POESIE DEDICATE ALLE MAMME 1

DANTE ALIGHIERI - Dal Paradiso

FRANCESCO PETRARCA (Dal Canzoniere)

EDMONDO DE AMICIS - A Mia Madre

GIUSEPPE UNGARETTI - La Madre

GIOVANNI PASCOLI - Don don

EDMONDO DE AMICIS - La Madre

PIER PAOLO PASOLINI - Supplica a Mia Madre

MARINO MORETTI - La parola più bella

PABLO NERUDA - Mamadre

ALDA MERINI - Sorridi donna 

ALDA MERINI - Le madri non cercano il paradiso


ADOLPHE-WILLIAM-BOUGUEREAU - Mother And Child

DANTE ALIGHIERI - Dal Paradiso

 

Vergine madre, figlia del tuo figlio,
umile e alta più che creatura,
termine fisso d'eterno consiglio,
tu se' colei che l'umana natura
nobilitasti si', che 'l suo fattore
non disdegnò di farsi sua fattura.
Nel ventre tuo si riaccese l'amore,
per lo cui caldo ne l'eterna pace
così è germinato questo fiore.
Qui se' a noi meridiana face
di caritate, e giuso, intra mortali,
se' di speranza fontana vivace.
Donna, se' tanto grande e tanto vali,
che qual vuol grazia e a te non ricorre
sua disianza vuol volar senz'ali.

FRANCESCO PETRARCA (Dal Canzoniere)

 

Vergine bella, che di sol vestita,

coronata di stelle, al sommo Sole

piacesti sí, che ’n te Sua luce ascose,

amor mi spinge a dir di te parole:

5ma non so ’ncominciar senza tu’ aita,

et di Colui ch’amando in te si pose.

Invoco lei che ben sempre rispose,

chi la chiamò con fede:

Vergine, s’a mercede

10miseria extrema de l’humane cose

già mai ti volse, al mio prego t’inchina,

soccorri a la mia guerra,

bench’i’ sia terra, et tu del ciel regina.

Vergine saggia, et del bel numero una

de le beate vergini prudenti,

anzi la prima, et con piú chiara lampa;

o saldo scudo de l’afflicte genti

contra colpi di Morte et di Fortuna,

sotto ’l qual si trïumpha, non pur scampa;

o refrigerio al cieco ardor ch’avampa

qui fra i mortali sciocchi:

Vergine, que’ belli occhi

che vider tristi la spietata stampa

ne’ dolci membri del tuo caro figlio,

volgi al mio dubbio stato,

che sconsigliato a te vèn per consiglio.

Vergine pura, d’ogni parte intera,

del tuo parto gentil figliola et madre,

ch’allumi questa vita, et l’altra adorni,

per te il tuo figlio, et quel del sommo Padre,

o fenestra del ciel lucente altera,

venne a salvarne in su li extremi giorni;

et fra tutt’i terreni altri soggiorni

sola tu fosti electa,

Vergine benedetta,

che ’l pianto d’Eva in allegrezza torni.

Fammi, ché puoi, de la Sua gratia degno,

senza fine o beata,

già coronata nel superno regno.


GUSTAV KLIMT - Madre e figlio

EDMONDO DE AMICIS - A Mia Madre

Non sempre il tempo la beltà cancella
o la sfioran le lacrime e gli affanni
mia madre ha sessant'anni e più la guardo
e più mi sembra bella.
Non ha un accento, un guardo, un riso
che non mi tocchi dolcemente il cuore.
Ah se fossi pittore, farei tutta la vita
il suo ritratto.
Vorrei ritrarla quando inchina il viso
perch'io le baci la sua treccia bianca
e quando inferma e stanca,
nasconde il suo dolor sotto un sorriso.
Ah se fosse un mio prego in cielo accolto
non chiederei al gran pittore d'Urbino
il pennello divino per coronar di gloria
il suo bel volto.
Vorrei poter cangiar vita con vita,
darle tutto il vigor degli anni miei
Vorrei veder me vecchio e lei...
dal sacrificio mio ringiovanita!

CHRISTIAN KROHG (1852–1925) Madre dormiente con bambino 1883

GIUSEPPE UNGARETTI - La Madre


E il cuore quando d'un ultimo battito
avrà fatto cadere il muro d'ombra
per condurmi, Madre, sino al Signore,
come una volta mi darai la mano.

In ginocchio, decisa,
Sarai una statua davanti all'eterno,
come già ti vedeva
quando eri ancora in vita.

Alzerai tremante le vecchie braccia,
come quando spirasti
dicendo: Mio Dio, eccomi.

E solo quando m'avrà perdonato,
ti verrà desiderio di guardarmi.

Ricorderai d'avermi atteso tanto,
e avrai negli occhi un rapido sospiro.


GIOVANNI PASCOLI

 

“… Don… don e mi dicono Dormi!
Mi cantano Dormi! Sussurrano
Dormi! Bisbigliano Dormi!
Là, voci di tenebra azzurra…
Mi sembrano canti di culla,
che fanno ch’io torni com’era…
sentivo mia madre… poi nulla
sul far della sera”

 

PIER PAOLO PASOLINI - Supplica a Mia Madre

 

E' difficile dire con parole di figlio

ciò a cui nel cuore ben poco assomiglio.

Tu sei la sola al mondo che sa, del mio cuore,

ciò che è stato sempre, prima d'ogni altro amore.

Per questo devo dirti ciò ch'è orrendo conoscere:

è dentro la tua grazia che nasce la mia angoscia.

Sei insostituibile. Per questo è dannata

alla solitudine la vita che mi hai data.

E non voglio esser solo. Ho un'infinita fame

d'amore, dell'amore di corpi senza anima.

Perché l'anima è in te, sei tu, ma tu

sei mia madre e il tuo amore è la mia schiavitù:

ho passato l'infanzia schiavo di questo senso

alto, irrimediabile, di un impegno immenso.

Era l'unico modo per sentire la vita,

l'unica tinta, l'unica forma: ora è finita.

Sopravviviamo: ed è la confusione

di una vita rinata fuori dalla ragione.

Ti supplico, ah, ti supplico: non voler morire.

Sono qui, solo, con te, in un futuro aprile…

 

EDMONDO DE AMICIS - La Madre


Vi è un nome soave in tutte le
o lingue, venerato fra tutte le genti.
il primo a che suona sul labbro
del bambino con lo svegliarsi
della coscienza. l'ultimo che mormora
il giovinetto in faccia alla morte;
un nome che l'uomo maturo e il vecchio
invocano ancora, con tenerezza
di fanciulli, nelle ore solenni della vita,
anche molti anni dopo che non è più
sulla terra chi lo portava; un nome
che pare abbia in sé una virtù misteriosa
di ricondurre al bene. di consolare e
di proteggere. un nome con cui si dice
quanto c'è di più dolce. di più forte.
di più sacro all'anima umana.
la madre.

 

MARINO MORETTI - La parola più bella

 

Mamma. Nessuna parola è più bella. 

La prima che si impara,

la prima che si capisce e che s'ama. 

La prima di una lunga serie di parole

con cui s'è risposto alle infinite,

alle amorose, timorose domande 

della maternità.

E anche se diventassimo vecchi, 

come chiameremmo la mamma 

più vecchia di noi?

Mamma. 

Non c'è un altro nome.


PABLO NERUDA - Mamadre

 

La Mamadre, eccola che arriva

con zoccoli di legno. Ieri notte

soffiò il vento del polo, si sfondarono

i tetti, crollarono

i muri e i ponti,

l’intera notte ringhiò con i suoi puma,

ed ora, nel mattino

del sole freddo, arriva

la mia Mamadre, signora

Trinidad Marverde,

dolce come la timida freschezza

del sole delle terre tempestose,

lanternina

minuta che si spegne

e si riaccende

perché tutti distinguano il sentiero.

Oh, dolce Mamadre

– mai avrei potuto

dire matrigna –

ora

la mia bocca trema a definirti,

perché appena

fui in grado di capire

vidi la bontà vestita di miseri stracci scuri,

la santità più utile:

quella dell’acqua e della farina,

e questo fosti: la vita ti fece pane

e lì ti consumammo

nei lunghi inverni desolati

con la pioggia che grondava

dentro la casa

e la tua ubiqua umiltà

sgranava

l’aspro

cereale della miseria

come se andasse

spartendo

un fiume di diamanti.

Ahi, mamma, come avrei potuto

vivere senza ricordarti

ad ogni mio istante?

Non è possibile. Io porto

il tuo Marverde nel mio sangue,

il cognome

di quelle

dolci mani

che ritagliarono da un sacco di farina

le braghette della mia infanzia,

colei che cucinò, stirò, lavò,

seminò, calmò la febbre,

e, quando ebbe fatto tutto

ed io ormai potevo

reggermi saldamente sulle mie gambe,

si ritirò, cortese, schiva,

nella piccola bara

dove per la prima volta se ne rimase oziosa

sotto la dura pioggia di Temuco.

PABLO PICASSO - Madre e figlio

LOUIS PRIOU  - Maternité champetre 1882


Sorridi donna di Alda Merini

Sorridi donna

sorridi sempre alla vita

anche se lei non ti sorride.

Sorridi agli amori finiti

sorridi ai tuoi dolori

sorridi comunque.

Il tuo sorriso sarà

luce per il tuo cammino

faro per i naviganti sperduti.

Il tuo sorriso sarà

un bacio di mamma,

un battito d'ali,

un raggio di sole per tutti.

Dipinto di MARY CASSATT

ALDA MERINI - Le madri non cercano il paradiso

Le madri non cercano il paradiso,

il paradiso io l’ho conosciuto

il giorno che ti ho concepito.

Perché vuoi morire?

Non ti ricordi la tua tenera infanzia

e quanto hai giocato con me?

Perché vuoi inebriarti della tua anima?

Tu stai uccidendo tua madre

eppure non riesco a dimenticare

i gemiti del parto.

Anch’io quel giorno sono morta

quando ti ho dato alla luce,

tu sei peggio

di qualsiasi amante figlio mio

tu mi abbandoni.


PETALI PROFUMATI - I vostri haiku

 

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