LINGUAGGIO E COMUNICAZIONE

Gli uomini si parlano sì, gli uni con gli altri, ma non si capiscono: le loro parole sono come

colpi che rimbalzano sulle parole altrui  (ELIAS CANETTI)

 

Il linguaggio come mezzo di comunicazione

 

Il linguaggio è la principale forma di comunicazione sociale, grazie alla quale possiamo esprimere i nostri pensieri e sentimenti, di scambiare e confrontare esperienze, di stabilire rapporti sociali.

Non sempre l’intenzione di comunicare rende efficaci i messaggi: occorre che gli interlocutori utilizzino il medesimo codice. A volte, però, possono verificarsi ostacoli alla comunicazione.

 

La comunicazione

 

La comunicazione è un processo che comporta uno scambio di esperienze fra due o più soggetti. La risposta costituisce, a sua volta, uno stimolo per colui che comunica. Il messaggio trasmesso fra gli interlocutori (coloro che parlano) è adeguato se è interpretato ugualmente da chi trasmette e da chi riceve.

Il processo comunicativo avviene nel modo seguente:

l’emittente A invia il messaggio B, attraverso il canale C (verbale, scritto, uditivo, visivo ecc.), a un ricevente D il quale, a sua volta, potrà trasmettere un nuovo messaggio ad A. I messaggi verbali e non verbali viaggiano nei due sensi fra coloro che comunicano. La risposta del ricevente permette all’emittente di capire. Gli interlocutori sono contemporaneamente emittenti e riceventi in un progetto comunicativo comune.

 

IL LINGUAGGIO VERBALE

 

Il linguaggio verbale rappresenta la più diffusa modalità di comunicazione di esperienze fra gli esseri umani mediante la parola.  La lingua è un grandioso sistema di classificazione utilizzato dall’uomo per semplificare la realtà, per organizzarla, per analizzarne e definirne i tratti fondamentali, per ricordare le esperienze passate e proiettarsi nel futuro.

 

Le funzioni del linguaggio

Il linguaggio umano assolve numerose funzioni.

Funzione ideativa

Il linguaggio verbale permette di esprimere agli altri le proprie esperienze e idee, di condividere le proprie conoscenze; di scambiarsi informazioni sulla realtà i cui siamo immersi.

Funzione interpersonale

Il linguaggio permette agli individui di comunicare fra loro e di stabilire rapporti reciproci. In questo senso il linguaggio permette di interagire con gli altri, stimolare le loro reazioni, creando un continuo feedback, ricco di connotazioni affettive. Il linguaggio ha una natura essenzialmente sociale. 

Funzione educativa

L’educazione si basa soprattutto sull’interazione verbale: le conoscenze degli altri ci vengono trasmesse attraverso comunicazioni orali e scritte, permettendoci di utilizzarle a nostro vantaggio, sia per conoscere la realtà che ci circonda, sia per risolvere in modo più efficace i nostri problemi.

Funzione testuale

Il linguaggio consente di stabilire legami fra le varie parti di un messaggio e il contesto in cui esso viene manifestato. Il linguaggio è un insieme di segni dotati di significato; esso favorisce il ragionamento, la riflessione, lo sviluppo del pensiero logico;

Funzione simbolica

Il linguaggio ci permette di esprimerci ricorrendo ai simboli. Rappresentiamo un oggetto, una persona, una situazione mediante un simbolo verbale, che diventa un legame psicologicamente necessario per indicare quell’oggetto, quella persona o quella situazione: se decidessimo di utilizzare parole non convenzionali non riusciremmo a comunicare.

 

Le ricerche sul linguaggio verbale

 

Itard

 

Lo studioso Itard analizzò il caso di un “ragazzo-lupo” scoperto nell’Aveyron (Francia) nel 1828. Il ragazzo, vissuto per dodici anni allo stato selvaggio, fra gli animali, senza alcun contatto con esseri umani. Numerosi esperti cercarono di insegnargli ad esprimersi mediante un linguaggio verbale socialmente comprensibile, ma egli riuscì ad apprendere ben poche parole. Questo caso dimostrò chiaramente l’origine sociale del linguaggio.

 

Bernstein

 

Secondo Bernstein il linguaggio rappresenta il contesto sociale: il bambino non parlerebbe se non vivesse in una società.

Il linguaggio si sviluppa diversamente in bambini appartenenti ad ambienti diversi: in ogni società predomina un particolare modello familiare, che utilizza un proprio codice comunicativo.

Nelle famiglie della classe operaia, che esercitano il controllo sul bambino, rispettano i ruoli ed esercitano una stretta disciplina sui figli, prevale l’uso di un codice ristretto, ossia di un linguaggio concreto, povero e rigido.

Nelle famiglie appartenenti alla classe borghese, che sono meno legate ai ruoli e maggiormente alle persone, dove è generalmente consentito a tutti i membri di esprimere liberamente il proprio pensiero, prevale un codice elaborato, ossia un linguaggio sia concreto che astratto, ricco e flessibile.

La teoria di Bernstein è stata criticata da alcuni studiosi, i quali non hanno riscontrato una netta contrapposizione tra famiglia dal codice elaborato e famiglia dal codice ristretto. Oggi si ritiene che il linguaggio dei bambini delle classi meno agiate non sia più povero di quello dei bambini appartenenti alle classi agiate, ma semplicemente un linguaggio «diverso».

 

Bruner

 

Secondo Bruner il linguaggio è essenzialmente un processo cognitivo: «il linguaggio è pensiero». Vi è corrispondenza fra lo sviluppo intellettivo e quello linguistico: una persona che ha capacità cognitive scadenti si esprime con una sintassi mediocre.

Il linguaggio richiede un’interazione sociale: certe funzioni comunicative sono presenti nel bambino ancora prima che egli impari a parlare correttamente; inoltre l’apprendimento del linguaggio dipende molto dal contesto.

 

Osgood

 

Osgood distingue in ogni parola due significati.

La componente esplicita della parola è il significato denotativo, ossia il significato attribuito convenzionalmente ad essa; esso rappresenta l’oggetto indicato dalla parola, l’identificazione della parola con la cosa rappresentata. La matematica e la scienza utilizzano un linguaggio denotativo, ossia un linguaggio concreto, con significati prestabiliti e uguali per tutti.

Il significato connotativo comprende aspetti emotivi e valutativi ed è legato alla   personalità di colui che comunica.

Per poter analizzare e differenziare i due diversi significati del linguaggio, Osgood elaborò una tecnica, chiamata Differenziale semantico. L’uso di questa tecnica gli permise di scoprire che spesso l’incomunicabilità non è causata da problemi affettivi, relazionali e sociali, ma è dovuta al fatto che uno dei due interlocutori si esprime riferendosi al significato denotativo delle parole, mentre l’altro fa riferimento al suo significato connotativo.

 

Piaget

 

Piaget sostenne che fra linguaggio e pensiero sussiste un rapporto stretto.

La prima fase del linguaggio e del pensiero è costituita dall’egocentrismo: il bambino ritiene che il proprio punto di vista corrisponda a quello universale e valido per tutti. Il bambino è convinto che i nomi delle cose siano altrettanto concrete degli oggetti a cui si riferiscono: “Le case non esisterebbero se non esistesse la parola tetto” (realismo nominale); crede, inoltre, che gli oggetti siano animati, ossia dotati di caratteristiche umane: «il sole si corica la sera e si sveglia al mattino», «l’ombra cammina con noi e ci segue dovunque andiamo» (animismo).

 

A partire dai sette anni, quando il bambino supera l'egocentrismo e tiene conto dei diversi punti di vista altrui, il linguaggio diventa socializzato. Il bambino è ora in grado di fare domande ascoltando il suo interlocutore e fornire risposte pertinenti alle domande altrui, perché riesce a tener conto non soltanto dei propri bisogni e delle proprie esigenze, ma anche di quelle degli altri.

 

Chomsky

 

Secondo Chomsky lo sviluppo del linguaggio si basa su una componente innata: le persone, fin dalla nascita, possiedono i necessari requisiti per utilizzare le regole necessarie alla produzione e alla comprensione del linguaggio. Queste capacità innate si manifestano spontaneamente e non hanno bisogno di stimoli esterni.

 

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