Il principe ranocchio

UTRILLO - Vecchio castello
UTRILLO - Vecchio castello

MAURICE UTRILLO - Vecchio castello

Liberamente tratto da una fiaba dei fratelli Grimm.

 

C’era una volta  un re, che aveva una  figlia tanto bella, da splendere  più del sole.

La principessina si recava spesso a una fonte del bosco e lì giocava con la sua palla d’oro.

 

Un giorno la palla cadde a terra e finì nell'acqua. La principessa cercò di prenderla, ma non vi riuscì e cominciò a piangere sconsolata.

 

Una voce gridò: Perché piangi, principessa?
Ella vide un ranocchio nell’acqua e gli disse: Piango per la mia palla d’oro, che mi è caduta nella fonte.

Non piangere, rispose il ranocchio, ti ridarò la tua palla, ma cosa mi darai in cambio?

Quello che vuoi, caro ranocchio: i miei vestiti, i miei gioielli.

 

Il ranocchio rispose: Non voglio vesti e gioielli. Se mi prometti di volermi bene e di farmi giocare con te, bere dal tuo bicchiere, dormire nel tuo letto, mi tufferò e ti riporterò la palla.

Te lo prometto, disse la principessa, ma rendimi la mia palla. Ma pensava fra sé e sé: Brutto ranocchio, chi vorrebbe mai giocare con lui?

 

Ottenuta la promessa, il ranocchio si tuffò e poco dopo tornò con la palla. La principessa, felice, la prese e corse via. Il ranocchio le gridò: Prendimi con te, ma la principessa non l'ascoltò, corse a casa e dimenticò la povera bestia.

 

Il giorno dopo, mentre era seduta a tavola col re e tutta la corte, sentì bussare e udì una vocina che le diceva: Principessa, aprimi.

Lei aprì e vide il ranocchio. Gli sbattè la porta sul muso e tornò a tavola, tremante di paura. Il re le chiese di cosa avesse paura. Rispose che era stato un ranocchio a spaventarla. Gli raccontò l’accaduto e il re le disse che le promesse andavano sempre mantenute.

 

Così lei aprì la porta; il ranocchio entrò e le chiese di farlo salire sulla sua sedia; poi chiese di metterlo sul tavolo e infine pretese che lei lo facesse bere nel suo bicchiere e mangiare nel suo piatto. La principessa obbedì  di mala voglia. Il ranocchio mangiò e bevve con gusto, ma la principessa non riuscì a mangiare e bere, tanto era disgustata.

 

Alla fine il ranocchio le chiese di portarlo nella sua stanza e metterlo nel suo letto; la principessa si mise a piangere, perché non voleva quel ranocchio sporco nel suo bel letto pulito. Ma il re la sgridò e le disse di non disprezzare chi l’aveva aiutata nel momento del bisogno.

 

Quando fu nella sua stanza, le chiese di metterlo nel suo letto, ma la principessa, indispettita, lo scaraventò contro la parete.

 

Quando cadde a terra, si trasformò in un bellissimo giovane, che le raccontò di essere vittima di un maleficio e che solo una figlia di re avrebbe potuto liberarlo. Le promise di sposarla e di portarla nel suo regno.

 

La mattina arrivò una magnifica carrozza con otto cavalli, guidata da Enrico, il fedele servo del principe che era sempre triste da quando era stato trasformato in ranocchio.

 

Quando vide che il suo padrone era tornato bello come prima, quasi gli scoppiava il cuore dalla felicità.

 

Il principe e la principessa si sposarono e vissero insieme felici e contenti.

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