Un matto

Tu prova ad avere un mondo nel cuore

E non riesci ad esprimerlo con le parole,

e la luce del giorno si divide la piazza

tra un villaggio che ride e te, lo scemo che passa,

e neppure la notte ti lascia da solo:

gli altri sognan se stessi e tu sogni di loro.

E sì, anche tu andresti a cercare

Le parole sicure per farti ascoltare:

per stupire mezz’ora basta un libro di storia,

io cercai di imparare la Treccani a memoria,

e dopo maiale, Majakowsky e malfatto,

continuarono gli altri fino a leggermi matto.

E senza sapere a chi dovessi la vita

In un manicomio io l’ho restituita:

qui sulla collina dormo malvolentieri

eppure c’è luce ormai nei miei pensieri,

qui nella penombra ora invento parole

ma rimpiango la luce, la luce del sole…

 

(FABRIZIO DE ANDRE’).

La famiglia e la genesi dei disturbi psichici

In genere, a guardare spassionatamente, nella famiglia c’è molta più ostilità, tirannia –

verso i figli soprattutto – che non amore, tenerezza e comprensione. Il pericolo

di scaricare i propri sentimenti e desideri di violenza all’interno

della famiglia è molto forte (M. YOURCENAR).

 

                             

La famiglia e la trasmissione della cultura

 

La famiglia è uno spazio di relazioni relativamente stabili, in cui ogni membro riveste un ruolo specifico. Tali reazioni presentano le caratteristiche della coesione, della pienezza e della positività. La famiglia è il fattore più importante per lo sviluppo sociale dell’individuo. Noi siamo come le nostre famiglie ci hanno formato. La famiglia è il principale veicolo di trasmissione della cultura: i genitori si propongono come modelli che mostrano come devono essere svolti i ruoli sociali; inoltre approvano o disapprovano il comportamento del bambino riferendosi alle norme vigenti nella società.

In ogni società e in ogni epoca storica esercita il controllo dell’esercizio della sessualità e della procreazione, dell’allevamento e dell’educazione dei figli, come testimonia l’esistenza, in ogni società, di divieti e di tabù molto rigidi, finalizzati a non infrangere l’ordine creato mediante l’organizzazione delle regole familiari.

 

La famiglia come sistema

 

Ogni uomo subisce le influenze dell’ambiente in cui vive e, a sua volta, influisce su di esso. Non esiste un individuo isolato: ognuno vive, agisce ed interagisce con gli altri all’interno di un sistema.

La vita di un sistema è dinamica: ciò che accade in una parte di esso (ad esempio il comportamento della madre) coinvolge necessariamente il tutto (il comportamento degli altri membri).Inoltre il sistema familiare è costituito, oltre che dai singoli membri, anche dalle loro complesse interazioni.

La famiglia deve mantenere rapporti con altri sistemi sociali per permettere uno scambio culturale senza perdere le sue peculiarità e lasciarsi disgregare.

La famiglia deve garantire ai membri la possibilità di realizzare le proprie potenzialità in modo che tutti si aiutino reciprocamente senza ostacolarsi a vicenda.

I membri condividono valori e norme, che possono essere sia espliciti, ossia resi noti a tutti i membri, sia impliciti, ossia nascosti.

Il passaggio dalla famiglia patriarcale a quella nucleare ha comportato cambiamenti nella formazione della personalità del bambino. Nella famiglia nucleare i rapporti del bambino con i genitori sono più intensi e affettivamente più coinvolgenti. Anche la figura paterna è cambiata e il ruolo del padre è caratterizzato da una presenza qualitativamente e quantitativamente più stabile nell’universo del bambino.

Nel passato il bambino viveva numerose esperienze diversificate e formative all’interno della famiglia allargata; oggi vi è una maggior rigidità nei rapporti interpersonali nell’ambito della famiglia nucleare. In una famiglia piccola spesso i genitori esercitano una pressione eccessiva sui figli, influenzandoli con le loro aspettative, le loro ambizioni e i loro desideri insoddisfatti.

Nella cultura occidentale contemporanea il ruolo della famiglia come sistema di riferimento è in declino per le seguenti cause: atomizzazione per ragioni di lavoro (mobilità orizzontale) o per l’ascesa sociale di alcuni componenti, che occupano posizioni di prestigio via via maggiore nella gerarchia sociale (mobilità verticale); crisi del predominio maschile; progressiva estensione della parità dei diritti tra uomo e donna; aumento dell’autonomia dei figli; instabilità o difficoltà di comunicazione, crisi dell’autorità della famiglia; incoerenze educative fra i genitori; tendenza al permissivismo; paura del cambiamento.

La famiglia è tuttora la principale istituzione sociale, che svolge un ruolo determinante nella formazione della persona.

La natalità è calata, la mortalità diminuisce e la popolazione invecchia. Ciò altera notevolmente il consueto rapporto fra le generazioni.

Secondo i ricercatori dell’ISTAT oggi sono in costante aumento le famiglie costituite da 2, 3 o 4 componenti e vi sono famiglie unipersonali.

sistema.

 

 

 

LETTURA

Le potenzialità educative della famiglia oggi

“La famiglia contemporanea non sempre riesce ad assolvere ai suoi compiti di educazioneaffettiva e socializzante: quesrto, almeno, in tutti i casi in cui mancano armonia di vita familiare, amore reciproco, stabilità emotiva e apertura verso l’esterno. Lo sviluppo di bambini e adolescenti aspira alla sicurezza, e questa nasce dal’amore e dall’apprezzamento; lo sviluppo sociale richiede modelli di identificazione positivi e coerenti rispetto ad una costellazione stabile di norme e valori: e tutto questo postula un ambiente familiare equilibrato, solidale, con forti legamoi rtra i suoi compinenti. Allorhcé questi “pre-requisiti” sono assenti, bambini e adolescenti vengono esposti al rischio di una inadeguata maturazionel, al disagio esistenziale e alla sofferenza.

Abbiao detto di una pedagogia di e per la famniglia, che coincide peraltro con una prospettiva pedagogica general, purché essa si configuri come pedagogia di uana maturazione piena e dunque integrale della personalità. Certo, un motivo sembra a questo punto degno di essere sottolineato, ed è quello…di un’educazione all’amore che n on scada nell’edonismo e nell’egocentrsmo, ma sapipia dilatarsi fino ad includere i diritti dei soggetti che la coppia introduce nel mondo. Lo scrive – significativamente – un sociologo: “La famiglia è chiamata (non da sola però) ad elaborare un nuovo ethos in termini di autoespressione, di autocoscienza e di pratiche conseguenti che…devono necessariamente fare appello ad una ridefinizione dei diritti umani, in primis del bambino, secondo un’etica del bene comune, insteso come bene relazionale. Le relazioni debbono rispettare criteri di reciprocità se vogliono offrire un arriccihimento umano alle persone coinmvolte, e non già alienazione. Al d là dei diritti della coppia si affacciano i diritti del bambino ad avere relazioni umane sensate” (P. DONATI, Lineamenti di sociologia della famiglia, La Nuova Italia Firenze 1989, p. 128).

 

LETTURA

Famiglia ed educazione sociale: morte e resurrezione di un’agenzia educativa

La famiglia è al centro di mutamenti profondi e di un ampio dibattito culturale sul suo ruolo di crescita sociale degli individui. Criticata fino alla fine degli anni Sessanta per la sua funzione di trasmissione dei valori “borghesi” e come parte di relazioni psicologicamente disturbate, la famiglia è stata dichiarata “morta” da alcuni settori della cultura. I due decenni successivi hanno messo in luce ... i problemi posti ... dal cambiamento dei ruoli (della donna, degli anziani, della figura paterna) e delle dimensione procreativa e genitoriale (il controllo delle nascite, la maternità scientificamente indotta, l’adozione ... la violenza e l’abuso). 

Nello stesso tempo si è sottolineata la funzione affettiva della famiglia e la sua centralità, essendo ormai "l’unica struttura che possa rimuovere o attenuare i guasti di una società che rischia di diventare disumana” (Carlo Alfredo moro, giurista). 

La persistenza della famiglia lungo l’arco di vita degli individui fa sì che essa ... sostituisca o integri il contributo delle altre istituzioni sociali.

Complessivamente oggi si può definire la famiglia una realtà in transizione, all’interno della quale è possibile ritrovare concezioni, modelli e progetti educativi contrastanti...

In passato, si considerava l’educazione come un processo sostanzialmente riferito alla sola età evolutiva. Attualmente si parte dal concetto di un ciclo di vita della famiglia, che va dalla formazione di una coppia stabile fino alla morte dei suoi membri. L’educazione dei figli rientra in un più vasto processo educativo che riguarda anche gli adulti in ogni età della loro vita. 

(Tratto da U. AVALLE, M. MARANZANA – Cultura pedagogica. I problemi, Paravia Milano 1998, pp. 132-133).

 

 

L’influenza della dinamica familiare sulla formazione dell’immagine di sé

 

L’immagine di sé nasce dalle esperienze interpersonali e dall’interiorizzazione degli apprezzamenti riflessi delle persone circostanti, che condizionano il modo con cui l’individuo giudica se stesso. L’immagine di sé ha indubbiamente un’origine sociale.

 

La teoria psicoanalitica 

 

Secondo Freud, per quanto concerne l’influenza dell’ambiente familiare, la teoria dello sviluppo psicosessuale, il concetto di complesso edipico e di identificazione fanno presumere una possibile influenza degli atteggiamenti dei genitori nel bambino, ma la psiche infantile rappresenta un’elaborazione inconscia dell’ambiente familiare, distorta dai desideri prodotti dalle pulsioni istintuali.

Per i neofreudiani invece le relazioni interpersonali acquistano un ruolo importante come determinante della personalità. Secondo Sullivan l’immagine di sé, definita come “personificazione dell’Io”, rappresenta l’immagine interiore che l’individuo ha di se stesso e si può intendere come l’immagine che l’individuo sviluppa nelle varie fasi evolutive quando si percepisce, si giudica, si valuta, riflettendo le percezioni, i giudizi e i valori che gli altri manifestano verso di lui e che egli apprende nelle relazioni interpersonali. Sullivan fa notare come in relazione alle valutazioni ambientali sorge nel bambino sia un’immagine di sé personificata come Sé buono, sia un’immagine di sé personificata come Sé cattivo. Queste personificazioni saranno poi fuse in un’unica immagine di sé che comprende i tratti strutturali buoni e cattivi, desiderabili e indesiderabili. Alcune esperienze, caratterizzate da ansia tanto intensa da non essere tollerate, rimangono dissociate e costituiscono una parte non integrata dell’immagine di sé.

 

 

L’approccio transazionale

 

L’approccio transazionale mira allo studio delle configurazioni transpersonali e considera tutti i membri coinvolti in un unico sistema di interscambio di informazioni, di influenze reciproche e circolari. L’interazione madre-bambino è vista come processo bidirezionale, in cui la madre influenza il figlio, il figlio influenza la madre secondo un principio di reciprocità positiva. La relazione della madre col bambino deve essere poi valutata nel quadro delle relazioni della madre con il padre sia in quanto coppia di genitori, sia nei ruoli coniugali, sessuali, professionali e sociali.

 

Secondo la psicologia transazionale il bambino disturbato, con una percezione patologica di sé rappresenta l’espressione dei conflitti di una famiglia disturbata: essa sposta l’accento sul sistema patologico delle interazioni fra le coppie di membri caratterizzate da percezioni distorte, assenza di reciproche soddisfazioni, soluzioni patologiche dei conflitti, irrigidimento delle difese.

Ackermann rileva nelle famiglie disturbate un conflitto, che si manifesta in aspettative contrastanti nei singoli membri su ciò che la famiglia dovrebbe fare per ciascuno, tentativi di controllarlo irrazionalmente, con meccanismi di difesa punitivi e distorsione comunicativa.

 

 

Analisi fenomenologica

 

Laing ha indagato sulle distorsioni comunicative all’interno della famiglia: egli sostiene che l’esperienza dell’altro, attraverso la quale l’individuo definisce se stesso in una maniera complementare, costituisce un sistema di transazioni reciproche che possono determinare una psicopatologia interpersonale. Egli dimostra come tutti i membri della famiglia siano coinvolti in un sistema patologico di interazione: l’unica forma di adattamento possibile ad un sistema di interazioni disturbato è l’adattamento all’immagine di sé distorta con la quale gli altri lo individuano.

 

 

La famiglia e la genesi dei disturbi psichici

 

La famiglia deve mantenere la propria identità nel cambiamento.

Il passaggio da una fase all’altra del ciclo di vita è un evento critico, nel senso che la famiglia deve riorganizzarsi al suo interno per rafforzare le modalità del suo funzionamento in vista del cambiamento del sistema. Una crisi è sempre positiva se consente la crescita psicologica e sociale degli individui; negativa se la famiglia non riesce ad organizzarsi.

La qualità delle relazioni all’interno del vissuto familiare influisce sulla formazione della personalità del bambino e sul suo processo di adattamento.

La famiglia non possiede soltanto potenzialità educative e formative: non di rado essa può generare la sofferenza ed il malessere psichico in uno dei suoi membri, generalmente il più debole, il quale diventa il bersaglio dei conflitti familiari.

Altre volte le diverse forme di malessere coinvolgono l’intero nucleo familiare. Spesso il membro che finisce per soccombere è proprio il bambino, che è psicologicamente il più debole.

 

Spiegel e Bell hanno esaminato 85 articoli, pubblicati dal 1930 in poi da studiosi diversi, concernenti il rapporto tra la struttura della famiglia e la genesi dei disturbi psichici, utilizzando il metodo comparativo. Da tali studi emerge la tendenza generale degli studiosi ad attribuire alla famiglia la principale responsabilità della disposizione alla malattia mentale. 

LETTURA: Patologia familiare

 

“Le madri di 100 schizofrenici maschi ospedalizzati vennero paragonati alle madri di 100 casi medici maschi. Le madri del gruppo schizofrenico avevano un atteggiamento più restrittivo verso i figli e tendevano a esibire o un freddo distacco o un’eccessiva devozione…

In una ricerca sulle madri di 25 bambini con disturbi della condotta e tratti nevrotici, si riscontrò che esse avevano avuto un’infanzia infelice, mostravano tratti nevrotici, infantili, erano generalmente inadeguate alla funzione materna, avevano cattivi rapporti coniugali ed erano ostili ai figli, senza un eccesso compensatorio di protezione. In un’altra ricerca, 142 pazienti nevrotici vennero paragonati con un gruppo di controllo normali. I genitori del gruppo dei pazienti erano ostili in quanto incapaci di dimostrare amore o affetto verso il bambino o di riceverne da lui. Inoltre vi era un maggior conflitto tra i genitori e i figli e tra i genitori tra loro nel gruppo dei nevrotici…In una ricerca sui genitori di 50 bambini che manifestavano balbuzie e altri difetti del linguaggio, e nel quale si fece uso di metodi oggettivi, si trovò che le madri erano nevrotiche, sottomesse e timide, mentre i padri non erano diversi dai padri del gruppo di controllo dei normali. Una ricerca su 12 bambini con fobia della scuola dimostrò che la loro vita familiare era caratterizzata da instabilità emotiva e da conflitti. Le madri erano nevrotiche e timorose e i padri passivi e dipendenti...

Bonney afferma che genitori ostili possono provocare varie forme di deviazione nel bambino. I genitori di delinquenti preferiscono a loro gli altri figli, mentre gli alcoolizzati hanno padri severi e madri eccessivamente protettive...

Un fatto che viene ripetutamente sottolineato è l’angoscia di separazione, che è stata descritta come il nucleo costitutivo del processo patologico interpersonale in casi di fobia della scuola, balbuzie, psicosi, psicopatia e asma...

Le caratteristiche (principali) della famiglia che hanno ricevuto la maggior attenzione … sono quelle riguardanti l’ordine di nascita, l’età, l’integrità familiare, la situazione coniugale, il sesso e l’ampiezza della famiglia…

Le persone sposate sono meno frequentemente psicotiche rispetto agli scapoli e alle nubili, ai divorziati, ai vedovi… Questo tipo di vantaggio per i coniugati rispetto agli individui che non vivono in una situazione coniugale non è costante, ma varia con l’età, il sesso e la categoria diagnostica. I maschi, in generale, ne sono meno avvantaggiati delle femmine; è più probabile che essi siano scapoli se psicotici e schizofrenici se sono scapoli. In pari tempo vi è un legame tra il sesso e il tipo di psicosi, giacché le donne sono più inclini degli uomini alle psicosi maniaco-depressive. Molti studi hanno indagato sulla relazione tra l’ordine di nascita e le psicosi. Non vi è una prova definitiva che vi sia un qualche rapporto tra i due fatti…

Le prove concernenti l’ordine di nascita sono contrastanti. Alcuni hanno trovato che i primogeniti sono meno nevrotici… Il “viziato figlio unico” di Adler non risulta più nevrotico degli altri bambini. Holman è giunto alla conclusione che i figli unici sono nevrotici, ma soprattutto in conseguenza delle rotture fra i genitori…

L’idea che le rotture familiari provochino delinquenza è molto diffusa”.

 

(Da J. P. SPIEGEL, N. W. BELL – La famiglia del paziente psichiatrico, in S. ARIETI (a cura di) – Manuale di psichiatria, vol. 1, Bollati Boringhieri Torino 1969 pp. 73-80). 

LA MALATTIA MENTALE

 

La follia altro non è che una grottesca caricatura di ciò che potrebbe essere la

guarigione naturale da quell’alienata integrazione che chiamiamo “sanità”

(R. D. LAING)

La follia è un mezzo naturale per guarire il nostro spaventoso stato di alienazione

(R. D. LAING).

 

L'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità definisce salute mentale la disponibilità a stabilire relazioni armoniose con altre persone e contribuire costruttivamente alla modificazione dell’ambiente.

Dal punto di vista statistico rientra nella “norma” il soggetto che presenta un modo di pensare e di agire simile a quello della media delle persone. Questo concetto, però, tiene conto soltanto degli aspetti esteriori della personalità.

Dal punto di vista sociale è “normale” colui che presenta un buon adattamento alla società. Anche questo concetto appare limitato perché trascura i valori dell’individualità.

Dal punto di vista psicologico l’individuo è mentalmente sano quando presenta un’adeguata organizzazione della personalità ed un’integrazione armonica delle sue componenti.

Una definizione adeguata di salute mentale deve tener conto di tutti i tre criteri. Pertanto possiamo considerare una persona mentalmente equilibrata quando è ben adattata all’ambiente pur conservando la sua individualità, è in grado di controllare pulsioni e conflitti in misura socialmente accettabile, ha sufficiente consapevolezza delle sue capacità e dei suoi limiti e sa orientarsi di conseguenza per organizzare il suo progetto di vita; infine è in grado di stabilire valide relazioni interpersonali.

Salute mentale e malattia psichica non sono nettamente separate fra loro, ma si collocano lungo un continuum in quanto vi sono molti stati “al limite” fra i due estremi.

Un individuo ben adattato può sviluppare una condizione di stress di breve durata; una persona disadattata può imparare ad affrontare con equilibrio e a superare i propri problemi e conflitti.

Gli operatori delle strutture psichiatriche devono tenere in grande considerazione le famiglie, ridefinire gli inevitabili conflitti familiari, in modo che non divengano distruttivi ma ricompositivi. Bisogna porsi dalla parte del più debole, che può essere il paziente o un suo familiare. 

BIBLIOGRAFIA DI APPROFONDIMENTO

 

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