Quando per la porta della magistratura entra la politica,

la giustizia esce dalla finestra - Piero Calamandrei.

 

Referendum sulla giustizia - Le ragioni del NO

Le ragioni del NO secondo Cultura&Svago

Bisogna votare NO: la riforma prevede 2 consigli superiori della magistratura (2 x magistrati inquirenti, l'altro x giudicanti) e l'alta corte disciplinare x giudicare l'operato dei giudici. Poiché il consiglio superiore della magistratura costa circa 50 milioni l'anno, si dovranno pagare 150 mln. l'anno. Tutto ciò non servirà a ridurre la durata dei processi, vero problema in tutt'Italia; non servirà a garantire maggior giustizia per tutti. I magistrati verranno eletti mediante sorteggio, che non garantisce certamente sufficienti studi, esperienze e professionalità e non garantisce affatto l'imparzialità e l'equità.

I problemi della giustizia in Italia restano come sono e non vengono risolti. Infine si sottopone la magistratura agli altri poteri (che invece devono essere liberi e garantiti): si sottopone la magistratura alla politica.

Bisogna votare NO perché la Costituzione italiana, realizzata con tanta difficoltà e impegno da tutte le forze politiche dopo il 1946, dai Padri Costituenti e dalle Madri costituenti, è la più bella del mondo, fornisce ispirazione ed esempio a tutti i popoli del mondo. Perché dobbiamo snaturare la nostra bella Costituzione, andando a modificare ben 7 (dico sette ) articoli? Secondo il popolo italiano, deve restare com'è.

Bisogna votare NO perché la riforma è stata voluta soltanto da una parte dei nostri politici e non da tutte le forze in Parlamento, è stata redatta in gran fretta senza contraddittorio e senza alcun confronto con la controparte.

Secondo la CGIL il referendum sulla giustizia non riguarda un marginale dettaglio tecnico. Mette in discussione il modello di organizzazione interna della magistratura e il modo in cui si esercita l’autogoverno, minacciando l’autonomia e l’indipendenza della magistratura. Lo smembramento in tre tronconi (due Consigli superiori della magistratura e l'Alta corte disciplinare) del Consiglio superiore della magistratura, che garantisce l'autonomia e l'indipendenza della magistratura, penale e civile, altera notevolmente l'equilibrio tra potere giudiziario (esercitato dai magistrati), potere esecutivo (il governo) e potere legislativo (il Parlamento)

Nel discorso per l’insediamento del primo Csm nel 1959. il ministro della giustizia Guido Gonella  sostenne che " Lo Stato di diritto, mentre afferma questo primato della legge, vuole che sia garantita l’imparziale giustizia per tutti e perciò avverte che la magistratura ha bisogno di indipendenza, di guarentigie della sua indipendenza. […] Ora l’indipendenza dei giudici è corroborata da nuove garanzie costituzionali e istituzionali. Un  fondamentale precetto costituzionale trova oggi adempimento».

Nello Rossi e Armando Spataro (Le ragioni del No. La posta in gioco nel referendum costituzionale, Editori Laterza, 2026, sostengono che, se la riforma costituzionale della magistratura dovesse superare la prova referendaria, l’ottenuto indebolimento del potere giudiziario incoraggerà l’attuale maggioranza di governo a procedere ulteriormente in direzione di una modifica in senso autoritario dello Stato.

La riforma viene bocciata anche sul piano economico: la creazione di due CSM anziché uno, oltre all'Alta Corte disciplinare, potrebbe far raddoppiare o triplicare gli attuali costi di gestione, che si aggirerebbero su varie decine di milioni di euro l'anno.

E' difficile pensare che un organismo di garanzia di rilevanza costituzionale, presieduto dal presidente della Repubblica, possa funzionare meglio se composto da persone scelte a caso.

Molte perplessità suscita anche il sorteggio che, in sostituzione dell’elezione, affida al caso la giustizia e l'imparzialità (caso = caos).