GIOCHI DI LOGICA

GIOCHI DI LOGICA

Soluzioni 

 

1. Il lupo, la capra e i cavoli

 

Un traghettatore deve trasportare da una riva all’altra di un fiume un lupo, una capra e dei cavoli utilizzando una barchetta, su cui può trasportare soltanto una cosa alla volta.

Se portasse per primi i cavoli, il lupo divorerebbe la capra. Se pensasse a trasportare via il lupo, la capra mangerebbe i cavoli. Come farà?

 

INDOVINELLO DELL'EDIPO RE

Qual è l'animale che la mattina cammina con quattro gambe, a mezzogiorno con due e la sera con tre?

Soluzione

 

I TRE INDOVINELLI DI TURANDOT

Nell'opera di Puccini Turandot  l'algida principessa mette alla prova tutti coloro che ambiscono alla sua mano con tre indovinelli. Chi non riesce a trovare la soluzione di tutti e tre è mandato a morte. Chi indovinerà avrà la mano della principessa.Ci riuscirà solo il principe Calaf.

Ecco i tre indovinelli.

 

1)Nella cupa notte vola un fantasma iridescente.

Sale, spiega l'ale, sulla nera, infinità umanità!

Tutto il mondo lo invoca, tutto il mondo lo implora!

Ma il fantasma sparisce con l' aurora per rinascer nel cuore!

Ed ogni giorno nasce, ed ogni giorno muore!

 

2)Guizza al pari di fiamma, e non è fiamma! 

E' talvolta delirio! E' tutta febbre!

Febbre d'impeto e ardore!

L'inerzia lo tramuta in un languore!

Se ti perdi o trapassi si raffredda!

Se sogni la conquista avvampa! Avvampa!

Ha una voce che trepido tu ascolti,

e del tramonto vivo il bagliore!

 

3)Gelo che ti da foco! E dal tuo foco più gelo prende!

Candida ed oscura !

Se libero ti vuol, ti fa più servo!

Se per servo t'accetta, ti fa re!

Su straniero! Ti sbianca la paura!

E ti senti perduto! Su, straniero!

Il gelo che dà foco, che cos'è?

 

Soluzione Indovinelli di Turandot

 

 

I tre berretti verdi

 

Durante la seconda guerra mondiale tre soldati americani vengono catturati dai tedeschi. Questi, anziché ucciderli, danno loro la possibilità di salvarsi. Mostrano loro tre berretti verdi e due neri, poi li bendano e mettono ad ognuno di loro un berretto verde. Uno alla volta, i prigionieri dovranno essere sbendati e potranno guardare i berretti dei loro compagni, ma non potranno vedere il proprio. Il primo prigioniero viene sbendato e, alla domanda di dire di che colore è il suo berretto, risponde di non saperlo. Anche il secondo prigioniero non sa rispondere. Il terzo invece, risponde di avere in testa un berretto verde e così salva la vita a sé e ai suoi compagni. Come ha fatto a saperlo?

 

La lucertola e il  muro

 

Una lucertola deve scavalcare un muro alto dodici metri. Ogni giorno sale quattro metri e poi ridiscende di due metri. In quanti giorni raggiungerà la sommità del muro?

 

Le monete false

 

Ci sono dieci colonne costituite da dieci monete ciascuna. Una colonna è costituita da monete tutte false, ma non sapete quale. Conoscete il peso di una moneta buona e sapete che una moneta falsa pesa un grammo in più del dovuto.

Utilizzando una bilancia a normale, qual è il numero minimo di pesate necessarie ad individuare la colonna di monete false?

 

Indovinello (Da Antologia palatina)

 

Dentro non ho niente, e tutto è dentro di me. A tutti regalo la bellezza del mio prodigio. 

Soluzione

I figli del sole

 

I figli del sole, un fratello e una sorella, non si incontrano mai. Quando uno arriva, l'altra se ne va e viceversa. Chi sono?

 

Le quattro sorelle

 

Ci sono quattro sorelle che non si vogliono bene. Quando una arriva l'altra se ne va. Chi sono?

 

L’imperatore e la scacchiera

 

Un imperatore chiese a un saggio di realizzare un gioco in grado di appassionarlo sempre e di non annoiare mai. Dopo un po’ di tempo l’inventore gli presentò una scacchiera e gli illustrò il gioco degli scacchi.

L’imperatore, entusiasta, gli promise in premio qualunque cosa egli chiedesse, anche la metà del suo impero. L’inventore gli presentò la seguente richiesta:

Metti un chicco di riso sulla prima casella della scacchiera due sulla seconda, quattro sulla terza e raddoppierai ogni volta, aumentando via via con tutte le caselle della scacchiera.

Molti presero in giro l’inventore, che aveva rinunciato a metà dell’impero in cambio di qualche manciata di riso.

Ritieni che la richiesta dell’inventore sia stata stupida o saggia?

 

I due barbieri (enigma del filosofo e scienziato Bertrand Russell)

In un paesino arriva un turista che deve tagliarsi i capelli. nel paesino ci sono solo due barbieri. Decide di visitare entrambi i negozi per scegliere a chi rivolgersi. Il primo ha il negozio splendente e curato, ben arredato e accogliente; il barbiere ha i capelli ordinatissimi e ben tagliati.

Il secondo ha un negozio assai malandato e mal arredato; i suoi capelli sono tagliati male e molto arruffati.

Entrambi i negozi praticano lo stesso orario di apertura e chiusura e chiedono lo stesso prezzo, ma il turista si reca con decisione dal secondo barbiere. Perché?

 

La spia

Una spia ha ricevuto l’ordine di entrare in un centro segreto, dove bisogna pronunciare una parola d’ordine per entrare, ma la difficoltà consiste nel fatto che essa viene cambiata ogni volta. Si nasconde presso il portone, osserva e ascolta in silenzio.

Vede arrivare un agente che bussa al portone; una voce gli dice "12", egli risponde "6" e gli viene aperto. Poco dopo arriva un altro agente; bussa e gli viene detto "8", risponde "4" ed entra. Arriva un terzo agente; bussa e gli viene detto “10”. Risponde “5” e il portone si apre.

A questo punto, la spia crede di aver scoperto il codice segreto; si avvicina e bussa; gli dicono “4” e risponde “2”, ma gli sparano e lo uccidono. Perché? Quale risposta avrebbe dovuto dare?


GIOCHI DI LOGICA

Soluzioni  

 

FIABA INDOVINELLO (FRATELLI GRIMM)

 

Tre donne erano state trasformate in fiori in mezzo al campo, tuttavia una di loro poteva passare la notte a casa sua. Una volta, sul fare del giorno, quando doveva tornare dalle sue compagne nel campo per tramutarsi in fiore, ella disse al marito: Se stamattina vieni a cogliermi, sarò libera e rimarrò sempre con te. E così avvenne.

Domanda: come ha potuto riconoscerla il marito, se i fiori erano tutti uguali e senza differenze?
Soluzione 

 

IL TRAVASO

 

Il gioco consiste nel misurare esattamente la quantità d'acqua richiesta, avendo a disposizione due contenitori, che possono essere riempiti o vuotati a piacere, ma la soluzione non deve essere approssimata, bensì esatta.

 

A. Avendo a disposizione un contenitore da  2 l. e uno da 5 l.  bisogna misurare esattamente 3 l.

Soluzione

 

B. Avendo un contenitore da 5 l. e uno da 4 l., bisogna misurare esattamente 3 l.

Soluzione

 

C. Avendo a disposizione un contenitore da 5 l. e uno da 3 l., occorre misurare esattamente 7 l.

Soluzione

 

SOLO DUE

 

Quali sono gli elementi fondamentali di un oggetto? Individua solo due, tra gli elementi indicati, trascurando le caratteristiche non essenziali, che non sono sempre presenti.

Ad eempio un gatto deve sempre possedere delle orecchie, ma può non possedere una lettiera, un padrone, dei figli.

1. Una casa ha sempre

Tetto     salotto     balcone     libreria      porta     cortile

2. Un albero ha sempre

Fiori     tronco     radici     frutti     fiori      nido

3. Un albergo ha sempre

Clienti     stanze     giardino     finestre     solarium     terrazzo

4. Un’automobile ha sempre

Motore     tappetino     airbag     capote     ruote     poggiatesta

5. Una barca ha sempre

Remi     motore     vernice     lunghezza     scafo     vela

6. Una ragazza ha sempre

Trucco     corteggiatori     lineamenti     vestiti     capelli     amici

7. Un treno ha sempre

Locomotiva     vagone     bigliettaio     conduttore     viaggiatori     ristorante

8. Le calze hanno sempre

Cuciture     lunghezza     aderenza     trasparenza     peso     eleganza

9. Una sedia ha sempre

Imbottitura     braccioli     schienale     sedile     comodità     forma

10. Un bambino ha sempre

Amici     giocattoli     corpo     salute     nome     fratelli 

 

Soluzione

 

INDOVINELLI

 

1. Prende  sempre le cose sul serio. Chi è?

 

2. Ha cervello, ha fegato da vendere e tratta gli altri col cuore in mano. Chi è?

 

3. Danno sempre i numeri e sono spesso in rosso. Chi?

 

4. Quando c'è non si vede, quando non c'è si vede. Che cos'è?

 

5. C'è una cosa che nasce grande e muore piccina. Che cos'è?

 

6. Ci sono quattro sorelle che non si vogliono bene: quando una viene, l'altra se ne va. Chi sono?

 

7. Qual è la palma che vive in tutto il mondo?

 

8. Qual è la pianta che vive in tutti i climi?

 

9. Si spoglia solo quando fa freddo. Chi?

 

10. Sono tante concorrenti che si battono al pulsante. Chi sono?

 

11. Quando sono troppo magre, non le accetta nessuno. Chi sono?

 

12. E' una cosa tutta nera, resta incollata da mane a sera. Che cosa?

 

13. E' un vivace battibecco. Chi?

 

14. Scende ridendo e sale piangendo. Che cos'è? 

 

Soluzione degli indovinelli

 

PARADOSSI E SOFISMI STORICI 

 

Il dilemma del coccodrillo (Diogene Laerzio)

Un coccodrillo rapisce un bambino. Alla madre, disperata, che ne chiede la restituzione, il coccodrillo risponde che lo farà soltanto se lei sarà in grado di indovinare le sue intenzioni. Allora la madre gli dice: Non mi restituirai mio figlio.

Cosa farà il coccodrillo? Restituirà il bambino oppure no?

 

Il dilemma del bugiardo

Se io dico: Sono un bugiardo, dico il vero o il falso? 

   

INDOVINELLO NAPOLETANO

Nun so' femmina e porto 'a vesta;

songo pate e nun so' pate;

si murite nun faccio festa,

ma me faccio 'na cantata.

 

Non sono donna e porto il vestito;

sono padre e non son padre;

se morite non faccio festa,

ma mi faccio una cantata.

 

SOLUZIONE

 

 


ALTRI GIOCHI LOGICO-LINGUISTICI

ACRONIMI

 

1) Prova a sintetizzare la vita di un personaggio utilizzando soltanto parole che inizino con le lettere del nome del personaggio stesso.

 

ESEMPIO: PICASSO

Pittore

Informale,

Creativo,

Assolutamente

Sbalorditivo,

Stravagante,

Originale.

Prova ora ad esercitarti con le seguenti parole: Psicologia – Sociologia – Antropologia – Etologia

Soluzioni

 

Indovinello - Da Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno di Giulio Cesare Croce

 

Il re promette un gioiello alla regina se riesce a risolvere il seguente indovinello:

Bevo acqua perché non ho acqua; se avessi acqua berrei vino.

Di che si tratta?

 

Soluzione

 

2)SOLO L'INIZIALE

Cerca di esprimere le principali caratteristiche dell’attività di uno degli studiosi indicati, utilizzando unicamente parole la cui iniziale corrisponda all’iniziale del cognome del personaggio, in modo da formare una frase di senso compiuto.

 

ESEMPI

LEOPARDI:  Lodò la pallida luna, levandole lamenti.

UNGARETTI: Umido universo uggiolo. Udisti un uomo.

(Esempi tratti da U.ECO -  Il secondo diario intimo, Gruppo editoriale Fabbri, Bompiani, Sonzogno, Etas, Milano 1992).

Prova ad esercitarti con i seguenti personaggi:

Petrarca – Boccaccio – Ariosto – Tasso – Foscolo – Manzoni.

   

PROBLEMA: DONALD

Prova a risolvere questa addizione, in cui ai numeri sono state sostituite delle lettere. Sapendo che a lettera uguale corrisponde un numero uguale e che D = 5, ricava i numeri corrispondenti alle altre lettere ed esegui l’operazione.

DONALD +     ------  +

GERALD =     ------  =

--------           --------

ROBERT       ------

 

SOLUZIONE

ATTO PRIMO

SCENA PRIMA

Arlecchino solo.

Arlecchino ripulisce un abito su un tavolino e riflette ad alta voce.

ARL. Dice il proverbio: o servi come servo, o fuggi come cervo: non voglio che il mio padrone si debba lamentare di me. Gli piace la pulizia ed è così buono che merita di essere servito di cuore. Un  uomo che s’innamora ha delle ore buone e altre cattive. (prende il cappello per spazzarlo) Io so che brutta bestia è l'amore. Da due mesi vivo in questa casa e il mio padrone fa un po’ l’amore con la padroncina di casa; e io non ho coraggio di dirlo alla cameriera. (rimette il cappello a suo luogo, poi ritorna pensoso) Come posso sapere se mi vuole bene oppure no? Se non glielo domando, non me lo dirà mai. Ma non ho coraggio di attaccare discorso. Se lei mi desse qualche motivo... Se mi guardasse un po’, ma non mi ha mai dato un’occhiata come dico io. Non ho nessuna certezza ma non ho neanche ragione di disperarmi. Se sapessi scrivere, scriverei una lettera. Ma per mia disgrazia, i miei genitori erano analfabeti e non hanno voluto un figlio più virtuoso di loro. È vergognoso che io non sappia scrivere. Imparare è tardi. Potrei farmi scrivere una lettera da qualcuno, ma non voglio confidarmi con chiunque. Sarebbe più facile farmi coraggio e dirle i miei sentimenti. Ma sono troppo modesto e non mi decido.

SCENA SECONDA

Roberto agitato, ed il suddetto.

ROB. Arlecchino. Il pittore è venuto? (agitato)

ARL. No, signore, non l’ho visto.

ROB. Torna da lui: deve consegnarmi il ritratto prima di mezzogiorno, altrimenti non mi serve più.

ARL. Il ritratto è finito. Deve riporlo in una cornice.

ROB. Egli mi ha promesso di mandarmelo prima di sera; ma io ne ho bisogno prima di mezzogiorno.

ARL. Caro padrone, perché tanta premura?

ROB. Questa sera devo partire... il baule deve essere in ordine per questa sera.

ARL. (Oh povero me!) Dove andrete, padrone?

ROB. Per Roma. (agitato)

ARL. Ma perché così d’improvviso?

ROB. Mio zio è moribondo. Egli mi ha allevato come un padre e il mio futuro dipende dal suo testamento. Ho ricevuto stamattina una lettera che mi comunica che la malattia è acuta e che i medici non gli danno sei o sette giorni di vita. Va’ subito dal pittore.

ARL. Se dovete uscire di casa volete che vi vesta?

ROB. Sì, vestitemi e poi andate.

ARL. (Lo aiuta a vestirsi) Qui sanno che andate via?

ROB. Non ho ancora veduto nessuno; è presto.

ARL. Cosa dirà la signora Dorotea?

ROB. Son certo che se ne dispiacerà, ed io ne sono mortificato; ma è meglio ch'io me ne vada.

ARL. Ma perché meglio? Se vostra signoria le vuole bene, perché non fa la domanda a suo padre?

ROB. Non posso. Mio zio si offenderebbe se non lo chiedessi a lui; ed il signor Anselmo non me l'accorderebbe senza il consenso di mio zio.

ARL. Mi dispiace lasciare Bologna!

ROB. E perché? Hai forse qualche amoretto?

ARL. Oh! Io un amoretto? (si vergogna)

ROB. Oh! Va’ a vedere questo ritratto.

ARL. Hanno bussato alla porta dell'anticamera. (va alla porta) Ecco qua il servitore del pittore.

SCENA TERZA

Giacinto ed i suddetti.

GIAC. Servitore umilissimo.

ROB. Avete portato il ritratto?

GIAC. Eccolo qui, signore; è un capolavoro. Osservi quale delicatezza di colorito, gli abiti e la mano!

ROB. La pittura è bellissima; ma non vedo sufficiente somiglianza. Che ne dici, Arlecchino?

ARL. Oltre alla somiglianza il quadro ha valore.

GIAC. La somiglianza è un talento che non si acquista con l'arte. Io ho un talento per i ritratti.

ROB. Devo darlo subito alla signora Dorotea.  (Arlecchino, dai la mancia a quel giovane). (parte)

SCENA QUARTA

Arlecchino e Giacinto

ARL. Il mio padrone mi ha ordinato di darvi qualcosa per il vostro incomodo...

GIAC. Oh! signore... (cerimonioso)

ARL. Ecco, amigo. (gli dà il danaro)

GIAC. Non rifiuto le gentilezze (prende il danaro)

ARL. Eseguo gli ordini del mio padrone. Sono pover’uomo, ma galantuomo.

GIAC. (Gli mostra un ritratto) Conoscete questo ritratto?

ARL. Ma è la mia figura! (con ammirazione)

GIAC. L’ho fatto io, vostro umilissimo servitore.

ARL. Voi? (guardandolo bene)

GIAC. Ho del talento per la pittura; e un giorno farò la mia figura nel mondo.

ARL. Vi apprezzo molto. Il ritratto mi somiglia. Ma come m'avete dipinto, senza che lo sapessi?

GIAC. Mentre il mio padrone dipingeva, io lavoravo guardandovi segretamente.

ARL. Siete molto abile. (gli vuol render il ritratto)

GIAC. Signore... Il ritratto è suo. Io l'ho fatto per vossignoria. La prego di riceverlo e di gradirlo.

ARL. Rifiutare un dono è segno di inciviltà. Non lo merito, ma vi ringrazio. (lo chiude)

GIAC. Credo di aver impiegato bene il mio tempo per una persona come vossignoria.

ARL. A Roma parlerò molto bene di voi.

GIAC. Ho impiegato tre o quattro giorni di lavoro. Pensi solo alla spesa dei pennelli, dei colori, dell'avorio, dell'astuccio, della legatura.

ARL. Oh! Quanto varrà tutta questa grande spesa?

GIAC. Mi rimetto alla sua cortesia.

ARL. Un povero servitor non ha molto denaro. Per le spese, ecco un testone (lo prende dalla tasca)

GIAC. Perdoni. (lo rifiuta). Il suo padrone ha pagato dodici zecchini. Per il suo mi dia tre zecchini.

ARL. Riprendetevi il ritratto. Non voglio spendere tre zecchini. Non ve l’ho chiesto e non lo pagherò.

SCENA QUINTA

Roberto e detti

ROB. Cos'è questo strepito? (ad Arlecchino)

ARL. Costui mi ha fatto il ritratto senza chiedermelo e pretende che io lo paghi.

GIAC. È un ritratto rubato. Questa è la mia abilità.

ROB. Lascia vedere. Ti somiglia. (ad Arlecchino)  

GIAC. Somiglia. Ecco la mia abilità.

ROB. Arlecchino, il ritratto somiglia, prendilo Signor pittore, quanto vuole per questo ritratto?

GIAC. Colori, avorio e acquavite, solo tre zecchini.

ROB. Dategli due zecchini per conto mio.

ARL. Glieli darò. (va a prendere il danaro)

ROB. Perché fare un ritratto senza che vi sia ordinato? (a Giacinto)

GIAC. Faccio sempre così. Se aspettassi che me li ordinassero, non ne farei mai.

ARL. Ecco qua i due zecchini. (a Giac.)

GIAC. Grazie infinite (chi non s'aiuta, si affoga). (parte)

SCENA SESTA

Roberto ed Arlecchino

ARL. Cosa vuole fare di questo ritratto? (a Roberto)

ROB. Tieni, Arlecchino. Ti somiglia moltissimo.

ARL. Grazie infinite (lo mette sul tavolino)

ROB. Non ho potuto vedere la signora Dorotea; dì alla cameriera che venga qua.

ARL. Vuole parlare a Camilla? (con passione)

ROB. Sì, voglio pregarla di dare lei il ritratto alla sua padrona. Dille che questa sera si deve partire.

ARL. (sospirando) E devo dirlo a Camilla?

ROB. Forse ella ha un’inclinazione per te?

ARL. Non lo so.

ROB. Povero pazzo!

ARL. (parte)

SCENA SETTIMA

Roberto, poi Camilla

ROB. Povero giovane! Lo compatisco. Non avrà avuto coraggio. È timido ma è proprio un buon figliuolo.

CAM. (Povera me! Se Arlecchino va via, mi porta via il cuore).  Che cosa mi comanda, signore?

ROB. Voi sapete che ho promesso un ritratto alla signora Dorotea e siccome devo partire stasera...

CAM. (Ah non vedrò più il mio caro Arlecchino!)

ROB. Che avete, Camilla? Vi dispiace la mia partenza per me o per Arlecchino?

CAM. Arlecchino... ha il suo merito... Ma lui non mi pensa e io non penso a lui.

ROB. Su, date il mio ritratto alla signora Dorotea.

CAM. Sì.  (lo mette in un taschino del grembiule)

ROB. Il signor Anselmo è in casa?

CAM. L'ho veduto che stava per partire.

ROB. Andrò ad avvertirlo della mia partenza. (parte)

SCENA OTTAVA

Camilla sola.

CAM. Mi porta via il mio caro Arlecchino! Ma lui non mi pensa: non mi dimostra segni d'inclinazione. Io l'ho amato dal primo giorno e sono pazza per lui. Ma non gliel'ho detto per non essere rifiutata; ora se n'andrà, ed io non saprò mai se mi ama. Almeno porto il ritratto alla mia signora, che è così afflitta. (vede il ritratto d'Arlecchino) Ah! il ritratto del mio caro Arlecchino! Oh come è bello! Arlecchino lo ha fatto fare per me? Allora me lo prendo (lo prende).

SCENA NONA

Carlotto e la suddetta.

CARL. (Oh, vedo nelle mani di Camilla un ritratto)

CAM. È bello ma l'originale lo supera. (C’è Carlotto. Non lo deve vedere! Nasconde il ritratto in tasca)

CARL. Che cosa osservava di bello, signora Camilla?

CAM. Io? Niente.

CARL. Avete in mano un ritratto.  Lo dirò al padrone. (in atto di partire)

CAM. Fermo. Non dite niente a nessuno.  (gli mostra il ritratto di Roberto) Il signor Roberto manda questo ritratto alla signora Dorotea.

CARL. Non lo posso credere. Il signor Roberto donerà il suo ritratto alla figlia di un amico che lo ospita in casa sua, senza che il padre lo sappia?

CAM. Questa sera il signor Roberto parte per Roma, e glielo lascia senza cattiva intenzione.

CARL. E voi lo dareste alla signora Dorotea?

CAM. Glielo darò. (lo mette nel taschino con quello di Arlecchino) (Ho paura che costui racconti in giro il mio segreto, ch'io amo Arlecchino).

SCENA DECIMA

Camilla e Dorotea..

DOROT. Camilla, datemi il mio ritratto.

CAM. Tenete, tenete. (le dà un ritratto senza badare ed esce)

SCENA UNDICESIMA

Dorotea sola.

DOROT. Mi dà pena la partenza del signor Roberto. Se mi ama davvero, spero che otterrà da suo zio il permesso di parlarne a mio padre e che mio padre sarà contento. Ma che farò, lontana da lui? Almeno mi consolerò col ritratto. Cosa vedo! Questo è il ritratto del servitore. È forse un equivoco di Camilla? Questo ritratto potrebbe essere a lei destinato. Oh! Ecco mio padre. Nascondiamolo, per salvare Camilla. (si mette il ritratto in tasca)

SCENA DODICESIMA

Anselmo e la suddetta.

ANS. Che cosa si fa in questa camera? (con sdegno)

DOROT. Sono qui... così... passavo per caso.

ANS. In questa camera non voglio che ci si venga.

DOROT. Non c'è nessuno e non potete rimproverarmi.

ANS. Dammi il ritratto (bruscamente)

DOROT. Io non ho ritratti.

ANS. So tutto. Fuori il ritratto del signor Roberto.

DOROT. Chi vi ha detto che ho il ritratto del signor Roberto?

ANS. Me l’hanno detto Carlotto e Camilla. Fuori quel ritratto, sfacciata! per Bacco Baccone...

DOROT. Oh! sì, signore, l'ho avuto. Ecco il ritratto che mi domandate. (glielo dà). Perché siete arrabbiato con me?

ANS. Perché è di quel malcreato di Roberto.

DOROT. A volte ci si può ingannare.

ANS. Non m'inganno, e sono sicuro di quel che dico.  (lo apre, e vede che non è di Roberto) Non è questo.  Fuori il ritratto di Roberto.

DOROT. Signore, giuro che ho solo questo ritratto. Signor padre, la riverisco. (ridendo parte)

SCENA TREDICESIMA

Anselmo solo.

ANS. Camilla è una brava figliuola. Il colpevole è quel briccone di Carlotto. Lo caccerò via. (parte)

ATTO SECONDO

SCENA PRIMA

Anselmo e CARLOTTO

ANS. (Oh! eccolo qui). Ti ho poi ritrovato.

CARL. Ebbene, signore, avete avuto il ritratto? Avete ragione di essere in collera contro vostra figlia e contro il signor Roberto.

ANS. Vi sbagliate. (mostra a Carlotto il ritratto di Arlecchino)

CARL Oh! ma è il ritratto di Arlecchino. Ho visto in mano di Camilla il ritratto del signor Roberto.

ANS. Impostore bugiardo: perché hai detto che il ritratto era per Dorotea? E se Roberto ha donato il suo ritratto a Camilla, perché incolpi mia figlia? Taci, altrimenti ti prendo a bastonate. (parte)

CARL. Sono sorpreso. Dubito che Camilla m'inganni.

SCENA SECONDA

Arlecchino ed il suddetto.

ARL. (Carlotto guarda un ritratto!)

CARL. Oh! riverisco il signor Arlecchino. (vedendo Arlecchino, nasconde il ritratto)

ARL. (Dov'è 'l mio? Non lo vedo più). (guardando sul tavolino) Comàndi.

CARL. Sento che la vostra partenza è vicina, e sono venuto per augurarvi il buon viaggio...

ARL. Avete visto un ritratto su questo tavolino?

CARL. Su quel tavolino? No, non ho veduto niente.

ARL. In questa camera ti ho visto che avevi in mano un ritratto. (con calore)

CARL. Non avevo niente. Questo ritratto mi è stato dato e non l'ho preso. (glielo dà e parte)

 

SCENA TERZA

Arlecchino solo.

ARL. (Prende il ritratto e lo mette in tasca senza guardarlo)  Pazienza! Andar via senza dirle niente; meglio non vederla. (porta la roba nel  baule)

SCENA QUARTA

Camilla ed il suddetto.

CAM. Se vedessi il signor Roberto, vorrei ridargli il suo ritratto. Ah! questo sbaglio mi costa caro. Ho perduto il ritratto del mio Arlecchino. (lo vede. Oh cielo! Arlecchino è qui).

ARL. (Ah! La mia cara Camilla!) (resta al suo posto)

CAM. (Non so se andare avanti o tornare indietro).

ARL. (Vorrei parlarle; ma non so come fare). Signora Camilla, la riverisco. (con timidezza)

CAM. Serva, signor Arlecchino. Son venuta a cercare il signor Roberto. Non vorrei disturbarla. Partirà questa sera dunque? (patetica)

ARL. Sì, purtroppo. (sospirando)

CAM. Che? le rincresce di dover partire?

ARL. In verità... mi ricresce moltissimo.

CAM. E perché le dispiace? (pare che si lusinghi)

ARL. Le dirò... mi piace Bologna... ho degli amici...

CAM. (Ah! no, non gli rincresce per me).

ARL. Stasera andremo via. Lo ha deciso il padrone.

CAM. Perché mai questa partenza così improvvisa?

ARL. Le dispiace che andiamo via? (consolandosi)

CAM. Me ne dispiace infinitamente per il signor Roberto... Il signor Roberto ha stima per la mia padrona; partendo le lascerà il suo ritratto.

ARL. Ho anch’io il mio ritratto. Vuole vederlo?

CAM. Lo vedrei con piacere.  (da sé)

ARL. Eccolo qua. (glielo dà, vergognandosi)

CAM. (Guarda il ritratto) Tenga il suo ritratto.

ARL. Se non le dispiace, vorrei offrirglielo.

CAM. No, no. La prego; non posso riceverlo. Serva sua. (Oh! quanto volentieri accetterei quel ritratto: ma mi vergogno). (mentre Arlecchino guarda verso la scena, Camilla mette via il ritratto  di Arlecchino, e tira fuori quello di Roberto)

CAM. Tenga, tenga. (gli rende il ritratto, mostrando aver paura)

 

 

SCENA QUINTA

Arlecchino solo, poi Roberto

ARL. Sono disperato! Maledetto ritratto! (lo getta per terra e lo calpesta) (A Roberto che arriva) Prendete questo maledetto ritratto. 

ROB. Come! Ah indegno! Ah scellerato! Perfido, ingrato! Il tuo padrone che ti ha fatto?

ARL. Ah! sior patron... (con estrema afflizione)

ROB. Se ti spiace partire, se non vuoi venire con me, perché non dirmelo; perché dare in pazzie?

ARL. Ah! sior patron... (si getta in ginocchio)

ROB. Se sei afflitto, perché ingiuriarmi? Perché insultarmi? A chi dicevi indegno e scellerato?

ARL. A me e al mio ritratto.

ROB. Come hai nelle tue mani il ritratto che ho fatto fare per Dorotea? Come l'hai avuto?

ARL. Sono venuto in camera... ho trovato Carlotto... che aveva in mano il mio ritratto... L'ho tolto senza guardare; è venuta Camilla, gliel’ho mostrato, ma l’ha rifiutato.

ROB. Orsù, siamo tutti e due ingannati. La padrona si burla di me; ed il servitore si è burlato di te. Va a terminare il baule. Andiamo a Roma. (parte)

ARL. (Preparerò il baule, ma vorrei almeno sapere chi ha tolto il mio ritratto sul tavolino) (parte)

 

ATTO TERZO

SCENA PRIMA

Arlecchino porta le robe sue per metterle nel baule. Arriva CARLOTTO

CARL. Signor Arlecchino, ecco una lettera ed una scatola per voi. La lettera è diretta a voi. Eccola qui. Una scatola col vostro nome. Al Signor Arlecchino Battocchio.

ARL. Da dove viene?

CARL L'ha portata un facchino. È andato via subito.

ARL. Vi ringrazio dell'incomodo.

CARL. Non è niente. 

 

ARL. Chi scrive, non sa che non so leggere. (apre la scatola, trova il ritratto, e lo apre) Oh bella! Il mio ritratto! Il segreto sarà in questa lettera.

 

CARL. Come siete malinconico. Posso aiutarvi? Non avete ancora letto la lettera? Volete ch'io la legga? (Ci scommetto che non sa leggere). (Conosco la mano; questa è una lettera di Camilla).  È una donna che scrive. dice che vi rimanda il vostro ritratto. Ho rilevato il primo periodo. Ecco cosa dice: Signore, capitatomi nelle mani il vostro ritratto ve lo rimando, perché non saprei cosa farne. (Bravissima! Ora capisco tutto. Lo ama, e non lo vuol dire). È una donna che scrive; superba, incivile, che meriterebbe di essere mortificata.  A chi avete dato il vostro ritratto?

ARL. L'ha avuto Camilla; ma non credo mai...

CARL. Ah sì, l'orgogliosa, la superba! Che si burla di tutti, pretende che tutti l'adorino; e odia quelli che non sanno spasimare per lei. Dite la verità: le avete fatto la corte? L'avete lodata, esaltata? Ha fatto lo stesso con me. Ha veduto ch'io non mi curavo di lei; mi ha perseguitato alla morte.

CARL. Leggete. (gli offre la lettera. Arlecchino vorrebbe prenderla, e Carlotto con arte la ritira, come se fosse in collera per amor di Arlecchino) Cospetto! Si può scrivere una lettera più indegna, più temeraria di questa?

ARL. Datemi quella lettera. Gliela getterò in faccia.

CARL. Non fate così: negherà di averla scritta.

ARL. Vorrei almeno mortificarla...

CARL. Eh! Via. Queste lettere si disprezzano, si scordano, si stracciano... (comincia a stracciare e getta i pezzi per terra)

ARL. Ma perché vi infuriate così?

CARL. Per l'amicizia che ho per voi. (parte)

 ARL. Mi pare che si sia scaldato troppo. Chi mai avrebbe creduto quella giovane così modesta e cortese; mi ha rifiutato il ritratto per superbia. (agitando la mano con cui tiene il ritratto, sente dentro muoversi qualche cosa) (apre e trova sei zecchini) Ho paura che Carlotto m'abbia ingannato.  Forse è geloso di Camilla. Farò leggere la lettera a qualcun (raccoglie i pezzi di carta sparsi qua e là)-

 

SCENA SECONDA

Anselmo ed il suddetto.

ANS. Dov'è il vostro padrone? Mi preme parlargli.

Quando viene il vostro padrone, ditegli che non sia in collera meco, che voglio che siamo buoni amici.

ARL. Sior sì. (ha tutti i pezzi di carta in una mano; e tiene la mano aperta)

ANS. Ditegli che so tutto, che mia figlia mi ha confidato ogni cosa, e che se suo zio è contento...

ARL. Vorrei pregarla di una grazia: se poò unire questi pezzi di carta, mi leggerebbe questa lettera?

ANS. Fa cadere i pezzi a terra ed esce.

 

SCENA TERZA

Camilla ed il suddetto.

 

ARL. Ah Camilla, Camilla! (la invoca da solo)

CAM. Signore, mi chiamate? Vi occorre qualche cosa? (confusa) Avete pronunciato il mio nome.

ARL. Può esser, perché è un bel nome.

CAM E che cosa raccogliete da terra?

ARL. Frammenti di una lettera.

CAM. Di una lettera? Era una lettera di qualche donna? (prende un pezzetto di carta) (Ah! sì, è la mia lettera, la conosco). (da sé) Fate dunque così poco conto delle lettere delle donne? Le stracciate e le disprezzate così?

ARL. E’ stato un mio amico. (ironico)

CAM. E voi avete la debolezza di confidare agli amici le cose vostre? Di confidare una lettera di una donna? Siete indiscreto, imprudente.

ARL. Signora Camilla, perché vi scaldate? Avete scritto voi quella lettera?

CAM. Io?... non l'ho scritta io ... so chi l'ha scritta; conosco la giovane che ha stima e amore per voi, è mia amica, e vi rimprovero per parte sua.

ARL. Cara signora Camilla, vi chiedo perdono. Questa vostra amica è un po’ stravagante.  Mi manda il mio ritratto. Come lo ha avuto?

CAM.  La mia amica m'ha detto che voleva rimandare il vostro ritratto, perché non si credeva degna di possederlo.

ARL. Mi ha mandato anche sei zecchini con una lettera piena di insulti e villanie?

CAM. Questa lettera non conteneva ingiurie e disprezzi. Io ho veduto la lettera, l'ho letta; vediamo se si può leggere qualcosa. Ecco cosa dice: Siate sicuro, che vi ama e che vi amerà sempre l'Incognita che vi scrive.Siete un ingrato.

ARL.  Ah indegno Carlotto!

CAM. Cosa c'entra Carlotto?

ARL.  Sappiate che non so leggere bene e ho pregato Carlotto, che mi ha letto la lettera a modo suo.

CAM. Come! Avete dato a leggere quella lettera a Carlotto che può essere vostro nemico e rivale?

ARL. Mio rivale Carlotto? L'ho sospettato. Ditemi della vostra amica.

CAM. Ormai state per partire, non c’è tempo.

ARL. E perché mai la vostra amica non m'ha dato qualche segno d'amore?

CAM. Una giovane savia e onesta non deve esser la prima. Mi ha detto che toccava a voi dimostrarle qualche inclinazione.

ARL. E’ vero; ma sono timido e non ho coraggio. Son stato cento volte sul punto di dichiararmi, e la vergogna m'ha trattenuto.

SCENA SETTIMA

 

Federico in abito da viaggio, e detti.

FED. Ben trovato, Arlecchino. Vengo da Roma. Lo

 zio del padrone è morto ed ha lasciato il nipote erede di tutto il suo.

ARL. Si è ricordato di me?  (a Federico)

FED. Sì, di voi e di me: mille scudi per ciascuno.

ARL. Allora non vado più a Roma. (a Camilla con gioia)

CAM. (Lo volesse il cielo!)

FED. (parte)

SCENA OTTAVA

Arlecchino e Camilla

ARL. Buone nuove per me. (a Camilla)

CAM. (E per me, se potessi superare la timidezza) Datemi il vostro ritratto, che lo darò all'amica. So che lo riceverà volentieri dalle vostre mani.

ARL. Ditele che l’amo.

CAM. L'amate senza conoscerla?

ARL. Ah! mi pare di conoscerla. (con tenerezza) Credo di non ingannarmi.

CAM. Ed io vi assicuro, che io... che ella... che l'amica... (Non posso più).

ARL. Per pietà, ditemi: siete voi quella amica?

CAM. No, no, non sono io. Vien gente. (con timore)

ARL. Poveretto mi! (balza in piedi)

 

SCENA ULTIMA

Roberto, Dorotea, Anselmo ed i suddetti, poi Carlotto

ROB. La morte del mio povero zio mi rende padrone di me stesso e mi procura l'onore e la felicità di offrirvi la mano ed il cuore. (a Dorotea)

DOROT. Poiché mio padre lo consente, mi abbandono alla più tenera inclinazione.

ANS. Ne ho piacere, per Bacco Baccone.

ROB. Il povero zio è morto. Andremo a Roma tra qualche giorno, se la signora Dorotea lo permette.

DOROT. Signor sì, andate a vedere gli affari vostri.

ROB. E al mio ritorno...

ANS. E al vostro ritorno si faranno le nozze.

ARL. Signor padrone. Vorrei pregarla d'una grazia. Prima di andare a Roma, mi vorrei sposare anch’io.

ROB. Niente in contrario; con chi vuoi maritarti?

ARL. Con l'amica di Camilla. (guardando Camilla)

ROB. E chi è la vostra amica? (a Camilla)

CAM. Signore... Io non so niente. (Non so cosa dire). (da sé)

ROB. Ma chi è? Che cos'è? Vediamo se merita che un servitore onorato e fedele, come tu sei...

ARL. Aiutatemi, Signor padrone, signor Anselmo, signora Dorotea, vi prego, dite a Camilla di dirmi chi è questa signora che mi vuole bene.

ANS. Scommetterei ch'è Camilla.

DOROT. Camilla non parla: è timida, è modesta.

ROB. Animo, animo, figliuola. Arlecchino è un uomo dabbene, è un servitore onorato.

ANS. Orsù, finiamola. Vuoi tu sposarti? (a Camilla, con calore)

CAM. Sì. (modestamente cogli occhi bassi e voce tremante)

ANS. Ma chi vuoi dunque?

CAM. Vorrei... Eccolo qui. (fa vedere il ritratto d'Arlecchino e si copre il viso)

ROB. Animo, promettetevi tutti due, e al ritorno nostro da Roma vi sposerete. Siete contenti?

ARL. Signor sì. (modestamente)

CAM. Signor sì. (con una riverenza modesta)

ANS. Bravi, evviva gli sposi.

CARL.(Arriva) Cos'è quest'allegria, signori? Chi si marita?

ARL. Io e Camilla, per servirvi.

CARL. Pazienza; me la sono meritata. (mortificato)

ROB. Solleciterò la mia partenza per sollecitare il ritorno, e finalmente sposarvi (a Dorotea) E voi altri, in cui l'amore ha combattuto con la timidezza, aspettate con eguale modestia, e siate sempre teneri sposi, e servitori fedeli.

 

Fine della Commedia