Freud e la psicoanalisi

PSICOLOGIA

FAMIGLIA E DISTURBI PSICHICI

PSICOLOGIA SOCIALE

ESPERIMENTI DI PSICOLOGIA SOCIALE

ERICH FROMM

BRUNO BETTELHEIM

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SIGMUND FREUD (1856-1939)

 

Alla fine dell’Ottocento la psicologia nascente identificava la sfera della psiche con quella della coscienza, che era capace di esercitare un dominio sugli istinti. Freud scoprì che la causa delle psiconevrosi deriva da un conflitto tra forze psichiche inconsce, che operano al di là della sfera di consapevolezza del soggetto, i cui sintomi non derivano da disturbi organici bensì dalla psiche. La scoperta dell’inconscio segna l’atto di nascita della psicoanalisi. 

 

INCONSCIO, PRECONSCIO E CONSCIO
Per spiegare i fenomeni psichici bisogna tenere conto della distinzione tra un livello conscio ed un livello inconscio ed attribuire a quest’ultimo una azione causale sul primo.

 

Le motivazioni del comportamento umano, sia normale che patologico, hanno la loro collocazione nelle profondità dell’inconscio. La psiche è una realtà complessa che viene divisa da Freud in tre zone: il conscio, il preconscio e l’inconscio. 
L’inconscio è una forza attiva, dotata di proprie finalità e operante con una propria logica, diversa dalla logica della vita cosciente. Esso comprende gli elementi psichici che sono mantenuti nell'inconscio grazie alla forza della rimozione, meccanismo di difesa psichico che rimuove dalla coscienza le nostre esperienze e i nostri pensieri spiacevoli, che provocherebbero angoscia se affiorassero alla coscienza. 

 

Il preconscio comprende l’insieme dei ricordi, rappresentazioni, desideri, insomma dei fattori psichici che, pur essendo momentaneamente inconsci, possono, in virtù di un piccolo sforzo, diventare consci. 
Il conscio si identifica con la nostra coscienza, con la nostra attività diurna e consapevole; è fluida perché non siamo sempre perfettamente consapevoli di ciò che facciamo e vogliamo e di ciò che ci accade intorno. 


Metodi di indagine

Per forzare la barriera costituita dalla rimozione ed accedere all’inconscio, ricostruendo il passato rimosso e curare i disturbi la via di accesso è data da una cura con le parole, che analizza i sogni e usa il metodo delle libere associazioni. Al paziente, posto in uno stato di rilassamento, si chiede di dire tutto quello che gli passa per la testa, senza scrupoli di ordine religioso, morale, sociale, e senza omettere nulla. Lo scopo è quello di eliminare il più possibile le resistenze, quelle selezioni più o meno volontarie dei propri pensieri che sono messe in atto dal paziente. A volte però il fluire delle parole può avere un blocco improvviso, quando sta per emergere qualcosa che è stato rimosso. Compito dell’analisi è ricostruire ciò che non va e scoprirne le cause per riequilibrare le forze psichiche in conflitto.

 

Secondo Freud tra l’analista e il paziente si instaura una relazione affettiva chiamata transfert: sull’analista vengono proiettati stati d’animo ambivalenti di amore e di odio provati dal paziente. Grazie al transfert, il "nevrotico" è indotto gradualmente ad abbandonare le sue resistenze, ossia tutto quello che nei suoi discorsi e nei suoi atti gli impediva di accedere a quei conflitti psichici di cui non era conscio ma che producevano la sua nevrosi. 

IL SOGNO
Il sogno rappresenta la via regia che porta alla conoscenza dell’inconscio nella vita psichica. Durante il sonno la censura, che durante il giorno era stata particolarmente attiva e non aveva permesso la manifestazione di quei contenuti psichici ritenuti inaccettabili per motivi morali o patologici, è indebolita: l’inconscio, con i suoi desideri rimossi, preme con maggiore intensità e produce tensioni.

 

Il sogno, presentando all’immaginazione come realizzati quei desideri inconsci, rende possibile lo scaricarsi della tensione. In questo senso il sogno è definito l’appagamento di un desiderio. Tale realizzazione avviene attraverso mascheramenti e deformazioni operati dalla censura (=meccanismo che blocca la realizzazione dei desideri), la quale, si ricordi, pur affievolita, non è mai del tutto scomparsa. lo scopo di queste deformazioni o stranezze è quello di rendere accettabile alla coscienza i contenuti rimossi. In ciò consiste il lavoro onirico. Ogni sogno ha un contenuto manifesto, che è quello che viene ricordato al risveglio (il racconto che possiamo fare del sogno); ed un contenuto latente, nascosto, che rappresenta il vero significato del sogno. 

 

La logica dei sogni è del tutto autonoma rispetto alle solite categorie spazio-temporali della vita cosciente. Per interpretare correttamente un sogno, Freud ha scoperto cinque regole: la condensazione (cioè la tendenza ad esprimere in un unico elemento più elementi collegati tra loro); lo spostamento (che consiste nel trasferimento di interesse da una rappresentazione ad un’altra); la drammatizzazione o alterazione di situazioni; la rappresentazione per opposto, in cui un elemento può significare il suo opposto; la simbolizzazione, in cui un elemento sta al posto di un altro. Tenendo dunque conto di tutte queste regole, l’analisi può arrivare a decifrare il sogno, e ciò è particolarmente utile nel caso di pazienti nevrotici. 

 

Principio del piacere e principio della realtà

Alla base dei fenomeni psichici vi è il principio del piacere che ha la funzione di evitare il dispiacere e la sofferenza scaricando le varie tensioni e ristabilendo uno stato di equilibrio mediante l’appagamento dei desideri, soprattutto grazie a soddisfazioni sostitutive rispetto a quelle reali.

 

Questa situazione genera inevitabilmente disillusione; da ciò viene a costituirsi e ad operare un secondo principio, il principio di realtà, che cerca il soddisfacimento in relazione alle condizioni imposte dalla realtà anche se spiacevole. Il principio del piacere tende ad ottenere tutto immediatamente, mentre il principio di realtà può differire la soddisfazione in vista di una meta possibile, ritenuta più sicura e meno illusoria. La sublimazione consiste nel reagire positivamente ad una situazione spiacevole, in modo da ottenere un soddisfacimento anche se diverso da quello desiderato. 


Eros e Thanatos

Freud, accanto alle pulsioni sessuali, chiamate Eros, riconosce l’esistenza di una pulsione di morte, Thanatos, ossia di una tendenza distruttiva inerente alla vita stessa. Quando le pulsioni distruttive o di morte sono rivolte verso l'interno della persona, esse tendono all’autodistruzione, quando sono rivolte verso l’esterno assumono la forma di pulsioni di aggressione e di distruzione. Nella realtà psichica, le pulsioni si presentano spesso come ambivalenti, caratterizzate cioè dalla compresenza dei due principi di vita e di morte; anche la sessualità può presentare tale ambivalenza sotto forma di amore e di aggressività. 

Es, Io e Super-Io
Freud individua tre istanze dell’apparato psichico che chiama Io, Es e Super Io. 

 

  • L’Es è il serbatoio dell’energia psichica, l’insieme delle espressioni dinamiche inconsce delle pulsioni, le quali sono in parte ereditarie ed innate e in parte rimosse e acquisite. L’Es è retto dal principio del piacere.
  • L'Io è retto dal principio di realtà e deve mediare tra le richieste pressanti dell’Es e quelle del Super Io (la “coscienza morale”, che si forma in seguito all’educazione e all’ambiente in cui si vive, e nasce al termine del complesso edipico).
  • Il Super Io agisce come giudice e censore nei confronti dell’Io (la percezione inconscia delle critiche del Super Io si esprime nel senso di colpa). 


LA SESSUALITA’
Freud non restringe la sessualità alla genitalità bensì la intende come la ricerca del piacere corporeo, che è presente in tutte le età della vita. La sessualità è finalizzata alla ricerca del piacere. 

 

Il bambino è un essere che vive una sua vita sessuale completa; è definito un essere perverso polimorfo perché ricerca forme di godimento indipendentemente dal fine riproduttivo della sessualità e ricerca il piacere attraverso i vari organi corporei (polimorfismo), nelle diverse zone erogene (parti del corpo che sono fonti di piacere). 

 

 

Freud distingue nello sviluppo della sessualità cinque fasi, ognuna delle quali è caratterizzata dall’organo che vi è privilegiato nella ricerca del piacere. Le fasi dello sviluppo psicosessuale sono cinque:

 

  • La prima è la fase orale, che va dalla nascita ai due anni circa ed in essa la libido (l’energia sessuale) si concentra nella bocca (la bocca è la prima zona erogena): il bambino prova piacere portando qualunque cosa alla bocca, dal seno della mamma agli oggetti che trova a parti del proprio corpo (dito, piede ecc.). Tale modo di fare è anche il suo primo modo di conoscere il mondo: in altri termini, portando qualcosa alla bocca il bambino comincia a capire che cos’è e lo distingue da altre cose.
  • La seconda fase è chiamata fase anale, va dai due ai quattro anni circa, e durante essa il bambino prova piacere nel trattenere e nel rilasciare gli sfinteri anali: è collegata agli inviti materni o famigliari ad espellere o a ritenere le feci ("l’educazione al vasino"), che assumono quindi carattere ambivalente, buono e cattivo al tempo stesso. E’ anche il periodo del no, in cui il bambino inizia ad essere autonomo e vuole appropriarsi sempre di più della sua raggiunta autonomia. 
  • La terza fase è ancora più importante e viene chiamata fase fallica (dai quattro ai sei anni circa) perché indica la scoperta del proprio organo genitale e la sua diversità da quello dalla sorellina o dal fratellino. In questa fase vi è la paura da parte del maschietto di perdere il proprio organo (complesso di castrazione: poiché il maschietto ha qualcosa più visibile, crede che la bambina sia stata punita col taglio del suo organo sessuale e teme anche lui di fare la stessa fine). 
    Durante questa fase nasce il complesso d’Edipo, che indica la normale crisi emotiva, a livello di fantasie più o meno inconsce, provocata dai desideri sessuali del maschietto verso la madre e la gelosia nei confronti del padre; analogamente succede nella bambina (il bambino vuole sposare la mamma e la bambina vuole avere un figlio dal papà). Questo periodo è superato in genere col processo di identificazione nel genitore del proprio sesso, che è un processo importantissimo: visto che il bambino si rende conto di non potere sposare la mamma, allora impara ad assumere i vari atteggiamenti tipici del maschio adulto nella società in cui vive, identificandosi nella figura del padre; analogamente succede con la bambina, che imparerà a diventare una "piccola donna" per far piacere al papà. E’ in questa fase che si impara a diventare maschi o femmine, ci si identifica il proprio sesso biologico con le tendenze sessuali psicologiche e con le tendenze sessuali considerate "normali", mentre prima si era ancora "bisessuali". La fase fallica segna l’inizio della socializzazione e della formazione della coscienza morale, con la graduale introiezione delle norme morali (nasce il Super Io, cioè il bambino impara che cos’è giusto e che cos’è sbagliato e lo interiorizza).
  • La fase di latenza (in cui la sessualità è nascosta), corrisponde all’ingresso del bambino nel mondo della scuola (dai sei agli undici anni). Il bambino entra nell’ordine sociale e culturale del suo ambiente. 
  • Infine vi è la fase genitale vera e propria, l’ultima nello sviluppo della sessualità e corrisponde all’epoca della pubertà e della adolescenza, durante la quale si forma in maniera definitiva la propria personalità sessuale, che preluderà al "normale" rapporto adulto eterosessuale. 

 

I lapsus verbali

Il lapsus è un errore linguistico, che determina la pronunzia errata di una parola oppure il suo uso improprio. Distinguiamo il lapsus verbale (al posto di una parola se ne pronuncia una molto simile, oppure una di significato contrario; in altri casi ancora si aggiunge un secondo senso a quello intenzionale), il lapsus di scrittura (trascrizione di una parola al posto di un’altra) e il lapsus di lettura (si sostituisce ad una parola un’altra simile per significato o per assonanza , ossia similarità di suono).

Secondo Freud il lapsus consiste in una manifestazione involontaria dell’inconscio: al posto di ciò che è privo di interesse, inconsciamente si sostituisce ciò che interessa. Il lapsus, come la dimenticanza, lo smarrimento e l’atto mancato, è rivelatore di un conflitto fra l’intenzione cosciente e la tendenza repressa. Quando il livello di controllo della coscienza è ridotto, ad esempio in casi di stanchezza, quando si è preoccupati e si è più tesi, gli impulsi inconsci emergono alla coscienza alterando il comportamento.

 

LETTURA: Psicopatologia della vita quotidiana (S. FREUD)

18. Durante una burrascosa assemblea generale, il dottor Stekel propose: “Adesso affrontiamo il quarto punto all’ordine del giorno”. O, almeno, è quanto avrebbe voluto dire; ma, preso dall’atmosfera della burrascosa discussione, anziché dire “affrontiamo” (schreiten) disse: “combattiamo (streiten)”.

 

22. Talvolta il lapsus sostituisce una lunga descrizione di un carattere. Una giovane donna, molto energica ed autoritaria, mi dice che suo marito è malato e che è andato a consultare un medico sul regime da seguire. Ed aggiunge: “Il medico gli ha detto che non deve seguire nessun regime particolare, che può mangiare e bere ciò che voglio” (anziché: ciò che vuole). I due esempi che seguono, tratti da Theodor Reik, si riferiscono a situazioni particolarmente favorevoli ai lapsus, in quanto in tali circostanze bisogna reprimere più di quanto non si possa dire.

 

23. Un uomo vuole fare le condoglianze ad una giovane donna rimasta vedova da poco, e vorrebbe aggiungere: “la sua consolazione sarà nel potersi vedivare completamente ai suoi figli”. Ma dicendo ciò, inconsciamente sostituisce alla parola “dedicarsi” (widmen) la parola (senza significato) widven (vedivare), per analogia con Witwe (vedova). In questo modo egli ha tradito i suoi reali pensieri, che si riferivano a piaceri di tutt’altro genere: senz’altro una vedova giovane e graziosa non tarderà a conoscere di nuovo i piaceri sessuali.

 

24. Il signore dell’esempio precedente sta chiacchierando con quella stessa signora durante una serata in casa di amici comuni e la conversazione cade sui preparativi che fervono a Berlino in vista delle feste pasquali.Egli chiede: “Ha visto l’esposizione di Wartheim? E’ assai ben scollata”. Fin dall’inizio della serata egli aveva ammirato la scollatura della bella signora, ma senza osare esprimerle la propria ammirazione, ed ecco che l’idea repressa si è fatta strada, facendogli dire che un negozio è assai ben scollato (dekolletier) anziché decorato (dekorieet).  E’ chiaro che in questo lapsus il termine mostra esprime un doppio senso inconscio.

 

TOTEM E TABU'

 

 

In questo studio antropologico, Freud sostiene che l'orrore dell'incesto deriva dalla rimozione del complesso edipico. Il desiderio infantile ha come oggetto il genitore di sesso opposto, ma gli adulti vietano i desideri incestuosi concepiti dal bambino, che arriva così a provare angoscia per l'impossibilità di soddisfazione del desiderio; una volta compresa l'inadeguatezza della sua pulsione amorosa, il divieto viene assimilato dall'io e si tramuterà in orrore dell'incesto.

 

Le diverse tribù totemiche prendono nome, usanze e norme di comportamento in base al loro totem, che è un animale o una pianta ed è il capostipite del clan, il suo spirito tutelare. Membri dello stesso totem non possono avere rapporti sessuali e non possono contrarre matrimonio. L'incesto può essere visto come un tabù che provoca orrore.

 

La parola tabù significa santo, consacrato, ma anche pericoloso, proibito, impuro, perturbante. Il tabù è accompagnato dalla percezione della riprovazione che ci suscitano determinati impulsi di desiderio. Il tabù, anche se violato inconsapevolmente, fa sorgere il senso di colpa. 

 

Edipo è inconsapevole ma, una volta scoperto il delitto commesso e l'incesto consumato con la madre si acceca, si punisce con una rinuncia per non aver rispettato la rinuncia prescritta dal tabù. Il senso di colpa si genera dall'atteggiamento ambivalente che l'individuo ha nei confronti del tabù: da un lato c'è il desiderio di trasgredirlo, dall'altro la paura di violarlo.

 

Il tabù è il più antico codice di leggi non scritte, anteriore ad ogni religione. Il trasgressore deve essere sottoposto ad una pena, mandata dalla divinità o punita dalla società. Un esempio è rappresentato dalla peste di Tebe nel mito di Edipo: la colpa commessa è l'uccisione del re Laio, per cui tutta la città soffrirà finché non verrà trovato il colpevole è punito, in modo da espiare la colpa e placare l'ira del dio.

 

Nell'antichità si pensava che la violazione del tabù avesse ripercussioni di carattere magico come il cattivo esito dei raccolti e la sterilità del terreno. L’esogamia è una pratica per cui è vietato contrarre matrimonio con una donna appartenente allo stesso totem. Essa può essere considerata un’istituzione volta a prevenire l’incesto. L’orrore dell’incesto può essere giudicato come un’innata avversione al rapporto sessuale tra consanguinei e per analogia tra persone cresciute insieme.

 

Secondo Freud i primi impulsi sessuali del giovane individuo sono invariabilmente di natura incestuosa e, anche se rimossi, possono riemergere nell’età adulta. Darwin tenta una spiegazione storica dell’orrore dell’incesto: suppone, per analogia alle consuetudini di vita delle scimmie superiori, che l’uomo vivesse in origine in comunità primitive relativamente piccole, per cui la gelosia del maschio più vecchio e più forte impediva che gli altri maschi della comunità si legassero alle "sue femmine". I giovani maschi erano perciò costretti ad andarsene ed a cercare una compagna al di fuori del loro gruppo di origine. L’esogamia veniva imposta ai maschi giovani ch,e a loro volta, obbligavano i membri del gruppo da loro creato a rispettarla; con l’andar del tempo diventò una regola assimilata a livello cosciente come legge, estesa a tutti gli individui appartenenti allo stesso totem.

 

Nella società totemica il totem viene ad identificarsi con la figura del padre, verso cui si provano i sentimenti di paura e di rispetto. Il totem rappresenta il padre. E'  vietato uccidere il totem e avere rapporti sessuali con una donna appartenente allo stesso totem (tabù dell’incesto). Il sistema totemico può essere sorto a causa del complesso edipico, presente in epoche immemorabili.

Secondo l'ipotesi darwiniana, ripresa in quest'opera da Freud, i figli scacciati uccidono il padre geloso e autoritario e lo divorano, ricevendo così parte della sua forza. L’uccisione del padre genera nei figli il senso di colpa: il padre morto fa paura ben più del padre vivo. Il divieto dell’incesto diventa l'unica condizione per rendere possibile la nascita di una società.

 

La società è basata sulla comunità del delitto ed affida la sua sopravvivenza al legame di sangue dei suoi componenti.

L’esistenza della religione trova invece la sua giustificazione nel senso di colpa e nel bisogno di espiazione. Si può quindi concludere che gli inizi della religione, della moralità e della società convergono nel complesso di Edipo.

 

IL DISAGIO DELLA CIVILTA'

 

A partire dagli anni Venti, in Freud crebbe sempre più la convinzione che la psicoanalisi fosse la chiave di volta per comprendere non solo alcuni aspetti della civiltà, ma l'origine e i caratteri della civiltà nel suo insieme.

 

Nel 1935 scrisse che gli eventi della storia, gli influssi reciproci tra natura umana, sviluppo civile e quei sedimenti preistorici di cui la religione è il massimo esponente, altro non sono che il riflesso dei conflitti dinamici fra Io, Es e Super-io, studiati dalla psicoanalisi nel singolo individuo: sono gli stessi processi ripresi su uno scenario più ampio.

 

La trattazione freudiana più organica e generale sulle radici psichiche della cultura e della società è contenuta in una delle sue opere, Il disagio della civiltà (1930); Freud aveva da tempo riconosciuto che uno dei princìpi psichici basilari è la pulsione di morte che, proiettata all'esterno, si configura come pulsione di aggressività ma, lasciata completamente libera di esprimersi e di espandersi, potrebbe avere effetti devastanti e distruttivi. Per evitare questo pericolo, che comprometterebbe radicalmente la sopravvivenza dell'uomo, occorre che alla libido individuale siano sottratte energie per metterle a disposizione della società, per istruire e a rinsaldare i legami tra gli uomini: su queste basi si regge la civiltà.

 

Essa non è altro che l'insieme delle realizzazioni e degli ordinamenti che distinguono la vita umana da quella dei suoi antenati animali; il fine di essa è sostanzialmente, come già diceva Hobbes, la salvaguardia degli uomini e della loro sopravvivenza, nelle loro relazioni con la natura e con i loro simili. A questo provvedono le tecniche, le norme igieniche e di convivenza, gli ordinamenti sociali e politici.

 

Alla base di questa transizione dalla natura alla cultura vi è la sublimazione, cioè lo spostamento di energie libidiche dalle mete sessuali ad altri fini maggiormente apprezzati sul piano sociale, come l'arte, la cultura, l'illusione religiosa o l'amore del prossimo. Ma questo non implica una vittoria definitiva dell'eros e, di conseguenza, una scomparsa delle componenti aggressive nei rapporti fra gli uomini: la civiltà per Freud è e sempre sarà un campo di battaglia di forze contrapposte, Eros e Thanatos.

 

Il primato del principio di realtà non elimina il principio del piacere, che sussiste e continua ad essere operante nell'apparato psichico e che si scontra con la realtà, la quale non appare costituita in modo da poter rendere felice l'uomo, cioè libero dal dolore e in grado di perseguire liberamente il piacere.

 

Il fatto che una pulsione non possa essere soddisfatta produce frustrazione, la quale ha la sua prima genesi a partire dai divieti imposti da ordinamenti esterni all'individuo (divieto di incesto, di cannibalismo, di aggressività, ecc.). Questi divieti però sono progressivamente interiorizzati e fatti propri dal Super-io, che svolge dunque una mansione essenziale per l'esistenza della civiltà. Questo significa che la base della morale è fondamentalmente istintiva e consiste, per lo più, nell'interiorizzazione dell'energia libidica per reprimere le pulsioni stesse.

 

Ad alleviare il senso di frustrazione possono provvedere i processi di sublimazione, che, in quanto tali, non sono costretti da forze esterne a spostare le energie libidiche verso mete non sessuali, ma questo non elimina il fatto che alla base della civiltà ci siano una rinuncia e un sacrificio non solo di pulsioni sessuali, ma anche di aggressività. La repressione di tali pulsioni, indispensabile per la sopravvivenza, produce un grande dispendio di energia, in quanto per frenare le pulsioni aggressive l'individuo le getta dentro e le rivolge contro se stesso, dando luogo alla coscienza e al senso di colpa, che può restare inconscio, ma anche venire alla luce ed essere sentito come un disagio ineliminabile.

 

Psicologia di massa e analisi dell'IO

In “Psicologia di massa e analisi dell’IO” Freud ritiene che la psicologia sociale e i comportamenti di massa non siano altro che l'espressione delle vicissitudini psicologiche dei singoli individui, che si realizzano nell'interazione con il gruppo familiare. Egli non intende ammettere, oltre alla pulsione di vita e a quella di morte, trattate in opere precedenti, che sono di per sé asociali, l’esistenza di altre pulsioni, specialmente di quella sociale, ammessa dai sociologi.

 

Richiamandosi alle ricerche di altri studiosi, soprattutto Le Bon, sostiene che l’uomo immerso in una massa caotica non avverta più l’efficienza dei meccanismi di controllo che sempre accompagnano la sua quotidianità; di conseguenza, in mezzo a una folla anonima, possono emergere condotte primitive e regressive. In questi casi, “la sua affettività viene straordinariamente esaltata, la sua capacità intellettuale si riduce in maniera considerevole, ed entrambi i processi tendono manifestamente ad equipararlo agli altri individui della massa” a causa dell’annullamento delle inibizioni pulsionali individuali e della rinuncia agli specifici modi di esprimersi delle sue inclinazioni". L’uomo-massa è “un animale che vive in orda, un essere singolo appartenente ad un'orda guidata da un capo supremo".

 

 

IL SOGNO
Il sogno rappresenta la via regia che porta alla conoscenza dell’inconscio nella vita psichica. Durante il sonno la censura, che durante il giorno era stata particolarmente attiva e non aveva permesso la manifestazione di quei contenuti psichici ritenuti inaccettabili per motivi morali o patologici, è indebolita: l’inconscio, con i suoi desideri rimossi, preme con maggiore intensità e produce tensioni.

 

Il sogno, presentando all’immaginazione come realizzati quei desideri inconsci, rende possibile lo scaricarsi della tensione. In questo senso il sogno è definito l’appagamento di un desiderio. Tale realizzazione avviene attraverso mascheramenti e deformazioni operati dalla censura (=meccanismo che blocca la realizzazione dei desideri), la quale, si ricordi, pur affievolita, non è mai del tutto scomparsa. lo scopo di queste deformazioni o stranezze è quello di rendere accettabile alla coscienza i contenuti rimossi. In ciò consiste il lavoro onirico. Ogni sogno ha un contenuto manifesto, che è quello che viene ricordato al risveglio (il racconto che possiamo fare del sogno); ed un contenuto latente, nascosto, che rappresenta il vero significato del sogno. 

 

La logica dei sogni è del tutto autonoma rispetto alle solite categorie spazio-temporali della vita cosciente. Per interpretare correttamente un sogno, Freud ha scoperto cinque regole: la condensazione (cioè la tendenza ad esprimere in un unico elemento più elementi collegati tra loro); lo spostamento (che consiste nel trasferimento di interesse da una rappresentazione ad un’altra); la drammatizzazione o alterazione di situazioni; la rappresentazione per opposto, in cui un elemento può significare il suo opposto; la simbolizzazione, in cui un elemento sta al posto di un altro. Tenendo dunque conto di tutte queste regole, l’analisi può arrivare a decifrare il sogno, e ciò è particolarmente utile nel caso di pazienti nevrotici. 

 

Principio del piacere e principio della realtà

Alla base dei fenomeni psichici vi è il principio del piacere che ha la funzione di evitare il dispiacere e la sofferenza scaricando le varie tensioni e ristabilendo uno stato di equilibrio mediante l’appagamento dei desideri, soprattutto grazie a soddisfazioni sostitutive rispetto a quelle reali.

 

Questa situazione genera inevitabilmente disillusione; da ciò viene a costituirsi e ad operare un secondo principio, il principio di realtà, che cerca il soddisfacimento in relazione alle condizioni imposte dalla realtà anche se spiacevole. Il principio del piacere tende ad ottenere tutto immediatamente, mentre il principio di realtà può differire la soddisfazione in vista di una meta possibile, ritenuta più sicura e meno illusoria. La sublimazione consiste nel reagire positivamente ad una situazione spiacevole, in modo da ottenere un soddisfacimento anche se diverso da quello desiderato. 


Eros e Thanatos

Freud, accanto alle pulsioni sessuali, chiamate Eros, riconosce l’esistenza di una pulsione di morte, Thanatos, ossia di una tendenza distruttiva inerente alla vita stessa. Quando le pulsioni distruttive o di morte sono rivolte verso l'interno della persona, esse tendono all’autodistruzione, quando sono rivolte verso l’esterno assumono la forma di pulsioni di aggressione e di distruzione. Nella realtà psichica, le pulsioni si presentano spesso come ambivalenti, caratterizzate cioè dalla compresenza dei due principi di vita e di morte; anche la sessualità può presentare tale ambivalenza sotto forma di amore e di aggressività. 

Es, Io e Super-Io
Freud individua tre istanze dell’apparato psichico che chiama Io, Es e Super Io. 

 

  • L’Es è il serbatoio dell’energia psichica, l’insieme delle espressioni dinamiche inconsce delle pulsioni, le quali sono in parte ereditarie ed innate e in parte rimosse e acquisite. L’Es è retto dal principio del piacere.
  • L'Io è retto dal principio di realtà e deve mediare tra le richieste pressanti dell’Es e quelle del Super Io (la “coscienza morale”, che si forma in seguito all’educazione e all’ambiente in cui si vive, e nasce al termine del complesso edipico).
  • Il Super Io agisce come giudice e censore nei confronti dell’Io (la percezione inconscia delle critiche del Super Io si esprime nel senso di colpa). 


LA SESSUALITA’
Freud non restringe la sessualità alla genitalità bensì la intende come la ricerca del piacere corporeo, che è presente in tutte le età della vita. La sessualità è finalizzata alla ricerca del piacere. 

 

Il bambino è un essere che vive una sua vita sessuale completa; è definito un essere perverso polimorfo perché ricerca forme di godimento indipendentemente dal fine riproduttivo della sessualità e ricerca il piacere attraverso i vari organi corporei (polimorfismo), nelle diverse zone erogene (parti del corpo che sono fonti di piacere). 

 

 

Freud distingue nello sviluppo della sessualità cinque fasi, ognuna delle quali è caratterizzata dall’organo che vi è privilegiato nella ricerca del piacere. Le fasi dello sviluppo psicosessuale sono cinque:

 

  • La prima è la fase orale, che va dalla nascita ai due anni circa ed in essa la libido (l’energia sessuale) si concentra nella bocca (la bocca è la prima zona erogena): il bambino prova piacere portando qualunque cosa alla bocca, dal seno della mamma agli oggetti che trova a parti del proprio corpo (dito, piede ecc.). Tale modo di fare è anche il suo primo modo di conoscere il mondo: in altri termini, portando qualcosa alla bocca il bambino comincia a capire che cos’è e lo distingue da altre cose.
  • La seconda fase è chiamata fase anale, va dai due ai quattro anni circa, e durante essa il bambino prova piacere nel trattenere e nel rilasciare gli sfinteri anali: è collegata agli inviti materni o famigliari ad espellere o a ritenere le feci ("l’educazione al vasino"), che assumono quindi carattere ambivalente, buono e cattivo al tempo stesso. E’ anche il periodo del no, in cui il bambino inizia ad essere autonomo e vuole appropriarsi sempre di più della sua raggiunta autonomia. 
  • La terza fase è ancora più importante e viene chiamata fase fallica (dai quattro ai sei anni circa) perché indica la scoperta del proprio organo genitale e la sua diversità da quello dalla sorellina o dal fratellino. In questa fase vi è la paura da parte del maschietto di perdere il proprio organo (complesso di castrazione: poiché il maschietto ha qualcosa più visibile, crede che la bambina sia stata punita col taglio del suo organo sessuale e teme anche lui di fare la stessa fine). 
    Durante questa fase nasce il complesso d’Edipo, che indica la normale crisi emotiva, a livello di fantasie più o meno inconsce, provocata dai desideri sessuali del maschietto verso la madre e la gelosia nei confronti del padre; analogamente succede nella bambina (il bambino vuole sposare la mamma e la bambina vuole avere un figlio dal papà). Questo periodo è superato in genere col processo di identificazione nel genitore del proprio sesso, che è un processo importantissimo: visto che il bambino si rende conto di non potere sposare la mamma, allora impara ad assumere i vari atteggiamenti tipici del maschio adulto nella società in cui vive, identificandosi nella figura del padre; analogamente succede con la bambina, che imparerà a diventare una "piccola donna" per far piacere al papà. E’ in questa fase che si impara a diventare maschi o femmine, ci si identifica il proprio sesso biologico con le tendenze sessuali psicologiche e con le tendenze sessuali considerate "normali", mentre prima si era ancora "bisessuali". La fase fallica segna l’inizio della socializzazione e della formazione della coscienza morale, con la graduale introiezione delle norme morali (nasce il Super Io, cioè il bambino impara che cos’è giusto e che cos’è sbagliato e lo interiorizza).
  • La fase di latenza (in cui la sessualità è nascosta), corrisponde all’ingresso del bambino nel mondo della scuola (dai sei agli undici anni). Il bambino entra nell’ordine sociale e culturale del suo ambiente. 
  • Infine vi è la fase genitale vera e propria, l’ultima nello sviluppo della sessualità e corrisponde all’epoca della pubertà e della adolescenza, durante la quale si forma in maniera definitiva la propria personalità sessuale, che preluderà al "normale" rapporto adulto eterosessuale. 

 

I lapsus verbali

Il lapsus è un errore linguistico, che determina la pronunzia errata di una parola oppure il suo uso improprio. Distinguiamo il lapsus verbale (al posto di una parola se ne pronuncia una molto simile, oppure una di significato contrario; in altri casi ancora si aggiunge un secondo senso a quello intenzionale), il lapsus di scrittura (trascrizione di una parola al posto di un’altra) e il lapsus di lettura (si sostituisce ad una parola un’altra simile per significato o per assonanza , ossia similarità di suono).

Secondo Freud il lapsus consiste in una manifestazione involontaria dell’inconscio: al posto di ciò che è privo di interesse, inconsciamente si sostituisce ciò che interessa. Il lapsus, come la dimenticanza, lo smarrimento e l’atto mancato, è rivelatore di un conflitto fra l’intenzione cosciente e la tendenza repressa. Quando il livello di controllo della coscienza è ridotto, ad esempio in casi di stanchezza, quando si è preoccupati e si è più tesi, gli impulsi inconsci emergono alla coscienza alterando il comportamento.

 

LETTURA: Psicopatologia della vita quotidiana (S. FREUD)

18. Durante una burrascosa assemblea generale, il dottor Stekel propose: “Adesso affrontiamo il quarto punto all’ordine del giorno”. O, almeno, è quanto avrebbe voluto dire; ma, preso dall’atmosfera della burrascosa discussione, anziché dire “affrontiamo” (schreiten) disse: “combattiamo (streiten)”.

 

22. Talvolta il lapsus sostituisce una lunga descrizione di un carattere. Una giovane donna, molto energica ed autoritaria, mi dice che suo marito è malato e che è andato a consultare un medico sul regime da seguire. Ed aggiunge: “Il medico gli ha detto che non deve seguire nessun regime particolare, che può mangiare e bere ciò che voglio” (anziché: ciò che vuole). I due esempi che seguono, tratti da Theodor Reik, si riferiscono a situazioni particolarmente favorevoli ai lapsus, in quanto in tali circostanze bisogna reprimere più di quanto non si possa dire.

 

23. Un uomo vuole fare le condoglianze ad una giovane donna rimasta vedova da poco, e vorrebbe aggiungere: “la sua consolazione sarà nel potersi vedivare completamente ai suoi figli”. Ma dicendo ciò, inconsciamente sostituisce alla parola “dedicarsi” (widmen) la parola (senza significato) widven (vedivare), per analogia con Witwe (vedova). In questo modo egli ha tradito i suoi reali pensieri, che si riferivano a piaceri di tutt’altro genere: senz’altro una vedova giovane e graziosa non tarderà a conoscere di nuovo i piaceri sessuali.

 

24. Il signore dell’esempio precedente sta chiacchierando con quella stessa signora durante una serata in casa di amici comuni e la conversazione cade sui preparativi che fervono a Berlino in vista delle feste pasquali.Egli chiede: “Ha visto l’esposizione di Wartheim? E’ assai ben scollata”. Fin dall’inizio della serata egli aveva ammirato la scollatura della bella signora, ma senza osare esprimerle la propria ammirazione, ed ecco che l’idea repressa si è fatta strada, facendogli dire che un negozio è assai ben scollato (dekolletier) anziché decorato (dekorieet).  E’ chiaro che in questo lapsus il termine mostra esprime un doppio senso inconscio.

 

TOTEM E TABU'

 

 

In questo studio antropologico, Freud sostiene che l'orrore dell'incesto deriva dalla rimozione del complesso edipico. Il desiderio infantile ha come oggetto il genitore di sesso opposto, ma gli adulti vietano i desideri incestuosi concepiti dal bambino, che arriva così a provare angoscia per l'impossibilità di soddisfazione del desiderio; una volta compresa l'inadeguatezza della sua pulsione amorosa, il divieto viene assimilato dall'io e si tramuterà in orrore dell'incesto.

 

Le diverse tribù totemiche prendono nome, usanze e norme di comportamento in base al loro totem, che è un animale o una pianta ed è il capostipite del clan, il suo spirito tutelare. Membri dello stesso totem non possono avere rapporti sessuali e non possono contrarre matrimonio. L'incesto può essere visto come un tabù che provoca orrore.

 

La parola tabù significa santo, consacrato, ma anche pericoloso, proibito, impuro, perturbante. Il tabù è accompagnato dalla percezione della riprovazione che ci suscitano determinati impulsi di desiderio. Il tabù, anche se violato inconsapevolmente, fa sorgere il senso di colpa. 

 

Edipo è inconsapevole ma, una volta scoperto il delitto commesso e l'incesto consumato con la madre si acceca, si punisce con una rinuncia per non aver rispettato la rinuncia prescritta dal tabù. Il senso di colpa si genera dall'atteggiamento ambivalente che l'individuo ha nei confronti del tabù: da un lato c'è il desiderio di trasgredirlo, dall'altro la paura di violarlo.

 

Il tabù è il più antico codice di leggi non scritte, anteriore ad ogni religione. Il trasgressore deve essere sottoposto ad una pena, mandata dalla divinità o punita dalla società. Un esempio è rappresentato dalla peste di Tebe nel mito di Edipo: la colpa commessa è l'uccisione del re Laio, per cui tutta la città soffrirà finché non verrà trovato il colpevole è punito, in modo da espiare la colpa e placare l'ira del dio.

 

Nell'antichità si pensava che la violazione del tabù avesse ripercussioni di carattere magico come il cattivo esito dei raccolti e la sterilità del terreno. L’esogamia è una pratica per cui è vietato contrarre matrimonio con una donna appartenente allo stesso totem. Essa può essere considerata un’istituzione volta a prevenire l’incesto. L’orrore dell’incesto può essere giudicato come un’innata avversione al rapporto sessuale tra consanguinei e per analogia tra persone cresciute insieme.

 

Secondo Freud i primi impulsi sessuali del giovane individuo sono invariabilmente di natura incestuosa e, anche se rimossi, possono riemergere nell’età adulta. Darwin tenta una spiegazione storica dell’orrore dell’incesto: suppone, per analogia alle consuetudini di vita delle scimmie superiori, che l’uomo vivesse in origine in comunità primitive relativamente piccole, per cui la gelosia del maschio più vecchio e più forte impediva che gli altri maschi della comunità si legassero alle "sue femmine". I giovani maschi erano perciò costretti ad andarsene ed a cercare una compagna al di fuori del loro gruppo di origine. L’esogamia veniva imposta ai maschi giovani ch,e a loro volta, obbligavano i membri del gruppo da loro creato a rispettarla; con l’andar del tempo diventò una regola assimilata a livello cosciente come legge, estesa a tutti gli individui appartenenti allo stesso totem.

 

Nella società totemica il totem viene ad identificarsi con la figura del padre, verso cui si provano i sentimenti di paura e di rispetto. Il totem rappresenta il padre. E'  vietato uccidere il totem e avere rapporti sessuali con una donna appartenente allo stesso totem (tabù dell’incesto). Il sistema totemico può essere sorto a causa del complesso edipico, presente in epoche immemorabili.

Secondo l'ipotesi darwiniana, ripresa in quest'opera da Freud, i figli scacciati uccidono il padre geloso e autoritario e lo divorano, ricevendo così parte della sua forza. L’uccisione del padre genera nei figli il senso di colpa: il padre morto fa paura ben più del padre vivo. Il divieto dell’incesto diventa l'unica condizione per rendere possibile la nascita di una società.

 

La società è basata sulla comunità del delitto ed affida la sua sopravvivenza al legame di sangue dei suoi componenti.

L’esistenza della religione trova invece la sua giustificazione nel senso di colpa e nel bisogno di espiazione. Si può quindi concludere che gli inizi della religione, della moralità e della società convergono nel complesso di Edipo.

 

IL DISAGIO DELLA CIVILTA'

 

A partire dagli anni Venti, in Freud crebbe sempre più la convinzione che la psicoanalisi fosse la chiave di volta per comprendere non solo alcuni aspetti della civiltà, ma l'origine e i caratteri della civiltà nel suo insieme.

 

Nel 1935 scrisse che gli eventi della storia, gli influssi reciproci tra natura umana, sviluppo civile e quei sedimenti preistorici di cui la religione è il massimo esponente, altro non sono che il riflesso dei conflitti dinamici fra Io, Es e Super-io, studiati dalla psicoanalisi nel singolo individuo: sono gli stessi processi ripresi su uno scenario più ampio.

 

La trattazione freudiana più organica e generale sulle radici psichiche della cultura e della società è contenuta in una delle sue opere, Il disagio della civiltà (1930); Freud aveva da tempo riconosciuto che uno dei princìpi psichici basilari è la pulsione di morte che, proiettata all'esterno, si configura come pulsione di aggressività ma, lasciata completamente libera di esprimersi e di espandersi, potrebbe avere effetti devastanti e distruttivi. Per evitare questo pericolo, che comprometterebbe radicalmente la sopravvivenza dell'uomo, occorre che alla libido individuale siano sottratte energie per metterle a disposizione della società, per istruire e a rinsaldare i legami tra gli uomini: su queste basi si regge la civiltà.

 

Essa non è altro che l'insieme delle realizzazioni e degli ordinamenti che distinguono la vita umana da quella dei suoi antenati animali; il fine di essa è sostanzialmente, come già diceva Hobbes, la salvaguardia degli uomini e della loro sopravvivenza, nelle loro relazioni con la natura e con i loro simili. A questo provvedono le tecniche, le norme igieniche e di convivenza, gli ordinamenti sociali e politici.

 

Alla base di questa transizione dalla natura alla cultura vi è la sublimazione, cioè lo spostamento di energie libidiche dalle mete sessuali ad altri fini maggiormente apprezzati sul piano sociale, come l'arte, la cultura, l'illusione religiosa o l'amore del prossimo. Ma questo non implica una vittoria definitiva dell'eros e, di conseguenza, una scomparsa delle componenti aggressive nei rapporti fra gli uomini: la civiltà per Freud è e sempre sarà un campo di battaglia di forze contrapposte, Eros e Thanatos.

 

Il primato del principio di realtà non elimina il principio del piacere, che sussiste e continua ad essere operante nell'apparato psichico e che si scontra con la realtà, la quale non appare costituita in modo da poter rendere felice l'uomo, cioè libero dal dolore e in grado di perseguire liberamente il piacere.

 

Il fatto che una pulsione non possa essere soddisfatta produce frustrazione, la quale ha la sua prima genesi a partire dai divieti imposti da ordinamenti esterni all'individuo (divieto di incesto, di cannibalismo, di aggressività, ecc.). Questi divieti però sono progressivamente interiorizzati e fatti propri dal Super-io, che svolge dunque una mansione essenziale per l'esistenza della civiltà. Questo significa che la base della morale è fondamentalmente istintiva e consiste, per lo più, nell'interiorizzazione dell'energia libidica per reprimere le pulsioni stesse.

 

Ad alleviare il senso di frustrazione possono provvedere i processi di sublimazione, che, in quanto tali, non sono costretti da forze esterne a spostare le energie libidiche verso mete non sessuali, ma questo non elimina il fatto che alla base della civiltà ci siano una rinuncia e un sacrificio non solo di pulsioni sessuali, ma anche di aggressività. La repressione di tali pulsioni, indispensabile per la sopravvivenza, produce un grande dispendio di energia, in quanto per frenare le pulsioni aggressive l'individuo le getta dentro e le rivolge contro se stesso, dando luogo alla coscienza e al senso di colpa, che può restare inconscio, ma anche venire alla luce ed essere sentito come un disagio ineliminabile.

 

Psicologia di massa e analisi dell'IO

In “Psicologia di massa e analisi dell’IO” Freud ritiene che la psicologia sociale e i comportamenti di massa non siano altro che l'espressione delle vicissitudini psicologiche dei singoli individui, che si realizzano nell'interazione con il gruppo familiare. Egli non intende ammettere, oltre alla pulsione di vita e a quella di morte, trattate in opere precedenti, che sono di per sé asociali, l’esistenza di altre pulsioni, specialmente di quella sociale, ammessa dai sociologi.

 

Richiamandosi alle ricerche di altri studiosi, soprattutto Le Bon, sostiene che l’uomo immerso in una massa caotica non avverta più l’efficienza dei meccanismi di controllo che sempre accompagnano la sua quotidianità; di conseguenza, in mezzo a una folla anonima, possono emergere condotte primitive e regressive. In questi casi, “la sua affettività viene straordinariamente esaltata, la sua capacità intellettuale si riduce in maniera considerevole, ed entrambi i processi tendono manifestamente ad equipararlo agli altri individui della massa” a causa dell’annullamento delle inibizioni pulsionali individuali e della rinuncia agli specifici modi di esprimersi delle sue inclinazioni". L’uomo-massa è “un animale che vive in orda, un essere singolo appartenente ad un'orda guidata da un capo supremo".

 

 

IL DISAGIO DELLA CIVILTA'

 

A partire dagli anni Venti, in Freud crebbe sempre più la convinzione che la psicoanalisi fosse la chiave di volta per comprendere non solo alcuni aspetti della civiltà, ma l'origine e i caratteri della civiltà nel suo insieme.

 

Nel 1935 scrisse che gli eventi della storia, gli influssi reciproci tra natura umana, sviluppo civile e quei sedimenti preistorici di cui la religione è il massimo esponente, altro non sono che il riflesso dei conflitti dinamici fra Io, Es e Super-io, studiati dalla psicoanalisi nel singolo individuo: sono gli stessi processi ripresi su uno scenario più ampio.

 

La trattazione freudiana più organica e generale sulle radici psichiche della cultura e della società è contenuta in una delle sue opere, Il disagio della civiltà (1930); Freud aveva da tempo riconosciuto che uno dei princìpi psichici basilari è la pulsione di morte che, proiettata all'esterno, si configura come pulsione di aggressività ma, lasciata completamente libera di esprimersi e di espandersi, potrebbe avere effetti devastanti e distruttivi. Per evitare questo pericolo, che comprometterebbe radicalmente la sopravvivenza dell'uomo, occorre che alla libido individuale siano sottratte energie per metterle a disposizione della società, per istruire e a rinsaldare i legami tra gli uomini: su queste basi si regge la civiltà.

 

Essa non è altro che l'insieme delle realizzazioni e degli ordinamenti che distinguono la vita umana da quella dei suoi antenati animali; il fine di essa è sostanzialmente, come già diceva Hobbes, la salvaguardia degli uomini e della loro sopravvivenza, nelle loro relazioni con la natura e con i loro simili. A questo provvedono le tecniche, le norme igieniche e di convivenza, gli ordinamenti sociali e politici.

 

Alla base di questa transizione dalla natura alla cultura vi è la sublimazione, cioè lo spostamento di energie libidiche dalle mete sessuali ad altri fini maggiormente apprezzati sul piano sociale, come l'arte, la cultura, l'illusione religiosa o l'amore del prossimo. Ma questo non implica una vittoria definitiva dell'eros e, di conseguenza, una scomparsa delle componenti aggressive nei rapporti fra gli uomini: la civiltà per Freud è e sempre sarà un campo di battaglia di forze contrapposte, Eros e Thanatos.

 

Il primato del principio di realtà non elimina il principio del piacere, che sussiste e continua ad essere operante nell'apparato psichico e che si scontra con la realtà, la quale non appare costituita in modo da poter rendere felice l'uomo, cioè libero dal dolore e in grado di perseguire liberamente il piacere.

 

Il fatto che una pulsione non possa essere soddisfatta produce frustrazione, la quale ha la sua prima genesi a partire dai divieti imposti da ordinamenti esterni all'individuo (divieto di incesto, di cannibalismo, di aggressività, ecc.). Questi divieti però sono progressivamente interiorizzati e fatti propri dal Super-io, che svolge dunque una mansione essenziale per l'esistenza della civiltà. Questo significa che la base della morale è fondamentalmente istintiva e consiste, per lo più, nell'interiorizzazione dell'energia libidica per reprimere le pulsioni stesse.

 

Ad alleviare il senso di frustrazione possono provvedere i processi di sublimazione, che, in quanto tali, non sono costretti da forze esterne a spostare le energie libidiche verso mete non sessuali, ma questo non elimina il fatto che alla base della civiltà ci siano una rinuncia e un sacrificio non solo di pulsioni sessuali, ma anche di aggressività. La repressione di tali pulsioni, indispensabile per la sopravvivenza, produce un grande dispendio di energia, in quanto per frenare le pulsioni aggressive l'individuo le getta dentro e le rivolge contro se stesso, dando luogo alla coscienza e al senso di colpa, che può restare inconscio, ma anche venire alla luce ed essere sentito come un disagio ineliminabile.

 

Psicologia di massa e analisi dell'IO

In “Psicologia di massa e analisi dell’IO” Freud ritiene che la psicologia sociale e i comportamenti di massa non siano altro che l'espressione delle vicissitudini psicologiche dei singoli individui, che si realizzano nell'interazione con il gruppo familiare. Egli non intende ammettere, oltre alla pulsione di vita e a quella di morte, trattate in opere precedenti, che sono di per sé asociali, l’esistenza di altre pulsioni, specialmente di quella sociale, ammessa dai sociologi.

 

Richiamandosi alle ricerche di altri studiosi, soprattutto Le Bon, sostiene che l’uomo immerso in una massa caotica non avverta più l’efficienza dei meccanismi di controllo che sempre accompagnano la sua quotidianità; di conseguenza, in mezzo a una folla anonima, possono emergere condotte primitive e regressive. In questi casi, “la sua affettività viene straordinariamente esaltata, la sua capacità intellettuale si riduce in maniera considerevole, ed entrambi i processi tendono manifestamente ad equipararlo agli altri individui della massa” a causa dell’annullamento delle inibizioni pulsionali individuali e della rinuncia agli specifici modi di esprimersi delle sue inclinazioni". L’uomo-massa è “un animale che vive in orda, un essere singolo appartenente ad un'orda guidata da un capo supremo".

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