Rainer Maria Rilke

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Ai sospiri dell'amata la notte intera si innalza; una carezza leggera
percorre il cielo stupito. E allora è  come se nell'universo
una forza elementare ridiventasse la madre di tutto l'amore smarrito.
RAINER MARIA RILKE
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Ci volgiamo alle cose che di noi nulla sanno

 

Ci volgiamo alle cose che di noi nulla sanno,
all’albero che dirama e ci sovrasta,
a ogni luogo appartato, ogni silenzio;
ma proprio così richiudiamo il circolo
che passando per tutto ciò che non ci appartiene,
torna a sfociare-intatto sempre- in noi.
Oh abitaste voi, cose, fra le stelle!
Il nostro vivere segue il suo corso
senza nulla smuovere.

HOPPNER - Portrait of a lady
HOPPNER - Portrait of a lady

L'innamorata

 

Questa è la mia finestra. È stato dolce
or ora il mio risveglio.
Credevo quasi di poter volare.
Fin dove giunge la mia vita
e ove ha inizio la notte?

 

Potrei pensare che ogni cosa
sia ancora Me all'intorno,
diafana come il fondo d'un cristallo,
offuscata, muta.

 

Potrei persino contenere
in me le stelle; tanto grande
sembra il mio cuore, e come
vorrebbe restituire libertà

 

a colui che forse incominciai
ad amare, forse a tenere stretto.
Estraneo, come pagina non scritta
il mio destino mi guarda.

 

Perché, come fui posta
in questa infinità
come un prato odorosa,
senza tregua agitata,

 

chiamando e a un tempo temendo
che qualcuno oda il grido,
e destinata
a perdermi in un altro.


Die Liebende

 

Das ist mein Fenster. Eben

bin ich so sanft erwacht.

Ich dachte, ich würde schweben.

Bis wohin reicht mein Leben,

und wo beginnt die Nacht?

 

Ich könnte meinen, alles

wäre noch Ich ringsum;

durchsichtig wie eines Kristalles

Tiefe, verdunkelt, stumm.

 

Ich könnte auch noch die Sterne

fassen in mir; so groß

scheint mir mein Herz; so gerne

ließ es ihn wieder los

 

den ich vielleicht zu lieben,

vielleicht zu halten begann.

Fremd, wie niebeschrieben

sieht mich mein Schicksal an.

 

Was bin ich unter diese

Unendlichkeit gelegt,

duftend wie eine Wiese,

hin und her bewegt,

 

rufend zugleich und bange,

daß einer den Ruf vernimmt,

und zum Untergange

in einem Andern bestimmt.

GIUSEPPE DE NITTIS - Ritratto di sconosciuta
GIUSEPPE DE NITTIS - Ritratto di sconosciuta

RAINER MARIA RILKE - *A Lou Salomé

 

Non posso ricordare. Ma quei momenti

puri dureranno in me come

in fondo a un vaso troppo pieno.

Non penso a te, ma sono per amore tuo

e questo mi dà forza.

Non ti invento nei luoghi

che adesso senza te non hanno senso.

Il tuo non esserci

è già caldo di te, ed è più vero,

più del tuo mancarmi. La nostalgia

spesso non distingue. Perché

cercare allora se il tuo influsso

già sento su di me

lieve come un raggio di luna alla finestra.

COURTOIS - La bajadera
COURTOIS - La bajadera
*RAINER MARIA RILKE - Danzatrice spagnola
Come bianco fiammifero di zolfo
tenuto in mano, pria che in fiamma vada
guizzanti lingue d’ogni parte effonde:
così nel cerchio degli spettatori
comincia rapida, lucente, calda
a palpitar la danza in ampi giri.

E a un tratto è tutta fiamma quella danza.

Essa accende le chiome con lo sguardo,
e volge subito con arte audace
in questo incendio tutta la sua veste,
e si sprigionano, come serpenti
atterriti, le braccia nude e rapide
nell’agitar le nacchere.

Poi quasi il fuoco fosse troppo poco,
l’afferra tutto insieme e via lo getta
con gesto di dominio altero, e guarda:
giace a terra smaniante, e ancor fiammeggia
e non cede. Sicura, vittoriosa
e con dolce sorriso di saluto
solleva il volto e coi piccoli piedi
robusti tutto ancora lo calpesta.

 

LAWRENCE ALMA-TADEMA - Hero 1898
LAWRENCE ALMA-TADEMA - Hero 1898

RAINER MARIA RILKE

 

*Figura femminile a un balcone

 

All'improvviso esce, nel vento avvolta,
chiara al chiaro, quasi per forza estratta,
mentre la stanza, come levigata,
ora dietro di lei riempie la porta.

oscura come il fondo di un cammeo
da cui traspare ai margini un bagliore;
e tu non credi che il crepuscolo era
prima che lei uscisse per deporre

ancora un po' di sé sul parapetto
-anche le mani- ed essere leggera:
offerta dalle case in fila al cielo,
docile ad ogni cosa che la muova.

RAINER MARIA RILKE - *Passeggiata notturna

 

Niente è paragonabile. Esiste forse cosa
che non sia tutta sola con se stessa e indicibile?
Invano diamo nomi, solo è dato accettare
e accordarci che forse qua un lampo, là uno sguardo
ci abbia sfiorato, come se

proprio in questo consistesse vivere
la nostra vita. Chi si oppone perde
la sua parte di mondo. E chi troppo comprende
manca l’incontro con l’Eterno. A volte
in notti grandi come questa siamo
quasi fuor di pericolo, in leggere parti uguali
spartiti fra le stelle. Immensa moltitudine.

Come si genera la poesia

Per un solo verso si devono vedere molte città,
uomini e cose, si devono conoscere gli animali,
si deve sentire come gli uccelli volano,
e sapere i gesti con cui i fiori si schiudono al mattino.
Si deve poter ripensare a sentieri in regioni sconosciute,
a incontri inaspettati
e a separazioni che si videro venire da lontano,
a giorni d’infanzia che sono ancora inesplicati,
ai genitori che eravamo costretti a mortificare
quando ci porgevano una gioia e non la capivamo,
a malattie dell’infanzia che cominciavano in modo così strano
con tante trasformazioni così profonde e gravi,
a giorni in camere silenziose, raccolte,
e a mattine sul mare, al mare, a mari, a notti di viaggio
che passavano alte rumoreggianti e volavano con tutte le stelle,
e non basta ancora poter pensare a tutto ciò.
Si devono avere ricordi di molte notti d’amore,
nessuna uguale all’altra, di grida di partorienti,
e di lievi, bianche puerpere addormentate che si schiudono.
Ma anche presso i moribondi si deve essere stati,
si deve essere rimasti presso i morti
nella camera con la finestra aperta
e i rumori che giungono a folate.
E anche avere ricordi non basta.
Si deve poterli dimenticare, quando sono molti,
e si deve avere la grande pazienza di aspettare che ritornino.
Poiché i ricordi di per se stessi ancora non sono.
Solo quando divengono in noi sangue, sguardo e gesto,
senza nome e non più scindibili da noi,
solo allora può darsi che in una rarissima ora
sorga nel loro centro e ne esca la prima parola di un verso.

(Da I quaderni di Malte Laurids Brigge)

ALPHONSE MUCHA
ALPHONSE MUCHA

RAINER MARIA RILKE

 

*Canto delle donne al poeta

 

Siamo come ogni cosa che si schiude,
e nient’altro che questa beatitudine.
Ciò ch’era sangue e buio in una belva
crebbe in noi per farsi anima e si tende

ancora a te, fatta anima, e ti chiama.
Tu, certo, la ricevi nel tuo viso
come un paesaggio, mite e senza brama.
Perciò crediamo non sia tu cui mira

il nostro grido. Eppure, in chi vorremmo
se non in te, perderci senza fine?
In chi, più che in te, cresce il nostro essere?

L’infinito con noi passa e si perde.
Sii tu la bocca che ce lo fa udire,
tu sii: tu che di noi dici l’essenza.

RAINER MARIA RILKE

 

*La solitudine è come la pioggia.

Si alza dal mare verso sera;

dalle pianure lontane, distanti,

sale verso il cielo a cui da sempre appartiene.

E proprio dal cielo ricade sulla città.

 

Piove quaggiù nelle ore crepuscolari,

allorché tutti i vicoli si volgono verso il mattino

e i corpi, che nulla hanno trovato,

delusi e affranti si lasciano l'un l'altro;

e persone che si odiano a vicenda

sono costrette a dormire insieme in un letto unico:

 

è allora che la solitudine scorre insieme ai fiumi.

 

Die Einsamkeit ist wie ein Regen.
Sie steigt von meer den Abenden entegegen;
von Ebenen, die fern sind und entlegen,
geht sie zum Himmel, der sie immer hat.
Und erst vom Himmel fällt sie auf die Stadt.
...
Regent hernieder in den zwitterstunden,
wenn sich nach Morgen wenden alle Gassen
und die Leiber, welche nichts gefunden,
enttäuscht und traurig von einander lassen;
und wenn die Menchen, die einander hassen,
in einem Bett zusammen schlaffen müssen:

dann geht die Einsamkeit mit den Flüssen.

TRANQUILLO CREMONA - L'edera 1878
TRANQUILLO CREMONA - L'edera 1878

 

  RAINER MARIA RILKE 

 

Come ho patito ciò che ha nome addio.
E ancora so: un oscuro, implacabile, un crudele
qualcosa, che una forma in armonia composta
mostra ancora una volta e porge e lacera.

Come indifeso la guardavo mentre
lasciandomi partire mi chiamava e restava
quasi fosse tutte le donne in una,
ma bianca e piccola e non più che questo:

un saluto già non più a me rivolto,
replicato in silenzio – quasi già
inesplicabile: un susino forse,
onde un cuculo spiccò brusco il volo.

Pissarro - Red Chestnuts at Louvenciennes
Pissarro - Red Chestnuts at Louvenciennes

RAINER MARIA RILKE - VIENE ADAGIO LA SERA

Viene adagio la sera, camminando
tra gli alberi lontani nella neve
e silenziosa preme le sue guance
fredde alle finestre, per spiare.

E nelle case cresce il buio.
I vecchi sulle sedie pensano,
le madri sono come regine,
i bambini lasciano da parte i giochi
e le ragazze non filano più.

La sera fuori tende l'orecchio
nella casa, e dentro ascoltano
il silenzio della sera.

*Le loro mani

 

Le loro mani son mani di donna,
e non so qual maternità le infonde.
Giulive, come il passero che reca
nuove pagliuzze a costruir suo nido.
Nel prender, calde; placide, nel dare:
coppe che han sete di farsi ricolme.

 

 

 

Esperienza della morte
 
Nulla sappiamo di questo svanire
che non accade a noi. Non abbiamo ragioni
- ammirazione, odio oppure amore -
da mostrare alla morte la cui bocca una maschera

di tragico lamento stranamente sfigura.
Molte parti ha per noi ancora il mondo. Fino a quando
ci domandiamo se la nostra parte piaccia,
recita anche la morte, benché spiaccia.

Ma quando te ne andasti, un raggio di realtà
irruppe in questa scena per quel varco
che tu ti apristi: vero verde il verde,
il sole vero sole, vero il bosco.

Noi recitiamo ancora. Frasi apprese
con pena e con paura sillabando,
e qualche gesto; ma la tua esistenza,
a noi, al nostro copione sottratta,

ci assale a volte e su di noi scende come
un segno certo di quella realtà;
tanto che trascinati recitiamo
qualche istante la vita non pensando all'applauso.

RAINER MARIA RILKE - Sii paziente

 

Sii paziente verso tutto ciò
che è irrisolto nel tuo cuore e
cerca di amare le domande, che sono simili a
stanze chiuse a chiave e a libri scritti
in una lingua straniera.
Non cercare ora le risposte che possono esserti date
poichè non saresti capace di convivere con esse.
E il punto è vivere ogni cosa. Vivere le domande ora.
Forse ti sarà dato, senza che tu te ne accorga,
di vivere fino al lontano
giorno in cui avrai la risposta.

DANTE GABRIEL ROSSETTI - Morning
DANTE GABRIEL ROSSETTI - Morning

RAINER MARIA RILKE - *Canto d'amore

 

Come potrei trattenerla in me,

la mia anima, che la tua non sfiori;

come levarla, oltre te, ad altre cose?

Ah, potessi nasconderla in un angolo

perduto nella tenebra, un estraneo

rifugio silenzioso che non seguiti

a vibrare se vibri il tuo profondo.

 

Ma tutto quello che ci tocca, te

e me, insieme ci prende come un arco

che da due corde un suono solo rende.

Su qual strumento siamo tesi, e quale

violinista ci tiene nella mano?

CAMILLE COROT - Mortfontaine
CAMILLE COROT - Mortfontaine

RAINER MARIA RILKE - *Un vento di primavera 

 

Con questo vento viene destino; lascia,
lascia che venga tutto ciò che preme, cieco,
di cui noi arderemo -; tutto questo.
(E resta immobile perché ci trovi).
Porta il nostro destino questo vento.

Da chi sa dove questo vento nuovo,
sbandando sotto il peso di cose senza nome,
porta sul mare quello che noi siamo.

…Oh, se lo fossimo. Saremmo a casa.
(Vedremmo scendere e salire in noi i cieli).
Ma ogni volta con questo vento passa
il destino oltre di noi immenso.

SOPHIE ANDERSON - The Head of a Nymph
SOPHIE ANDERSON - The Head of a Nymph

Non posso ricordare

 

Non posso ricordare. Ma quei momenti
puri dureranno in me come
in fondo a un vaso troppo pieno.
Non penso a te, ma sono per amore tuo
e questo mi dà forza.
Non ti invento nei luoghi
che adesso senza te non hanno senso.
Il tuo non esserci
è già caldo di te, ed è più vero,
più del tuo mancarmi. La nostalgia
spesso non distingue. Perché
cercare allora se il tuo influsso
già sento su di me lieve
come un raggio di luna alla finestra.

AUGUSTE RODIN - Orfeo ed Euridice
AUGUSTE RODIN - Orfeo ed Euridice

SONETTI AD ORFEO
II,23

In quell'ora tua chiamami
che ti sta fronte a fronte, impercettibile,
ti anela addosso qual muso di cane
e sempre ancora indietro si ritrae

quando oramai t'attendi d'agguantarla.
Tuo più di tutto è quel che ti si nega.
Liberi siamo. E il congedo ci colse
dove il primo saluto attendevamo.

E un appoggio imploriamo, con paura,
per le vecchie misure troppo giovani,
troppo vecchi per quel che non fu mai.

Il lodare soltanto ci giustifica,
ahi, siamo ramo e scure,
la dolcezza del rischio, che matura.

ODILON REDON - Occhi chiusi (1890)
ODILON REDON - Occhi chiusi (1890)
Spengimi gli occhi: ti vedrò lo stesso

Spengimi gli occhi: ti vedrò lo stesso.
Riempimi gli orecchi: posso sentirti.
E senza piedi ti cammino ancora a fianco.
E senza bocca posso ancora scongiurarti.
Spezzami le braccia ti abbraccerò col cuore con una mano.
Strappami il cuore: e mi batterà il cervello.
E se spegni anche il fuoco nella mente
allora ti porterò nel sangue.

Spengimi gli occhi: ti vedrò lo stesso

Spengimi gli occhi: ti vedrò lo stesso.
Riempimi gli orecchi: posso sentirti.
E senza piedi ti cammino ancora a fianco.
E senza bocca posso ancora scongiurarti.
Spezzami le braccia ti abbraccerò col cuore con una mano.
Strappami il cuore: e mi batterà il cervello.
E se spegni anche il fuoco nella mente
allora ti porterò nel sangue.

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Nelle nostre stanze di giovedì c'è odore di pomodoro,
di domenica c'è odore di oca arrosto e ogni lunedì di bucato.
Così sono i giorni: quello rosso, quello grasso
e quello insaponato.
Inoltre vi sono i giorni dietro la porta di vetro;
o in particolare un unico giorno di fresco, di seta e
di legno di sandalo.
La luce là dentro è filtrata, delicata, argentea e placida;
fuliggine, tempesta, rumore e moscerini
non entrano là dentro
come nelle altre stanze.
Eppure è separata solo da una porta a vetri;
ma è come se ci fossero venti porte di bronzo,
o come un ponte che non finisce mai, o
come un fiume con un traghetto malsicuro da riva a riva.
E quel profumo, che mi eccita così vivamente,
proviene dallo scialle frusciante oppure dai fiori di lillà?
RAINER MARIA RILKE - "Musica"

Lei che dorme...per essere, al suo puro risveglio,
così desta che noi, dal suo vegliare sopraffatti
ci scopriamo dormienti... Oh spavento!
Bussa alla terra: suona terrea e sorda,
dai nostri scopi soffocata e involta.
Bussa alla stella ed ecco: ti sarà manifestata!

Bussa alla stella: i numeri invisibili
si adempiono; le potenze degli atomi
crescono nello spazio. Suoni raggiano.
E ciò che qui è orecchio al loro pieno scorrere,
in qualche luogo è anche occhio; questi duomi
in qualche luogo ideale s'inarcano.

Chi sa dove la musica ha un luogo, e chi sa dove
questa luce ad orecchi è un lontano squillare...
Solo ai nostri sensi tutto sembra così
diviso... E tra l'una e l'altra vibrazione
vibra quell'eccedenza senza nome ...Quale essenza
affluì nei frutti? O che virtù nel gusto?
Che cosa ci comunica un profumo?

 

(Qualunque cosa fai, ad ogni passo
cancelli d'ogni scoperta i confini).

Tu, musica: acqua alla nostra fontana,
raggio che cade, tu suono che specchia,
che tu desti beata al tocco del risveglio,
tu quiete che il puro afflusso rinnova.
Tu, più di noi..., tu da qualsiasi fine
liberata...

PETALI PROFUMATI - I vostri haiku

 

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