Film gialli, polizieschi, horror, thriller

LA FINESTRA SUL CORTILE (1954)

 

REGIA: Alfred Hitchcock.

INTERPRETI PRINCIPALI: James Stewart, Grace Kelly, Raymond Burr, Thelma Ritter, Wendell Corey.

DURATA: 122 minuti.

 

Tutta la narrazione si svolge all'interno dell'abitazione di un giornalista, ferito durante un reportage. Costretto dall'ingessatura a non muoversi, si accontenta di osservare il mondo (o quel poco che gli appare davanti) dalla finestra che dà su un cortile interno del condominio. Ha modo, così, di entrare nell'intimità dei suoi vicini di casa e dirimpettai: una ballerina che si esercita tutto il giorno, una donna nubile in cerca d'amore, una coppia di coniugi anziani: lei malata e lui costretto a vegliarla. All'improvviso la malata scompare e i sensi acuti del fotoreporter si risvegliano, aiutati dall'intuito della sua bellissima fidanzata e dalla curiosità della sua vecchia infermiera.

Nonostante le perplessità di un amico poliziotto, che non riesce a credere che sia potuto accadere un crimine, i tre si mettono all'opera e scoprono la verità, in un ritmato ed affannoso succedersi di eventi altamente drammatici, in cui rischiano realmente la vita.

TESTIMONE D'ACCUSA (1957)

 

REGIA: Billy Wilder
COLORE: B/N
DURATA: 115 minuti.


Giallo straordinario tratto da un'opera di Agatha Christie, basato soprattutto sulle capacità interpretative di Charles Laughton (l'avvocato), si avvale di un cast di tutto rispetto, tra cui spiccano Tyrone Power (l'accusato) e Marlene Dietrich (moglie dell'accusato).

La trama è piuttosto semplice: Leonard Vole, soldato americano squattrinato, conosce la tedesca Christine Helm, se ne innamora e la sposa. Trova un impiego presso Emily French, un'eccentrica miliardaria, che si invaghisce di lui e decide di lasciargli in eredità tutti i suoi beni.

Accusato dell'omicidio della donna, è difeso dall'avvocato Robarts, un legale di grande successo non più giovane e di salute molto cagionevole. In una serie di scene drammatiche che si susseguono fino ad una sequenza di colpi di scena inattesi, il film è tutto godibile fino alla fine.

INTRIGO INTERNAZIONALE (1959)

 

REGIA: Alfred Hitchcock.

Cary Grant, Eva Marie Saint, James Mason, Martin Landau, Leo G. Carroll.

DURATA: 136 minuti.

 

Film di spionaggio, a ragione considerato uno dei capolavori di Hitchcoch, è molto coinvolgente, con scene di grandissima suspence.

Roger Thornhill, un pubblicitario newyorkese, per un banale equivoco viene scambiato per un certo George Kaplan da due uomini che lo sequestrano e lo conducono in una villa fuori città. Là Thornhill viene invitato a collaborare. Poiché insiste nel dire di non essere Kaplan, i rapitori lo fanno ubriacare e cercano di eliminarlo simulando un incidente d'auto.

Thornhill riesce a salvarsi e viene fermato dalla polizia per guida in stato di ubriachezza. Racconta ciò che gli è capitato, ma la polizia non gli crede e perfino sua madre è convinta che egli stia inventando tutto. Decide così di indagare per conto proprio. Accusato ingiustamente di omicidio, è costretto a fuggire. Sul treno conosce Eva Kendall, la quale lo aiuta a  sfuggire ai controlli dell'F.B.I nascondendolo nel suo vagone letto. La donna si offre anche di metterlo in contatto con Kaplan e gli fornisce un appuntamento per incontrarlo. Ma l'appuntamento è una terribile trappola: giunto in una zona deserta, Roger viene attaccato da un aeroplano che cerca di ucciderlo soffocandolo in mezzo al mais con il diserbante. Anche questa volta riesce a scamparla; raggiunge in albergo Eva e non sa ancora spiegarsi in che modo lei sia coinvolta nella faccenda. Eva lo lascia nel bagno dell'hotel e si reca ad una casa d'aste, ma lui la segue e scopre che lei è l'amante di Philip Vandamm, un criminale che lui ha incontrato proprio nella villa la sera in cui hanno cercato di ucciderlo. Capisce di essere in trappola e, con un colpo di genio, provoca l'intervento della polizia. I poliziotti ricevono l'ordine di condurlo in aeroporto per affidarlo a un funzionario della C.I.A, il quale lo informa dell'importante ruolo che Eva riveste in un caso di spionaggio che riguarda van Damm. In un susseguirsi di spettacolari colpi di scena, tra cui, memorabile, la fuga tra le teste dei presidenti USA sul monte Rushmore, solo alla fine di una lotta rischiosissima Van Damm viene arrestato. L'ultima scena vede di nuovo Roger ed Eva in un vagone letto di un treno, ma questa volta in luna di miele.

L'UCCELLO DALLE PIUME DI CRISTALLO (1970)

REGIA: Dario Argento

INTERPRETI: Enrico Maria Salerno, Tony Musante, Suzy Kendall, Umberto Raho, Werner Peters, Mario Adorf.

DURATA: 96 minuti

Un giovane americano, Sam Dalmas, ha un impiego a Roma in un istituto di scienze naturali grazie ad un amico ornitologo. Ha completato la ricerca sugli uccelli più rari e sta per partire quando, casualmente assiste al tentato omicidio di una donna in una galleria d'arte. Avverte subito la polizia; nonostante ciò, finisce per diventare il principale sospettato; ci sono stati già crimini simili in quei giorni, che vengono collegati con quel tentativo. Dalmas collabora alle indagini e si rende conto di essere in possesso di un elemento importante, pur non riuscendo a portarlo al livello della coscienza.

Decide di indagare sul primo omicidio, quello di una commessa di un negozio di antiquariato. Scopre che l'antiquario, nel giorno del delitto, ha venduto un quadro che raffigura un atto di violenza su una donna; ne ottiene una copia e la mette in camera sua.

Una sera subisce un attentato mentre è in compagnia della sua ragazza; vede il volto dell'assalitore e ne parla con la polizia, riceve una scorta. Riceve minacce telefoniche dall'assassino. Si fa consegnare le registrazioni, le studia con l'amico per cercare di individuare uno strano rumore di fondo.

Si susseguono altri crimini nei confronti di donne. Sam decide di parlare all'autore del quadro un artista strano, il quale riferisce di aver rappresentato una storia vera di un'aggressione, in cui la donna si salvò, ma l'aggressore fu imprigionato.
L'omicida attenta alla vita della fidanzata di Sam, Giulia, la quale si è prudentemente barricata in casa. Sam arriva in tempo, ma l'assassino fugge. Sam ha individuato lo strano rumore: è il verso di un uccello dalle piume di cristallo, di cui a Roma vive solo un esemplare allo zoo.

Recatosi allo zoo, scopre che il marito della donna che stava per essere uccisa vive proprio accanto allo zoo. Sentendo delle grida in casa, si precipitano e trovano l'uomo, che sta tentando di uccidere la donna. Lei si salva e scappa, lui rimane ucciso, dopo aver confessato di essere l'autore di tutti i delitti.

Sam la insegue, la raggiunge nei pressi della galleria d'arte. Comprende di aver sbagliato tutta la ricostruzione dei delitti e giunge alla verità.

DELITTO SOTTO IL SOLE (1982)

 

REGIA: Guy Hamilton

INTERPRETI: Peter Ustinov, James Mason, Jane Birkin, Colin Blakely, Nicholas Clay.

DURATA: 102 minuti.
 

In un hotel su un'isola greca arrivano in vacanza molti personaggi con caratteristiche diverse. Tra tutti spicca Arlena, nota attrice che recentemente si è risposata col capitano Marshall. Nonostante siano arrivati tutti per conto proprio, come Poirot scoprirà, tutti hanno qualche legame con Arlena. La stessa proprietaria dell'hotel, innamorata di Marshall, vorrebbe che lui la lasciasse per occuparsi maggiormente della figlia avuta dal primo matrimonio. Un ex amante di Arlena le chiede inutilmente la restituzione di un costoso gioiello donatole anni prima. Tra i vacanzieri vi è una giovane coppia di sposi. Il marito, Patrick, diventa subito l'amante di Arlena, rendendo infelice e gelosa la povera moglie. Vi sono poi giornalisti, registi, in qualche modo legati all'attrice.

La povera Arlena, bellissima vamp, poco amata da tutti per le sue maniere altezzose, viene trovata uccisa su una spiaggetta, I sospetti sono, praticamente tutti, ma Poirot saprà smascherare gli assassini, che sono riusciti a camuffare molto bene la loro identità.

PSYCHO (B/N - 1960)

REGIA: Alfred Hitchcock

INTERPRETI: Anthony Perkins, Vera Miles, John Gavin, Janet Leigh, Martin Balsam, John McIntire, Simon Oakland, Frank Albertson.

 

Il film è tratto dall'omonimo romanzo di Robert Bloch.

Marion, una segretaria, che è riuscita a sottrarre un'ingente somma alla società in cui lavora, si ferma in un motel gestito da Norman Bates, un giovane che vive con una madre autoritaria. Durante la notissima scena della doccia, Marion viene uccisa. Al motel arriva il detective ingaggiato dalla società a cui Marion ha sottratto il denaro. Dopo una lunga rierca in vari motel, individua quello giusto e ne informa Lila, sorella di Marion. Il detective sospetta della madre di Norman e va a parlarle, ma viene ucciso. Lila riesce ad entrare con un sotterfugio nel motel per parlare con Norman e sua madre e scopre un'agghiacciante verità, con uno spiazzante colpo di scena finale.

Il film ha avuto un grandissimo successo.

LA PAROLA ALLA DIFESA (2003)

 

REGIA: David Moore
INTERPRETI: David Suchet, Elisabetta Dermot-Walsh, Rupert Penry-Jones, Kelly Reilly, Paul McGann, Phyllis Logan, Marion O'Dwyer, Diana Quick, Stuart Laing

DURATA: 94 minuti

 

Elinor Carlisle, nipote della ricca Laura Weldman, è stata allevata dalla zia ed è convinta di ereditare, dopo la sua morte. Viene informata che la zia sta prendendo a cuore la sorte di Mary Gerrard, figlia del giardiniere, facendone la sua dama di compagnia e lasciando anche a lei un'eredità. Alla morte di Mary, Elinor viene sospettata di omicidio. Poco prima della sua morte, infatti, Elinor aveva preparato delle tartine per sé, per Mary e per l'infermiera. Delle tre solo mary resta avvelenata. Il movente sembra essere la gelosia: il fidanzato di Elinor si è sentito attratto da Mary e l'ha chiesta in moglie.

Durante il processo Elinor non fa nulla per discolparsi. Il medico della zia, innamorato di Elinor, incarica Poirot delle indagini: sulla ragazza gravano forti sospetti e potrebbe essere condannata a morte.

Con le sue indagini stringate, nonostante la reticenza di tutte le persone coinvolte, Poirot scopre delle verità che venivano tenute accuratamente nascoste a tutti. Elinor viene condannata a morte ma, poco prima dell'esecuzione, Poirot riesce abilmente a smascherare la persona colpevole, di cui nessuno aveva mai minimamente sospettato.

PROFONDO ROSSO

 

REGIA: DARIO ARGENTO

INTERPRETI PRINCIPALI: David Hemmings, Daria Nicolodi, Gabriele Lavia, Clara Calamai, Macha Méril, Eros Pagni, Giuliana Calandra.

DURATA. 123'

Marc, un giovane pianista, assiste all'assassinio di una chiaroveggente e intravede una persona fuggire, forse l'assassino. Cerca di scoprirne l'identità, aiutato da una giornalista e dall'amico Carlo.

Collaborano alle ricerche anche uno studioso, amico dell'uccisa e una scrittrice, la quale ha pubblicato, tempo prima, un libro in cui viene narrata una storia da incubo avvenita in una villa. Sia lo studioso che la scrittrice vengono barbaramente uccisi e anche Marc sfugge con difficoltà alla stessa sorte.

Vorrebbe andar via, fuggire con la giornalista, la quale si sente attratta da lui, ma sente fortissimo il bisogno di sapere e così continua le sue indagini, correndo il rischio che anche la giornalista possa rimetterci la vita.

In un succedersi da incubo, con sequenze che tolgono il respiro, Marc finisce per scoprire, con suo grande dolore, la verità.

IL GIORNO DELLO SCIACALLO (1973)

REGIA: Fred Zinnemann.

INTERPRETI PRINCIPALI: Michel Auclair, Edward Fox, Terence Alexander, Delphine Seyrig

Durata: 141'

 

Il film è tratto dal romanzo omonimo di John Forsythe.

In Europa si stanno organizzando diversi attentati contro il presidente francese Charles de Gaulle. Poiché gli organismi francesi preposti al controllo riescono sempre a vanificare tutti i tentativi, i capi dell'OAS affidano a un killer inglese, chiamato "Lo sciacallo", l'incarico di ucciderlo in una giornata memorabile, in cui il presidente consegnerà le medaglie al merito ai feriti di guerra.

Il controspionaggio francese viene a conoscenza di questo ennesimo tentativo e non si fa scrupoli per cercare di saperne di più, ma lo sciacallo sembra davvero inafferrabile. Dopo numerose avventure, anche amorose, egli, spietato e controllato, uccidendo, di volta in volta, chiunque possa costituire un ostacolo al raggiungimento dello scopo, organizza perfettamente il suo colpo mascherandosi così abilmente da eludere tutti i controlli, in un susseguirsi di colpi di scena che rendono assai avvincente il film. Proprio nel momento in cui sta per sparare al presidente, egli verrà catturato e ucciso.

 

I TRE GIORNI DEL CONDOR (1975)

 

REGIA: Sydney Pollack

INTERPRETI: Faye Dunaway, Max von Sydow, Cliff Robertson, Robert Redford, Carlin Glynn, John Houseman.

DURATA. 117 minuti.

 

Il film è tratto dal libro "I sei giorni del condor" di James Grady. A New York alcuni sicari, guidati da Joubert, fanno irruzione in una sezione della CIA ed uccidono tutti gli operatori. Joseph Turner, chiamato "Condor", incaricato di analizzare libri e giornali per scoprire trame segrete e codici sospetti, non era in sede al momento dell'attacco ed è l'unico a salvarsi dal massacro. Turner scopre che c'è un complotto contro di lui, che aveva steso un importante rapporto proprio qualche giorno prima. E' costretto a sequestrare una ragazza, obbligandola ad ospitarlo in casa sua.

Col suo aiuto Turner scopre che dietro il complotto c'è proprio la C.I.A.

MISERY NON DEVE MORIRE (1990)

 

REGIA: Rob Reiner

INTERPRETI: James Caan, Kathy Bates, Richard Farnsworth , Lauren Bacall.

DURATA: 107 minuti.

 

Paul Sheldon, un famoso scrittore di successo autore di una serie di romanzi che hanno per protagonista Misery, sta per scrivere  l'ultimo della serie,in cui la protagonista muore.

In un incidente d'auto rimane ferito alle gambe. Una donna, Annie Wilkes, salva e porta in casa sua lo scrittore e lo cura. Annie, che si dichiara infermiera, gli confessa di essere un'appassionata lettrice dei suoi romanzi.

Ben presto Paul si rende conto di essere nelle mani di una persona con gravi disturbi psichici. Quando Annie scopre che, nell'ultimo romanzo di Sheldon, la protagonista è destinata a morire, lo costringe a bruciarlo e a riscriverlo con un finale diverso. Lo scrittore cerca di assecondarla, per evitare il peggio, ma pensa al modo di liberarsi. 

Paul decide di mostrarsi affettuoso con Annie per distrarla e liberarsi di lei, ma la donna lo lega al letto e gli frattura le gambe.

Paul, dopo aver terminato il libro, lo mostra ad Annie e gli dà fuoco. La donna, disperata, nel tentativo di spegnere le fiamme, viene uccisa.

Il film, tratto da un racconto di Stephen King, ha ottenuto numerosi riconoscimenti e un Oscar.

SEVEN (1995)

 

REGIA: David Fincher.

INTERPRETI: Brad Pitt, Morgan Freeman, Kevin Spacey, Gwyneth Paltrow, John C. McGinley. 

DURATA: 127 minuti.

 

Film poliziesco campione di incassi, è la storia di una caccia ad un serial killer che uccide le sue vittime seguendo lo schema dei sette peccati capitali.

Incaricati della ricerca sono due poliziotti molto diversi fra loro: il vecchio William Somerset, saggio e riflessivo, ormai vicino alla pensione e il giovane David Mills, irruento ed istintivo, che è sposato con la bella Tracy. I due poliziotti cominciano a lavorare al caso. I delitti si susseguono, implacabili ed efferati; l'assassino compie orriibili mutilazioni sulle vittime prima di ucciderle. Ogni volta sul luogo del delitto appare a grandi lettere il nome di uno dei sette peccati capitali. Durante le indagini, William si reca più volte a casa di David. Tracy prova simpatia per il saggio William, a cui confida alcune sue difficoltà coniugali. Non riuscendo a sapere nulle del serial killer, per trovare qualche spunto e scoprire la fonte di ispirazione dell'assassino, William si reca in biblioteca per scoprire i nomi degli appassionati di letture sui peccati capitali. Riesce, così, a individuare un uomo. In un susseguirsi di eventi molto cupi, i due entrano in contatto con l'assassino, il quale promette di rivelare solo a loro il luogo in cui si trovano i corpi delle due ultime vittime. L'ultimo crimine ha a che fare con l'invidia, ma questa volta il killer non ha colpito un invidioso; al contrario, è lui che ha invidia ed ha ucciso per questo. Il finale è sconvolgente.

DELITTI INQUIETANTI (1996)

 

REGIA: John Gray

INTERPRETI: Steven Seagal, Kenny Ivory Wayans.

 

Un ex agente segreto, divenuto tenente della polizia di New York col nome di Jack Cole, con il collega Jim Campbell si mette a caccia di un serial killer che uccide le sue vittime torturandole e crocifiggendole. I due hanno un modus operandi profondamente diverso e il giovane Jim è inizialmente sconcertato e anche sospettoso nei confronti del collega, soprattutto quando, tra le vittime del presunto serial killer, c'è l'ex moglie di Cole e il suo attuale marito. Insieme scopriranno, dietro i rituali del serial killer, un intrigo internazionale. Alla fine i due si ritrovano compatti a combattere contro gli insospettabili colpevoli.

La trama non è molto lineare e non sempre scorrevole; in diversi passaggi vi sono forzature; non si capisce il ruolo della "mafia russa" e di alcuni personaggi-chiave, che sembrano introdotti per giustificare il succedersi delle sequenze. Non mancano i colpi di scena, che possono rendere  piacevole la visione del film agli amanti del genere. 

IL SILENZIO DEGLI INNOCENTI (1991) 

REGIA: Jonathan Demme

INTERPRETI: Jodie Foster, Anthony Hopkins, Scott Glenn, Anthony Heald

 

Il film, tratto dall'omonimo romanzo di Thomas harris, ha ottenuto cinque Oscar e numerosi riconoscimenti prestigiosi.
L'FBI è alla ricerca di un serial killer, denominato Buffalo Bill, che uccide e scuoia delle ragazze. Occorre l'aiuto di qualcuno in grado di indirizzare le ricerche, ossia Hannibal Lecter, ex psichiatra e criminologo, accusato di aver ucciso alcuni pazienti e di essersi cibato dei loro corpi, detenuto in un manicomio criminale di massima sicurezza. La recluta Clarice Starling riceve l'incarico di stabilire un rapporto col folle criminologo per scoprire la vera identità di Buffalo Bill

Nel suo incontro con l'ex psichiatra, detto Hannibal The Cannibal, Clarice scopre di avere a che fare con una persona dalle sorprendenti capacitò mentali e gli parla di sé per far sì che anche lui faccia lo stesso. In cambio della collaborazione, Hannibal ottiene il trasferimento in un carcere meno duro, da cui riesce ad evadere, commettendo una strage.
Clarice riesce a scovare l'assassino e lo uccide, salvando l'ultima vittima.

Hannibal compirà altre stragi: a conclusione del film lo vediamo mentre segue il direttore dell'ospedale criminale per ucciderlo.

ATTO PRIMO

SCENA PRIMA

Arlecchino solo.

Arlecchino ripulisce un abito su un tavolino e riflette ad alta voce.

ARL. Dice il proverbio: o servi come servo, o fuggi come cervo: non voglio che il mio padrone si debba lamentare di me. Gli piace la pulizia ed è così buono che merita di essere servito di cuore. Un  uomo che s’innamora ha delle ore buone e altre cattive. (prende il cappello per spazzarlo) Io so che brutta bestia è l'amore. Da due mesi vivo in questa casa e il mio padrone fa un po’ l’amore con la padroncina di casa; e io non ho coraggio di dirlo alla cameriera. (rimette il cappello a suo luogo, poi ritorna pensoso) Come posso sapere se mi vuole bene oppure no? Se non glielo domando, non me lo dirà mai. Ma non ho coraggio di attaccare discorso. Se lei mi desse qualche motivo... Se mi guardasse un po’, ma non mi ha mai dato un’occhiata come dico io. Non ho nessuna certezza ma non ho neanche ragione di disperarmi. Se sapessi scrivere, scriverei una lettera. Ma per mia disgrazia, i miei genitori erano analfabeti e non hanno voluto un figlio più virtuoso di loro. È vergognoso che io non sappia scrivere. Imparare è tardi. Potrei farmi scrivere una lettera da qualcuno, ma non voglio confidarmi con chiunque. Sarebbe più facile farmi coraggio e dirle i miei sentimenti. Ma sono troppo modesto e non mi decido.

SCENA SECONDA

Roberto agitato, ed il suddetto.

ROB. Arlecchino. Il pittore è venuto? (agitato)

ARL. No, signore, non l’ho visto.

ROB. Torna da lui: deve consegnarmi il ritratto prima di mezzogiorno, altrimenti non mi serve più.

ARL. Il ritratto è finito. Deve riporlo in una cornice.

ROB. Egli mi ha promesso di mandarmelo prima di sera; ma io ne ho bisogno prima di mezzogiorno.

ARL. Caro padrone, perché tanta premura?

ROB. Questa sera devo partire... il baule deve essere in ordine per questa sera.

ARL. (Oh povero me!) Dove andrete, padrone?

ROB. Per Roma. (agitato)

ARL. Ma perché così d’improvviso?

ROB. Mio zio è moribondo. Egli mi ha allevato come un padre e il mio futuro dipende dal suo testamento. Ho ricevuto stamattina una lettera che mi comunica che la malattia è acuta e che i medici non gli danno sei o sette giorni di vita. Va’ subito dal pittore.

ARL. Se dovete uscire di casa volete che vi vesta?

ROB. Sì, vestitemi e poi andate.

ARL. (Lo aiuta a vestirsi) Qui sanno che andate via?

ROB. Non ho ancora veduto nessuno; è presto.

ARL. Cosa dirà la signora Dorotea?

ROB. Son certo che se ne dispiacerà, ed io ne sono mortificato; ma è meglio ch'io me ne vada.

ARL. Ma perché meglio? Se vostra signoria le vuole bene, perché non fa la domanda a suo padre?

ROB. Non posso. Mio zio si offenderebbe se non lo chiedessi a lui; ed il signor Anselmo non me l'accorderebbe senza il consenso di mio zio.

ARL. Mi dispiace lasciare Bologna!

ROB. E perché? Hai forse qualche amoretto?

ARL. Oh! Io un amoretto? (si vergogna)

ROB. Oh! Va’ a vedere questo ritratto.

ARL. Hanno bussato alla porta dell'anticamera. (va alla porta) Ecco qua il servitore del pittore.

SCENA TERZA

Giacinto ed i suddetti.

GIAC. Servitore umilissimo.

ROB. Avete portato il ritratto?

GIAC. Eccolo qui, signore; è un capolavoro. Osservi quale delicatezza di colorito, gli abiti e la mano!

ROB. La pittura è bellissima; ma non vedo sufficiente somiglianza. Che ne dici, Arlecchino?

ARL. Oltre alla somiglianza il quadro ha valore.

GIAC. La somiglianza è un talento che non si acquista con l'arte. Io ho un talento per i ritratti.

ROB. Devo darlo subito alla signora Dorotea.  (Arlecchino, dai la mancia a quel giovane). (parte)

SCENA QUARTA

Arlecchino e Giacinto

ARL. Il mio padrone mi ha ordinato di darvi qualcosa per il vostro incomodo...

GIAC. Oh! signore... (cerimonioso)

ARL. Ecco, amigo. (gli dà il danaro)

GIAC. Non rifiuto le gentilezze (prende il danaro)

ARL. Eseguo gli ordini del mio padrone. Sono pover’uomo, ma galantuomo.

GIAC. (Gli mostra un ritratto) Conoscete questo ritratto?

ARL. Ma è la mia figura! (con ammirazione)

GIAC. L’ho fatto io, vostro umilissimo servitore.

ARL. Voi? (guardandolo bene)

GIAC. Ho del talento per la pittura; e un giorno farò la mia figura nel mondo.

ARL. Vi apprezzo molto. Il ritratto mi somiglia. Ma come m'avete dipinto, senza che lo sapessi?

GIAC. Mentre il mio padrone dipingeva, io lavoravo guardandovi segretamente.

ARL. Siete molto abile. (gli vuol render il ritratto)

GIAC. Signore... Il ritratto è suo. Io l'ho fatto per vossignoria. La prego di riceverlo e di gradirlo.

ARL. Rifiutare un dono è segno di inciviltà. Non lo merito, ma vi ringrazio. (lo chiude)

GIAC. Credo di aver impiegato bene il mio tempo per una persona come vossignoria.

ARL. A Roma parlerò molto bene di voi.

GIAC. Ho impiegato tre o quattro giorni di lavoro. Pensi solo alla spesa dei pennelli, dei colori, dell'avorio, dell'astuccio, della legatura.

ARL. Oh! Quanto varrà tutta questa grande spesa?

GIAC. Mi rimetto alla sua cortesia.

ARL. Un povero servitor non ha molto denaro. Per le spese, ecco un testone (lo prende dalla tasca)

GIAC. Perdoni. (lo rifiuta). Il suo padrone ha pagato dodici zecchini. Per il suo mi dia tre zecchini.

ARL. Riprendetevi il ritratto. Non voglio spendere tre zecchini. Non ve l’ho chiesto e non lo pagherò.

SCENA QUINTA

Roberto e detti

ROB. Cos'è questo strepito? (ad Arlecchino)

ARL. Costui mi ha fatto il ritratto senza chiedermelo e pretende che io lo paghi.

GIAC. È un ritratto rubato. Questa è la mia abilità.

ROB. Lascia vedere. Ti somiglia. (ad Arlecchino)  

GIAC. Somiglia. Ecco la mia abilità.

ROB. Arlecchino, il ritratto somiglia, prendilo Signor pittore, quanto vuole per questo ritratto?

GIAC. Colori, avorio e acquavite, solo tre zecchini.

ROB. Dategli due zecchini per conto mio.

ARL. Glieli darò. (va a prendere il danaro)

ROB. Perché fare un ritratto senza che vi sia ordinato? (a Giacinto)

GIAC. Faccio sempre così. Se aspettassi che me li ordinassero, non ne farei mai.

ARL. Ecco qua i due zecchini. (a Giac.)

GIAC. Grazie infinite (chi non s'aiuta, si affoga). (parte)

SCENA SESTA

Roberto ed Arlecchino

ARL. Cosa vuole fare di questo ritratto? (a Roberto)

ROB. Tieni, Arlecchino. Ti somiglia moltissimo.

ARL. Grazie infinite (lo mette sul tavolino)

ROB. Non ho potuto vedere la signora Dorotea; dì alla cameriera che venga qua.

ARL. Vuole parlare a Camilla? (con passione)

ROB. Sì, voglio pregarla di dare lei il ritratto alla sua padrona. Dille che questa sera si deve partire.

ARL. (sospirando) E devo dirlo a Camilla?

ROB. Forse ella ha un’inclinazione per te?

ARL. Non lo so.

ROB. Povero pazzo!

ARL. (parte)

SCENA SETTIMA

Roberto, poi Camilla

ROB. Povero giovane! Lo compatisco. Non avrà avuto coraggio. È timido ma è proprio un buon figliuolo.

CAM. (Povera me! Se Arlecchino va via, mi porta via il cuore).  Che cosa mi comanda, signore?

ROB. Voi sapete che ho promesso un ritratto alla signora Dorotea e siccome devo partire stasera...

CAM. (Ah non vedrò più il mio caro Arlecchino!)

ROB. Che avete, Camilla? Vi dispiace la mia partenza per me o per Arlecchino?

CAM. Arlecchino... ha il suo merito... Ma lui non mi pensa e io non penso a lui.

ROB. Su, date il mio ritratto alla signora Dorotea.

CAM. Sì.  (lo mette in un taschino del grembiule)

ROB. Il signor Anselmo è in casa?

CAM. L'ho veduto che stava per partire.

ROB. Andrò ad avvertirlo della mia partenza. (parte)

SCENA OTTAVA

Camilla sola.

CAM. Mi porta via il mio caro Arlecchino! Ma lui non mi pensa: non mi dimostra segni d'inclinazione. Io l'ho amato dal primo giorno e sono pazza per lui. Ma non gliel'ho detto per non essere rifiutata; ora se n'andrà, ed io non saprò mai se mi ama. Almeno porto il ritratto alla mia signora, che è così afflitta. (vede il ritratto d'Arlecchino) Ah! il ritratto del mio caro Arlecchino! Oh come è bello! Arlecchino lo ha fatto fare per me? Allora me lo prendo (lo prende).

SCENA NONA

Carlotto e la suddetta.

CARL. (Oh, vedo nelle mani di Camilla un ritratto)

CAM. È bello ma l'originale lo supera. (C’è Carlotto. Non lo deve vedere! Nasconde il ritratto in tasca)

CARL. Che cosa osservava di bello, signora Camilla?

CAM. Io? Niente.

CARL. Avete in mano un ritratto.  Lo dirò al padrone. (in atto di partire)

CAM. Fermo. Non dite niente a nessuno.  (gli mostra il ritratto di Roberto) Il signor Roberto manda questo ritratto alla signora Dorotea.

CARL. Non lo posso credere. Il signor Roberto donerà il suo ritratto alla figlia di un amico che lo ospita in casa sua, senza che il padre lo sappia?

CAM. Questa sera il signor Roberto parte per Roma, e glielo lascia senza cattiva intenzione.

CARL. E voi lo dareste alla signora Dorotea?

CAM. Glielo darò. (lo mette nel taschino con quello di Arlecchino) (Ho paura che costui racconti in giro il mio segreto, ch'io amo Arlecchino).

SCENA DECIMA

Camilla e Dorotea..

DOROT. Camilla, datemi il mio ritratto.

CAM. Tenete, tenete. (le dà un ritratto senza badare ed esce)

SCENA UNDICESIMA

Dorotea sola.

DOROT. Mi dà pena la partenza del signor Roberto. Se mi ama davvero, spero che otterrà da suo zio il permesso di parlarne a mio padre e che mio padre sarà contento. Ma che farò, lontana da lui? Almeno mi consolerò col ritratto. Cosa vedo! Questo è il ritratto del servitore. È forse un equivoco di Camilla? Questo ritratto potrebbe essere a lei destinato. Oh! Ecco mio padre. Nascondiamolo, per salvare Camilla. (si mette il ritratto in tasca)

SCENA DODICESIMA

Anselmo e la suddetta.

ANS. Che cosa si fa in questa camera? (con sdegno)

DOROT. Sono qui... così... passavo per caso.

ANS. In questa camera non voglio che ci si venga.

DOROT. Non c'è nessuno e non potete rimproverarmi.

ANS. Dammi il ritratto (bruscamente)

DOROT. Io non ho ritratti.

ANS. So tutto. Fuori il ritratto del signor Roberto.

DOROT. Chi vi ha detto che ho il ritratto del signor Roberto?

ANS. Me l’hanno detto Carlotto e Camilla. Fuori quel ritratto, sfacciata! per Bacco Baccone...

DOROT. Oh! sì, signore, l'ho avuto. Ecco il ritratto che mi domandate. (glielo dà). Perché siete arrabbiato con me?

ANS. Perché è di quel malcreato di Roberto.

DOROT. A volte ci si può ingannare.

ANS. Non m'inganno, e sono sicuro di quel che dico.  (lo apre, e vede che non è di Roberto) Non è questo.  Fuori il ritratto di Roberto.

DOROT. Signore, giuro che ho solo questo ritratto. Signor padre, la riverisco. (ridendo parte)

SCENA TREDICESIMA

Anselmo solo.

ANS. Camilla è una brava figliuola. Il colpevole è quel briccone di Carlotto. Lo caccerò via. (parte)

ATTO SECONDO

SCENA PRIMA

Anselmo e CARLOTTO

ANS. (Oh! eccolo qui). Ti ho poi ritrovato.

CARL. Ebbene, signore, avete avuto il ritratto? Avete ragione di essere in collera contro vostra figlia e contro il signor Roberto.

ANS. Vi sbagliate. (mostra a Carlotto il ritratto di Arlecchino)

CARL Oh! ma è il ritratto di Arlecchino. Ho visto in mano di Camilla il ritratto del signor Roberto.

ANS. Impostore bugiardo: perché hai detto che il ritratto era per Dorotea? E se Roberto ha donato il suo ritratto a Camilla, perché incolpi mia figlia? Taci, altrimenti ti prendo a bastonate. (parte)

CARL. Sono sorpreso. Dubito che Camilla m'inganni.

SCENA SECONDA

Arlecchino ed il suddetto.

ARL. (Carlotto guarda un ritratto!)

CARL. Oh! riverisco il signor Arlecchino. (vedendo Arlecchino, nasconde il ritratto)

ARL. (Dov'è 'l mio? Non lo vedo più). (guardando sul tavolino) Comàndi.

CARL. Sento che la vostra partenza è vicina, e sono venuto per augurarvi il buon viaggio...

ARL. Avete visto un ritratto su questo tavolino?

CARL. Su quel tavolino? No, non ho veduto niente.

ARL. In questa camera ti ho visto che avevi in mano un ritratto. (con calore)

CARL. Non avevo niente. Questo ritratto mi è stato dato e non l'ho preso. (glielo dà e parte)

 

SCENA TERZA

Arlecchino solo.

ARL. (Prende il ritratto e lo mette in tasca senza guardarlo)  Pazienza! Andar via senza dirle niente; meglio non vederla. (porta la roba nel  baule)

SCENA QUARTA

Camilla ed il suddetto.

CAM. Se vedessi il signor Roberto, vorrei ridargli il suo ritratto. Ah! questo sbaglio mi costa caro. Ho perduto il ritratto del mio Arlecchino. (lo vede. Oh cielo! Arlecchino è qui).

ARL. (Ah! La mia cara Camilla!) (resta al suo posto)

CAM. (Non so se andare avanti o tornare indietro).

ARL. (Vorrei parlarle; ma non so come fare). Signora Camilla, la riverisco. (con timidezza)

CAM. Serva, signor Arlecchino. Son venuta a cercare il signor Roberto. Non vorrei disturbarla. Partirà questa sera dunque? (patetica)

ARL. Sì, purtroppo. (sospirando)

CAM. Che? le rincresce di dover partire?

ARL. In verità... mi ricresce moltissimo.

CAM. E perché le dispiace? (pare che si lusinghi)

ARL. Le dirò... mi piace Bologna... ho degli amici...

CAM. (Ah! no, non gli rincresce per me).

ARL. Stasera andremo via. Lo ha deciso il padrone.

CAM. Perché mai questa partenza così improvvisa?

ARL. Le dispiace che andiamo via? (consolandosi)

CAM. Me ne dispiace infinitamente per il signor Roberto... Il signor Roberto ha stima per la mia padrona; partendo le lascerà il suo ritratto.

ARL. Ho anch’io il mio ritratto. Vuole vederlo?

CAM. Lo vedrei con piacere.  (da sé)

ARL. Eccolo qua. (glielo dà, vergognandosi)

CAM. (Guarda il ritratto) Tenga il suo ritratto.

ARL. Se non le dispiace, vorrei offrirglielo.

CAM. No, no. La prego; non posso riceverlo. Serva sua. (Oh! quanto volentieri accetterei quel ritratto: ma mi vergogno). (mentre Arlecchino guarda verso la scena, Camilla mette via il ritratto  di Arlecchino, e tira fuori quello di Roberto)

CAM. Tenga, tenga. (gli rende il ritratto, mostrando aver paura)

 

 

SCENA QUINTA

Arlecchino solo, poi Roberto

ARL. Sono disperato! Maledetto ritratto! (lo getta per terra e lo calpesta) (A Roberto che arriva) Prendete questo maledetto ritratto. 

ROB. Come! Ah indegno! Ah scellerato! Perfido, ingrato! Il tuo padrone che ti ha fatto?

ARL. Ah! sior patron... (con estrema afflizione)

ROB. Se ti spiace partire, se non vuoi venire con me, perché non dirmelo; perché dare in pazzie?

ARL. Ah! sior patron... (si getta in ginocchio)

ROB. Se sei afflitto, perché ingiuriarmi? Perché insultarmi? A chi dicevi indegno e scellerato?

ARL. A me e al mio ritratto.

ROB. Come hai nelle tue mani il ritratto che ho fatto fare per Dorotea? Come l'hai avuto?

ARL. Sono venuto in camera... ho trovato Carlotto... che aveva in mano il mio ritratto... L'ho tolto senza guardare; è venuta Camilla, gliel’ho mostrato, ma l’ha rifiutato.

ROB. Orsù, siamo tutti e due ingannati. La padrona si burla di me; ed il servitore si è burlato di te. Va a terminare il baule. Andiamo a Roma. (parte)

ARL. (Preparerò il baule, ma vorrei almeno sapere chi ha tolto il mio ritratto sul tavolino) (parte)

 

ATTO TERZO

SCENA PRIMA

Arlecchino porta le robe sue per metterle nel baule. Arriva CARLOTTO

CARL. Signor Arlecchino, ecco una lettera ed una scatola per voi. La lettera è diretta a voi. Eccola qui. Una scatola col vostro nome. Al Signor Arlecchino Battocchio.

ARL. Da dove viene?

CARL L'ha portata un facchino. È andato via subito.

ARL. Vi ringrazio dell'incomodo.

CARL. Non è niente. 

 

ARL. Chi scrive, non sa che non so leggere. (apre la scatola, trova il ritratto, e lo apre) Oh bella! Il mio ritratto! Il segreto sarà in questa lettera.

 

CARL. Come siete malinconico. Posso aiutarvi? Non avete ancora letto la lettera? Volete ch'io la legga? (Ci scommetto che non sa leggere). (Conosco la mano; questa è una lettera di Camilla).  È una donna che scrive. dice che vi rimanda il vostro ritratto. Ho rilevato il primo periodo. Ecco cosa dice: Signore, capitatomi nelle mani il vostro ritratto ve lo rimando, perché non saprei cosa farne. (Bravissima! Ora capisco tutto. Lo ama, e non lo vuol dire). È una donna che scrive; superba, incivile, che meriterebbe di essere mortificata.  A chi avete dato il vostro ritratto?

ARL. L'ha avuto Camilla; ma non credo mai...

CARL. Ah sì, l'orgogliosa, la superba! Che si burla di tutti, pretende che tutti l'adorino; e odia quelli che non sanno spasimare per lei. Dite la verità: le avete fatto la corte? L'avete lodata, esaltata? Ha fatto lo stesso con me. Ha veduto ch'io non mi curavo di lei; mi ha perseguitato alla morte.

CARL. Leggete. (gli offre la lettera. Arlecchino vorrebbe prenderla, e Carlotto con arte la ritira, come se fosse in collera per amor di Arlecchino) Cospetto! Si può scrivere una lettera più indegna, più temeraria di questa?

ARL. Datemi quella lettera. Gliela getterò in faccia.

CARL. Non fate così: negherà di averla scritta.

ARL. Vorrei almeno mortificarla...

CARL. Eh! Via. Queste lettere si disprezzano, si scordano, si stracciano... (comincia a stracciare e getta i pezzi per terra)

ARL. Ma perché vi infuriate così?

CARL. Per l'amicizia che ho per voi. (parte)

 ARL. Mi pare che si sia scaldato troppo. Chi mai avrebbe creduto quella giovane così modesta e cortese; mi ha rifiutato il ritratto per superbia. (agitando la mano con cui tiene il ritratto, sente dentro muoversi qualche cosa) (apre e trova sei zecchini) Ho paura che Carlotto m'abbia ingannato.  Forse è geloso di Camilla. Farò leggere la lettera a qualcun (raccoglie i pezzi di carta sparsi qua e là)-

 

SCENA SECONDA

Anselmo ed il suddetto.

ANS. Dov'è il vostro padrone? Mi preme parlargli.

Quando viene il vostro padrone, ditegli che non sia in collera meco, che voglio che siamo buoni amici.

ARL. Sior sì. (ha tutti i pezzi di carta in una mano; e tiene la mano aperta)

ANS. Ditegli che so tutto, che mia figlia mi ha confidato ogni cosa, e che se suo zio è contento...

ARL. Vorrei pregarla di una grazia: se poò unire questi pezzi di carta, mi leggerebbe questa lettera?

ANS. Fa cadere i pezzi a terra ed esce.

 

SCENA TERZA

Camilla ed il suddetto.

 

ARL. Ah Camilla, Camilla! (la invoca da solo)

CAM. Signore, mi chiamate? Vi occorre qualche cosa? (confusa) Avete pronunciato il mio nome.

ARL. Può esser, perché è un bel nome.

CAM E che cosa raccogliete da terra?

ARL. Frammenti di una lettera.

CAM. Di una lettera? Era una lettera di qualche donna? (prende un pezzetto di carta) (Ah! sì, è la mia lettera, la conosco). (da sé) Fate dunque così poco conto delle lettere delle donne? Le stracciate e le disprezzate così?

ARL. E’ stato un mio amico. (ironico)

CAM. E voi avete la debolezza di confidare agli amici le cose vostre? Di confidare una lettera di una donna? Siete indiscreto, imprudente.

ARL. Signora Camilla, perché vi scaldate? Avete scritto voi quella lettera?

CAM. Io?... non l'ho scritta io ... so chi l'ha scritta; conosco la giovane che ha stima e amore per voi, è mia amica, e vi rimprovero per parte sua.

ARL. Cara signora Camilla, vi chiedo perdono. Questa vostra amica è un po’ stravagante.  Mi manda il mio ritratto. Come lo ha avuto?

CAM.  La mia amica m'ha detto che voleva rimandare il vostro ritratto, perché non si credeva degna di possederlo.

ARL. Mi ha mandato anche sei zecchini con una lettera piena di insulti e villanie?

CAM. Questa lettera non conteneva ingiurie e disprezzi. Io ho veduto la lettera, l'ho letta; vediamo se si può leggere qualcosa. Ecco cosa dice: Siate sicuro, che vi ama e che vi amerà sempre l'Incognita che vi scrive.Siete un ingrato.

ARL.  Ah indegno Carlotto!

CAM. Cosa c'entra Carlotto?

ARL.  Sappiate che non so leggere bene e ho pregato Carlotto, che mi ha letto la lettera a modo suo.

CAM. Come! Avete dato a leggere quella lettera a Carlotto che può essere vostro nemico e rivale?

ARL. Mio rivale Carlotto? L'ho sospettato. Ditemi della vostra amica.

CAM. Ormai state per partire, non c’è tempo.

ARL. E perché mai la vostra amica non m'ha dato qualche segno d'amore?

CAM. Una giovane savia e onesta non deve esser la prima. Mi ha detto che toccava a voi dimostrarle qualche inclinazione.

ARL. E’ vero; ma sono timido e non ho coraggio. Son stato cento volte sul punto di dichiararmi, e la vergogna m'ha trattenuto.

SCENA SETTIMA

 

Federico in abito da viaggio, e detti.

FED. Ben trovato, Arlecchino. Vengo da Roma. Lo

 zio del padrone è morto ed ha lasciato il nipote erede di tutto il suo.

ARL. Si è ricordato di me?  (a Federico)

FED. Sì, di voi e di me: mille scudi per ciascuno.

ARL. Allora non vado più a Roma. (a Camilla con gioia)

CAM. (Lo volesse il cielo!)

FED. (parte)

SCENA OTTAVA

Arlecchino e Camilla

ARL. Buone nuove per me. (a Camilla)

CAM. (E per me, se potessi superare la timidezza) Datemi il vostro ritratto, che lo darò all'amica. So che lo riceverà volentieri dalle vostre mani.

ARL. Ditele che l’amo.

CAM. L'amate senza conoscerla?

ARL. Ah! mi pare di conoscerla. (con tenerezza) Credo di non ingannarmi.

CAM. Ed io vi assicuro, che io... che ella... che l'amica... (Non posso più).

ARL. Per pietà, ditemi: siete voi quella amica?

CAM. No, no, non sono io. Vien gente. (con timore)

ARL. Poveretto mi! (balza in piedi)

 

SCENA ULTIMA

Roberto, Dorotea, Anselmo ed i suddetti, poi Carlotto

ROB. La morte del mio povero zio mi rende padrone di me stesso e mi procura l'onore e la felicità di offrirvi la mano ed il cuore. (a Dorotea)

DOROT. Poiché mio padre lo consente, mi abbandono alla più tenera inclinazione.

ANS. Ne ho piacere, per Bacco Baccone.

ROB. Il povero zio è morto. Andremo a Roma tra qualche giorno, se la signora Dorotea lo permette.

DOROT. Signor sì, andate a vedere gli affari vostri.

ROB. E al mio ritorno...

ANS. E al vostro ritorno si faranno le nozze.

ARL. Signor padrone. Vorrei pregarla d'una grazia. Prima di andare a Roma, mi vorrei sposare anch’io.

ROB. Niente in contrario; con chi vuoi maritarti?

ARL. Con l'amica di Camilla. (guardando Camilla)

ROB. E chi è la vostra amica? (a Camilla)

CAM. Signore... Io non so niente. (Non so cosa dire). (da sé)

ROB. Ma chi è? Che cos'è? Vediamo se merita che un servitore onorato e fedele, come tu sei...

ARL. Aiutatemi, Signor padrone, signor Anselmo, signora Dorotea, vi prego, dite a Camilla di dirmi chi è questa signora che mi vuole bene.

ANS. Scommetterei ch'è Camilla.

DOROT. Camilla non parla: è timida, è modesta.

ROB. Animo, animo, figliuola. Arlecchino è un uomo dabbene, è un servitore onorato.

ANS. Orsù, finiamola. Vuoi tu sposarti? (a Camilla, con calore)

CAM. Sì. (modestamente cogli occhi bassi e voce tremante)

ANS. Ma chi vuoi dunque?

CAM. Vorrei... Eccolo qui. (fa vedere il ritratto d'Arlecchino e si copre il viso)

ROB. Animo, promettetevi tutti due, e al ritorno nostro da Roma vi sposerete. Siete contenti?

ARL. Signor sì. (modestamente)

CAM. Signor sì. (con una riverenza modesta)

ANS. Bravi, evviva gli sposi.

CARL.(Arriva) Cos'è quest'allegria, signori? Chi si marita?

ARL. Io e Camilla, per servirvi.

CARL. Pazienza; me la sono meritata. (mortificato)

ROB. Solleciterò la mia partenza per sollecitare il ritorno, e finalmente sposarvi (a Dorotea) E voi altri, in cui l'amore ha combattuto con la timidezza, aspettate con eguale modestia, e siate sempre teneri sposi, e servitori fedeli.

 

Fine della Commedia