Epitaffi ed epigrammi. Le ultime parole famose ...

ETIMOLOGIA    ANEDDOTI    AFORISMI

 

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EPITAFFI  - EPIGRAMMI - LE ULTIME PAROLE FAMOSE

 

L'imperatore Tito Flavio Vespasiano, in punto di morte, si fece rivestire con abiti da cerimonia e cercò di mantenersi eretto, dicendo: Un imperatore romano deve morire in piedi.

  

Oggi niente di nuovo scrisse nel suo diario Luigi XVI il 14 luglio 1789, il giorno della presa della Bastiglia.

 

Otto giorni di febbre! Avrei avuto il tempo di scrivere ancora un libro. Sono le parole pronunciate prima di morire dallo scrittore francese Honoré de Balzac

 

Sto per intraprendere il mio ultimo viaggio, un grande salto nel buio. Così disse il filosofoThomas Hobbes in punto di morte.

  

Il filosofo Anassagora era ormai giunto alla fine della sua esistenza mentre si trovava a Lampsaco, lontano dalla sua patria. I suoi amici, riuniti al suo capezzale, gli chiesero se, una volta morto, volesse essere seppellito a Clazomene, la sua patria. Non c’è nessun bisogno che voi facciate questo! – rispose il filosofo – La via per gli Inferi è sempre la stessa (Cicerone – Le Tuscolane).

 

Anassagora, ormai vecchio e solo, giaceva avvolto nel suo mantello deciso a  morire d’inedia. Pericle lo scongiurò di desistere dal suo proposito, pensando soprattutto alla perdita che egli stesso avrebbe subito se gli fosse venuto a mancare un tale appoggio al suo governo.  Anassagora, allora, scoprendo il volto, gli disse:  Mio caro Pericle, persino quelli che hanno bisogno di una lucerna vi versano l’olio! (Plutarco – Vita di Pericle)

Nel 212 a. C. , Siracusa fu occupata dalle legioni romane; un gruppo di soldati romani entrò nella casa di Archimede, che si trovava in giardino a disegnare sulla sabbia delle figure geometriche. Uno dei soldati, vedendolo, gli si scagliò contro con la spada sguainata e Archimede gli disse: Noli tangere circulos meos (Non toccare i miei disegni!). Ma il soldato lo trafisse.

 

Lucio Cornelio Silla - Sulla sua tomba fu posta una lapide con la seguente scritta: Nessun amico mi ha reso servigio, nessun nemico mi ha reso offesa, che io non abbia ripagato in pieno.

 

Alessandro Magno sul letto di morte esclamò: Muoio grazie all'aiuto di troppi dottori.

 

Diogene il cinico chiese agli amici di gettare via il suo corpo, dopo la sua morte, senza alcuna sepoltura.

- Vuoi forse rimanere esposto alle belve? – gli chiesero allora gli amici.
- Certo che no! – rispose il filosofo – Mettetemi accanto un bastone affinché io le possa cacciare via!
- Ma come potrai fare questo se sarai morto e non sentirai più niente? – protestarono gli amici.
- Perché dovrei preoccuparmi di essere sbranato dalle belve se non sentirò più niente? – concluse il filosofo. (Da Cicerone – Le Tuscolane)

 

Il poeta Virgilio nel 19 a.C. V. partì per un lungo viaggio attraverso la Grecia e l’Asia a scopo culturale. Ad Atene il poeta incontrò Augusto che, notate le sue precarie condizioni di salute, lo persuase a tornare in Italia. La traversata verso le coste italiane lo estenuò. Sbarcò a Brindisi in fin di vita; prima di morire chiese il manoscritto dell’ Eneide, ancora incompiuta, per bruciarlo. Gli amici non gli ubbidirono, per ordine dell’imperatore. Solo grazie ad un atto di disubbidienza i posteri hanno la fortuna di leggere il suo capolavoro.

 

Sul sepolcro di Virgilio si può leggere la seguente epigrafe che, secondo la tradizione, egli scrisse di propria mano: Mantua me genuit, Calabri rapuere, tenet nunc Parthenope, cecini pasqua, rura, duces.

Traduzione: Mantova mi generò, la Calabria mi rapì, ora mi custodisce Partenope (Napoli). Cantai i pascoli (Bucoliche), le campagne (Georgiche), i duci (Eneide).

 

Il filosofo e scienziato Cartesio fu invitato a Stoccolma dalla regina svedese Cristina, la quale lo convocava alle ore più impensate. Stabilì l’orario degli incontri di metafisica alle cinque del mattino. Non volle scontentare la sovrana, ma il freddo mattutino gli provocò una polmonite. Morì ad appena 54 anni.

 

Epigramma per Pietro Aretino, famoso letterato e scrittore satirico (1492-1556):
Qui giace l’Aretin poeta tosco,
di tutti disse mal, fuorchè di Cristo,
scusandosi col dir : “non lo conosco”.

Epigramma scritto dai fiorentini sul monumento funerario di Giovanni dalle Bande Nere (Giovanni de’ Medici):

Questo è Giovanni dalle Bande Nere
che essendo di pugnar noiato e stanco
posò la spada e si mise a sedere.

 

Niccolò V

Papa Niccolò V (1447 – 1455) fece condannare all'impiccagione sei nobili accusati di congiura. Due di essi furono graziati, ma il papa, essendo ubriaco al momento dell'esecuzione, non poté firmare l’atto di grazia. I Romani prepararono questo epigramma:

 

Da quando è Niccolò papa e assassino / abbonda a Roma il sangue e scarso è il vino.


 

Alessandro VI

Quando Rodrigo Borgia, papa Alessandro VI, padre di Cesare e Lucrezia Borgia, morì, fu composta questa pasquinata:

Furie, perché del sangue e dell'eccidio l'orgia
cessò d'un tratto e pace e gioia ne arride?
E' morto Borgia!

 

Epitaffio per papa Adriano VI

Papa Adriano è chiuso qui; egli fu un tristo.
Con tutti ebbe a che far, fuorché con Cristo.

 

Francesco Ferrucci (Maramaldo)

Nel 1530, dopo la battaglia di Gavinana, in cui i fiorentini furono sconfitti, Fabrizio Maramaldo, mercenario calabrese a capo dell’esercito di Carlo V, uccise il capitano fiorentino Francesco Ferrucci, suo prigioniero. Questi, prima di morire, disse: Maramaldo, tu uccidi un uomo morto.

 

La morte di Francesco Bacone può venir considerata una bizzarra conseguenza della sua curiosità scientifica. Nel 1626, dopo una nevicata a Highgate, Bacone decise di fare un piccolo esperimento sulla conservazione e resistenza dei corpi morti. Supponendo che la carne si conservasse meglio con il freddo, imbottì dei polli morti con acqua fredda e ne constatò il ritardo della decomposizione. Nel fare l'esperimento però Bacone si raffreddò; il malanno degenerò in polmonite ed egli morì.

 

Epigramma scritto dal giornalista Michele D’Urso per Ferdinando I re di Napoli:

Fosti quarto, fosti terzo, or t’intitoli primiero; e se seguita lo scherzo, finirai per esser zero.

 

Quando morì il ministro Quintino Sella, noto per la sua durissima politica fiscale, per la sua tomba qualcuno propose il seguente epigramma:

 

Attenzione, o pellegrino,

a quest'urna non t'accosta...

Se si sveglia l'inquilino

paghi subito un'imposta!

 

Mentre stava recitando nella commedia Il malato immaginario Molière venne colpito da un malore vero e morì poco dopo. 

 

Un quarto d'ora prima di morire, era ancora in vita. Un quart d'heure avant sa mort, il était encore en vie. Jacques de La Palisse

 

Non intendo bere né dormire, ma andarmene più in fretta che posso. Sono le ultime parole di Oliver Cromwell.

  

Epigrafe per un cane - Qui riposano i resti di una creatura che fu bella senza vanità, forte senza insolenza, coraggiosa senza ferocia ed ebbe tutte le virtù dell'uomo senza averne i difetti (lord Byron).

 

La natura, e le sue leggi/giacevano nascoste nella notte / Dio disse, che Newton sia!/E tutto fu luce. Questo epitaffio fu scritto da Alexander Pope per Isaac Newton.

 

Nel suo ultimo periodo di vita Salvador Dalì, cosciente che la morte era vicina, distribuì in giro fogli bianchi con la sua firma dicendo: Fatevi il vostro Dalì ed arricchitevi. 

 

Einstein, poco prima di morire a 76 anni, nel 1955, disse: Dio è inesorabile nel concedere i suoi doni. A me ha dato solamente l'ostinazione di un mulo; no, veramente mi ha anche dato un buon fiuto.

 

Lo scrttore Dino Buzzati, paralizzato nel suo letto e vicino alla morte, a chi gli chiedeva come stesse, rispondeva: Bene, passin passetto mi avvio...

 

L'ultimo scritto di Cesare Pavese: Perdono tutti e a tutti chiedo perdono. Va bene? Non fate troppi pettegolezzi.

 

Quando la moglie morì, lo scrittore John Dryden compose per lei questo epitaffio, che fu molto imitato: Qui giace mia moglie, lasciatela giacere. Ora riposa e riposo pure io.

 

Lo scrittore russo Tolstoj, in procinto di morire, espresse il desiderio di ricongiungersi alla Chiesa Ortodossa russa. Disse: Persino all'ombra della morte, due più due non fa sei. Durante il mattino ho riflettuto su questo pensiero e sono giunto alla conclusione che sarebbe certamente più facile credere alla Divinità e a Cristo piuttosto che credere che due volte due possa fare sei.

 

EPIGRAFI – SCRITTE SULLE TOMBE

 

Sulla tomba di Kant si legge l'epigrafe da lui scelta: Il cielo stellato sopra di me, la legge morale in me.

 

Ho smesso di fumare. Gianfranco Funari 

 

Il meglio deve ancora venire ( The best is yet to come) – Frank Sinatra

 

La pigrizia ce lo aveva rapito ancor prima della morte (La paresse nous l'avait ravi avant la mort)Antoine Rivarol, scrittore francese.

 

Riderò la mia amara risataNikolaj Gogol, scrittore e drammaturgo russo.

 

Strappò il fulmine al cielo e lo scettro ai tiranni  - Beniamino Franklyn

 

Qui giace un vinto che non si è arreso - Saul Bellow,  scrittore statunitense

 

Nostalgia della vita in me riaffiora / e fa triste la tomba che mi onora

 (Epitaffio del poeta Sandro Penna

 

Finalmente libero, finalmente libero, grazie a Dio onnipotente sono finalmente libero – (Free at last, free at last, thank God almighty I'm free at last)Martin Luther King

 

Qui giace uno il cui nome fu scritto nell'acqua (Here Lies One Whose Name was Written in Wate) – John Keats

 

Epitaffio per Walter Chiari: Amici, non piangete. E' soltanto sonno arretrato. 

 

Benedetto colui che risparmia questa pietre, e maledetto chi muoverà le mie ossa. (Blest be ye man yt spares thes stones, and curst be he yt moves my bones)William Shakespeare

 

Sulla lapide di Groucho Marx si legge: Cari visitatori, scusatemi se non mi alzo!

 

PETALI PROFUMATI - I vostri haiku

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