DARIO NICCODEMI - La nemica (adattamento a cura di Cultura&Svago)

 

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Lisistrata

 

Anfitrione

 

L'avaro

 

La locandiera

 

Il gatto con gli stivali

 

Raperonzolo

 

La bottega del caffè

 

Il ventaglio di Lady Windermere

 

La signora dalle camelie

 

Cyrano de Bergerac

 

Il berretto a sonagli

 

Miseria e nobiltà

 

Persicone mio figlio

 

La nemica

 

 

DARIO NICCODEMI - LA NEMICA 

Commedia in tre atti – Liberamente adattata da Cultura&Svago

 

PERSONAGGI.

ANNA DI BERNOIS, duchessa di Nièvres

LA CONTESSA DI BERNOIS, sua madre

MARTA REGNAULT

FlORENZA LUMB

MARGHERITA, OPERAIA

LUISA, OPERAIA

MARIA, OPERAIA

ROBERTO, FIGLIO DELLA DUCHESSA

GASTONE, FIGLIO DELLA DUCHESSA

REGNAULT

MONSIGNOR GUIDO DI BERNOIS

LORD MICHAEL LUMB

GERARDO, maggiordomo.

 

Nel castello di Nièvres a 70 chilometri da Parigi

 

Primo Atto sulla terrazza; il secondo Atto in un salone; il Terzo Atto nell'oratorio.

 

ATTO PRIMO

Dalla terrazza del castello di Nièvres che domina il parco, di cui si scorgono giganteschi faggi. Sulla balaustrata vi sono grandi vasi ricolmi di fiori e di fogliame.

 SCENA PRIMA

Fiorenza dome in una grande poltrona, un libro e il ricamo per terra. Arriva G astone, in costume da caccia. Prende un fiore, si avvicina alla dormiente, le solletica il viso. Fiorenza si sveglia.

GASTONE – (mettendolo le mani sugli occhi) Quale dei due?... quale dei due fratelli....

FIORENZA - Quello che mi ha svegliata: dunque il meno intelligente.

GASTONE - Brava: avete indovinato. Buongiorno miss Fio... O, piuttosto, buona sera.

FIORENZA - Raccontatemi la vostra giornata di caccia.

GASTONE - Stupenda! una gallina sotto l'automobile. Ho preso, anche, una meravigliosa farfalla

FIORENZA - Meravigliosa davvero

GASTONE - Ed è il vostro ritratto. Guardate: ecco qui l’azzurro divino dei vostri occhi. Ecco l'oro abbagliante del vostri capelli. Qui il rosa angelico delle vostre gote e qui il corallo incredibile delle vostre labbra. Ed il bianco immacolato della vostra modestia. Ora ci sono le somiglianze morali.

FIORENZA - Siete un ragazzo insopportabile.   .

GASTONE - Allora me ne vado io.

FIORENZA - E fatevi bello. Abbiamo a pranzo Marta Reguault.

GASTONE - In tal caso è mio fratello che deve farsi bello!

FIORENZA - Ma dov'è Roberto?

GASTONE - A Parigi, da stamattina.

FIORENZA - Trovo che ci va un po' troppo spesso, a Parigi.

GASTONE - Sareste, forse, diventata gelosa?

FIORENZA - Sareste, forse, diventato pazzo?

GASTONE – Appena parlate di Roberto, la vostra voce si spegne e i vostri occhi si accendono.

FIORENZA - Vi proibisco di dire delle sciocchezze. Il giorno in cui ci sarà qualcosa d'ufficiale fra me e Roberto, lo dirò a tutti. Ma perché siete così geloso di vostro fratello?

GASTONE - Perché lo amate. Se non siete innamorata di Roberto, perché mi proibite di piacervi? Perché, tutto a lui e niente a me?

FIORENZA - Ecco la vostra manìa di persecuzione che....

GASTONE - Ma no; non mi si perseguita; mi si dimentica: è peggio.

FIORENZA - Dimenticate che vostra madre non vede che voi, non ama che voi, ciecamente....

GASTONE - Mamma sì, ma tutti gli altri? non vanno pazzi per Roberto? ditemi che gli volete bene, ditemelo subito. Forse sono ancora in tempo di trovare la forza di rassegnazione di cui ho bisogno.

FIORENZA - Non posso.... (Fugge. Gerardo entra e ferma la sua corsa)

 

SCENA SECONDA

 

GERARDO - Cercavo di lei, signor conte, per dirle che il signor duca non è ancora arrivato.

GASTONE - Ne sono spiacente, ma non ci posso proprio nulla.

GERARDO - E se non arrivasse neanche per il pranzo?

GASTONE - II pranzo sarebbe poco divertente. Ecco tutto.

GERARDO - Se il signor conte mi autorizza, quando saranno a tavola, verrò a dirle che il signor duca la desidera al telefono.

GASTONE – Oh, no. Può ancora giungere in tempo. Preparategli il necessario per cambiarsi.

GERARDO - Tutto è pronto.

SCENA TERZA

 

CONTESSA – Ecco là i dieci faggi giganti che nascondono la vecchia nudità di Diana cacciatrice..

LUMB - Sono magnifici

CONTESSA - E hanno esattamente la mia età....

LUMB - La vostra età, forse ma non il vostro spirito.

CONTESSA - Sono loro che hanno lo spirito di non invecchiare pur vivendo lungamente.... Come sono diritti, fini, flessibili, eleganti! Non una ruga.... Fortunati alberi!... Ingrandiscono;... io mi raggomitolo.... vanno verso il cielo; io me ne ritorno alla terra.

LUMB - Vi calunniate, contessa.

CONTESSA - Non c'è pericolo! Lascio questa fatica agli altri. Che fortuna essere albero. Ho sempre invidiato Dafne, che sfuggendo l'uomo si trasformò in lauro. (Vedendo Gastone) Oh!... Che cosa mediti così gravemente, tu? E Roberto? È tornato, finalmente?

GASTONE - Non ancora, nonna.

CONTESSA - Incredibile!... Gastone, cosa ti ha detto per telefono, mentre eravamo a colazione?

GASTONE - Nonna: Roberto non mi ha telefonato....

CONTESSA - Allora tu hai detto quella bugia .... Vieni a darmi un bacio. Bravo!

GASTONE - Ma se non viene a pranzo, non so proprio che cosa dire a mamma.

GERARDO - Il signor Regnault e la signorina Regnault

CONTESSA - Fate passare qui il signor Regnault (Gerardo esce)

GASTONE - Permettete, nonna, che vada a cambiarmi?

CONTESSA - Spicciati. Bisogna trovare qualche cosa per evitare a Roberto l'uragano.

GASTONE - Torno subito. (Esce)

CONTESSA - Ragazzi! Ragazzi! (A Lumb) Conoscete Regnault?

LUMB - Non ho questo piacere.

CONTESSA – È proprio un piacere: è divertente perché è ereditario. Da due secoli i Regnault sono i depositari di tanti segreti intimi, di tanti misteri, di tante storie d'alcova. Io lo tormento sempre ma non mi è mai riuscito di farlo cadere in una indiscrezione....

LUMB - Credo che mia figlia mi abbia parlato della signorina Regnault

CONTESSA - Marta, che per la professione e la situazione di suo padre, si è fatta un posticino simpatico nel nostro mondo, resterà zitella, vista l'impossibilità di sposare, l'erede di un trono..

LUMB - Sono molto umiliato, contessa, del mio modesto titolo di lord.

CONTESSA - Foste anche milionario, sarebbe inutile. Marta vuole una corona, foss'anco di spine....

 

SCENA QUARTA

CONTESSA – (a Regnault che entra seguito da sua figlia) Caro Regnault. Come stai, Marta?

MARTA - (gran riverenza) Contessa

CONTESSA - Lord Lumb, vi presento il mio vecchio amico Regnault, o la cassaforte degli scandali, come lo chiamo io.... Marta: lord Lumb

REGNAULT - Potrei presentare i miei umili omaggi alla duchessa?

MARTA - E Roberto?

FIORENZA - Il giovane e caro duca è rientrato poco fa.

MARTA - (a Fiorenza) Sono tanto felice di rivedervi, signorina.

FIORENZA - Anch'io, signorina.... Il vostro vestito è graziosissimo.

MARTA – Miss Fio ed io andiamo a vedere i cigni. Li adoro: sono i grandi signori, i principi dell'acqua.

CONTESSA - Allora scommetto che sposi un cigno. (A Lumb) Accompagniamo queste ragazze ?

LUMB - Certamente, contessa.

CONTESSA - Andiamo, Regnault. (Scendono al parco)

 

SCENA QUINTA.

ROBERTO - GASTONE (tutti e due in marsina).

GASTONE – (a Roberto) Finalmente!

ROBERTO - Era tempo, eh!

GASTONE - Che cos'è accaduto? Mamma, nella speranza di vederti arrivare da un momento all'altro, ha ritardato di un'ora la colazione, nonostante otto invitati tra i quali l'arcivescovo.

ROBERTO - Brr!... Allora non sarà un acquazzone ma il diluvio in persona.

GASTONE - L'uragano non scoppierà. Ho detto alla mamma che ti avevo incaricato di tante commissioni, che ero il solo colpevole dei tuoi ritardi. A colazione, Gerardo è venuto a dirmi che mi volevi al telefono. Tornato a tavola, l'ho inondata delle tue scuse, tutto è andato bene.

ROBERTO - Grazie della tua generosità.... e di quella del domestico....

GASTONE - Oh! generosità.... Ho fatto quel che avresti fatto tu....

ROBERTO - Certamente: ma il risultato non sarebbe stato lo stesso. Viviamo sotto dei regimi materni differenti, mio caro Gastone... e il tuo è molto più dolce.

GASTONE - Sai che non è colpa mia.

ROBERTO – Non accuso nessuno.... Il destino ha deciso così....Dove sono le signore?

GASTONE - Sono andate allo stagno, meno la mamma che è in camera sua....

ROBERTO – Starà cercando nel suo repertorio di locuzioni amare quelle colle quali mi sferzerà..

GASTONE - Sei ingiusto; perché diventi irritabile? Hai un dispiacere che ti tormenta. Una donna? Fiorenza?

ROBERTO - No. Una donna anche più bella: la più bella di tutte: mamma.

GASTONE – Il tuo guaio è l’immaginazione; pensi a cose irreali: mamma in fondo ti vuol bene.

ROBERTO - Allora il suo bene è tanto in fondo che non ho la speranza di arrivarci mai. Giurami che sei convinto che mamma mi vuol bene.... (Gastone tace) Lo vedi? Dubito dell'unico sentimento del quale gli uomini non hanno ancora trovato il modo di dubitare. Questo dubbio è la mia disgrazia, la mia umiliazione. È colpa mia se una legge di cui non sono responsabile mi ha fatto erede di un grande titolo e di un grande patrimonio? Non metto al di sopra del titolo, della ricchezza, la mia amicizia e tenerezza per te?...

GASTONE - Lo so e te ne rin....

ROBERTO - Tu lo sai; ma mamma non vuol saperlo.... Mamma non è neanche sicura ch'io le voglia bene.... Eppure nessuno sa la mia passione per lei. Non c'è parola per definire questo sentimento completo, perfetto e puro.... Amo mamma come un uomo nel quale c'è un figlio, un amico, un marito, un padre, uno schiavo e un fanatico!... E l'amo come un artista deve amare un capolavoro; Perché vedo in mamma il capolavoro della donna; la donna nella sua più bella espressione.... Dalla morte di nostro padre, da vent'anni, mamma .ha fatto del suo dolore una bellezza di più.... Si è abituata al peso di questa disgrazia, come una regina a quello della corona: e ne è come illuminata.... e sono tanto fiero di lei che non vorrei esser nato se non fossi nato da lei.... E mi ricordo dei miei anni passati…mi ricordo, una a una, le sue carezze, le sue parole; mi ricordo dei suoi baci come se ognuno avesse stampato una data di gioia sul mio viso. Mi ricordo di tutto l'amore di mamma e non posso, non voglio farne a meno. Non voglio esserne privato.. Non ho fatto niente per esserlo. Perché? Che cosa ho fatto? Che delitto ho commesso?

GASTONE - Ti prego, Roberto, calmati.... Può venire qualcuno. Calmati !

ROBERTO - Eccomi calmo. Ma che peccato, Gastone, noi abbiamo tutto per essere buoni e felici, e quelli che ci circondano e ci amano di più fanno quanto possono per creare degli antagonismi stupidi.... Mamma ti adora ciecamente, e a volte ti lamenti di non sentirti vicino altre simpatie ed altri affetti. Altre simpatie e altri affetti li ho tutti, io, e soffro di non sentirmi vicino alla mamma...

GASTONE - Cerca di non inasprirti di più.... Appena avrai cambiato vita...con Fiorenza…

ROBERTO - Finché non saprò il perché di questo cambiamento di mamma a mio riguardo, niente, non organizzerò niente, non penserò a niente. Voglio sapere.

GASTONE - Ma sei pazzo

ROBERTO - Puoi credere che l'avversione di mamma sia un fenomeno istintivo? Una madre può preferire uno dei suoi figli senza odiare l'altro.

GASTONE - Ora bestemmi: mamma non ti odia.

ROBERTO – Oh, sì, invece. Mamma è diventata per me la nemica della mia vita, della mia felicità, del mio avvenire. Perché? Non lo so, ma voglio sapere. Darei la vita per sapere. 

 

SCENA SESTA

 

MARTA - Cercavo.... di voi Gastone; vostra nonna vuol parlarvi.

GASTONE - Vado. (Esce in fretta)

MARTA - Sono venuta a cercare Gastone e vostra madre. Ho udito solo le vostre ultime parole.

ROBERTO – Scherzavo. È scherzando che si dicono, a volte, le cose più gravi....

MARTA - Scherzavate? Non sembrava uno scherzo. Ma io sono discreta! Sono vostra amica.

ROBERTO – Ho bisogno di parlare con vostro padre....

MARTA - Glielo dirò. Divertentissimo! Gli affari mi valgono il grande onore di pranzare al castello

ROBERTO - Ecco una delle vostre piccole crisi!.... Sapete bene che tutti vi amano qui.

MARTA - Anche voi? Mi amate come una vecchia amica....

ROBERTO - Come una bella amica, la più bella di tutte....

MARTA - Dopo Fiorenza Lumb, ben inteso....

ROBERTO - Ohi ohi questa non è più ingiustizia, ma gelosia....

MARTA – Vorrei domandarvi una cosa, ma rispondetemi francamente. Amate Fiorenza?

ROBERTO - La ammiro.

MARTA - S'incomincia sempre così: ammirazione. Speranza. Amore.

ROBERTO - Piacere d'ammirazione. Desiderio. Passione..

MARTA - Matrimonio.

ROBERTO - No. L’ultima parola sciupa le altre.

MARTA - Eppure è, delle altre, la conseguenza logica.

ROBERTO - Detesto la logica, e siccome nascita, matrimonio e morte, sono la santissima trinità delle cose logiche della vita, sopprimo quella che posso: il matrimonio.

MARTA – No! Prenderete moglie come gli altri. E io vorrei …Ho combattuto questo sentimento come il più pericoloso dei nemici!... In questi anni ho visto cadere la mia volontà, la mia fierezza.... tutto.... Sono spaventosamente ridicola....

ROBERTO - Ma sbagliate!... Io solo sono ridicolo in questo momento!

MARTA - Non esigo niente, che non domando niente. Vorrei solo dirvi: Roberto, vi....

ROBERTO - No....Se non la smettete, vi cado disteso ai piedi, svenuto, fulminato di ridicolo....

MARTA - La mia emozione, la mia franchezza, non hanno toccato in voi che la paura di essere ridicolo? Veramente, credevo di meritare un po' più di rispetto....

ROBERTO - Se vi dicessi che vi rispetto, mi odiereste addirittura. Mi turbate.... troppo....

MARTA - Non scherzate col mio cuore! Voglio soltanto farvi capire che se un giorno non sarete felice, io sarò con voi. pronta a tutto, contro tutti,;.. Vi do il mio amore per l'avvenire....

ROBERTO - Me lo date a credito....

MARTA - Vi proibisco di scherzare. Sono ridicola perché il duca non mi prende sul serio....

ROBERTO - Il signor duca prega la signorina Regnault di non dire altre enormità....

MARTA - Eppure la signorina Regnault, la figlia del notaio della cassaforte degli scandali, è l'unica persona che potrebbe avere la chiave di.... questa cassaforte....

ROBERTO - Che cosa intendete dire?

MARTA - Non lo saprete mai.... quanto mi avete offesa, atrocemente, mortalmente offesa....

ROBERTO - Voglio sapere, subito.

MARTA - Il signor duca perde la calma? Una piccola borghese può darvi una lezione di forma. Dicevate ch'eravate capace di dare la vita per sapere. Gioco con voi l’ambizione e il mio amore....

ROBERTO - Giochiamo.

MARTA - Detesto il vostro mondo, perché mi ci hanno fatto entrare dalla porta di servizio.... Apritemi la porta grande, da cui si passa senza abbassare il capo e saprò quanto vi tormenta....

ROBERTO - (afferrandola ai polsi) Voi siete un'intrigante capace di ricatto....

MARTA - Insulta.... non saprai niente, mai.

ROBERTO - Duchessa tu! Bisogna proprio essere la figlia di un notaio di scandali per concepirlo....

MARTA - Ma io so chi è mio padre.... Tu non sapresti dirlo....

ROBERTO - Mi vergogno di essere stato vostro amico....avete un'anima meschina, da sgualdrina.

MARTA - Se io ne ho l'anima.... altre ne ebbero il corpo.

ROBERTO - Ma a chi osate pensare parlando così? Chiedete perdono.

MARTA - Non sono di quelle che cadono in ginocchio.

ROBERTO - Gridate che avete mentito.... che mia madre....

MARTA - Vostra madre vi odia perché voi, bastardo riconosciuto e legittimato dalla generosità del duca, usurpate titoli, onori, ricchezze a Gastone, al minore legittimo. Vi odia perché siete il suo peccato e la sua vergogna....

ROBERTO - (turandosi le orecchie) Non è vero.... non è vero....

MARTA - Mi avete rifiutata, derisa, insultata.... Peggio per voi....

ROBERTO - Andatevene. Voglio parlare con vostro padre. Non è vero! Non è vero!...(Marta esce).

 

SCENA SETTIMA

ANNA - (scende lentamente dalla scalinata guardando Roberto) Sono lieta di vedervi, Roberto... È un onore che si fa sempre più raro.... Avete intenzione di mancare anche a pranzo?

ROBERTO - No.... mamma.... vado.... (S'incammina)

CALA LA TELA

 

 

ATTO SECONDO.

Un salone aaddobbato con lusso e sobrietà

 

SCENA PRIMA

 

REGNAULT - Marta mi ha comunicato il vostro desiderio di parlare con me, stasera.

ROBERTO - Siete una così perfetta immagine di beatitudine che sarebbe un delitto il turbarvi...

REGNAULT - Oh! giovane e caro duca! è difficile, impossibile turbarmi!... Ho provato, a volte, di commuovermi, ma non mi è mai riuscito. Ma forse dovete dirmi qualche cosa di poco piacevole?...

ROBERTO - Sì, mio caro Regnault: qualcosa di poco piacevole e di molto penoso..

REGNAULT - Ohi Quanto me ne dispiace.... Ditemi: vi ascolto..

ROBERTO - Ecco qui.... Si tratta di pregare la signorina vostra figlia d'interrompere le sue visite…

REGNAULT – Mi spiace, signor duca, credo.... ma... non potrei sapere la ragione di tanta severità?

ROBERTO - Non da me.

REGNAULT - Ah! Allora, condanna senza processo...Deve essere una ragione grave....

ROBERTO - Lo è.

REGNAULT – Posso domandarvi se la duchessa e la contessa approvano questa espulsione? Da che siete al mondo e per l'onore che ho avuto di occuparmi degli affari di casa vostra, Marta è stata affettuosamente accolta qui. A un tratto la si colpisce senza appello, a quanto pare.

ROBERTO - Vi prego, trovate il pretesto per giustificarlo agli occhi della mamma e della nonna....

REGNAULT - Non sarà difficile: un viaggio. Oppure potrò invocare l'assorbente lavoro dello studio, del quale mia figlia è il mio vero e unico luogotenente....

ROBERTO – Posso, caro Regnault, mettere la vostra impassibilità a un'altra prova?

REGNAULT - La mia impassibilità ne sarà onoratissima.

ROBERTO - Tutte le carte di casa mia, atti di nascita, dì successione, di vendita, contratti matrimoniali, testamenti, dichiarazioni e lettere sono nel vostro studio da circa un secolo, credo.

REGNAULT - Vostro bisnonno, Uberto di Nièvres, entrò in relazione collo studio Regnault, nel 1792, sotto la prima repubblica.

ROBERTO - Mi dispiace che tutti quei documenti siano in uno studio diretto da una donna.

REGNAULT - È mia figlia, signor duca.

ROBERTO - È una donna, signor Regnault

REGNAULT - Nella quale ho una fede assoluta....

ROBERTO - È il vostro torto.

 

SCENA SECONDA

 

MARTA - (entra) Papà. La duchessa chiede di te. Posso dirle che sei a sua disposizione?

REGNAULT - Aspetta. credo di non sentirmi bene.

MARTA - Tu? (Guarda Roberto) E che cosa credi di avere?

REGNAULT - Dev'essere ciò che, comunemente, si chiama emicrania.

MARTA - È straordinario! Voglio dire … è la prima volta che ti accade. Vuoi andartene?.

REGNAULT - Sì; prega dunque la duchessa....

MARTA - Sì. (a Roberto) Ero pazza; perdonate. (Gli stende la mano che Roberto non prende)

 

SCENA TERZA

 

CONTESSA - (entra con Fiorenza e sua figlia) Che inferno!... Uff!...

REGNAULT - Domando scusa, signora contessa. Temo che la mia lucidità non sia completa per affrontare una seria conversazione di affari: vi prego, duchessa, di accordarmi un rinvio....

CONTESSA - Regnault rimanda una conversazione d'affari... È la fine del mondo!

REGNAULT - Un'intollerabile emicrania, contessa: la prima ch'io abbia....

CONTESSA - Allora raccomandate a Dio ciò che avete al posto dell'anima.

ANNA - Vi aspetto domani, con Marta; ho bisogno anche di lei.

REGNAULT - Voi onorate troppo mia figlia, duchessa. Sono costernato di dovervi dire che domani non potrà venire.

ANNA - E molto strano tutto questo, Regnault

MARTA - Mio padre aveva preso degli impegni che ignoravo.....

ANNA - Peggio per lui... Dunque: a domani. Tengo ad avervi domani....

MARTA - Duchessa, credo veramente....

ANNA - Basta così.... A domani, cara....

ROBERTO - Perché insistere così, mamma? (Un gran silenzio glaciale)

CONTESSA - Oh! oh!... Ma allora.... le cose si complicano.... Che cos'è successo, Roberto?

ANNA – (a Roberto che non risponde) Vostra nonna vi domanda che cos'è successo....

ROBERTO - Ma niente....

ANNA - Allora.... volete pregare la signorina Regnault di venire qui, domani?...

MARTA - Duchessa....

ANNA - Dunque ?

ROBERTO – Corro a soccorrere Gastone, che sta perdendo la partita di scacchi con il signor Lumb.

ANNA - (reprimendo a stento la sua collera) Ah! questa, poi....

CONTESSA - (a Marta ) Ma che cosa significa tutto ciò ?

MARTA - Non saprei, contessa.

CONTESSA - E voi, Regnault?

REGNAULT - Io.... contessa bacio rispettosamente le vostre mani.

ANNA - Marta ... non mancate domani..... Ammetterò solo le scuse di mio figlio..

REGNAULT - Duchessa....

ANNA - A domani, cara Marta ... Non una parola di più.... (Li accompagna all'uscita)

 

SCENA QUARTA

 

ANNA - (torna fremente) Scandaloso!... È scandaloso....

CONTESSA - E tu sei eccessiva!...

ANNA - Volete cercarmi una parola che definisca meglio la condotta del vostro caro nipote? Siete troppo indulgente..

FIORENZA - Roberto dev'essere già pentito del suo piccolo scatto....

ANNA - Non sono affatto disposta a tollerare, da lui meno che dagli altri....

CONTESSA - Appena si tratta di Roberto cadi nell'ingiustizia con una facilità sorprendente.

ANNA - Nulla lo giustifica se non la sua deplorevole educazione.

CONTESSA - Dovevi dargliene un'altra.

ANNA - Ditemi che non ho fatto abbastanza per lui.

CONTESSA - (severa) Hai fatto il tuo dovere, nient'altro.

ANNA - Rendetemi responsabile di tutte le incomprensibili bizzarrie del suo carattere.... No.... no.... mamma, per carità, non ricominciamo.

CONTESSA - Senza accorgertene, diventi, ogni giorno, più irascibile.

ANNA - E sia, mamma.... Non ne parliamo più. (A Fiorenza) Ti domando scusa di questa piccola scena di famiglia.... ma, siccome tu sei già di famiglia, la scuserai più facilmente, vero?

CONTESSA - Sarebbe stato meglio interrogare Fiorenza sul pessimo umore di Roberto

FIORENZA - Roberto mi parlava di un grande viaggio.

CONTESSA - (agitatissima) Come? Un grande viaggio?... Ma che novità è questa?

FIORENZA - Ma Roberto è giovane, contessa, e anche se parte ha il tempo di tornare.

CONTESSA - E io? Ho il tempo di aspettare, io?

FIORENZA - Vuole respirare un'altra aria, dice.

CONTESSA - Davvero? Allora, l'aria di casa sua, che respiriamo noi, sua madre ed io, non è abbastanza pura per lui.... E quest'idea magnifica gli è venuta d'un tratto? (Alla duchessa) E tu?... Ti si dice che tuo figlio maggiore, parte, va alle Indie, in un mondo che ignoro, che è forse, pieno di pericoli, di malattie, di precipizi, di baiadere… e tu non protesti? Ma che cosa hai nelle vene?

ANNA - Gli dirò tutto, mamma.... ma non agitatevi. Potrebbe farvi male. Pensate al vostro cuore....

CONTESSA - Il mio cuore è un vecchio burattino che non sta mai fermo. (A Fiorenza) Anche tu dovresti parlare con Roberto

FIORENZA Io parto, contessa, per Londra. Credo, anzi, che sia tempo di avvertire papà.... Quando gioca a scacchi dimentica tutto.... Con permesso....

ANNA - Ancora un momento, ti prego.... Non credi.... che forse, abbiamo qualcosa da dirci?

CONTESSA - Devo andarmene?

ANNA - Vi prego, anzi, di restare, mamma.... Fiorenza ci parlerà come a due vecchie amiche.

CONTESSA – Vecchie! Vecchie! Spero che parli di te....

ANNA - Tuo padre deve averti detto....

FIORENZA - Tutto, duchessa, ma mio padre non c'entra.... non avrà il diritto d'intervenire. Conosco Roberto e Gastone da.... da sempre.... non ho altri amici.... Tutti e due sono cari e deliziosi....

CONTESSA - Ma siccome non ti permetterebbero di sposarli tutti e due, bisogna scegliere.

FIORENZA - So come Roberto sia stato favorito.

CONTESSA - È naturale poiché è il maggiore.

FIORENZA - Per spirito di giustizia e per i consigli di papà ho voluto secondare i vostri disegni, duchessa, inclinando dalla parte dove c'è meno ricchezza, meno titoli e meno onori....

ANNA - Sei un angelo.... Continua, cara.

FIORENZA - Poiché Gastone è il meno fortunato, voglio offrirgli, col mio amore e la mia amicizia, tutto quanto gli manca per essere quasi l'uguale di suo fratello.... Farò un gesto di riparazione, renderò felice una mamma e non potrò essere accusata d'eccessiva ambizione.... E, a poco a poco....

CONTESSA - Nonostante le serie risoluzioni del tuo cervello, il tuo cuore ha deciso altrimenti.

ANNA - Non capisco che cosa vogliate dire.

CONTESSA - Fiorenza era risoluta ad amare Gastone e per questo si è innamorata di Roberto.

ANNA - Lasciatela parlare, mamma....

CONTESSA - Ma parlo per lei... Perché vuoi ostinarti?... Ma pensa, pensa un po' se sposasse Gastone pur amando Roberto... Ricordati di Francesca da Rimini.

ANNA - Mamma!... Non scherzate! Basta ch'io faccia un progetto, che accarezzi un'idea, che abbia una speranza perché immediatamente tutto. Sempre tutto, tutti contro di me.... è assurdo! assurdo!.

CONTESSA - Ah! sei assurda e ingrata con Dio che ti manda un così bell'angelo per abbellire la vita di tuo figlio! Assurda! Non negherai una parzialità che diventa odiosa addirittura....

ANNA - Per troppo rispetto, mamma, non voglio discutere.

CONTESSA - Non è vero. Non è il rispetto che abbonda, sono gli argomenti che mancano.,.. Ecco perché non discuti.

ANNA - Non m'opprimete, mamma, non mi opprimete.... Ma a che cosa vi serve la vostra intelligenza e la vostra esperienza se non capite che non ne posso più, che sono disperata! Perché non volete capire, mamma, che soffro come una dannata e che vorrei morire, per non essere più né troppo giusta, né troppo ingiusta No.... Non andartene, piccina. Sarai mamma anche tu e devi sapere che nella grande dolcezza di essere mamma ci sono spaventose amarezze e spine atroci....

CONTESSA - Anna, la felicità di Roberto non può assolutamente nuocere a quella di Gastone

ANNA - Non ne avrà mai, lui! Lo sento oscuramente.... questa intollerabile paura ha creato un antagonismo che avevo giurato di non volere.... Che cosa ho fatto, mamma? Che cosa ho fatto?

CONTESSA - Hai fatto il tuo dovere, Anna - Forse più del tuo dovere.... e devi esserne fiera!

ANNA - Ma se fosse un male, se fosse un delitto fare più del proprio dovere? Se anche il dovere avesse dei limiti? Non capisco più niente di me.... capisco soltanto l'inferno che si è scatenato nell'anima e il supplizio al quale sono inchiodata.... Mamma, vorrei morire per punirmi....

CONTESSA - Stai zitta!... Non parlare così! Come vuoi che me ne vada serenamente se mi fai andar via colla paura di lasciarvi tutti in una simile discordia? Ho vissuto un'eternità d'inquietudini poiché sono stata figlia, sposa, mamma, nonna! Vorresti che le mie inquietudini durassero ancora al di là, per un'altra eternità?... Ho diviso tutte le tue gioie e tutte le tue pene da che sei al mondo. Metti un po' di pace nel tuo cuore. Per essere mamma non basta essere coraggiosa, ma bisogna essere eroica; bisogna soffrire senza sapere perché.... E ora: Basta! Dimmi, quando tornerete?

FIORENZA - Credo fra due settimane.

CONTESSA - Fra due settimane riprenderemo il nostro discorso con tuo padre....Se ti sposi sarà meglio che lo sappia anche tuo padre.... Va bene cosi, Anna?

ANNA - Sì, mamma. Come volete..... (Entra Gastone)

 

SCENA QUINTA

 

GASTONE - Fra poco Roberto avrà battuto il terribile lord Lumb!... Ma che è accaduto?

FIORENZA - Vado a dire a papà che è tardi.... che bisogna andare. (Esce rapidamente)

ANNA - Gastone! Qualche mese fa mi hai detto che la tua amicizia per Fiorenza, minacciava di trasformarsi in un sentimento, più vivo, più....

GASTONE - (con sforzo) M'ingannavo.

ANNA - E non hai mai parlato con Fiorenza?

GASTONE - Sì.... ma non di me.... di Roberto... Si amano !

ANNA - Come l'hai saputo?

GASTONE - L'ho indovinato.

ANNA - Soffrendo? Nessun rimpianto.... nessun dispiacere?

GASTONE - Sarebbe per me un dispiacere impedire l'unione di quei due esseri tanto buoni e tanto belli....Poiché parliamo di Roberto, vorrei rivolgervi una preghiera. Roberto vi sente distante e ne soffre più di quanto immaginiate. Riavvicinatevi a lui. Fategli sentire che siamo perfettamente uguali nel vostro amore. Vogliategli bene se volete ch'io goda del bene che volete a me....

ANNA - Vi ha stregati tutti.... Basta, Gastone Ho capito.

 

SCENA SESTA

 

LUMB - Sconfitto! sconfitto come un principiante.

CONTESSA - Prenderete la rivincita al ritorno.

LUMB - Difficile, contessa.... Roberto è un giocatore così ardito che mi fa perdere la testa.

FIORENZA - E che ti farà perdere anche il treno se non ti spicci...

GASTONE - Mamma s'è occupata della partenza. Tutto è pronto....

LUMB - I miei ringraziamenti, duchessa....

ANNA - (a Lumb) Mi farete la cortesia di venire a chiacchierare con me, appena sarete, di ritorno?

LUMB - Sarà un graditissimo dovere.

ANNA - Buona notte.... (Bacia Gastone) Buon riposo, caro.

 

SCENA SETTIMA

 

ANNA - Siete rimasto per farmi delle scuse?

ROBERTO - Sì, mamma.

ANNA - Voglio credere che niente di grave è successo tra voi e i Regnault...

ROBERTO - Niente....

ANNA - Ma allora.... allora.... come spiegate?

ROBERTO - Non lo saprei dire.... un momento d'impazienza.

ANNA - Un momento d'impazienza.... che vi ha reso così aspro, cosi duro con un vecchio amico e con una donna? Non saprei dirvi a che punto io trovi la vostra condotta riprovevole!

ROBERTO - Ne sono pentito, mamma.

ANNA - Giacché non sapete frenare le violenze e le bizzarrie dei vostri nervi, imparate l'umiltà di scusarvi con coloro che offendete o affliggete ingiustamente....

ROBERTO - Andrò da Regnault.. domani. Volete perdonarmi?

ANNA – Sì. Sono stanca di questa giornata poco piacevole.... e devo ancora scrivere delle lettere....

ROBERTO - Vi lascio, mamma....

ANNA - Buona notte. A domani. (Va a sedere allo scrittoio)

ROBERTO - Sì.... (Si ferma sulla porta, ritorna esitando e parla timidamente) Mamma.... Forse troverete che è un'altra bizzarria quello che vorrei chiedervi.

ANNA - Che cosa?

ROBERTO - Un bacio.

ANNA - Sareste già sul punto di lasciarci?

ROBERTO - Io?... Ma chi vi ha detto?

ANNA – Fiorenza, incidentalmente.... Ne siete contrariato?

ROBERTO - No.... ma avrei preferito parlarvene io stesso.

ANNA - Il che vuol dire che avete proprio deciso questo viaggio?

ROBERTO - Questo o un altro.... è lo stesso per me....

ANNA - Non avete uno scopo preciso.

ROBERTO Sì; quello di allontanarmi.

ANNA - Da me?

ROBERTO - Da qui.

ANNA - E quando partirete?

ROBERTO - Quando avrò il vostro permesso.

ANNA - E non avete neanche pensato all'eventualità di un mio rifiuto.

ROBERTO - No: un rifiuto di lasciarmi partire sarebbe un atto di tenerezza a cui non sono abituato.

ANNA - Dunque se mi opponessi, partireste lo stesso....

R0BERTO - Sì.

ANNA - Agite pure da padrone senza il mio consenso.... Spero che avremo il tempo di riparlarne.

ROBERTO - Quando e quanto vorrete, mamma....

ANNA - Stasera con vostra nonna e Fiorenza si è parlato di voi e di Fiorenza... È una cosa delicata e grave da decidere....

ROBERTO - La decido subito, mamma: ogni idea di matrimonio tra me e Fiorenza, dev'essere abbandonata....

ANNA - Mi è stato detto che l'amate. Allora, Perché questa rinuncia.... e cosi perentoria ?

ROBERTO - Quando s'incontra una creatura di qualità così eccezionali, non basta offrirle la gioia dell'amore, ma anche mettere ai suoi piedi una gran gioia di vivere.... E questa mi manca.

ANNA - Siete esigente con la vita! Che cosa vi manca? Avete un gran nome.

ROBERTO - Vorrei esserne fiero.

ANNA - Un patrimonio immenso.

ROBERTO - Vorrei potermelo far perdonare.

ANNA - La natura vi ha fatto un dono, che è al di sopra di ogni merito: il dono di piacere.

ROBERTO - Se è vero, l'ho avuto da voi.

ANNA - E voi piacete, senza restrizioni, dovunque andiate, qualunque cosa facciate, a tutti....Vostra nonna è parziale al punto di schierarsi sempre contro di me. Vostro fratello vi adora fino al sacrificio.... Marta Regnault, che avete maltrattata, non riesce a nascondere i suoi sentimenti. Mi sembra che senza cercare di più la lista non potrebbe essere più bella....

ROBERTO - Sì, mamma.... se ci foste voi.

ANNA - L'amore di una madre è tanto naturale che non bisogna metterlo tra i privilegi della vita....

ROBERTO - Per riaverlo darei con entusiasmo tutti gli altri.... Mamma, lasciatemi dirvi ciò che non vi dico da troppo tempo: ho solo un'adorazione: voi, mamma.

ANNA - Ed è per questo che avete deciso di andarvene?

ROBERTO - Logico.... Fino a poco tempo fa, il vostro amore, la vostra amicizia, la vostra fiducia, erano i veri beni della mia vita.... Da che non li ho più....ho la sensazione di vivere solo, in un deserto, dove il mio affetto per voi muore di fame e di sete.... È logico ch'io voglia fuggirlo....

ANNA - Proprio.... sragionate.... Roberto!... Pensate e dite delle cose pazze....

ROBERTO - Lo credo anch'io. Ogni volta che mi chiedo “perché” e non trovo risposta, provoco nella mia testa un tale tumulto di assurdità, da credermi pazzo. E taccio per paura di farvi soffrire....

ANNA - E avete ragione.... Ho avuto una croce pesante, l'ho portata come meglio ho potuto, senza lamentarmi né ribellarmi troppo. Ma non avrei più la forza, né il coraggio di ricominciare....

ROBERTO - Avrei bisogno di ritrovare l'incoscienza di quando ero bimbo.... la voce, i gesti, gli sguardi di quel tempo. Avrei bisogno di ritrovare tutto ciò che c'è d'indefinibilmente ardito nei discorsi d'un bimbo. Vorrei non saper parlare per farmi capire meglio.... Ma non si può!

ANNA - Vi consigliavo di controllare e dominare i vostri nervi, e vi ci abbandonate fino alla trepidazione e alle lagrime. Desiderate essere un bimbo? Lo siete; non potreste esserlo più di così....

ROBERTO - Mamma.... Riprendete con me una conversazione lontana, perduta, dimenticata col vostro bimbo.... E se sono ridicolo, non ci badate... Avevo nove anni e una sera ero solo con voi, in questa stanza, ai vostri piedi su questo cuscino.... (Getta il cuscino ai piedi di sua madre e ci si inginocchia) Ad un tratto, vi domandai: «Mamma, Perché mi vuoi bene?» Voi mi avete presa la testa tra le mani, mi avete guardato in silenzio, lungamente, e mi avete detto: «Piccolo, ti voglio bene Perché....» Vi siete fermata lì. La mia infanzia è lontana come una felicità perduta.... Ma io sono sempre qui, ai vostri piedi, vi guardo con lo stesso amore e vi domando colla stessa curiosità: «Mamma, Perché, non mi vuoi più bene?» (poggia la testa sulle ginocchia di sua madre e piange come un bimbo.)

ANNA - (commossa, ma dominandosi) Suvvia, Roberto!... Andiamo.... volete calmarvi?

ROBERTO - Ditemi che cos'è accaduto.... contro di me....

ANNA - Veramente, Roberto, non so proprio dove andreste a finire se vi lasciassi continuare su questa via di stravaganze....

ROBERTO - Tanti anni fa, non avete saputo soddisfare la curiosità del ragazzo.... Ora non volete soddisfare quella dell'uomo.... Perché?

ANNA - Ci sono delle curiosità sconcertanti alle quali non si può rispondere logicamente....

ROBERTO - Perché ve ne spaventate così?

ANNA - Anzitutto.... come?... Da chi? Devo sapere.

ROBERTO - Basta che sappiate, mamma, che non provo nessuna umiliazione o diminuzione. Mi sembra di avere una gratitudine di più per voi, una ragione nuova per amarvi di più.

ANNA - Come avete saputo?... Da chi?... Chi ha osato?

ROBERTO - Non dovete temere dei rimproveri da me. Siatene certa, mamma.... E lo sareste se poteste immaginare la strana gioia che provo di sentirmi, di sapermi esclusivamente vostro figlio.... Lasciatemi dire, mamma.... Questa rivelazione rende così naturale e giusta l'adorazione che ho per voi... so che sono stato ammesso per la clemenza di vostro marito. Purché mi amiate, non me ne vergogno.... So che ho avuto molto più di quanto avrei dovuto avere.... So che devo riparare. E lo farò, mamma, lo farò con entusiasmo, con passione, e voi mi direte come dovrò fare, cosa devo fare.... Tutto mi sarà facile. purché non mi consideriate soltanto come una colpa della vostra vita....

ANNA - (con un urlo) Roberto

ROBERTO - (per gettarsi nelle sue braccia) Mamma!

ANNA - (nervosa, quasi violenta) Ma, insomma, che cosa volete sapere da me? I fatti non sono forse lì per rispondere meglio di qualunque parola.... Ho, forse, mancato a un solo dovere....

ROBERTO - Sì; a quello di amarmi.

ANNA - Non sapete quello che dite.

ROBERTO - Al contrario, mamma : dico Perché so, ora....

ANNA - Che.... cosa sapete?

ROBERTO - Tutto…e trovo incomprensibile, inammissibile, quasi inumano che mi trattiate così.

ANNA - Insomma.... Roberto... volete dirmi....

ROBERTO - So.... il difetto.... della mia nascita....

ANNA - (ansiosissima.) Che cosa?... Roberto!... Che cosa avete detto ?

ROBERTO - Mamma!

ANNA - Non una parola di più....

ROBERTO - Non mi parlate così....

ANNA - Non devo parlarti.... affatto.... Ma vattene.. ti dico di andartene....

ROBERTO - Mi ammazzate.... ma capisco.... capisco.... E questa furiosa crisi di dignità in ritardo mi farebbe ridere.... se non mi sentissi morire !

ANNA - Dio mio! Ti faccio l'offerta della mia voce per sempre.... se mi dai la forza di tacere ora....

ROBERTO - È meglio, mamma.... Rinchiudetevi bene nella vostra rigidità sociale, nell'assurdità dei vostri pregiudizi.... e tacete.... tacete....

ANNA - Sì.... tacere.... ad ogni costo....

ROBERTO - Credevo di commuovere una grande mamma, non ho fatto che offendere una grande dama. Aspettavo un sorriso; ho avuto una tempesta. Credevo che il grido fosse d'amore.... non era che un urlo di disgusto....

ANNA - Ti ordino di stare zitto.... di andartene.... Lontano. Che non ti veda più....Va’ via!

ROBERTO - Chiamate un domestico per mettermi fuori dell'uscio!... Tanto che cosa sono io?... Sono la vergogna vivente; il ricordo sfacciato; il rimorso brutale.... Sono il bastardo.

ANNA - M'insulti.

ROBERTO - Vi giudico.

ANNA - Non ne hai il diritto.

ROBERTO - Ne ho il dolore....

ANNA - Avevo giurato ad un moribondo adorato di non parlarti mai di ciò che tu chiami il difetto della tua nascita. Per colpa tua, per questa tua curiosità implacabile, per questo tuo insulto manco a una promessa fatta a degli occhi che morivano, fatta con una mano sul crocifisso.... Ti hanno detto una menzogna che m'insudicia. Ti dico una verità che mi redime....

ROBERTO - Mamma!

ANNA - Non m'interrompere.... Mi toglieresti il coraggio di questa cattiva azione. Ero pura quando conobbi il duca.... È stato il solo uomo della mia vita, il solo amore del mio cuore. Ma c'era una difficoltà alla nostra unione, una difficoltà che i miei consideravano insuperabile: il duca non voleva abbandonare un bambino, avuto da chi? Meglio non parlarne....

ROBERTO - No....

ANNA - Fino in fondo mi ascolterai....

ROBERTO - Mi sembra che mi riprendete la vita....

ANNA - Tuo padre t'adorava perché eri bello come un angelo.... ed io per amor suo, per entusiasmo di gioventù, per pazzia di generosità, ruppi coi miei.... fuggii con tuo padre.... e andammo lontano a sposarci.... E giurandogli la mia fedeltà e il mio amore, gli giurai di essere tua madre.... gli giurai che ti avrei considerato come il maggiore dei nostri figli se altri ne fossero venuti.... E cosi fu fatto, legalmente, inesorabilmente.... Nacquero le tue sorelle, nacque Gastone, e poco dopo, accadde la grande disgrazia della mia vita: rimasi sola con voi quattro a ventitre anni. Dio mi è testimonio che ti ho amato sempre... che non c'è stato mai ineguaglianza di tenerezza, di ansie, di sollecitudini per voi altri mai.... fino al giorno della tua maggiore età che venne come una scadenza terribile, come una scadenza di punizione.... e che mi fece capire tutto il male che per te, lo sconosciuto del mio corpo, l'intruso della mia vita, aveva fatto a mio figlio, al solo, al vero! Era un'usurpazione di beni e di onori che avevo decretato contro di lui anche prima che nascesse! E allora, nonostante la mia devozione a una memoria sacra, malgrado tutto, a poco a poco, come per una forza bestiale del mio istinto, per una rivendicazione irresistibile delle mie viscere, per una deformazione spaventosa della mia volontà, ho incominciato a odiarmi d'essere andata al di là del dovere.... Ho incominciato a odiare la mia maternità artificiale ed ho incominciato a commettere il delitto di odiarti.... E tu hai fatto tutto quanto hai potuto perché ti odiassi... Perché non contento del tuo titolo, della tua ricchezza, vicino alla quale Gastone non è che un povero.... tu mi hai preso tutto, senza pietà.... Mi sono riconciliata con mia madre e tu me l'hai presa.... Perché, contro ogni legge di natura, non ama che te.... Ho voluto dare a Gastone quella bella creatura, che sarebbe stata per lui un compenso e una speranza di felicità.... tu me l'hai presa, perché non ama che te.... Per addormentare rimorsi e rancori mi sono rifugiata nell'amore per Gastone... tu me l'hai preso.... Perché non ama che te.... Tutto e tutti. La vita è pazza di te! Ed io soffro della tua intelligenza, della tua bontà, della tua superiorità e dirti, gridarti, finalmente, che ti odio è la sola grande gioia che mi hai dato da che sei uomo E ti odio, ti odio, per paura, forse, di amarti troppo, come gli altri. Ti odio, piangendo, straziandomi l'anima, battendomi il petto da schiantarmelo, in ginocchio, ai tuoi piedi ti domando perdono della mia cattiveria, del mio spavento, del mio odio. E devi perdonarmi perché non è colpa mia. È una maledizione suprema che mi ha colpita, è un'ingiustizia divina contro la quale non posso niente, niente, niente. (singhiozza disperatamente)

ROBERTO - (dopo un gran silenzio s'inginocchia vicino a sua madre) Lascia che ti chiami mamma, lo stesso.... Perché, se no, a chi potrei dirlo, ormai? Vuoi? Mamma! Mamma!

CALA LA TELA

 

ATTO TERZO

L'antica cappella del castello convertita in oratorio e in laboratorio per i bisogni della guerra.

 

SCENA PRIMA

 

FIORENZA - (dietro al grande tavolo distribuisce del lavoro alle tre giovanette) Eccovi del lavoro per una settimana.... Siate puntuali.... Lavorate seriamente..

CONTESSA – (seduta nella poltrona) Fiorenza... vuoi chiamarmi Gerardo?

FIORENZA - Subito, contessa. (suona) Mi raccomando di essere esatte;... Ora potete andare.

GERARDO – (entrando) La signorina ha chiamato?

CONTESSA - Io, Gerardo... giornali di Parigi?

GERARDO - Niente ancora, signora contessa.

CONTESSA - Avete mandato l'automobile alla stazione?

GERARDO - È laggiù da stamattina.... Ho telefonato. Rispondono che un treno è partito da Parigi, ma non sanno quando passerà di qui.... Non c'è orario regolare, signora contessa....

CONTESSA - Mi raccomando, Gerardo, appena scorgerete l'automobile da lontano, avvertitemi perché io possa Scorrere i giornali prima che vadano in mano a mia figlia.... Vigilate....

GERARDO - La signora contessa può stare tranquilla.... C'è sempre qualcuno in osservazione sulla torretta e col binocolo si scorge l'automobile a più di quattro chilometri. La signora contessa non comanda altro?

CONTESSA - No, grazie.

GERARDO – Dimenticavo di dirle, signora contessa, che dal cancello grande telefonano che la signorina Regnault domanda se può essere ricevuta....

CONTESSA - Rispondete di sì.... (Gerardo esce) Brava signorina Regnault, capiti a proposito!...

 

SCENA SECONDA

 

MARTA - Non sono sola, contessa; porto con me una visita illustre.... (Va a salutare Fiorenza)

CONTESSA - Naturalmente!... Se non fosse illustre non sarebbe con te.... Che cos'è?... Un duca, un principe?

MARTA - Proprio cosi, contessa. Un principe della chiesa. (Entra Monsignor Guido)

CONTESSA - (alzandosi) Che grande sorpresa! Ma come mai?... Che cos'è accaduto?

MONSIGNOR GUIDO - Cugina, riprendi il tuo posto.... Un giro negli ospedali della regione mi ha condotto qui.... Ho voluto salutarvi. (A Fiorenza e alle tre giovanette) Non interrompete il vostro lavoro per causa mia.... In questi momenti, care figliole, le preghiere più gradite a Dio, sono queste qui, di lana grigia, nelle quali mettete i vostri pensieri, le vostre speranze, le vostre lagrime.... Continuate! (Le ragazze vanno fuori)

CONTESSA - (a Monsignore) Puoi trattenerti con noi? Vado ad occuparmi del tuo appartamento.

MONSIGNOR GUIDO - No.... Non t'incomodare.... Non credo che potrò trattenermi....

CONTESSA - Accomodati.

MONSIGNOR GUIDO - Notizie dei ragazzi?

CONTESSA - Né buone né cattive.... E sono due giorni che non abbiamo neanche i giornali....

MONSIGNOR GUIDO - Anna non c'è? Come sta?

CONTESSA - Come una mamma che aspetta: male. (A Marta) Non hai notizie, neanche tu?

MARTA - Nessuna... Le lettere che mio padre scrive da Parigi, non dicono nulla.

CONTESSA - Sembri agitato, Guido.

MONSIGNOR GUIDO - Sono molto stanco, cugina.... molto stanco. .

CONTESSA - Dovresti riposarti un po'.

MONSIGNOR GUIDO - Hai ragione. Vado. (Entra nell'oratorio e s'inginocchia a pregare)

FIORENZA (entrando) - Ho avvertito la duchessa dell'arrivo di Sua Eminenza. (Vedendo Monsignor Guido nell'oratorio, abbassa la portiera)

MARTA - Sarei molto felice di poter salutare la duchessa.

CONTESSA - Sappiamo che ci lasci.... Che abbandoni i tuoi feriti.

MARTA - Ma per andare ad incontrarne degli altri, più gravi, probabilmente.

CONTESSA - E dove?

MARTA - Non lo so, esattamente. Mandano il nostro treno verso il nord....

CONTESSA - Dagli inglesi. Ne ero certa. So che non ti mandano, ma che tu hai chiesto di essere mandata.

MARTA - Posso assicurarvi, contessa....Non ho più ambizioni, contessa!

CONTESSA - Se tu non ne avessi, saresti rimasta modestamente qui al posto che Anna ti ha dato e dove eri utile sul serio.

MARTA - Il mio solo scopo è la carità.

 

SCENA TERZA

 

MARTA - Sono venuta per salutarvi, duchessa, e per chiedervi qualche ordine per Parigi.... E fuggo perché la contessa non mi dà pace...

ANNA - Sapevo della tua partenza! È una sgradevole sorpresa: non ho nessuno da mettere al tuo posto....

CONTESSA - Non è mica colpa sua, poverina.... La mandano, lei va.... Non è vero?

ANNA - Buona fortuna, allora. Saluta tuo padre.

MARTA - Non mancherò. Parto, anche, per avvicinarmi un po'a lui.... E solo, povero vecchio!

CONTESSA - Che amore

MARTA - I miei più fervidi auguri per i vostri due cari assenti e per tutta la vostra casa....

ANNA - Grazie, Marta ...

MARTA - Non voglio disturbare Sua Eminenza.... Mi permetto di pregarvi, duchessa, di salutarla e di chiederle una benedizione per me....

CONTESSA - Come la vuoi?... Nuziale?

MARTA - Terribile contessa! (Saluta tutti ed esce)

ANNA - Vi divertite a tormentarla.

CONTESSA - È una sciocca....

ANNA - Che Iddio le dia fortuna. Avete delle lettere, mamma? Datemele: partono a momenti....

CONTESSA - Sì.... ne ho parecchie.... Dove le ho messe! (Entra Monsignor Guido)

ANNA - Come ti ringrazio di essere venuto.... Ho tanto bisogno di parlare con te....

CONTESSA - (a Fiorenza) Vuoi che andiamo noi a portare queste lettere ?

FIORENZA - Sì, contessa.

MONSIGNOR GUIDO – (a Fiorenza) Non sento parlare che di voi, cara piccina, del vostro zelo. ma non ne sono stupito.... Avete le sembianze di un angelo; è giusto ne abbiate anche i sentimenti.

ANNA - Fu una vera ispirazione chiedere a suo padre di lasciarla qui.... È l'angelo della carità.

FIORENZA - Eminenza! (Gli bacia la mano)

CONTESSA - Anna, se vuoi parlare con Guido, dammi anche le tue lettere.

ANNA - (dandole una lettera) Grazie, mamma.... Credo sia ora di portarle.

CONTESSA - Andiamo subito.

 

SCENA QUARTA

 

ANNA – Hai indovinato il mio desiderio di vederti.... Ho bisogno di te, della tua parola....

MONSIGNOR GUIDO - Ma che cosa accade, Anna? Sembri depressa.... turbata.... Il tuo viso è sconvolto, troppo pallido.... Che cosa accade?

ANNA - Accade.... Guido.... Accade che non ho più pace perché non ho più coraggio....

MONSIGNOR GUIDO - Non dirlo....

ANNA - Sono inchiodata a una paura che mi logora, che mi strazia, ma che non può uccidermi. E sono disperata di sentirmi cosi robusta, cosi resistente al dolore.... Non puoi sapere che cosa sia diventata la mia vita.... Alle notti senza sonno, succedono le giornate senza quiete.... sempre! Eppure, queste mie giornate interminabili le riempio di tutte le fatiche possibili.... Moltiplico febbrilmente la mia attività.... Faccio il lavoro di dieci operaie.... Mi esaurisco ogni giorno più che posso e quando mi stendo sul letto, colle membra indolenzite, sfinita, colla speranza di un po' di sonno.... Niente!... Mai!... Solo allucinazioni e terrori!... Non ne posso più!... Vorrei finirla!... Vorrei chiudere gli occhi, il cervello e il cuore.... per non vedere, per non sapere, per non aspettare... Ecco lo spavento: aspettare!... La mia vita è ridotta all'attesa di una notizia che mi può fulminare da un momento all'altro.... Dammi un po’ di serenità.... Perché non ne posso più.... ...

MONSIGNOR GUIDO - Anna... Anna... Non mi sarei mai aspettato questo spettacolo così poco degno di te!... Non ti riconosco.... Vedo tutti i giorni delle mamme che non hanno né il tuo nome, né le tue tradizioni, né le tue ricchezze!... Che non hanno, come te, il dovere di dare l'esempio!... Che non hanno, come te, il supremo conforto di fare tanta carità!... Delle mamme che non hanno altro che l'umile dovere di soffrire e che lo compiono più cristianamente, Perché non si ribellano....

ANNA - Io sarò più punita di tutte.... Io soffrirò più di tutte....

MONSIGNOR GUIDO - Non vantarti così, figliuola mia! È l'orgoglio che ha rovinato il mondo! L'orgoglio di potenza, l'orgoglio di ricchezza, l'orgoglio di forza, l'orgoglio di dominazione, l'orgoglio di gloria, l'orgoglio di razza. Persino l'orgoglio di fede; persino l'orgoglio di civiltà. E siamo tutti eguali dinanzi a questa morte della pietà! Dunque non vantarti di dovere o potere soffrire più degli altri. Sii forte, Anna, forte e umile nella parte di dolore che ti tocca!. Non ribellarti! Non imprecare!. Non urlare!. C'è troppo rumore di empietà nel mondo e il tuo urlo andrebbe perduto, come una lagrima, in una tempesta d'oceano! E la tua coscienza di madre....

ANNA - La mia coscienza è torturata da un rimorso atroce....

MONSIGNOR GUIDO - Liberatene.... Anna, parla!

ANNA - Ho commesso un delitto, una vigliaccheria, un sacrilegio!... Per questo vivo nell'ansia e nello spavento della punizione! So di meritarla! So che non potrò gridare all'ingiustizia quando mi colpirà. Bisogna che parli per non soffocare....sapendo che non ci può essere misericordia per quello che ho fatto..

MONSIGNOR GUIDO - Per ogni peccato c'è misericordia!... Dimmi la causa di questo tormento....

ANNA - Ho mancato a un giuramento sacro....

MONSIGNOR GUIDO - Anna

ANNA - Aspetta.... mi condannerai dopo!... Tu fosti al letto di morte di mio marito.... In tua presenza gli giurai di non parlare mai a Roberto della sua nascita.... Ricordi ?

MONSIGNOR GUIDO - E morì ringraziandoti e benedicendo la tua bontà....

ANNA - Ebbene, è successo un tale scandalo nel mio cuore, che ho dimenticato. Non togliermi il coraggio della confessione! Non cerco di giustificarmi ma di spiegarti, di spiegare a me stessa l'accaduto. Roberto, non so come, da chi, aveva saputo, ma aveva saputo male, a mio danno....

MONSIGNOR GUIDO - Non ti capisco, Anna ...

ANNA - Roberto si credeva nato da me, da una mia colpa di gioventù, da un mio inconfessabile peccato d'amore. E me lo ha detto, me lo ha gridato sul viso. Allora mi sono difesa terribilmente.... Il terrore che un giorno Gastone avrebbe potuto essere ingannato, che anche lui avrebbe potuto credere quest'infamia e che si sarebbe vergognato di me, questo terrore mi ha fatto urlare, odiare senza pietà. Come se un demonio avesse parlato per me, ho rinfacciato a quel povero ragazzo ciò che egli era, ciò che aveva usurpato, ciò che mi aveva preso di maternità e d'amore, ciò che avevo fatto per lui! Tutto! Tutto! E per un'ora gli ho inflitto nel cuore parole di sprezzo, di rabbia e di odio, che non dimenticherà più, che non perdonerà più. E dopo sono partiti tutti e due. La guerra insaziabile li ha portati via! Sono andati.... Gastone, con un'illusione di gloria.... l'altro con una speranza di morte!... E dopo, più niente!... L'attesa angosciosa, eterna del decreto di Dio che mi deve colpire!... Quale sarà? Come mi sarà portato?... In che forma?... Da chi?

MONSIGNOR GUIDO - China il capo, Anna... Raccogli in una preghiera tutte le tue forze, tutto il tuo coraggio... Non troverai il perdono che nell'espiazione....

ANNA - Che cosa vuoi dirmi ? Che cosa....

MONSIGNOR GUIDO - Non chiedere... Vai prima a raccoglierti.... Vai a chinare il capo sulla pietra dell'altare e chiedi al Redentore di tutte le colpe e di tutti i peccati, la forza....

ANNA - Guido! Mi spaventi! Perché sei venuto qui, oggi? (correndo entrano la contessa e Fiorenza)

 

SCENA QUINTA

 

CONTESSA - Anna... Anna

ANNA - Che cosa?... Mamma!... Che cosa avete?

CONTESSA - Forse niente... di male!... Forse una buona notizia.

ANNA - Ma da chi?... Parlate per carità...

CONTESSA - Eravamo sulla torretta; aspettavamo l'automobile dalla stazione.... coi giornali. E ad un tratto.... Non posso!... Io non posso!...

FIORENZA - Ad un tratto è apparsa un'altra automobile grigia, grande, bassa. E abbiamo anche visto che è un soldato che la conduce, un soldato solo.... (Anna si slancia)

MONSIGNOR GUIDO - (trattenendola.) Anna ... rimani.... Aspetta....

ANNA - Perché?... Tu sai!... Tu sai!...

MONSIGNOR GUIDO - Che Iddio sia con te in questo momento! (Tira fuori il telegramma) Guarda!... È del ministro della guerra.... Vuoi? Senti di potere....

ANNA - (con uno sforzo supremo) Sì....

MONSIGNOR GUIDO - (legge lentamente.) «Prego Vostra Eminenza di trasmettere alla duchessa di Nièvres, che non ho l'onore di conoscere personalmente, il mio più rispettoso rimpianto per la gloriosa morte di suo figlio. »

ANNA - (con un urlo irresistibile) Quale?

MONSIGNOR GUIDO - (con grande forza) Anna ... non meriti perdono se bestemmi anche dinanzi alla morte.

ANNA - Sì.... sì.... Hai ragione!... Guarda.... ai tuoi piedi.... Mea culpa! Mea culpa! Mea culpa!

GERARDO - (precipitandosi.) Signora duchessa! Signora duchessa!

ANNA - (alzandosi di scatto) Ma chi?... (Entra Roberto)

 

SCENA SESTA

 

FIORENZA e CONTESSA - Roberto!

ANNA - (smarrita, senza forza di parlare né di piangere) Tu! tu? Allora il mio piccolo.... Il mio povero.... Ah., Dio! non credere di avermi sorpresa! Lo sapevo! Il massimo della pena!... Lo sapevo.... Avevo il cuore in agonia, perché sapevo!

ROBERTO - (le si avvicina mentre Monsignor Guido entra con la contessa e con Fiorenza nell'oratorio) Mi avete detto che la vita è pazza per me....

ANNA - Non ricordare.... abbi pietà!

ROBERTO - Posso giurarvi che io non sono pazzo di lei!... Ho fatto disperatamente il mio dovere e lo farò ancora.... Il destino mi ha risparmiato ed ha aggiunto a tutti i miei rimorsi quello di essere qui, ora, invece di Gastone... Se fosse venuto lui a portarvi il mio ultimo pensiero sareste stata meno infelice.... Non è colpa mia. Perdonatemi !

ANNA - Non punirmi troppo.... anche tu!

ROBERTO - Una scalfittura alla spalla mi ha valso una licenza di poche ore.... Devo ritornare al mio posto. Ho attraversato la Francia per portarvi il suo ultimo bacio e la sua ultima parola....

ANNA - Dilla... Dilla.... Dilla....

ROBERTO - È una parola semplice e dolce nella quale c'è tutto.... È la parola piccola, piccola, che dei milioni di uomini, in quella rabbia tremenda, hanno pronunciata morendo.... o che hanno pensata se non hanno avuto il tempo di dirla.... È la parola che dirò anch'io, più forte degli altri, Perché io non saprò a chi dirla.... a chi mandarla.... È stata l'ultima parola di Gastone...

ANNA - L'aspetto come un perdono da te! Dilla....

ROBERTO - Mamma !

ANNA - (gettandogli le braccia al collo, freneticamente) Ancora! Ancora !

ROBERTO - Mamma! Mamma! Mamma!

 

CALA LA TELA

ATTO PRIMO

SCENA PRIMA

Arlecchino solo.

Arlecchino ripulisce un abito su un tavolino e riflette ad alta voce.

ARL. Dice il proverbio: o servi come servo, o fuggi come cervo: non voglio che il mio padrone si debba lamentare di me. Gli piace la pulizia ed è così buono che merita di essere servito di cuore. Un  uomo che s’innamora ha delle ore buone e altre cattive. (prende il cappello per spazzarlo) Io so che brutta bestia è l'amore. Da due mesi vivo in questa casa e il mio padrone fa un po’ l’amore con la padroncina di casa; e io non ho coraggio di dirlo alla cameriera. (rimette il cappello a suo luogo, poi ritorna pensoso) Come posso sapere se mi vuole bene oppure no? Se non glielo domando, non me lo dirà mai. Ma non ho coraggio di attaccare discorso. Se lei mi desse qualche motivo... Se mi guardasse un po’, ma non mi ha mai dato un’occhiata come dico io. Non ho nessuna certezza ma non ho neanche ragione di disperarmi. Se sapessi scrivere, scriverei una lettera. Ma per mia disgrazia, i miei genitori erano analfabeti e non hanno voluto un figlio più virtuoso di loro. È vergognoso che io non sappia scrivere. Imparare è tardi. Potrei farmi scrivere una lettera da qualcuno, ma non voglio confidarmi con chiunque. Sarebbe più facile farmi coraggio e dirle i miei sentimenti. Ma sono troppo modesto e non mi decido.

SCENA SECONDA

Roberto agitato, ed il suddetto.

ROB. Arlecchino. Il pittore è venuto? (agitato)

ARL. No, signore, non l’ho visto.

ROB. Torna da lui: deve consegnarmi il ritratto prima di mezzogiorno, altrimenti non mi serve più.

ARL. Il ritratto è finito. Deve riporlo in una cornice.

ROB. Egli mi ha promesso di mandarmelo prima di sera; ma io ne ho bisogno prima di mezzogiorno.

ARL. Caro padrone, perché tanta premura?

ROB. Questa sera devo partire... il baule deve essere in ordine per questa sera.

ARL. (Oh povero me!) Dove andrete, padrone?

ROB. Per Roma. (agitato)

ARL. Ma perché così d’improvviso?

ROB. Mio zio è moribondo. Egli mi ha allevato come un padre e il mio futuro dipende dal suo testamento. Ho ricevuto stamattina una lettera che mi comunica che la malattia è acuta e che i medici non gli danno sei o sette giorni di vita. Va’ subito dal pittore.

ARL. Se dovete uscire di casa volete che vi vesta?

ROB. Sì, vestitemi e poi andate.

ARL. (Lo aiuta a vestirsi) Qui sanno che andate via?

ROB. Non ho ancora veduto nessuno; è presto.

ARL. Cosa dirà la signora Dorotea?

ROB. Son certo che se ne dispiacerà, ed io ne sono mortificato; ma è meglio ch'io me ne vada.

ARL. Ma perché meglio? Se vostra signoria le vuole bene, perché non fa la domanda a suo padre?

ROB. Non posso. Mio zio si offenderebbe se non lo chiedessi a lui; ed il signor Anselmo non me l'accorderebbe senza il consenso di mio zio.

ARL. Mi dispiace lasciare Bologna!

ROB. E perché? Hai forse qualche amoretto?

ARL. Oh! Io un amoretto? (si vergogna)

ROB. Oh! Va’ a vedere questo ritratto.

ARL. Hanno bussato alla porta dell'anticamera. (va alla porta) Ecco qua il servitore del pittore.

SCENA TERZA

Giacinto ed i suddetti.

GIAC. Servitore umilissimo.

ROB. Avete portato il ritratto?

GIAC. Eccolo qui, signore; è un capolavoro. Osservi quale delicatezza di colorito, gli abiti e la mano!

ROB. La pittura è bellissima; ma non vedo sufficiente somiglianza. Che ne dici, Arlecchino?

ARL. Oltre alla somiglianza il quadro ha valore.

GIAC. La somiglianza è un talento che non si acquista con l'arte. Io ho un talento per i ritratti.

ROB. Devo darlo subito alla signora Dorotea.  (Arlecchino, dai la mancia a quel giovane). (parte)

SCENA QUARTA

Arlecchino e Giacinto

ARL. Il mio padrone mi ha ordinato di darvi qualcosa per il vostro incomodo...

GIAC. Oh! signore... (cerimonioso)

ARL. Ecco, amigo. (gli dà il danaro)

GIAC. Non rifiuto le gentilezze (prende il danaro)

ARL. Eseguo gli ordini del mio padrone. Sono pover’uomo, ma galantuomo.

GIAC. (Gli mostra un ritratto) Conoscete questo ritratto?

ARL. Ma è la mia figura! (con ammirazione)

GIAC. L’ho fatto io, vostro umilissimo servitore.

ARL. Voi? (guardandolo bene)

GIAC. Ho del talento per la pittura; e un giorno farò la mia figura nel mondo.

ARL. Vi apprezzo molto. Il ritratto mi somiglia. Ma come m'avete dipinto, senza che lo sapessi?

GIAC. Mentre il mio padrone dipingeva, io lavoravo guardandovi segretamente.

ARL. Siete molto abile. (gli vuol render il ritratto)

GIAC. Signore... Il ritratto è suo. Io l'ho fatto per vossignoria. La prego di riceverlo e di gradirlo.

ARL. Rifiutare un dono è segno di inciviltà. Non lo merito, ma vi ringrazio. (lo chiude)

GIAC. Credo di aver impiegato bene il mio tempo per una persona come vossignoria.

ARL. A Roma parlerò molto bene di voi.

GIAC. Ho impiegato tre o quattro giorni di lavoro. Pensi solo alla spesa dei pennelli, dei colori, dell'avorio, dell'astuccio, della legatura.

ARL. Oh! Quanto varrà tutta questa grande spesa?

GIAC. Mi rimetto alla sua cortesia.

ARL. Un povero servitor non ha molto denaro. Per le spese, ecco un testone (lo prende dalla tasca)

GIAC. Perdoni. (lo rifiuta). Il suo padrone ha pagato dodici zecchini. Per il suo mi dia tre zecchini.

ARL. Riprendetevi il ritratto. Non voglio spendere tre zecchini. Non ve l’ho chiesto e non lo pagherò.

SCENA QUINTA

Roberto e detti

ROB. Cos'è questo strepito? (ad Arlecchino)

ARL. Costui mi ha fatto il ritratto senza chiedermelo e pretende che io lo paghi.

GIAC. È un ritratto rubato. Questa è la mia abilità.

ROB. Lascia vedere. Ti somiglia. (ad Arlecchino)  

GIAC. Somiglia. Ecco la mia abilità.

ROB. Arlecchino, il ritratto somiglia, prendilo Signor pittore, quanto vuole per questo ritratto?

GIAC. Colori, avorio e acquavite, solo tre zecchini.

ROB. Dategli due zecchini per conto mio.

ARL. Glieli darò. (va a prendere il danaro)

ROB. Perché fare un ritratto senza che vi sia ordinato? (a Giacinto)

GIAC. Faccio sempre così. Se aspettassi che me li ordinassero, non ne farei mai.

ARL. Ecco qua i due zecchini. (a Giac.)

GIAC. Grazie infinite (chi non s'aiuta, si affoga). (parte)

SCENA SESTA

Roberto ed Arlecchino

ARL. Cosa vuole fare di questo ritratto? (a Roberto)

ROB. Tieni, Arlecchino. Ti somiglia moltissimo.

ARL. Grazie infinite (lo mette sul tavolino)

ROB. Non ho potuto vedere la signora Dorotea; dì alla cameriera che venga qua.

ARL. Vuole parlare a Camilla? (con passione)

ROB. Sì, voglio pregarla di dare lei il ritratto alla sua padrona. Dille che questa sera si deve partire.

ARL. (sospirando) E devo dirlo a Camilla?

ROB. Forse ella ha un’inclinazione per te?

ARL. Non lo so.

ROB. Povero pazzo!

ARL. (parte)

SCENA SETTIMA

Roberto, poi Camilla

ROB. Povero giovane! Lo compatisco. Non avrà avuto coraggio. È timido ma è proprio un buon figliuolo.

CAM. (Povera me! Se Arlecchino va via, mi porta via il cuore).  Che cosa mi comanda, signore?

ROB. Voi sapete che ho promesso un ritratto alla signora Dorotea e siccome devo partire stasera...

CAM. (Ah non vedrò più il mio caro Arlecchino!)

ROB. Che avete, Camilla? Vi dispiace la mia partenza per me o per Arlecchino?

CAM. Arlecchino... ha il suo merito... Ma lui non mi pensa e io non penso a lui.

ROB. Su, date il mio ritratto alla signora Dorotea.

CAM. Sì.  (lo mette in un taschino del grembiule)

ROB. Il signor Anselmo è in casa?

CAM. L'ho veduto che stava per partire.

ROB. Andrò ad avvertirlo della mia partenza. (parte)

SCENA OTTAVA

Camilla sola.

CAM. Mi porta via il mio caro Arlecchino! Ma lui non mi pensa: non mi dimostra segni d'inclinazione. Io l'ho amato dal primo giorno e sono pazza per lui. Ma non gliel'ho detto per non essere rifiutata; ora se n'andrà, ed io non saprò mai se mi ama. Almeno porto il ritratto alla mia signora, che è così afflitta. (vede il ritratto d'Arlecchino) Ah! il ritratto del mio caro Arlecchino! Oh come è bello! Arlecchino lo ha fatto fare per me? Allora me lo prendo (lo prende).

SCENA NONA

Carlotto e la suddetta.

CARL. (Oh, vedo nelle mani di Camilla un ritratto)

CAM. È bello ma l'originale lo supera. (C’è Carlotto. Non lo deve vedere! Nasconde il ritratto in tasca)

CARL. Che cosa osservava di bello, signora Camilla?

CAM. Io? Niente.

CARL. Avete in mano un ritratto.  Lo dirò al padrone. (in atto di partire)

CAM. Fermo. Non dite niente a nessuno.  (gli mostra il ritratto di Roberto) Il signor Roberto manda questo ritratto alla signora Dorotea.

CARL. Non lo posso credere. Il signor Roberto donerà il suo ritratto alla figlia di un amico che lo ospita in casa sua, senza che il padre lo sappia?

CAM. Questa sera il signor Roberto parte per Roma, e glielo lascia senza cattiva intenzione.

CARL. E voi lo dareste alla signora Dorotea?

CAM. Glielo darò. (lo mette nel taschino con quello di Arlecchino) (Ho paura che costui racconti in giro il mio segreto, ch'io amo Arlecchino).

SCENA DECIMA

Camilla e Dorotea..

DOROT. Camilla, datemi il mio ritratto.

CAM. Tenete, tenete. (le dà un ritratto senza badare ed esce)

SCENA UNDICESIMA

Dorotea sola.

DOROT. Mi dà pena la partenza del signor Roberto. Se mi ama davvero, spero che otterrà da suo zio il permesso di parlarne a mio padre e che mio padre sarà contento. Ma che farò, lontana da lui? Almeno mi consolerò col ritratto. Cosa vedo! Questo è il ritratto del servitore. È forse un equivoco di Camilla? Questo ritratto potrebbe essere a lei destinato. Oh! Ecco mio padre. Nascondiamolo, per salvare Camilla. (si mette il ritratto in tasca)

SCENA DODICESIMA

Anselmo e la suddetta.

ANS. Che cosa si fa in questa camera? (con sdegno)

DOROT. Sono qui... così... passavo per caso.

ANS. In questa camera non voglio che ci si venga.

DOROT. Non c'è nessuno e non potete rimproverarmi.

ANS. Dammi il ritratto (bruscamente)

DOROT. Io non ho ritratti.

ANS. So tutto. Fuori il ritratto del signor Roberto.

DOROT. Chi vi ha detto che ho il ritratto del signor Roberto?

ANS. Me l’hanno detto Carlotto e Camilla. Fuori quel ritratto, sfacciata! per Bacco Baccone...

DOROT. Oh! sì, signore, l'ho avuto. Ecco il ritratto che mi domandate. (glielo dà). Perché siete arrabbiato con me?

ANS. Perché è di quel malcreato di Roberto.

DOROT. A volte ci si può ingannare.

ANS. Non m'inganno, e sono sicuro di quel che dico.  (lo apre, e vede che non è di Roberto) Non è questo.  Fuori il ritratto di Roberto.

DOROT. Signore, giuro che ho solo questo ritratto. Signor padre, la riverisco. (ridendo parte)

SCENA TREDICESIMA

Anselmo solo.

ANS. Camilla è una brava figliuola. Il colpevole è quel briccone di Carlotto. Lo caccerò via. (parte)

ATTO SECONDO

SCENA PRIMA

Anselmo e CARLOTTO

ANS. (Oh! eccolo qui). Ti ho poi ritrovato.

CARL. Ebbene, signore, avete avuto il ritratto? Avete ragione di essere in collera contro vostra figlia e contro il signor Roberto.

ANS. Vi sbagliate. (mostra a Carlotto il ritratto di Arlecchino)

CARL Oh! ma è il ritratto di Arlecchino. Ho visto in mano di Camilla il ritratto del signor Roberto.

ANS. Impostore bugiardo: perché hai detto che il ritratto era per Dorotea? E se Roberto ha donato il suo ritratto a Camilla, perché incolpi mia figlia? Taci, altrimenti ti prendo a bastonate. (parte)

CARL. Sono sorpreso. Dubito che Camilla m'inganni.

SCENA SECONDA

Arlecchino ed il suddetto.

ARL. (Carlotto guarda un ritratto!)

CARL. Oh! riverisco il signor Arlecchino. (vedendo Arlecchino, nasconde il ritratto)

ARL. (Dov'è 'l mio? Non lo vedo più). (guardando sul tavolino) Comàndi.

CARL. Sento che la vostra partenza è vicina, e sono venuto per augurarvi il buon viaggio...

ARL. Avete visto un ritratto su questo tavolino?

CARL. Su quel tavolino? No, non ho veduto niente.

ARL. In questa camera ti ho visto che avevi in mano un ritratto. (con calore)

CARL. Non avevo niente. Questo ritratto mi è stato dato e non l'ho preso. (glielo dà e parte)

 

SCENA TERZA

Arlecchino solo.

ARL. (Prende il ritratto e lo mette in tasca senza guardarlo)  Pazienza! Andar via senza dirle niente; meglio non vederla. (porta la roba nel  baule)

SCENA QUARTA

Camilla ed il suddetto.

CAM. Se vedessi il signor Roberto, vorrei ridargli il suo ritratto. Ah! questo sbaglio mi costa caro. Ho perduto il ritratto del mio Arlecchino. (lo vede. Oh cielo! Arlecchino è qui).

ARL. (Ah! La mia cara Camilla!) (resta al suo posto)

CAM. (Non so se andare avanti o tornare indietro).

ARL. (Vorrei parlarle; ma non so come fare). Signora Camilla, la riverisco. (con timidezza)

CAM. Serva, signor Arlecchino. Son venuta a cercare il signor Roberto. Non vorrei disturbarla. Partirà questa sera dunque? (patetica)

ARL. Sì, purtroppo. (sospirando)

CAM. Che? le rincresce di dover partire?

ARL. In verità... mi ricresce moltissimo.

CAM. E perché le dispiace? (pare che si lusinghi)

ARL. Le dirò... mi piace Bologna... ho degli amici...

CAM. (Ah! no, non gli rincresce per me).

ARL. Stasera andremo via. Lo ha deciso il padrone.

CAM. Perché mai questa partenza così improvvisa?

ARL. Le dispiace che andiamo via? (consolandosi)

CAM. Me ne dispiace infinitamente per il signor Roberto... Il signor Roberto ha stima per la mia padrona; partendo le lascerà il suo ritratto.

ARL. Ho anch’io il mio ritratto. Vuole vederlo?

CAM. Lo vedrei con piacere.  (da sé)

ARL. Eccolo qua. (glielo dà, vergognandosi)

CAM. (Guarda il ritratto) Tenga il suo ritratto.

ARL. Se non le dispiace, vorrei offrirglielo.

CAM. No, no. La prego; non posso riceverlo. Serva sua. (Oh! quanto volentieri accetterei quel ritratto: ma mi vergogno). (mentre Arlecchino guarda verso la scena, Camilla mette via il ritratto  di Arlecchino, e tira fuori quello di Roberto)

CAM. Tenga, tenga. (gli rende il ritratto, mostrando aver paura)

 

 

SCENA QUINTA

Arlecchino solo, poi Roberto

ARL. Sono disperato! Maledetto ritratto! (lo getta per terra e lo calpesta) (A Roberto che arriva) Prendete questo maledetto ritratto. 

ROB. Come! Ah indegno! Ah scellerato! Perfido, ingrato! Il tuo padrone che ti ha fatto?

ARL. Ah! sior patron... (con estrema afflizione)

ROB. Se ti spiace partire, se non vuoi venire con me, perché non dirmelo; perché dare in pazzie?

ARL. Ah! sior patron... (si getta in ginocchio)

ROB. Se sei afflitto, perché ingiuriarmi? Perché insultarmi? A chi dicevi indegno e scellerato?

ARL. A me e al mio ritratto.

ROB. Come hai nelle tue mani il ritratto che ho fatto fare per Dorotea? Come l'hai avuto?

ARL. Sono venuto in camera... ho trovato Carlotto... che aveva in mano il mio ritratto... L'ho tolto senza guardare; è venuta Camilla, gliel’ho mostrato, ma l’ha rifiutato.

ROB. Orsù, siamo tutti e due ingannati. La padrona si burla di me; ed il servitore si è burlato di te. Va a terminare il baule. Andiamo a Roma. (parte)

ARL. (Preparerò il baule, ma vorrei almeno sapere chi ha tolto il mio ritratto sul tavolino) (parte)

 

ATTO TERZO

SCENA PRIMA

Arlecchino porta le robe sue per metterle nel baule. Arriva CARLOTTO

CARL. Signor Arlecchino, ecco una lettera ed una scatola per voi. La lettera è diretta a voi. Eccola qui. Una scatola col vostro nome. Al Signor Arlecchino Battocchio.

ARL. Da dove viene?

CARL L'ha portata un facchino. È andato via subito.

ARL. Vi ringrazio dell'incomodo.

CARL. Non è niente. 

 

ARL. Chi scrive, non sa che non so leggere. (apre la scatola, trova il ritratto, e lo apre) Oh bella! Il mio ritratto! Il segreto sarà in questa lettera.

 

CARL. Come siete malinconico. Posso aiutarvi? Non avete ancora letto la lettera? Volete ch'io la legga? (Ci scommetto che non sa leggere). (Conosco la mano; questa è una lettera di Camilla).  È una donna che scrive. dice che vi rimanda il vostro ritratto. Ho rilevato il primo periodo. Ecco cosa dice: Signore, capitatomi nelle mani il vostro ritratto ve lo rimando, perché non saprei cosa farne. (Bravissima! Ora capisco tutto. Lo ama, e non lo vuol dire). È una donna che scrive; superba, incivile, che meriterebbe di essere mortificata.  A chi avete dato il vostro ritratto?

ARL. L'ha avuto Camilla; ma non credo mai...

CARL. Ah sì, l'orgogliosa, la superba! Che si burla di tutti, pretende che tutti l'adorino; e odia quelli che non sanno spasimare per lei. Dite la verità: le avete fatto la corte? L'avete lodata, esaltata? Ha fatto lo stesso con me. Ha veduto ch'io non mi curavo di lei; mi ha perseguitato alla morte.

CARL. Leggete. (gli offre la lettera. Arlecchino vorrebbe prenderla, e Carlotto con arte la ritira, come se fosse in collera per amor di Arlecchino) Cospetto! Si può scrivere una lettera più indegna, più temeraria di questa?

ARL. Datemi quella lettera. Gliela getterò in faccia.

CARL. Non fate così: negherà di averla scritta.

ARL. Vorrei almeno mortificarla...

CARL. Eh! Via. Queste lettere si disprezzano, si scordano, si stracciano... (comincia a stracciare e getta i pezzi per terra)

ARL. Ma perché vi infuriate così?

CARL. Per l'amicizia che ho per voi. (parte)

 ARL. Mi pare che si sia scaldato troppo. Chi mai avrebbe creduto quella giovane così modesta e cortese; mi ha rifiutato il ritratto per superbia. (agitando la mano con cui tiene il ritratto, sente dentro muoversi qualche cosa) (apre e trova sei zecchini) Ho paura che Carlotto m'abbia ingannato.  Forse è geloso di Camilla. Farò leggere la lettera a qualcun (raccoglie i pezzi di carta sparsi qua e là)-

 

SCENA SECONDA

Anselmo ed il suddetto.

ANS. Dov'è il vostro padrone? Mi preme parlargli.

Quando viene il vostro padrone, ditegli che non sia in collera meco, che voglio che siamo buoni amici.

ARL. Sior sì. (ha tutti i pezzi di carta in una mano; e tiene la mano aperta)

ANS. Ditegli che so tutto, che mia figlia mi ha confidato ogni cosa, e che se suo zio è contento...

ARL. Vorrei pregarla di una grazia: se poò unire questi pezzi di carta, mi leggerebbe questa lettera?

ANS. Fa cadere i pezzi a terra ed esce.

 

SCENA TERZA

Camilla ed il suddetto.

 

ARL. Ah Camilla, Camilla! (la invoca da solo)

CAM. Signore, mi chiamate? Vi occorre qualche cosa? (confusa) Avete pronunciato il mio nome.

ARL. Può esser, perché è un bel nome.

CAM E che cosa raccogliete da terra?

ARL. Frammenti di una lettera.

CAM. Di una lettera? Era una lettera di qualche donna? (prende un pezzetto di carta) (Ah! sì, è la mia lettera, la conosco). (da sé) Fate dunque così poco conto delle lettere delle donne? Le stracciate e le disprezzate così?

ARL. E’ stato un mio amico. (ironico)

CAM. E voi avete la debolezza di confidare agli amici le cose vostre? Di confidare una lettera di una donna? Siete indiscreto, imprudente.

ARL. Signora Camilla, perché vi scaldate? Avete scritto voi quella lettera?

CAM. Io?... non l'ho scritta io ... so chi l'ha scritta; conosco la giovane che ha stima e amore per voi, è mia amica, e vi rimprovero per parte sua.

ARL. Cara signora Camilla, vi chiedo perdono. Questa vostra amica è un po’ stravagante.  Mi manda il mio ritratto. Come lo ha avuto?

CAM.  La mia amica m'ha detto che voleva rimandare il vostro ritratto, perché non si credeva degna di possederlo.

ARL. Mi ha mandato anche sei zecchini con una lettera piena di insulti e villanie?

CAM. Questa lettera non conteneva ingiurie e disprezzi. Io ho veduto la lettera, l'ho letta; vediamo se si può leggere qualcosa. Ecco cosa dice: Siate sicuro, che vi ama e che vi amerà sempre l'Incognita che vi scrive.Siete un ingrato.

ARL.  Ah indegno Carlotto!

CAM. Cosa c'entra Carlotto?

ARL.  Sappiate che non so leggere bene e ho pregato Carlotto, che mi ha letto la lettera a modo suo.

CAM. Come! Avete dato a leggere quella lettera a Carlotto che può essere vostro nemico e rivale?

ARL. Mio rivale Carlotto? L'ho sospettato. Ditemi della vostra amica.

CAM. Ormai state per partire, non c’è tempo.

ARL. E perché mai la vostra amica non m'ha dato qualche segno d'amore?

CAM. Una giovane savia e onesta non deve esser la prima. Mi ha detto che toccava a voi dimostrarle qualche inclinazione.

ARL. E’ vero; ma sono timido e non ho coraggio. Son stato cento volte sul punto di dichiararmi, e la vergogna m'ha trattenuto.

SCENA SETTIMA

 

Federico in abito da viaggio, e detti.

FED. Ben trovato, Arlecchino. Vengo da Roma. Lo

 zio del padrone è morto ed ha lasciato il nipote erede di tutto il suo.

ARL. Si è ricordato di me?  (a Federico)

FED. Sì, di voi e di me: mille scudi per ciascuno.

ARL. Allora non vado più a Roma. (a Camilla con gioia)

CAM. (Lo volesse il cielo!)

FED. (parte)

SCENA OTTAVA

Arlecchino e Camilla

ARL. Buone nuove per me. (a Camilla)

CAM. (E per me, se potessi superare la timidezza) Datemi il vostro ritratto, che lo darò all'amica. So che lo riceverà volentieri dalle vostre mani.

ARL. Ditele che l’amo.

CAM. L'amate senza conoscerla?

ARL. Ah! mi pare di conoscerla. (con tenerezza) Credo di non ingannarmi.

CAM. Ed io vi assicuro, che io... che ella... che l'amica... (Non posso più).

ARL. Per pietà, ditemi: siete voi quella amica?

CAM. No, no, non sono io. Vien gente. (con timore)

ARL. Poveretto mi! (balza in piedi)

 

SCENA ULTIMA

Roberto, Dorotea, Anselmo ed i suddetti, poi Carlotto

ROB. La morte del mio povero zio mi rende padrone di me stesso e mi procura l'onore e la felicità di offrirvi la mano ed il cuore. (a Dorotea)

DOROT. Poiché mio padre lo consente, mi abbandono alla più tenera inclinazione.

ANS. Ne ho piacere, per Bacco Baccone.

ROB. Il povero zio è morto. Andremo a Roma tra qualche giorno, se la signora Dorotea lo permette.

DOROT. Signor sì, andate a vedere gli affari vostri.

ROB. E al mio ritorno...

ANS. E al vostro ritorno si faranno le nozze.

ARL. Signor padrone. Vorrei pregarla d'una grazia. Prima di andare a Roma, mi vorrei sposare anch’io.

ROB. Niente in contrario; con chi vuoi maritarti?

ARL. Con l'amica di Camilla. (guardando Camilla)

ROB. E chi è la vostra amica? (a Camilla)

CAM. Signore... Io non so niente. (Non so cosa dire). (da sé)

ROB. Ma chi è? Che cos'è? Vediamo se merita che un servitore onorato e fedele, come tu sei...

ARL. Aiutatemi, Signor padrone, signor Anselmo, signora Dorotea, vi prego, dite a Camilla di dirmi chi è questa signora che mi vuole bene.

ANS. Scommetterei ch'è Camilla.

DOROT. Camilla non parla: è timida, è modesta.

ROB. Animo, animo, figliuola. Arlecchino è un uomo dabbene, è un servitore onorato.

ANS. Orsù, finiamola. Vuoi tu sposarti? (a Camilla, con calore)

CAM. Sì. (modestamente cogli occhi bassi e voce tremante)

ANS. Ma chi vuoi dunque?

CAM. Vorrei... Eccolo qui. (fa vedere il ritratto d'Arlecchino e si copre il viso)

ROB. Animo, promettetevi tutti due, e al ritorno nostro da Roma vi sposerete. Siete contenti?

ARL. Signor sì. (modestamente)

CAM. Signor sì. (con una riverenza modesta)

ANS. Bravi, evviva gli sposi.

CARL.(Arriva) Cos'è quest'allegria, signori? Chi si marita?

ARL. Io e Camilla, per servirvi.

CARL. Pazienza; me la sono meritata. (mortificato)

ROB. Solleciterò la mia partenza per sollecitare il ritorno, e finalmente sposarvi (a Dorotea) E voi altri, in cui l'amore ha combattuto con la timidezza, aspettate con eguale modestia, e siate sempre teneri sposi, e servitori fedeli.

 

Fine della Commedia