E' vietata la rappresentazione teatrale o pubblica, l'utilizzazione di questi testi e la citazione anche solo di una parte di essi. E' vietata la riproduzione a stampa o sul web, anche solo parziale.

Lisistrata

 

Anfitrione

 

La mandragola

 

La locandiera

 

Il gatto con gli stivali

 

Raperonzolo

 

Il ventaglio di Lady Windermere

 

La signora dalle camelie

 

Il berretto a sonagli

 

Miseria e nobiltà

 

Persicone mio figlio

 

La nemica

 

* * * * CYRANO DE BERGERAC * * * *

  Commedia eroica

in cinque atti

Riduzione e

adattamento a cura

di Cultura&Svago


PERSONAGGI
Cirano di Bergerac
Cristiano di Neuvillette
Antonio de Guiche
Ragueneau
Le Bret
Carbone di Castelgeloso
Lignière
Visconte di Valvert
Montfleury
Bellerose
Jodelet
Cuigy
D'Artagnan
Brissaille

Rossana
Suor Marta
Suor Clara
Madre Margherita
La Governante
Lisa
Cadetti, marchesi, poeti, pasticcieri, moschettieri, pubblico e attori, un borghese e suo figlio; un cappuccino, attrici, dame, suore.


L'azione si svolge nel 1640 per i primi quattro atti e nel 1655 per il quinto

ATTO PRIMO
Una rappresentazione a Palazzo Borgogna. La sala è ancora semibuia

 

SCENA 1


Il pubblico comincia a entrare a poco a poco.
IL BORGHESE (a suo figlio) - In questa sala è stato rappresentato Rotrou!
IL RAGAZZO - E Corneille! Questa sera che cosa rappresentano?
IL BORGHESE - La "Cloreste" dell'accademico Balthazar Baro!... Bel testo! Vedrai degli attori molto illustri...  (Entra in platea Lignière con Cristiano di Neuvillette. Lignière, ha l'aria di un ubriacone distinto)
LIGNIÈRE (piano, a Cristiano) - Posso presentarti? (Cristiano fa segno di sì). Il barone di Neuvillette. (A Cristiano) Il signor de Cuigy, il signor de Brissaille...
CRISTIANO (inchinandosi) - Enchanté!...Sono a Parigi da venti giorni appena. Entro domani nel reggimento delle guardie, come cadetto.
LIGNIÈRE - Guarda, c'è anche Corneille. E' arrivato da Rouen.
IL RAGAZZO (al padre) - Ci sono gli accademici?
IL BORGHESE - Mah... ne vedo parecchi. Ecco Boudou, Boissat e Cureau, Porchères, Colomby, Bourzeys, Bourdon, Arbaud... Tutti nomi immortali, destinati a restare nei secoli.
PRIMO MARCHESE - Attenzione! Arrivano le preziose - Bartenoide, Urimedonte, Cassandra, Felixeria...
LIGNIÈRE (a Cristiano in disparte) - Caro mio. Lei non si vede. Sono entrate tutte. Sono venuto qui per aiutarti, ma a questo punto me ne torno a bere.
CRISTIANO (supplicandolo) - No, ti prego... Tu che conosci tutti in questa città, devi dirmi chi è. Temo che sia colta e preziosa. Non oso parlarle. Non so parlare. Io non sono che un militare timido. Lei siede sempre lì, in quel palco vuoto.  (Il pubblico acclama Ragueneau)
LIGNIÈRE (a Cristiano) - E' il grande pasticciere Ragueneau!
RAGUENEAU (avvicinandosi a Lignière) - Avete visto il signor Cirano?
LIGNIÈRE (presentando Ragueneau a Cristiano) - Il pasticciere degli attori e dei poeti! È pazzo per la poesia!
RAGUENEAU - E' vero. Per qualche verso io...regalerei un pasticcino. Ma non vedo il signor Cirano. Strano. C'è Montfleury che recita! Cirano detesta Montfleury. Gli ha proibito di recitare per un mese!
PRIMO MARCHESE - Ma chi è questo Cirano?
CUIGY - Un ragazzo che tira bene di scherma.
SECONDO MARCHESE - Nobile?
CUIGY - E' cadetto. Le Bret. Diteci. Com'è Cirano?
LE BRET (teneramente) - Straordinario. Non conosco un altro come lui. Poeta! Spadaccino! Scienziato! Musicista!
LIGNIÈRE - Per non parlare dell'aspetto!
RAGUENEAU - Veste in modo stravagante, porta un cappello a tre piume e la giubba a sei falde. E il naso esagerato! Poi si ride e si dice - Ora se lo toglie! Ma il signor di Bergerac non lo toglie mai!
LE BRET - Non solo non se lo toglie, ma sventra chi lo nota. (Echi d'ammirazione in sala. Rossana prende posto nel suo palco)
SECONDO MARCHESE - Quant'è bella!
CRISTIANO (scorgendola, a Lignière) - E' lei! Presto, dimmi chi è. Ho paura.
LIGNIÈRE (sorseggiando il suo vino) - Maddalena Robin, detta Rossana. Un'intellettuale. E' cugina di Cirano.(Un signore entra nel palco di Rossana)
LIGNIÈRE  - Quello è il conte de Guiche, che è innamorato di lei.
CRISTIANO - Vado dal visconte di Valvert.
LIGNIÈRE - Attento, che t'ammazza! (Indica Rossana) Resta qui. Ti sta guardando. Me ne vado. Mi aspettano all'osteria. (Esce barcollando)
LE BRET (avvicinandosi a Ragueneau) - E Cirano - niente?
RAGUENEAU (incredulo) - Pare di no.
LE BRET - Forse non ha visto il manifesto. (Il pubblico rumoreggia)

 

SCENA 2


UN MARCHESE (vedendo de Guiche scendere dal palco di Rossana) - Che corte, questo de Guiche!
DE GUICHE - (Si volta e chiama) Andiamo, Valvert!  (S'apre il sipario. Il fondale raffigura una bluastra immagine pastorale. Si sente suonare una zampogna e appare Montfleury, in costume da pastore)
MONTFLEURY  - «Felice chi, lontano, in luogo solitario decide di votarsi a esilio volontario. E chi, quando lo Zefiro sussurra tra le fronde...».
UNA VOCE (Minacciosa, al centro della platea) - Cialtrone, non t'avevo proibito di recitare per un mese? E allora? Devo proprio romperti la schiena?
MONTFLEURY (fievole) - «Felice chi, lontano...».
CIRANO (montando in piedi su una sedia, le braccia incrociate) - Ora comincio a seccarmi!


SCENA 3


MONTFLEURY (ai marchesi) - Signori, aiutatemi!
CIRANO - Vattene, Montfleury o ti taglio le orecchie! Adesso salgo in scena e ti affetto!
MONTFLEURY (con dignità) - Signore, insultando me voi insultate la musa Talia!
CIRANO (educatamente) - Se questa musa, con la quale, signore, voi non avete nulla a che fare, avesse l'onore di conoscervi non potrebbe tollerare la vostra bestialità.
LA PLATEA - Montfleury! Montfleury! Vogliamo sentire la tragedia!
UNA VOCE (dal fondo) - Il signor Bergerac è un vero guastafeste ma non c'impedirà di veder la "Cloreste"!
CIRANO - Vi ordino di tacere! Sfido tutta la platea! Scrivo i vostri nomi, 

giovani eroi! A ciascuno il suo turno. Chi vuole duellare per primo? Lo tratterò con tutti gli onori! Tutti quelli che vogliono morire alzino la mano!
UN GIOVANE (a Cirano) - Perché odiate tanto Montfleury?
CIRANO - Primo - è un pessimo attore. Secondo - è un mio segreto.
UN SECCATORE (a Cirano) - Non sapete che l'attore Montfleury è sotto la protezione del duca di Candale? E voi, avete un protettore?
CIRANO - Ma, ditemi, perché mi guardate il naso? Cos'ha di straordinario? Allora vi disgusta? Vi sembra forse troppo grande? Enorme è il mio naso! Vile camuso, idiota, sappi che sono orgoglioso d'una simile appendice, dato che un gran naso distingue l'uomo affabile, buono, cortese, coraggioso, come me e come tu non potrai essere mai (Lo schiaffeggia). E' un avvertimento per tutti coloro che dovessero trovare buffo il centro del mio viso.
DE GUICHE - Diventa seccante! Possibile che nessuno gli risponda?
VALVERT - Vado a cantargliene quattro! Voi avete un naso molto grande.
CIRANO (con aria grave) - Tutto qui? E' un po' poco, ragazzo mio! Ce n'erano di cose da dire sul mio naso e di toni da sfoggiare! Aggressivo - «Io, signore, se avessi un naso simile, me lo farei tagliare!». Amichevole - «Quando bevete vi si immerge nel bicchiere! Fatevene fabbricare uno su misura!». Descrittivo - «E una montagna, un promontorio!». Curioso - «A che vi serve questo affare smisurato?” Grazioso - «Amate a tal punto gli uccelli da preoccuparvi di offrire un trespolo alle loro zampette?». Previdente - «Fate attenzione, con tutto questo peso voi potreste cadere faccia per terra!». Cavalleresco - «Cos'è quest'uncino? Comodo per appenderci il cappello!». Ammirato - «Che splendida insegna per un profumiere. Rispettoso - «Certo che voi ne possedete di beni al sole!». Ecco quante cose avresti potuto dirmi se solo avessi un briciolo di cultura o di spirito. Ma spirito non ne possiedi. Quanto alla cultura, conosci solo le lettere che formano la parola cretino! Certe cose le dico io, nessun altro deve dirmele.
VALVERT - Ma guarda che maniere! Un villano che non ha nemmeno un paio di guanti! Uno che esce così - senza merletti, senza nastri, senza galloni!
CIRANO - Sono elegante dentro. Non andrei in giro portandomi addosso un affronto non lavato, un onore sgualcito. Tutto in me risplende. Le mie verità, quando cammino tra la gente, risuonano come speroni.
VALVERT - Ma signore...
CIRANO - Avevo un solo guanto, l'ho lasciato sulla faccia di qualcuno.
VALVERT - Mascalzone, facchino, villano, piedi piatti, ridicolo!
CIRANO (si toglie il cappello, come se il visconte si presentasse) - Questi sono i vostri nomi? Piacere. Io sono Cirano Saviniano Ercole di Bergerac.
VALVERT (esasperato) - Buffone! Poeta!
CIRANO - Sissignore, poeta! Mentre ci battiamo, vi improvviso una ballata, composta da tre strofe di otto versi ciascuna e di una finale di quattro. Io vi compongo adesso una ballata mentre duelliamo. E all'ultimo verso vi tocco.
VALVERT - Non è possibile!
CIRANO - (Si mette a declamare) «Ballata del duello al Palazzo Borgogna tra Bergerac e un topo di fogna!». E' il titolo.
VOCI DALLA PLATEA - Adesso viene il bello! Fate posto! Silenzio! (Si forma un circolo di curiosi in sala: Marchesi, ufficiali, borghesi e popolani; signore)
CIRANO (chiude un momento gli occhi) - Aspettate un attimo!... Cerco le mie rime... Ecco, ci sono.

 

Con grazia getto lontano il cappello
e piano lascio cadere il mantello
mentre sguaino dal fodero la spada
per colpirti laddove più m'aggrada.
Guardami bene - sono più leggero
di Scaramouche nell'arte dello stocco.
Perciò ti avverto, povero guerriero -
quando finisce la ballata, io tocco.
(Primo scambio di colpi)
Facevi bene a restartene zitto.
Dimmi, dov'è che vuoi esser trafitto?
Al fianco, al cuore - sotto il giubbetto?
Oppure al fegato al viso al petto?
Le cocce sbattono, la lama svetta.
Credo d'aver deciso - adesso scocco.
Torno a ripeterti quel che t'aspetta:
quando finisce la ballata, io tocco.
Mi manca un verso, non viene - mi manca...
Ma dimmi, che ha la tua faccia? Si sbianca?
E' per donarmi quel verso che voglio?
Vediamo, amico - m'ispiri cordoglio.
Guarda, mi scopro - mi chiudo. Sei lento.
Reggilo meglio quel tuo ferro, sciocco!
Giostro, ci siamo, contrattacco. Attento!
quando finisce la ballata, io tocco.
Occhio alla lama. Raccomandati a Dio!
Ecco - tiro di quarta, paro, sei mio!
Entro t'affondo. Ehilà!
(Il visconte, colpito, barcolla)
Pavido allocco!
Ecco, è finita la ballata. io tocco.

 

(Acclamazioni. Applausi dai palchi. Piovono fiori e fazzoletti. Gli ufficiali si congratulano con Cirano. La folla saluta la sua vittoria con un lungo grido)
UN CAVALLEGGERO - Stupendo!
RAGUENEAU - Favoloso!
LE BRET - Incosciente!
(Ressa intorno a Cirano. Si sente dire - Complimenti... Bravo..)
VOCI Dl DONNA - Che eroe!
UN MOSCHETTIERE (a Cirano) - Signore, siete straordinario. Del resto, ho già espresso il mio entusiasmo mentre assistevo al duello (Se ne va)
IL PORTINAIO (a Cirano) - E voi, non andate a cena?
CIRANO - Io? No, Perché (il portiere si allontana) Perché non ho soldi.
LE BRET - Che Pazzia!
CIRANO - Ma che gesto!
LA VIVANDIERA - Ehm! Signore, sapervi digiuno mi spezza il cuore (Mostra il buffet) Prendete.
CIRANO - (Togliendosi il cappello) - Bambina mia, il mio orgoglio di guascone mi impedirebbe di accettare anche il più piccolo dolcino. Per non offendervi 

accetterò un chicco d'uva, un bicchier d'acqua e mezzo pasticcino.
LA VIVANDIERA - Qualche altra cosa!
CIRANO - Sì, la vostra mano da baciare. (Bacia la mano che lei gli tende)
LA VIVANDIERA - Grazie, signore. (Gli fa un inchino) Buona sera. (Esce)


SCENA 4


CIRANO - Ti ascolto. Ho una fame da morire. (Mangia)
LE BRET - Va' a chiedere alla gente di buon senso che effetto ha provocato la tua bravata. Ti stai facendo troppi nemici.
CIRANO (prende il chicco d'uva) - Secondo te, quanti ne ho fatti stasera?
LE BRET - Quarantotto, senza contare le donne.
CIRANO - Basta così! Troppo bello!  Erravo in un labirinto. Avevo troppe scelte da compiere, tutte complicate. Allora ho deciso di farmi sempre notare, in ogni circostanza, in tutti i modi. Era la via più semplice.
LE BRET - Mi vuoi dire almeno il motivo vero del tuo odio per Montfleury?
CIRANO - Quel grassone si crede ancora affascinante e, sulla scena, fa l'occhio di triglia alle signore... Lo odio da quando ha osato, una sera, posare il suo sguardo su di lei: ho visto strisciare una lumaca su di un fiore.
LE BRET (stupito) - Ma com'è possibile?
CIRANO - (Ride) Che io sia innamorato? (serio). Sono innamorato.
LE BRET - E si può sapere di chi? Non me ne hai mai parlato.
CIRANO - Questo naso che mi precede di un quarto d'ora dovunque io vada mi vieta perfino il sogno d'essere amato da una brutta. Di chi vuoi che sia innamorato? Ma è chiaro! della più bella di tutte! La più splendida, la più fine, la più bionda! Un pericolo mortale senza volerlo, dolcissimo senza saperlo, una rosa moscata nei cui petali l'amore tende agguati! Chi conosce il suo sorriso ha conosciuto la perfezione. Riesce a fare della grazia con un niente, a trasfondere il senso del divino nel più insignificante dei suoi gesti.
LE BRET - Perdìo! Capisco. E chiaro. La Robin, tua cugina?
CIRANO - Sì, Rossana.
LE BRET - L'ami? Diglielo! Stasera ti sei coperto di gloria sotto i suoi occhi.
CIRANO - Guardami, amico mio, e dimmi che speranza posso avere con questo naso! Non mi faccio illusioni. Qualche volta mi capita d'illanguidirmi nelle notti chiare, vedo qualche dama illuminata da un raggio d'argento, camminare lentamente nella notte al braccio di un cavaliere e mi dico che anche a me piacerebbe averne una al mio braccio e mi esalto, mi abbandono finché non scorgo all'improvviso l'ombra del mio profilo sul muro del giardino!
LE BRET (commosso) - Amico mio!...
CIRANO - Credimi, è davvero triste, certe volte, sentirsi così brutti, così soli...
LE BRET (prendendogli la mano) - Che fai, piangi?
CIRANO. Ah no! Sarebbe troppo sgradevole veder colare una lacrima giù per un simile naso. Non permetterei alla divina bellezza delle lacrime di mescolarsi con tale porcheria! Non c'è niente di più sublime del pianto, e non vorrei che, suscitando il riso, anche una sola lacrima fosse ridicolizzata.
LE BRET - Dai, non essere triste. In amore può succedere di tutto. Ma tu hai coraggio, hai spirito! Hai visto con che occhi ti guardava quella ragazza che ti ha appena offerto da mangiare? Anche Rossana seguiva il tuo duello con emozione. Ne è rimasta turbata! Fatti coraggio, parlale….
CIRANO - Che mi rida sul naso? E' la sola cosa al mondo che mi fa paura.
IL PORTINAIO (a Cirano) - Signore, chiedono di voi...
CIRANO (vedendo la governante) - Mio Dio, la sua governante!


SCENA 5


LA GOVERNANTE (con un grande saluto) - Mi manda a chiedere dove può incontrare, segretamente, il suo valoroso cugino. Deve parlarvi.
CIRANO (barcollando) - Dio mio!
LA GOVERNANTE - Andremo a messa domattina a Saint-Roch, alle prime luci dell'alba. Dove possiamo vederci, dopo, per parlare un po'?
CIRANO (incapace di connettere) - Dove?... Io... ma... Oh, Dio mio! Da... da... Ragueneau, il pasticciere...Dio mio! Dio mio! via Saint-Honoré...
LA GOVERNANTE (uscendo) - Saremo lì alle sette.


SCENA 6


CIRANO (cade tra le braccia di Le Bret) - Un appuntamento!... Lei a me...
LE BRET - E allora, non sei più triste?
CIRANO - Qualunque cosa sia, lei sa che io esisto!  Sarò più frenetico e folle che mai! Ho bisogno di battermi con un esercito! Ho dieci cuori, venti braccia!
CUIGY - Cirano!
CIRANO (riconoscendolo) - Lignière!... Che t'è successo?
LIGNIÈRE (mostrandogli un biglietto) - Questo biglietto mi avverte... cento uomini mi aspettano... per via d'una canzone che ho scritto, sono in pericolo... Fammi venire a dormire a... casa tua...
CIRANO - Cento uomini? Bene, stanotte dormirai a casa mi! Prendi quella lanterna e andiamo! - Ti giuro che stanotte ti rimbocco le coperte!... L'ATTRICE - Ma perché in cento contro un povero poeta?
CIRANO - Volevate sapere, signorina, perché hanno mobilitato cento uomini per aggredire questo povero poeta? (Estrae la spada) Perché è amico mio.


ATTO SECONDO


La rosticceria dei poeti. E' la cottura del mattino. Ressa di cuochi e sguatteri.

 

SCENA 1

 

Ragueneau, al tavolino, scrive con aria ispirata e conta sulle dita

 

I PASTICCIERI (mostrando i loro vassoi) - Frutta mandorlata! Torta! Pavone! - Sfogliatelle!
RAGUENEAU - L'argento dell'alba già scivola sul rame delle pentole. E l'ora del forno - quella dei versi verrà poi! Allontanati, Musa mia - che il fuoco di questi tralci non ti arrossisca gli occhi! (A un giovane apprendista che, seduto per terra, infila polli allo spiedo) E tu, su questo spiedo smisurato, alterna alle umili galline superbi tacchini - come i poeti rinascimentali alternavano i grandi versi ai più modesti, e metti al fuoco strofe di arrosti!
L'APPRENDISTA  - Padrone, pensando a voi, ho fatto cuocere al forno questo che, spero, vi piacerà. (Mostra una torta in forma di lira).
RAGUENEAU - Una lira! (commosso) - Con frutta candita!
L'APPRENDISTA - Guardate le corde - le ho fatte tutte di zucchero.
RAGUENEAU (dandogli dei soldi) - Vatti a fare un bicchiere alla mia salute! (Vedendo Lisa). Svelto! Nascondi i soldi! (A Lisa, mostrando la lira) Bello!
LISA - Ridicolo! (Poggia sul banco una pila di sacchetti di carta)
RAGUENEAU - Dei sacchetti? (Li guarda) Ma, cielo! I miei libri più cari! I versi dei miei amici! Li hai strappati, lacerati per farne sacchetti per i dolci! Ah, tu resusciti il mito di Orfeo dilaniato dalle baccanti!
LISA (seccamente) - Non ho il diritto di utilizzare seriamente ciò che i tuoi miserabili scrittorelli ci lasciano come unico pagamento di ciò che divorano?
RAGUENEAU - Far questa roba con quei versi!
LISA - Non servono ad altro.


SCENA 2


RAGUENEAU - Che volete, ragazzi?
PRIMO RAGAZZO - Tre paste.
RAGUENEAU (servendoli) - Ecco fatto. Ben cotte... E ben calde.
SECONDO RAGAZZO - Ce le incarta, per favore?
RAGUENEAU (- E con che e incarto?...(Legge un sacchetto) «Quando Ulisse Penelope lasciò...» No! (Ne prende un altro) «Il biondo Febo...» Questa no!
LISA (impaziente) - E allora, si può sapere che aspetti?!
RAGUENEAU - Ecco, ecco qua! (Prende un terzo sacchetto) Il sonetto a Fillide! Che tristezza! (Lisa volta le spalle; richiama i ragazzi) - Aspettate! Ridatemi il sonetto a Fillide e, invece di tre paste, ve ne do sei.(I ragazzi  prendono in fretta i dolci, andandosene. Ragueneau si mette a declamare) «Fillide!...». Su un nome così dolce una macchia di burro! (Entra Cirano)

 

SCENA 3


CIRANO - Che ore sono?
RAGUENEAU (salutandolo con devozione) - Le sei.
CIRANO (emozionato) - Tra un'ora... (Cammina su e giù per la bottega)
RAGUENEAU - Bravo! Vi ho visto...combattere! A Palazzo Borgogna!
CIRANO (con noncuranza) - Ah, il duello!...
RAGUENEAU (ammirato) - Sì, il duello in versi (dando un a fondo con uno spiedo) «Quando finisce la ballata, io tocco!». Che bei versi! (entusiasta)

CIRANO - Che ore sono, Ragueneau?
RAGUENEAU (guarda l'orologio) - Sei e cinque  «...io tocco!»

(Rialzandosi) - Che ballata, ragazzi!...
CIRANO - Aspetto qualcuno. Se non vi dispiace, vi prego di lasciarci soli.
RAGUENEAU - Veramente, non posso. Stanno per arrivare i miei Poeti...
CIRANO (siede al tavolo di Ragueneau e prende della carta) - Una penna.
RAGUENEAU (dandogli quella che ha all'orecchio) - Ecco, di cigno!

CIRANO - Preferirei morire piuttosto che dirle una parola... (A Ragueneau). E va bene! Scriviamo questa lettera d'amore che ho già scritto e riscritto cento volte dentro di me, che è così pronta che se metto l'anima mia vicino al foglio non mi resta che copiare. (figure esitanti si approssimano)


SCENA 4


Entrano i poeti, tutti sporchi e vestiti di nero

 
LISA (a Ragueneau) - Ecco che arrivano i tuoi accattoni!
I POETI - (a Ragueneau) - Ciao, Aquila dei pasticcieri! O Febo della rosticceria! Apollo dei cuochi!
RAGUENEAU (abbracciato, scosso) - Come mi sento a mio agio con voi!...
UN POETA - Abbiamo fatto tardi per la folla alla porta di Nesle. Ci sono  otto teppisti, sventrati a colpi di spada, stesi nel loro sangue sulla via.
CIRANO (alzando un attimo la testa) - Otto?... Credevo sette! (Riprende a scrivere. Mormora di tanto in tanto qualcosa) - «Io vi amo...».
I POETI - Dicono che un sol uomo ha sgominato una banda! Che spettacolo! Tutto intorno, sulla strada, sono sparsi picche e bastoni!... Per terra è tutto pieno di cappelli ! Diamine! Quest'uomo doveva essere terribile!...
CIRANO - «I vostri occhi…Le vostre labbra...».«E quando vi vedo mi sento venir meno dalla paura...». «Che vi amo...».
RAGUENEAU (con un sorriso) - Offrire i dolci ai miei amici poeti mi dà un piacere doppio, perché soddisfo il mio dolce peccato di vanità e al tempo stesso do da mangiare a chi non ha mangiato.
CIRANO (battendogli sulla spalla) - Mi piaci!


SCENA 5

  

CIRANO - Se sento che c'è soltanto un'ombra di speranza, tiro fuori la lettera... (Rossana, mascherata, e la governante appaiono) Entrate!... (alla governante, prendendo dei sacchetti di carta) - Bene. Eccovi due poesie di Benserade...Ve le riempio di pasticcini. Vi piacciono i «petit chou»?
LA GOVERNANTE (con dignità) - Quando c'è tanta crema.
CIRANO - Eccovene sei nel grembo d'una poesia di Saint-Amant! Andateli a mangiare fuori. E non rientrate prima di averli finiti! (Torna verso Rossana)

 

SCENA 6


CIRANO - Sia benedetto tra tutti gli istanti quest'istante in cui, ricordando all'improvviso che io esisto, siete venuta qui per dirmi... Per dirmi?
ROSSANA (che si è tolta la maschera) - Innanzitutto grazie, perché quel ridicolo individuo, cui avete dato ieri scacco matto col vostro gioco di spada, è l'uomo che un prepotente, incapricciato di me, cerca d'impormi per marito.
CIRANO - Tanto meglio, signora. Non per il mio naso ma per i vostri begli occhi mi sono battuto.
ROSSANA - Per ciò che sto per confessarvi bisognerebbe che io ritrovassi in voi quel fratello con cui giocavo nel parco - vicino al lago...
CIRANO - Sì, ricordo... venivate tutte le estati a Bergerac.
ROSSANA - Usavate le canne come spade...
CIRANO - E il grano, capelli biondi per le vostre bambole.
ROSSANA - Era tempo di giochi., in cui facevate tutto ciò che vi chiedevo!...Certe volte accorrevate con la mano sanguinante per qualche arrampicata - e io vi sgridavo «Ancora un'altra graffiatura?». E questa che cos'è? (Cirano tenta di ritirare la mano) Ancora? Dove te lo sei fatto?
CIRANO - Così, giocando - verso la porta di Nesle.
ROSSANA (col fazzoletto) - Dimmi, mentre ti asciugo la ferita, quanti erano?
CIRANO - Oh, mica cento. Ma dimmi la cosa che poco fa non avevi il coraggio di dirmi.
ROSSANA  - Ora ce l'ho. Me l'hanno dato i ricordi col loro profumo. Sì, ce l'ho il coraggio. Sono innamorata...di qualcuno che non lo sa...Non ancora.
CIRANO - Ah!...
ROSSANA - Ma presto lo saprà. Un povero ragazzo che finora mi ha amato timidamente, da lontano, senza dirmelo...
CIRANO - Ah!...
ROSSANA - Ma io gli ho visto tremare l'amore sulle labbra.
CIRANO - Ah!...
ROSSANA - Fa parte del tuo reggimento! Sì, è cadetto nella tua compagnia!
CIRANO - Ah!...
ROSSANA - Ha stampato in viso l'intelligenza, il genio. E' fiero, nobile, giovane, intrepido, bello...
CIRANO (alzandosi pallidissimo) - Bello?!
ROSSANA - Che c è? Che ti succede?
CIRANO - Io, niente...
ROSSANA - Insomma, io l'amo. Però finora non l'ho visto che a teatro.
CIRANO - Allora non vi siete mai parlati?
ROSSANA - Soltanto con gli occhi. Ho saputo che è cadetto delle guardie. Si chiama barone Cristiano di Neuvillette.
CIRANO - Come?... Non è tra i cadetti.
ROSSANA - Sì, da stamattina - col capitano Carbone di Castelgeloso.
LA GOVERNANTE - Ho finito i dolci, signor di Bergerac!
CIRANO - Adesso leggete i versi stampati sui sacchetti! Mia povera bambina, tu che ami tanto le belle frasi, l'intelligenza - e se fosse un ignorante, un individuo grossolano?
ROSSANA - Non è possibile. Ha i capelli di un eroe pastorale dell'Urfè.
CIRANO - E se fosse tanto rozzo nel parlare per quanto è ben pettinato?
ROSSANA - No, ne sono certa. E' uno che sa esprimersi con grazia.
CIRANO - Già, tutti sanno esprimersi con grazia quando hanno un bel profilo. Ma se fosse cretino?
ROSSANA - Ne morirei!
CIRANO - E mi hai fatto venire per dirmi questo? Non ne afferro l'utilità.
ROSSANA - Sono preoccupata. Nella vostra compagnia siete tutti guasconi e rendete la vita difficile a tutti i novellini. Ho tremato per lui! Ma poi, dopo averti visto ieri invincibile, punire quello squallido individuo, tenere testa a quei bruti, ho pensato: se volesse, lui che è temuto da tutti...
CIRANO - Va bene. Proteggerò il tuo piccolo barone.
ROSSANA - Davvero lo proteggerai? Ho sempre sentito per te un'amicizia così tenera. Sarai suo amico? E farai in modo che non si batta in duello?
CIRANO - Te lo prometto.
ROSSANA - Oh, quanto ti voglio bene. Ora devo andarmene. (Si rimette la maschera) Ma non mi hai raccontato lo scontro di stanotte. Dev'essere stato terribile! Digli di scrivermi. Oh, ti voglio bene!
(Rossana esce. Cirano rimane immobile. Ragueneau sporge la testa)


SCENA 7


RAGUENEAU - Si può? (entra Carbone in divisa di capitano delle guardie)
CARBONE Dl CASTELGELOSO - Ecco il nostro eroe! Di là c'è una trentina di cadetti!...Vogliono vederti!
CIRANO - No! Io...
CARBONE (ritornando alla porta) - Eccoli che arrivano!
RAGUENEAU (indietreggiando spaventato) - Signori, siete tutti guasconi?!
CADETTI - Tutti! (a Cirano) - Bravo! (scuotendogli le mani) - Evviva! Lasciati abbracciare!
CIRANO (frastornato, non sapendo a chi rispondere) - Barone...  Vi prego...
LE BRET (a Cirano) - Ti cercano! Una folla in delirio, guidata da quelli che stanotte hanno visto tutto... Signore, tutto il quartiere sta venendo qui!
LA FOLLA (irrompe nella pasticceria. Acclamazioni)
RAGUENEAU - Tutta Parigi nella mia bottega! Rompono tutto! Stupendo!...
GENTE (a Cirano) - Amico... amico mio...
CIRANO - Ieri non avevo tanti amici.
LE BRET (entusiasta) E' il successo!
UN GIOVANE - Signore, vorrei presentarvi a certe dame che aspettano fuori nella mia carrozza...
UN CRONISTA - Potrei avere qualche notizia su...
CIRANO - No.
LE BRET - Ma è Teofrasto Renaudot! L'inventore del giornale, quel foglio su cui si racconta tutta quella roba! E' un'idea che avrà grandi sviluppi!
CUIGY (a Cirano) - Il conte di Guiche! (Mormorii) Viene da parte del maresciallo di Francia ...
DE GUICHE (salutando Cirano) - ...che tiene a farvi sapere la sua ammirazione per l'ultima vostra bella impresa.
CIRANO (inchinandosi) - Il maresciallo s'intende di valore.
DE GUICHE - Non ci avrebbe mai creduto se questi signori non gli avessero giurato di avere assistito all'episodio.
LE BRET (a Cirano, che ha l'aria assente) -  Mi sembra che tu stia soffrendo.
CIRANO (tirandosi su) - Io, soffrire? Davanti a questa gente? Aspetta e vedrai!
DE GUICHE - La vostra carriera è già ricca di belle imprese. Siete cadetto?
CIRANO - Sì.
CARBONE Dl CASTELGELOSO - Cirano! Dato che la mia compagnia è al completo, fatemi il piacere di presentarla al conte.
CIRANO (A de Guiche) - Questi sono i cadetti di Guascogna del capitano di Castelgeloso, gente di spada, eroi della menzogna. Occhio d'aquila, gamba di cicogna, baffi di gatto, dente di carogna, i cadetti di Guascogna rivestiti di logora vigogna, occhio d'aquila, gamba di cicogna, baffi di gatto, dente di carogna. Ubriachi di gloria e di Borgogna questi sono i cadetti di Guascogna. Li potete incontrare in ogni fogna purché ci sia da procurarsi rogna. I cadetti di Guascogna tolgono alle donne ogni vergogna. Non c'è marito che non becchi corna quando incontra i cadetti di Guascogna.

DE GUICHE (sprofondato in una poltrona) - Bene. Un poeta è oggi un lusso che va molto di moda. Volete essere dei miei?
CIRANO - No, signore. Di nessuno.
DE GUICHE - Il vostro spirito, ieri, è piaciuto a mio zio Richelieu. Vorrei presentarvi a lui. Sembra che abbiate scritto una tragedia in cinque atti.
LE BRET (a Cirano) - Questa è la volta che ti mettono in scena l'"Agrippina"!
CIRANO (vagamente tentato e lusingato) - Ma veramente...
DE GUICHE - Il cardinale se ne intende. Si limiterà a correggere qualche verso...
CIRANO (rifacendosi scuro in volto) - Impossibile, signore. La sola idea che qualcuno possa cambiare una virgola del mio testo mi fa star male.
DE GUICHE - In compenso, quando gli piace un verso, lo paga molto bene.
CIRANO - Sempre meno di quanto lo paghi io stesso, quando l'amo - dopo averlo scritto - e me lo recito da solo!
DE GUICHE - Siete orgoglioso.
UN CADETTO (entra con alcuni cappelli infilati su spada) - Guarda, Cirano, che strani volatili abbiamo preso sulla piazza! I cappelli dei fuggiaschi!...
CUIGY - A quest'ora chi ha pagato quei disgraziati si torcerà dalla rabbia.
DE GUICHE - Io. Li avevo incaricati di fare ciò che un gentiluomo del mio rango non avrebbe potuto fare di persona: punire un poetastro beone. La mia portantina, presto. (A Cirano) Avete letto il "Don Chisciotte"?
CIRANO - L'ho letto. E di fronte a quel pazzo mi levo tanto di cappello.
DE GUICHE - Allora vi consiglio di meditare.. sul capitolo dei mulini a vento. Perché quando li si attacca può succedere...
CIRANO - Attacco dunque persone che vanno a vento?
DE GUICHE - Che un colpo delle loro braccia vi scagli a terra nella melma!
CIRANO - O alle stelle! (de Guiche esce)


SCENA 8


Cirano, Le Bret e i cadetti cominciano a bere e mangiare
CIRANO (salutando quelli che escono) - Signore... Signore... Signore...
LE BRET (desolato, alza le braccia al cielo) - Bravo!... Con questa smania di respingere qualsiasi buona occasione adesso cominci a esagerare.
CIRANO - Eh sì! Esagero. Ma mi sembra che sia bene esagerare.
LE BRET - Se mettessi da parte questo animo da moschettiere, Cirano...
CIRANO - Dovrei cercarmi un protettore? Trovarmi un padrone? No, grazie.
Dedicare versi ai ricchi come qualsiasi opportunista? No, grazie.
Sbucciarmi le ginocchia genuflettendomi? Piegare la schiena? No, grazie.
Avere un turibolo dell'incenso per i potenti da compiacere? No, grazie.
Diventare un piccolo grande uomo da salotto, navigare avendo per remi madrigali e per vele sospiri di vecchie signore? No, grazie.
Farmi pubblicare dei versi a pagamento? No, grazie.
Faticare per farmi un nome con un sonetto invece di scriverne degli altri? No, grazie.
Essere angosciato dai giornali e vivere nella speranza di vedere il mio nome apparire sulle riviste letterarie? No, grazie.
Vivere di calcolo, ansia, paura? Anteporre i doveri mondani alla poesia, scrivere suppliche, farmi presentare? No, grazie. Grazie, grazie, grazie, no!
Ma cantare, ridere, sognare, essere indipendente, libero, guardare in faccia la gente e parlare come mi pare! Lavorare senza curarsi della gloria e della fortuna! Non scrivere mai nulla che non sia nato davvero dentro di te! Appagarsi soltanto dei frutti, dei fiori e delle foglie che si sono colte nel proprio giardino con le proprie stesse mani! Poi, se arriva anche il successo,  prendere tutto il merito per te solo e, disprezzando l'edera, salire - anche senza essere né una quercia né un tiglio- salire, magari poco, ma da solo!
LE BRET - Da solo, ma non contro tutti! Perché questa mania sfrenata di farti sempre e dovunque dei nemici?
CIRANO - Preferisco vedere diradarsi sulla mia strada i saluti della gente e poter dire ogni volta: ecco un nemico di più. Mi piace non piacere. Adoro essere odiato. Si cammina meglio sotto il fuoco eccitante degli sguardi ostili! Ogni nuovo nemico è un raggio. L'odio è una gogna ma anche un’aureola.
LE BRET - Sfogati pure, ma dimmi la verità - lei non ti ama.
CIRANO - Zitto! (Entra Cristiano e si siede solo a un tavolo)


SCENA 9


PRIMO CADETTO  (A Cristiano) - Barone di Neuvillette, c'è una cosa di cui tra noi non si deve parlare. (Si posa il dito sulla punta del naso) Capito? Non si deve nominare o ve la dovrete vedere con lui. Ha ammazzato due persone soltanto perché parlavano con voce nasale! Guai a parlarne!

UN CADETTO - Dai, Cirano! (Cirano si volta) Raccontaci tutto. Il tuo racconto sarà la migliore lezione (a Cristiano) per questo timido apprendista.
CIRANO - Me ne andavo tutto solo al loro appuntamento. La luna brillava in cielo come un orologio, quando non so quale orologiaio ci ha passato sopra un panno nero. Così s'è fatto buio: la notte più nera del mondo. E le strade non erano illuminate. Ho continuato a caso, senza vedere niente...
CRISTIANO - ...a un palmo dal naso. (Tutti guardano Cirano con spavento)
CIRANO - Chi è quello?
UN CADETTO (a bassa voce) - E' nuovo, è il barone di Neuvill...
CIRANO (Sta per lanciarsi contro Cristiano; si domina) Non si vedeva niente; io camminavo, pensando che per difendere un disgraziato avrei dato fastidio a qualche potente, che sicuramente mi avrebbe preso...
CRISTIANO - ...per il naso. (Tutti si alzano. Cristiano si dondola sulla sedia)
CIRANO (con voce strozzata) - ...e che, per imprudenza, stavo mettendo...
CRISTIANO - Il naso.
CIRANO - ...il dito su qualche piaga. E che questo misterioso nemico poteva essere abbastanza forte da colpirmi...
CRISTIANO - Sul naso.
CIRANO (Si asciuga la fronte) - ... duramente. Ma mi dicevo: cammina, fai quello che devi fare. E così mi inoltro nel buio, quando qualcuno mi dà...
CRISTIANO - Una nasata.
CIRANO - Io la paro e, immediatamente, mi trovo...
CRISTIANO - Naso a naso...
CIRANO (scattando verso di lui) - Maledizione! (giunto su Cristiano, si domina) Mi trovo circondato da cento teppisti che puzzavano di...
CRISTIANO - Che naso!
CIRANO (sorride a stento) - Cipolla e aglio! Io attacco a fronte bassa...
CRISTIANO - E naso al vento!
CIRANO - E gli sono addosso. Ne sventro due. Ne passo un altro da parte a parte. Uno mi colpisce - paff.... Io rispondo...
CRISTIANO - Piff!
CIRANO (scoppiando) - Per l'inferno! Fuori tutti! Lasciateci soli!
CARBONE - Usciamo. (Cirano e Cristiano rimangono soli, faccia a faccia)

 

SCENA 10


CIRANO - Abbracciami. Sono suo fratello. Di lei! Rossana!
CRISTIANO (correndogli incontro) - Cielo! Voi, suo fratello?
CIRANO - Quasi - un cugino fraterno. Mi ha detto tutto. Sì.
CRISTIANO - Allora mi ama?
CIRANO - Può darsi.
CRISTIANO - Come sono felice di conoscervi! Perdonatemi per... Signore, se voi sapeste quanto vi ammiro!
CIRANO - E tutti quei nasi di poco fa?
CRISTIANO - Li ritiro!
CIRANO - Rossana aspetta una lettera. Scrivile stasera stessa.
CRISTIANO - Oddìo! Se cerco di scriverle mi perdo! Sono così stupido
CIRANO - Non è vero. Poco fa non mi hai attaccato come uno stupido.
CRISTIANO - Beh, quando si attacca è facile trovare le parole. Un certo spirito da militare ce l'ho. Ma con le donne è tutta un'altra cosa. Io sono di quelli che non sanno parlare d'amore...
CIRANO - Ecco, lo dicevo!... Io invece, se fossi stato un po' più bello, sarei di quelli che ne sanno parlare.
CRISTIANO - Ah, poter parlare con grazia! Rossana è un'intellettuale. Io la deluderò sicuramente.
CIRANO (guardandolo) - Potessi esprimere ciò che ho dentro attraverso un interprete bello come te!
CRISTIANO (disperato) - Avessi solo un po' d'eloquenza!
CIRANO (bruscamente) - Te la presterò io. Tu prestami il tuo fascino. E costruiamo insieme un eroe da romanzo! Te la senti di ripetere le cose che io potrei insegnarti? Così Rossana non resterà delusa! Avanti, dimmi - vogliamo sedurla insieme? Vuoi che ti soffi dentro un'anima?
CRISTIANO - Ma, Cirano. Mi fai paura.
CIRANO - Visto che da solo hai paura di raffreddarle il cuore, vuoi che ci mettiamo insieme? Sarai tu ad abbracciarla. Tu metti le labbra e io le parole!
CRISTIANO - Ti luccicano gli occhi!...Davvero questo ti piacerebbe tanto?
CIRANO (con slancio) - Mi divertirebbe. Vuoi che ci completiamo a vicenda? Camminerò al tuo fianco nell'ombra, io sarò il tuo spirito, tu la mia bellezza.
CRISTIANO - Ma come faccio a scriverle? Lei aspetta una lettera. Io non potrei mai...
CIRANO (tira fuori la lettera che ha scritto) - Ecco la lettera! Devi solo mandargliela. Sta' tranquillo. Prendi questa lettera, e cambierai in verità le mie finzioni. Io gettavo a caso queste mie deliranti confessioni - tu le farai posare come timidi uccelli migratori. Insomma, prendila e finiamola!
CRISTIANO - Non la correggi? L'hai scritta a caso. Andrà bene per Rossana?
CIRANO - Andrà benissimo! L'ingenuità dell'amor proprio è tale che Rossana crederà davvero che questa lettera sia stata scritta per lei.
CRISTIANO - Come ringraziarti, amico mio! (Si getta tra le braccia di Cirano)

  

SCENA 11

 

UN CADETTO (apre la porta) - Non ho il coraggio di guardare.. Che? (Stupore tra i cadetti nel vedere Cirano e Cristiano abbracciati)
IL MOSCHETTIERE - Oh, finalmente si può parlargli del naso! (Annusa l'aria) Che buon odore! Che bell'aria!(A Cirano, guardandogli il naso)
CIRANO (schiaffeggiandolo) - Aria di schiaffi! (Gioia tra i cadetti)


ATTO TERZO


Una piccola piazza della città vecchia. La casa di Rossana e il muro basso del giardino. La finestra e il balcone. Di fronte, un'altra casa.


SCENA 1


GOVERNANTE (chiamando verso la finestra) - Rossana, siete pronta? (a Ragueneau) - Ci aspettano là, da Clomira. Rossana, fate presto. 
CIRANO - (Alla governante) Passavo, come tutte le sere, a chiedere a Rossana se il suo amico del cuore è sempre così perfetto.
ROSSANA (uscendo di casa) - Ah, sì! E' bello, sensibile e senza difetti!
CIRANO (sorridendo) - Cristiano, sensibile?...
ROSSANA - Sì, caro! Più di te!
CIRANO - Lo ammetto.
ROSSANA - Non esiste un dicitore più fine di dolcissimi nonnulla che sono tutto in amore. Dice cose stupende.
CIRANO (incredulo) - Ma no!
ROSSANA - Invece sì! Se un ragazzo è bello pensi subito che è scemo!
CIRANO - E sa parlare d'amore con una certa esperienza?
ROSSANA - Altro che!  (declama) «Più tu mi prendi il cuore, più lui mi cresce in petto!» «Mi avete preso il cuore, mandate il vostro a me!...».
CIRANO - Una volta ne ha troppo, una volta non ne ha.Quanto cuore vuole?

ROSSANA - Sei irritante! E' tutta gelosia di poeta. Senti - «Se i baci si potessero mandare per iscritto, le mie lettere, tu le leggeresti con la bocca!». Non è il massimo della tenerezza?
CIRANO (sorridendo di compiacimento) - Le ultime righe sono... sdolcinate.
GOVERNANTE - Il conte di Guiche! (Spinge Cirano verso la casa

ROSSANA (a Cirano) -Entra, presto! Se ti vede potrebbe  scoprire il mio segreto. Mi ama, è potente, non deve sapere. Potrebbe distruggere tutto.
CIRANO (rientrando in casa) - Va bene, va bene..

(Entra de Guiche)


SCENA 2

 

ROSSANA (inchinandosi) - Sto uscendo.
DE GUICHE - Vengo a prendere congedo.
ROSSANA - Partite?
DE GUICHE - Per la guerra, stasera stessa, per l'assedio di Arras. Sembra che la mia partenza vi lasci del tutto indifferente.?
ROSSANA (educatamente) - Ma, io...
DE GUICHE - Vi rivedrò? Sono stato nominato generale del reggimento dei cadetti di vostro cugino, che mi ha insultato. Laggiù saprò vendicarmene.
ROSSANA (soffocata) Come, i cadetti partono? (tra sé)  Cristiano!
DE GUICHE - Che avete?
ROSSANA (commossa) - Questa partenza mi addolora. Amare qualcuno e saperlo in guerra.
DE GUICHE (sorpreso e affascinato) - E' la prima volta che mi dite una parola dolce... e proprio il giorno della mia partenza.
ROSSANA (cambiando tono) - Volete vendicarvi di mio cugino. La vostra vendetta contro mio cugino sarà esporlo al fuoco? So io cosa può ferirlo!
DE GUICHE - Cosa?
ROSSANA - Essere lasciato qui a Parigi coi cadetti, mentre gli altri partono per la guerra... Sarà umiliato. Volete punirlo? Tenetelo lontano dal pericolo!
DE GUICHE - Soltanto una donna potrebbe inventare un simile scherzo!
ROSSANA - Si roderà l'anima per la rabbia di non essere al fronte. E voi sarete vendicato!
DE GUICHE - Dunque, mi amate un poco! Voi condividete il mio rancore, Rossana! E' una prova d'amore. (mostrando diversi plichi sigillati) - Ecco gli ordini da trasmettere alle mie compagnie. Li trasmetterò tutti, tranne (ne toglie uno) quello per i cadetti. (se lo rimette in tasca) Povero Cirano! con la sua voglia di menar le mani! (eccitatissimo) Stasera dovrei partire. Qui vicino, sulla strada d'Orléans, c'è un convento dei cappuccini. ISono i cappuccini che servono Richelieu - temendo lo zio, temono anche il nipote. Verrò a trovarti mascherato. Lasciami tardare d'un giorno, pazza!
ROSSANA - Ma se si venisse a sapere! La vostra gloria...E l'assedio? Arras...
DE GUICHE - Che me ne importa! Lasciate che io...
ROSSANA - Devo difendervi. Partite! Io vi voglio eroico, Antonio!...
DE GUICHE - Che dolci parole! Voi dunque amate...
ROSSANA - Colui per cui ho tremato. Sì.
DE GUICHE (felice) - Va bene, parto! (Le bacia la mano) Siete contenta.
ROSSANA (alla governante) - Non ne parliamo con nessuno - Cirano non mi perdonerebbe d'avergli rubato la guerra. (Chiama forte) Cirano!

 

SCENA 3

 

ROSSANA (A Cirano) - Se viene Cristiano, come penso, digli di aspettarmi.
CIRANO - Ah, bene! Ma... su che l'interrogherai stasera?
ROSSANA - Gli dirò: Improvvisate. Parlatemi d'amore. Siate splendido!
CIRANO (ridendo) - Bene!
ROSSANA - Però, zitto! Nemmeno una parola!

 

SCENA 4

 

CIRANO - Preparati. E' l'occasione buona. Non perdiamo tempo. Dai, svelto, andiamo a casa tua. T'insegnerò che cosa devi dire.
CRISTIANO - No. Aspetterò Rossana qui.
CIRANO - Sei pazzo? Muoviti, dai. Vieni a imparare...
CRISTIANO - No, sono stanco di prendere a prestito le mie lettere, i miei discorsi, e di recitare una parte e aver sempre paura. Era comprensibile all'inizio. Ora so che mi ama. Non ho più paura. Voglio parlarle da solo.
CIRANO - Capisco.
CRISTIANO - I tuoi insegnamenti mi sono serviti. Sono in grado di parlare da solo. E saprò stringerla tra le braccia! E' lei!... Cirano, aspetta, non lasciarmi!
CIRANO (salutandolo) - Parlatele da solo signore! (Scompare dietro il muro)


SCENA 5


ROSSANA (vede Cristiano) - Voi!... Restiamo qui.  Parlate. Vi ascolto.
CRISTIANO (si siede accanto a lei. Pausa) - Io vi amo.
ROSSANA (chiudendo gli occhi) - Allora parlatemi d'amore.
CRISTIANO - Io ti amo.
ROSSANA - Questo è il tema. Ora ricamate, ricamate...
CRISTIANO - Io ti amo tanto.
ROSSANA - Sì, certo. E poi?
CRISTIANO - E poi... Non ti basta che ti amo? Rossana, dimmi che m'ami!
ROSSANA - Vi ho chiesto delle creme e m'offrite un brodino!Come mi amate?
CRISTIANO - Molto.
ROSSANA - Va bene.... Ora sciogliete i vostri sentimenti.
CRISTIANO (avvicinandosi) - Io... vorrei stringerti a me! Io ti adoro!
ROSSANA (allontanandosi) - Uffa!
CRISTIANO - Hai ragione... Divento sciocco.
ROSSANA (seccata) - Andate a riordinare le idee. (chiude la porta)
CIRANO (che, senza essere visto, è appena rientrato) - Bel colpo, eh!


SCENA 6


CRISTIANO - Aiutami.
CIRANO - No.
CRISTIANO - Se non ritorno immediatamente nella sua grazia, io muoio.
CIRANO - E come faccio a insegnarti tutto così, immediatamente?...
CRISTIANO - Dai, aiutami! Guarda! (La finestra di lei si è illuminata)
CIRANO (guardando commosso) - La sua finestra.
CRISTIANO (urlando) - Mi sento morire!
CIRANO - La notte è scura.
CRISTIANO - E allora?
CIRANO - Resta davanti al balcone! Io sarò là sotto per suggerirti le parole.
CRISTIANO - Rossana!
CIRANO (scaglia dei ciottoli contro i vetri) - Aspetta. Proviamo.


SCENA 7

 

ROSSANA (aprendo la finestra) - Chi mi chiama?
CRISTIANO - Io. Cristiano.
ROSSANA (con fastidio) - Ah, voi?
CRISTIANO - Vorrei parlarvi.
ROSSANA - No, andatevene. Parlate troppo male.
CRISTIANO - Vi prego.
ROSSANA - No. Voi non m'amate più.
CRISTIANO (al quale Cirano soffia le parole) - Mi accusate di non amarvi più... quando più vi amo!
ROSSANA (fermandosi) - Senti senti!... va meglio.
CRISTIANO - Amor ha preso per culla il mio animo inquieto e cresce, cresce.
ROSSANA (sul balcone) - Perché, visto che vi tormenta, non lo strangolaste nella culla? è lui che ha strangolato i due serpenti.. l'Orgoglio e... il Dubbio.
Ma perché parlate così lentamente? Le vostre parole esitano. Perché?
CIRANO (a bassa voce) - E' notte. E nel buio stentano a trovare le vostre orecchie.
ROSSANA - Le mie non fanno nessuna fatica.
CIRANO - E' naturale. Le vostre parole calano direttamente nel mio cuore; e il mio cuore è grande, le vostre orecchie piccole. Le vostre parole scendono, le mie salgono. E' naturale che le vostre vadano più in fretta.
ROSSANA - Allora salite voi, presto!
CIRANO - No! (con voce rotta dall'emozione) - Lasciatemi approfittare per una volta di quest'occasione che ci è data di parlarci così, senza vederci. È stupendo. Ci si indovina appena. Voi intravedete un mantello nero, io una gonna bianca - io non sono che un'ombra, e voi un chiarore. Voi non sapete cosa siano per me questi momenti. Se qualche volta le mie parole sono state belle... Non sono mai riuscite davvero a far parlare il mio cuore...
ROSSANA - Perché?
CIRANO - Finora ho sempre parlato attraverso il tremito e la vertigine che chiunque prova guardandovi. Ma stasera mi sento come uno che sta per parlarvi per la prima volta.
ROSSANA - E' vero. Avete una voce nuova.
CIRANO (accostandosi a lei) - Con la notte che mi protegge io oso essere me stesso...Dove sono? è tutto così dolce stanotte, così nuovo per me.
ROSSANA - Così nuovo?
CIRANO (sconvolto) - Sì, nuovo... la paura di essere deriso non mi dà tregua. Il mio cuore si nasconde dietro il mio spirito per pudore - parto per strappare al cielo una stella ma, per paura del ridicolo, mi chino a raccogliere un fiore.
ROSSANA - Anche un fiore ha del bello. Non mi avete mai parlato così.
CIRANO - Lasciamo che, con un solo lampo dei suoi astri, il cielo ci spogli di tutte le nostre finzioni - io ho paura che la nostra alchimia poetica disperda ogni vero sentimento, che l'anima si annienti in passatempi vani!
ROSSANA - Ma lo spirito?...
CIRANO - Quando si ama è un delitto prolungare questa inutile schermaglia. Arriva il momento in cui sentiamo che c'è qualcosa di così nobile nel nostro modo di amare da non poterlo avvilire con vani giochi di parole.
ROSSANA - Se per noi è arrivato questo momento, che mi direte adesso?
CIRANO - Io ti amo, soffoco, sono pazzo, non ne posso più; il tuo nome mi risuona dentro. Per la tua felicità darei in cambio la mia per sentirti ridere qualche volta, da lontano, di quella gioia data dal mio sacrificio. Senti l'anima mia salire verso di te, nell'ombra? È tutto troppo bello e dolce stasera. Nemmeno nei miei sogni più ambiziosi ho mai sperato tanto. Tu tremi! Sento il tremito della tua mano scendere per i rami del gelsomino (Bacia un ramo)

ROSSANA - Sì, tremo, e piango, e sono tua, e tu m'hai stordita!
CIRANO - Allora, venga pure la morte! Questa ebbrezza sono io che gliel'ho data! Ormai non chiedo altro che...
CRISTIANO (nascosto sotto il balcone) - Un bacio!
ROSSANA (trasalendo) - Che? Tu mi chiedi?...
CIRANO - (A Cristiano, sottovoce: Tu vai troppo di fretta) (a Rossana) - Sì, io... io ho chiesto, è vero... ma, santo cielo! Sono stato troppo audace.
ROSSANA (un po' delusa) - Come, non insisti?
CIRANO - Insisto senza insistere! La tua virtù s'annuvola! Insomma, questo bacio... non darmelo. Mi rimproveravo d'essere andato troppo in là!
(Entra un cappuccino con una lanterna)

 

SCENA 8


CIRANO (al cappuccino) - Che fate? Cercate l'uomo come Diogene?
IL CAPPUCCINO - Cerco la casa della signora Maddalena Robin detta Rossana...
CIRANO (indicando una salita) - Di là! Dritto, sempre dritto...
IL CAPPUCCINO - Grazie. Dirò per voi un rosario. (Esce)
CIRANO - Buona fortuna! (Ritorna verso Cristiano)

CRISTIANO - Fammi avere quel bacio!
CIRANO - No! Prima o poi verrà quell'attimo di vertigine in cui le vostre bocche andranno l'una verso l'altra - i tuoi baffi biondi e le sue labbra rosa!(E' interrotto dal rumore della finestra che si riapre)
ROSSANA (affacciandosi) - Siete voi? Parlavamo di... di un...
CIRANO - un bacio. Non capisco perché voi non osiate pronunciare questa parola dolce. Un bacio - ma che cos'è poi un bacio? Un giuramento un po' più da vicino, una promessa più precisa, una confessione che cerca una conferma, un punto rosa sulla i di «ti amo», un segreto soffiato in bocca invece che all'orecchio, un frammento d'eternità che ronza come l'ali d'un'ape, una comunione che sa di fiore, un modo di respirarsi il cuore e di scambiarsi sulle labbra il sapore dell'anima!
ROSSANA - Tacete!
CIRANO - Un bacio - è così nobile un bacio, che la stessa regina di Francia non ha saputo negarne uno a lord Buckingham! Io sono come lui, come lui vi amo soffrendo in silenzio, mia regina, come lui sono triste e fedele...
ROSSANA - Che aspetti? Sali a cogliere questo fiore ineguagliabile...
CIRANO (spingendo Cristiano verso il balcone) - Sali!
ROSSANA - Questo sapore di cuore... Questo ronzio d'ape...Questo frammento d'infinito...
CIRANO (spingendolo) - Sali! (Cristiano scavalca il balcone)
CRISTIANO - Ah, Rossana! (L'abbraccia e la bacia)
CIRANO - Che strana sensazione! L'amore pranza e io, come Lazzaro, raccolgo le briciole nel buio. Sento che un po' di questo bacio mi appartiene, perché su quelle labbra Rossana bacia le parole che ho detto io... (chiama)
ROSSANA - Chi è?
CIRANO - Io. Passavo di qui... Cristiano è ancora lì?
ROSSANA - Salve, cugino! Aspetta che scendo. (Rientra in casa. Dal fondo riappare il cappuccino)
CRISTIANO (vedendolo) - Ancora lui! (Segue Rossana)

 

SCENA 9

 

IL CAPPUCCINO - Abita qui la signora Robin abita qui!
ROSSANA (compare sulla porta) - Che c'è?
IL CAPPUCCINO - Una lettera. Si tratta di una santa cosa.  Un degno signore...
ROSSANA (a Cristiano) - E' de Guiche. (Apre la lettera. Legge, a bassa voce) «Signorina, i tamburi battono. Il mio reggimento parte. Io resto. Mi credono già partito. Vi disobbedisco. Sono in convento. Vi raggiungerò tra poco. Vi mando come messaggero un frate. Le vostre labbra mi hanno troppo sorriso poco fa. Voglio rivederle. Spero abbiate già perdonato la mia audacia». (Al cappuccino) Ascoltate, padre. (Legge ad alta voce) «Signorina, bisogna sottomettersi alla volontà del cardinale, per quanto possa apparirvi dura. Per questo ho scelto, per far recapitare queste righe nelle vostre gentili mani, un frate cappuccino intelligente e discreto. Noi vogliamo che vi dia la sua benedizione nuziale, subito, in casa vostra. Dovete sposare Cristiano segretamente. Lo so che vi dispiace, ma rassegnatevi. Sappiate che il cielo benedirà la vostra devozione. Rispettosamente mi firmo, vostro umilissimo servitore».
IL CAPPUCCINO (contento) - Che persona perbene!... L'avevo detto. Non avevo ombra di dubbio. Non poteva trattarsi che di una cosa santa.
ROSSANA (tempestiva) - C'è un post-scriptum - «Donate centoventi pezzi d'oro al convento».
IL CAPPUCCINO - Una persona proprio perbene! (A Rossana) Rassegnatevi.
ROSSANA (addolorata) - Mi rassegno. (si rivolge a Cirano) De Guiche sta per arrivare. Non farlo entrare prima che...
CIRANO - Ho capito. (Al cappuccino) Quanto vi serve per sposarli?
IL CAPPUCCINO - Un quarto d'ora.
CIRANO (spingendoli) - Andate! Rimango io qui!
ROSSANA (a Cristiano) - Vieni. (Entrano)

 

SCENA 10


CIRANO - Come far perdere a de Guiche un quarto d'ora? (Si arrampica sul balcone. Si abbassa il cappello sugli occhi, si avvolge nel mantello, guarda giù). Possiamo tentare. Peccato, dover turbare quest'atmosfera di pace.
DE GUICHE (entra mascherato, avanza a tastoni nel buio) - Maledetto frate, non vedo niente. Questa maschera mi acceca! (Cirano salta dal balcone e cade tra la porta e de Guiche) Chi è là? (Quando alza gli occhi non capisce da dove Cirano sia caduto) Da dove casca quest'uomo?
CIRANO - Dalla luna! Sono appena caduto dalla luna - come una bomba.
DE GUICHE (spazientendosi) - Via, signore! Dev'essere un demente.
CIRANO (andando verso di lui) - Sono caduto! Cent'anni o un minuto, non so quanto è durata la mia caduta!... Ero in una palla color zafferano.
DE GUICHE (alzando le spalle) - Va bene. Ora lasciatemi passare!
CIRANO (fermandolo) - Dove sono? Dov'è che sono finito come una meteora? non so dove mi trovo.
DE GUICHE (cercando di passare) - Scusate, sono atteso da una signora.
CIRANO (felice) - Sono ricaduto a Parigi! Sono un po' sporco d'etere. Ho viaggiato! Ho ancora gli occhi pieni di polvere di stelle. Cadendo ho scoperto che Sirio, la notte, si mette un turbante. Nell'attraversare la Lira, ne ho spezzato una corda. Ma ora conto di raccontare tutto in un libro. Userò come asterischi le stelle d'oro che ho catturato!
DE GUICHE - Insomma, io voglio...
CIRANO - Vorreste apprendere dalla mia viva voce com'è fatta la luna. Come ci sono arrivato? Con una macchina di mia invenzione. Non ho imitato niente che sia già stato fatto! Potrei cospargere il mio corpo di fiale di cristallo piene di rugiada, poi espormi al sole e farmi aspirare in cielo coi vapori del mattino. Potrei fare incetta di vento, rarefacendo l'aria in un contenitore di cedro. Potrei farmi scagliare nei prati blu in cui pascolano le stelle!  Poteri raccogliere il fumo in una sfera, quanto mi basta per farmi sollevare! Infine, dopo essermi steso su un disco di ferro, potrei prendere una calamita e lanciarla in aria! Si può ascendere fino all'infinito.
DE GUICHE - Questa storia diventa interessante!
CIRANO (imita il rumore delle onde) - La marea!... Nell'ora in cui la luna attira l'onda, ho fatto un bagno di mare e mi sono steso sulla sabbia. Poi mi sono sollevato, trascinato in alto, come un angelo. E salivo senza sforzo, quando all'improvviso ho sentito un colpo!... e allora...
DE GUICHE (incuriosito) - Allora?
CIRANO - Allora... Il quarto d'ora è passato. Il matrimonio è celebrato.
DE GUICHE (Si apre la porta. La luce illumina il viso di Cirano) ... Cirano?
CIRANO - (Indica la porta) Si sono appena scambiati l'anello.
DE GUICHE - Chi? (Sulla porta sono apparsi Cristiano e Rossana) Cielo!

 

SCENA 11 


DE GUICHE (a Rossana) - Siete davvero furba! (A Cirano) Complimenti, la vostra esibizione avrebbe fatto fermare un santo alla porta del paradiso. Annotatevi ogni dettaglio - potrebbe davvero servirvi per un libro.
IL CAPPUCCINO - Che bella coppia, unita per merito vostro.
DE GUICHE (A Rossana) Signora, vogliate dire addio a vostro marito. (a Cristiano) - Il reggimento è già in marcia. Raggiungetelo.

ROSSANA - Ma, signore, i cadetti dovevano restare!
DE GUICHE - Ecco l'ordine. Consegnatelo voi. La notte di nozze è lontana.
CIRANO (tra sé) - Se crede di farmi soffrire!...
CRISTIANO (a Rossana) - Ancora un bacio! Lasciarla è così duro...

CIRANO (cercando di trascinarlo via) - Capisco.

DE GUICHE - Il reggimento parte!
ROSSANA (a Cirano) - Lo affido a te... Promettimi che non correrà rischi!
CIRANO - Farò il possibile... ma non posso promettere niente.
ROSSANA - Promettimi che sarà prudente! Che non avrà mai freddo! Che sarà fedele! Che mi scriverà!
CIRANO (fermandosi) - Questo sì - te lo prometto!


ATTO QUARTO

 

Avvolti nei loro mantelli, i cadetti dormono. Carbone di Castelgeloso e Le Bret sono svegli. Cristiano dorme tra gli altri. Silenzio.


SCENA 1

 
LE BRET - Ma è terribile! Perdio!
CARBONE (facendogli segno di parlare piano) - Piano! Me li stai svegliando. (Ai cadetti) Silenzio - dormite! (A Le Bret) Chi dorme mangia.
CARBONE - Non è niente. E' Cirano che torna.

UNA SENTINELLA (fuori campo) - Chi va là?
CIRANO (comparendo sulla trincea) - Bergerac! (Le Bret gli va incontro)
LE BRET - Santo cielo! Ferito?
CIRANO - Lo sai che hanno deciso di non colpirmi mai!
LE BRET - E' assurdo rischiare la vita ogni mattina per portare una lettera!
CIRANO (a Cristiano) - Ho giurato che le avrebbe scritto spesso. Dorme. Com'è pallido. Se lei sapesse che muore di fame. Pero, è sempre bello!
LE BRET - Va' a dormire - presto!
CIRANO - Le Bret... per attraversare le linee spagnole, ho trovato un posto in cui sono tutti ubriachi la notte.
LE BRET - Dovresti portarci dei viveri.
CIRANO - Bisogna essere leggeri per passare. Però sta per succedere qualcosa di nuovo. Di qui a poco i francesi mangeranno o moriranno.
CARBONE - Che vergogna, assediare ed essere presi per fame!
LE BRET - E già - non c'è nulla di più complicato dell'assedio di Arras - noi assediamo Arras, e intanto gli spagnoli assediano noi... Siamo in trappola.
CIRANO - Ora dovrebbe arrivare qualcuno che li assedia a sua volta!
LE BRET - C'è poco da ridere! E pensare che rischi la vita ogni giorno, una vita come la tua...Dove vai?
CIRANO - A scriverne un'altra (Scompare nella tenda)

 

SCENA 2

 

(Comincia a fare giorno. Chiarore. Si sente un colpo di cannone seguito da un rullo di tamburi. Rumori di risveglio. Voci di ufficiali).

 
CARBONE - Già la sveglia! Addio sonno nutriente!... Ci siamo. 
UN CADETTO (mettendosi a sedere) - Ho fame!
UN ALTRO - Mi sento morire! 
UN ALTRO - Il mio titolo di barone per un pezzo di formaggio.
UN ALTRO - Sì, pane - vogliamo pane!
ALTRI CADETTI - Non resistiamo più - Non ce la facciamo!
CARBONE (a mezza voce) - Aiutami, Cirano! Vieni a tirarmeli un po' su.
TUTTI (esasperati) - Basta! - Ribelliamoci!
CARBONE - Cirano, aiuto!

 

SCENA 3


CIRANO - Che succede? Perché cammini con questo passo strascicato?
IL CADETTO - Ho qualcosa che mi pesa nei talloni!...È lo stomaco!
CIRANO - Anch'io ce l'ho!
IL CADETTO - Mi sento le orecchie che mi ronzano.
CIRANO - Non è possibile. Ventre affamato non ha orecchie.
UN ALTRO - A Parigi, intanto, il cardinale fa i suoi quattro pasti!
CIRANO - Vorrei poter morire così, una sera, sotto un cielo rilucente di rosa, dicendo una buona battuta per una bella causa. Colpito da un'arma nobile e da un nemico che ne sia davvero degno, su un prato di gloria, cadere con la lama nel petto e una battuta sulle labbra!
TUTTI (in un grido) - Ho fame!
CIRANO - Avvicinati, pifferaio Bertrandou (Il vecchio comincia a suonare) Ascoltate, guasconi!... Non è più l'acuto piffero da guerra, ma il flauto dei boschi! Non è il sibilo della battaglia ma la melodia lenta dei nostri caprai!...E' la valle, la brughiera, la foresta, un piccolo pastore col suo berretto rosso in testa, è la dolcezza verde delle sere trascorse sulla riva d'un fiume - è tutta la Guascogna! (Le teste sono chine, gli occhi sognanti; qualcuno piange)
CARBONE (sottovoce, a Cirano) - Ma così li fai piangere!
CIRANO - Di nostalgia... Un male più nobile della fame... Sono contento che la loro sofferenza, invece che lo stomaco, gli stringa il cuore.
CARBONE - Me li rammollirai di commozione!
CIRANO - Basta un niente per richiamarli alla guerra. (Il tamburo rulla) - Bastano due colpi di tamburo! Ciò che venne col flauto se ne va col tamburo.
UN CADETTO - Ecco il signore de Guiche! (Mormorìo generale di fastidio)
CIRANO (sorridendo) - Che bell'accoglienza!
UN ALTRO - Viene a fare il valoroso in armatura e colletto di pizzo!
LE BRET - Guardate com’ è pallido.
UN ALTRO - Ha fame come un povero diavolo qualsiasi. Com'è decorata d'argento dorato la sua armatura. I crampi del suo stomaco brillano al sole.
CIRANO (in fretta) - Non facciamogli vedere che soffriamo! Tirate fuori pipe, carte, dadi... (giocano) E io leggo Cartesio. (Entra de Guiche)

 

SCENA 4


DE GUICHE (a Carbone) - Ah buongiorno! (De Guiche, tra sé) E' verde.
CARBONE (tra sé) - Non gli sono rimasti che gli occhi.
DE GUICHE (guardando i cadetti) - Mi è stato riferito che non perdete l'occasione di deridermi, che  mi chiamate intrigante cortigiano, che non tollerate di vedere sulla mia corazza un collo di merletto genovese, e che trovate molto scandaloso che si possa essere guascone senza essere pezzente. (Silenzio.) Dovrò farvi punire dal vostro capitano.
CARBONE - Non darò punizioni. Obbedisco solo agli ordini di guerra.
DE GUICHE - Mi basta. (Rivolgendosi ai cadetti)  Tutti sanno con che coraggio io vada incontro al fuoco dei moschetti.
CIRANO (senza levare gli occhi dal libro) - E la vostra sciarpa bianca?
DE GUICHE (lusingato) - Mentre caracollavo tra la truppa, il flusso dei fuggiaschi m'ha trascinato verso le file nemiche. Rischiavo di essere fucilato quando ho avuto la presenza di spirito di lasciare cadere la sciarpa rivelatrice del mio grado militare. Così mi sono potuto allontanare dagli spagnoli senza essere notato. E allora, che dite della mia trovata? (Attesa)
CIRANO - Enrico Quarto non si sarebbe mai liberato del suo pennacchio bianco. (Soddisfazione silenziosa)
DE GUICHE - Comunque sono riuscito nel mio intento. 
CIRANO - Può essere, ma non si rifiuta l'onore di fare da bersaglio. Se io fossi stato presente quando la sciarpa cadde - questa è la differenza tra il mio coraggio e il vostro - l'avrei raccolta e me la sarei messa.
DE GUICHE - Sì, un'altra fanfaronata da guascone!
CIRANO - Fanfaronata?... Prestatemela. Mi offro di andare all'assalto per primo, da stasera, con la vostra sciarpa a tracolla.
DE GUICHE - Offerta da guascone! SLa sciarpa è rimasta in zona nemica.
CIRANO (tira fuori di tasca la sciarpa bianca e gliela porge) - Eccola.
DE GUICHE (riprendendosi la sciarpa) - Grazie. Mi serviva un pezzo dl stoffa bianca per fare un segnale che esitavo a fare. (Agita la sciarpa in aria)
SENTINELLA (dall'alto della trincea) - Laggiù - un uomo che corre!
DE GUICHE (tornando) - E' una falsa spia spagnola. Ci rende grandi servigi. Le informazioni che porta ai nemici gliele do io stesso, così possiamo influenzare i loro piani. (riannodandosi la sciarpa) - E' utile. Stanotte il maresciallo, per farci avere rifornimenti, ha tentato un colpo decisivo, dirigendosi verso Dourlens, dove si trovano i rifornimenti del re. Li raggiungerà attraverso i campi arati. Ma per rientrare senza rischi ha preso con sé tanta truppa che se il nemico ci attaccasse avrebbe buon gioco.
CARBONE - Certo, se gli spagnoli lo sapessero sarebbe grave. Ma lo sanno?
DE GUICHE - Sì. Stanno per attaccarci. Sono stato avvertito dalla mia falsa spia. Mi ha detto «Io posso determinare il punto dell'attacco. Dove volete che sia? Dirò che quello è il punto più indifeso, e lì vi assaliranno». Gli ho risposto - «Va bene. Sarà sul punto da cui vi farò segno».
CARBONE (ai cadetti) - Signori, preparatevi!
DE GUICHE - Sarà tra un'ora. (a Carbone) - Bisogna guadagnare tempo.
CARBONE - E la vostra vendetta?
DE GUICHE - Servendo il mio rancore, io servo anche il mio re.
CIRANO (salutando) - Permettetemi di esservi riconoscente, signore.
DE GUICHE (salutando) - So che vi piace battervi da solo contro cento. Non potrete lamentarvi che vi sia mancata l'occasione. (Via con Carbone)
CIRANO (ai cadetti) - Aggiungeremo ai sei fregi azzurri e d'oro dello stemma di Guascogna un settimo colore rosso sangue. (Cirano va verso Cristiano)
CRISTIANO (scuotendo la testa) - Rossana! Come vorrei mettere tutto l'addio del mio cuore in una bella lettera!...
CIRANO - Temevo che sarebbe stato per oggi. Così ho scritto il tuo addio.
CRISTIANO - (legge) Strano!...Questo piccolo cerchio...E' una lacrima.
CIRANO - Ah, sì... Capita che il poeta si lasci prendere dal fascino della sua finzione… Quel messaggio era così commovente che, nello scriverlo, mi sono messo a piangere, perché morire non è poi così terribile. Ma non rivederla più è spaventoso. Perché ormai io non la ....(confuso) noi non la...tu non la...
CRISTIANO - Dammi questa lettera! (Si sente rumore in lontananza)
SENTINELLA - Chi va là! (Chiasso. Sonagli)
CARBONE - Che succede?
SENTINELLA - Una carrozza! Il cocchiere ha gridato: Servizio del re!

DE GUICHE - Come? Del re?!...
CARBONE - Giù il cappello - tutti!
ROSSANA (saltando dalla carrozza) - Buongiorno!


SCENA 5

 

DE GUICHE - Servizio del re! Voi?
ROSSANA - Ma del solo vero re - dell'Amore!
CRISTIANO (slanciandosi) - Tu! Perché?
ROSSANA - Quest'assedio cominciava a diventare troppo lungo!
CIRANO (che è rimasto paralizzato) - Dio mio! Potrò guardarla?
DE GUICHE - Voi non potete restare qui.
ROSSANA (allegra) - Ma sì che posso! (Ride) Hanno sparato sulla mia carrozza! (Manda un bacio a Cristiano) Buongiorno! Non avete una bell'aria! Sapete che Arras è proprio lontana? (Vedendo Cirano) Incantevole cugino!
CIRANO (venendo avanti) - Ma come hai fatto?...
ROSSANA - A trovare l'esercito? Sono andata avanti dovunque ho visto il paese devastato. Ma quanti orrori!

CIRANO - E' pazza! Ma dove diavolo sei riuscita a passare?
ROSSANA - Dove? Dalla parte degli spagnoli. Sono passata nella mia carrozza, al trotto. E se qualche hidalgo tentava di fermarla, sfoderavo un  bel sorriso. Essendo questi signori la gente più galante del mondo, passavo.
CARBONE - Sì, certo, questo vostro sorriso è un passaporto. Ma non vi è capitato che qualcuno vi chiedesse dove eravate diretta?
ROSSANA - Rispondevo «Vado dal mio amante». A questo punto, anche lo spagnolo dall'aria più feroce sollevava i moschetti già puntati su di me. Poi s'inchinava dicendo: «Passi pure, senorita!».
CRISTIANO - Ma, Rossana...
ROSSANA - Ho detto "il mio amante". Se avessi detto "mio marito", nessuno mi avrebbe fatto passare.
DE GUICHE - Dovete andarvene di qui.
ROSSANA - Io, andarmene? Ma come?
CIRANO (imbarazzato) - Fra tre quarti d'ora... Massimo un'ora...
ROSSANA - Voi state per combattere. Io resto. E' mio marito! (Si getta tra le braccia di Cristiano) Che mi uccidano con te!
DE GUICHE (disperato) - Ma questo posto è mortale!
CIRANO - Chi l'avrebbe mai detto! La preziosa celava un'eroina.
ROSSANA - Signor di Bergerac, sono cugina vostra. Ho messo un cappello che mi starà molto bene nella battaglia!....
DE GUICHE - Vado a ispezionare i cannoni e torno... cambiate idea!
ROSSANA - Mai! (De Guiche esce)

 

SCENA 6


CRISTIANO (supplicandola) - Rossana!...
ROSSANA - No. (a Cirano, che la supplica ancora) - No! Niente mi farà lasciare questo posto!
CARBONE (s'avvicina a Rossana e cerimoniosamente) - Forse è il caso che vi presenti qualcuno di questi signori che avranno l'onore di morire sotto i vostri occhi. (Rossana si inchina e attende, al braccio di Cristiano. Carbone fa le presentazioni) Barone di Peyrescous de Colignac. Barone di Casterac de Cahuzac. Visconte di Malgouyre Estressac Lésbas d'Escarabiot. Cavaliere d'Antignac-Juzet. Barone Hillot di Blagnac-Saléchan de Castel-Crabioules...
CARBONE (a Rossana) - Aprite la mano in cui tenete il fazzoletto. (apre la mano e il fazzoletto cade) - Perché? (Tutti si lanciano a raccoglierlo)
CARBONE (raccogliendolo) - La mia compagnia era senza bandiera, ma oggi innalzerà la più bella del campo!
ROSSANA - L'aria del campo è fresca - mi ha messo appetito. Vorrei del pasticcio tiepido e del buon vino. Si può avere? (Costernazione)
UN ALTRO - Dove prenderlo, gran Dio? Dove?
ROSSANA (tranquillamente) - Nella mia carrozza. Ma ci vuole qualcuno che serva, tagli e disossi. Guardate il mio cocchiere un po' più da vicino e riconoscerete in lui un uomo prezioso, in grado di riscaldarvi ogni portata.
I CADETTI (precipitandosi verso la carrozza) - Ragueneau! (Acclamazioni)
ROSSANA (seguendoli con gli occhi) - Poveri ragazzi!
CIRANO (baciandole la mano) - Buona fata!
RAGUENEAU - Signori!...Gli spagnoli, troppo presi dalle grazie di madame, non hanno fatto caso al bagaglio dello chef! (Applausi)  Per troppa galanteria non hanno visto a galantina! E mentre Venere teneva occupati i loro occhi, Diana faceva passare la sua cacciagione!
CIRANO (sottovoce a Cristiano) - Ti devo parlare
ROSSANA (ai cadetti che vengono avanti con le braccia colme di vettovaglie) - Posatele qui - per terra. (Stende una tovaglia sull'erba. Poi, rivolgendosi a Cristiano) E tu che fai lì? Renditi utile!
RAGUENEAU - Un pavone tartufato!
IL PRIMO CADETTO - Perdìo! Non andremo a correre il nostro ultimo rischio senza esserci prima fatti un'abboffata... (correggendosi alla vista di Rossana) Pardon!... un banchetto.
RAGUENEAU - I cuscini sono pieni di uccelletti! (Tumulto. Si sventrano i cuscini. Risate. Gioia)
ROSSANA (gettando una tovaglia piegata a Cirano) - Spiega questa!... Su, dammi una mano!
CIRANO (sottovoce a Cristiano, mentre stendono la tovaglia) - Ti devo parlare prima che tu le parli.
RAGUENEAU (sempre più lirico) - Il manico della mia frusta è un salame d'Arles!
ROSSANA (versando del vino) - E visto che vogliono farci ammazzare, non daremo niente al resto dell'esercito! E se viene de Guiche che nessuno lo inviti! Non mangiate così in fretta. Bevete un poco. E voi, perché piangete?
PRIMO CADETTO - E' troppo buono!
ROSSANA - Rosso o bianco? Del pane per il capitano? Il vostro piatto! Ancora un po’ di crostata? - Vi servo io. Del Borgogna? Un'ala?
CIRANO (che la segue, carico di piatti, aiutandola a servire) - L'adoro!
CRISTIANO (cercando di trattenerla) - Dimmi - perché sei venuta?
ROSSANA - Ora ho da fare... Zitto! tra poco.
LE BRET - De Guiche!
CIRANO - Svelti, nascondete le bottiglie, i piatti, le scodelle. Facciamo finta di niente. (A Ragueneau) Tu rimonta a cassetta! Nascosto tutto? (Tutto è riposto sotto i vestiti e i mantelli, nei cappelli. De Guiche entra in fretta e si ferma di colpo, annusando l'aria. Silenzio)


SCENA 7

 

DE GUICHE - Che buon odore!
UN CADETTO (canticchiando con indifferenza) - To lo lò - lo lò...
DE GUICHE (fermandosi e fissandolo) - Che avete? Siete tutto rosso!
IL CADETTO - Io? Niente. E' il sangue. Tra poco si combatte. Pum pum...
DE GUICHE - Siete allegro, ragazzo mio!
IL CADETTO - E' il pericolo che si avvicina!
DE GUICHE (chiama Carbone per impartirgli un ordine) - Capitano! Anche voi avete una bella cera!
CARBONE (rosso in viso, nascondendo una bottiglia dietro la schiena, con gesto evasivo) - Oh!...
DE GUICHE - Mi restava un cannone. L'ho fatto portare là in quell'angolo. I vostri uomini potranno servirsene - se occorre.
UN CADETTO (dondolandosi) - Che pensiero gentile!
UN ALTRO (sorridendogli graziosamente) - Che dolce premura!
DE GUICHE (prendendolo per un braccio) - Voi siete ubriaco!... Di che?
IL CADETTO (superbo) - Dell'odore della polvere!
DE GUICHE (lo respinge e va verso Rossana) - Presto, signora, che cosa avete deciso?
ROSSANA - Resto.
DE GUICHE - E va bene. Allora datemi un moschetto. Resto anch'io.
CIRANO - Finalmente, signore! Questo si chiama essere coraggiosi!
DE GUICHE - Non abbandono una donna in pericolo.
SECONDO CADETTO - Credo che gli si possa dare da mangiare. (Le vettovaglie ricompaiono)
DE GUICHE (gli si accendono gli occhi) - Viveri! (controllandosi, orgogliosamente) - E pensate che io possa mangiare i vostri avanzi? (fieramente) - Mi batterò a digiuno.
CRISTIANO (andando da Cirano) - Allora, cos'è che devi dirmi? Qual è questo segreto?
CIRANO - Riguarda Rossana. Se ti parlasse delle lettere... Non mostrarti stupito.
CRISTIANO - Di che?
CIRANO - Oh, Dio! E' così semplice…Tu le...hai scritto... più spesso di quanto non pensi. M'ero impegnato a farmi interprete della tua fiamma. Così, qualche volta, le ho scritto senza dirtelo.
CRISTIANO - Ma come hai fatto, da quando c'è il blocco, per...
CIRANO - Oh!... Prima dell'alba potevo attraversare...
CRISTIANO (incrociando le braccia) - E quante volte le hai scritto per settimana?.Tutti i giorni?
CIRANO - Sì, tutti i giorni - due volte.
CRISTIANO (rabbiosamente) - E questo t'inebriava a tal punto da farti rischiare la vita...
CIRANO (vedendo rientrare Rossana) - Zitto! Non davanti a lei! (Rientra nella sua tenda)


SCENA 8


ROSSANA (correndo verso Cristiano) - E adesso, Cristiano...
CRISTIANO (prendendole le mani) - E adesso dimmi perché sei venuta- perché questo viaggio spaventoso tra soldatacci e avventurieri?
ROSSANA - Per le tue lettere. Sono le tue lettere che m'hanno fatto perdere la testa. Ah, pensa quante me ne hai scritte in questo mese - una più bella dell'altra! Mio Dio, io ti adoravo, da quella sera che, sotto la mia finestra, con una voce che fino allora non avevo mai sentito, la tua anima cominciò a rivelarsi.. Leggere le tue lettere è stato come continuare a sentire ininterrottamente  la tua voce di quella sera, così tenera, così insinuante. Le leggevo, le rileggevo, mi sentivo svenire, ero completamente tua. Ognuno di quei foglietti era come un petalo strappato alla tua anima. Ogni parola di quelle lettere è pervasa dalla fiamma di un amore trascinante, sincero...
CRISTIANO - Ah, trascinante e sincero? Ogni parola, vero? E tu sei venuta per…
ROSSANA - Se m'inginocchiassi ai tuoi piedi tu mi solleveresti, ma è l'anima che io metto ai tuoi piedi, e non potrai risollevarla mai più!... Io vengo a chiederti perdono - ed è proprio il momento di chiederlo, visto che forse stiamo per morire - perdono per averti fatto il torto, nella mia superficialità, d'amarti solo per la tua bellezza! Fui meno superficiale più tardi, amandoti per entrambe, per la bellezza che mi attirava e per l'anima che mi seduceva...
CRISTIANO - E ora?
ROSSANA - Ormai non t'amo che per l'anima! Ora puoi essere davvero felice. Essere amati soltanto per l'aspetto esteriore dev'essere un tormento per un nobile cuore. Adesso il tuo spirito cancella la tua immagine. Quella bellezza per cui mi piacesti un tempo, adesso che vedo bene, io non la vedo più.
CRISTIANO - Oh!
ROSSANA - Dubiti ancora di una tale vittoria?
CRISTIANO (dolorosamente) - Rossana! Io non voglio un amore così. Io, io voglio essere amato più semplicemente per...
ROSSANA - Per ciò che finora t'è valso l'amore di tutte le altre? Tu non capisci niente! E come ti amo adesso che conta. Adesso ti amo meglio, ti amo bene! Adesso che t'adoro per come sei davvero e non per la tua bellezza...
CRISTIANO - Sta’ zitta!
ROSSANA - E ti amerei, per giunta, anche se la tua bellezza se ne andasse tutta d'un colpo...
CRISTIANO - Anche se fossi brutto!
ROSSANA - Anche brutto. Te lo giuro!
CRISTIANO - Dio!
ROSSANA - Non sei contento?
CRISTIANO - Aspetta un attimo. (mostrandole un gruppo di cadetti) - Il mio amore ti fa trascurare quei poveracci. Va' un po' a sorridere anche a loro, visto che tra poco moriranno... Vai!
ROSSANA (intenerita) - Cristiano, caro... (Va verso i guasconi)

 

SCENA 9

 

CRISTIANO (chiamando verso la tenda di Cirano) - Cirano! Non mi ama più.
CIRANO - Come?
CRISTIANO - Ama te. Non ama più che la mia anima. Quindi ama te - e anche tu l'ami.
CIRANO - E' vero.
CRISTIANO - Come un pazzo.
CIRANO - Di più.
CRISTIANO - Diglielo.
CIRANO - No!
CRISTIANO - Rossana mi amerebbe anche brutto.
CIRANO - Ti ha detto questo?  che te l'abbia detto. Ma non credere a certe sciocchezze. Dio mio, mi fa piacere che le sia venuto il pensiero di dirti una cosa simile. Ma non la prendere in parola - lascia perdere, non diventare brutto - non me lo perdonerebbe mai.
CRISTIANO - Voglio vedere! Voglio che sia lei a scegliere! Dille tutto!
CIRANO - Ho detto di no! Basta con questo tormento!
CRISTIANO - Dovrei impedirti d'essere felice perché sono bello? Sarebbe troppo ingiusto.
CIRANO - E io, dovrei impedirtelo io perché per caso ho il dono di esprimere... ciò che forse tu senti?
CRISTIANO - Dille tutto.
CIRANO - Ti ostini a tentarmi. Mi fa male!
CRISTIANO - Sono stanco di portare in me stesso un rivale. Il nostro patto segreto, senza testimoni, potrebbe spezzarsi - se sopravvivremo. Voglio essere amato per me stesso o per niente. Ecco, vado a dare un'occhiata intorno. Vado fino al limite della postazione e ritorno. Tu nel frattempo parlale - e che lei scelga uno di noi due.
CIRANO - Sceglierà te.
CRISTIANO - Lo spero. (Chiama) Rossana!
ROSSANA (accorrendo) - Che c'è?
CRISTIANO - Cirano deve dirti una cosa importante... (Lei si avvicina ansiosamente a Cirano. Cristiano esce)


SCENA 10


ROSSANA - Una cosa importante?
CIRANO (smarrito) - Niente... Se la prende per ogni stupidaggine. L'avrai notato anche tu.
ROSSANA (ansiosa) - Forse non crede a quello che gli ho detto! Mi è parso in dubbio!
CIRANO (prendendole la mano) - Ma gli hai detto la verità?
ROSSANA - Sì, sì - l'amerei anche se... (Esita un secondo)
CIRANO - - Non osi dire quella parola davanti a me. Anche se brutto? Dillo pure. Non mi dispiacerà.
ROSSANA - Sì, anche se fosse brutto. (Fucilate all'esterno) Senti? Hanno sparato!
CIRANO (ardentemente) - Anche mostruoso?
ROSSANA - Anche mostruoso.
CIRANO - Grottesco?
ROSSANA - Niente potrebbe renderlo grottesco ai miei occhi!
CIRANO - Ma l'ameresti?
ROSSANA - Anche di più!
CIRANO (sconvolto) - Dio mio, forse è vero... forse è la felicità. Senti, Rossana... io...
LE BRET (entrando di corsa, lo chiama sottovoce) - Cirano!
CIRANO (voltandosi) - Che c è?
LE BRET - Zitto! (Gli dice qualcosa pianissimo. Cirano lascia la mano di Rossana con un grido)
ROSSANA - Che hai?
CIRANO (a se stesso, attonito) - E' finita. (Nuovi colpi d'arma da fuoco).  E' finita. Non glielo potrò dire mai più.
ROSSANA (fa per andare) - Che succede laggiù?
CIRANO (trattenendola) - Niente. (Dei cadetti, nascondendo qualcosa che trasportano, formano un gruppo che impedisce a Rossana di avvicinarsi)
ROSSANA - Stavi per dirmi qualcosa?
CIRANO - Che stavo per dirti?... niente - niente, lo giuro. (Solennemente) Giuro che l'anima di Cristiano era...(Correggendosi) E' la più grande!
ROSSANA - Era?... Ah!... (Si precipita nel gruppo spostando tutti)
CIRANO - E' finita.
ROSSANA (vedendo Cristiano steso sul suo mantello) - Cristiano!
LE BRET - L'hanno preso al primo colpo. (Rossana si getta sul corpo di Cristiano. Altri colpi d'arma da fuoco. Rumori. Tamburi..)
CARBONE (stringendo la spada) - Attaccano! Ai moschetti! (Seguito dai cadetti, passa dall'altro versante della trincea) Svelti! Allineatevi!
ROSSANA - Cristiano.
CARBONE - Pronti con la miccia! (Ragueneau porta dell'acqua in un elmo)
CRISTIANO (con voce da morente) - Rossana...
CIRANO - Le ho detto tutto. Ama sempre te. (Cristiano chiude gli occhi)
ROSSANA - Amore - amore mio... Sento la sua guancia diventare fredda contro la mia. Ha una lettera! (L'apre) Per me.
CIRANO (tra sé) - La mia lettera.
CARBONE - Fuoco! (Colpi di moschetteria. Grida)
CIRANO - Rossana, stanno combattendo.
ROSSANA - Rimani ancora un po'. E' morto. Tu eri il solo a conoscerlo. (Piange dolcemente) Non era un essere dolcissimo, un essere meraviglioso?
CIRANO - Sì, Rossana.
ROSSANA - Uno spirito superiore?
CIRANO - Sì, Rossana.
ROSSANA - Un cuore profondo, incomprensibile alla gente volgare, un'anima stupenda, affascinante?
CIRANO (con fermezza) - Sì, Rossana - sì!
ROSSANA (gettandosi sul corpo di Cristiano) - E ora è morto!
CIRANO (tra sé, snudando la spada) - E anche a me non resta che morire, visto che lei mi piange in lui senza saperlo (Trombe in lontananza)
DE GUICHE (che ricompare sulla trincea, ferito alla fronte) - E' il segnale! I francesi rientrano con i viveri! Resistete!
ROSSANA - Sangue sulla sua lettera - e lacrime.
UNA VOCE (all'esterno) - Arrendetevi!
VOCI Dl CADETTI - No!
CIRANO (a de Guiche) - Portatela via. Io vado.
ROSSANA (baciando la lettera) - Il suo sangue - le sue lacrime...
RAGUENEAU - E' svenuta!
DE GUICHE (sulla trincea) - Resistete!
UNA VOCE (all'esterno) - Gettate le armi!
VOCI Dl CADETTI - No!
DE GUICHE (solleva Rosanna) - Se guadagniamo tempo abbiamo vinto!
CIRANO (portano via Rosanna priva di sensi) Addio Rossana! (Alcuni cadetti cadono in scena. Cirano si ferma accanto a Carbone coperto di sangue)
CARBONE - Stiamo cedendo! Anch'io sono ferito - due colpi d'alabarda...
CIRANO (gridando verso i guasconi) - Fermi! Smettetela d'indietreggiare, bambocci! (A Carbone) Non temere. Ho due morti da vendicare: Cristiano e la mia felicità. (Vengono avanti. brandisce la lancia cui è fissato il fazzoletto di Rossana) Sventola, bandierina di merletto! (Pianta l'asta in terra e grida verso i cadetti) In piedi - tutti in piedi! Schiacciamoli! (Qualche ferito si rialza. Alcuni cadetti vengono a stringersi attorno a Cirano e alla piccola bandiera. La carrozza si riempie d'uomini e si trasforma in fortificazione)
UN CADETTO (indietreggiando e combattendo) - Arrivano! (Cade morto)
CIRANO - Li aspettiamo! (La trincea si copre di nemici)
CIRANO - Fuoco! (Scarica generale)
UN GRIDO (dalle file nemiche) - Fuoco! (I cadetti cadono da tutte le parti)
UN UFFICIALE SPAGNOLO - Ma chi sono questi che si fanno ammazzare?!
CIRANO - Questi sono i cadetti di Guascogna del capitano di Castelgeloso.

 

ATTO QUINTO


Quindici anni dopo, 1655. Il parco del convento delle Dame della Croce, in cui Rossana si è ritirata dopo la morte di Cristiano. Suore che vanno e vengono. E' autunno. Cadono foglie.

 


SCENA 1

 

SUOR CLARA - E' vero, madre Margherita, che il signor Cirano viene tutti i sabati da dieci anni?
MADRE MARGHERITA - Da più! Da quando sua cugina venne tra noi, quattordici anni fa.
SUOR MARTA - Lui è la sola persona, da quando lei s'è chiusa in convento, che sappia distrarre quel suo dolore che non accenna ad affievolirsi.
TUTTE LE SUORE - - E' così buffo! Con lui ci si diverte! Ci prende in giro! Ma è gentile! Gli vogliamo bene. Fa piacere preparargli qualcosa da mangiare.
SUOR MARTA - Peccato che non sia un buon cattolico.
SUOR CLARA - Potremmo convertirlo noi.
MADRE MARGHERITA - Non lo tormentate. Altrimenti, forse, non verrà più.
SUOR MARTA - Ma Dio...
MADRE MARGHERITA - State tranquille - Dio lo conosce certamente.
SUOR MARTA - E' così orgoglioso. Tutti i sabati, quando arriva, mi dice: «Cara sorella, anche ieri, venerdì, ho mangiato carne!».  Bene, l'ultima volta non aveva mangiato da due giorni.
SUOR MARTA - Ma, madre!
MADRE MARGHERITA - E' povero. Me l'ha detto il signor Le Bret.
SUOR MARTA - E nessuno l'aiuta?
MADRE MARGHERITA - No. Gli seccherebbe. (Sul fondo appare Rossana, col velo di vedova. Accanto a lei de Guiche, elegante e invecchiato) Rientriamo. La signora Rossana ha visite.
SUOR MARTA (sottovoce) - E' il maresciallo de Guiche. Non veniva da mesi.
LE SUORE - Ha tanto da fare! La corte! Le proprietà!
SUOR CLARA - Le cose del mondo. (De Guiche e Rossana vengono avanti)

 

SCENA 2


DE GUICHE - E resterete qui, in lutto, per tutto il tempo che vi resta?
ROSSANA - Per sempre.
DE GUICHE - Sempre fedele?
ROSSANA - Sempre.
DE GUICHE - Mi avete perdonato?
ROSSANA - Visto che sono qui. (Altro silenzio)
DE GUICHE - Era davvero un uomo così...?
ROSSANA - Bisognava conoscerlo.
DE GUICHE - Già. Forse l'ho conosciuto troppo poco. E la sua ultima lettera, è sempre lì sul vostro cuore?
ROSSANA - Come uno scapolare, qui.
DE GUICHE - Anche morto, continuate ad amarlo?
ROSSANA - A volte mi sembra che sia morto solo a metà, che i nostri cuori siano insieme e che l'amore suo mi avvolga, tuttora vivo.
DE GUICHE (ancora una pausa) - E Cirano viene a trovarvi?
ROSSANA - Sì, spesso. Il mio vecchio amico viene regolarmente. Se fa bel tempo siede con me sotto quest'albero. Io lo aspetto e, quando suona l'ora solita, sento il suo bastone. Lui si siede, scherza sul mio ricamo, mi fa la cronaca della settimana e...(Entra Le Bret) Ecco Le Bret! Come sta Cirano?
LE BRET – Male. L'abbandono, la miseria... I suoi scritti non fanno che procurargli nuovi nemici: falsi nobili, falsi devoti, falsi valorosi, plagiari, tutti.
ROSSANA - Ma la sua spada mette paura. Con lui non avranno la meglio.
LE BRET - Ciò che mi preoccupa non sono gli attacchi, ma la solitudine, la fame, il freddo. Sono questi i nemici che possono abbatterlo. Ogni giorno che passa stringe la cinta d'un buco. Il suo povero naso è diventato pallido come l'avorio. Non possiede che un unico vestito leggero.
DE GUICHE - Se l'è voluto. Non lo commiserate troppo.
LE BRET - Signor maresciallo!...
DE GUICHE - Non lo commiserate troppo, Io ho tutto, lui niente. Ma vi assicuro che gli tenderei volentieri la mano. (Saluta Rossana) Addio.
ROSSANA - Vi accompagno. (De Guiche saluta ed esce)
DE GUICHE (fermandosi) A volte mi capita d'invidiarlo. Quando si è avuto successo nella vita, come me, pur senza aver fatto nulla di veramente cattivo, si finisce per sentire mille piccole nausee, che non danno un rimorso ma un indefinibile fastidio. Così i mantelli ducali, strisciando lungo i gradini che portano al potere, trascinano nelle pieghe illusioni inaridite e rimpianti.
ROSSANA (ironica) - Voi un sognatore?...
DE GUICHE - Le Bret! (A Rossana) Scusatemi. (Parla a Le Bret a bassa voce) Nessuno oserebbe aggredire il vostro amico, ma molti lo odiano. Qualcuno a corte, mi ha detto: «Cirano potrebbe morire per disgrazia». Ditegli di uscire poco. Che sia prudente.
LE BRET - Prudente lui? L'avvertirò ma...(Rossana esce. Arriva Ragueneau)


SCENA 3


RAGUENEAU - Ho visto uscire Cirano. Lui sta per svoltare l'angolo, vedo che un servo lascia cadere un tronco dalla finestra sotto cui passava...
LE BRET - Vigliacchi!... E Cirano?
RAGUENEAU - Io accorro e vedo il nostro poeta, a terra con la testa rotta.
LE BRET - Morto?
RAGUENEAU - No! L'ho trasportato a casa sua... Vedeste che stanza!
LE BRET - Soffre?
RAGUENEAU - No, signore. E' svenuto. Ha la testa fasciata... Corriamo, presto. Non c'è nessuno con lui. Se si alza potrebbe morire.
LE BRET - Vieni, passiamo per la cappella. Faremo prima.


SCENA 4


ROSSANA - Com'è bello quest'ultimo giorno di settembre. La mia tristezza sorride. Lei che rifiuta l'aprile, si lascia sedurre dalla dolcezza dell'autunno. (Si siede al telaio. Due suore portano una poltrona). Grazie, sorella. (Le suore escono) Sta per venire. (Si sentono i tocchi di un orologio) Già l'ora... Mi stupisce. Sarebbe in ritardo per la prima volta. Ma ormai non dovrebbe tardare. Guarda, una foglia morta. No, niente potrebbe impedirgli di venire.
UNA SUORA (comparendo sulla soglia) - Il signore di Bergerac.

ROSSANA (senza voltarsi) - Che dicevo? (Entra Cirano, pallidissimo, il cappello calato sugli occhi. La suora va via. Lui viene avanti lentamente reggendosi a fatica sul bastone) Ah, queste tinte sfiorite...Come metterle assieme? (In tono di affettuoso rimprovero) Per la prima volta, in ritardo!
CIRANO (giunge alla poltrona e si siede) - Sì, che pazzia! Non ci posso pensare. Sono in ritardo a causa di una visita piuttosto inopportuna.
ROSSANA (distratta, continuando a lavorare) - Ah, qualche seccatore?
CIRANO - No, una seccatrice.
ROSSANA - L'hai mandata via?
CIRANO - Sì, le ho detto: scusatemi, oggi è sabato, devo recarmi in un certo posto e niente mi ha potuto impedire di andarci. Ripassate tra un'ora.
ROSSANA - Bene. Questa persona dovrà aspettare per vederti. Non ti lascerò andare prima di sera.
CIRANO (dolce) - Forse dovrò andarmene prima. (Chiude gli occhi e tace).
ROSSANA (a Cirano) - Ma come, non importuni la tua suor Marta?
CIRANO (riapre gli occhio. Con tono spaccone) Ieri ho mangiato carne!
SUOR MARTA - Capisco. (Tra sé) Per questo è così pallido. (A bassa voce) Sì, ma poi passerete al refettorio a bere una tazza di brodo... Verrete, vero?
CIRANO - Sì, sì.
SUOR MARTA - Meno male. Siete più ragionevole oggi.
CIRANO -  Stasera voglio stupirvi. Guardate, vi permetto di pregare per me.
SUOR MARTA (dolce) - Non ho mai atteso il vostro permesso. (Rientra)
CIRANO (a Rossana, china sul ricamo) - Al diavolo, se potrò mai vedere la fine di questo ricamo!
ROSSANA - Ecco, me l'aspettavo. (Il vento fa cadere delle foglie). Sono d'un biondo veneziano, stinto. Guarda come cadono.
CIRANO - Cadono bene. Riescono a mettere una loro ultima bellezza nel viaggio, sia pure così breve, dal ramo alla terra; e malgrado il terrore d'imputridire, vogliono che questa loro caduta abbia la grazia d'un volo.
ROSSANA - Sei triste?
CIRANO (riprendendosi) - Ma no, Rossana, per niente!
ROSSANA - Lascia perdere le foglie... E raccontami cosa c'è di nuovo.
CIRANO - Dunque...(lottando contro il dolore) - Sabato il re Luigi di Borbone ebbe la febbre per indigestione ma la sua malattia venne arrestata e per lesa maestà fu condannata. Domenica al gran ballo della corte di candele esaurirono le scorte. Le nostre truppe  hanno battuto l'esercito imperiale in un minuto. Quattro stregoni furono impiccati per essersi al demonio consacrati. E alla cagnetta di madame d'Athis hanno fatto un clistere lunedì...
ROSSANA - Cirano, ti prego!
CIRANO - Martedì poi..Lygdamire cambiò d'amante.
ROSSANA - Ah!
CIRANO (mentre il viso va sempre più alterandosi) - Mercoledì ventitré per una gita la corte a Fontainebleau si è trasferita. Lo stesso giorno inoltre la Montglait ha detto un secco no al conte di Fiesque. Giovedì la Mancini sembra che sia rimasta a dormire con il re. Venerdì la Montglait ha detto infine sì al suo innamorato. Sabato ventisei...(Chiude gli occhi. China il capo. Silenzio)
ROSSANA (allarmata) - E' svenuto! (Gli va vicino e lo chiama) Cirano!
CIRANO (riapre gli occhi, stordito) - Che c'è?... Che?... (Vede Rossana china su di lui e si ritrae sulla poltrona) Ti assicuro, non è niente. Lasciami.
ROSSANA - Ma...
CIRANO - E' la mia ferita di Arras... che... qualche volta... sai...
ROSSANA - Povero amico mio.
CIRANO - Non è niente. (Si sforza di sorridere) Ecco, è passato.
ROSSANA (accanto a lui) - Ognuno di noi ha la sua ferita - io ho la mia. Qui, sempre viva, quest'antica ferita (si mette la mano sul petto) è qui, sotto la lettera ingiallita macchiata di pianto e di sangue. 
CIRANO - La sua lettera... Non mi promettesti che me l'avresti fatta leggere?
ROSSANA - La sua lettera?... Vorresti?...
CIRANO - Sì... Voglio... Adesso...
ROSSANA  - Tieni... Leggi. (Ritorna al suo ricamo. Si sta facendo buio).
CIRANO (legge) - «Rossana, addio, sto per morire! E' per stasera, amore mio. Ho l'anima ancora greve d'amore inespresso. Mai più questi miei occhi esaltati, questi miei sguardi che non conobbero altro splendore che te, mai più baceranno al volo i tuoi gesti. Rivedo adesso un piccolo movimento che ti è familiare quando ti tocchi la fronte, e vorrei gridare...».
ROSSANA (turbata) - Ma come la leggi?!
CIRANO (mentre va facendosi sempre più buio) - «...e grido addio!...».«Mia cara, mia cara, mio tesoro...». «Amore!...».
ROSSANA - Con una voce che sento adesso per la prima volta. (Gli si avvicina, si china per guardare la lettera. Il buio aumenta)
CIRANO - «Il mio cuore non ti lasciò mai sola un secondo; io sono e sarò anche all'altro mondo, colui che t'ama senza misura, colui che...».
ROSSANA (poggiandogli una mano sulla spalla) - Come fai a leggere al buio? (Lui china il capo. Un lungo silenzio) E per quattordici anni hai recitato la parte del vecchio amico che viene per distrarmi!
CIRANO - Rossana!
ROSSANA - Eri tu. Avrei dovuto capirlo da come dicevi il mio nome.
CIRANO - No, non ero io!
ROSSANA - Eri tu! Ora capisco tutto - le lettere, eri tu... La voce quella notte tu... L'anima era la tua!
CIRANO - Non ti ho mai amata.
ROSSANA - Tu mi amavi!
CIRANO - Non io - l'altro! No no, mio caro amore... io non ti ho amata mai.
ROSSANA - Quante cose sono morte stasera e quante ne sono nate! perché hai taciuto per tanti anni se il pianto su questa lettera è tuo?
CIRANO (restituendole la lettera) - Il sangue è suo.
ROSSANA - E allora perché spezzare stasera questo sublime silenzio?
CIRANO - Perché?... (Entrano Le Bret e Ragueneau)

 

SCENA 5


LE BRET - Che pazzia! Eccolo, ne ero certo, è là!
CIRANO (sorridendo e alzandosi) - Toh, chi si vede!
LE BRET - Signora, si è ucciso per venirvi a trovare!
ROSSANA - Mio Dio!... Ma allora, quella sua debolezza improvvisa... quella...
CIRANO -  Sabato ventisei qualche ora fa hanno colpito a morte Bergerac. (Si toglie il cappello mostrando il capo fasciato)
ROSSANA - Cirano! - Sei ferito!... Che ti hanno fatto? Perché?
CIRANO - «Poter morire colpito al petto, lealmente, dalla spada di un eroe...» dicevo. Ma il destino s'è preso gioco di me. Ed eccomi ucciso alle spalle, da un servo, con un tronco. Ho sbagliato tutto, anche la morte.
RAGUENEAU - Signor Cirano!...
CIRANO - Ragueneau, non piangere così forte!... (Gli tende la mano) Dimmi, che mestiere fai adesso, amico mio?
RAGUENEAU (piangendo) - Spengo le... le candele al teatro di Molière.
CIRANO - Molière!
RAGUENEAU - Ma domani mi licenzio - sì, sono indignato! Ieri, alla recita dello Scapino, mi sono accorto che v'ha rubato tutta una scena. Sì, quella che dice - «ma che diavolo ci andava a fare in quella galera?».
LE BRET (furioso) - Molière te l'ha rubata!
CIRANO - Ha fatto bene... E com'è andata la scena? Ha fatto effetto?
RAGUENEAU (singhiozzando) - Che risate, signore! ridevano tutti.
CIRANO - Ecco la mia vita - far da suggeritore, ed essere dimenticato. (A Rossana) Ti ricordi quella sera in cui Cristiano ti parlò sotto il balcone? Bene, la mia vita è tutta lì, mentre io restavo giù nell'ombra, l'altro saliva a cogliere il bacio della gloria. E' giusto, lo riconosco ora che sto per morire - Molière ha del genio e Cristiano era bello. (Si vedono passare le suore che vanno alla funzione) Che vadano pure a pregare. La loro campana le chiama.
ROSSANA (alzandosi per chiamare aiuto) - Sorella! Sorella!
CIRANO (trattenendola) - No, non andare. Non mi ritroveresti più. (Si sente suonare l'organo) Mi mancava giusto un po' di musica...
ROSSANA - Io ti amo. Vivi!
CIRANO - Soltanto nelle favole il principe, sentendosi dire «ti amo», sciolse la sua bruttezza al sole delle parole. Ma tu lo sai che per me non c'è sole.
ROSSANA - Io sono stata la tua rovina, io!
CIRANO - No. Io ignoravo la dolcezza femminile. Mia madre non mi trovava  bello. Fuggivo le amanti per paura del loro sarcasmo. A te devo d'avere avuto un'amica. A te devo se nella mia vita è passato il fruscio di una veste.
LE BRET (mostrandogli la luna) - Ecco l'altra tua amica che viene a trovarti.
CIRANO (sorridendo alla luna) - La vedo.
ROSSANA - Non ho amato che un uomo solo, e lo perdo due volte.
CIRANO - Le Bret, vado a raggiungere la luna senza bisogno d'inventare una macchina che mi ci porti...
ROSSANA - Ma che dici!
CIRANO - Ma sì - quello è il mio paradiso. Più d'un'anima che m'è cara è in esilio lassù, ne sono certo. Vi incontrerò Socrate, Galileo...
LE BRET - No! No! Tutto questo è troppo stupido - è ingiusto!... Un poeta come lui, un cuore così grande, morire così... morire...
CIRANO - Ecco Le Bret che si mette a brontolare.
LE BRET (scoppiando a piangere) - Amico mio...
CIRANO (delira) - I cadetti di Guascogna! Copernico ha detto...
ROSSANA (sospira) - Cirano...
CIRANO - Ma che diavolo c'è stato a fare lui in questa galera?... Filosofo, fisico, poeta, uomo d'armi, musicista trasvolatore di spazi, gran polemista e anche amante per conto d'altri, qui giace Cirano di Bergerac che in vita sua fu tutto e non fu niente... Me ne vado. Scusatemi. Non posso farmi attendere - il raggio della luna viene a prendermi. (Le lacrime di Rossana lo richiamano alla realtà) Io non voglio che tu smetta di piangere il bello, il buon Cristiano; voglio soltanto che tu dia un doppio senso a questi tuoi funebri veli - voglio che il suo lutto diventi anche un poco il mio lutto.
ROSSANA - Io ti giuro...
CIRANO - Non qui - non seduto in poltrona! Non reggetemi. Un albero mi basta.  Eccola che viene. Mi sento già i piedi di marmo, le mani di piombo. Ma, visto che viene... voglio aspettarla in piedi... (estrae la spada) armato.
LE BRET - Cirano!
ROSSANA - Cirano. (Tutti indietreggiano spaventati)
CIRANO - Mi sta guardando. Mi pare proprio che si permetta di fissarmi il naso. Che dite? Inutile resisterle? Lo so. Ma non si combatte solo per vincere. No, è assai più bello quando è inutile! Vi vedo. Vi riconosco, tutti i miei vecchi nemici! La Menzogna? (Tira colpi di spada nel vuoto) Prendi! Ah ah! Il Compromesso, il Pregiudizio, la Viltà... (Duella) Volete che venga a patti? Mai! Ah, eccoti, Stupidità! Alla fine l'avrete vinta voi, ma io mi batto! mi batto! mi batto! (Fa ruotare vorticosamente la spada) Sì, m'avete preso tutto - l'alloro e la rosa. Ma c'è qualcosa che porto con me, qualcosa con cui stasera saluterò l'azzurra soglia del cielo nel presentarmi a Dio, qualcosa che non ha piega né macchia...(si lancia verso il vuoto. La spada cade)
ROSSANA (chinandosi e baciandolo) - Che cosa?
CIRANO (riapre gli occhi e sorride) - Qualcosa... qualcosa che...(Muore)

 

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