TRAME DI ROMANZI 2001 - 2002

TRAME DI ROMANZI

 

In queste pagine troverete le trame dei romanzi più diffusi degli ultimi trent'anni, La lettura della trama può invogliare a leggere un libro sconosciuto (o di cui si conosce solo  il titolo) e può costituire un incentivo per la scelta di  un regalo che possa piacere particolarmente ad una persona cara.

Buona lettura a tutti!

 

Dipinto di Charles Edward Perugini - Girl reading (1879)

 

 

GABRIEL GARCIA MARQUEZ - Memoria delle mie puttane tristi 2002

BANANA YOSHIMOTO – Arcobaleno, Feltrinelli 2002

NICHOLAS SPARKS – Come un uragano 2002

NICCOLÒ AMMANITI - Io non ho paura (2001) 

SUSAN VREELAND - La passione di Artemisia, 2001

MARGARET MAZZANTINI - Non ti  muovere, Mondadori 2001 

  

GABRIEL GARCIA MARQUEZ - Memoria delle mie puttane tristi 2002

 

Poco prima di compiere novant'anni, un anziano giornalista e critico musicale, eccentrico e solitario colombiano decide di regalarsi per il proprio compleanno l’unica cosa veramente bella di cui non ha mai potuto godere nella sua lunga vita: una notte d'amore con una ragazzina vergine.

Nella speranza di scegliere proprio la ragazza giusta per lui, prende contatto con la  tenutaria di una casa d'appuntamenti, Viene fissato per lui un appuntamento con una quattordicenne, Delgadina, che ha paura di perdere la verginità.

Costretto a sedarla per tranquillizzarla, egli si limita a guardarla, evitando di svegliarla, limitandosi a contemplarla e godendo di quella vista che lo appaga profondamente. Non tocca la ragazza, immersa nel suo sonno artificiale. Accanto a quell'adolescente egli scopre l’inusuale piacere di contemplare il corpo nudo di una ragazza addormentata senza falsi pudori e neppure scosso dalla   frenesia del desiderio, avverte il puro piacere di guardare come è fatta una ragazza immersa in un sonno innocente.

Insperatamente egli scopre per la prima volta l'amore, quello che non ha mai cercato nonostante le centinaia di relazioni, quasi tutte a pagamento, con le donne incontrate nella sua vita, scopre "l'inizio di una nuova vita a un'età in cui la maggior parte dei mortali è già morta". Fino ad allora teneva un registro dei suoi incontri, con i dati della donna in questione, il luogo, le circostanze e il grado di appagamento conseguito. E' dunque una nuova esperienza che si è concesso a tarda età, scoprendo che ancor ora egli può provare un godimento come non avrebbe mai sperato nei lunghi anni della sua vita.

 

Il giorno dopo consegna il suo lavoro al giornale e rassegna le dimissioni.

La tenutaria gli offre un secondo incontro con Delgadina. Egli accetta, ma di nuovo si limita a contemplarla, avvertendo un sentimento a lui sconosciuto: l’amore disinteressato per una donna. Scopre in sé energie insospettate e nuove emozioni, che credeva sconosciute. L’incontro con Delgadina non è stato altro che un incontro con se stesso.

BANANA YOSHIMOTO – Arcobaleno, Feltrinelli 2002

 

Una giovane giapponesina andò a vivere a Tokio e cominciò a lavorare nel ristorante Arcobaleno, gestito da signor Takata con passione e grande attenzione per la qualità.

Si abituò al nuovo lavoro  e diventò davvero brava.

Dopo qualche tempo lo stress del lavoro la fece svenire più volte. Le fu proposto un lavoro più leggero: occuparsi degli animali del signor Takata e del suo giardino, come governante temporanea.

Il cane e il gatto del padrone si affezionarono a lei e lei a loro. Quella casa immersa nel silenzio era una casa triste, che rendeva tristi chi le abitava. 

La ragazza vedeva il proprietario molto di rado, ma cominciò ad amarlo amando ciò che lui adorava, gli animali e le belle piante del giardino, che crebbero rigogliose sotto le sue cure.

La signora Takata non era una persona affabile e non era amante degli animali. Trattava gli animali come trattava lei, quasi facessero parte del panorama. Essendo rimasta incinta, decise di vendere gli animali tanto amati dal marito.

Un giorno si accorse che il cane e il gatto non c’erano più. La signora Takata li aveva venduti. Riuscì a recuperarli ed ebbe la gratitudine del signor Takata, il quale mal sopportava un’unione infelice con una donna così diversa da lui, per di più incinta di un altro uomo.

I due scoprirono di amarsi, ma lei non si sentì di accettare una relazione così complicata.

Lei decise di prendersi tempo e si concesse una vacanza a Tahiti, per compenetrarsi nella cultura tanto amata dal signor Takata.

Su quell'isola la forza della natura trasmetteva messaggi precisi, mandavano una grande energia vitale.

Molte persone, che conoscevano Takata, le parlavano di lui con entusiasmo. Imparò a conoscerlo meglio grazie ai ricordi che i tahitiani avevano di lui.

Dall'istante in cui era arrivata su quelle isole, lei si era innamorata di lui sempre più, giorno dopo giorno.

Decise di tornare a lavorare all'Arcobaleno, senza più infingimenti.

Quando rientrò a Tokio, si incontrarono e fu amore per entrambi. Era cominciata una nuova storia d'amore destinata a durare nel tempo. In un momento le cose erano cambiate in modo sorprendente, ma adesso lei aveva un arcobaleno davanti agli occhi.

   

NICHOLAS SPARKS – Come un uragano 2002

 

Adrienne, divorziata dal marito e madre di tre figli, sostituisce un’amica nella gestione di una locanda in un’isola del NorthCaroline. Incontra un cliente, un medico di passaggio sull’isola, Paul. Entrambi hanno alle spalle un insuccesso familiare: Adrienne non ha ancora superato il trauma del divorzio dal marito, separatosi da lei perché si era innamorato di una sua collega. Paul, rimasto vedovo, ha un rapporto difficile col figlio Mark, che vive in Ecuador. Scoppia un uragano sull’isola e i due parlano a lungo tra loro, si aprono l’uno all’altra, si raccontano e svelano i loro drammi e le loro difficoltà. Nasce fra loro un sentimento forte come l’uragano. Adrienne cerca di aiutare Paul a ricucire i rapporti strappati col figlio, a ricostruire un rapporto basato sulla fiducia e sull’affetto.

Paul, innamorato di Adrienne,  vorrebbe restare con lei e godere appieno di questo forte sentimento,di cui fino ad allora non si era creduto capace. Ma proprio in forza dell’amore e dei sentimenti, comprende che il suo posto è accanto al figlio Mark.

Accetta dunque di partire per l’Ecuador, ma continua a telefonare ad Adrienne e a scriverle lunghe lettere d’amore, nella speranza che il loro rapporto si mantenga vivido e che si possano riabbracciare ben presto.

Nella sua ultima lettera Paul dà un appuntamento ad Adrienne per potersi rivedere finalmente, ma all’appuntamento si presenta soltanto la donna.

In seguito Mark, il figlio di Paul, le scrive una lunga lettera in cui le dice che il padre gli ha molto parlato di lei e del loro amore. Confessa di aver trascorso un’infanzia e un’adolescenza praticamente senza padre e di essere rimasto sorpreso quando il padre è tornato a vivere con lui. Inizialmente i loro rapporti erano freddi e distaccati ma, successivamente, erano riusciti ad accettarsi con i loro limiti e, infine, a diventare “amici” e a volersi bene. Erano insieme in un incidente in cui Mark restò ferito e il padre morì. Mark la ringraziava dal profondo del cuore per avergli dato l’occasione di avere un padre, di amarlo e di sentirsi amato e di questo sa di dover essere riconoscente solo a lei.

Adrienne racconta tutta la storia alla figlia Amanda, depressa dopo la morte del marito. Le dice di aver rinunciato all’uomo che amava perché lui potesse riscoprire la bellezza del rapporto con un figlio e incoraggia Amanda a dedicarsi ai propri figli che, come lei, hanno sofferto per la perdita del proprio padre. La incoraggia a rivivere i momenti belli e a coltivarli con cura infinita.

 

MARGARET MAZZANTINI - Non ti  muovere, Mondadori 2001

 

La giovanissima Angela cade dal motorino e viene trasportata in gravi condizioni al vicino ospedale, dove lavora suo padre, apprezzato chirurgo.

Un suo collega la opera d'urgenza e mantiene la prognosi riservata per tante, troppe ore. A lui non rimane che attendere, nel timore che  la morte gli porti via la sua figliola a cui chiede:  “Non ti muovere”.

Nel lungo monologo interiore Timoteo, pensando retrospettivamente ad Angela, rivede sé e la propria storia, immerso nei ricordi recenti e passati; si mette a nudo davanti a sé e davanti alla figlia a cui muto si rivolge, scopre tutte le proprie debolezze, le sue incapacità di dare amore; non si risparmia nessuna delle sue tante inadeguatezze. Si umilia e si mortifica nello scoprirsi così inadeguato come persona, come uomo, come marito, come padre, come amante.

 

Nei suoi ricordi risalta la storia d’amore con Italia, non bella, non elegante, non istruita al contrario di sua moglie, così elegante, algida e perfetta, mentre Italia è così sgraziata e stravagante, ma dignitosa, così calda e carica di vitalità da dare un senso alla sua vita fin troppo tranquilla e organizzata.

L’amore per Italia stravolge completamente la sua vita. Italia attende un suo figlio, ma anche sua moglie è incinta. La tentazione di costruirsi una vita con la donna che lo fa sentire vivo e non ingessato, che dà sapore alle sue noiose giornate, mette in crisi il suo matrimonio ma il sogno finisce d’improvviso con l’aborto di Italia, che scompare dalla sua vita.

 

Rivolge ora i suoi pensieri ad Angela. Nel suo silenzio e nel suo timore di non riuscire a salvare la figlia, di cui è stato un padre distratto, scopre che è ancora possibile amare, purché la figlia si salvi.

 

La storia è avvincente. Inizialmente il lettore rifiuta il proprio coinvolgimento perché il personaggio non appare né positivo né simpatico, anzi sembra quasi compiaciuto delle sue debolezze; man mano che la lettura procede, ci si sente coinvolti e si finisce con l'identificarsi con quest'uomo che narra in prima persona emozioni, stati d'animo, perfino dettagli della quotidianità, che mette a nudo le proprie debolezze, che sembra quasi mettere in mostra le proprie negatività, che si riscattano soltanto grazie all'amore per Italia.

 

NICCOLÒ AMMANITI - Io non ho paura (2001)

 

Il protagonista della storia è Michele Amitrano (l’io narrante), un ragazzino di nove anni che vive ad Acqua Traverse, un paese immaginario del Sud. Generoso, socievole e piuttosto responsabile per la sua età, ha molti amici e coinvolge sempre nei suoi giochi la sorellina Maria di cinque anni, anche a costo di perdere le gare di abilità.

Durante un gioco, per difendere un’amichetta del gruppo dai soprusi di un compagno, Michele scopre per caso una grossa buca nel terreno presso una casa abbandonata, in cui gli sembra di intravedere qualcuno o qualcosa. Mosso dalla curiosità, scopre che nel buco è stato nascosto un bambino rapito, incatenato, tutto sporco, incapace di parlare e reagire.

Michele cerca di scoprire se il bambino è vivo; si reca da lui ogni volta che può, gli porta qualcosa da mangiare, lo incoraggia a parlare, al punto da apparire a Filippo (questo è il nome del bambino rapito)  un angelo custode.

La scoperta più sconvolgente, però, è un’altra: responsabili del rapimento sono suo padre, Pino Ametrano ed altri abitanti del paese.

Non appena Michele viene a sapere che i responsabili, non avendo ottenuto il riscatto, hanno deciso di uccidere il bambino, decide di tirarlo fuori da quel buco e farlo scappare. Pino Ametrano e gli altri rincorrono il soccorritore del bambino e proprio il padre di Michele, non avendo riconosciuto suo figlio, gli spara ad una gamba.

Arrivano le forze dell’ordine e il padre di Michele consegna loro il bambino ferito affinché lo mettano in salvo.

La narrazione è molto scorrevole e coinvolgente. 

 

SUSAN VREELAND - La passione di Artemisia, 2001

 

Questo romanzo storico-drammatico è narrato in prima persona dalla protagonista, Artemisia Gentileschi, prima grande pittrice italiana del rinascimento.

Avevo diciotto anni quando entrai in tribunale accompagnata da mio padre, il quale mi aveva rassicurato che avrei testimoniato al processo contro il pittore Agostino Tassi, il mio stupratore.

Mi fecero domande assillanti e offensive e, mentre rispondevo, mi strinsero una corda attorno alle dita, la sibilla. Tra le corde c’era una vite: quando veniva stretta, sentivo i morsi nelle dita e il sangue zampillava. Ero furiosa contro mio padre. Perché non mi aveva detto che sarei stata torturata?

Alla domanda se avessi avuto rapporti con Agostino Tassi, dissi che ciò era avvenuto contro la mia volontà, perché mi aveva usato violenza. La sibilla venne allentata e rimossa. Agostino fu portato in carcere.  Qualche giorno dopo dovetti tornare in tribunale per confermare che non ero più vergine a causa delle azioni compiute dal signor Tassi. Mi costrinsero a sottopormi a un vergognoso controllo di due levatrici. Cercai di non piangere e di non urlare per la mortificazione e la vergogna. Come aveva potuto il mio amato papà farmi questo?

Da allora, dovunque andassi, tutti mi insultavano e sputavano al mio passaggio. Decisi che sarei andata in convento per sempre.

In convento mi confidai con Suor Graziella. Per confortarmi mi disse: “Anche se fanno di te una vittima, non faranno di te una peccatrice”. Mi incoraggiò a proseguire nella mia arte, perché le mani sarebbero guarite e il mio talento si sarebbe potuto esprimere in modo più ricco dopo la sofferenza. Non avevo nulla di cui vergognarmi.

La sorella di Agostino, rammaricata del mio avvilimento e della brutalità con cui ero stata trattata in tribunale, mi disse che Agostino, essendo sposato, aveva inviato un sicario per ammazzare la moglie e sposare me. Mi recai alla prigione per vederlo e gridargli tutto il mio disprezzo.

Il giorno dopo ripresi a dipingere Giuditta. Avevo il modello ideale per Oloferne: l’aspetto truce di Agostino mentre lo chiamavo mostro e assassino.

Nell’udienza finale, poiché Agostino aveva già scontato otto mesi di carcere, gli venne concesso l’indulto. Nessun risarcimento per me, nessuna dichiarazione di innocenza. Mio padre era d’accordo. Che orrore.

Tempo dopo sposai il pittore Pietro Antonio e andammo a vivere a Firenze, la culla dell’arte. Michelangelo Buonarroti il giovane fu tanto soddisfatto di me da commissionarmi un’opera. Finalmente io, unica pittrice, unica donna, fui ammessa all’Accademia.

I rapporti con Pietro si impoverivano progressivamente. Venni a sapere che aveva avuto diverse amanti e che mi aveva sposato per la mia dote.

Mi trasferii con mia figlia a Genova, senza Pietro. Qui ebbi molto successo come pittrice. Incontrai mio padre, il quale  mi confessò di aver nuovamente stretto amicizia con Agostino, l’uomo che mi aveva violentato e di averlo invitato a Genova. Dovevo nuovamente andar via.

Tornata a Roma, vidi le opere che mio padre e Agostino avevano realizzato insieme. L’uno completava l’altro e nessuno dei due, da solo, era in grado di completare un dipinto. Ecco perché mio padre aveva voluto che il processo si concludesse in fretta. Non per me! Aveva sacrificato la mia reputazione e la mia arte solo per realizzare le sue opere.

Riuscii a perdonare mio padre solo in punto di morte, perché abbiamo avuto qualcosa in comune: abbiamo amato l’arte più di nostra figlia.

 

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