Pietro Metastasio - Arie

I

Non so dir se sono amante;

ma so ben che al tuo sembiante

tutto ardore pena il core,

e gli è caro il suo penar.

Sul tuo volto, s'io ti miro,

fugge l'alma in un sospiro,

e poi riede nel mio petto

per tornare a sospirar.

VII

Alla stagion novella

fin dall'opposto lido

torna la rondinella

a riveder quel nido,

che il verno abbandonò.

Così il mio cor fedele,

nel suo penar costante,

ritorna al bel sembiante,

che per timor lasciò.

XXVI

Dovunque il guardo giro,

immenso Dio, ti vedo:

nell'opre tue t'ammiro,

ti riconosco in me.

La terra, il mar, le sfere

parlan del tuo potere:

tu sei per tutto; e noi

tutti viviamo in te.

XXIX

Se a ciascun l'interno affanno

si leggesse in fronte scritto,

quanti mai, che invidia fanno,

ci farebbero pietà!

Si vedria che i lor nemici

hanno in seno; e si riduce

nel parere a noi

felici ogni lor felicità.

LI

Pria di lasciar la sponda,

il buon nocchiero imìta;

vedi se in calma è l'onda,

guarda se chiaro è il dì.

Voce dal sen fuggita

poi richiamar non vale;

non si trattien lo strale

quando dall'arco uscì

LXI

Ah ritorna, età dell'oro,

alla terra abbandonata,

se non fosti immaginata

nel sognar felicità.

Non è ver; quel dolce stato

non fuggì, non fu sognato;

ben lo sente ogni innocente

nella sua tranquillità.


Ipermestra (dramma musicale)

Atto secondo, vv. 454 e sgg.

 

Pria di lasciar la sponda

455 il buon nocchiero imita;

  vedi se in calma è l'onda,

  guarda se chiaro è il dì.

 

     Voce dal sen fuggita

  poi richiamar non vale;

460 non si trattien lo strale

  quando dall'arco uscì.

 

La tempesta Cantata VII)

 

No, non turbarti, o Nice; io non ritorno

A parlarti d'amor. So che ti spiace:

Basta così. Vedi che il ciel minaccia

Improvvisa tempesta: alle capanne

Se vuoi ridurre il gregge, io vengo solo

Ad offrir l'opra mia. Che! Non paventi?

Osserva che a momenti

Tutto s'oscura il ciel, che il vento in giro

La polve innalza e le cadute foglie:

Al fremer della selva, al volo incerto

Degli augelli smarriti, a queste rare,

Che ci cadon sul volto, umide stille,

Nice, io preveggo... Ah non tel dissi, o Nice?

Ecco il lampo, ecco il tuono. Or che farai?

Vieni, senti: ove vai? Non è più tempo

Di pensare alla greggia. In questo speco

Riparati frattanto; io sarò teco.

Ma tu tremi, o mio tesoro!

Ma tu palpiti, cor mio!

Non temer, con te son io,

Né d'amor ti parlerò.

Mentre folgori e baleni,

Sarò teco, amata Nice;

Quando il ciel si rassereni,

Nice ingrata, io partirò.

Siedi, sicura sei. Nel sen di questa

Concava rupe in fin ad or giammai

Fulmine non percosse,

Lampo non penetrò. L'adombra intorno

Folta selva d'allori

Che prescrive del ciel limiti all'ira.

Siedi, bell'idol mio, siedi e respira.

Ma tu pure al mio fianco

Timorosa ti stringi, e, com'io voglia

Fuggir da te, per trattenermi annodi

Fra le tue la mia man! Rovini il cielo,

Non dubitar, non partirò. Bramai

Sempre un sì dolce istante. Ah così fosse

Frutto dell'amor tuo, non del timore!

Ah lascia, o Nice, ah lascia

Lusingarmene almen! Chi sa? Mi amasti

Sempre forse fin or. Fu il tuo rigore

Modestia, e non disprezzo; e forse questo

Eccessivo spavento

È pretesto all'amor. Parla, che dici?

M'appongo al ver? Tu non rispondi? Abbassi

Vergognosa lo sguardo!

Arrossisci? Sorridi? Intendo, intendo.

Non parlar, mia speranza;

Quel riso, quel rossor dice abbastanza.

E pur fra le tempeste

La calma ritrovai:

Ah non ritorni mai,

Mai più sereno il dì!

Questo de' giorni miei,

Questo è il più chiaro giorno:

Viver così vorrei,

Vorrei morir così.

 

La partenza (la libertà)

 

Ecco quel fiero istante;

Nice, mia Nice, addio.

Come vivrò, ben mio,

così lontan da te?

 

Io vivrò sempre in pene,

io non avrò più bene;

e tu, chi sa se mai

ti sovverrai di me!

 

Soffri che in traccia almeno

di mia perduta pace

venga il pensier seguace

su l'orme del tuo piè.

 

Sempre nel tuo cammino,

sempre m'avrai vicino;

e tu, chi sa se mai

ti sovverrai di me!

 

Io fra remote sponde

mesto volgendo i passi,

andrò chiedendo ai sassi,

la ninfa mia dov'è?

 

Dall'una all'altra aurora

te andrò chiamando ognora,

e tu, chi sa se mai

ti sovverrai di me!

 

Io rivedrò sovente

le amene piagge, o Nice,

dove vivea felice,

quando vivea con te.

 

A me saran tormento

cento memorie e cento;

e tu, chi sa se mai

ti sovverrai di me!

 

Ecco, dirò, quel fonte,

dove avvampò di sdegno,

ma poi di pace in pegno

la bella man mi diè.

 

Qui si vivea di speme;

là si languiva insieme;

e tu, chi sa se mai

ti sovverrai di me!

 

Quanti vedrai giungendo

al nuovo tuo soggiorno,

quanti venirti intorno

a offrirti amore e fé!

 

Oh Dio! chi sa fra tanti

teneri omaggi e pianti,

oh Dio! chi sa se mai

ti sovverrai di me!

 

Pensa qual dolce strale,

cara, mi lasci in seno:

pensa che amò Fileno

senza sperar mercé:

 

pensa, mia vita, a questo

barbaro addio funesto;

pensa... Ah chi sa se mai

ti sovverrai di me!