MODI DI DIRE IN LATINO

Alea iacta est -Il dado è tratto. Lo storico latino Svetonio, nell'opera De vita Caesarum, attribuisce questa celebre frase a Giulio Cesare, il quale la pronunciò prima di attraversare il fiume Rubicone per marciare verso Roma. Si ricorre a questo modo di dire per indicare situazioni inevitabili. 

 

Ad hoc = a ciòper questo, più estesamente "è quello che ci vuole, é la cosa più adatta, è proprio quello che occorre". Esempi: questo dolce è proprio ad hoc; questa festa è proprio ad hoc;questo concorso è veramente ad hoc.

 

Ad honorem (honoris causa) - Si dice in riferimento a premi prestigiosi riconosciuti per l'alto merito di coloro a cui viene conferito (ad es. una laurea ad honorem può essere conferita anche se l'insignito non è laureato).

 

Ad usum Delphini - Ad uso del Delfino (il figlio del re) Si dice per indicare libri e opere molto semplificate, che non richiedono impegno. Tra il 1670 e il 1698 il precettore Bossuet fece redigere testi espressamente scritti per il giovanissimo figlio del re Luigi XIV e di Maria Teresa d'Asburgo, depurati da contenuti ritenuti scabrosi, edulcorati e semplificati in modo elementare. Oggi si utilizza questa espressione per indicare libri e testi di scarso valore, semplici e di scarso contenuto.

 

Alter ego - Un altro me stesso, un amico che è la nostra immagine riflessa, il nostro doppio.  È un'espressione molto usata dallo scrittore e filosofo latino Cicerone. 

 Aut-aut (= l'uno o l'altro). Si richiama alla logica di Aristotele e al principio di non-contraddizione e del terzo escluso. Il concetto della dialettica negativa è alla base del pensiero di Kierkegaard, secondo il qual ogni scelta comporta un rischio.

 

Est modus in rebus - Esiste una misura nelle cose: c'è modo e modo di dire e fare. Si può dire la verità senza offendere e senza esprimersi volgarmente. Tratto dalle Satire di Quinto Orazio Flacco : (I, 1, 106-107)

 Est modus in rebus sunt certi denique fines, quos ultra citraque nequit consistere rectum. (Esiste una misura nelle cose, esistono determinati confini,  oltre i quali non può esservi il giusto.

 

Ex aequo = alla pari. Si dice nei concorsi in cui due concorrenti conseguono il maggior punteggio alla pari, a pari merito.

 

Ex voto = per grazia ricevuta. I ricchi doni concessi alle divinità dopo aver ottenuto una grazia sono ex voto.

 

Homo homini lupus (Plauto) L'uomo è lupo per l'altro uomo - Citazione di Plauto, ripresa dal filosofo inglese Thomas Hobbes, secondo il quale  in origine gli uomini non possedevano, in origine, alcun rispetto reciproco e si danneggiavano l'un l'alto. Da qui la nascita dello Stato civile. « est modus in rebus sunt certi denique fines, quos ultra citraque nequit consistere rectum. »

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Horror vacui - Orrore del vuoto. Nella Fisica Aristotele, in aperta contrapposizione all'atomismo di Democrito e alla fisica epicurea, sostenne che in natura non esistono spazi vuoti. Per alcuni secoli (a partire dal Medioevo) la sua concezione fisica prevalse nella cultura europea contro ogni logica ed ogni ricerca sperimentale. Fu smentito dagli scienziati moderni, a partire dagli esperimenti di Torricelli.

 

In medio stat virtus La virtù sta in mezzo (a due cose). Aristotele, nell'Etica nicomachea, sosteneva che la virtù non sta nel sacrificio ma neppure nella negligenza: essa richiede, appunto, la mediazione tra due eccessi.

 

Ipse dixit - Proprio lui l'ha detto. Per primi i pitagorici, riferendosi al loro maestro, ricorrevano a questa espressione per evitare ulteriori spiegazioni, indicando con ciò  Lo disse proprio lui. Questa espressione è molto antica e pare che la usassero già i pitagorici per riconoscere la grandissima autorità del loro maestro Pitagora.

Successivamente, durante il Rinascimento, filosofi e scienziati, non volendo mettere in discussione l'autorità del pensiero aristotelico, si rifugiavano dietro l'ipse dixit  in qualsivoglia discussione di carattere scientifico, soprattutto a proposito della concezione geocentrica dell'universo. Galilei, nell'opera Dialogo intorno ai due massimi sistemi, mette alla berlina non direttamente Aristotele, ma piuttosto gli pseudoscienziati aristotelici, pedestri e antiscientifici.Attualmente, con quest'espressione si intende qualcosa che non va assolutamente messa in discussione.

 

Lapsus o Lapsus linguae - Indica un errore della lingua, ossia una parola pronunciata in modo errato involontariamente, anche inconsciamente. Questo modo di dire apparve per la prima volta nella traduzione della Bibbia, la Vulgata, ad opera di Siracide (Vulgata, 20,18). Il termine ha avuto larghissima diffusione grazie agli studi e alle intuizioni di Sigmund Freud, padre della psicoanalisi. 

 

Lupus in fabula - Mentre si parla di qualcuno, ecco che egli appare, come nelle favole, in cui chi teme il lupo d'improvviso lo vede apparire. Sembra sia stata utilizzata da Terenzio, Plauto e, infine, da Cicerone: (ad Att. XIII, 33: de Varrone loquebamur: lupus in fabula venit enim ad me).

 

Noli me tangere - Non mi toccare (nel Vangelo queste parole sono pronunciate da Gesù risorto, in risposta al tentativo di Maria Maddalena di toccarlo).

 

Non plus ultra. Non oltre, non più in là, Si dice che questa frase fosse scritta sulle Colonne d'Ercole per indicare un limite invalicabile e un pericolo certo. Nell'antichità si riteneva che la Terra avesse una forma piatta, con dei limiti invalicabili. Le colonne d'Ercole stanno ad indicare lo stretto di Gibilterra. 

 

Quo vadis? Dove vai? La vicenda dell'incontro di Gesù dopo il martirio è narrata nell'opera apocrifa Atti di Pietro. A quest'opera fece riferimento Henryk Sienkiewicz, scrittore polacco vincitore del premio Nobel per la letteratura nel 1905 per il romanzo storico Quo vadis, da cui fu tratto, nel 1951, un colossal di successo. 

 

Tabula rasa - Punto fondamentale di partenza per la conoscenza, che considera la mente priva di conoscenze a priori. L'espressione veniva utilizzata dai filosofi dell'Empirismo inglese, i quali consideravano la mente, alla nascita, come una tabula rasa, su cui i sensi tracciavano i primi segni. Essi sostenevano che i contenuti della mente non sono innati, ma derivano esclusivamente dall'esperienza. A volte questa espressione viene utilizzata per indicare la completa ignoranza e incompetenza di qualcuno.

 

Tu quoque (abbreviazione di Tu quoque, Brute, fili mi? che significa anche tu, Bruto, figlio mio?). Frase pronunciata da Giulio Cesare nel momento in cui, tra i congiurati che volevano ucciderlo, individuò Marco Giunio Bruto, da lui trattato come un figlio. Per estensione tu quoque sta ad indicare perfino tu mi tradisci, perfino tu sei contro di me.

 

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