TRAME DI ROMANZI 2008 - 2009

TRAME DI ROMANZI

 

In queste pagine troverete le trame dei romanzi più diffusi degli ultimi trent'anni, La lettura della trama può invogliare a leggere un libro sconosciuto (o di cui si conosce solo  il titolo) e può costituire un incentivo per la scelta di  un regalo che possa piacere particolarmente ad una persona cara.

Buona lettura a tutti!

 

Dipinto di Charles Edward Perugini, Girl reading, 1879

 

ANTONIO TABUCCHI - Tristano muore (2008)

DAN BROWN - Il simbolo perduto (2009)

CARLOS LUIS ZAFON – Marina (2009) 

 ANDREA VITALI – Pianoforte vendesi (2009)

STIEG LARSSON –  La ragazza che giocava col fuoco, Marsilio 2008 

DAVID GROSSMAN – A un cerbiatto somiglia il mio amore, 2008

PAOLO GIORDANO - La solitudine dei numeri primi (2008)

 

ANTONIO TABUCCHI - Tristano muore (2008)

 

Durante un’estate torrida in una vecchia casa toscana Tristano vive la sua lunga agonia: una cancrena alla gamba gli provoca dolori lancinanti. Lo assiste la vecchia Frau, quella scelta da suo nonno garibaldino per raccontargli fiabe in tedesco per insegnargli la lingua.

Tristano sceglie di vivere la sua ultima agonia raccontandosi a uno scrittore come  testimone  della sua agonia (o forse solo a se stesso, forse a un alter ego),  mescolando ricordi e sogni, passato e presente, paesi diversi che ha attraversato. Tristano cerca di dare un senso alla sua vita, confondendo la realtà con il desiderio di ciò che non è potuto accadere.

In  uno stato allucinatorio, Tristano racconta di sé i ricordi di una vita, partendo da un’infanzia misteriosa, amori infelici, fantasmi di donne amate diverse (o forse si tratta della stessa donna?), figli rifiutati e la ricerca di un figlio adottivo che gli somigliasse; l’amore per la patria e la guerra, come soldato dell’Italia fascista, mandato in Grecia a combattere, che  scelse la libertà, la Resistenza; sparò a un tedesco e poi fuggì tra i partigiani aspettando la Liberazione. Il suo ultimo, curioso desiderio, è sapere che ora è. 

STIEG LARSSON –  La ragazza che giocava col fuoco, Marsilio, Venezia 2008

 

Secondo romanzo della trilogia Millennium, pubblicato postumo.

 

Tornano alcuni personaggi di spicco del primo romanzo: Lisbeth Salander e Mikael Blomkvist, ma anche Erica ed altri che già conosciamo.

Dopo aver risolto il misterioso caso esposto nel libro Uomini che odiano le donne, Mikael Blomkvist riprende il suo incarico di direttore di Millennium.

Su Millennium Dag e Mia propongono servizi editoriali esplosivi sul traffico di prostitute dai paesi dell'Est europeo. I due giovani ricercatori, grazie ad un elevato numero di prove, sono convinti che faranno scoppiare la poltrona sotto i piedi di ben più di un personaggio insospettabile e sono in grado di provare che, dietro la prostituzione dall’est europeo, vi sono notissimi professionisti e poliziotti. Mikael ed Erika danno il loro appoggio incondizionato ai due ricercatori. Il progetto si blocca quasi sul nascere; i due vengono brutalmente massacrati senza pietà. Gli assassini propongono un capro espiatorio da condannare: Lisbeth Salander.

 

Nonostante la difficoltà di riprendere con Lisbeth, che è un'abilissima hacker, i contatti interrotti, Mikael le invia, attraverso il proprio computer, messaggi di solidarietà e dichiara di credere alla sua innocenza. Lisbeth lo mette in guardia contro lo psichiatra che ha firmato per la sua istituzionalizzazione. Inoltre gli indica il nome del colpevole:  Zala, agente dei servizi segreti e suo padre. Nei dossier di Lisbeth mancano informazioni sulla loro parentela e sull’episodio in cui, per salvare la madre, lei cercò di ucciderlo. Contro l’innocenza di Lisbeth muovono poliziotti corrotti, uomini politici, psichiatri famosi.

 

Mikael dedica ogni sforzo per scoprire la verità che si rivelerà angosciosa: scopre che Zala, padre di Lisbeth, trattava la madre con rozzezza e disumanità e la picchiava al punto che la ragazza, tredicenne, decise di ucciderlo buttandogli addosso una bomba esplosiva. Zala ne rimase sfigurato e mutilato e decise di vendicarsi di lei.

Mikael scopre anche che Zala ha cercato di far uccidere i due ricercatori, ormai troppo vicini alla verità. Nella lotta impari con Zala e il fratellastro, Lisbeth viene liberata da Mikael all’ultimo momento, in un finale davvero brillante. 

  

PAOLO GIORDANO – La solitudine dei numeri primi (2008)

 

I numeri primi sono numeri solitari ed isolati, ma vicinissimi fra loro, poiché separati da un solo numero: molto vicini, ma mai abbastanza da unirsi.

Il romanzo narra le vite parallele di Alice e Mattia attraverso le vicende spesso dolorose che segnano la loro infanzia, e adolescenza e permangono anche nell'età adulta.

Alice, a sette anni, pur odiando la scuola di sci, viene costretta a frequentarla. Una mattina, rimasta indietro rispetto al suo gruppo, tenta di raggiungerli e finisce in un dirupo, rimanendo zoppa per il resto della vita.

Mattia è un bambino dotato di un enorme intelligenza, al contrario della sua gemella Michela, affetta da ritardo mentale. Isolato dai coetanei che non può frequentare perché deve badare alla sorella, vive la propria infanzia in solitudine.

Un giorno, per partecipare alla festa di compleanno di un compagno, lascia la sorella in un parco, ripromettendosi di andarla a riprendere alla fine della festa, ma al suo ritorno Michela è scomparsa.

Durante l’adolescenza, Alice soffre di anoressia e non riesce a farsi apprezzare dai ragazzi perché è zoppa, ma attira l'attenzione di Viola, una compagna di classe molto popolare, che la inserisce nel proprio giro di amicizie e le fa conoscere Mattia. Alice e Mattia  stringono un'amicizia particolare: ciascuno svolge la propria esistenza autonomamente, ma ogni volta tornano a cercarsi. Continuano a frequentarsi anche dopo il liceo, quando Mattia si iscrive a matematica e Alice si dedica al lavoro di fotografa.

Mattia, dopo la laurea, riceve un incarico di insegnamento in un’università norvegese. Preso da dubbi e incertezze, racconta ad Alice la storia di Michela. Tra i due scocca il primo bacio ma, per le loro incomprensioni, si allontanano l’una dall’altra. Mattia accetta l’incarico e va all’estero.

Alice sposa un medico, Fabio, che vorrebbe un figlio, ma Alice non può averne. La coppia si separa ed Alice entra in uno stato depressivo.

Tempo dopo, Alice incontra per lavoro una ragazza che le sembra proprio la gemella di Mattia. Crede che possa trattarsi di Michela, mai ritrovata e chiama Mattia. Egli, diventato ormai un celebre studioso di matematica, torna in Italia. Alice non ha il coraggio di dirgli nulla e, accanto a lui, Avverte con forza in sé quel sentimento amoroso che non aveva mai provato per nessun altro. Nonostante il suo amore, non riesce a trattenerlo e Mattia ripartirà da solo.

 ANDREA VITALI – Pianoforte vendesi (2009)

 

Un ladro viene denominato pianista a causa delle sue mani svelte e delle sue dita affusolate.

La notte dell’Epifania, in una serata plumbea, spera di riempirsi le tasche di portafogli e gioielli girando per le strade alla ricerca di gente che vuole acquistare gli ultimi regali.

Girando per le strade vede un cartello su cui c’è scritto “Pianoforte vendesi”. La casa è sicuramente disabitata ma, non avendo altra possibilità, vi si introduce.

Entrando nella casa viene sorpreso dalla vecchia proprietaria che lo invita ad entrare per mostrargli il pianoforte in vendita e per raccontargli la storia di quel regalo fatto da suo padre quando lei aveva vent’anni. Inspiegabilmente, lo invita a suonare con lei.

Poiché il ladro dichiara di voler acquistare il pianoforte per imparare a suonarlo, si mette a suonare per lui. Comincia con un valzerino, poi una mazurca e così via.

Suona tanto da disturbare i vicini, che chiamano i carabinieri per far cessare il fracasso. Il maresciallo manda il brigadiere a controllare.

Al carabinieri il pianista racconta di abitare in quella casa, ma non viene creduto e viene portato via. In caserma fornisce false generalità e di nuovo non viene creduto. Allora racconta la verità: è entrato in quella casa incuriosito ed ha incontrato la vecchia proprietaria, che ha suonato per lui. Purtroppo per lui non viene creduto neppure  ora perché la proprietaria della casa è deceduta da tempo. Portato in caserma, il maresciallo si informa dal brigadiere sull’esito delle indagini e decide di interrogare personalmente il ladro. Il pianista viene riportato nella casa, dove non c’è nessuno, tanto meno la vecchia. Il brigadiere gli chiede di suonare il pianoforte e il ladro, che è pianista solo di nome e non di fatto, inaspettatamente comincia a suonare lo strumento con grande maestria, incredulo nel vedere che le mani che volano rapide sui tasti sono proprio le sue.

Infine viene rilasciato il giorno dopo dal maresciallo, che non è riuscito ad incastrarlo.

Qualche giorno dopo il brigadiere e il maresciallo al bar giocano a carte. Il brigadiere si prende la rivincita sul maresciallo: i connotati del pianista appartengono a un morto. Ma bisogna credere ai fantasmi?

CARLOS LUIS ZAFON – Marina (2009)

 

Oscar a 15 anni era in collegio a Barcellona. Passava i suoi giorni ad aspettare l’ora della fine delle lezioni per uscire prima di cena.

Un giorno entrò in una villa e conobbe il signor German e sua figlia, Marina, che gli diede un appuntamento per il giorno successivo.

Il giorno dopo Marina lo accompagnò al cimitero di Sarria, uno dei luoghi più nascosti di Barcellona, per rivelargli un segreto intrigante: disse che non si capisce niente della vita se non si capisce la morte.

Entrò una donna col cappuccio sul viso (la dama in nero), che si fermò ad una lapide anonima. Nei pressi trovarono anche un album con fotografie di persone stranamente deformi.

La sera dopo Oscar si recò nuovamente alla villa. Ammirò dei ritratti e seppe che la donna dei dipinti, Kirsten, era la madre di Marina, che era stata ritratta da German. German aveva conosciuto in teatro Kirsten, una giovane promessa della lirica mondiale. Si amarono subito e si sposarono. Rientrati a Barcellona ebbero un periodo di grande splendore: i quadri di German cominciarono a essere quotati e anche la carriera lirica di Kirsten procedeva con il vento in poppa.

Un giorno Kirsten scoprì di essere incinta e di avere una inguaribile malattia del sangue che le lasciava un anno o due al massimo di vita. Nacque una bambina dai capelli chiari e dagli occhi color cenere di nome Marina.

Dopo la morte della madre, Marina non frequentava la scuola: il padre le insegnava a leggere, scrivere e pensare; le aveva aperto la mente all'arte, alla storia e alla scienza tennis.

Un giorno un ragazzo consegnò una busta a Oscar, dicendo che gliela aveva data la dama in nero. Conteneva un vecchio biglietto da visita con l'indirizzo di Michael Kolvenik. Oscar cercò quest’uomo; gli fu detto che aveva trascorso molti anni della sua vita in galera ma, successivamente, era diventato un uomo ricco e potente. Conobbe Eva Irinova, la grande diva, protagonista di uno spettacolo di successo al teatro. Decisero di sposarsi. Durante la festa veramente grandiosa qualcuno lanciò dell'acido sul viso della sposa: del bel viso di Eva l'acido aveva risparmiato soltanto gli occhi: il resto erano soltanto brandelli di carne morta. Dopo la tragedia i due sposi si chiusero nel loro palazzo e non ne uscirono più.

German trascorreva gli ultimi giorni realizzando un ritratto di Marina. Oscar venne a sapere che anche Marina era malata. L’album apparteneva al dottor Shelley, che riusciva a dar vita a corpi martoriati e putrefatti con l’aggiunta di protesi di vario tipo. I corpi viventi erano naturalmente deformi.

Oscar scoprì che la dama in nero col volto velato era Eva Irinova e che Kolvenik aveva un laboratorio con dei cadaveri immersi nella formalina, le cui articolazioni erano sostituite da congegni e di legno e metallo in modo da rianimarli. Kolvenik era morto, ma si era trasformato in una belva che si nutriva di insetti per sopravvivere. Il suo corpo era stato sepolto in una tomba anonima, quella presso la quale la dama in nero portava un fiore ogni giorno.

Dopo due mesi in cui non aveva più visto Marina e suo padre, Oscar decise di andare a casa loro. German sembrava distrutto dal dolore: lo stesso male che aveva colpito anni addietro sua moglie ora distruggeva sua figlia. Marina confessò a Oscar di conoscere il suo destino sin dal loro primo incontro. Gli chiese di completare per lei la storia del loro amore e degli inquietanti personaggi incontrati. La stesura del libro  (2009)gli avrebbe tenuto compagnia negli anni a venire.

DAN BROWN - Il simbolo perduto (2009)

 

Avvincente thriller, offre tutti gli elementi per avvincere gli amanti del genere: complessi intrecci di storie, intrighi, codici da decifrare, quadrati magici, morti misteriose e scambi di persona, efferati delitti e mutilazioni.

Nel libro Dan Brown si impegna a combattere contro i pregiudizi nei confronti dei massoni, che ci vengono presentati come persone degne, meritevoli, oneste, incorruttibili, positive.

 

Come in altre opere di Brown, vediamo Robert Langdon in azione fin dalle prime pagine. 

Egli è stato chiamato, con un inganno, a risolvere un enigma: deve decifrare alcuni simboli massonici disseminati all'interno della città di Washington. Un oscuro personaggio con la pelle completamente ricoperta da strani tatuaggi, rappresentato come il vero simbolo del male, Mal'akh, ha finto di aderire alla Massoneria per introdursi nella loggia capeggiata dal professor Peter Salomon (amico di Langdon). Dopo essere riuscito con l'inganno a raggiungere il grado più elevato della massoneria, ottiene la fiducia del professor Peter Solomon, gli taglia la mano e, dopo aver impresso sulle dita diversi tatuaggi in codice, la posiziona in modo da costituire un enigma e costringe Robert Langdon a cercare la parola magica nascosta nella famosa piramide massonica. Se Langdon riuscirà a trovarla, potrà salvare la vita dell'amico, che è ancora vivo. 

 

Anche la CIA si pone alle calcagna di Langdon per svelare il mistero. Collaboreranno con Langdon Katerine, figlia di Peter ed esperta di Noetica e il massone Warren Bellamy. Alla fine si scopre la vera identità di Mal'akh, che morirà dopo l'intervento della CIA. Peter Salomon, salvato dall'amico, gli rivela il mistero della parola misteriosa e la sua rilevanza nel potenziamento della mente umana.

 

DAVID GROSSMAN – A UN CERBIATTO SOMIGLIA IL MIO AMORE, 2008

 

In Israele, durante la guerra dei sei giorni, Orah,  una ragazza e due amici,  Avram e Ilan, tutti sedicenni, ricoverati nel reparto malattie infettive di un ospedale a Gerusalemme, diventano molto amici. Avram e Ilan sdi innamorano di Orah, un triangolo amoroso che porterà la ragazza a concepire un figlio da ciascuno dei due amici.

Ilan sposa Orah, ma rifiuta il ruolo di padre dopo la nascita del primogenito Adam. Separatasi da Ilan, Orah darà alla luce Ofer (il cerbiatto), figlio di Avram, che non riconoscerà il figlio.

Molti anni dopo Orah è una donna separata, madre di due figli, Adam e Ofer. Deve accompagnare al fronte il figlio Ofer, che ha accettato di partecipare a un’azione di guerra, pur non condividendo la sua scelta e col terrore di sapere che potrà morire e causare la morte di altri ragazzi come lui.

Contattata da Avram, ch reca nel corpo e nell’anima le ferite laceranti della guerra, lo coinvolge in un viaggio verso Tel Aviv e gli parla di quel figlio che lui non ha mai voluto conoscere.

Costretti ad affrontare difficoltà, disagi e paure, i due si parlano e si confrontano sulle loro sofferenze. Avram fa cadere un po’ alla volta la corazza con cui si difendeva dai traumi subiti.

Il libro si chiude sulle paure di Orah, che teme che il figlio possa incontrare la morte in quell’incertezza angosciosa e devastante che è ogni guerra.

 

PETALI PROFUMATI - I vostri haiku

 

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