La filosofia del Rinascimento

Il Razionalismo

Cartesio

Hume

 

 

LOCKE

 

Critica all'innatismo

Locke rifiuta l’idea che nell’intelletto umano esistano principi e idee innate. Egli pensa che la mente umana all’inizio sia come un tabula rasa, cioè priva di idee, senza conoscenza. La mente non contiene nessun elemento a priori e la conoscenza deriva integralmente dall’esperienza.

Locke critica l'innatismo: egli non ha riscontrato idee innate in bambini, selvaggi e idioti. I princìpi logici che, secondo i razionalisti, sono innati (es. principio di identità e non contraddizione) non sono a priori, ma sono a posteriori e derivano dall'esperienza.

L'idea di Dio non è innata: varia da popolo a popolo, da uomo a uomo e si modifica nel corso dell'esistenza.

 

Le idee

Tutti gli oggetti della nostra mente sono detti idee. Esse derivano dall'esperienza. Alla nascita il nostro intelletto è come un foglio bianco, su cui le sensazioni lasciano le prime tracce, che verranno elaborate dall'intelletto. L'esperienza si divide in: esterna (la sensazione, con cui l'intelletto riceve le idee dall'ambiente esterno: colori, sapori, odori) ed interna (la riflessione, con cui l'intelletto riceve le idee dall'ambiente interno: dubbi, pensieri, desideri).

Locke divide le idee in:

1) idee semplici, che l'intelletto riceve in modo passivo dall'ambiente esterno o interno;

Sensi e riflessione producono le idee semplici, l’alfabeto del pensiero, gli elementi primi e fondamentali della ulteriore conoscenza che la mente riceve passivamente. Alcune idee rivelano qualità proprie dei corpi, immutabili; altre solo delle modificazioni dei nostri sensi in presenza di un dato oggetto, destinate perciò a mutare in conseguenza delle varie situazioni. Locke distingue le qualità sensibili in primarie e secondarie. Chiama qualità primarie quelle che sono oggettive, inseparabili dagli oggetti come estensione, solidità, movimento, ecc e qualità secondarie quelle soggettive che non appartengono agli oggetti ma che i sensi percepiscono perché prodotte dalle varie combinazioni delle qualità primarie come il colore, il sapore, il suono, etc.

2) idee complesse, che l'intelletto produce in modo attivo, riordinando ed elaborando le idee semplici. Esse non corrispondono direttamente alla realtà, in quanto sono un prodotto dell'intelletto. Vi sono tre tipi di idee complesse, tutti e tre dati dall'unione di idee semplici: idee di sostanza, di modo e di relazione.

Le idee di sostanza sono relative a realtà che concepiamo come esistenti di per sé: il libro é un'idea complessa di sostanza, che deriva da una somma di tante idee semplici. Grazie all'unione di più idee semplici attribuisco esistenza autonoma alla sostanza libro che, come ogni sostanza, esiste come ente che per esistere non ha bisogno di null'altro all'infuori di sé . Le idee di sostanza sono quelle che Aristotele chiamava semplicemente "sostanze".  Locke conduce una critica serrata all’idea di sostanza. La sostanza è intesa come ciò che è in sé e per sé si concepisce. Egli considera sostanza il substrato delle idee semplici: la sostanza materiale per le idee degli oggetti concreti e la sostanza spirituale per le operazioni dello spirito. L'idea di sostanza è il supporto di tutte le idee semplici che si riferiscono alla realtà esterna a noi; siamo abituati a considerarla reale, ma si tratta di un sostegno sconosciuto, di cui non possiamo avere alcuna conoscenza, dal momento che la nostra conoscenza comprende soltanto idee semplici, che derivano dalla realtà.

Le idee di modo sono quelle che si riferiscono a cose di per sé non esistenti, ma che sono caratteristiche della sostanza e che, per esistere, necessitano di una sostanza cui appoggiarsi .

Locke fa due esempi di idee di modo: l'idea di furto e di ubriachezza, idee che implicano tanti elementi. L'idea di furto e di ubriachezza per esistere hanno bisogno di sostanze cui riferirsi: ci sarà un uomo ubriaco o un uomo ladro, ma non si può indicare come furto o come ubriachezza una cosa materiale , una sostanza.

Le idee di relazione nascono dall'accostamento di più idee : esempio tipico è l'idea di uguaglianza, che non nasce dall'unione di due cose uguali, ma dalla relazione di due entità aventi le stesse caratteristiche: due libri sono uguali, li metto in relazione e ottengo l'idea di uguaglianza. Esempio tipico di idee di relazione è quello riguardante il padre e il figlio.

La più importante idea di relazione è la causalità: causa ed effetto sono tra loro in relazione poiché dove vi è una causa vi è anche un effetto e, viceversa, dove vi è un effetto vi è anche una causa; la palla da biliardo si muove (effetto) perché urtata da un'altra palla da biliardo (causa).

3) idee generali, che vengono costruite tramite processi astrattivi: da singole idee di sostanza (Socrate,  Platone), tramite un processo di astrazione, arrivo all'idea generale ”uomo”; avrò più idee complesse (Socrate, Platone) costituite ognuna da più idee semplici (altezza, colore, forma...): per ottenere l'idea generale uomo devo estirpare da queste idee complesse le differenze, tenendo solo le caratteristiche comuni (idee semplici) presenti in tutte e tre le idee complesse considerate: Socrate e Platone non avranno la stessa altezza, quindi tolgo l'idea semplice ”altezza", non avranno lo stesso peso, quindi tolgo l'idea semplice ”peso”e così via finché non lascio solo le idee semplici comuni a tutte le idee complesse considerate (ad esempio l'idea di piedi, di mani, di testa...): quella è l'idea generale uomo, ossia l'essenza uomo; è un essere con due mani, una testa, due piedi, perchè tutti gli uomini hanno queste caratteristiche.

Tutta la nostra conoscenza deriva dall'esperienza e consiste nel conoscere le caratteristiche di una sostanza che ci è oscura, ma non è mai una conoscenza definitiva: chiamiamo continuamente con nomi generali gruppi di idee semplici, ma si tratta di convenzioni.

 

LA CONOSCENZA

Le idee in sé non sono né vere né false: vero è solo l'accordo fra le idee; falso è solo il disaccordo fra esse. Per cogliere tale accordo ricorriamo a tre vie:

- la sensazione, con cui diciamo che esistono le cose, perché abbiamo un'idea semplice di esse. Noi conosciamo le cose esterne a noi soltanto con la sensazione attuale: le cose esistono finché le percepiamo; quando non le percepiamo più non possiamo avere la certezza che continuino ad esistere, ma è probabile che sia così, ossia che le cose continuino ad esistere anche senza di noi (conoscenza probabile delle cose).

- l'intuizione, ossia la percezione immediata ed evidente dell'accordo fra due idee (ad es. il bianco non è nero); grazie all'intuizione diciamo che esiste il nostro io. Seguendo il procedimento del dubbio di Cartesio, Locke sostiene che si intuisce l'esistenza dell' io in modo immediatamente evidente: io penso, ragiono, dubito, intuisco la mia esistenza e non posso dubitare di essa (conoscenza indubitabile dell' io).

- la dimostrazione, ossia il ricorso ad idee intermedie, che ci permettono di verificare l'accordo o il disaccordo fra le idee, ossia le prove della validità delle idee. La conoscenza per sensazione vale solo per la sensazione immediata: vedo il libro che mi sta davanti e percepisco sensazioni (idee): deve per forza esistere qualcosa al di fuori di me da cui le sensazioni derivino; ma se ho visto il libro un mese fa e ora non ce l'ho più davanti, la conoscenza per sensazione non vale più, perché non è una sensazione immediata: è un ricordo, un qualcosa che non posso più toccare né vedere. Solo ciò che mi sta davanti, ossia ciò che mi dà sensazioni immediate, può darmi conoscenza.

Con la dimostrazione perveniamo all'esistenza di Dio: il nulla non può causare qualcosa. Se qualcosa esiste, deve essere stata prodotta da un'altra cosa e questa da altre ancora. Non potendo procedere all'infinito, dobbiamo ammettere un essere eterno che ha dato origine a tutta la realtà (conoscenza indubitabile di Dio).

Perciò Locke riduce la conoscenza certa all'intuizione (esistenza dell'io), alla dimostrazione (esistenza di Dio) e alla sensazione attuale (esistenza delle cose), che vale però soltanto per l'istante in cui riceviamo le sensazioni. Ma è ragionevole supporre che le cose e gli uomini continuino ad esistere anche quando non le percepiamo (conoscenza probabile).

 

Il pensiero politico

Nell’originario stato di natura vigeva il diritto di proprietà, inteso come diritto a qualcosa che è proprio, che è il risultato del lavoro umano. Una volta costituito lo stato civile, il sovrano non potrà privare i sudditi di questo diritto, che va rispettato in ogni caso (inviolabilità della proprietà privata). La società civile nasce da un'esigenza materiale: ognuno produce qualcosa, ma unendosi tutti insieme ci potrà essere una cooperazione. Lo stato civile nasce come accordo tra gli uomini a cedere il potere ad una persona (il sovrano) affinché garantisca i diritti già esistenti nello stato di natura, in primo luogo il diritto di proprietà. Lo stato nasce per garantire la libertà e la sicurezza. Lo stato interviene nella società solo per garantire la correttezza nei rapporti sociali (liberismo economico). Locke propone una notevole limitazione del potere dello stato: il contratto sociale viene stipulato tra i sudditi e il sovrano: si stabiliscono i doveri e i diritti e anche il sovrano, che ha firmato il contratto, deve rispettarli: i sudditi gli danno il potere affinché egli garantisca i loro diritti; se il sovrano infrange il contratto sociale, vi è il diritto di ribellione da parte del popolo (liberalismo politico). Locke è il grande teorico della divisione dei poteri, tra loro indipendenti; che si controllano l'un l'altro. Locke distingue tra potere legislativo e potere esecutivo ed inoltre riconosce il potere federativo (politica estera). Locke  trascura il potere giudiziario, che sarà rivalutato nel 1700 da Montesquieu. Il liberalismo lockiano influenzerà la Rivoluzione Francese e la Dichiarazione dei diritti dell'uomo del 1789.