* * * * * * * * * * I DOLCI * * * * * * * * * *

In questa pagina troverete diverse tipologie di dolce:

 

1. TORTE E CROSTATE (Da cuocere al forno)

 

2. DOLCI AL CUCCHIAIO

 

3. BISCOTTI

 

4. FRITTELLE

 

5. TORRONI E CROCCANTI

 

6. ALTRI DOLCI CHE NON RICHIEDONO COTTURA

1. TORTE E CROSTATE

TORTA DI MELE DELLA NONNA

 

Ingredienti: 100 g di zucchero; 100 g di burro; 2 uova; 150 g di farina; 1 cucchiaino di lievito; 1 kg. di mele; 50 g di burro; 50 g di zucchero a velo; sale.

Fate fondere il burro in un tegamino a fuoco dolce, fate raffreddare e mescolatelo con 100 g di zucchero e le uova intere sbattute; aggiungete la farina con il lievito e un pizzico di sale, in modo da ottenere un impasto piuttosto fluido.
Imburrate una teglia, versate l’impasto; appoggiatevi sopra le mele, dopo averle sbucciate e tagliate a fettine.
Cospargete in superficie un po’ di zucchero a velo.
Infornate a 180° per 40 minuti circa.

Coppa leggerezza

 

INGREDIENTI : 5 tuorli d'uovo; 4 albumi; 2 cucchiai di zucchero; 500 g. di mascarpone; alcuni pavesini, una tazza di alchermes con un po' d'acqua; g. 150 di polvere di amaretti; amaretti interi.

 

 

 

Montate i tuorli con i 2 cucchiai di zucchero a schiuma densa e lucida; aggiungete il mascarpone e amalgamate bene. Nel frattempo portate a neve ben soda gli albumi (aggiungete uno spruzzo di acqua gelata e un pizzico di sale); uniteli alla crema mescolando dall'alto verso il basso. Iniziate a comporre la coppa, ponendo uno strato di crema, uno di pavesini bagnati leggermente nel liquore; ricopriteli con la polvere di amaretto; riprendete con crema-pavesini-crema-polvere. Alla fine decorate la coppa con un amaretto intero.

CROSTATA DI CREMA DI CIOCCOLATO E AMARETTI

 

Ingredienti per la sfoglia: Un uovo e un tuorlo; 150 g. zucchero semolato; scorza di limone; farina 00 q.b.; un pizzico di sale fino; una presa di bicarbonato di sodio.

 

Ingredienti per la crema pasticcera: 4 tuorli d’uovo; 100 g. di zucchero; g. 40 di farina; 1/2 litro di latte intero; una bustina di vanillina; una scorzetta di limone non trattato (solo la parte gialla, evitando il bianco); alcuni amaretti piccoli; g. 50 di cacao dolce in polvere.

 

Sbattete le uova con lo zucchero e la scorza di limone; aggiungete il burro a temperatura ambiente tagliato a tocchetti; versate la farina con la presa di sale e il bicarbonato e mescolate con l'aiuto di una forchetta in modo da ottenere un impasto morbido; continuate a impastare a mano velocemente e riponete il tutto in frigo per venti minuti. Togliete dal frigo e stendete con un mattarello di legno una sfoglia non troppo sottile.

 

Tagliate un cerchio del diametro di cm. 30. Foderate con la pasta una tortiera rotonda del diametro di 24 cm., dopo averla imburrata e infarinata internamente. Disponete bene il bordo laterale, coprendo la parete della tortiera e lasciando il bordo all'esterno.

Versate la crema all'interno. Coprite l'impasto lungo il contorno, facendo combaciare i bordi laterali. Tagliate la pasta rimasta a strisce larghe; disponetele a reticolato sulla crostata, facendole combaciare con il bordo. Infornate a calore medio a 200° per mezz'ora. Quando la crostata è ancora calda, aggiungete gli amaretti, pigiandoli un po' all'interno della crema. Sformate e fate raffreddare.

TORTA DI RICOTTA E PERE (ricetta tradizionale amalfitana)

 

INGREDIENTI: 50 g. di farina; 100 g. di nocciole tostate e tritate; 175 g. di zucchero; 100 g. di burro morbido; 3 uova; 400 g. di ricotta; g. 150 di panna da montare; una bustina di zucchero a velo; 4 pere; 1 limone; sale.

 

In una ciotola mettete le uova, g. 100 di zucchero, il burro fuso, le nocciole tritate finemente e la farina, con un pizzichino di sale; mescolate bene per ottenere un composto omogeneo. Versate in due stampi separati di cm. 20 di diametro; ponete in forno già caldo a 180° per 15 minuti. 

Nel frattempo montate la panna nel frullatore; mescolatela con la ricotta.

Sbucciate 3 pere, tagliatele a dadini e fatele cuocere a fuoco basso, per un paio di minuti, in uno sciroppo preparato con g. 75 di zucchero e il succo di un  limone. Fate raffreddare e mescolate con il composto della ricotta.

Dopo aver fatto ragreddare i due dischi, preparate una teglia rotonda ad anello sfilabile. Poggiate in basso il primo disco, su cui disporrete tutto il composto di ricotta e pere. Poggiate su di esso il secondo disco e mettete in frigo per far un paio d'ore.

Togliete dal frigo; sfilate l’anello d’acciaio e cospargete in superficie una bustina di zucchero a velo. Adornate il dolce con l'ultima pera, affettata sottilmente.

IL TRONCHETTO NATALIZIO

 

Per il pan di spagna occorrono: 4 uova; 80 g. di farina 00; 40 g. di fecola; 240 g. di zucchero.

Per la crema pasticciera occorrono: 1/2 l. di latte, 4 uova, una buccia di arancia o limone, una bustina di vaniglia, g. 25 di cacao, un po' di liquore dolce.

Per ricoprire il tronchetto: g. 250 di cioccolato fondente; un cucchiaio di crema di nocciola.

 

In una ciotola montate 4 tuorli con metà zucchero, fin quando non saranno cremosi. Nel frullatore montate a neve i 4 albumi con un pizzico di sale e il restante zucchero; mescolateli con i tuorli e amalgamate col cucchiaio di legno per ottenere una crema liscia e omogenea. Aggiungete, poco alla volta, i due tipi di farina setacciate; mescolate senza fare i grumi. Versate il composto su carta da forno imburrata. Fate cuocere a 180° per 20 minuti in forno già caldo. Quando sarà pronto il pan di spagna, rovesciatelo su un canovaccio umido. Arrotolatelo e lasciatelo raffreddare per un'ora.

 

Preparate la crema pasticciera con gli ingredienti indicati.

 

Dopo un'ora aprite il pan di spagna e copritelo di crema. Chiudete sempre arrotolandolo; tagliatene un pezzo piccolo in modo obliquo e sistematelo come se fosse un ramo accanto al tronchetto principale.

 

Preparate infine la glassa con g. 250 di cioccolato fondente; fatelo sciogliere a bagnomaria e alla fine aggiungete il cucchiaio di crema di nocciola.

Farcite il tronchetto e utilizzate una forchetta per rendere rugosa la superficie (come una corteccia). Decorate a piacere.

2. DOLCI AL CUCCHIAIO

Tiramisu
Tiramisu

 TIRAMISU

Ingredienti:

 

400 g. di savoiardi; 

caffé;

cacao,

120 g. di zucchero

+ 2 cucchiai per il caffé;

6 uova;

500 g. di mascarpone;

un po' di liquore a piacere.

 

Preparate 6 tazze di caffè un po' lungo e lasciatelo intiepidire; mescolatelo con 2 cucchiai di zucchero e una spruzzata di liquore aromatico.
Montate i tuorli delle uova insieme a metà dello zucchero fino ad ottenere un bel composto chiaro e cremoso. Lavorate poi il mascarpone con uno sbattitore (o cucchiaio di legno) fino a ottenere una crema senza grumi e unite il composto di uova e zucchero preparato in precedenza.
Montate ora gli albumi a neve con un pizzico di sale e la restante metà dello zucchero e, con un mestolo di legno, uniteli poco alla volta al composto di mascarpone e tuorli.
Aggiungete al caffè, preparato precedentemente, dello zucchero per dolcificarlo leggermente e iniziate ad bagnarci i savoiardi, che dovranno essere imbevuti ma non completamente zuppi.
Stendete in un recipiente uno strato di savoiardi, che ricoprirete con uno strato di crema al mascarpone livellandolo con una spatolina; spolverizzate la superficie di cacao amaro in polvere, poi seguite lo stesso procedimento per il secondo strato. Terminata questa operazione spolverizzate con abbondante cacao amaro la superficie del vostro tiramisu e aggiungete una manciata di scaglie di cioccolato. Riponete in frigo per qualche ora.

CUCCÌA (Dolce siciliano)

 

Ingredienti: 500 gr di grano; 120 g di amido; 1 litro e mezzo di latte;
200 g di zucchero; 200 g di cioccolato fondente; 50 g di frutta candita a pezzetti.

Occorre mettere il grano a bagno per tre giorni, cambiando l’acqua ogni giorno. Dopo il terzo giorno il grano viene cotto in acqua con un pizzico di sale, per almeno 3 ore in pentola a pressione. Fate raffreddare e scolate.
Sciogliete l’amido nel latte freddo, mescolando con una frusta, fate cuocere a fuoco basso mescolando continuamente. Spegnete il fuoco non appena sarà addensato. Aggiungete il grano. Fate raffreddare e unite il cioccolato ridotto a scagliette e la frutta candita a pezzetti.

ZUPPA INGLESE (Trifle)

 

Ingredienti: Alchermes q.b.; Savoiardi o pan di Spagna; 20 g di cacao amaro in polvere; 140 di farina; 1 litro di latte; 10 tuorli; una bustina di vaniglia; 350 g di zucchero; Panna q.b.; cioccolato fondente.

 

Tenere da parte 1/2 bicchiere di latte; mettete il restante sul fuoco in una pentola con la bustina di vaniglia. Spegnete prima che arrivi a ebollizione. Nel frattempo sbattete i tuorli con lo zucchero; aggiungete, poca alla volta, la farina setacciata; per rendere più fluida la crema aggiungete il 1/2 bicchiere di latte freddo. Dividete la crema in due scodelle. Solo in una aggiunngerete il cacao e mescolando otterrete una crema densa al cioccolato.

In una grande insalatiera di vetro disponete sul fondo alcuni savoiardi spezzettati (o una fetta di pan di spagna); spruzzate con l'Alchermes. Stendete uno strato di crema gialla e, su di questo, uno di crema al cacao; riprendete a formare i vari strati. In superficie mettete qualche ciuffetto di panna montata. Mettete subito in frigo per qualche ora.

3. BISCOTTI

Biscotti al cocco
Biscotti al cocco

BISCOTTI AL COCCO

 

Ingredienti: 4 cucchiai di farina lievitata per dolci; g. 125 di zucchero; g. 120 di burro; g. 150 di farina di cocco; 2 uova; una bustina di polvere di vaniglia; un pizzico di sale.

 

Sbattete le due uova con la farina lievitata e mescolate energicamente; unite lo zucchero, sempre rimestando e infine la farina di cocco. Nel frattempo mettete il burro in un padellino sul fornello piccolo a fuoco bassissimo e, appena inizia a sciogliersi, spegnete, fate raffreddare, unitelo all'impasto e aggiungete una presina di sale. Ottenuto un impasto morbido e omogeneo, preparate delle palline tutte uguali lavorandole tra le mani; appoggiatele nella teglia schiacciandole leggemente per farle aderire al fondo. Disponete le palline distanziate fra loro perché continueranno a lievitare nel forno. Infine mettete la teglia in forno già caldo a 20° per 15 minuti.  I biscotti devono presentarsi dorati all'esterno e morbidi all'interno.

4. FRITTELLE

ZEPPOLE DI SAN GIUSEPPE AL FORNO

 

Ingredienti per le zeppole: 225 g di farina; 8 uova;375 ml di acqua; 150 g di burro; 1 cucchiaio di zucchero; un pizzico di sale; per la crema pasticcera: un litro di latte; 6 tuorli; 250 g di zucchero; 180 g di fecola; una bustina di vaniglia; 20 g di burro; per guarnire le zeppole: amarene; zucchero a velo.

 

In una pentola mettete l'acqua, il burro, il sale e lo zucchero e portate a ebollizione. Togliete dal fuoco ed aggiungete la farina in una sola volta. Mescolate, rimettete sul fuoco e mescolate fino a che l’impasto non si staccherà dalle pareti. Lasciate intiepidire. Riscaldate il latte per la crema pasticcera, aggiungendo il contenuto di una bustina di vaniglia. Sbattete i tuorli con lo zucchero; aggiungete la fecola, poi il latte e mescolate. Rimettete sul fuoco a fiamma bassa; girate continuamente finché la crema non sarà addensata. Aggiungete il burro a fiocchetti. Spegnete e lasciate raffreddare. Dopo aver lasciato intiepidire l’impasto delle zeppole, aggiungete un uovo alla volta, assicurandovi che sia stato ben assorbito prima di aggiungere il successivo. Con l’aiuto di una siringa con apertura a stella, disponete le zeppole su una teglia con carta da forno, facendo due giri sovrapposti (con un foro centrale). Cuocete in forno preriscaldato a 200° per 15 minuti, poi abbassate a 180° per altri 15 minuti. Spegnete il forno e lasciate asciugare in forno aperto per 5 minuti. Mettete le zeppole in un vassoio e farcitele con la crema pasticcera e qualche amarena; spruzzatele con zucchero a velo.

ZEPPOLE DI SAN GIUSEPPE TRADIZIONALI

 

Ingredienti: 1 kg di farina; 1 kg di patate; 6 - 8 uova; 4 cucchiai di zucchero; 100 g di burro; 50 g di lievito; un pizzico di sale; 1 bustina di vanillina; liquore.

Lessate le patate e schiacciatele. Mescolatele alla farina e cominciate a impastare; unite le uova sbattute, il burro, il sale, lo zucchero, la vanillina e una spruzzata di liquore.

Fate sciogliere il lievito in un po’ di acqua tiepida, aggiungete all'impasto; mescolate di nuovo per ottenere un impasto omogeneo, che lascerete lievitare per circa 2 ore.

Quando l'impasto sarà lievitato, prendetene un po' alla volta, con le mani infarinate formate un bastoncino lungo circa 20 cm. Incrociatene le estremità e formate allo stesso modo le altre zeppole. Friggetele in una padella a bordi alti con abbondante olio bollente. Fatele asciugare su carta da cucina e poi passatele nello zucchero.

Tortelli di carnevale

Ingredienti
300 g di farina, 2 uova, 40 g di zucchero semolato, la scorza grattugiata di un limone, 4 cucchiai di brandy, 1 dl di latte tiepido, una bustina di lievito in polvere vanigliato, 50 g di uvetta, zucchero a velo, olio per friggere, sale.

Mettete l'uvetta a bagno in acqua tiepida diluita con 2 cucchiai di brandy.
Mescolate le uova con lo zucchero semolato, la scorza di limone, il brandy rimasto, il latte e un pizzico di sale in una ciotola, incorporate la farina mescolata con il lievito poco per volta, e, alla fine, aggiungete l'uvetta strizzata. Coprite e fate riposare il composto solo il tempo necessario per scaldare l'olio.

Preparate i tortelli tuffando il composto nell'olio bollente, con l'aiuto di un cucchiaio; quando risulteranno dorati, sgocciolateli con un mestolo forato e fateli asciugare su carta assorbente.

Spolverizzate i tortelli con lo zucchero a velo e serviteli tiepidi.

GLI STRUFFOLI

 

Per 10 persone: 600 g. di Farina; Uova 4 + 1 tuorlo; 2 cucchiai di zucchero: 80 g. di burro (o g. 25 di strutto, secondo la ricetta tradizionale); 1 bicchierino di limoncello o rum; la scorza di mezzo limone grattuggiata;

sale; olio per friggere.

Per condire e decorare: g. 400 di Miele; una busta di confettini colorati ("diavulilli"); qualche dadino di frutta candita.

Disponete la farina a fontana sul piano di lavoro, impastatela con le uova, il burro, lo zucchero, la scorza grattugiata del mezzo limone,un bicchierino di rum e un pò di sale. Otterrete un impasto omogeneo, che farete riposare per mezz'ora. Lavoratela ancora dividendola in tante palline, queste ultime, arrotolamle sul piano infarinato, trasformatele in tanti salsicciotti sottili. Tagliateli a pezzeti piccoli tondi e lasciateli nella farina.
Al momento di friggerli, scuotete la farina in eccesso e friggeteli pochi alla volta in abbondante olio caldo, Appena saranno un po' gonfi, sgocciolateli su carta da cucina.

Intanto sciogliete il miele sul fuoco a bagnomaria. Disponete nel vassoio gli strufoli; spruzzateli con i confettini e ricoprite ogni strato con miele caldo. Alla fine avrete ottenuto una pignata di strufoli indurita e compatta.

LE CARTELLATE

 

Ingredienti: 1 kg di farina; 40 g lievito di birra sciolto in acqua; 200 ml olio d’oliva; 2 bicchieri vino bianco;

Sale; olio per friggere; vincotto; cannella in polvere; zucchero a velo.

Impastate la farina con il lievito, l’olio d’oliva ed il vino bianco, in modo da ottenere un impasto elastico. Lasciate riposare per 2 ore coprendo con un canovaccio per farlo lievitare. Trascorse le 2 ore reimpastate e dividete in palline che stenderete in dischi sottili. Utilizzate un normale tagliapasta o una rotella dentata per ricavarne delle striscioline molto lunghe, larghe 4-5 cm.

Piegate le strisce in due nel senso della lunghezza facendo combaciare i due lati più lunghi. Procedete schiacciando sul bordo per un cm., poi saltate un cm., continuate alternativamente a premere sul bordo e a saltare nel modo indicato, in modo da ottenere una striscia ondulata con dei tondini. Arrotolate ogni striscia formando una specie di rosa. Le parti non schiacciate si allargheranno a petalo. Friggete le cartellate in olio molto caldo; scolatele su carta da cucina.

Intanto fate bollire il vincotto e depositatevi le cartellate, girandole delicatamente, in modo che il vincotto entri bene in esse. Quando tornano a galla, scolatele e disponetele sul vassoio. Spolverizzatele con cannella e zucchero a velo.

CHIACCHIERE AL FORNO

 

INGREDIENTI: g. 350 di farina; g. 80 di zucchero; g. 60 di burro; tre uova; 2 cucchiai di olio extravergine d'oliva; 2 cucchiai di liquore; 1/2 cucchiaino di lievito vanigliato in polvere; 1 pizzico di sale; zucchero a velo.

 

Mescolate la farina con lo zucchero, il burro fuso a bagnomaria, l'olio, il sale, il lievito in polvere e un po’ di scorza di limone grattugiata. Aggiungete le uova sbattute e il liquore; impastate bene, formate una palla e lasciatela riposare.

Trascorsa un’ora, stendete la pasta in una sfoglia sottilissima, molto più sottile di quella che si fa con le comuni chiacchiere, in modo che diventi croccante. Ritagliate le chiacchiere con l’apposita rotella; disponetele su una teglia foderata di carta da forno e copritele con un altro foglio di carta da forno (affinché non diventino secche come biscotti).

Infornate in forno preriscaldato a 180° per circa 15 minuti.

Non appena saranno dorate, estraetele dal forno; lasciatele raffreddare e le vedrete belle croccanti. Spolverizzatele con abbondante zucchero a velo.

CHIACCHIERE FRITTE

 

Ingredienti: 300 g. di farina; 50 g. di burro sciolto; 50 g. di zucchero; 2 uova; 2 cucchiai di Vin santo; la scorza grattugiata di un limone o di un'arancia; un pizzico di sale; olio di arachide per friggere

Impastate tutti gli ingredienti (farina, burro sciolto, zucchero, uova, vin santo, scorza di limone e poco sale) in modo da ottenere una bella palla liscia, che farete riposare per circa 30 minuti.

Con il matterello fate delle belle strisce lunghe che taglierete a losanghe. Friggete in abbondante olio bollente, finché saranno dorate.
Dopo averle messe ad asciugare, le cospargeremo di zucchero a velo.
Volendo, potete spruzzare un filo di cioccolato fuso sui cenci. Accompagnatele con del buon Vin santo toscano.

5. TORRONI E CROCCANTI

CROCCANTE

 

Ingredienti: 1 kg. di mandorle sgusciate; g. 500 di zucchero, ½ l. d’acqua; olio q.b.

Mettete sul fuoco una capace pentola antiaderente; versate le mandorle, l’acqua e lo zucchero; appena lo zucchero si addenserà intorno alle mandorle, abbassate la fiamma e continuate a girare fino a quando lo zucchero avrà preso il tipico colore del caramello.
Versate su un piano di marmo unto d’olio; tagliatelo nelle forme che preferite e lasciate raffreddare. Il croccante è pronto.

6. DOLCI CHE NON RICHIEDONO COTTURA

SALAME DI CIOCCOLATO (semplice, veloce)

 

INGREDIENTI: g. 200 di biscotti secchi; 2 tuorli d'uovo; g. 50 di burro; 2 cucchiai di cacao amaro;  2 cucchiai di zucchero; liquore a piacere (sambuca, rhum, anisetta o altro).

 

Sbriciolate grossolanamente i biscotti, in modo da ottenere dei pezzetti irregolari, simili ai pezzetti di grasso presenti in un salame. Sbattete i tuorli con un frustino, unite il burro fuso, lo zucchero e il cacao. Amalgamate bene il composto ed aromatizzatelo con il liquore. Disponete sul tavolo un foglio di carta da forno e versate il composto in modo da formare una specie di salame lungo e stretto. Avvolgete bene la carta intorno al salame e ponete  in frigo per alcune ore, affinché si consolidi bene. Servitelo affettato.

ATTO PRIMO

SCENA PRIMA

Arlecchino solo.

Arlecchino ripulisce un abito su un tavolino e riflette ad alta voce.

ARL. Dice il proverbio: o servi come servo, o fuggi come cervo: non voglio che il mio padrone si debba lamentare di me. Gli piace la pulizia ed è così buono che merita di essere servito di cuore. Un  uomo che s’innamora ha delle ore buone e altre cattive. (prende il cappello per spazzarlo) Io so che brutta bestia è l'amore. Da due mesi vivo in questa casa e il mio padrone fa un po’ l’amore con la padroncina di casa; e io non ho coraggio di dirlo alla cameriera. (rimette il cappello a suo luogo, poi ritorna pensoso) Come posso sapere se mi vuole bene oppure no? Se non glielo domando, non me lo dirà mai. Ma non ho coraggio di attaccare discorso. Se lei mi desse qualche motivo... Se mi guardasse un po’, ma non mi ha mai dato un’occhiata come dico io. Non ho nessuna certezza ma non ho neanche ragione di disperarmi. Se sapessi scrivere, scriverei una lettera. Ma per mia disgrazia, i miei genitori erano analfabeti e non hanno voluto un figlio più virtuoso di loro. È vergognoso che io non sappia scrivere. Imparare è tardi. Potrei farmi scrivere una lettera da qualcuno, ma non voglio confidarmi con chiunque. Sarebbe più facile farmi coraggio e dirle i miei sentimenti. Ma sono troppo modesto e non mi decido.

SCENA SECONDA

Roberto agitato, ed il suddetto.

ROB. Arlecchino. Il pittore è venuto? (agitato)

ARL. No, signore, non l’ho visto.

ROB. Torna da lui: deve consegnarmi il ritratto prima di mezzogiorno, altrimenti non mi serve più.

ARL. Il ritratto è finito. Deve riporlo in una cornice.

ROB. Egli mi ha promesso di mandarmelo prima di sera; ma io ne ho bisogno prima di mezzogiorno.

ARL. Caro padrone, perché tanta premura?

ROB. Questa sera devo partire... il baule deve essere in ordine per questa sera.

ARL. (Oh povero me!) Dove andrete, padrone?

ROB. Per Roma. (agitato)

ARL. Ma perché così d’improvviso?

ROB. Mio zio è moribondo. Egli mi ha allevato come un padre e il mio futuro dipende dal suo testamento. Ho ricevuto stamattina una lettera che mi comunica che la malattia è acuta e che i medici non gli danno sei o sette giorni di vita. Va’ subito dal pittore.

ARL. Se dovete uscire di casa volete che vi vesta?

ROB. Sì, vestitemi e poi andate.

ARL. (Lo aiuta a vestirsi) Qui sanno che andate via?

ROB. Non ho ancora veduto nessuno; è presto.

ARL. Cosa dirà la signora Dorotea?

ROB. Son certo che se ne dispiacerà, ed io ne sono mortificato; ma è meglio ch'io me ne vada.

ARL. Ma perché meglio? Se vostra signoria le vuole bene, perché non fa la domanda a suo padre?

ROB. Non posso. Mio zio si offenderebbe se non lo chiedessi a lui; ed il signor Anselmo non me l'accorderebbe senza il consenso di mio zio.

ARL. Mi dispiace lasciare Bologna!

ROB. E perché? Hai forse qualche amoretto?

ARL. Oh! Io un amoretto? (si vergogna)

ROB. Oh! Va’ a vedere questo ritratto.

ARL. Hanno bussato alla porta dell'anticamera. (va alla porta) Ecco qua il servitore del pittore.

SCENA TERZA

Giacinto ed i suddetti.

GIAC. Servitore umilissimo.

ROB. Avete portato il ritratto?

GIAC. Eccolo qui, signore; è un capolavoro. Osservi quale delicatezza di colorito, gli abiti e la mano!

ROB. La pittura è bellissima; ma non vedo sufficiente somiglianza. Che ne dici, Arlecchino?

ARL. Oltre alla somiglianza il quadro ha valore.

GIAC. La somiglianza è un talento che non si acquista con l'arte. Io ho un talento per i ritratti.

ROB. Devo darlo subito alla signora Dorotea.  (Arlecchino, dai la mancia a quel giovane). (parte)

SCENA QUARTA

Arlecchino e Giacinto

ARL. Il mio padrone mi ha ordinato di darvi qualcosa per il vostro incomodo...

GIAC. Oh! signore... (cerimonioso)

ARL. Ecco, amigo. (gli dà il danaro)

GIAC. Non rifiuto le gentilezze (prende il danaro)

ARL. Eseguo gli ordini del mio padrone. Sono pover’uomo, ma galantuomo.

GIAC. (Gli mostra un ritratto) Conoscete questo ritratto?

ARL. Ma è la mia figura! (con ammirazione)

GIAC. L’ho fatto io, vostro umilissimo servitore.

ARL. Voi? (guardandolo bene)

GIAC. Ho del talento per la pittura; e un giorno farò la mia figura nel mondo.

ARL. Vi apprezzo molto. Il ritratto mi somiglia. Ma come m'avete dipinto, senza che lo sapessi?

GIAC. Mentre il mio padrone dipingeva, io lavoravo guardandovi segretamente.

ARL. Siete molto abile. (gli vuol render il ritratto)

GIAC. Signore... Il ritratto è suo. Io l'ho fatto per vossignoria. La prego di riceverlo e di gradirlo.

ARL. Rifiutare un dono è segno di inciviltà. Non lo merito, ma vi ringrazio. (lo chiude)

GIAC. Credo di aver impiegato bene il mio tempo per una persona come vossignoria.

ARL. A Roma parlerò molto bene di voi.

GIAC. Ho impiegato tre o quattro giorni di lavoro. Pensi solo alla spesa dei pennelli, dei colori, dell'avorio, dell'astuccio, della legatura.

ARL. Oh! Quanto varrà tutta questa grande spesa?

GIAC. Mi rimetto alla sua cortesia.

ARL. Un povero servitor non ha molto denaro. Per le spese, ecco un testone (lo prende dalla tasca)

GIAC. Perdoni. (lo rifiuta). Il suo padrone ha pagato dodici zecchini. Per il suo mi dia tre zecchini.

ARL. Riprendetevi il ritratto. Non voglio spendere tre zecchini. Non ve l’ho chiesto e non lo pagherò.

SCENA QUINTA

Roberto e detti

ROB. Cos'è questo strepito? (ad Arlecchino)

ARL. Costui mi ha fatto il ritratto senza chiedermelo e pretende che io lo paghi.

GIAC. È un ritratto rubato. Questa è la mia abilità.

ROB. Lascia vedere. Ti somiglia. (ad Arlecchino)  

GIAC. Somiglia. Ecco la mia abilità.

ROB. Arlecchino, il ritratto somiglia, prendilo Signor pittore, quanto vuole per questo ritratto?

GIAC. Colori, avorio e acquavite, solo tre zecchini.

ROB. Dategli due zecchini per conto mio.

ARL. Glieli darò. (va a prendere il danaro)

ROB. Perché fare un ritratto senza che vi sia ordinato? (a Giacinto)

GIAC. Faccio sempre così. Se aspettassi che me li ordinassero, non ne farei mai.

ARL. Ecco qua i due zecchini. (a Giac.)

GIAC. Grazie infinite (chi non s'aiuta, si affoga). (parte)

SCENA SESTA

Roberto ed Arlecchino

ARL. Cosa vuole fare di questo ritratto? (a Roberto)

ROB. Tieni, Arlecchino. Ti somiglia moltissimo.

ARL. Grazie infinite (lo mette sul tavolino)

ROB. Non ho potuto vedere la signora Dorotea; dì alla cameriera che venga qua.

ARL. Vuole parlare a Camilla? (con passione)

ROB. Sì, voglio pregarla di dare lei il ritratto alla sua padrona. Dille che questa sera si deve partire.

ARL. (sospirando) E devo dirlo a Camilla?

ROB. Forse ella ha un’inclinazione per te?

ARL. Non lo so.

ROB. Povero pazzo!

ARL. (parte)

SCENA SETTIMA

Roberto, poi Camilla

ROB. Povero giovane! Lo compatisco. Non avrà avuto coraggio. È timido ma è proprio un buon figliuolo.

CAM. (Povera me! Se Arlecchino va via, mi porta via il cuore).  Che cosa mi comanda, signore?

ROB. Voi sapete che ho promesso un ritratto alla signora Dorotea e siccome devo partire stasera...

CAM. (Ah non vedrò più il mio caro Arlecchino!)

ROB. Che avete, Camilla? Vi dispiace la mia partenza per me o per Arlecchino?

CAM. Arlecchino... ha il suo merito... Ma lui non mi pensa e io non penso a lui.

ROB. Su, date il mio ritratto alla signora Dorotea.

CAM. Sì.  (lo mette in un taschino del grembiule)

ROB. Il signor Anselmo è in casa?

CAM. L'ho veduto che stava per partire.

ROB. Andrò ad avvertirlo della mia partenza. (parte)

SCENA OTTAVA

Camilla sola.

CAM. Mi porta via il mio caro Arlecchino! Ma lui non mi pensa: non mi dimostra segni d'inclinazione. Io l'ho amato dal primo giorno e sono pazza per lui. Ma non gliel'ho detto per non essere rifiutata; ora se n'andrà, ed io non saprò mai se mi ama. Almeno porto il ritratto alla mia signora, che è così afflitta. (vede il ritratto d'Arlecchino) Ah! il ritratto del mio caro Arlecchino! Oh come è bello! Arlecchino lo ha fatto fare per me? Allora me lo prendo (lo prende).

SCENA NONA

Carlotto e la suddetta.

CARL. (Oh, vedo nelle mani di Camilla un ritratto)

CAM. È bello ma l'originale lo supera. (C’è Carlotto. Non lo deve vedere! Nasconde il ritratto in tasca)

CARL. Che cosa osservava di bello, signora Camilla?

CAM. Io? Niente.

CARL. Avete in mano un ritratto.  Lo dirò al padrone. (in atto di partire)

CAM. Fermo. Non dite niente a nessuno.  (gli mostra il ritratto di Roberto) Il signor Roberto manda questo ritratto alla signora Dorotea.

CARL. Non lo posso credere. Il signor Roberto donerà il suo ritratto alla figlia di un amico che lo ospita in casa sua, senza che il padre lo sappia?

CAM. Questa sera il signor Roberto parte per Roma, e glielo lascia senza cattiva intenzione.

CARL. E voi lo dareste alla signora Dorotea?

CAM. Glielo darò. (lo mette nel taschino con quello di Arlecchino) (Ho paura che costui racconti in giro il mio segreto, ch'io amo Arlecchino).

SCENA DECIMA

Camilla e Dorotea..

DOROT. Camilla, datemi il mio ritratto.

CAM. Tenete, tenete. (le dà un ritratto senza badare ed esce)

SCENA UNDICESIMA

Dorotea sola.

DOROT. Mi dà pena la partenza del signor Roberto. Se mi ama davvero, spero che otterrà da suo zio il permesso di parlarne a mio padre e che mio padre sarà contento. Ma che farò, lontana da lui? Almeno mi consolerò col ritratto. Cosa vedo! Questo è il ritratto del servitore. È forse un equivoco di Camilla? Questo ritratto potrebbe essere a lei destinato. Oh! Ecco mio padre. Nascondiamolo, per salvare Camilla. (si mette il ritratto in tasca)

SCENA DODICESIMA

Anselmo e la suddetta.

ANS. Che cosa si fa in questa camera? (con sdegno)

DOROT. Sono qui... così... passavo per caso.

ANS. In questa camera non voglio che ci si venga.

DOROT. Non c'è nessuno e non potete rimproverarmi.

ANS. Dammi il ritratto (bruscamente)

DOROT. Io non ho ritratti.

ANS. So tutto. Fuori il ritratto del signor Roberto.

DOROT. Chi vi ha detto che ho il ritratto del signor Roberto?

ANS. Me l’hanno detto Carlotto e Camilla. Fuori quel ritratto, sfacciata! per Bacco Baccone...

DOROT. Oh! sì, signore, l'ho avuto. Ecco il ritratto che mi domandate. (glielo dà). Perché siete arrabbiato con me?

ANS. Perché è di quel malcreato di Roberto.

DOROT. A volte ci si può ingannare.

ANS. Non m'inganno, e sono sicuro di quel che dico.  (lo apre, e vede che non è di Roberto) Non è questo.  Fuori il ritratto di Roberto.

DOROT. Signore, giuro che ho solo questo ritratto. Signor padre, la riverisco. (ridendo parte)

SCENA TREDICESIMA

Anselmo solo.

ANS. Camilla è una brava figliuola. Il colpevole è quel briccone di Carlotto. Lo caccerò via. (parte)

ATTO SECONDO

SCENA PRIMA

Anselmo e CARLOTTO

ANS. (Oh! eccolo qui). Ti ho poi ritrovato.

CARL. Ebbene, signore, avete avuto il ritratto? Avete ragione di essere in collera contro vostra figlia e contro il signor Roberto.

ANS. Vi sbagliate. (mostra a Carlotto il ritratto di Arlecchino)

CARL Oh! ma è il ritratto di Arlecchino. Ho visto in mano di Camilla il ritratto del signor Roberto.

ANS. Impostore bugiardo: perché hai detto che il ritratto era per Dorotea? E se Roberto ha donato il suo ritratto a Camilla, perché incolpi mia figlia? Taci, altrimenti ti prendo a bastonate. (parte)

CARL. Sono sorpreso. Dubito che Camilla m'inganni.

SCENA SECONDA

Arlecchino ed il suddetto.

ARL. (Carlotto guarda un ritratto!)

CARL. Oh! riverisco il signor Arlecchino. (vedendo Arlecchino, nasconde il ritratto)

ARL. (Dov'è 'l mio? Non lo vedo più). (guardando sul tavolino) Comàndi.

CARL. Sento che la vostra partenza è vicina, e sono venuto per augurarvi il buon viaggio...

ARL. Avete visto un ritratto su questo tavolino?

CARL. Su quel tavolino? No, non ho veduto niente.

ARL. In questa camera ti ho visto che avevi in mano un ritratto. (con calore)

CARL. Non avevo niente. Questo ritratto mi è stato dato e non l'ho preso. (glielo dà e parte)

 

SCENA TERZA

Arlecchino solo.

ARL. (Prende il ritratto e lo mette in tasca senza guardarlo)  Pazienza! Andar via senza dirle niente; meglio non vederla. (porta la roba nel  baule)

SCENA QUARTA

Camilla ed il suddetto.

CAM. Se vedessi il signor Roberto, vorrei ridargli il suo ritratto. Ah! questo sbaglio mi costa caro. Ho perduto il ritratto del mio Arlecchino. (lo vede. Oh cielo! Arlecchino è qui).

ARL. (Ah! La mia cara Camilla!) (resta al suo posto)

CAM. (Non so se andare avanti o tornare indietro).

ARL. (Vorrei parlarle; ma non so come fare). Signora Camilla, la riverisco. (con timidezza)

CAM. Serva, signor Arlecchino. Son venuta a cercare il signor Roberto. Non vorrei disturbarla. Partirà questa sera dunque? (patetica)

ARL. Sì, purtroppo. (sospirando)

CAM. Che? le rincresce di dover partire?

ARL. In verità... mi ricresce moltissimo.

CAM. E perché le dispiace? (pare che si lusinghi)

ARL. Le dirò... mi piace Bologna... ho degli amici...

CAM. (Ah! no, non gli rincresce per me).

ARL. Stasera andremo via. Lo ha deciso il padrone.

CAM. Perché mai questa partenza così improvvisa?

ARL. Le dispiace che andiamo via? (consolandosi)

CAM. Me ne dispiace infinitamente per il signor Roberto... Il signor Roberto ha stima per la mia padrona; partendo le lascerà il suo ritratto.

ARL. Ho anch’io il mio ritratto. Vuole vederlo?

CAM. Lo vedrei con piacere.  (da sé)

ARL. Eccolo qua. (glielo dà, vergognandosi)

CAM. (Guarda il ritratto) Tenga il suo ritratto.

ARL. Se non le dispiace, vorrei offrirglielo.

CAM. No, no. La prego; non posso riceverlo. Serva sua. (Oh! quanto volentieri accetterei quel ritratto: ma mi vergogno). (mentre Arlecchino guarda verso la scena, Camilla mette via il ritratto  di Arlecchino, e tira fuori quello di Roberto)

CAM. Tenga, tenga. (gli rende il ritratto, mostrando aver paura)

 

 

SCENA QUINTA

Arlecchino solo, poi Roberto

ARL. Sono disperato! Maledetto ritratto! (lo getta per terra e lo calpesta) (A Roberto che arriva) Prendete questo maledetto ritratto. 

ROB. Come! Ah indegno! Ah scellerato! Perfido, ingrato! Il tuo padrone che ti ha fatto?

ARL. Ah! sior patron... (con estrema afflizione)

ROB. Se ti spiace partire, se non vuoi venire con me, perché non dirmelo; perché dare in pazzie?

ARL. Ah! sior patron... (si getta in ginocchio)

ROB. Se sei afflitto, perché ingiuriarmi? Perché insultarmi? A chi dicevi indegno e scellerato?

ARL. A me e al mio ritratto.

ROB. Come hai nelle tue mani il ritratto che ho fatto fare per Dorotea? Come l'hai avuto?

ARL. Sono venuto in camera... ho trovato Carlotto... che aveva in mano il mio ritratto... L'ho tolto senza guardare; è venuta Camilla, gliel’ho mostrato, ma l’ha rifiutato.

ROB. Orsù, siamo tutti e due ingannati. La padrona si burla di me; ed il servitore si è burlato di te. Va a terminare il baule. Andiamo a Roma. (parte)

ARL. (Preparerò il baule, ma vorrei almeno sapere chi ha tolto il mio ritratto sul tavolino) (parte)

 

ATTO TERZO

SCENA PRIMA

Arlecchino porta le robe sue per metterle nel baule. Arriva CARLOTTO

CARL. Signor Arlecchino, ecco una lettera ed una scatola per voi. La lettera è diretta a voi. Eccola qui. Una scatola col vostro nome. Al Signor Arlecchino Battocchio.

ARL. Da dove viene?

CARL L'ha portata un facchino. È andato via subito.

ARL. Vi ringrazio dell'incomodo.

CARL. Non è niente. 

 

ARL. Chi scrive, non sa che non so leggere. (apre la scatola, trova il ritratto, e lo apre) Oh bella! Il mio ritratto! Il segreto sarà in questa lettera.

 

CARL. Come siete malinconico. Posso aiutarvi? Non avete ancora letto la lettera? Volete ch'io la legga? (Ci scommetto che non sa leggere). (Conosco la mano; questa è una lettera di Camilla).  È una donna che scrive. dice che vi rimanda il vostro ritratto. Ho rilevato il primo periodo. Ecco cosa dice: Signore, capitatomi nelle mani il vostro ritratto ve lo rimando, perché non saprei cosa farne. (Bravissima! Ora capisco tutto. Lo ama, e non lo vuol dire). È una donna che scrive; superba, incivile, che meriterebbe di essere mortificata.  A chi avete dato il vostro ritratto?

ARL. L'ha avuto Camilla; ma non credo mai...

CARL. Ah sì, l'orgogliosa, la superba! Che si burla di tutti, pretende che tutti l'adorino; e odia quelli che non sanno spasimare per lei. Dite la verità: le avete fatto la corte? L'avete lodata, esaltata? Ha fatto lo stesso con me. Ha veduto ch'io non mi curavo di lei; mi ha perseguitato alla morte.

CARL. Leggete. (gli offre la lettera. Arlecchino vorrebbe prenderla, e Carlotto con arte la ritira, come se fosse in collera per amor di Arlecchino) Cospetto! Si può scrivere una lettera più indegna, più temeraria di questa?

ARL. Datemi quella lettera. Gliela getterò in faccia.

CARL. Non fate così: negherà di averla scritta.

ARL. Vorrei almeno mortificarla...

CARL. Eh! Via. Queste lettere si disprezzano, si scordano, si stracciano... (comincia a stracciare e getta i pezzi per terra)

ARL. Ma perché vi infuriate così?

CARL. Per l'amicizia che ho per voi. (parte)

 ARL. Mi pare che si sia scaldato troppo. Chi mai avrebbe creduto quella giovane così modesta e cortese; mi ha rifiutato il ritratto per superbia. (agitando la mano con cui tiene il ritratto, sente dentro muoversi qualche cosa) (apre e trova sei zecchini) Ho paura che Carlotto m'abbia ingannato.  Forse è geloso di Camilla. Farò leggere la lettera a qualcun (raccoglie i pezzi di carta sparsi qua e là)-

 

SCENA SECONDA

Anselmo ed il suddetto.

ANS. Dov'è il vostro padrone? Mi preme parlargli.

Quando viene il vostro padrone, ditegli che non sia in collera meco, che voglio che siamo buoni amici.

ARL. Sior sì. (ha tutti i pezzi di carta in una mano; e tiene la mano aperta)

ANS. Ditegli che so tutto, che mia figlia mi ha confidato ogni cosa, e che se suo zio è contento...

ARL. Vorrei pregarla di una grazia: se poò unire questi pezzi di carta, mi leggerebbe questa lettera?

ANS. Fa cadere i pezzi a terra ed esce.

 

SCENA TERZA

Camilla ed il suddetto.

 

ARL. Ah Camilla, Camilla! (la invoca da solo)

CAM. Signore, mi chiamate? Vi occorre qualche cosa? (confusa) Avete pronunciato il mio nome.

ARL. Può esser, perché è un bel nome.

CAM E che cosa raccogliete da terra?

ARL. Frammenti di una lettera.

CAM. Di una lettera? Era una lettera di qualche donna? (prende un pezzetto di carta) (Ah! sì, è la mia lettera, la conosco). (da sé) Fate dunque così poco conto delle lettere delle donne? Le stracciate e le disprezzate così?

ARL. E’ stato un mio amico. (ironico)

CAM. E voi avete la debolezza di confidare agli amici le cose vostre? Di confidare una lettera di una donna? Siete indiscreto, imprudente.

ARL. Signora Camilla, perché vi scaldate? Avete scritto voi quella lettera?

CAM. Io?... non l'ho scritta io ... so chi l'ha scritta; conosco la giovane che ha stima e amore per voi, è mia amica, e vi rimprovero per parte sua.

ARL. Cara signora Camilla, vi chiedo perdono. Questa vostra amica è un po’ stravagante.  Mi manda il mio ritratto. Come lo ha avuto?

CAM.  La mia amica m'ha detto che voleva rimandare il vostro ritratto, perché non si credeva degna di possederlo.

ARL. Mi ha mandato anche sei zecchini con una lettera piena di insulti e villanie?

CAM. Questa lettera non conteneva ingiurie e disprezzi. Io ho veduto la lettera, l'ho letta; vediamo se si può leggere qualcosa. Ecco cosa dice: Siate sicuro, che vi ama e che vi amerà sempre l'Incognita che vi scrive.Siete un ingrato.

ARL.  Ah indegno Carlotto!

CAM. Cosa c'entra Carlotto?

ARL.  Sappiate che non so leggere bene e ho pregato Carlotto, che mi ha letto la lettera a modo suo.

CAM. Come! Avete dato a leggere quella lettera a Carlotto che può essere vostro nemico e rivale?

ARL. Mio rivale Carlotto? L'ho sospettato. Ditemi della vostra amica.

CAM. Ormai state per partire, non c’è tempo.

ARL. E perché mai la vostra amica non m'ha dato qualche segno d'amore?

CAM. Una giovane savia e onesta non deve esser la prima. Mi ha detto che toccava a voi dimostrarle qualche inclinazione.

ARL. E’ vero; ma sono timido e non ho coraggio. Son stato cento volte sul punto di dichiararmi, e la vergogna m'ha trattenuto.

SCENA SETTIMA

 

Federico in abito da viaggio, e detti.

FED. Ben trovato, Arlecchino. Vengo da Roma. Lo

 zio del padrone è morto ed ha lasciato il nipote erede di tutto il suo.

ARL. Si è ricordato di me?  (a Federico)

FED. Sì, di voi e di me: mille scudi per ciascuno.

ARL. Allora non vado più a Roma. (a Camilla con gioia)

CAM. (Lo volesse il cielo!)

FED. (parte)

SCENA OTTAVA

Arlecchino e Camilla

ARL. Buone nuove per me. (a Camilla)

CAM. (E per me, se potessi superare la timidezza) Datemi il vostro ritratto, che lo darò all'amica. So che lo riceverà volentieri dalle vostre mani.

ARL. Ditele che l’amo.

CAM. L'amate senza conoscerla?

ARL. Ah! mi pare di conoscerla. (con tenerezza) Credo di non ingannarmi.

CAM. Ed io vi assicuro, che io... che ella... che l'amica... (Non posso più).

ARL. Per pietà, ditemi: siete voi quella amica?

CAM. No, no, non sono io. Vien gente. (con timore)

ARL. Poveretto mi! (balza in piedi)

 

SCENA ULTIMA

Roberto, Dorotea, Anselmo ed i suddetti, poi Carlotto

ROB. La morte del mio povero zio mi rende padrone di me stesso e mi procura l'onore e la felicità di offrirvi la mano ed il cuore. (a Dorotea)

DOROT. Poiché mio padre lo consente, mi abbandono alla più tenera inclinazione.

ANS. Ne ho piacere, per Bacco Baccone.

ROB. Il povero zio è morto. Andremo a Roma tra qualche giorno, se la signora Dorotea lo permette.

DOROT. Signor sì, andate a vedere gli affari vostri.

ROB. E al mio ritorno...

ANS. E al vostro ritorno si faranno le nozze.

ARL. Signor padrone. Vorrei pregarla d'una grazia. Prima di andare a Roma, mi vorrei sposare anch’io.

ROB. Niente in contrario; con chi vuoi maritarti?

ARL. Con l'amica di Camilla. (guardando Camilla)

ROB. E chi è la vostra amica? (a Camilla)

CAM. Signore... Io non so niente. (Non so cosa dire). (da sé)

ROB. Ma chi è? Che cos'è? Vediamo se merita che un servitore onorato e fedele, come tu sei...

ARL. Aiutatemi, Signor padrone, signor Anselmo, signora Dorotea, vi prego, dite a Camilla di dirmi chi è questa signora che mi vuole bene.

ANS. Scommetterei ch'è Camilla.

DOROT. Camilla non parla: è timida, è modesta.

ROB. Animo, animo, figliuola. Arlecchino è un uomo dabbene, è un servitore onorato.

ANS. Orsù, finiamola. Vuoi tu sposarti? (a Camilla, con calore)

CAM. Sì. (modestamente cogli occhi bassi e voce tremante)

ANS. Ma chi vuoi dunque?

CAM. Vorrei... Eccolo qui. (fa vedere il ritratto d'Arlecchino e si copre il viso)

ROB. Animo, promettetevi tutti due, e al ritorno nostro da Roma vi sposerete. Siete contenti?

ARL. Signor sì. (modestamente)

CAM. Signor sì. (con una riverenza modesta)

ANS. Bravi, evviva gli sposi.

CARL.(Arriva) Cos'è quest'allegria, signori? Chi si marita?

ARL. Io e Camilla, per servirvi.

CARL. Pazienza; me la sono meritata. (mortificato)

ROB. Solleciterò la mia partenza per sollecitare il ritorno, e finalmente sposarvi (a Dorotea) E voi altri, in cui l'amore ha combattuto con la timidezza, aspettate con eguale modestia, e siate sempre teneri sposi, e servitori fedeli.

 

Fine della Commedia