BIOGRAFIA DI CHARLES CHAPLIN

TRATTA DA AUTOBIOGRAFIA CHARLIE CHAPLIN - ARNOLDO MONDADORI 1964

 

Charles Chaplin nacque il 16 aprile 1889 a Londra. Ebbe nell’infanzia una vita agiata.

La madre lavorava in teatro come soubrette di varietà. Sposò un uomo di teatro, il quale  non si occupava dei due figli Charlie e Sydney e si ubriacava spesso; perciò la madre si separò da lui.

Dopo la separazione dal marito, la madre, valida cantante, seppe garantire ai figli un’infanzia agiata, tranquilla e colorata fino a quando non perse la voce.

All'età di cinque anni Charlie fece la sua prima apparizione sul palcoscenico. Durante una serata, la voce di sua madre si ruppe e si ridusse a un mormorio. Il pubblico cominciò a ridere e fischiare. La madre fu costretta a lasciare il palcoscenico. Il direttore decise di mandare in scena Charlie, avendolo già visto recitare.

Solo al centro del palcoscenico, il bambino cominciò a cantare, accompagnato dall'orchestra. A metà canzone una pioggia di monete investì il palcoscenico. Il bambino si mise a raccogliere il danaro, suscitando le risa del pubblico. Era perfettamente a suo agio. Parlò al pubblico, ballò ed eseguì diverse imitazioni.

Echeggiarono applausi e risate, poi piovve sul palcoscenico una seconda ondata di monetine. Madre e figlio ebbero, alla fine, un applauso fragoroso.

Quella sera segnò la data della sua prima esibizione in teatro e dell'ultima di sua madre.

Ben presto la madre si ridusse in miseria. Ogni tanto trovava un lavoro da infermiera, inoltre si mise a lavorare come sarta.

Il padre continuava a bere e inviava il suo contributo settimanale in modo irregolare.

Nel seminterrato dove vivevano, la madre recitava per i figli e parlava loro di religione, di pietà, amore e umanità. Curava la dizione dei figli, facendoli sentire diversi dagli altri bambini.

Quando la madre si ammalò, vissero dell'assistenza municipale.  

Tempo dopo, la madre fu costretta a portare il marito in tribunale per il mancato sostentamento dei figli, ma perse la causa.

Furono costretti ad andare tutti e tre all'ospizio di Lambeth. I bambini furono poi trasferiti alle scuole Hanwell per gli orfani.

Superato il periodo di prova, i due fratelli furono ammessi alla scuola vera e propria, dove si separarono.

Dopo due mesi furono rispediti a Londra, all'ospizio di Lambeth. I ragazzi finirono al brefotrofio di Norwood, dove seppero che la madre era impazzita ed era stata ricoverata al manicomio.

Il tribunale aveva deciso di affidarli alla custodia del  padre, il quale alloggiava con la seconda moglie e un figlio in due stanze in una casa triste. Anche Louise, la moglie, beveva.

Louise mandò Charlie e Sydney alla scuola di Kennington Road. Si lamentava continuamente di loro.

Un sabato, dopo la scuola, Charlie tornò a casa e non trovò nessuno.

La polizia trovò Sydney e Charlie, alle tre di notte, addormentati per strada. Costrinsero Louise a lasciarli entrare.

Infine la loro madre lasciò il manicomio e li riprese con sé. Aveva preso in affitto una stanza a poco prezzo per stare di nuovo tutti insieme. I contributi settimanali di dieci scellini del padre erano quasi regolari, e la madre aveva ripreso a fare la sarta.

Da quando era tornata la mamma, Charlie riprese interesse per il teatro. Un giorno recitò a scuola Miss Priscilla's Cat, una filastrocca umoristica appresa da sua madre, riscuotendo risate e applausi.

La scuola cominciò ad entusiasmarlo. Divenne il centro dell'interesse sia dei maestri che degli scolari e ciò migliorò il suo rendimento.

La madre contattò il signor Jackson, direttore di una troupe di ballerini con gli zoccoli, che aveva quattro figli che facevano parte della troupe degli Eight Lancashire Lads. Charlie fu inserito nella troupe ottenendo un piccolo compenso.

Quando si lavorava in provincia, andavano a scuola in città diverse: ciò servi ben poco a migliorare la sua istruzione.

Per Natale furono scritturati all'Hippodrome di Londra, dove facevano i cani e i gatti in una pantomima di Cenerentola, che ottenne un grande successo.

I Griffiths Brothers erano un numero impressionante di trapezisti comici, che mentre si dondolavano insieme fingevano di prendersi a calci in faccia con grosse scarpe imbottite.

Bransby Williams fece nascere in Chaplin l'amore per la letteratura, che gli svelò un mondo talmente ricco di misteri da infondere in lui una grandissima voglia di leggere.

Per quanto frugale, la vita con gli Eight Lancashire Lads era piacevole, ma Charlie aspirava a ben altro. Tentò dapprima di diventare acrobata, poi giocoliere comico.

Quando erano a Londra, ogni sabato andava a trovare la madre. Cambiarono abitazione diverse volte. Vivevano in modo estremamente modesto.

Improvvisamente la loro vita cambiò. La madre aveva incontrato una vecchia amica, che abitava nell'elegante quartiere di Stockwell; e invitò la famiglia dell’amica a passare l'estate con lei. Si trasferirono in una casa d'angolo molto tranquilla di Lansdowne Square, piena di servitori e di ogni comodità. Lui e la madre si abituarono ben presto a quella vita agiata.

Sydney, che aveva ormai quattordici anni, interruppe gli studi per farsi assumere come fattorino telegrafico all'ufficio postale dello Strand.

Charlie decise di interrompere gli studi per cercarsi un lavoro. In brevissimo tempo fece molti mestieri:  garzone di un droghiere; usciere presso uno studio medico; aiutante di un cartolaio; soffiatore di vetro; aiuto-tipografo; infine tornò a scuola.

Sydney ottenne un posto di trombettiere su una nave in procinto di salpare per l'Africa, ma si ammalò di febbri reumatiche. Charlie iniziò a dare qualche lezione di ballo a una famiglia, dopo scuola, per cinque scellini alla settimana.

Con gli amici, Charlie giocava al teatro; faceva il regista e sceglieva sempre le parti del cattivo, più colorite di quelle dell'eroe. Per il resto passava il tempo con la madre che, guardando i passanti dalla finestra, inventava una storiella per ciascuno di loro, facendo ridere Charlie fino alle lacrime. Ma la madre lavorava sempre più stentatamente, veniva pagata sempre meno e Charlie smise di dare lezioni di ballo.

Debole e malnutrita, cominciò ad avere sintomi di pazzia e fu ricoverata in un manicomio molto lontano.

Charlie cominciò a lavorare con alcuni taglialegna. Un giorno gli fu offerto un posto di galleria al South London Music Hall, dove veniva rappresentato Early Birds, una pantomima di Fred Karno.

Sydney aveva intenzione di abbandonare la carriera del marinaio per mettersi a fare l'attore. Pensava di trovare un lavoro in teatro. Avendo guadagnato bene, comprò a Charlie degli abiti decenti.

Andarono a far visita alla madre. Seppero che la sua mente era stata danneggiata dalla denutrizione e che aveva bisogno di adeguate cure.

Charlie, tra un mestiere e l’altro, continuava a sognare di fare l’attore e si iscrisse in un'agenzia.

Ottenne una parte nella commedia Jim, con la paga di due sterline e mezza alla settimana. Interpretava Sammy,  uno dei personaggi più importanti della commedia. Era la storia di un aristocratico sofferente di amnesia che si trova a vivere in una soffitta con una giovane fioraia e uno strillone, Sammy (la parte da interpretare). La commedia Jim non ebbe successo, ma le recensioni parlarono bene di “un magistrale Charles Chaplin, un giovanissimo attore spigliato e vigoroso”.

Sydney andava spesso a trovare la madre, mentre Charlie era in tournée.

Charlie viveva da solo in città sconosciute, solo nelle stanze d'albergo, nei bar. Cominciò a soffrire di malinconia. Ottenne dalla direzione della compagnia una particina per Sydney nella successiva tournée. Finalmente avrebbero potuto stare insieme.

La madre guarì e fu dimessa. I due fratelli affittarono un appartamento di lusso, con un pianoforte. La donna era un po' invecchiata e piuttosto trasandata, ma si riprese ben presto. Era lei a fare la spesa e a provvedere ai pasti.

Dopo un mese volle tornare a Londra, perché era ansiosa di sistemarsi. Prese in affitto un appartamento dove avevano abitato in precedenza e comprò a rate un po' di mobilio. I figli inviavano alla madre un po’ di denaro ogni settimana.

Tornarono a casa dopo la seconda tournée per trascorrere qualche settimana con lei. Pur essendo felici di trovarsi nuovamente con la mamma, non erano abituati ai disagi di quella piccola casa.

Ma la madre si ammalò nuovamente e non tornò mai più in possesso di tutte le sue facoltà. Per parecchi anni langui nel manicomio finché non poterono farla ricoverare in una clinica privata.

Trascorse gli ultimi sette anni della sua vita travagliata negli agi, vedendo i figli ormai adulti baciati dalla fama e dalla fortuna.

A Charlie Chaplin fu proposto di interpretare il ruolo di Billie nella farsa di William Gillette.

Tornare a Londra per recitare in un teatro del West End era un rinascimento. Al Teatro Duke of York, Charlie incontrò Marie Doro, una donna bellissima. Charlie aveva solo sedici anni, ma fu amore a prima vista.

La commedia Clarissa, che Gillette aveva scritto per Marie Doro, fu un fiasco. Allora Gillette finì la stagione con la ripresa di Sherlock Holmes, in cui tornarono ad assegnare a Charlie la parte di Billie.

Alle prove incontrò nuovamente Marie Doro e se ne innamorò più che mai. L'amava e l'odiava insieme. Marie era una donna affascinante e per giunta piena di grazia. Holmes ottenne un grandioso successo.

Quando a Londra finirono le rappresentazioni di Holmes, i due Chaplin rimasero senza lavoro. Ma Sydney trovò subito un'altra scrittura. Charlie era allora adolescente e non vi erano parti teatrali per ragazzi di quella età.

Finalmente trovò lavoro in una compagnia di varietà, il Casey's Circus, dove si esibì nella parodia del Dr. Walford Bodie, con cui ottenne un certo successo, diventando la stella della compagnia.

Quando il Casey's Circus si produsse a Londra, Charlie prese alloggio in Kennington Road dalla signora Fields, una vedova che aveva tre figlie. Phoebe aveva quindici anni, era molto bella ed esercitava su di lui una profonda attrazione, sia fisica che sentimentale; ma era una ragazza assai seria.  Diventarono ottimi amici.

Un giorno Karno decise di scritturarlo in uno sketch  che aveva riscosso un grande successo. I fratelli presero un appartamento in città e lo arredarono. L'appartamento divenne il loro agognato rifugio.

A diciannove anni Charlie era già un attore apprezzato della compagnia Karno. Si innamorò di una cantante-ballerina, Helly, senza speranza.

Nel 1909 fu scritturato a Parigi alle Folies Bergère con la compagnia Karno per un mese di rappresentazioni. Era felice di andare in Francia. Seppe che un celebre musicista desiderava conoscerlo. Si trattava di Debussy.

Tornò in Inghilterra per iniziare una tournée in provincia. A Londra Karno gli offrì il ruolo di protagonista in The Football Match, iniziando le rappresentazioni all'Oxford, il più importante music hall di Londra.

Scaduto il contratto, ebbe la parte principale in The Wow-wows per l'America. Quella di andare negli Stati Uniti era proprio l'occasione che gli mancava. Gli Stati Uniti offrivano nuove opportunità. Lasciò un biglietto per Sydney per fargli sapere che partiva per l’America.

Giunse finalmente a New York, che gli sembrò una città avventurosa e sconcertante. Broadway gli apparve come un gioiello sfavillante, ricca di luci e colori. I quotidiani dedicavano al teatro intere pagine. In America Karno godeva di un'ottima reputazione. La troupe era l'attrazione principale in un programma di artisti eccellenti.

Qui Chaplin decise di istruirsi e di migliorare la sua cultura. Dopo alcune settimane ebbero finalmente successo. Furono scritturati per una tournée di venti settimane in teatri di provincia, dove la vita era a buon mercato. Vitto e alloggio costavano pochissimo.

La tournée li portò sulla costa. Durante questa tournée Charlie aveva con sé violino e violoncello. Dall'età di sedici anni si era esercitato ed ora prendeva lezioni.

Il burlesque era uno spettacolo composto da scenette allusive e volgari.

A Chicago la compagnia prese alloggio in un albergo dove abitavano le ragazze del burlesque. L'America gli piaceva sempre più.

La California gli apparve come un paradiso di sole, distese di frutti e palme. All'Empress, per la prima volta ebbe un cartellone tutto per sé. Ottennero il tutto esaurito a ogni rappresentazione.

Tornarono a New York dove ottennero grande successo. Furono scritturati per un'altra tournée. Alla fine avrebbero dovuto rientrare in Inghilterra. A Londra il fratello venne a prenderlo alla stazione; gli disse che si era sposato e viveva a Brixton Road. Charlie cercò una stanzetta per sé.

Una sera andarono a trovare la loro madre, che non stava bene e veniva trattata con le docce scozzesi. Decisero di ricoverarla in una clinica privata.

La troupe americana si rimise al lavoro e recitò nei teatri intorno a Londra. Lo spettacolo fu bene accolto, ma quando seppero che erano stati scritturati nuovamente negli stati Uniti, Charlie ne fu felice. Intanto la madre era migliorata.

Negli Stati Uniti Chaplin si sentì subito a suo agio. Riprese a studiare e istruirsi.

Aveva risparmiato una somma considerevole e decise di divertirsi e concedersi un po’ di lusso. Andò al Metropolitan Opera House per assistere al Tannhàuser. Era la sua prima opera lirica.

A Filadelfia fu contattato da Kessel e Bauman, due produttori cinematografici, pronti a scritturarlo per la parte dell’ubriaco. All'Empress di Los Angeles riscuoterono un successo strepitoso con la farsa intitolata A Night at the Club, in cui Charlie interpretava la parte di un vecchio ubriacone.

A Los Angeles il signor Sennett gli spiegò che il lavoro consisteva nel recitare senza copione, partendo da un'idea e seguendo il corso naturale degli eventi fino ad arrivare al finale comico.

Il regista Henry Lehrman gli propose la parte di un cronista di giornale in un documentario sulla stampa con qualche risvolto umoristico. Chaplin indossava finanziera, cilindro e un paio di baffi a manubrio. Quando iniziarono le riprese, ansioso di dare suggerimenti, suggerì gag per sé e per gli altri attori della troupe.

Sennett stava esaminando una scena che rappresentava l'atrio di un albergo e gli chiese di truccarsi in modo comico. Chaplin indossò una giacca attillata e un paio di calzoni sformati, due scarpe troppo grandi, il bastone, una bombetta troppo piccola, aggiungendo anche un paio di baffetti. Inizialmente non aveva alcuna idea del tipo da interpretare, poi iniziò ad immergersi nel suo nuovo personaggio. Doveva solo aggiungere invenzioni comiche e trovate spiritose. Cominciò a passeggiare su e giù, tutto impettito, dondolando il bastoncino. Sennett si divertì moltissimo, considerandolo un vagabondo gentiluomo, un poeta, un sognatore, sempre in cerca di nuove avventure.

Chaplin iniziò entrando in scena e inciampando nel piede di una signora. Si tolse la bombetta per scusarsi, poi inciampò in una sputacchiera; si voltò, si tolse la bombetta davanti alla sputacchiera. Tutti cominciarono a ridere. Chaplin decise di conservare quel costume, che gli aveva permesso di suscitare tanta ilarità. Il suo personaggio era originale e poco familiare perfino a lui, ma una volta indossati quei panni, egli si immedesimava nell’omino con la bombetta. Recitava con piacere, perché sul set si faceva tutto con grande spontaneità. Dava spesso suggerimenti e ciò incrementò la sua autostima.

Nel film successivo gli dissero che bisognava inscenare un inseguimento: correre e arrampicarsi sui tetti, tuffarsi nei fiumi. Interpretò quattro o cinque film, in cui dovette lottare per far accettare la sua comicità particolare. Alla fine ci riuscì. Vi fu una grande richiesta dei suoi film e il suo personaggio, chiamato Charlot, riscuoteva sempre maggior successo.

Il pubblico lo aveva preso in simpatia: per essere contento gli sarebbe bastato continuare così. Aveva fiducia nelle proprie idee e sapeva farle apprezzare a tutto il cast e ai registi. Creare in questo modo rendeva entusiasmante la sua attività cinematografica, a differenza del teatro, in cui non poteva discostarsi da un ruolo prestabilito. Il cinema gli garantiva una maggiore libertà e stimolava il suo bisogno d'avventura.

Era il 1914. Aveva venticinque anni, era nel fiore dell'età e innamorato del suo lavoro, non solo per il successo ottenuto, ma anche perché aveva la possibilità di conoscere tutte le stelle del cinema, come Mary Pickford. Trascorse notti meravigliose! Si innamorò di Peggy Pierce, una ragazza straordinariamente bella. Fu un amore reciproco.

Realizzava le comiche in una settimana, alla luce del sole. Charlot pazzo per amore si dimostrò di una comicità irresistibile, ma anche Charlot panettiere  ottenne un enorme successo. Partecipò ad un lungometraggio con Marie Dressler. Riuscì a raccomandare Sydney a Sennett, che lo scritturò.

Sydney lasciò l‘Inghilterra e si trasferì con la moglie.

Charlie, nella sua spaziosa camera aveva un pianoforte e una piccola libreria. Godeva di tutte le comodità del club: lussuose palestre, piscine e un servizio eccellente.

Quando scoppiò la prima guerra mondiale tutti pensarono che in sei mesi sarebbe finita. Charlie Chaplin firmò un contratto con Anderson. Nel frattempo lavorò al film Il suo passato preistorico, poi partì con Anderson per San Francisco, dove lo attendeva una nuova Mercedes verde.

A Chicago decise che avrebbe scritto da sé il soggetto del film e chiese i nomi dei possibili attori. Come prima attrice aveva scelto Gloria Swanson, che però voleva solo ruoli drammatici. Aveva  quasi finito il film Debutto di Charlot ed era già famoso e popolare.

Conobbe Edna Purviance, che era bellissima, ma silenziosa e riservata. La scritturò come prima attrice. Come soggetto scelse Charlot nottambulo -- un ubriaco in cerca di svago. Con Anderson realizzarono un nuovo studio a Los Angeles. Da Anderson ottenne un compenso di 25.000 e incontrava ogni tanto il fratello Sydney, al quale affidò la gestione dei suoi affari. Il suo personaggio era tanto popolare  che in tutti i negozi si vendevano statuette e riproduzioni di Charlot. Fu bombardato da proposte commerciali di ogni genere, relative a libri, abiti, candele, giocattoli, sigarette e dentifrici. Aveva numerosissimi ammiratori.

A Chicago Spoor gli propose un premio di diecimila dollari per ogni film.

In questo periodo D. W. Griffith produsse la sua epopea, La nascita di una nazione, un film che lo trasformò nel più importante regista cinematografico dell'epoca, oltre a rimanere un genio del cinema muto.

Chaplin elaborò una parodia della Carmen.

Mentre Sydney era a New York per vagliare alcune offerte, Charlie stava completando le riprese di Carmen  e viveva a Santa Monica in una casa sul mare. Divenne grande amico di Nat Goodwin, considerato il più grande attore drammatico e del teatro leggero americano. Ormai era lanciatissimo e, dovunque andasse, lo attendeva sempre una folla di ammiratori. Lo stesso Charlie Chaplin era sbalordito dalla celebrità ottenuta con pochi film comici.

Ripensò a Hetty Kelly e volle rintracciarla.

Aveva tutti i requisiti per farsi degli amici; era giovane, ricco e famoso, eppure girava per New York sempre solo e imbarazzato. Fu presentato al tenore Enrico Caruso come “Charlie Chaplin, il Caruso del cinema”.

Sidney aveva il bernoccolo della pubblicità stravagante ed era ricco di trovate pubblicitarie. Fu sua la fantastica idea di far imprimere ai divi di Hollywood mani e piedi nel cemento davanti al Chinese Theatre. La cerimonia divenne un onore quasi pari, per importanza, all'assegnazione di un Oscar.

I suoi svaghi consistevano nell'andare al varietà del Teatro Orpheum e nell'assistere alle rappresentazioni della compagnia stabile del Teatro Morosco; di tanto in tanto, ascoltava una sinfonia al Clune's Philharmonic Auditorium.

Frequentava l'Athletic Club, un centro dove si riuniva l’alta società di Los Angeles. Conobbe Rodolfo Valentino, che aveva sempre un'aria triste, era silenzioso e schivo ed ebbe sfortuna con le donne.

Per il suo nuovo contratto da 670.000 dollari, affittò uno studio nel cuore di Hollywood. La sua troupe comprendeva Edna Purviance ed altri attori.

Il suo primo film, Charlot capo-reparto, ottenne un successo strepitoso. Si svolgeva in un grande magazzino, nel quale avveniva un inseguimento su una scala mobile.

Tra il 1916 e il 1917 girò dodici comiche, tra cui Charlot pompiere, Il vagabondo, Charlot conte, Charlot usuraio, La strada della paura, L'emigrante, L'evaso.

Nonostante la scena prevedesse molte cadute e ruzzoloni e volassero schiaffi e botte, nessuno si faceva male lavorando nei suoi film. La violenza veniva provata attentamente e trattata come coreografia. Un ceffone sul viso era sempre truccato.

Quello fu il periodo più felice della carriera, in cui Chaplin si sentiva libero e leggero. Aveva ventisette anni e  prospettive favolose davanti a sé. Guadagnava moltissimo, grazie anche a Sydney, che aveva il bernoccolo degli affari e faceva fruttare i suoi guadagni.

Molti illustri visitatori vennero allo studio in questo periodo: la Melba, Leopold Godowski e Paderewski, Nizinskij e la Pavlova.

Secondo Chaplin nessuno aveva mai uguagliato Nizinskij nell'Après-midi d'un faune.

Considerò sublime la danza della Pavlova, che impersonava la tragedia della perfezione.

Incontrò Sarah Bernhardt, che recitava al teatro di varietà Orpheum, ma considerò Eleonora Duse la più grande attrice che avesse mai visto.

Conobbe Douglas Fairbanks, attore e brillante conversatore mondano, di cui divenne grande amico. Douglas Fairbanks fu il primo divo del cinema ad abitare a Beverly Hills.

Hollywood stava rapidamente diventando la mecca degli scrittori, degli attori e degli intellettuali. Autori famosi giungevano da tutte le parti del mondo, tra cui Somerset Maugham, autore di una novella da cui fu tratta una commedia intitolata Pioggia.

Elinor Glyn aveva scandalizzato il mondo vittoriano col suo romanzo Three weeks e si era fatta la reputazione di una scrittrice scandalosa.

Una romanziera piuttosto nota, saputo che Chaplin stava scrivendo la sua autobiografia, disse: « Spero lei abbia il coraggio di dire la verità », riferendosi alla sua vita sessuale ma, a differenza di Freud, Chaplin non credeva che il sesso fosse l'elemento più importante per comprendere il comportamento umano: riteneva che esso fosse maggiormente influenzato dal freddo, dalla fame e dalla vergogna della miseria.

Il primo film nel suo studio nuovo fu Vita da cani,  una storia a fondo satirico, in cui paragonava la vita di un cane a quella di un vagabondo, considerato come una specie di Pierrot.

Nella Febbre dell'oro  una ragazza pensava di fare uno scherzo a un vagabondo, ma alla fine sentì per lui una pietà che fu scambiata per amore.

La protagonista delle Luci della città era cieca e considerava il vagabondo romantico e affascinante fino a quando non riacquistò la vista.

Man mano che affinava la sua capacità di elaborare una storia, si affievoliva la sua vis comica. Spesso ricorreva alla musica.

Utilizzò la canzone Mrs Grundys per creare un'atmosfera adatta per L'emigrante.

Motivetti molto semplici gli diedero lo spunto per altre comiche. La canzone Violetera creò l'atmosfera delle Luci della città e Auld Lang Syne quella della Febbre dell'oro.

Fin dal 1916 aveva parecchie idee per lungometraggi. Pensò a un viaggio nella luna come satira del progresso in Tempi moderni.

Secondo Chaplin il tema della vita è il conflitto e il dolore; su questi temi egli basava la sua comicità, partendo dai guai della gente e arrivando a trarla da quei guai.

Il suo concetto della comicità partiva dalle sottili discrepanze che percepiamo nel normale comportamento umano: attraverso la comicità vediamo l'irrazionale in ciò che sembra razionale ; il folle in ciò che sembra sensato ; l'insignificante in ciò che sembra pieno d'importanza. La comicità aiuta a sopravvivere preservando il nostro equilibrio mentale, prendendo tutto con una certa leggerezza. Un eccesso di serietà porta all'assurdo.

Scoppiata la guerra, a Chaplin, Mary Pickford, Douglas Fairbanks fu chiesto di aprire ufficialmente la terza campagna per il Prestito della Libertà, a Washington. Chaplin riuscì a vendere Buoni della Libertà per un valore di parecchi milioni di dollari.

A Los Angeles incontrò Marie Doro, che era venuta a Hollywood per interpretare alcuni film della Paramount. Seppe che era un'ammiratrice di Charlie Chaplin. Le confessò di essere stato innamorato di lei.

Come soggetto del secondo film pensò a fare una comica sulla guerra e ne fu entusiasta. Realizzò Charlot soldato, con la prima parte imperniata sulla « vita da borghese », la seconda sulla « guerra » e la terza sul « banchetto », in cui Charlot sarebbe stato festeggiato per il suo eroismo catturando il Kaiser. E alla fine si scopriva che era stato tutto un sogno.

Gli effetti comici dovevano essere appena accennati. Chaplin fece di Charlot un essere insignificante, comune, senza una storia, presentandolo già sotto le armi.

Charlot soldato ottenne un enorme successo e fu molto apprezzato dai soldati durante la guerra, ma gli era costato parecchio tempo e denaro in più. Chiese il rimborso delle spese supplementari, ma non l’ottenne.

Il giorno dopo Sydney vide Douglas e Mary, preoccupati perché i loro contratti stavano per scadere. Proposero di annunciare ai gestori che stavano per formare una loro casa di produzione, che contavano di vendere i loro film sul mercato libero e restare indipendenti. Fecero una dichiarazione alla stampa Mary Pickford, D. W. Griffith, W. S. Hart, Douglas Fairbanks e Chaplin. La nuova società si sarebbe chiamata United Artists Corporation. La notizia fu pubblicata in prima pagina da tutti i giornali. Ad onta della sua bellezza, Mary aveva fama di essere una vera volpe in fatto di affari. Zukor era insieme un grande attore e un grande uomo d'affari. Aveva creato la più vasta catena di teatri del mondo. Chiese di essere associato alla nuova società in cambio di una partecipazione agli utili.

Chaplin guadagnò moltissimo col primo film La febbre dell'oro.

La guerra infuriava. Massacri e distruzioni spietati predominavano in Europa. Nei campi di addestramento agli uomini si insegnava la tecnica dell'attacco all'arma bianca. Era considerato vergognoso non arruolarsi. Chaplin fu criticato perché non si era arruolato.

L'esercito americano, giunto in Francia, attaccò  immediatamente con coraggio, ma ebbe molte perdite. Finalmente gli alleati cominciarono a muoversi. Seguirono grossi titoli neri: IL KAISER FUGGE IN OLANDA!

Quando fu firmato l’armistizio, il mondo impazziva di gioia: tutti cantavano, ballavano, si abbracciavano.

Ma dopo la pace la civiltà non fu più la stessa. 

Sam Goldwyn gli propose un incontro. C’erano molte belle ragazze, tra cui Mildred Harris. Dopo qualche incontro. Chaplin decise di sposarla, ma temeva che il matrimonio ostacolasse la sua carriera. Per Mildred il matrimonio fu un'avventura emozionante, ma non realistica.

Il matrimonio ebbe un'influenza negativa sulle sue facoltà creative. Dopo Charlot campagnolo All'Orpheum scoprì un incantevole ragazzino, Jackie Coogan, che veniva alla ribalta per inchinarsi con suo padre. Comprese che quel bambino sarebbe stato l'ideale per un film! Pensò al monello che va in giro per le strade spaccando i vetri, e il vagabondo che finge di passare di lì per caso e si offre di ripararle!  Tutti i bambini, in una forma o nell'altra, hanno un pizzico di genio; il trucco sta nel tirarglielo fuori. Con Jackie fu facile. Era spontaneo in ogni sua azione. Nacque il film Il monello (1921). Jackie fu veramente superbo.

Il passaggio dalla farsa alla tragedia era una questione di sensibilità e di giudizio nella disposizione delle sequenze. C'erano stati satira, farsa, realismo, naturalismo, melodramma e fantasia, ma la fusione tra comicità e sentimento, che costituiva la premessa del Monello fu un'autentica innovazione.

Pur essendosi molto affezionato a Mildred, erano irrimediabilmente male assortiti. Dopo un anno di matrimonio nacque un bambino che visse solo tre giorni. Poi venne la rottura. Si separarono amichevolmente, accordandosi sul fatto che lei avrebbe chiesto il divorzio per crudeltà mentale, senza informarne la stampa.

La didascalia iniziale del film diceva: « Un film con un sorriso e forse una lacrima ». Conobbe un giovane commediografo, Eugene O'Neill (il quale più tardi sarebbe diventato suo suocero).

Era ansioso di cominciare con la United Artists.

Ottenne il permesso di soggiorno per sua madre negli Stati Uniti rinnovabile di anno in anno. Fu sistemata in una casa con un’infermiera. Charlie e Sydney ogni tanto andavano a farle visita.

Secondo Chaplin colui che scrive per il teatro deve far leva soprattutto sul sentimento. Nella  commedia moderna, che tratta della vita di ogni giorno, non voleva decorazioni geometriche o effetti strabilianti, che avrebbero distrutto la finzione. Quando intelletto e sentimento sono perfettamente equilibrati allora nasce l'eroe, l'attore superlativo. La caratteristica essenziale del grande attore è che egli si piace mentre recita; deve avere anche un fervido amore per se stesso e un'enorme fiducia nelle proprie capacità.

Chaplin non aveva mai studiato recitazione, ma da ragazzo ebbe la fortuna di vivere in un'epoca di grandi attori, e la loro esperienza gli insegnò molte cose. In Luci della ribalta, con l’avanzare dell’età, Calvero diventava vecchio e riflessivo, acquistando il senso della propria dignità, e questo era fatale allo stretto rapporto da lui allacciato col pubblico.

Anche se Il monello ottenne un enorme successo, Chaplin aveva ancora quattro film da produrre per la First National. Terminato Charlot e la maschera di ferro pensò ad  una parodia sul mestiere dell'idraulico.

Dopo dieci anni aveva ricevuto una lettera di Hetty Kelly, che si era sposata e viveva in Portman Square. Decise di recarsi a Londra  e di andarla a trovare. Non era preparato alla festosa accoglienza da parte degli ammiratori, dei giornalisti e delle autorità.

Durante il viaggio Arthur Kelly gli disse che Hetty era morta due mesi prima.

A Londra fu invaso dalla nostalgia. Arrivò a Pownall Terrace 3 e si avvicinò alla casa a piedi. Poi rivide Kennington Gate, il luogo del suo primo appuntamento con Hetty. Mentre girava per Kennington, tutta la vita ivi trascorsa gli parve un sogno, mentre la realtà era costituita dalle sue esperienze negli Stati Uniti.

Di lui scrisse lo scrittore Somerset Maugham: "Charlie Chaplin... la sua comicità è semplice, dolce, spontanea. Eppure si ha sempre l'impressione che sotto sotto serpeggi una profonda malinconia. Il suo umorismo è permeato di tristezza".

Ricchezza e celebrità gli avevano insegnato a vedere il mondo nella giusta prospettiva, gli avevano insegnato che l'intelligenza non deriva necessariamente dall'istruzione o dalla conoscenza dei classici.

Incontrò James Barrie: a Hollywood la Paramount stava per girare una versione cinematografica di Peter Pan.

Alla sede della Oswald Stoll Theatres, ebbe modo di vedere un film tratto da uno dei racconti di Wells.

A cena con Orson Wells incontrò Rebecca West.

Stanco della baraonda con cui era stato accolto a Londra, decise di recarsi a Parigi. Anche qui lo aspettava una folla in delirio.

La sera della « prima » al Trocadero Chaplin era in un palco con Cécile Sorel, Anne Morgan e molte altre persone. Qui ricevette un’onorificenza e l’invito a pranzo alla Villa Trianon di Versailles, dove erano presenti il principe Giorgio di Grecia, Lady Sarah Wilson, il marchese di Talleyrand-Périgord, il comandante Paul Louis Weiller ed altri.

Il giorno dopo si recò a Londra per un pranzo con Lloyd George. Fu ricevuto in un mondo da Mille e una notte.

Rientrò a Londra, per presenziare a una mostra di pittura Four Georges per beneficenza.

A Londra conobbe Thomas Burke, autore di Limehouse Nights.

Poi cominciò a pensare di fare ritorno negli Stati Uniti. Era riluttante a lasciare l'Inghilterra, ma ormai aveva ottenuto tutto quello a cui aveva aspirato e rientrava carico di soddisfazioni. Era contento di tornare in California e di rimettersi al lavoro.

Quando giunse a New York rivide Marie Doro.

Tornato a Hollywood, Chaplin fece visita a sua madre. Sembrava molto allegra e felice per il grandissimo successo del figlio. Purtroppo ebbe una ricaduta e morì.

Quando Clare Sheridan, la scultrice che fece tanto scalpore con il suo libro From Mayjair to Moscow, venne a Hollywood, Sam Goldwin diede una cena in suo onore alla quale fu invitato anche Chaplin. La Sheridan ebbe l’incarico di realizzare una scultura del famoso comico.

Invecchiando, era sempre più attratto dal problema della fede. Egli aveva fede nell'ignoto, in tutto ciò che non comprendiamo col ragionamento.

Produrre gli ultimi tre film gli parve un ostacolo insormontabile. Si trattava di Giorno di paga, Il pellegrino e Una donna di Parigi, nel quale Edna Purviance era protagonista. Quando li completò, finalmente era libero di girare la sua prima comica per la United Artists, e ansioso di eguagliare il successo del Monello. Per settimane cercò una nuova idea. Nell'elaborazione di una comica la tragedia stimola il senso del ridicolo: dobbiamo ridere in faccia alla tragedia, alla sfortuna e alla nostra impotenza contro le forze della natura, se non vogliamo impazzire.

Traendo spunto dalla spedizione Donner che si smarrì sui monti della Sierra Nevada, costretta a combattere contro il freddo e la fame, realizzò una delle sue scene più comiche. In preda a una fame irresistibile bolliva una scarpa e la mangiava, mangiando le stringhe come spaghetti.

Durante la lavorazione della Febbre dell'oro si sposò per la seconda volta ed ebbe due figli. Anche questo matrimonio era destinato a fallire.

La febbre dell'oro fu proiettato allo Strand Theatre di New York ed ebbe un successo straordinario.

A Beverly Hills Chaplin conobbe Gertrude Stein.

Durante la lavorazione della Febbre dell'oro Elinor Glyn gli fece conoscere Marion Davies, autrice di una bizzarra pubblicità, ma anche ottima attrice, ricca di fascino e di talento. Poi Rodolfo Valentino lo invitava spesso a casa sua, con gli altri amici.

Fin quasi allo scoppio della seconda guerra mondiale nessuno sapeva granché dei campi di concentramento hitleriani. Cornelius Vanderbilt era riuscito a penetrare in uno di essi e aveva descritto le torture che vi venivano perpetrate dai nazisti. Ma le sue testimonianze di quella degenerata brutalità erano talmente incredibili che poca gente vi prestò fede. Vanderbilt gli spedi una serie di fotografie formato cartolina che mostravano Hitler durante un discorso. A Chaplin il viso del dittatore apparve oscenamente comico. Ma quando Einstein e Thomas Mann furono costretti a lasciare la Germania, il viso di Hitler non gli apparve più comico ma sinistro.

Chaplin incontrò Einstein nel 1926, quando venne in California per una serie di conferenze. Einstein era affabile e gioviale, ma Chaplin comprese che i suoi modi calmi e gentili nascondevano un temperamento estremamente emotivo, e che era da questa fonte che proveniva la sua straordinaria energia intellettuale.

Durante una cena la signora Einstein raccontò a Chaplin la storia del mattino in cui suo marito aveva concepito la teoria della relatività. Disse che lo scienziato aveva avuto un’idea e, mentre la elaborava, cominciò a suonare il piano; continuò a suonare e a prendere appunti per circa mezz'ora, poi salì nel suo studio, informandola che non voleva essere disturbato, e vi rimase due settimane. Non scendeva nemmeno per mangiare. Finalmente elaborò la sua  teoria della relatività.

Quando il terrore nazista si abbattè sulla Germania, gli Einstein cercarono asilo negli Stati Uniti. Quando tornarono in California nel 1937 gli Einstein gli fecero visita.

Eisenstein, il regista russo, venne a Hollywood con la sua troupe. Eisenstein doveva girare un film per la Paramount. Venne con la fama del Potemkin e dei Dieci giorni che sconvolsero il mondo. Il suo film Ivan il Terribile, che Chaplin vide dopo la seconda guerra mondiale, fu certo il migliore di tutti i film storici. La Warner Brothers produsse la sua prima sequenza parlata. Era un film in costume, nel quale si vedeva un'attrice molto carina macerarsi in silenzio per un grande dolore. Secondo Chaplin nessuno sapeva dosare il sonoro ed era convinto che il sonoro avesse i giorni contati.

Un mese dopo la MGM produsse Melodie di Broadway, una commedia musicale sonora a lungometraggio, che ottenne uno strepitoso successo finanziario. Era il tramonto del cinema muto. Ma ormai il cinema aveva cambiato strada.

Chaplin era però deciso a continuare a fare film muti e realizzò Le luci della città, che prendeva le mosse dalla storia di un clown che, in seguito a un incidente, aveva perso la vista. Al posto del clown egli pose la fioraia cieca. Il film Le luci della città era un film muto ideale, ma gli creava vari problemi. Dall'avvento del sonoro, che furoreggiava ormai da tre anni, gli attori avevano quasi disimparato a recitare pantomime.

Durante la lavorazione la borsa crollò, ma Chaplin non rimase coinvolto nel disastro.

Finalmente fu completato Le luci della città; non restava da registrare che la musica, che Chaplin compose personalmente. Cercò di comporre una musica romantica ed elegante, che fosse in contrasto con il personaggio del vagabondo, perché la musica elegante conferiva ai suoi film una dimensione emotiva.

Alla première il film andò benissimo. Il film rimase in cartellone dodici settimane, con grandi guadagni.

Incontrò Winston Churchill, che gli apparve sperduto e fuori posto. Aveva modi bruschi. Il duca e la duchessa di York lo invitarono a pranzo.

Infine Chaplin lasciò l'Inghilterra per trascorrere un po' di tempo con Sydney a Nizza. 

Si recò nell’Oriente misterioso.

Tornato a casa, a Beverly Hills, si sentiva confuso e senza progetti, inquieto e conscio di un'estrema solitudine.

Conobbe Paulette Goddard, una ragazza spigliata e divertente. Divennero amici, accomunati dalla solitudine. Paulette gli apparve un magnifico personaggio da portare sullo schermo. Lo spunto di Tempi moderni gli venne da una conversazione sulla macchina per mangiare, che gli apparve come un dispositivo per risparmiare tempo, in modo che gli operai potessero continuare a lavorare anche durante l'intervallo per il pranzo. La sequenza della fabbrica si risolveva con l'esaurimento nervoso del vagabondo. Dopo la cura il vagabondo incontrò una giovane ladra, Paulette, la monella vestita di stracci. 

In viaggio conobbe Jean Cocteau. Tempi moderni era un successone.

Chaplin sposò Paulette, ma tra loro presto si formò una frattura insanabile. 

Conobbe John Steinbeck, che era alle soglie del successo, avendo appena scritto Pian della Tortìlla e una serie di racconti.

Gli Steinbeck avevano un ménage meraviglioso, che Chaplin invidiava, essendo arrivato al fallimento del secondo matrimonio.

La guerra era di nuovo nell'aria. I nazisti marciavano già. Chaplin si chiedeva come avessero potuto dimenticare la prima guerra mondiale e i suoi quattro anni di strazianti sofferenze, gli atroci rottami umani.

Nel 1937, mentre si stava preparando un'altra guerra, a Chaplin fu suggerito un film su Hitler, giocando su uno scambio d'identità grazie ai baffetti uguali: Chaplin poteva interpretare se stesso (il vagabondo) e il dittatore. Nei panni di Hitler avrebbe potuto arringare la folla usando un gergo incomprensibile. Un film su Hitler era l'ideale per una parodia e una pantomima. Impiegò due anni per portare a termine Il dittatore.

La parte di protagonista femminile doveva essere affidata a Paulette, con cui aveva mantenuto rapporti di amicizia. Fu però messo in allarme dai possibili rischi di un film antihitleriano.

L'Inghilterra dichiarò guerra ai nazisti. Poi, improvvisamente, ebbe inizio l'olocausto: l'invasione del Belgio, il crollo della Linea Maginot, l'occupazione della Francia. Le notizie peggioravano di giorno in giorno. L'Inghilterra aveva le spalle al muro. Quando Hitler decise di invadere la Russia, dimostrando la sua follia, gli Stati Uniti non erano ancora entrati in guerra. Chaplin ebbe diversi solleciti a completare il film, atteso da tutti. 

Durante la lavorazione del Dittatore cominciò a ricevere lettere di squilibrati, con svariate minacce. Il dittatore fu proiettato al Capitol davanti a un pubblico elegante ed entusiasta, ma ottenne recensioni discordi.

Gli Stati Uniti non erano ancora entrati in guerra. La separazione con Paulette era inevitabile.

Benché l'America non fosse ancora in guerra, Roosevelt aveva ingaggiato con Hitler una specie di guerra fredda e i nazisti si erano infiltrati nelle organizzazioni americane.

Quando il Giappone attaccò Pearl Harbour, l'America si preparò immediatamente alla lotta: in brevissimo tempo parecchie divisioni di soldati americani furono fatte affluire al di là dell'oceano. Chaplin fu invitato a tenere un discorso per parlare del soccorso bellico alla Russia.

Conobbe Joan Barry, amica di Paul Getty. Joan Barry era invadente e si ubriacava spesso. Gli creò numerosi problemi.

Orson Welles gli diede lo spunto per un documentario sul celebre assassino francese Landru. Chaplin sfruttò l'idea pensando che Landru sarebbe stato il protagonista ideale di un film comico, Monsieur Verdoux.  

Gli proposero come interprete del film Shadow and Substance Oona O'Neill, figlia del famoso drammaturgo Eugene O'Neill. Era una bellezza luminosa, piena di un fascino poco appariscente e di una grazia seducente. La scritturò su due piedi. Iniziarono così vent'anni di assoluta felicità. In un primo tempo la differenza d'età lo preoccupò, ma Oona era fiduciosa e risoluta. Si sposarono al termine della lavorazione di Shadow and Substance.

Affittarono per due mesi una casa a Santa Barbara e vi trascorsero una pacifica esistenza. Intanto la Barry, che era incinta, accusò Chaplin di essere il padre del bambino e minacciò di creare uno scandalo. Nelle settimane che seguirono gli parve di vivere in un romanzo di Kafka. Fortunatamente, un esame del sangue bastò a provare che non era lui il padre del bambino.

Il processo durò parecchi giorni e si concluse con la proclamazione della sua innocenza.

Charlie Chaplin e Oona, finalmente liberi dopo il clamore del processo, decisero di lasciare la California per trasferirsi a New York. Quei giorni furono idillici. Dopo i disordini conseguiti al processo, molti avevano dimenticato Chaplin e nessuno li disturbò.

Oona gli confessò di non voler fare l’attrice. Charlie ne fu felice: finalmente avrebbe avuto una moglie da non dividere con un palcoscenico.

Si rimise al lavoro su Monsieur Verdoux. Frequentò vari rappresentanti del mondo delle arti e delle lettere:  Thomas Mann, Bertolt Brecht, Schoenberg, Aldous Huxley e la moglie e il poeta Dylan Thomas.

Tra gli amici c’era anche Theodore Dreiser.

La lavorazione del film su Monsieur Verdoux durò due anni e inizialmente dovette superare una severa censura. La storia, intrisa di humour nero, era un'aspra satira e una critica sociale. Il film riscosse molto successo, ma Chaplin fu criticato come simpatizzante del comunismo, per cui molti gestori di cinema annullarono le prenotazioni.

Chaplin con la moglie ritornò in California, ma era ottimista e non ancora convinto di aver perso del tutto l'affetto del popolo americano. Elaborò una storia d'amore che potesse riguadagnargli l'affetto del popolo americano. Luci della ribalta richiese diciotto mesi di preparazione, soprattutto per la musica per balletto. Come attrice per la parte della ragazza, Chaplin scritturò Claire Bloom.

Frattanto la moglie Oona aveva avuto quattro figli: Geraldine, Michael, Josie e Vicky. La vita a Beverly Hills era di nuovo piacevole. Il film ebbe grande successo e Oona era ansiosa di mandare i figli a scuola in Europa, lontano dall'influenza di Hollywood.

Benché eccitato dalla prospettiva di visitare l'Inghilterra con la sua famiglia, Chaplin si sentiva molto sereno. Erano passati vent'anni dall'ultima volta che avevo visto Londra.

Si era attirato l'inimicizia dell'America perché era stato un anticonformista. Pur non essendo comunista, si rifiutava di allinearmi con coloro che li odiavano. Inoltre era odiato per non aver mai chiesto la cittadinanza americana. Si attirò così l'inimicizia di una nazione e disgraziatamente perse l'affetto del popolo americano.

La « prima » di Luci della ribalta doveva aver luogo all'Odeon, in Leicester Square. Era per beneficenza, e vi partecipò la principessa Margaret. Il giorno dopo ebbero inizio le proiezioni normali. Anche se le recensioni furono abbastanza tiepide, Luci della ribalta batté tutti i primati degli incassi, e a dispetto del boicottaggio americano gli fece guadagnare più di tutti gli altri suoi film.

 

Da quando avevano lasciato l'America, la loro vita si svolgeva su un altro piano. A Parigi e a Roma furono ricevuti come dei conquistatori.

 

A Roma fu onorato, decorato e ricevuto dal presidente e dai ministri.

Prima di lasciare Parigi per Roma, seppe che Jean Paul Sartre e Picasso desideravano conoscerlo; così invitò a cena i due con Aragon. La sera si recarono tutti nell’abitazione di Picasso, che era una soffitta assai squallida e malandata. Picasso mostrò loro alcune tele meravigliose di Cézanne e di altri artisti. In quella stamberga c'era una miniera d'oro.

La famiglia Chaplin, dietro consiglio di un amico, decise di trasferirsi in Svizzera.

Passarono quattro mesi cercando una casa adatta a loro e ai quattro figli. Oona era in attesa del quinto figlio. Si stabilirono nel villaggio di Corsier in una casa con un grande e ricco frutteto e grandi alberi.

Pian piano cominciarono a troncare gli ultimi legami con gli Stati Uniti.

Quando si recavano a Londra, incontravano gli amici, tra i quali Sydney Bernstein, Ivor Montagu e Douglas Fairbanks jr. Durante una delle loro visite seppero che Krusciov e Bulganin li avevano invitati a un ricevimento dato dall'ambasciata sovietica.

La sera dopo incontrò il primo ministro indiano e sua figlia, la signora Gandhi, una signora amabile e silenziosa.

Durante la crisi coreana, gli fu chiesto di proiettare Le luci della città al primo ministro Ciu En-lai, che si trovava a Ginevra ed era il perno attorno al quale ruotava il problema della pace o della guerra.

In primavera riceveva le visite di molti amici americani e inglesi, tra cui Truman Capote.

A volte decidevano di andare a Londra e a Parigi, qualche volta a Venezia o a Roma: tutte città raggiungibili in un paio d'ore.

Gli amici gli chiedevano se sentisse la mancanza degli Stati Uniti. Rispondeva che l’America era cambiata. Chaplin, invece, ricercava un senso della vita più semplice e personale..

Ormai considerava la vita  più emozionante che mai. Godeva ottima salute, era pieno di fantasia e desideroso di produrre altri film.

Negli ultimi vent'anni aveva capito che cosa fosse la felicità perché aveva avuto la fortuna di essere sposato a una moglie meravigliosa.