OSCAR WILDE - Il ventaglio di Lady Windermere

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Quella che segue è un'edizione ridotta del testo, da me opportunamente modificata ed adattata ad uso scolastico.

OSCAR WILDE - Il ventaglio di Lady Windermere

 

Da quest’opera vengono tratte alcune notissime citazioni:

 

Posso resistere a tutto, tranne che alle tentazioni.

 

Le donne perfide innervosiscono. Le donne oneste annoiano. E’ la sola differenza tra loro.

 

Mi pento delle mie cattive azioni. Tu ti penti delle tue buone azioni, questa è la differenza tra noi.

 

Siamo tutti nel fango, ma alcuni di noi guardano le stelle.

 

Gli ideali sono cose pericolose. Sono meglio le cose reali. Feriscono, ma sono meglio.

 

 

Commedia in quattro atti costituiti da un'unica scena ciascuno.

   

PERSONAGGI

(in ordine di apparizione)

LADY WINDERMERE

PARKER

LORD DARLINGTON

THE DUCHESS OF BERWICK

LADY AGATHA 

LORD WINDERMERE

LORD AUGUSTUS LORTON

MRS. ERLYNNE

MR. DUMBY

LADY PLYMDALE

MRS. COWPER-COWPER

LADY STUTFIELD.

SIR JAMES ROYSTON

MR. GUY BERKELEY

MR. RUFFORD

LADY JEDBURGH

MISS GRAHAM

MR. HOPPER

ATTO 1

  

Il salottino della casa di Lord Windermere.

Lady Windermere sta sistemando delle rose in un vaso. Entra Parker.

Parker – C'è Lord Darlington, signora. Lo faccio entrare?

Lady Windermere – Sì, lo faccia entrare.

Entra Lord Darlington. Esce Parker.

Lord Darlington – Molto lieto, Lady Windermere.

Lady Windermere – Molto lieta, Lord Darlington. Non posso stringerle la mano. Ho le mani tutte bagnate per queste rose.

Lord Darlington – (Vede un ventaglio sul tavolo.) Che meraviglioso ventaglio! Posso guardarlo?

Lady Windermere – Prego. Carino, non è vero? C’è scritto sopra il mio

nome. E’ il regalo di mio marito per il mio compleanno. Oggi divento maggiorenne. Stasera darò una festa.

Lord Darlington – Vorrei aver saputo prima che oggi è il suo compleanno,

Lady Windermere. Avrei ricoperto di fiori l’intera strada davanti a casa sua.

Lady Windermere – Lei  mi fa dei complimenti troppo ricercati.

Lord Darlington – Ah, oggigiorno siamo tutti così al verde, che i complimenti sono le sole cose che possiamo permetterci. Penso che potremmo essere grandi amici. Un giorno potrebbe volere un amico.

Lady Windermere – Siamo troppo buoni amici, Lord Darlington, perchè lei non sciupi tutto dicendomi cose sciocche. Lei pensa che io sia una puritana. Ebbene, sono stata allevata così. Mia madre morì quand’ero solo una bambina. Lady Julia, mia zia, mi ha insegnato la differenza tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Non ammetteva compromessi e io neppure.

Lord Darlington – Nel caso di una giovane coppia sposata, se all’improvviso il marito diventasse amico intimo di una donna di dubbia

fama, la frequentasse e pagasse i suoi conti, pensa che la moglie non dovrebbe consolarsi?

Lady Windermere – Penso che le donne che hanno commesso ciò che il mondo definisce errori non debbano mai essere perdonate.

Lord Darlington – E pensa che la stessa regola valga anche per gli uomini?

Lady Windermere – Certo!

Lord Darlington – Credo che la vita sia qualcosa di troppo complesso per poterla risolvere con queste regole dure e fisse.

Lady Windermere – Se seguissimo “queste regole dure e fisse”, potremmo trovare la vita molto più semplice.

Lord Darlington – Ah, che affascinante puritana è lei, Lady Windermere!

Lady Windermere – L’aggettivo era superfluo, Lord Darlington.

Lord Darlington – Non ho potuto farne a meno. Posso resistere a tutto, tranne che alle tentazioni.

Entra Parker.

Parker – La Duchessa di Berwick e Lady Agatha Carlisle.

Entrano La Duchessa di Berwick e Lady Agatha Carlisle. Esce Parker.

Duchessa di Berwick – Cara Margaret, sono così contenta di vederla.

Ricorda Agatha, vero? Molto lieta, Lord Darlington. Agatha non vede l’ora di venire al suo ballo stasera, cara Margaret.

Lady Windermere – E’ solo un ballo per il mio compleanno.

Duchessa di Berwick – Casa sua, cara Margaret, è davvero una delle poche case a Londra dove posso portare Agatha.

Lady Windermere – Non riceverò in casa mia nessuno sul quale gravi uno scandalo.

Lord Darlington – Oh, non lo dica, Lady Windermere. Non sarei mai ammesso!

Lady Windermere – Perchè parla in modo così frivolo della vita?

Lord Darlington – Perchè penso che la vita sia una cosa troppo importante per parlarne seriamente. E ora, Lady Windermere, arrivederci.

Esce Lord Darlington.

Duchessa di Berwick – Che creatura affascinante, perfida! Sono contenta che se ne sia andato! Agatha cara, vai a guardare l’album di fotografie che vedo là.

Lady Agata – Sì, mamma.

Duchessa di Berwick – Cara ragazza! E’ così appassionata di fotografie. Ma devo dirle quanto mi dispiace per lei, cara Margaret.

Lady Windermere – Perchè, Duchessa?

Duchessa di Berwick – A causa di quell’orrida donna. Augustus, mio fratello, è completamente infatuato di lei. E’ scandaloso. Molte donne hanno un passato, ma mi si dice che lei ne ha almeno una dozzina.

Lady Windermere – Di chi sta parlando, Duchessa?

Duchessa di Berwick – Di Mrs. Erlynne.

Lady Windermere – Non l’ho mai sentita nominare. Perché me ne parla? 

Duchessa di Berwick – Non lo sa? Siamo tutti così afflitti del fatto che, di tutti gli uomini di Londra, proprio Windermere debba comportarsi in questo modo.

Lady Windermere – Mio marito, cos’ha a che vedere con quella donna?

Duchessa di Berwick – Si reca a trovarla quattro o cinque volte la settimana e si ferma per ore. Questa donna è arrivata a Londra sei mesi fa senza niente e adesso ha una bella casa a Mayfair e abiti eleganti, da quando ha conosciuto il povero caro Windermere. Tutta Londra lo sa.

Lady Windermere – Oh, non ci posso credere! Siamo sposati solo da due anni. Il nostro bambino non ha che sei mesi.

Duchessa di Berwick – Mi spiace così tanto. I maschi sono così perfidi.

Lady Windermere – Tutti gli uomini sono cattivi? Non posso credere che mio marito mi sia infedele.

Duchessa di Berwick – Oh, tutti, mia cara, tutti. E non migliorano mai crescendo. Pensi che, prima che la luna di miele fosse finita, ho sorpreso mio marito a strizzare l’occhio alla cameriera. Mia cara Margaret, non piangerà?

Lady Windermere – Non deve temere, Duchessa, non piango mai.

Duchessa di Berwick – E’ perfettamente giusto, cara. Piangere è il rifugio delle donne bruttine, ma la rovina di quelle belle. Agatha, cara!

Lady Agatha – Sì, mamma.

Duchessa di Berwick – Vieni a salutare Lady Windermere, e ringraziala per la tua incantevole visita.

Lady Agatha – Sì, mamma.

Escono la Duchessa e Lady Agatha.

Lady Windermere – Orribile! Non può essere vero, ha parlato di enormi quantità di denaro pagate a questa donna. So dove Arthur tiene il suo libretto di banca: in quella scrivania. Devo scoprirlo. Lo scoprirò. (Prende il libretto di banca dalla scrivania.) “Mrs. Erlynne-600 sterline- Mrs. Erlynne-700 sterline- Mrs. Erlynne-400 sterline.” Oh! E’ vero! E’ vero! Orribile!

Entra Lord Windermere.

Lord Windermere – Margaret, il ventaglio è stato consegnato a casa?

Oh, hai aperto il mio libretto di banca. Non hai diritto di fare una cosa simile!

Lady Windermere – Ti secca essere stato scoperto, vero?

Lord Windermere – Non ammetto che una moglie spii il proprio marito.

Lady Windermere – Non ho mai saputo dell’esistenza di questa donna fino a mezz’ora fa, ma tutti a Londra sanno delle tue visite quotidiane, della tua folle infatuazione, del denaro che hai sperperato per questa donna infame!

Lord Windermere – Margaret! Non parlare così di lei, sei ingiusta. Suo marito morì molti anni fa. Non ha relazioni con nessuno. E’ sola al mondo. Una  volta Mrs. Erlynne era onorata, amata, rispettata; ha perso tutto vent’anni fa. Era poco più di una ragazzina. 

Lady Windermere – Non mi interessa.

Lord Windermere – Margaret, salva questa donna. Aiutala a rientrare in società. Marndale un invito per la tua festa di stasera.

Lady Windermere – Sei pazzo!

Lord Windermere – Ti prego. Se verrà qui avrà l’opportunità di condurre una vita più felice. Aiuta una donna che sta cercando di tornare indietro.

Lady Windermere – No! Se una donna si pentisse davvero, non vorrebbe  ritornare nella società che ha assistito alla sua rovina. Vado a vestirmi per la cena, e non parlare più di questo argomento questa sera.

Lord Windermere – Margaret, insisto affinché tu la inviti stasera.

Lady Windermere – Non farò niente del genere.

Lord Windermere – Come sono dure le donne buone!

Lady Windermere – Come sono deboli gli uomini cattivi!

Lord Windermere – Margaret, siediti e scrivi l’invito.

Lady Windermere – Niente al mondo mi indurrebbe a farlo.

Lord Windermere – Allora lo farò io!

Suona il campanello elettrico e scrive l’invito. Parker entra.

Parker - Ha suonato, signore?

Lord Windermere – Consegna questo a Mrs. Erlynne a Curzon Street.

Esce Parker.

Lady Windermere – Se quella donna varcherà la mia soglia, la insulterò, la colpirò in viso col ventaglio che mi hai regalato oggi per il mio compleannno.

Lord Windermere – Margaret, non puoi fare una cosa simile.

Lady Windermere – Non mi conosci! Parker!

Entra Parker.

Parker – Sì, signora.

Lady Windermere – Parker, guarda che tutto sia pronto per le dieci e trenta. Assicurati di pronunciare i nomi degli ospiti in modo molto chiaro

stasera. Ci tengo molto. Non devi fare errori. Capisci, Parker?

Parker – Sì, signora.

Esce Parker.

Lady Windermere – Se desideri evitare uno scandalo, scrivi subito a questa donna e dille che le vieto di venire qui!

Lord Windermere – Non lo farò, deve venire!

Lady Windermere – Allora farò esattamente come ho detto.

Esce Lady Windermere.

Lord Windermere – Margaret! Margaret! (Pausa.) Mio Dio! Cosa farò?

Non oso dirle chi è veramente questa donna. La vergogna la ucciderebbe.

 

ATTO 2

 

Salotto della casa di Lord Windermere.

L’orchestrina suona, entrano gli ospiti. Lady Windermere li riceve.

Duchessa di Berwick – E’ strano che Windermere non sia qui. Anche Mr. Hopper è molto in ritardo. Hai conservato le cinque danze per lui, Agatha?

Lady Agatha – Sì, mamma.

Parker – Mr. Dumby e Lady Plymdale. Mrs. Cowper-Cowper. Lady Stutfield.

Sir James Royston. Mr. Guy Berkeley.

Queste persone entrano come annunciato.

Dumby – Buonasera, Lady Stutfield. Penso che questo sarà l’ultimo ballo della stagione.

Parker – Mr. Rufford. Lady Jedburgh and Miss Graham. Mr. Hopper.

Queste persone entrano come annunciato.

Hopper – Molto lieto, Lady Windermere. Molto lieto, Duchessa. Mi piacerebbe danzare con Lady Agatha, Duchessa.

Duchessa di Berwick – Ebbene, spero che le sia rimasto un ballo. Badi a prendersi molta cura della mia piccola chiacchierona, Mr. Hopper.

Lady Agatha e Mr. Hopper passano alla sala da ballo. Entra Lord Windermere.

Parker. – Lord Augustus Lorton.

Entra Lord Augustus.

Lord Augustus – Buonasera, Lady Windermere. (Prende da parte Lord Windermere.) Volevo parlare in particolare con lei, caro ragazzo. Ciò che

voglio sapere è questo: da dove viene? Perché non ha nessuna relazione? Le relazioni sono una seccatura, ma rendono una persona rispettabile.

Lord Windermere – Ho incontrato Mrs. Erlynne sei mesi fa. Fino ad allora, non sapevo nulla di lei.

Lord Augustus – Non so cosa fare con Mrs. Erlynne. E' intelligente. Pensa che potrà mai entrare in Società? La presenterà a sua moglie?

Lord Windermere – Mrs. Erlynne verrà qui stasera.

Lord Augustus – Ma perchè non me l’ha detto prima? Mi avrebbe risparmiato un sacco di preoccupazioni!

Parker – Lord Darlington!

Entra Lord Darlington.

Lord Darlington – Buonasera, Arthur. Salve, Tuppy! E' vero che si risposerà?

Lord Augustus – Lei è troppo frivolo, caro ragazzo!

Va via.

Lady Windermere – Mi tenete il ventaglio, Lord Darlington? Grazie.

Lord Windermere – Margaret! Devo parlarti.

Lady Windermere – Quella donna non verrà qui stasera!

Lord Windermere – Mrs. Erlynne sta già venendo qui; se la ferisci, porterai vergogna e dispiaceri per entrambi. Margaret, fidati di me! Una moglie

dovrebbe aver fiducia nel proprio marito!

Lady Windermere – Londra è piena di donne che hanno fiducia nei loro

mariti. Si riconoscono perché sembrano del tutto infelici. Non sarò una di loro. Lord Darlington, mi dà il ventaglio, per favore? Grazie. Voglio un amico, stasera, Lord Darlington: non pensavo che ne avrei voluto uno così presto.

Lord Darlington – Lady Windermere! Sapevo che un giorno sarebbe arrivato il momento; ma perchè stasera?

Parker – Mrs. Erlynne!

Mrs. Erlynne entra, molto dignitosa. Lady Windermere afferra il suo ventaglio, quindi lo lascia cadere sul pavimento. Si inchina con freddezza a Mrs. Erlynne, che si inchina a sua volta ed entra con grazia nella stanza.

Lord Darlington – Ha fatto cadere il suo ventaglio, Lady Windermere.

Lo raccoglie e glielo porge.

Lord Windermere – E’ stato terribilmente imprudente venire, da parte sua, mrs. Erlynne!

Mrs. Erlynne – La cosa più saggia che abbia mai fatto nella mia vita. Molto lieta, Lord Augustus. Non la vedo da ieri.

Conversano.

Lord Darlington – Com’è pallida! Sembra debole. Venga in terrazza.

Lady Windermere – Sì.

Lady Windermere esce con Lord Darlington. Lord Augustus segue Mrs. Erlynne e Lord Windermere nella sala da ballo.

Lady Plymdale – Chi è quella donna ben vestita?

Dumby – Mrs. Erlynne.

Lady Plymdale – Quella donna! Molto interessante! Ho sentito le cose più scioccanti su di lei. Dicono che stia rovinando il povero Windermere. E Lady Windermere, che si comporta in modo sempre così conveniente, la invita! Estremamente divertente! Induce una donna totalmente onesta a fare una cosa totalmente stupida. 

Escono. Lady Windermere e Lord Darlington rientrano dalla terrazza.

Lady Windermere – Ora so cosa intendeva dire oggi all’ora del tè. Perché non me l’ha detto chiaramente?

Lord Darlington – Se avessi saputo che le avrebbe chiesto di invitarla stasera, glielo avrei detto.

Lady Windermere – Ha insistito per farla venire. Cosa ho fatto per meritare una cosa simile?

Lord Darlington – Non può vivere con un uomo che la tratta così! Si sentirebbe come se lui le mentisse a ogni ora del giorno.

Lady Windermere – Ha ragione. Ha detto che sarebbe stato mio amico, Lord Darlington. Sia mio amico adesso.

Lord Darlington – Non è possibile un’amicizia tra uomini e donne. C’è passione, adorazione, amore, ma non amicizia. Ti amo.

Lady Windermere – No, no!

Lord Darlington – Sì, ti amo! Lascia questa casa stanotte. Talvolta bisogna scegliere tra vivere la propria vita, completamente, interamente, o condurre un’esistenza falsa, futile, degradante, come richiede il mondo, nella sua ipocrisia. Scegli! Oh, amore mio, scegli.

Lady Windermere – Non ne ho il coraggio.

Lord Darlington – Sì; ne hai il coraggio. Tutta Londra saprà perché l’hai fatto; e chi ti biasimerà? Una volta hai detto che non avresti accettato

compromessi. Sii coraggiosa! Sii te stessa!

Lady Windermere – Ho paura di essere me stessa. Permettimi di riflettere! Permettimi di aspettare! Mio marito potrebbe tornare da me.

Lord Darlington – Dev’essere ora o mai.

Lady Windermere – Allora mai!

Lord Darlington – Mi spezzi il cuore!

Lady Windermere  – Il mio è già spezzato.

Lord Darlington – Domani lascerò l’Inghilterra. Non mi vedrai mai più. Addio, Margaret.

Esce Lord Darlington.

Lady Windermere – Come sono sola nella vita! Terribilmente sola!

Lady Plymdale – Mia cara Margaret, con che bella donna ha danzato suo marito! Sarei davvero gelosa se fossi in lei! E’ una sua grande amica?

Lady Windermere – No!

Lady Plymdale – Davvero? Buonanotte, cara.

Dumby – Donna assennata, Lady Windermere. Molte mogli avrebbero obiettato al fatto di far venire Mrs. Erlynne. Ma Lady Windermere possiede

questa cosa inusuale chiamata buon senso.

Lady Plymdale – E Lord Windermere sa che niente somiglia così tanto all’innocenza quanto l’indiscrezione.

Escono Dumby e Lady Plymdale. Entrano Mrs. Erlynne e Lord Windermere.

Mrs. Erlynne – E’ stato un bel ballo! Mi ricorda i vecchi tempi. Sono così contenta di vedere che nulla è cambiato, tranne Margaret. E’ diventata

proprio bella. Se sarò la cognata della Duchessa…

Lady Windermere guarda. Loro non si accorgono della sua presenza.

Mrs. Erlynne – Oh, sì! Si è dichiarato stasera. Povero Augustus, gli ho detto che non gli avrei dato alcuna risposta fino a domani. Sarò una moglie ammirevole per lui. E c’è molto di buono in lui. Naturalmente mi dovrai aiutare in questo. Mi darai una bella sistemazione, Windermere, vero? E penso che sarebbe bene se potessi dirgli che dispongo di 2000 sterline l’anno lasciatemi da qualche lontano parente.

Escono in terrazza.

Lady Windermere – Stare ancora in questa casa è impossibile. Stasera un uomo che mi ama mi ha offerto la sua intera vita. Andrò da lui! (Si siede al tavolo e scrive una lettera, la mette in una busta, e la lascia sul tavolo.) Arthur non mi ha mai capita. Quando leggerà questa, lo farà. E’ lui che ha distrutto il matrimonio, non io. Ho solo distrutto la sua schiavitù.

Esce Lady Windermere. Parker entra e attraversa la sala diretto verso la sala da ballo. Entra Mrs. Erlynne.

Mrs. Erlynne - Lady Windermere è nella sala da ballo?

Mrs. Erlynne – Uscita di casa?

Parker – Sì, signora, sua signoria mi ha detto che ha lasciato una lettera per il signore.

Mrs. Erlynne – Grazie. (Esce Parker.) Uscita di casa! Una lettera indirizzata al marito! No, no! Sarebbe impossibile! Perchè ora ricordo il momento della mia vita che più desidero dimenticare? La vita ripete le sue tragedie? (Apre la lettera e la legge.) Oh, terribile! Le stesse parole che vent’anni fa ho scritto a suo padre! E quanto amaramente sono stata punita per questo! No; la mia punizione, la mia vera punizione è stasera, è ora!

Entra Lord Windermere.

Lord Windermere – Devo andare da mia moglie.

Mrs. Erlynne – Oh, no! E’ molto stanca. Ha detto che non vuole essere disturbata. Mi ha detto di dirtelo! Puoi chiedere di chiamare la mia carrozza, per favore?

Lord Windermere – Certo.

Esce Lord Windermere.

Mrs. Erlynne – Cosa posso fare? La figlia non deve essere come la madre. Come posso salvarla? Come posso salvare la mia bambina? Windermere deve uscire di casa; questo è assolutamente necessario. Ma come posso fare? Ah!

Entra Lord Augustus.

Lord Augustus – Cara signora, sono così in ansia! Non posso avere una risposta?

Mrs. Erlynne – Lord Augustus, mi ascolti. Deve portare subito Lord Windermere al club e trattenerlo il più a lungo possibile. Ha capito?

Lord Augustus – E la mia ricompensa?

Mrs. Erlynne – La sua ricompensa? Oh! Me lo chieda domani. Ma non perda di vista Windermere stanotte. Se lo farà, non la perdonerò mai. Ricordi che deve trattenere Windermere al club e non lasciarlo tornare stanotte.

Esce Mrs. Erlynne.

 

ATTO 3

 

Le stanze di Lord Darlington.

 

Lady Windermere – Perchè non viene? Arthur deve aver letto la mia lettera. Se gli importasse di me, mi avrebbe seguita. Ma non gli importa. E’

affascinato da quella donna, dominato da lei. Se una donna vuole tenersi un uomo, deve fare appello a quanto c’è di peggio in lui. Trattiamo gli uomini come dei e loro ci lasciano; trattiamoli come bestie e loro sono fedeli. Devo tornare indietro, no; non posso tornare indietro. Quella lettera fatale! Lord Darlington lascia l’Inghilterra domani. Andrò con lui. Oh! Ecco! Cosa farò? Cosa posso dire?

Entra Mrs. Erlynne.

Mrs. Erlynne – Lady Windermere! Grazie a Dio sono arrivata in tempo. Deve tornare immediatamente a casa di suo marito.

Lady Windermere – Non mi si avvicini!

Mrs. Erlynne – Deve lasciare subito questo posto e tornare direttamente a casa.

Lady Windermere – Mrs. Erlynne, lo so perchè lei è qui. Mio marito l’ha mandata per convincermi a tornare con le lusinghe.

Mrs. Erlynne – Oh! Lei non pensa questo, non può.

Lady Windermere – Torni da mio marito, Mrs. Erlynne. Appartiene a lei e non a me. Suppongo tema uno scandalo. Sarà il peggior scandalo che ci sia stato a Londra da anni. Vedrà il suo nome in ogni giornale volgare.

Mrs. Erlynne – Lady Windermere, sta facendo un orribile a torto a suo marito. Non sa che lei è qui. Pensa che lei stia dormendo nella sua stanza.

Lui non ha mai letto la lettera folle che gli ha scritto!

Lady Windermere – Non l’ha mai letta!

Mrs. Erlynne – No, non ne sa niente.

Lady Windermere – Se mio marito non ha letto la mia lettera, perchè lei è qui? Chi le ha detto dove sarei andata?

Mrs. Erlynne – Suo marito non ha mai visto la lettera. Io l’ho vista, io l’ho aperta. Io l’ho letta.

Lady Windermere – Ha aperto una mia lettera per mio marito? Non doveva osare!

Mrs. Erlynne – Ecco la lettera. Suo marito non l’ha mai letta. Non la leggerà mai. Non avrebbe mai dovuto essere scritta.

La straccia e la getta via.

Lady Windermere – Come ha saputo che quella era la mia lettera?

Mrs. Erlynne – Oh! Perchè non crede a niente di ciò che le dico?

Lady Windermere – Non posso fidarmi di lei.

Mrs. Erlynne – Pensi ciò che vuole di me, ma torni dal marito che ama.

Lady Windermere – Non lo amo.

Mrs. Erlynne – Lady Windermere, non dica cose così terribili. Torni da suo marito, e prometto di non avere mai nulla a che fare con la vita

di suo marito o con la sua.

Lady Windermere – Cosa intende? Cos’ho a che fare io con lei?

Pausa.

Mrs. Erlynne – Niente, ma le dico che Arthur la ama!

Lady Windermere – Arthur? E mi dice che non c’è niente tra voi?

Mrs. Erlynne – Lady Windermere, giuro che suo marito è innocente. Se avessi mai pensato che un sospetto così mostruoso le sarebbe passato per la mente, sarei morta piuttosto che incrociare la sua vita… oh!

Lady Windermere – Parla come se avesse un cuore. Le donne come lei non hanno cuore. Il cuore non è in lei. Lei è merce da compravendita.

Mrs. Erlynne – Pensi ciò che vuole di me. Non sa cosa l'aspetta se non lascia subito questa casa: sarà disprezzata, derisa, abbandonata, una reietta. Si paga per i propri peccati, e poi si paga ancora, si paga per tutta la vita. Posso aver rovinato la mia vita, ma non le permetterò di rovinare la sua. Ha un bambino, Lady Windermere. Torni da quel bambino che forse la sta chiamando proprio adesso. Dio le ha dato quel bambino, il suo posto è con il suo bambino.

Lady Windermere scoppia a piangere e nasconde il viso tra le mani.

Lady Windermere – Mi porti a casa. Mi porti a casa.

Mrs. Erlynne – Venga! Dov’è il suo mantello? Qui. Lo metta. Venga subito!

Lady Windermere – Ferma! Non sente delle voci? E’ mio marito! Sta entrando! Mi salvi!

Voci all’esterno.

Mrs. Erlynne – Silenzio! Sono qui per salvarla, se posso. Là! (Indica la tenda.) Alla prima occasione, scappi!

Lady Windermere – Ma lei?

Mrs. Erlynne – Oh! Per me non importa. Li affronterò.

Lady Windermere si nasconde dietro alla tenda.

Lord Augustus – Sciocchezze, caro Windermere, non devi andartene!

Mrs. Erlynne – Lord Augustus! Allora sono io ad essere perduta!

Esita per un momento, poi si guarda attorno ed esce. Entrano Lord Darlington, Lord Windermere e Lord Augustus.

Lord Augustus – Grazie. Mrs. Erlynne era molto bella stasera, vero? Una donna molto intelligente. E’ una gran cosa imbattersi in una donna che ti capisce completamente.

Lord Windermere – E’ una cosa terribilmente pericolosa. Si finisce sempre per sposarne una.

Lord Augustus – Vuoi farne una donna perfida. Non lo è!

Lord Darlington – Oh! Le donne perfide innervosiscono. Le donne oneste annoiano. E’ la sola differenza tra loro.

Lord Augustus – Mrs. Erlynne ha un futuro davanti a lei.

Lord Darlington – Mrs. Erlynne ha un passato davanti a lei.

Lord Augustus – Preferisco le donne con un passato. E’ sempre così divertente parlare con loro.

Lord Darlington – Beh, avrai molti argomenti di conversazione con lei.

Lord Windermere – Devi lasciare in pace Mrs. Erlynne. Non sai veramente niente di lei, e parli sempre di scandali che la riguardano.

Lord Darlington – Mio caro, non parlo mai di scandali. Faccio solo pettegolezzi.

Lord Windermere – Che differenza c’è tra scandalo e pettegolezzo?

Lord Darlington – Oh! Il pettegolezzo è affascinante! Ma lo scandalo è pettegolezzo reso noioso dalla morale. Ora, io non moralizzo mai. Un uomo

che moralizza è in genere un ipocrita, e una donna che moralizza è sempre bruttina.

Lord Augustus – Proprio il mio stesso parere, caro ragazzo, proprio il mio stesso parere.

Lord Darlington – Mi spiace sentirlo, Tuppy; quando la gente è d’accordo con me, penso sempre che devo avere torto.

Lord Windermere – Darlington, giochiamo a carte. Giochi, Tuppy, vero?

Lord Augustus – Non posso, caro ragazzo. Ho promesso a Mrs. Erlynne di non giocare mai più.

Lord Darlington – Non farti traviare dalle strade della virtù. Se fossi migliore, saresti perfettamente noioso.

Lord Windermere – Questa è la cosa peggiore delle donne. Vogliono sempre che uno sia buono.

Lord Darlington – Ci trovano sempre cattivi!

Lord Windermere – Non penso che siamo cattivi. Penso che siamo tutti buoni, tranne Tuppy.

Lord Darlington – No, siamo tutti nel fango, ma alcuni di noi guardano le stelle.

Lord Windermere – Siamo tutti nel fango, ma alcuni di noi guardano le stelle? Parola mia, sei molto romantico stasera, Darlington.

Lord Augustus – Troppo romantico! Devi essere innamorato. Chi è la ragazza?

Lord Darlington – La donna che amo non è libera.

Lord Augustus – Una donna sposata, allora! Beh, non c’è niente al mondo come la devozione di una donna sposata. E’ una cosa di cui nessun uomo sposato sa nulla.

Lord Darlington – Oh! Non mi ama. E’ una donna onesta. E’ la sola donna onesta che abbia mai conosciuto in tutta la mia vita.

Lord Augustus – Beh, sei un ragazzo fortunato! Io ho incontrato centinaia di donne oneste. Mi pare di non conoscere altro che donne oneste. Conoscerle è insegnamento della classe borghese.

Lord Windermere – Quanto siete cinici voi ragazzi!

Lord Darlington – Cosa vuol dire cinico?

Lord Windermere – Un uomo che conosce il prezzo di tutto e il valore di niente.

Lord Darlington – Parli come se fossi un uomo d’esperienza.

Lord Windermere – Lo sono.

Lord Darlington – Sei troppo giovane!

Lord Windermere – Quello è un grande errore. L’esperienza è questione di intuito riguardo alla vita.

Lord Darlington – Esperienza è il nome che gli uomini danno ai loro errori.

Lord Augustus - Vede il ventaglio di Lady Windermere sul sofà. – Per Giove, Darlington ha una donna nelle sue stanze!

Lord Augustus – Arthur! Devo farti vedere qualcosa. Darlington ha tenuto qui nelle sue stanze una donna per tutto il tempo. Ecco il suo ventaglio.

Lord Windermere – Buon Dio! Prende il ventaglio. Lord Darlington! Cosa ci fa il ventaglio di mia moglie qui nelle sue stanze?

Lord Darlington – Il ventaglio di sua moglie? Non lo so.

Lord Windermere – Lo deve sapere. Chiedo una spiegazione.

Lord Darlington (a parte) – E’ qui, dopotutto!

Lord Windermere – Parli, sir! Perchè il ventaglio di mia moglie è qui? Mi risponda! Per Dio! Perlustrerò le sue stanze, e se mia moglie è qui…

Lord Darlington – Non perlustrerà le mie stanze. Glielo vieto!

Lord Windermere – Canaglia! Non lascerò questa stanza finché non avrò cercato in ogni angolo! Cosa si muove dietro questa tenda?

Si precipita verso la tenda. Entra Mrs. Erlynne.

Mrs. Erlynne – Lord Windermere! Tutti si voltano. Lady Windermere esce da dietro la tenda e sgattaiola via dalla stanza. Temo di aver scambiato il ventaglio di sua moglie con il mio per errore quando ho lasciato casa sua stasera. Mi spiace molto.

Gli prende il ventaglio. Lord Windermere la guarda con disprezzo. Lord Augustus si volta.

 

 

 ATTO 4

 

Salottino della casa di Lord Windermere.

 

Lady Windermere – Come posso dirglielo? Non posso. Mi chiedo cosa sia successo dopo che sono fuggita da quella orribile stanza. Forse lei ha detto loro la vera ragione per cui era lì, e il vero significato di quel ventaglio. Oh, se lo sapesse. Non mi perdonerebbe mai.

Entra Parker.

Parker – Sua signoria ha suonato?

Lady Windermere – Sì. Hai scoperto a che ora è rientrato Lord Windermere la notte scorsa? Ha chiesto di me?

Parker – Sua signoria non è tornato fino alle cinque. Ha dettp qualcosa riguardo il ventaglio di sua signoria. Il ventaglio è andato perduto, signora?

Lady Windermere – Non importa. Va bene. (Esce Parker.) Glielo dirà sicuramente! Perché dovrebbe esitare tra la sua e la mia rovina? Strano!

L’avrei svergognata pubblicamente in casa mia. Ha accettato il pubblico disonore in casa d’altri per salvarmi. C’è un’amara ironia nel modo in cui

parliamo di donne brave e cattive. Se non lo dice lei, devo farlo io. Oh! Che vergogna, che vergogna.

Entra Lord Windermere.

Lord Windermere – Margaret, come sei pallida!

Lady Windermere – Ho dormito molto male.

Lord Windermere – Mi spiace così tanto. Sono arrivato terribilmente in ritardo e non volevo svegliarti. Stai piangendo, cara.

Lady Windermere – Sì, sto piangendo, perchè devo dirti qualcosa, Arthur.

Lord Windermere – Mia cara bambina, tu non stai bene. Andiamocene in campagna.

Lady Windermere – Non posso andarci oggi, Arthur. C’è qualcuno che voglio vedere prima di lasciare la città, qualcuno che è stato gentile con me.

Lord Windermere – Gentile con te? Non starai pensando a quella donna sciagurata che è venuta qui ieri sera? Non immagini… no, non potresti.

Lady Windermere – No. Ora so che avevo torto ed ero una stupida.

Lord Windermere – E’ stato molto bello da parte tua riceverla ieri sera, ma non la dovrai vedere mai più. Margaret, pensavo che Mrs. Erlynne volesse essere buona, condurre nuovamente una vita decorosa. Credevo a ciò che mi aveva detto, mi sbagliavo. E’ cattiva, cattiva quanto può esserlo una donna.

Lady Windermere – Arthur, non penso che le persone possano essere divise in buone e cattive come se appartenessero a due razze diverse. E non penso che Mrs. Erlynne sia una donna cattiva, so che non lo è. Voglio vederla. Voglio che lei venga qui.

Lord Windermere – Mai!

Lady Windermere – E’ venuta qui una volta come tua ospite. Ora deve venire come mia ospite.

Lord Windermere – Margaret, se sapessi dov’è andata Mrs. Erlynne la scorsa notte, dopo aver lasciato questa casa, non siederesti nella stessa stanza con lei. E’ stata assolutamente vergognosa, l’intera cosa.

Lady Windermere – Arthur, non posso più sopportarlo. Devo dirtelo. La scorsa notte…

Entra Parker con il ventaglio di Lady Windermere e un biglietto.

Parker – Mrs. Erlynne ha chiamato per restituire il ventaglio di sua signoria che ha portato via per errore ieri sera. Mrs. Erlynne ha scritto un messaggio sul biglietto.

Lady Windermere – Oh, chiedi a Mrs. Erlynne di salire. Sarò molto lieta di vederla.

Parker prima esce e poi rientra.

Parker – Mrs. Erlynne.

Entra Mrs. Erlynne. Esce Parker.

Mrs. Erlynne – Come va, Lady Windermere? Sono così mortificata per il suo ventaglio. Non capisco come abbia potuto commettere un errore così

sciocco. Ho pensato di cogliere l’opportunità di restituirle quanto è di sua proprietà, con molte scuse per la mia disattenzione, e dirle addio.

Lady Windermere – Addio? Se ne va, Mrs. Erlynne?

Mrs. Erlynne – Sì; torno a vivere all’estero. Il clima inglese non mi si confà. Il mio cuore è afflitto qui, e non mi piace. Preferisco vivere nel sud. Londra è troppo piena di nebbia e gente seria. Se sia la nebbia a produrre gente seria o la gente seria a produrre la nebbia non lo so, e quindi parto questo pomeriggio in treno.

Lady Windermere – La rivedrò mai, Mrs. Erlynne?

Mrs. Erlynne – Temo di no. Le nostre vite sono troppo lontane. Ma c’è qualcosa che potrebbe fare per me. può darmi una sua fotografia, Lady Windermere? Magari col suo bambino?

Lady Windermere – Oh, con piacere. Vado a prenderla (Esce).

Lord Windermere (a Mrs. Erlynne a bassa voce). – E’ mostruoso che tu sia venuta qui dopo la tua condotta della scorsa notte.

Mrs. Erlynne – Molte grazie. (Esce Lady Windermere.) Sembri piuttosto in collera stamane, Windermere. Perché? Margaret ed io stiamo splendidamente insieme.

Lord Windermere – Non posso sopportare di vederti con lei. Mi hai indotto a procurarti un invito per il ballo di mia moglie.

Mrs. Erlynne – Per il ballo di mia figlia, sì.

Lord Windermere – Sei venuta, e un’ora dopo aver lasciato la casa vieni trovata nella camera di un uomo; sei in disgrazia davanti a tutti. Quindi ho il diritto di guardarti per quella che sei: una donna che non vale niente, viziosa. Ho il diritto di dirti di non avvicinarti mai più a mia moglie.

Mrs. Erlynne – Mia figlia, intendi.

Lord Windermere – Non hai il diritto di reclamarla per figlia. L’hai lasciata, abbandonata quando era una bambina, per un amante che ti ha poi a sua volta abbandonata. Per vent’anni della tua vita hai vissuto senza tua figlia, senza un pensiero per tua figlia. Un giorno hai letto nei giornali che aveva sposato un uomo ricco. Sapevi che pur di non farle sapere che una donna come te è sua madre avrei sopportato tutto. Hai iniziato il tuo ricatto.

Mrs. Erlynne – Non usare brutte parole, Windermere. Sono volgari. Ho visto la mia occasione, è vero, e l’ho colta.

Lord Windermere – Sì, l’hai colta e l'hai rovinata la scorsa notte facendoti scoprire. Il tuo errore grossolano di prendere qui il ventaglio di mia moglie e lasciarlo nelle stanze di Darlington è imperdonabile. Non posso sopportarne più la vista. Mia moglie non dovrà mai più usarlo. Avresti dovuto tenerlo.

Mrs. Erlynne – Penso che lo terrò. Chiederò a Margaret di darmelo.

Lord Windermere – Cosa pensavi di fare venendo qui stamattina?

Mrs. Erlynne – Dire addio alla mia cara figlia, naturalmente. Oh, non ho l’ambizione di recitare il ruolo della madre. Solo una volta nella vita ho conosciuto i sentimenti di una madre, è stato la scorsa notte. Sono stati terribili, mi hanno fatto soffrire. Del resto,  non potrei atteggiarmi a madre con una figlia cresciuta. Lasciamo che tua moglie accarezzi il ricordo della madre morta. Non voglio interferire con le sue illusioni? Ho perso un’illusione la scorsa notte. Pensavo di non avere cuore. Ho scoperto che ce l’ho, e un cuore non fa per me, Windermere. Uscirò completamente dalle vostre vite.

Lord Windermere – Ora mi spiace di non aver spiegato subito tutto a mia moglie.

Mrs. Erlynne – Mi pento delle mie cattive azioni. Tu ti penti delle tue buone azioni, questa è la differenza tra noi.

Lord Windermere – Non mi fido di te. Lo dirò a mia moglie. E’ meglio per lei saperlo, e saperlo da me.

Mrs. Erlynne – Non glielo dirai, non te lo permetto. E’ il mio segreto, non il tuo. Se deciderò, glielo dirò prima di lasciare questa casa o non lo farò mai.

Entra Lady Windermere.

Lady Windermere – Mi spiace così tanto di averla fatta aspettare, ecco la foto con il mio bambino.

Mrs. Erlynnne - Come si chiama il suo bambino?

Lady Windermere – Gerard, come il mio caro padre. Se fosse stata una bambina, l’avrei chiamata come mia madre. Mia madre si chiama come me,

Margaret.

Mrs. Erlynne – Anch’io mi chiamo Margaret. (Pausa) Lei è devota alla memoria di sua madre, suo marito me lo ha detto.

Lady Windermere – Tutti abbiamo degli ideali nella vita. Il mio è mia madre.

Mrs. Erlynne – Gli ideali sono cose pericolose. Sono meglio le cose reali. Feriscono, ma sono meglio.

Lady Windermere – Se perdessi i miei ideali, perderei tutto. Pausa.

Mrs. Erlynne – Suo padre le parlava spesso di sua madre?

Lady Windermere – No, ne soffriva troppo. Mi ha raccontato che è morta pochi mesi dopo la mia nascita. Mio padre è morto di crepacuore. La sua vita è stata rovinata.

Mrs. Erlynne – Temo di dover andare adesso, Lady Windermere.

Lady Windermere – Arthur, ti spiace controllare se la carrozza di Mrs. Erlynne è tornata? (Lord Windermere esita, lascia la stanza.) Oh! Cosa posso dirle? Lei mi ha salvato la scorsa notte.

Mrs. Erlynne – Zitta, non parli di questo.

Lady Windermere – Non accetterò il suo sacrificio. Dirò tutto a mio marito.

Mrs. Erlynne – Non sciupi la sola cosa buona che io abbia mai fatto nella vita: mi prometta che la notte scorsa rimarrà un segreto tra noi. Non deve rovinare il suo amore. L’amore è semplice da uccidere. Mi prometta che non glielo dirà mai, Lady Windermere. Insisto.

Lady Windermere – E’ la sua volontà, non la mia.

Mrs. Erlynne – Sì, è la mia volontà. E non si dimentichi mai del suo bambino, mi piace pensare a lei come ad una madre.

Lady Windermere – Solo una volta nella vita ho dimenticato mia madre, è stato la notte scorsa. Oh, se mi fossi ricordata di lei non sarei stata così insensata, così depravata.

Mrs. Erlynne – Zitta, la notte scorsa è finita. (Entra Lord Windermere.) E' il momento dell’addio. Vi sembrerò ridicola, ma mi sono affezionata molto a questo ventaglio. Me lo dareste? Lord Windermere dice che potete farlo. So che è un suo regalo.

Lady Windermere – Oh, certo. Ma c’è scritto sopra il mio nome, "Margaret”.

Mrs. Erlynne – Ma abbiamo lo stesso nome.

Lady Windermere – Dimenticavo. Naturalmente, lo prenda pure. Che straordinaria fortuna che il nostro nome sia lo stesso!

Mrs. Erlynne – Proprio straordinaria. Grazie, mi ricorderà per sempre di lei.

Entra Parker.

Parker – Lord Augustus Lorton. E’ arrivata la carrozza di Mrs. Erlynne.

Entra Lord Augustus.

Lord Augustus – Buongiorno, caro ragazzo. Buongiorno, Lady Windermere.

(Vede Mrs. Erlynne.) Mrs. Erlynne!

Mrs. Erlynne – Come va, Lord Augustus? Sta bene, stamattina?

Lord Augustus – Perfettamente, grazie, Mrs. Erlynne.

Mrs. Erlynne – Addio, Lord Windermere. Lord Augustus! Non mi scorterebbe alla mia carrozza? Potrebbe portare il ventaglio.

Escono Mrs. Erlynne e Lord Augustus.

Lady Windermere – Non parlerai mai più male di Mrs. Erlynne, Arthur?

Lord Windermere – E’ migliore di quanto si pensi.

Lady Windermere – E’ migliore di quanto sia io.

Lord Windermere – Bimba, appartenete a due mondi diversi. Nel tuo mondo il male non è mai entrato.

Lady Windermere – Non dire questo, Arthur. Esiste lo stesso mondo per tutti noi, e bene e male, peccato e innocenza, vanno a braccetto.

Lord Windermere – Tesoro, perchè dici così?

Lady Windermere – Oh Arthur, non amarmi di meno, ed io avrò più fiducia in me. Avrò assoluta fiducia in te.

Entra Lord Augustus.

Lord Augustus – Arthur, mi ha spiegato tutto! (Lady Windermere sembra terribilmente spaventata. Lord Augustus prende Windermere per il braccio e parla velocemente e a bassa voce.) Mi ha spiegato ogni cosa. Le abbiamo fatto tutti un torto immenso. E’ stato solo per amor mio che è andata nelle stanze di Darlington. Prima ha chiamato al club, per non farmi stare in ansia, ma le hanno detto che me ne ero andato… poi, ovviamente spaventata quando ha sentito che tutti noi stavamo entrando, si è ritirata in un’altra stanza. Ci siamo comportati tutti brutalmente con lei. E’ proprio la donna per me. La sola condizione che ha posto è che viviamo per sempre fuori dall’Inghilterra. Mrs. Erlynne mi ha concesso l’onore di diventare mia moglie.

Lord Windermer – Ebbene, sta certamente per sposare una donna molto intelligente!

Lady Windermere – Ah, sta per sposare una donna molto buona!

 

FINE

 

ATTO PRIMO

SCENA PRIMA

Arlecchino solo.

Arlecchino ripulisce un abito su un tavolino e riflette ad alta voce.

ARL. Dice il proverbio: o servi come servo, o fuggi come cervo: non voglio che il mio padrone si debba lamentare di me. Gli piace la pulizia ed è così buono che merita di essere servito di cuore. Un  uomo che s’innamora ha delle ore buone e altre cattive. (prende il cappello per spazzarlo) Io so che brutta bestia è l'amore. Da due mesi vivo in questa casa e il mio padrone fa un po’ l’amore con la padroncina di casa; e io non ho coraggio di dirlo alla cameriera. (rimette il cappello a suo luogo, poi ritorna pensoso) Come posso sapere se mi vuole bene oppure no? Se non glielo domando, non me lo dirà mai. Ma non ho coraggio di attaccare discorso. Se lei mi desse qualche motivo... Se mi guardasse un po’, ma non mi ha mai dato un’occhiata come dico io. Non ho nessuna certezza ma non ho neanche ragione di disperarmi. Se sapessi scrivere, scriverei una lettera. Ma per mia disgrazia, i miei genitori erano analfabeti e non hanno voluto un figlio più virtuoso di loro. È vergognoso che io non sappia scrivere. Imparare è tardi. Potrei farmi scrivere una lettera da qualcuno, ma non voglio confidarmi con chiunque. Sarebbe più facile farmi coraggio e dirle i miei sentimenti. Ma sono troppo modesto e non mi decido.

SCENA SECONDA

Roberto agitato, ed il suddetto.

ROB. Arlecchino. Il pittore è venuto? (agitato)

ARL. No, signore, non l’ho visto.

ROB. Torna da lui: deve consegnarmi il ritratto prima di mezzogiorno, altrimenti non mi serve più.

ARL. Il ritratto è finito. Deve riporlo in una cornice.

ROB. Egli mi ha promesso di mandarmelo prima di sera; ma io ne ho bisogno prima di mezzogiorno.

ARL. Caro padrone, perché tanta premura?

ROB. Questa sera devo partire... il baule deve essere in ordine per questa sera.

ARL. (Oh povero me!) Dove andrete, padrone?

ROB. Per Roma. (agitato)

ARL. Ma perché così d’improvviso?

ROB. Mio zio è moribondo. Egli mi ha allevato come un padre e il mio futuro dipende dal suo testamento. Ho ricevuto stamattina una lettera che mi comunica che la malattia è acuta e che i medici non gli danno sei o sette giorni di vita. Va’ subito dal pittore.

ARL. Se dovete uscire di casa volete che vi vesta?

ROB. Sì, vestitemi e poi andate.

ARL. (Lo aiuta a vestirsi) Qui sanno che andate via?

ROB. Non ho ancora veduto nessuno; è presto.

ARL. Cosa dirà la signora Dorotea?

ROB. Son certo che se ne dispiacerà, ed io ne sono mortificato; ma è meglio ch'io me ne vada.

ARL. Ma perché meglio? Se vostra signoria le vuole bene, perché non fa la domanda a suo padre?

ROB. Non posso. Mio zio si offenderebbe se non lo chiedessi a lui; ed il signor Anselmo non me l'accorderebbe senza il consenso di mio zio.

ARL. Mi dispiace lasciare Bologna!

ROB. E perché? Hai forse qualche amoretto?

ARL. Oh! Io un amoretto? (si vergogna)

ROB. Oh! Va’ a vedere questo ritratto.

ARL. Hanno bussato alla porta dell'anticamera. (va alla porta) Ecco qua il servitore del pittore.

SCENA TERZA

Giacinto ed i suddetti.

GIAC. Servitore umilissimo.

ROB. Avete portato il ritratto?

GIAC. Eccolo qui, signore; è un capolavoro. Osservi quale delicatezza di colorito, gli abiti e la mano!

ROB. La pittura è bellissima; ma non vedo sufficiente somiglianza. Che ne dici, Arlecchino?

ARL. Oltre alla somiglianza il quadro ha valore.

GIAC. La somiglianza è un talento che non si acquista con l'arte. Io ho un talento per i ritratti.

ROB. Devo darlo subito alla signora Dorotea.  (Arlecchino, dai la mancia a quel giovane). (parte)

SCENA QUARTA

Arlecchino e Giacinto

ARL. Il mio padrone mi ha ordinato di darvi qualcosa per il vostro incomodo...

GIAC. Oh! signore... (cerimonioso)

ARL. Ecco, amigo. (gli dà il danaro)

GIAC. Non rifiuto le gentilezze (prende il danaro)

ARL. Eseguo gli ordini del mio padrone. Sono pover’uomo, ma galantuomo.

GIAC. (Gli mostra un ritratto) Conoscete questo ritratto?

ARL. Ma è la mia figura! (con ammirazione)

GIAC. L’ho fatto io, vostro umilissimo servitore.

ARL. Voi? (guardandolo bene)

GIAC. Ho del talento per la pittura; e un giorno farò la mia figura nel mondo.

ARL. Vi apprezzo molto. Il ritratto mi somiglia. Ma come m'avete dipinto, senza che lo sapessi?

GIAC. Mentre il mio padrone dipingeva, io lavoravo guardandovi segretamente.

ARL. Siete molto abile. (gli vuol render il ritratto)

GIAC. Signore... Il ritratto è suo. Io l'ho fatto per vossignoria. La prego di riceverlo e di gradirlo.

ARL. Rifiutare un dono è segno di inciviltà. Non lo merito, ma vi ringrazio. (lo chiude)

GIAC. Credo di aver impiegato bene il mio tempo per una persona come vossignoria.

ARL. A Roma parlerò molto bene di voi.

GIAC. Ho impiegato tre o quattro giorni di lavoro. Pensi solo alla spesa dei pennelli, dei colori, dell'avorio, dell'astuccio, della legatura.

ARL. Oh! Quanto varrà tutta questa grande spesa?

GIAC. Mi rimetto alla sua cortesia.

ARL. Un povero servitor non ha molto denaro. Per le spese, ecco un testone (lo prende dalla tasca)

GIAC. Perdoni. (lo rifiuta). Il suo padrone ha pagato dodici zecchini. Per il suo mi dia tre zecchini.

ARL. Riprendetevi il ritratto. Non voglio spendere tre zecchini. Non ve l’ho chiesto e non lo pagherò.

SCENA QUINTA

Roberto e detti

ROB. Cos'è questo strepito? (ad Arlecchino)

ARL. Costui mi ha fatto il ritratto senza chiedermelo e pretende che io lo paghi.

GIAC. È un ritratto rubato. Questa è la mia abilità.

ROB. Lascia vedere. Ti somiglia. (ad Arlecchino)  

GIAC. Somiglia. Ecco la mia abilità.

ROB. Arlecchino, il ritratto somiglia, prendilo Signor pittore, quanto vuole per questo ritratto?

GIAC. Colori, avorio e acquavite, solo tre zecchini.

ROB. Dategli due zecchini per conto mio.

ARL. Glieli darò. (va a prendere il danaro)

ROB. Perché fare un ritratto senza che vi sia ordinato? (a Giacinto)

GIAC. Faccio sempre così. Se aspettassi che me li ordinassero, non ne farei mai.

ARL. Ecco qua i due zecchini. (a Giac.)

GIAC. Grazie infinite (chi non s'aiuta, si affoga). (parte)

SCENA SESTA

Roberto ed Arlecchino

ARL. Cosa vuole fare di questo ritratto? (a Roberto)

ROB. Tieni, Arlecchino. Ti somiglia moltissimo.

ARL. Grazie infinite (lo mette sul tavolino)

ROB. Non ho potuto vedere la signora Dorotea; dì alla cameriera che venga qua.

ARL. Vuole parlare a Camilla? (con passione)

ROB. Sì, voglio pregarla di dare lei il ritratto alla sua padrona. Dille che questa sera si deve partire.

ARL. (sospirando) E devo dirlo a Camilla?

ROB. Forse ella ha un’inclinazione per te?

ARL. Non lo so.

ROB. Povero pazzo!

ARL. (parte)

SCENA SETTIMA

Roberto, poi Camilla

ROB. Povero giovane! Lo compatisco. Non avrà avuto coraggio. È timido ma è proprio un buon figliuolo.

CAM. (Povera me! Se Arlecchino va via, mi porta via il cuore).  Che cosa mi comanda, signore?

ROB. Voi sapete che ho promesso un ritratto alla signora Dorotea e siccome devo partire stasera...

CAM. (Ah non vedrò più il mio caro Arlecchino!)

ROB. Che avete, Camilla? Vi dispiace la mia partenza per me o per Arlecchino?

CAM. Arlecchino... ha il suo merito... Ma lui non mi pensa e io non penso a lui.

ROB. Su, date il mio ritratto alla signora Dorotea.

CAM. Sì.  (lo mette in un taschino del grembiule)

ROB. Il signor Anselmo è in casa?

CAM. L'ho veduto che stava per partire.

ROB. Andrò ad avvertirlo della mia partenza. (parte)

SCENA OTTAVA

Camilla sola.

CAM. Mi porta via il mio caro Arlecchino! Ma lui non mi pensa: non mi dimostra segni d'inclinazione. Io l'ho amato dal primo giorno e sono pazza per lui. Ma non gliel'ho detto per non essere rifiutata; ora se n'andrà, ed io non saprò mai se mi ama. Almeno porto il ritratto alla mia signora, che è così afflitta. (vede il ritratto d'Arlecchino) Ah! il ritratto del mio caro Arlecchino! Oh come è bello! Arlecchino lo ha fatto fare per me? Allora me lo prendo (lo prende).

SCENA NONA

Carlotto e la suddetta.

CARL. (Oh, vedo nelle mani di Camilla un ritratto)

CAM. È bello ma l'originale lo supera. (C’è Carlotto. Non lo deve vedere! Nasconde il ritratto in tasca)

CARL. Che cosa osservava di bello, signora Camilla?

CAM. Io? Niente.

CARL. Avete in mano un ritratto.  Lo dirò al padrone. (in atto di partire)

CAM. Fermo. Non dite niente a nessuno.  (gli mostra il ritratto di Roberto) Il signor Roberto manda questo ritratto alla signora Dorotea.

CARL. Non lo posso credere. Il signor Roberto donerà il suo ritratto alla figlia di un amico che lo ospita in casa sua, senza che il padre lo sappia?

CAM. Questa sera il signor Roberto parte per Roma, e glielo lascia senza cattiva intenzione.

CARL. E voi lo dareste alla signora Dorotea?

CAM. Glielo darò. (lo mette nel taschino con quello di Arlecchino) (Ho paura che costui racconti in giro il mio segreto, ch'io amo Arlecchino).

SCENA DECIMA

Camilla e Dorotea..

DOROT. Camilla, datemi il mio ritratto.

CAM. Tenete, tenete. (le dà un ritratto senza badare ed esce)

SCENA UNDICESIMA

Dorotea sola.

DOROT. Mi dà pena la partenza del signor Roberto. Se mi ama davvero, spero che otterrà da suo zio il permesso di parlarne a mio padre e che mio padre sarà contento. Ma che farò, lontana da lui? Almeno mi consolerò col ritratto. Cosa vedo! Questo è il ritratto del servitore. È forse un equivoco di Camilla? Questo ritratto potrebbe essere a lei destinato. Oh! Ecco mio padre. Nascondiamolo, per salvare Camilla. (si mette il ritratto in tasca)

SCENA DODICESIMA

Anselmo e la suddetta.

ANS. Che cosa si fa in questa camera? (con sdegno)

DOROT. Sono qui... così... passavo per caso.

ANS. In questa camera non voglio che ci si venga.

DOROT. Non c'è nessuno e non potete rimproverarmi.

ANS. Dammi il ritratto (bruscamente)

DOROT. Io non ho ritratti.

ANS. So tutto. Fuori il ritratto del signor Roberto.

DOROT. Chi vi ha detto che ho il ritratto del signor Roberto?

ANS. Me l’hanno detto Carlotto e Camilla. Fuori quel ritratto, sfacciata! per Bacco Baccone...

DOROT. Oh! sì, signore, l'ho avuto. Ecco il ritratto che mi domandate. (glielo dà). Perché siete arrabbiato con me?

ANS. Perché è di quel malcreato di Roberto.

DOROT. A volte ci si può ingannare.

ANS. Non m'inganno, e sono sicuro di quel che dico.  (lo apre, e vede che non è di Roberto) Non è questo.  Fuori il ritratto di Roberto.

DOROT. Signore, giuro che ho solo questo ritratto. Signor padre, la riverisco. (ridendo parte)

SCENA TREDICESIMA

Anselmo solo.

ANS. Camilla è una brava figliuola. Il colpevole è quel briccone di Carlotto. Lo caccerò via. (parte)

ATTO SECONDO

SCENA PRIMA

Anselmo e CARLOTTO

ANS. (Oh! eccolo qui). Ti ho poi ritrovato.

CARL. Ebbene, signore, avete avuto il ritratto? Avete ragione di essere in collera contro vostra figlia e contro il signor Roberto.

ANS. Vi sbagliate. (mostra a Carlotto il ritratto di Arlecchino)

CARL Oh! ma è il ritratto di Arlecchino. Ho visto in mano di Camilla il ritratto del signor Roberto.

ANS. Impostore bugiardo: perché hai detto che il ritratto era per Dorotea? E se Roberto ha donato il suo ritratto a Camilla, perché incolpi mia figlia? Taci, altrimenti ti prendo a bastonate. (parte)

CARL. Sono sorpreso. Dubito che Camilla m'inganni.

SCENA SECONDA

Arlecchino ed il suddetto.

ARL. (Carlotto guarda un ritratto!)

CARL. Oh! riverisco il signor Arlecchino. (vedendo Arlecchino, nasconde il ritratto)

ARL. (Dov'è 'l mio? Non lo vedo più). (guardando sul tavolino) Comàndi.

CARL. Sento che la vostra partenza è vicina, e sono venuto per augurarvi il buon viaggio...

ARL. Avete visto un ritratto su questo tavolino?

CARL. Su quel tavolino? No, non ho veduto niente.

ARL. In questa camera ti ho visto che avevi in mano un ritratto. (con calore)

CARL. Non avevo niente. Questo ritratto mi è stato dato e non l'ho preso. (glielo dà e parte)

 

SCENA TERZA

Arlecchino solo.

ARL. (Prende il ritratto e lo mette in tasca senza guardarlo)  Pazienza! Andar via senza dirle niente; meglio non vederla. (porta la roba nel  baule)

SCENA QUARTA

Camilla ed il suddetto.

CAM. Se vedessi il signor Roberto, vorrei ridargli il suo ritratto. Ah! questo sbaglio mi costa caro. Ho perduto il ritratto del mio Arlecchino. (lo vede. Oh cielo! Arlecchino è qui).

ARL. (Ah! La mia cara Camilla!) (resta al suo posto)

CAM. (Non so se andare avanti o tornare indietro).

ARL. (Vorrei parlarle; ma non so come fare). Signora Camilla, la riverisco. (con timidezza)

CAM. Serva, signor Arlecchino. Son venuta a cercare il signor Roberto. Non vorrei disturbarla. Partirà questa sera dunque? (patetica)

ARL. Sì, purtroppo. (sospirando)

CAM. Che? le rincresce di dover partire?

ARL. In verità... mi ricresce moltissimo.

CAM. E perché le dispiace? (pare che si lusinghi)

ARL. Le dirò... mi piace Bologna... ho degli amici...

CAM. (Ah! no, non gli rincresce per me).

ARL. Stasera andremo via. Lo ha deciso il padrone.

CAM. Perché mai questa partenza così improvvisa?

ARL. Le dispiace che andiamo via? (consolandosi)

CAM. Me ne dispiace infinitamente per il signor Roberto... Il signor Roberto ha stima per la mia padrona; partendo le lascerà il suo ritratto.

ARL. Ho anch’io il mio ritratto. Vuole vederlo?

CAM. Lo vedrei con piacere.  (da sé)

ARL. Eccolo qua. (glielo dà, vergognandosi)

CAM. (Guarda il ritratto) Tenga il suo ritratto.

ARL. Se non le dispiace, vorrei offrirglielo.

CAM. No, no. La prego; non posso riceverlo. Serva sua. (Oh! quanto volentieri accetterei quel ritratto: ma mi vergogno). (mentre Arlecchino guarda verso la scena, Camilla mette via il ritratto  di Arlecchino, e tira fuori quello di Roberto)

CAM. Tenga, tenga. (gli rende il ritratto, mostrando aver paura)

 

 

SCENA QUINTA

Arlecchino solo, poi Roberto

ARL. Sono disperato! Maledetto ritratto! (lo getta per terra e lo calpesta) (A Roberto che arriva) Prendete questo maledetto ritratto. 

ROB. Come! Ah indegno! Ah scellerato! Perfido, ingrato! Il tuo padrone che ti ha fatto?

ARL. Ah! sior patron... (con estrema afflizione)

ROB. Se ti spiace partire, se non vuoi venire con me, perché non dirmelo; perché dare in pazzie?

ARL. Ah! sior patron... (si getta in ginocchio)

ROB. Se sei afflitto, perché ingiuriarmi? Perché insultarmi? A chi dicevi indegno e scellerato?

ARL. A me e al mio ritratto.

ROB. Come hai nelle tue mani il ritratto che ho fatto fare per Dorotea? Come l'hai avuto?

ARL. Sono venuto in camera... ho trovato Carlotto... che aveva in mano il mio ritratto... L'ho tolto senza guardare; è venuta Camilla, gliel’ho mostrato, ma l’ha rifiutato.

ROB. Orsù, siamo tutti e due ingannati. La padrona si burla di me; ed il servitore si è burlato di te. Va a terminare il baule. Andiamo a Roma. (parte)

ARL. (Preparerò il baule, ma vorrei almeno sapere chi ha tolto il mio ritratto sul tavolino) (parte)

 

ATTO TERZO

SCENA PRIMA

Arlecchino porta le robe sue per metterle nel baule. Arriva CARLOTTO

CARL. Signor Arlecchino, ecco una lettera ed una scatola per voi. La lettera è diretta a voi. Eccola qui. Una scatola col vostro nome. Al Signor Arlecchino Battocchio.

ARL. Da dove viene?

CARL L'ha portata un facchino. È andato via subito.

ARL. Vi ringrazio dell'incomodo.

CARL. Non è niente. 

 

ARL. Chi scrive, non sa che non so leggere. (apre la scatola, trova il ritratto, e lo apre) Oh bella! Il mio ritratto! Il segreto sarà in questa lettera.

 

CARL. Come siete malinconico. Posso aiutarvi? Non avete ancora letto la lettera? Volete ch'io la legga? (Ci scommetto che non sa leggere). (Conosco la mano; questa è una lettera di Camilla).  È una donna che scrive. dice che vi rimanda il vostro ritratto. Ho rilevato il primo periodo. Ecco cosa dice: Signore, capitatomi nelle mani il vostro ritratto ve lo rimando, perché non saprei cosa farne. (Bravissima! Ora capisco tutto. Lo ama, e non lo vuol dire). È una donna che scrive; superba, incivile, che meriterebbe di essere mortificata.  A chi avete dato il vostro ritratto?

ARL. L'ha avuto Camilla; ma non credo mai...

CARL. Ah sì, l'orgogliosa, la superba! Che si burla di tutti, pretende che tutti l'adorino; e odia quelli che non sanno spasimare per lei. Dite la verità: le avete fatto la corte? L'avete lodata, esaltata? Ha fatto lo stesso con me. Ha veduto ch'io non mi curavo di lei; mi ha perseguitato alla morte.

CARL. Leggete. (gli offre la lettera. Arlecchino vorrebbe prenderla, e Carlotto con arte la ritira, come se fosse in collera per amor di Arlecchino) Cospetto! Si può scrivere una lettera più indegna, più temeraria di questa?

ARL. Datemi quella lettera. Gliela getterò in faccia.

CARL. Non fate così: negherà di averla scritta.

ARL. Vorrei almeno mortificarla...

CARL. Eh! Via. Queste lettere si disprezzano, si scordano, si stracciano... (comincia a stracciare e getta i pezzi per terra)

ARL. Ma perché vi infuriate così?

CARL. Per l'amicizia che ho per voi. (parte)

 ARL. Mi pare che si sia scaldato troppo. Chi mai avrebbe creduto quella giovane così modesta e cortese; mi ha rifiutato il ritratto per superbia. (agitando la mano con cui tiene il ritratto, sente dentro muoversi qualche cosa) (apre e trova sei zecchini) Ho paura che Carlotto m'abbia ingannato.  Forse è geloso di Camilla. Farò leggere la lettera a qualcun (raccoglie i pezzi di carta sparsi qua e là)-

 

SCENA SECONDA

Anselmo ed il suddetto.

ANS. Dov'è il vostro padrone? Mi preme parlargli.

Quando viene il vostro padrone, ditegli che non sia in collera meco, che voglio che siamo buoni amici.

ARL. Sior sì. (ha tutti i pezzi di carta in una mano; e tiene la mano aperta)

ANS. Ditegli che so tutto, che mia figlia mi ha confidato ogni cosa, e che se suo zio è contento...

ARL. Vorrei pregarla di una grazia: se poò unire questi pezzi di carta, mi leggerebbe questa lettera?

ANS. Fa cadere i pezzi a terra ed esce.

 

SCENA TERZA

Camilla ed il suddetto.

 

ARL. Ah Camilla, Camilla! (la invoca da solo)

CAM. Signore, mi chiamate? Vi occorre qualche cosa? (confusa) Avete pronunciato il mio nome.

ARL. Può esser, perché è un bel nome.

CAM E che cosa raccogliete da terra?

ARL. Frammenti di una lettera.

CAM. Di una lettera? Era una lettera di qualche donna? (prende un pezzetto di carta) (Ah! sì, è la mia lettera, la conosco). (da sé) Fate dunque così poco conto delle lettere delle donne? Le stracciate e le disprezzate così?

ARL. E’ stato un mio amico. (ironico)

CAM. E voi avete la debolezza di confidare agli amici le cose vostre? Di confidare una lettera di una donna? Siete indiscreto, imprudente.

ARL. Signora Camilla, perché vi scaldate? Avete scritto voi quella lettera?

CAM. Io?... non l'ho scritta io ... so chi l'ha scritta; conosco la giovane che ha stima e amore per voi, è mia amica, e vi rimprovero per parte sua.

ARL. Cara signora Camilla, vi chiedo perdono. Questa vostra amica è un po’ stravagante.  Mi manda il mio ritratto. Come lo ha avuto?

CAM.  La mia amica m'ha detto che voleva rimandare il vostro ritratto, perché non si credeva degna di possederlo.

ARL. Mi ha mandato anche sei zecchini con una lettera piena di insulti e villanie?

CAM. Questa lettera non conteneva ingiurie e disprezzi. Io ho veduto la lettera, l'ho letta; vediamo se si può leggere qualcosa. Ecco cosa dice: Siate sicuro, che vi ama e che vi amerà sempre l'Incognita che vi scrive.Siete un ingrato.

ARL.  Ah indegno Carlotto!

CAM. Cosa c'entra Carlotto?

ARL.  Sappiate che non so leggere bene e ho pregato Carlotto, che mi ha letto la lettera a modo suo.

CAM. Come! Avete dato a leggere quella lettera a Carlotto che può essere vostro nemico e rivale?

ARL. Mio rivale Carlotto? L'ho sospettato. Ditemi della vostra amica.

CAM. Ormai state per partire, non c’è tempo.

ARL. E perché mai la vostra amica non m'ha dato qualche segno d'amore?

CAM. Una giovane savia e onesta non deve esser la prima. Mi ha detto che toccava a voi dimostrarle qualche inclinazione.

ARL. E’ vero; ma sono timido e non ho coraggio. Son stato cento volte sul punto di dichiararmi, e la vergogna m'ha trattenuto.

SCENA SETTIMA

 

Federico in abito da viaggio, e detti.

FED. Ben trovato, Arlecchino. Vengo da Roma. Lo

 zio del padrone è morto ed ha lasciato il nipote erede di tutto il suo.

ARL. Si è ricordato di me?  (a Federico)

FED. Sì, di voi e di me: mille scudi per ciascuno.

ARL. Allora non vado più a Roma. (a Camilla con gioia)

CAM. (Lo volesse il cielo!)

FED. (parte)

SCENA OTTAVA

Arlecchino e Camilla

ARL. Buone nuove per me. (a Camilla)

CAM. (E per me, se potessi superare la timidezza) Datemi il vostro ritratto, che lo darò all'amica. So che lo riceverà volentieri dalle vostre mani.

ARL. Ditele che l’amo.

CAM. L'amate senza conoscerla?

ARL. Ah! mi pare di conoscerla. (con tenerezza) Credo di non ingannarmi.

CAM. Ed io vi assicuro, che io... che ella... che l'amica... (Non posso più).

ARL. Per pietà, ditemi: siete voi quella amica?

CAM. No, no, non sono io. Vien gente. (con timore)

ARL. Poveretto mi! (balza in piedi)

 

SCENA ULTIMA

Roberto, Dorotea, Anselmo ed i suddetti, poi Carlotto

ROB. La morte del mio povero zio mi rende padrone di me stesso e mi procura l'onore e la felicità di offrirvi la mano ed il cuore. (a Dorotea)

DOROT. Poiché mio padre lo consente, mi abbandono alla più tenera inclinazione.

ANS. Ne ho piacere, per Bacco Baccone.

ROB. Il povero zio è morto. Andremo a Roma tra qualche giorno, se la signora Dorotea lo permette.

DOROT. Signor sì, andate a vedere gli affari vostri.

ROB. E al mio ritorno...

ANS. E al vostro ritorno si faranno le nozze.

ARL. Signor padrone. Vorrei pregarla d'una grazia. Prima di andare a Roma, mi vorrei sposare anch’io.

ROB. Niente in contrario; con chi vuoi maritarti?

ARL. Con l'amica di Camilla. (guardando Camilla)

ROB. E chi è la vostra amica? (a Camilla)

CAM. Signore... Io non so niente. (Non so cosa dire). (da sé)

ROB. Ma chi è? Che cos'è? Vediamo se merita che un servitore onorato e fedele, come tu sei...

ARL. Aiutatemi, Signor padrone, signor Anselmo, signora Dorotea, vi prego, dite a Camilla di dirmi chi è questa signora che mi vuole bene.

ANS. Scommetterei ch'è Camilla.

DOROT. Camilla non parla: è timida, è modesta.

ROB. Animo, animo, figliuola. Arlecchino è un uomo dabbene, è un servitore onorato.

ANS. Orsù, finiamola. Vuoi tu sposarti? (a Camilla, con calore)

CAM. Sì. (modestamente cogli occhi bassi e voce tremante)

ANS. Ma chi vuoi dunque?

CAM. Vorrei... Eccolo qui. (fa vedere il ritratto d'Arlecchino e si copre il viso)

ROB. Animo, promettetevi tutti due, e al ritorno nostro da Roma vi sposerete. Siete contenti?

ARL. Signor sì. (modestamente)

CAM. Signor sì. (con una riverenza modesta)

ANS. Bravi, evviva gli sposi.

CARL.(Arriva) Cos'è quest'allegria, signori? Chi si marita?

ARL. Io e Camilla, per servirvi.

CARL. Pazienza; me la sono meritata. (mortificato)

ROB. Solleciterò la mia partenza per sollecitare il ritorno, e finalmente sposarvi (a Dorotea) E voi altri, in cui l'amore ha combattuto con la timidezza, aspettate con eguale modestia, e siate sempre teneri sposi, e servitori fedeli.

 

Fine della Commedia