengano dopo dal guardare giù per la strada,
E mi mostrino subito, calcolato al centesimo,
L 'esatto valore di uno e l'esatto valore di due, e chi è
in vantaggio?

VAN GOGH - Campo di lillà
*Quando i lillà fioriranno
Quando i lillà fioriranno, l'ultima volta, nel prato davanti
alla casa
E il grande astro nel cielo d'occidente calava presto la
sera
Io ero in lutto, e sempre lo sarò, ogni volta che torni
primavera.
Primavera che sempre ritorni, sempre mi porterai
questa triade,
i lillà perennemente in fiore, l'astro che tramonta ad
occidente-
Ed il pensiero di colui che amo.
BERTHE MORISOT Mud-Pie-Morisot

WALT WHITMAN

 

Che cos'è l'erba? mi chiese un bambino,
portandomene a piene mani;
Come potevo rispondergli? Non so meglio di lui che cosa sia.
Suppongo che sia lo stendardo della mia vocazione,
fatto col verde tessuto della speranza.

O forse è il fazzoletto del Signore,
Un ricordo profumato lasciato cadere di proposito,
Con la cifra del proprietario in un angolo sicché
possiamo vederla e domandarci di Chi può essere?

O forse l'erba stessa è un bambino, il bimbo generato
dalla vegetazione.

O un geroglifico uniforme
Che voglia dire, crescendo tanto in ampi spazi che in strette fasce di terra,
Fra bianchi e gente di colore,
Canachi, Virginiani, Membri del Congresso, gente

comune, io do loro la stessa cosa e li accolgo nello stesso modo.

E ora mi appare come la bella capigliatura delle
tombe.

Ti userò con gentilezza, erba ricciuta,
Forse traspiri dal petto di giovani uomini,
Che avrei potuto amare, se li avessi conosciuti,
Forse provieni da vecchi, o da figli ghermiti appena fuori dai ventri materni,
Ed ecco, sei tu il ventre materno.
Quest'erba è troppo scura per uscire dal bianco capo delle nonne,
Più scura della barba scolorita dei vecchi,
È scura per spuntare dal roseo palato delle bocche.

Oh nonostante tutto io sento il parlottio di tante lingue,
E comprendo che non esce dalle bocche per nulla.

Vorrei poter tradurre gli accenni ai giovani morti, alle
fanciulle,
Gli accenni ai vecchi e alle madri, ai rampolli ghermiti
ai loro ventri.

Che cosa pensate sia avvenuto dei giovani e dei
vecchi?
E che cosa pensate sia avvenuto delle madri e dei
figli?

Vivono e stanno bene in qualche luogo,
Il più minuscolo germoglio ci dimostra che in realtà
non vi è morte,
E che se mai c'è stata conduceva alla vita, e non
aspetta il termine per arrestarla,
E che cessò nell'istante in cui la vita apparve.

Tutto continua e tutto si estende, niente si annienta,
E il morire è diverso da ciò che tutti suppongono, e
ben più fortunato.  

WALT WHITMAN - *Se tardi a trovarmi

 

Se tardi a trovarmi, insisti.

Se non ci sono in nessun posto,

cerca in un altro, perchè io sono

seduto da una qualche parte,

ad aspettare te...

e se non mi trovi piú, in fondo ai tuoi occhi,

allora vuol dire che sono dentro di te.

JOHN WILLIAM WATERHOUSE - Decameron

WALT WHITMAN - *Oh cantare il canto più esultante!

 

Oh cantare il canto più esultante!

Pieno di Musica -  pieno dell'essenza dell'uomo, della donna, del'infanzia!

Pieno di comuni mestieri - pieno di frumento e alberi.

Oh, per le voci degli animali - per la velocità e il senso

dell'equilibrio dei pesci!

Per il cadere delle gocce di pioggia in un canto!

Per la luce dl sole e il movimento delle onde in un canto!

Oh, la gioia del mio spirito - è uscito di gabbia - sfreccia come un fulmine!

Non basta avere questo pianeta e un tempo determinato

avrò migliaia di pianeti e tutto il tempo!

WALT WHITMAN - Canto me stesso

 
Canto me stesso, e celebro me stesso,
E ciò che assumo voi dovete assumere
Perché ogni atomo che mi appartiene appartiene
anche a voi.

Io ozio, ed esorto la mia anima,
Mi chino e indugio ad osservare un filo d'erba estivo.

La mia lingua, ogni atomo di sangue, fatti da questo
suolo, da quest'aria,
Nato qui da genitori nati qui e così i loro padri e così i
padri dei padri,
lo, ora, trentasettenne in perfetta salute, ora
incomincio,
E spero di non cessare che alla morte.
Credi e scuole in sospeso,
Un po' discosto, sazio di ciò che sono, ma mai
dimenticandoli,
Accolgo la natura nel bene e nel male, lascio che parli
a caso,
Senza controllo, con l'energia originale.

WALT WHITMAN - Case e stanze sono piene di profumi

 

Case e stanze sono piene di profumi, gli scaffali
affollati di profumi,
Respiro la fragranza, la riconosco e mi piace,
Il distillato potrebbe ubriacare anche me, ma non lo
permetto.

L'atmosfera non è un profumo, non ha il gusto del
distillato, è inodore,
È fatta per la mia bocca, in eterno, ne sono
innamorato.

WALT WHITMAN

 

Hai creduto che mille acri fossero molti? che tutta la
terra fosse molto?
Ti sei esercitato così a lungo per imparare a leggere?
Tanto orgoglio hai sentito perché afferravi il senso dei
poemi?

Fermati con me oggi e questa notte, e ti impadronirai
dell'origine di tutti i poemi,
Ti impadronirai dei beni della terra e del sole (ci sono
ancora milioni di soli),
Non prenderai più le cose di seconda o terza mano, né
guarderai con gli occhi dei morti, ne ti nutrirai di
fantasmi libreschi,
E neppure vedrai attraverso i miei occhi o prenderai
le cose da me,
Ascolterai da ogni parte e le filtrerai da te stesso.

WALT WHITMAN - Io  credo in te, anima mia

 
Io credo in te anima mia, e l'altro che io sono non
deve umiliarsi

Davanti a te né tu davanti a lui.
Ozia con me sopra l'erba, rimuovi il groppo dalla
gola,
Io non chiedo parole, né musica, né rime, né
conferenze o patrocini, sia pure i migliori,
Solo la nenia mi appaga, il mormorio della tua voce a
bocca chiusa.

Rammento come una volta in un simile limpido
mattino d'estate noi due giacevamo,
E tu posavi il capo di traverso sui miei fianchi e ti
volgevi a me con tenerezza,
E aperta la camicia sullo sterno, affondasti la lingua
dentro al mio cuore nudo,
E ti stendesti fino a sentire la mia barba, e ti stendesti
fino a trattenermi i piedi.

Rapidamente sorse e si diffuse intorno a me quella
pace e quella conoscenza che oltrepassano ogni
disputa terrestre,
E ora so che la mano di Dio è la promessa della mia,
So che lo spirito di Dio è il fratello del mio spirito,
Che tutti gli uomini nati sono anche fratelli miei, e le
donne sorelle ed amanti,
E che il fasciame della creazione è l'amore,
E che sono infinite le foglie dritte o recline nei campi,
E le brune formiche nei piccoli pozzi sotto di loro,
E le croste di muschio del recinto serpeggiante, i
mucchi di sassi, il sambuco, la fitolacca, il
verbasco.


Sussurri di morte celeste

 

Sussurri di morte celeste odo sommessi,
labiali dicerie della notte, sibilanti corali,
passi che gentilmente salgono, mistiche brezze dall'alito mite e soave,
gorgoglii di fiumi invisibili, flussi d'una corrente che scorre, eternamente
scorre
(o è sciaguattio di lacrime? le smisurate acque delle lacrime umane?).
Vedo, vedo appena verso il cielo, grandi masse di nuvole,
malinconicamente lente ruotano, silenziose si espandono, si fondono
con qualche stella ogni tanto che mesta appare e scompare,
velata, lontanissima.
(o forse un parto, qualche solenne nascita immortale;
ai confini impenetrabili alla vista,
un'anima che passa). 
 

WALT WHITMAN - La gente che passa e m'interroga

 

La gente che passa e che m'interroga,
Le persone che incontro, gli effetti su di me dei miei
primi anni o del quartiere, della città, della
nazione in cui vivo,
Gli avvenimenti recenti, le scoperte e invenzioni, le
società, gli autori vecchi e nuovi,
Il pranzo, gli abiti, i compagni, il bell'aspetto, i
complimenti, i doveri,
L'indifferenza reale o immaginaria di qualcuno che
amo,
La malattia d'uno dei miei o mia, le malefatte, la
perdita o la penuria di danaro, le depressioni o
 l'euforia,
Le battaglie, gli orrori della guerra fratricida, la
febbre delle dubbie notizie, lo spasmo degli
avvenimenti,
Tutto questo mi arriva giorno e notte, e se ne va,
Ma non sono il mio Io.

Separato da ciò che attira e trascina sta quello che io
sono,
Se ne sta divertito, compiacente, compassionevole,
inattivo, unitario,
Guarda dall'alto, è eretto, o appoggia un braccio a un
impalpabile sicuro sostegno,
Con la testa piegata di Iato, curioso di ciò che verrà
dopo,
Dentro e fuori del gioco, osservandolo e
meravigliandosi.
Ripenso ai giorni passati quando mi affaticavo nella
nebbia con linguisti e dialettici,
Non ho battute o argomenti, io testimonio e attendo.

Oh, Capitano, mio capitano!

 

Oh Capitano! Mio Capitano!
il nostro duro viaggio è finito,
la nave ha scapolato ogni tempesta,
il premio che cercavamo ottenuto, il porto è vicino,
sento le campane,
la gente esulta, mentre gli occhi seguono la solida chiglia, il vascello severo e audace:
ma, o cuore,
cuore,
cuore!
gocce rosse di sangue dove sul ponte il mio Capitano giace caduto freddo morto.
O Capitano! Mio Capitano!
alzati a sentire le campane; alzati - per te la bandiera è gettata - per te la tromba suona, per te i fiori, i nastri, le ghirlande -
per te le rive di folla per te urlano, in massa, oscillanti, i volti accesi verso di te;
ecco Capitano!
Padre caro!
Questo mio braccio sotto la nuca!
E' un sogno che sulla tolda sei caduto freddo, morto.
Il mio Capitano non risponde,
esangui e immobili le sue labbra,
non sente il mio braccio, non ha battiti, volontà,
la nave è all'ancora sana e salva,
il viaggio finito, dal duro viaggio la nave vincitrice torna, raggiunta la meta;
esultate rive, suonate campane!
Ma io con passo funebre cammino sul ponte dove il Capitano giace
freddo,
morto

 

O Captain My Captain

O Captain my Captain! our fearful trip is done,
The ship has weathered every rack, the prize we sought is won,
The port is near, the bells I hear, the people all exulting,
While follow eyes the steady keel, the vessel grim and daring;

But O heart! heart! heart!
O the bleeding drops of red,
Where on the deck my Captain lies,
Fallen cold and dead.

O Captain! my Captain! rise up and hear the bells;
Rise up--for you the flag is flung for you
For you bouquets and ribbon'd wreaths for you the shores a-crowding,
For you they call, the swaying mass, their eager faces turning;

Here Captain! dear father!
This arm beneath your head!
It is some dream that on the deck,
You've fallen cold and dead.

My Captain does not answer, his lips are pale and still;
My father does not feel my arm, he has no pulse nor will;
The ship is anchored safe and sound, its voyage closed and done;
From fearful trip the victor ship comes in with object won;
Exult O shores, and ring O bells!
But I, with mournful tread,
Walk the deck my Captain lies,
Fallen cold and dead.

CONSIGLI DI LETTURA

 

WALT WHITMAN - Foglie d'erba (con testo originale a fronte), Oscar Mondadori Milano 1991