Poesie di marzo

Marzo - Alfred de Musset  

 

Nei boschi, da sera a mattina,

si schiudono fresche sorprese:

leggero sui prati cammina

Marzo, incantevole mese.

Ancora non c'è l'usignolo

ricolmo di note e di trilli,

ma lungo le prode e nel brolo

già fremono e parlano i grilli.

E, guarda, la siepe s'è desta

coperta di fiori, odorosa;

il pesco s'ammala di festa

schiudendo i suoi petali rosa.

C'è pioggia, c'è vento, c'è Sole:

è Marzo, ogni cosa ha un incanto:

è Marzo che piange e non vuole..

che mostra il sorriso tra il pianto.

Fiorita di marzo - Ada Negri

 

La fioritura vostra è troppo breve,

o rosei peschi, o gracili albicocchi

nudi sotto i bei petali di neve.

   Troppo rapido il passo con cui tocchi

il suolo, e al tuo passar l'erba germoglia,

o Primavera, o gioia de' miei occhi.

Mentre io contemplo, ferma sulla soglia

dell'orto, il pio miracolo dei fiori

sbocciati sulle rame senza foglia,

essi, ne' loro tenui colori,

tremano già del vento alla carezza,

volan per l'aria densa di languori;

e se ne va così la tua bellezza,

come una nube, e come un sogno muori,

o fiorita di Marzo, o Giovinezza...

Marzo - Arturo Onofri

 

Marzo, che mette nuvole a soqquadro

e le ammontagna in alpi di broccati,

per poi disfarle in mammole sui prati,

accende all'improvviso, come un ladro,

un'occhiata di sole,

che abbaglia acque e viole.

Con in bocca un fil d'erba primaticcio,

Marzo è un fanciullo in ozio, a cavalcioni

sul vento che sepàra due stagioni;

e, zufolando, fa, per suo capriccio,

con strafottenti audacie,

il tempo che gli piace.

Stanotte, fra i suoi riccioli, spioventi

sul mio sonno a rovesci e a trilli alati,

il flauto di silenzio dei suoi fiati

vegetali svegliava azzurri e argenti

nel mio sognarlo, e fuori

ne son sbocciati i fiori.

Marzo - Vincenzo Cardarelli

 

Oggi la primavera
è un vino effervescente.
Spumeggia il primo verde
sui grandi olmi fioriti a ciuffi
ove il germe già cade
come diffusa pioggia.

Tra i rami onusti e prodighi
un cardellino becca.
Verdi persiane squillano
su rosse facciate
che il chiaro allegro vento
di marzo pulisce.

Tutto è color di prato.
Anche l’edera è illusa,
la borraccina è più verde
sui vecchi tronchi immemori
che non hanno stagione,
lungo i ruderi ombrosi e macilenti
cui pur rinnova marzo il greve manto.

Scossa da un fiato immenso
la città vive un giorno
di umori campestri.
Ebbra la primavera
corre nel sangue.

Marzo - Salvatore di Giacomo

 

Marzo: nu poco chiove

e n’ato ppoco stracqua:

torna a chiovere, schiove,

ride ’o sole cu ll’acqua.

 

Mo nu cielo celeste,

mo n’aria cupa e nera:

mo d’ ’o vierno ’e tempeste,

mo n’aria ’e primmavera.

 

N’auciello freddigliuso

aspetta ch’esce ’o sole:

ncopp’ ’o tturreno nfuso

suspireno ’e vviole...

 

Catarì!… Che buo’ cchiù?

Ntienneme, core mio!

Marzo, tu ’o ssaie, si’ tu,

e st’auciello songo io.

Marzo - Giorgio Caproni

 

Dopo la pioggia la terra

è un frutto appena sbucciato.

 

Il fiato del fieno bagnato

è più acre – ma ride il sole

bianco sui prati di marzo

a una fanciulla che apre la finestra

 Mese di marzo - Diego Valeri

 

Gli alberi nudi come croci

metton gemme e piccole voci;

il passero riveste il suo oro

e saltella sui rami dorati;

la lucertola spunta da un foro

del muro, con occhi sgranati;

il lombrico si torce e si stira

come un serpente... E la terra gira:

Una sera di marzo - Alfonso Gatto 

 

Fu in quel tempo di marzo che nel cielo

guardando alla città di sera, al volo

delle sue prime rondini, più solo

mi vidi, ma con tutti.

Come a un gelo

dischiuso dal tepore, gli occhi fissi

all’accadere di quel mutamento,

ricordavo nel vivere che vissi.

E distratto così nel farmi intento

al mio segreto sorgere dal nulla,

trovavo nella voce le parole

da raggiungere, padre, madre, culla,

la terra che s’illumina nel sole.

Nel cielo di Milano d’agro e d’oro

nella sera di marzo, per l’oriente

affacciata a guardare era la gente

della mia voce e del mio volto, coro

di povertà che invoca dalle cose

il suo nome perpetuo. Non rispose

l’azzurro che vedevo farsi oscuro

presentimento, non rispose il muro.

Renzo Pezzani - Giorno di marzo

 

Giorno di Marzo

Buona gente! Buona gente!

aprite gli usci e le porte...

Le cose non eran morte,

dormivano solamente.

Il vento della foresta,

giovane lupo si desta.

Fiuta ceppi, rapisce odori,

scopre monti, lustra colori.

Guizza il pesce nel torrente:

buona gente!  buona gente!

Il sole di marzo attese,

nel prato che tocca il paese,

uscire i bimbi da scuola...

M a ora il tuono si sente

nell'aria che sa di viola...

Dolce la pioggia consola

la sete dell'erba innocente.

E mai più bel ciel si vide:

un poco piange un poco ride;

ride e piange per niente,

buona gente ! buona gente !

Aprite le case e lasciate

che un nuovo fiato le frughi.

Sciogliete il bucato: lo gonfi

il vento: il sole lo asciughi.

Aprite dei fiori la serra.

Risuonino i gravi tonfi

del ferro che frange la terra...

Aiutate la semente,

buona gente ! buona gente !

Il canto di marzo - Giosuè Carducci 

 

Quale una incinta, su cui scende languida

languida l’ombra del sopore e l’occupa,

disciolta giace e palpita su ’l talamo,

sospiri al labbro e rotti accenti vengono

e súbiti rossor la faccia corrono,

 

tale è la terra: l’ombra de le nuvole

passa a sprazzi su ’l verde tra il sol pallido:

umido vento scuote i pèschi e i mandorli

bianco e rosso fioriti, ed i fior cadono:

spira da i pori de le glebe un cantico.

 

― O salïenti da’ marini pascoli

vacche del cielo, grigie e bianche nuvole,

versate il latte da le mamme tumide

al piano e al colle che sorride e verzica,

a la selva che mette i primi palpiti — .

 

Così cantano i fior che si risvegliano:

così cantano i germi che si movono

e le radici che bramose stendonsi:

così da l’ossa de i sepolti cantano

i germi de la vita e de gli spiriti.

 

Ecco l’acqua che scroscia e il tuon che brontola:

porge il capo il vitel da la stalla umida,

la gallina scotendo l’ali strepita,

profondo nel verzier sospira il cúculo

ed i bambini sopra l’aia saltano.

 

Chinatevi al lavoro, o validi omeri;

schiudetevi a gli amori, o cuori giovani,

impennatevi a i sogni, ali de l’anime;

irrompete a la guerra, o desii torbidi:

ciò che fu torna e tornerà ne i secoli.