Storia della pedagogia antica

L'educazione nell'età medievale

CARLO MAGNO E LA RINASCITA CULTURALE

 

L`imperatore dei Franchi passò alla storia per la sua grande attenzione alla cultura. Essendo quasi analfabeta, Carlo Magno probabilmente imparò a leggere ma non a scrivere. Saggiamente si avvalse del consiglio di uomini colti e di funzionari preparati. Istituì la scuola palatina presso la corte, chiamando a sé grandi intelletti (Paolo Diacono, storico dei longobardi, Eginardo , storico ufficiale di Carlo Magno e soprattutto Alcuino di York)..

 Egli sentì la necessità di elevare culturalmente non solo i nobili ma anche il popolo; a tale scopo, decretò che i monasteri e le abbazie avessero una scuola in cui parroci e abati insegnassero gratuitamente ai fanciulli la lettura. Favorì la fondazione di scuole pubbliche nelle città che erano sedi vescovili. Stabilì che il latino fosse la lingua ufficiale dell`impero.

Il monaco sassone Alcuino di York decretò il più grande successo della cultura carolingia: la riforma della scrittura. Le lettere "gotiche" erano difficili da tracciare , soprattutto, si leggevano con difficoltà. Furono sostituite dalla minuscola carolina, una scrittura semplificata molto simile alla scrittura che usiamo oggi.

Con questa riforma, scrivere divenne più facile e i manoscritti furono assai più leggibili. La copiatura dei testi fu resa più agevole e rapida; tutto ciò favorì la diffusione della cultura. 

Il merito dell`età carolingia fu di aver salvato l`immenso patrimonio culturale del mondo greco-romano, che fu ripreso e riscoperto nei secoli successivi. L`operato dell`imperatore in campo culturale gli valse il ruolo di difensore e continuatore della cultura romana.  

L'impulso alla pedagogia dato dall'opera di Carlo fu sufficiente ad assicurare la continuità della cultura in Europa fino alla grande rinascita dell'XI e XII secolo, dopo le invasioni di Normanni, Mori e Magiari.

La rinascita inglese si deve al re Alfredo, che fu uomo di cultura e fondò istituzioni educative in Inghilterra; incoraggiò inoltre i monasteri a espandere la propria attività nel campo dell'istruzione. In Irlanda sorsero così centri di formazione dai quali vennero inviati molti monaci a insegnare nel continente.

Fra l'VIII e il IX secolo, i mori, conquistatori della Spagna, ridiedero vita all'Università di Cordova, che divenne un grande centro di studio della filosofia, della cultura antica, delle scienze e della matematica. 

Durante il Medioevo, nell'Europa occidentale si diffuse la filosofia scolastica, che conciliò la teologia cristiana con la filosofia aristotelica, tra cui Anselmo d'Aosta e Tommaso d'Aquino.

La fama di questi maestri, grazie ai quali i monasteri medievali divennero i principali depositari della cultura e della conservazione di molti manoscritti della tradizione classica, attrasse molti studenti e fu alla base della costituzione, dal XII secolo in poi, di università in Italia, in Francia, in Inghilterra, in Spagna e in altri paesi. Quelle del Nord Europa, come Parigi, Oxford e Cambridge, erano amministrate dagli insegnanti; quelle italiane, come Bologna, erano gestite dagli studenti. L'educazione medievale, in generale, era un privilegio delle classi superiori: gran parte del popolo non aveva alcun accesso all'istruzione.

L'IDEALE FEUDALE: LA CAVALLERIA

 

Al periodo carolingio si riconnette l’istituzione della cavalleria, che, sorta verso l’VIII sec., è presente in tutto il periodo medievale e trova le sue manifestazioni più complete durante le crociate.la cavalleria rappresenta un ideale educativo e una scuola di vita, poiché il giovane nobile deve compiere un lungo tirocinio e il suo curriculum di studi segue tappe ben definite. A 7 anni il futuro cavaliere inizia la sua preparazione specifica con l’educazione fisica ed una elementare formazione nelle arti liberali, a 12 anni il giovane paggio viene inviato presso una famiglia di feudatari amici o alla corte del sovrano.  Non veniva ancora addestrato nell’arte militare ma imparava le norme e le tradizioni cavalleresche, gli usi nelle corti e nei castelli, l’obbedienza al Signore, l’osservanza dei precetti della Chiesa e la generosità verso tutti. A 14 anni diviene scudiero: impara l’arte della guerra, segue il signore che va a combattere, si esercita nel maneggio delle armi e dà prova di coraggio e fedeltà. Non prima dei 21 anni acquista il diritto di ricevere la spada e il titolo di cavaliere, mediante una cerimonia simbolica. Con un solenne giuramento il cavaliere si impegna a proteggere la Chiesa, la fede, il re. La dama (idealizzazione dell’amore), i deboli, le vedove e gli orfani e di difendere la Terra Santa. Caratteristiche della mentalità cavalleresca sono lo spirito d’avventura, l’individualismo, la rinuncia ad una vita agiata. La funzione pedagogia della cavalleria consiste proprio nell’elevazione morale e sociale, nel rifiuto della guerra, nell’esaltazione dei valori umani e cristiani (elevazione morale e spirituale del cavaliere).

LE SCUOLE DI ARTI E MESTIERI

 

Nel Basso Medioevo si organizzano attività di istruzione laica, indipendenti dai centri ecclesiastici: nei laboratori i giovani partecipano alle attività degli adulti. Intorno all’anno 1000 nascono nuovi modelli educativi: nelle famiglie contadine l’educazione dei giovani resta immutata per secoli, mentre le famiglie cittadine avviano i figli all’apprendimento di un mestiere, anche se diverso da quello paterno. A 7 anni i maschi vanno a vivere presso il mastro artigiano, e svolgeranno un apprendistato che comprende anche un’educazione morale e dura fino all’età adulta. Quando nasceranno le corporazioni di arti e mestieri l’apprendistato verrà sottoposto a regole volte a tutelare i segreti del mestiere e a rendere sistematico l’insegnamento. Grazie all’intervento delle autorità comunali verrà proposta un’alfabetizzazione di base fino all’istituzione di vere e proprie scuole, che forniscono una preparazione tecnica laica.

 

 

L'EDUCAZIONE NELL'ETA' MEDIEVALE

  

IL CHIERICO

 

Per quanto riguarda l’educazione dei giovani, nel Medioevo si insegnavano le arti liberali, ossia le materie degne da essere studiate dall’uomo libero. Le discipline erano divise in due ambiti fondamentali:

1) Arti del trivio (grammatica, retorica, dialettica, ovvero l’uso del linguaggio e del discorso)

2) Arti del quadrivio (aritmetica, geometria, astronomia, musica, ovvero il concetto di numero e i suoi rapporti con la realtà). Queste materie venivano interpretate in modo molto diverso dal nostro: per quanto riguarda l’astronomia e la musica, più che conoscenza del cosmo o della storia della musica, agli uomini del Medioevo interessava l’astrologia (corrispondenza segno zodiacale - destino) e la musica veniva vista come una forma di elevazione a Dio.  Per quanto riguarda gli “intellettuali, la cultura approfondita era patrimonio di una ristretta elite (uomini di chiesa). Maestri e pensatori del Medioevo venivano spesso definiti  chierici: il chierico era uomo di chiesa che conosceva bene latino e greco, aveva una buona cultura classica e un’ottima cultura teologica. I chierici erano gli intellettuali che si facevano portavoce della visione della cultura dominante in quell’epoca, quella provvidenzialistica.

 

I CLERICI VAGANTES

 

Accanto a loro si delinea anche la figura di intellettuali “anticonformisti” e quindi intellettuali visti con molto sospetto. Spessissimo questi erano giovani studenti che avevano frequentato per qualche anno i seminari, i quali sentirono l’esigenza di proporre contenuti alternativi, oppure erano monaci che scappavano da conventi e diventavano dei vagabondi e si improvvisavano artisti o giullari di corte nelle feste religiose o a carnevale. Questi clerici alternativi venivano definiti spesso clerici vagantes (intellettuali che girovagavano). Per quanto riguarda il pubblico possiamo dire che è esiguo e ristretto, così come lo è l’elite colta, e comprende coloro che percepivano la cultura. Solitamente soltanto i figli dei nobili o più tardi dei cavalieri potevano ricevere un insegnamento e ancora meno numerosi erano coloro che avevano la possibilità di proseguire gli studi universitari. Inoltre non dobbiamo dimenticare che, specie nell’Alto Medioevo, la cultura si svolgeva per lo più nelle strutture ecclesiastiche, dunque intellettuali e pubblico spesso coincidevano con il clero e con i monaci.