GIUSEPPE UNGARETTI

ALBA

Zampilli

di masse radiose

spioventi

in masse sinuose

di perle

Non gridate più

Cessate di uccidere i morti,

non gridate più, non gridate

se li volete ancora udire,

se sperate di non perire.

Hanno l'impercettibile sussurro,

non fanno più rumore

del crescere dell'erba,

lieta dove non passa l'uomo.

 

************************

D'altri diluvi una colomba ascolto GIUSEPPE UNGARETTI

************************

 

GIUSEPPE UNGARETTI - Silenzio in Liguria

 

Scade flessuosa la pianura d’acqua.

Nelle tue urne il sole

ancora segreto si bagna.

Una carnagione lieve trascorre.

Ed ella apre improvvisa ai seni

la grande mitezza degli occhi.

L’ombra sommersa delle rocce muore.

Dolce sbocciata dalle anche ilari,

il vero amore è una quiete accesa,

e la godo diffusa

dall’ala alabastrina

d’una mattina immobile.

Sereno

 

Dopo tanta

nebbia

a una

a una

si svelano

le stelle

Respiro

il fresco

che mi lascia

il colore del cielo

Mi riconosco

immagine

passeggera

Presa in un giro

immortale.

Dipinto di EDWARD HUGHES - Night

M'illumino d'immenso. GIUSEPPE UNGARETTI

***************************

Risvegli

 

Ogni mio momento

io l'ho vissuto

un'altra volta

in un'epoca fonda

fuori di me

Sono lontano colla mia memoria

dietro a quelle vite perse

Mi desto in un bagno

di care cose consuete

sorpreso

e raddolcito

Rincorro le nuvole

che si sciolgono dolcemente

cogli occhi attenti

e mi rammento

di qualche amico

morto

Ma Dio cos'è?

E la creatura

atterrita

sbarra gli occhi

e accoglie

gocciole di stelle

e la pianura muta

E si sente

riavere

 

1916 (da L'ALLEGRIA - IL PORTO SEPOLTO)

 

Tornano in alto ad ardere le favole. Cadranno colle foglie al primo vento. Ma venga un altro soffio, Ritornerà scintillamento nuovo. GIUSEPPE UNGARETTI

*******************************

 

Vanità

 

D'improvviso

è alto

sulle macerie

il limpido

stupore

dell'immensità.

E l'uomo

curvato

sull'acqua

sorpresa

dal sole

si rinviene

un'ombra

Cullata e

piano

franta.

Chiuso fra cose mortali (Anche il cielo stellato finirà)

Perché bramo Dio? GIUSEPPE UNGARETTI

*********************************

GIUSEPPE UNGARETTI

Dove la luce

Come allodola ondosa

Nel vento lieto sui giovani prati,

Le braccia ti sanno leggera, vieni.

Ci scorderemo di quaggiù,

E del mare e del cielo,

E del mio sangue rapido alla guerra,

Di passi d'ombre memori

Entro rossori di mattine nuove.

Dove non muove foglia più la luce,

Sogni e crucci passati ad altre rive,

Dov'è posata sera,

Vieni ti porterò

Alle colline d'oro.

L'ora costante, liberi d'età,

Nel suo perduto nimbo

Sarà nostro lenzuolo.

(1930 da IL SENTIMENTO DEL TEMPO - da LEGGENDE )

 

Senza più peso

   

Per un Iddio che rida come un bimbo,

Tanti gridi di passeri,

Tante danze nei rami,

Un'anima si fa senza più peso,

I prati hanno una tale tenerezza,

Tale pudore negli occhi rivive,

Le mani come foglie

S'incantano nell'aria...

Chi teme più, chi giudica?

(da "Il Sentimento del Tempo - L'amore) - 1934

Dove la luce

Come allodola ondosa

Nel vento lieto sui giovani prati,

Le braccia ti sanno leggera, vieni.

Ci scorderemo di quaggiù,

E del mare e del cielo,

E del mio sangue rapido alla guerra,

Di passi d'ombre memori

Entro rossori di mattine nuove.

Dove non muove foglia più la luce,

Sogni e crucci passati ad altre rive,

Dov'è posata sera,

Vieni ti porterò

Alle colline d'oro.

L'ora costante, liberi d'età,

Nel suo perduto nimbo

Sarà nostro lenzuolo.

(1930 da IL SENTIMENTO DEL TEMPO - da LEGGENDE )

 

La notte bella

 

Quale canto s'è levato stanotte

che intesse

di cristallina eco del cuore

le stelle

Quale festa sorgiva

di cuore a nozze

Sono stato

uno stagno di buio

Ora mordo

come un bambino la mammella

lo spazio

Ora sono ubriaco

d'universo

 

(1916)

Canto primo

O sorella dell'ombra,

notturna quanto più la luce ha forza,

m'insegui, morte.

In un giardino puro

alla luce ti diè l'ingenua brama

e la pace fu persa,

pensosa morte,

sulla tua bocca.

Da quel momento

ti odo nel fluire della mente

approfondire lontananze,

emula sofferente dell'eterno.

Madre velenosa degli evi

nella paura del palpito

e della solitudine,

bellezza punita e ridente,

nell'assopirsi della carne

sognatrice fuggente,

atleta senza sonno

della nostra grandezza,

quando m'avrai domato, dimmi:

nella malinconia dei vivi

volerà a lungo la mia ombra?

 

Da quella stella all'altra

 

Da quella stella all'altra

Si carcera la notte

In turbinante vuota dismisura,

Da quella solitudine di stella

A quella solitudine di stella.

 

(Da Il taccuino del vecchio)

 

L'amore più non è quella tempesta

 

L’amore più non è quella tempesta

che nel notturno abbaglio

ancora mi avvinceva poco fa

tra l’insonnia e le smanie,

balugina un faro

verso cui va tranquillo

un vecchio capitano

(Da Il taccuino del vecchio)

 

San Martino del Carso

 

Di queste case

non è rimasto

che qualche

brandello di muro

Di tanti

che mi corrispondevano

non è rimasto

neppure tanto

Ma nel cuore

nessuna croce manca

E' il mio cuore

il paese più straziato

 

Scoperta della donna

 

Ora la donna mi apparve senza più veli,

in un pudore naturale.

Da quel tempo i suoi gesti, liberi,

sorgenti in una solennità

feconda, mi consacrano all'unica dolcezza reale.

In tale confidenza passo senza stanchezza.

In quest'ora può farsi notte, la chiarezza lunare

avrà le ombre più nude

 

In memoria

 

Si chiamava

Moammed Sceab

Discendente

di emiri di nomadi

suicida

perché non aveva più

Patria

Amò la Francia

e mutò nome

Fu Marcel

ma non era Francese

e non sapeva più

vivere

nella tenda dei suoi

dove si ascolta la cantilena

del Corano

gustando il café'

E non sapeva

scioglere

il canto

del suo abbandono

L'ho accompagnato

insieme alla padrona dell'albergo

dove abitavamo

a Parigi

dal numero 5 della rue des Carmes

appassito vicolo in discesa

Riposa

nel camposanto d'Ivry

sobborgo che pare

sempre

in una giornata

di una

decomposta fiera

E forse io solo

so ancora

che visse.

 

Hai chiuso gli occhi

 

Hai chiuso gli occhi

Nasce una notte

Piena di finte buche,

Di suoni morti

Come di sugheri

Di reti calate nell'acqua.

Le tue mani si fanno come un soffio

D'inviolabili lontananze,

Inafferrabili come le idee,

E l'equivoco della luna

E il dondolio, dolcissimi,

Se vuoi posarmele sugli occhi,

Toccano l'anima.

Sei la donna che passa

Come una foglia

E lasci gli alberi un fuoco d'autunno.

 

Per sempre

 

Senza niuna impazienza sognerò,

Mi piegherò al lavoro

Che non può mai finire,

E a poco a poco in cima

Alle braccia rinate

Si riapriranno mani soccorrevoli,

Nelle cavita' loro

Riapparsi gli occhi, ridaranno luce,

E, d'improvviso intatta

Sarai risorta, mi farà da guida

Di nuovo la tua voce,

Per sempre ti rivedo.

 

 

Calumet

 

Je connays un pais

où le soleil engourdit

 

même  les scorpions

 

 

seul là ms'est endormi

cet agneauloup

 

seul ne serait étranger

au climat

de la mort

cet agneauloup

en exil partout.

 

Conosco un paese

dove il sole stordisce

anche gli scorpioni.

 

Là solo sì è appisolato

questo agnellolupo

 

solo non sarebbe straniero

al clima

della morte

questo agnellolupo

in esilio

ovunque

 

Canto

 

Rivedo la tua bocca lenta

(Il mare le va incontro delle notti)

E la cavalla delle reni

In agonia caderti

Nelle mie braccia che cantavano,

E riportarti un sonno

Al colori e a nuove morti.

E la crudele solitudine

Che in sè ciascuno scopre, se ama,

Ora tomba infinita,

Da te mi divide per sempre.

Cara, lontana come in un specchio.

 

I ricordi

 

I ricordi, un inutile infinito,

ma soli e uniti contro il mare, intatto

in mezzo a rantoli infiniti…Il mare,

voce d’una grandezza libera,

ma innocenza nemica nei ricordi,

rapido a cancellare le orme dolci

d’un pensiero fedele…

 

Il mare, le sue blandizie accidiose

quanto feroci e quanto, quanto attese,

e alla loro agonia,

presente sempre, rinnovata sempre,

nel vigile pensiero l’agonia…

 

I ricordi,

il riversarsi vano

di sabbia che si muove

senza pesare sulla sabbia,

echi brevi protratti,

senza voce echi degli addii

a minuti che parvero felici…

 

Rosso e azzurro

 

Ho atteso che vi alzaste,

Colori dell'amore,

E ora svelate un'infanzia di cielo.

Porge la rosa più bella sognata.

 

O bella preda

 

O bella preda,

Voce notturna,

Le tue movenze

Fomentano la febre.

Solo tu, memoria demente,

La libertà potevi catturare.

Sulla tua carne inafferrabile

E vacillante dentro specchi torbidi,

Quali delitti, sogno,

Non m'insegnasti a consumare?

Con voi, fantasmi, non ho mai ritengo,

E dei vostri rimorsi ho pieno il cuore

Quando fa giorno.

 

Girovago

 

In nessuna

parte

di terra

mi posso

accasare

A ogni

nuovo

clima

che incontro

mi trovo

languente

che

una volta

già gli ero stato

assuefatto

E me ne stacco sempre

straniero

Nascendo

tornato da epoche troppo

vissute

Godere un solo

minuto di vita

iniziale

Cerco un paese

innocente

 

SONO UNA CREATURA

 

Come questa pietra

del S. Michele

così fredda

così dura

così prosciugata

così refrattaria

così totalmente

disanimata

Come questa pietra

è il mio pianto

che non si vede

La morte

si sconta

vivendo.

 

 

Sereno

 

Dopo tanta

nebbia

a una

a una

si svelano

le stelle

Respiro

il fresco

che mi lascia

il colore del cielo

Mi riconosco

immagine

passeggera

Presa in un giro

immortale.

 

GIUSEPPE UNGARETTI

 

L'amore vero è

una finestra illuminata

in una notte buia.

L'amore vero è

una quiete accesa.

 

Stella, mia unica stella

 

Stella, mia unica stella,

Nella povertà della notte sola,

Per me, solo, rifulgi,

Nella mia solitudine rifulgi;

Ma, per me, stella

Che mai non finirai d’illuminare,

Un tempo ti è concesso troppo breve,

Mi elargisci una luce

Che la disperazione in me

Non fa che acuire.

 

GIUSEPPE UNGARETTI

 

 

Un occhio di stelle

ci spia da quello stagno

e filtra la sua benedizione ghiaccata

su quest'acquario

di sonnambula noia.

 

GIUSEPPE UNGARETTI

 

O bella preda,

Voce notturna,

Le tue movenze

Fomentano la febbre.

Solo tu, memoria demente,

La libertà potevi catturare.

Sulla tua carne inafferrabile

E vacillante dentro specchi torbidi,

Quali delitti, sogno,

Non m'insegnasti a consumare?

Con voi, fantasmi, non ho mai ritengo,

E dei vostri rimorsi ho pieno il cuore

Quando fa giorno.

 

Segreto del poeta

Solo ho amica la notte.

Sempre potrò trascorrere con essa

D'attimo in attimo, non ore vane;

Ma tempo cui il mio palpito trasmetto

Come m'aggrada, senza mai distrarmene.

Avviene quando sento,

Mentre riprende a distaccarsi da ombre,

La speranza immutabile

In me che fuoco nuovamente scova

E nel silenzio restituendo va,

A gesti tuoi terreni

Talmente amati che immortali parvero,

Luce.

 

Giorno per giorno

 

"Nessuno, mamma, ha mai sofferto tanto.."

E il volto già scomparso

ma gli occhi ancora vivi

dal guanciale volgeva alla finestra,

e riempivano passeri la stanza

verso le briciole dal babbo sparse

per distrarre il suo bimbo...

Ora dov'è, dov'è l'ingenua voce

che in corsa risuonando per le stanze

sollevava dai crucci un uomo stanco?...

La terra l'ha disfatta, la protegge

un passato di favola...

Inferocita terra, immane mare

mi separa dal luogo della tomba

dove ora si disperde

il martoriato corpo...

Non conta... Ascolto sempre più distinta

quella voce d'anima

che non seppi difendere quaggiù...

M'isola, sempre più festosa e amica

di minuto in minuto,

nel suo segreto semplice...

Sono tornato ai colli, ai pini amati

e del ritmo dell'aria il patrio accento

che non riudrò con te,

mi spezza ad ogni soffio...

 

GIUSEPPE UNGARETTI

 

Hai chiuso gli occhi

Nasce una notte

Piena di finte buche,

Di suoni morti

Come di sugheri

Di reti calate nell'acqua.

Le tue mani si fanno come un soffio

D'inviolabili lontananze,

Inafferrabili come le idee,

E l'equivoco della luna

E il dondolio, dolcissimi,

Se vuoi posarmele sugli occhi,

Toccano l'anima.

Sei la donna che passa

Come una foglia

E lasci gli alberi un fuoco d'autunno.

 

La pietà

 

Sono un uomo ferito.

E me ne vorrei andare

E finalmente giungere,

Pietà, dove si ascolta

L'uomo che è solo con sè.

Non ho che superbia e bontà.

E mi sento esiliato in mezzo agli uomini.

Ma per essi sto in pena.

Non sarei degno di tornare in me?

Ho popolato di nomi il silenzio.

Ho fatto a pezzi cuore e mente

Per cadere in servitù di parole?

Regno sopra fantasmi.

O foglie secche,

Anima portata qua e là.

 

Sentimento del tempo

 

E per la luce giusta,

Cadendo solo un'ombra viola

Sopra il giogo meno alto,

La lontananza aperta alla misura,

Ogni mio palpito, come usa il cuore,

Ma ora l'ascolto,

T'affretta, tempo, a pormi sulle labbra

Le tue labbra ultime.

(1931)

 

Italia

 

Sono un poeta

un grido unanime

sono un grumo di sogni

Sono un frutto

d'innumerevoli contrasti d'innesti

maturato in una serra

Ma il tuo popolo è portato

dalla stessa terra

che mi porta

Italia

E in questa uniforme

di tuo soldato

mi riposo

come fosse la culla

di mio padre

Stelle

 

Tornano in alto ad ardere le favole.

Cadranno colle foglie al primo vento.

Ma venga un altro soffio,

Ritornerà scintillamento nuovo. 

(Da Sentimento del tempo)

 

DUNJA (1969)

Si volge verso l’est l’ultimo amore,

Mi abbuia da là il sangue

Con tenebra degli occhi della cerva

Che se alla propria bocca lei li volga

Fanno più martoriante

Vellutandola, l’ardente mio chiuso.

Arrontondìo d’occhi della cerva

Stupita che gli umori suoi volubili

Di avvincere con passi le comandino

Irrefrenabili di slancio.

D’un balzo, gonfi d’ira

Gli strappi, va snodandosi

Dal garbo della schiena

La cerva che diviene

Una leoparda ombrosa.

O, nuovissimo sogno, non saresti

Per immutabile innocenza innata

Pecorella d’insolita avventura?

L’ultimo amore più degli altri strazia,

Certo lo va nutrendo

Crudele il ricordare.

Sei qui. Non mi rechi l’oblio te

Che come la puledra ora vacilli,

Trepida Gambe Lunghe?

D’oltre l’oblio rechi

D’oltre il ricordo i lampi.

Capricciosa croata notte lucida

Di me vai facendo

Uno schiavo ed un re.

Un re? Più non saresti l’indomabile?

 

Tutto ho perduto

 

Tutto ho perduto dell'infanzia

E non potrò mai più

Smemorarmi in un grido.

L'infanzia ho sotterrato

Nel fondo delle notti

E ora, spada invisibile,

Mi separa da tutto.

Di me rammento che esultavo amandoti,

Ed eccomi perduto

In infinito delle notti.

Disperazione che incessante aumenta

La vita non mi è più,

Arrestata in fondo alla gola,

Che una roccia di gridi.

1937 (Da Il dolore)

 

Mandolinata

 

 

Mi levigo

come un marmo

di passione

 

Tramonto

 

Il carnato del cielo

sveglia oasi

al nomade d'amore

 

 

PETALI PROFUMATI - I nostri haiku

 

Se siete iscritti a Facebook e volete cimentarvi con la scrittura degli haiku, oppure siete esperti e volete contribuire con i vostri componimenti, vi invito a iscrivervi al mio gruppo PETALI PROFUMATI - I nostri haiku.  Il link per gli iscritti a facebook è https://www.facebook.com/groups/petaliprofumati/ 

Sono graditi coloro che amano l'arte, la bellezza e coloro che vogliono leggere o scrivere haiku. Il gruppo organizza giochi e gare di haiku (in premio diamo pergamene virtuali).