LA LEGGE 180 - FRANCO BASAGLIA

La legge 180 sul ricovero dei malati di mente.

 

Quando il medico accetta la contestazione, allora psichiatria e medicina diventano strumenti di liberazione e non di oppressione (FRANCO BASAGLIA).

 

Nel maggio 1978 è stata approvata la legge 180 che prevede il ricovero dei malati di mente negli ospedali generali solo nei casi di alterazione psichica gravi, che richiedono trattamenti terapeutici urgenti.

Negli altri casi, i trattamenti terapeutici devono essere compiuti sul territorio; può entrare in ospedale solo chi vi sia già stato. Quando sia impossibile adottare misure sanitarie diverse, si dispone il ricovero in “specifici e autonomi servizi psichiatrici degli ospedali generali”. I manicomi, per legge, sono stati destinati gradualmente a sparire: era prevista la chiusura ufficiale il 31 dicembre 1998. In tale data le regioni dovevano provvedere a realizzare e mettere in funzione strutture alternative. L’ordinanza di ricovero coatto può essere firmata solo dal sindaco nel caso in cui vi sia grave pericolo per il malato e per gi altri.

La vecchia legge del 1904 assegnava, quali criteri precisi per il ricovero coatto, la pericolosità e il pubblico scandalo. Oggi la nuova legge offre al medico un ampio potere discrezionale. La legge 180 ha come intento quello di porre fine alla lunga e odiosa discriminazione dei malati di mente. Ma cosa si è fatto finora? Cosa è realmente accaduto? La legge ha posto gli operatori psichiatrici, gli amministratori, i malati e le loro famiglie, gli innovatori e i conservatori, tutti di fronte a una nuova realtà.   

 

 

 

 

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“Le varie proposte per la modifica degli articoli della legge 833, concernenti l’assistenza psichiatrica, sono tuttora in discussione alla Commissione sanità della Camera.

La legge di riforma … puntava sul decentramento dei servizi, ricentralizzando la cura in strutture ospedaliere separate per acuti e per cronici. La 180 era una legge quadro che non poteva contenere dettagli sull’organizzazione dei servizi, di competenza delle regioni. Doveva comunque essere seguita dal Piano sanitario nazionale e da norme di indirizzo e di coordinamento da parte del Ministero della Sanità…Questo vuoto di interventi non è (secondo Franca Basaglia Ongaro, senatrice, vedova di Franco Basaglia, scomparso nel 1980, che fu il principale artefice della riforma psichiatrica italiana) certo imputabile alla qualità o all’insufficienza della legge, ma piuttosto alla totale mancanza di finanziamenti. Inoltre la 180 imponeva un cambiamento culturale e oprganizzativo. Per anni non sono stati previsti finanziamenti specifici per l’istituzione del Dipartimento di salute mentale, per poi imputare gli inevitabili fallimenti alla “velleitarietà” della 180. Secondo la Ongaro Basaglia la legge imponeva di prendersi cura del malato in modo diverso, senza richiedere necessariamente l’internamento, ma prevedendo un’assunzione di responsabilità maggiore, prima di tutto da parte degli operatori e degli amministratori che avrebbero dovuto tener conto anche delle variabili sociali presenti nel disturbo psichico, poi da parte delle famiglie e della popolazione in generale.

 

Dossier Tempo Medico 1987