LA MALATTIA MENTALE

LA MALATTIA MENTALE

 

La follia altro non è che una grottesca caricatura di ciò che potrebbe essere la

guarigione naturale da quell’alienata integrazione che chiamiamo “sanità”

(R. D. LAING)

La follia è un mezzo naturale per guarire il nostro spaventoso stato di alienazione

(R. D. LAING).

 

L'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità definisce salute mentale la disponibilità a stabilire relazioni armoniose con altre persone e contribuire costruttivamente alla modificazione dell’ambiente.

Dal punto di vista statistico rientra nella “norma” il soggetto che presenta un modo di pensare e di agire simile a quello della media delle persone. Questo concetto, però, tiene conto soltanto degli aspetti esteriori della personalità.

Dal punto di vista sociale è “normale” colui che presenta un buon adattamento alla società. Anche questo concetto appare limitato perché trascura i valori dell’individualità.

Dal punto di vista psicologico l’individuo è mentalmente sano quando presenta un’adeguata organizzazione della personalità ed un’integrazione armonica delle sue componenti.

Una definizione adeguata di salute mentale deve tener conto di tutti i tre criteri. Pertanto possiamo considerare una persona mentalmente equilibrata quando è ben adattata all’ambiente pur conservando la sua individualità, è in grado di controllare pulsioni e conflitti in misura socialmente accettabile, ha sufficiente consapevolezza delle sue capacità e dei suoi limiti e sa orientarsi di conseguenza per organizzare il suo progetto di vita; infine è in grado di stabilire valide relazioni interpersonali.

Salute mentale e malattia psichica non sono nettamente separate fra loro, ma si collocano lungo un continuum in quanto vi sono molti stati “al limite” fra i due estremi.

Un individuo ben adattato può sviluppare una condizione di stress di breve durata; una persona disadattata può imparare ad affrontare con equilibrio e a superare i propri problemi e conflitti.
Gli operatori delle strutture psichiatriche devono tenere in grande considerazione le famiglie, ridefinire gli inevitabili conflitti familiari, in modo che non divengano distruttivi ma ricompositivi. Bisogna porsi dalla parte del più debole, che può essere il paziente o un suo familiare.