Tagliatelle, pappardelle, tagliolini e fettuccine all'uovo

TAGLIARDELLE, FETTUCCINE E PAPPARDELLE

TAGLIATELLE CASARECCE CON SEPPIOLINE

 

Occorrente per 4 persone: g. 600 di seppioline (anche surgelate); g. 400 di passata di pomodori; due spicchi d'aglio; olio; prezzemolo; g. 200 di farina di semola; olio; prezzemolo; peperoncino.

 

Pulite e lavate le seppioline; privatele delle interiora, dell'inchiostro e dell'osso. In una casseruola fate rosolare l'aglio affettato in un cucchiaio d'olio; unite le seppioline e fatele ben colorire; aggiungete il pomodoro, sale e peperoncino e lasciate cuocere per circa un'ora (il tempo di cottura dipende dalla grandezza delle seppioline).

 

Nel frattempo disponete la farina sulla spianatoia con un foro centrale, in cui verserete poca acqua alla volta e un cucchiaino di olio; mescolate bene per ottenere un impasto morbido. lasciatelo riposare.
Stendete la pasta sulla spianatoia con il matterello, formando una sfoglia sottile. Arrotolatela e tagliatela a fette larghe circa 1 cm.; lasciatele asciugare per un po' di tempo.

 

Mettete sul fuoco una grossa pentola di acqua; aggiungete qualche goccia di olio per evitare che la pasta si attacchi. Appena l'acqua arriverà a ebollizione, calate le tagliatelle; aggiungete il sale; giratele e incoperchiate. Scolatele dopo 7-8 minuti.

 

Versate le tagliatelle nella casseruola con le seppie; fate insaporire il tutto; aggiungete del prezzemolo trito e servite.

Pappardelle al ragù
Pappardelle al ragù

Pappardelle al ragù

Ingredienti per 4 persone: g. 300 di carne macinata; 2 carote, 1 cipolla; 1 porro e un gambo di sedano; g. 400 di pappardelle all'uovo; g. 200 di pomodoro tagliato a cubetti; poco vino bianco; olio; burro; sale; pepe.

Tritate la cipolla, il porro, le due carote e il gambo di sedano; rosolateli in una capiente casseruola con 1 cucchiaio di olio e g. 70 di burro; mescolate e fate insaporire; unite la carne macinata e versate 1/2 bicchiere di vino bianco. Quando sarà evaporato, aggiungete il pomodoro, sale e pepe e lasciate cuocere a fiamma bassa.

Intanto lessate le pappardelle in acqua bollente salata; scolatele al dente; versate nella casseruola; aggiungete g. 30 di burro; rigirate per amalgamare bene e servite.

PAPPARDELLE PANNA E FUNGHI

Per 4 persone: g. 320 di pappardelle all'uovo; g. 500 di funghi champignon; uno spicchio d'aglio; olio; prezzemolo; sale, pepe, 2 confezioni di panna da cucina da 200 ml.
Lavate bene i funghi, privateli della terra e delle radici; separate i gambi dalle cappelle. Se le ife delle cappelle sono troppo scure, scavate leggermente l'interno delle cappelle con un coltellino. Tagliate il tutto a fettine sottili. In una padella fate dorare lo spicchio d'aglio con 2 cucchiai d'olio; aggiungete i funghi e fateli trifolare per 1 o 2 minuti. Aggiungete acqua q.b. per portarli a cottura, sale e pepe. Verso la fine aggiungete una bella manciata di prezzemolo tritato.
Nel frattempo mettete sul fuoco e portate a ebolizione una pentola con acqua; lessate le pappardelle al dente, aggiungendo una manciata di sale. Scolatele.
Rimettete sul fuoco la padella dei funghi; versate in essa il contenuto delle due confezioni di panna; rigirate; aggiungete le pappardelle e rigiratele con attenzione, usando una forchetta di legno per non romperle.
Fate addensare il condimento e servite.

Tagliatelle con panna, piselli e prosciutto

In una casseruola fate imbiondire in una noce di burro e poco olio una cipolla; unitevi g. 300 di piselli finissimi surgelati; rigirate con un cucchiaio di legno; aggiungete poca acqua, sale e pepe e portate a cottura. Nel frattempo ponete sul fuoco una pentola con acqua salata e portate a ebollizione. Quando i piselli saranno quasi cotti, aggiungete g. 150 di prosciutto cotto tagliato a dadini; mescolate bene e spegnete. Lessate g. 250 di tagliatelle bene al dente; scolatele; versatele nel tegame a fuoco basso; mescolate bene; aggiungete una confezione di panna liquida da cucina; spruzzate un po' di parmigiano grattugiato; mescolate e servite.

TAGLIATELLE AI FUNGHI

Per 4 persone occorrono g.500 di funghi porcini o altra varietà; 400 g. di pappardelle; aglio; prezzemolo, sale, peperoncino;una confezione di panna da cucina.

Pulite i funghi, tagliateli a fettine; in padella fate soffriggere uno spicchi d'aglio nell'olio; aggiungete i funghi e fate bene insaporire; unire un po' di acqua e portate a cottura. Nel frattempo avrete lessato le pappardelle, scolatele ancora non completamente cotte; aggiungete la panna ai funghi; mescolate per ottenere una crema; versate le pappardelle, aggiustate di sale e una spruzzata di peperoncino trito.

Tagliatelle ai carciofi

Per 4 persone: una confezione di pasta fresca surgelata, 1 di cuori di carciofo, g. 150 di speck, 6 cucchiai di passata di pomodoro, parmigiano grattugiato. ½ cipolla, brodo, burro, olio, sale.

Surgelate a temperatura ambiente la pasta all’uovo. Lessate i cuori di carciofo, scolateli e tagliateli a spicchi. Tagliate a listarelle lo speck. In un’ampia padella fate soffriggere la cipolla tritata con g. 30 di burro e qualche cucchiaio d’olio a fuoco basso. Unite lo speck, i carciofi e il pomodoro, mescolate e fate cuocere unendo brodo q.b. e sale. Arrotolate la pasta e tagliate a rondelle per formare le tagliatelle, lessatele in abbondante acqua salata e scolatele al dente; versatele nella padella del sugo, insaporitele per qualche minuto. Servite ben caldo con parmigiano grattugiato.

PAPPARDELLE ALLA CREMA DI CECI ROSA

Ingredienti (per 4 persone): 350 g. di pappardelle secche (non all'uovo); due confezioni di ceci in barattolo di vetro; olio extravergine d'oliva; 2 spicchi d'aglio; g. 100 di pomodori a pezzetti; una cucchiaiata di olio santo (olio in cui si è fatto macerare molto peperoncino); prezzemolo trito.

 

Scolate i ceci dal liquido di conservazione; sciacquateli e asciugateli. In una casseruola fate soffriggere l'aglio con l'olio: aggiungete i ceci e fateli ben insaporire. Spegnete e passate il tutto al passaverdure. Rimettete nella pentola, aggiungete acqua q.b. e portate a ebollizione; in questo sugo cuocete le pappardelle, aggiungendo, a fine cottura, il sale, l'olio santo e il prezzemolo.

PAPPARDELLE MIMOSA (Per 4 persone)

 

Occorrente: g. 300 di pappardelle; g. 200 di carne macinata magra, 1/2 porro; olio; 4 uova; sale; pepe; prezzemolo.

Mettete sul fuoco una pentola d'acqua salata per lessare la pasta. Nel frattempo, in una padella saltapasta fate rosolare il porro, tagliato a fette, in 3 cucchiai d'olio; aggiungete la carne macinata e fatela colorire. Sbattete in una ciotola le uova con sale e pepe; versate nella padella a fuoco vivo, facendo addensare le uova in modo da costituire delle palline. Spegnete.  

Lessate al dente le pappardelle; scolatele, buttatele nel saltapasta, fatele insaporire; aggiungete del prezzemolo tritato e servite.

 

Tagliatelline al cartoccio

Per 4 persone: una confezione di pasta fresca surgelata, g. 100 di gamberetti surgelati; g. 100 di piselli surgelati, vino bianco, g. 100 di prosciutto in due fette, g. 80 di burro, un ciuffetto di erba cipollina, sale e pepe.

Scongelate la pasta e i gamberetti a temperatura ambiente. In una casseruola fate insaporire i piselli con g. 20 di burro, sale e acqua q.b. e fate cuocere per 20 minuti. Unite il prosciutto a dadini. A parte fate insaporire i gamberetti in padella con g. 20 di burro, sale, poco vino bianco che farete evaporare. Tagliate la pasta a forma di tagliatelle sottilissime. Lessatele in acqua salata con un goccio d’olio affinché non attacchino. Rivestite la piastra del forno con un foglio d’alluminio e uno di carta da forno. Scolate le tagliatelle, conditele col burro rimasto, i piselli, i gamberetti, l’erba cipollina tagliuzzata e disponetele al centro del cartoccio. Chiudete e ponete in forno caldo a 200° per 10 minuti.

 

Fettuccine dorate

Lessate g. 400 di fettuccine all’uovo; scolatele al dente. In casseruola fate dorare con g. 50 di margarina 2 cucchiaiate di pangrattato con basilico tritato; unite la pasta e mescolate a fuoco vivo; aggiungete g. 30 di margarina, mescolate e servite.

 

Lasagnette alle fave

Lessate 1 kg. di fave in 1 l. e 1/2 di brodo con 2 rametti di rosmarino per 30 minuti; eliminate il rosmarino, unite g. 200 di lavagnette e portate a cottura. A parte soffriggete 4 spicchi di aglio tritato e 4 filetti d’acciuga  in 4 cucchiai d’olio. Versate nella minestra, mescolate e servite.

 

Fettuccine alla mediterraneo

Per 4 persone: 1 cipolla, 1 spicchio d’aglio, 1 carota, 1 costola di sedano, 4 cucchiai d’olio, g. 30 di burro, 1 mazzetto di basilico, origano fresco, 1 bicchiere di vino bianco, g. 500 di pomodori pelati, sale, g. 500 di fettuccine secche, g. 200 di tonno, g. 50 di capperi, prezzemolo, maggiorana.

Fate appassire dolcemente nell’olio e nel burro un trito di cipolla, aglio, carota, sedano. Unite basilico e origano tritati e fate insaporire; irrorate col vino e fate evaporare. Unite i pelati scolati e tritati, sale e pepe e cuocete per 35 min., mescolando spesso. Tritate tonno, capperi, prezzemolo e maggiorana. Lessate le fettuccine al dente, scolatele, versatele nella casseruola, unendo il tonno e il trito aromatico. Fate saltare a fuoco vivace, rimestando col cucchiaio di legno. 

 

Fettuccine della laguna

Per 4 persone: g. 500 di seppioline, 3 cucchiai d’olio, g. 25 di burro, qualche ciuffetto di timo, un mazzetto di basilico, 1 spicchio d’aglio, sale, pepe, un bicchiere di vino bianco, g. 500 di pomodori pelati, g. 100 di olive nere, g. 500 di fettuccine all’uovo.

Pulite le seppioline, tenendo da parte l’inchiostro. Tagliatele a pezzetti. Ponetele in casseruola con olio, burro e un trito finissimo di timo, basilico e aglio. Fate colorire, unite sale e pepe e irrorate di vino, che farete evaporare. Versate l’inchiostro di 3-4 vescichette sulle seppie, mescolando. Sgocciolate i pelati e tritateli, versateli sulle seppie. Fate cuocere 90 minuti  fiamma dolce a recipiente coperto, rimestando ogni tanto. A fine cottura unite le olive snocciolate. Lessate le fettuccine al dente, scolatele, ponetele nella zuppiera, conditele col sugo e servite subito.

 

Tagliatelle al pescespada

Per 4 persone: Mettete in un tegame 4 cucchiai d’olio, un battuto di aglio e cipolla e fate scaldare. Versate nel tegami g. 100 di pesce spada a dadi, g. 200 di gamberetti, g. 30 dl finocchietto,g. 100 di pomodoro fresco, g. 400 di vongole, sale, pepe e poco vino bianco. Lessate al dente g. 400 di tagliatelle, scolatela e fatela mantecare nel condimento.

 

Reginette alle sogliole

Per 4 persone: g. 350 di reginette, 2 sogliole, zafferano, 1 scalogno, 1 spicchio d’aglio, burro, g. 100 di panna, g. 300 di piselli, sale e pepe.

Pulite e sfilettate le sogliole. Mettete gli scarti sul fuoco con 1 bicchiere di acqua e sale, ricavandone ½ bicchiere di brodo. Tagliate a pezzetti le sogliole; insaporitele in una padella con g. 30 di burro fuso e l’aglio sbucciato. Fate insaporire, rigirandole con attenzione. Lessate i piselli in acqua bollente salata, scolateli, fateli insaporire in casseruola con g. 30 di burro e lo scalogno tritato. Unite le sogliole e mescolate; spruzzate col brodo di pesce; unite la panna, ½ cucchiaino di zafferano, sale e pepe. Cuocete piano per 5 minuti. Lessate la pasta al dente, scolatela e conditela col sugo.

 

Tagliatelle cozze e funghi

Soffriggete 1 spicchio d’aglio con un po’ d olio; aggiungete g. 500 di funghi e, dopo 10 minuti, g. 600 di pomodori maturi e un po’ di sale. Quando il sugo sarà pronto, aggiungetevi g. 700 di cozze, che avrete precedentemente fatto aprire, con un po’ della loro acqua. Lessate g. 400 di tagliatelle al dente, scolatele e conditele col sugo e un trito di prezzemolo.

 

Tagliatelle al tartufo

Occorrente: g. 30 di burro, 2 cucchiai di farina, 1 bicchiere di vino bianco, ½ l. di brodo di pollo, 1 tuorlo, 1 tartufo, sale, pepe, il succo di un limone.

Fate sciogliere il burro con la farina e unite poco alla volta il vino e il brodo. Fate sobbollire 2-3 minuti, salate e pepate.

Fuori dal fuoco, unite il tuorlo sbattuto col limone e il tartufo frullato. Lessate le tagliatelle e conditele col sugo.

 

Tagliatelle primavera

Tagliate a fettine g. 200 di peperoni gialli, g. 200 di melanzane a dadini e g. 20di peperoni verdi privati dei semi, facendo cuocere il tutto in g. 100 di burro per circa 30 minuti. Lessate g. 400 di tagliatelle al dente; mescolate con i peperoni, le melanzane, parmigiano grattugiato e servite.

 

Tagliatelle gustose

Fate imbiondire 1 cipolla con g. 30 di burro; aggiungete g. 100 di pancetta a dadini, 2 salsicce sbriciolate e g. 100 di polpa di vitello macinata. Quando il tutto sarà ben rosolato, spruzzate con ½ bicchiere di vino rosso da tavola e lasciate evaporare. Unite 1 kg. Di pomodori pelati, salate e pepate e fate cuocere per un’ora circa aggiungendo se necessario, dell’acqua. Lessate le tagliatelle e conditele col sugo.

 

Tagliatelle verdi

Tagliate g. 100 di prosciutto cotto a dadini e doratelo con g. 100 di burro fuso; aggiungete g. 20 di piselli surgelati e  sale. Diluite g. 100 di salsa con un po’ d’acqua, aggiungetela al prosciutto e piselli; lasciate cuocere per 30 minuti a fuoco lento. Cuocete g. 400 di tagliatelle verdi; scolatele al dente; conditele col sugo e il parmigiano grattugiato e servite.

 

Tagliatelle del buongustaio

In una teglia sciogliete g. 100 di burro e fatelo dorare con g. 100 di prosciutto cotto a cubetti; unitevi 1 scatola da ½ kg. Di piselli e fate cuocere per15 minuti. Sbattete 2 uova con pepe e sale. Lessate g. 400 di tagliatelle all’uovo; scolatele al dente; mescolatele rapidamente con le uova sbattute, il parmigiano  e il sugo.

 

Tagliatelle ai gamberi

Mettete una confezione di gamberi surgelati in una casseruola con g. 50 di burro e 2 cucchiai d’olio. Fate rosolare per 5 minuti, spruzzateli con del cognac, sale e pepe; spegnete, toglieteli dal recipiente con la schiumarola e teneteli in caldo. Unite al fondo di cottura un mestolo di passata di pomodoro, cuocete a fuoco vivo; amalgamatevi g. 200 di panna, fate addensare a fuoco dolce per 5 minuti; unite i gamberi e spegnete. Lessate al dente g. 400 di tagliatelle, scolatele e conditele con la salsa ai gamberi. Mescolate e servite.

 

Paglia e fieno delicata

Tagliate ½ kg. di zucchine a rondelle e rosolatele in poco olio; aggiungete 1 uovo e un po' di sale; spegnete prima che l'uovo si rapprenda. 

Lessate g. 400 di paglia e fieno. Fate fondere in una casseruola g. 50 di burro unite le zucchine e la pasta appena scolata. Amalgamate bene, aggiungete una confezione di panna liquida da cucina, un po' di parmigiano grattugiato e qualche foglia di basilico. Servite immediatamente.

Tagliatelle alla carbonara (ricetta veloce)

Mettete sul fuoco una pentola con acqua salata e portatela a ebollizione. Nel frattempo, in una larga padella, versate 2 cucchiai di olio e g. 50 di burro (la ricetta originale prevede lo strutto) e fatevi rosolare g. 250 di guanciale o di pancetta affumicata tagliata a dadini; mescolate col cucchiaio di legno e spegnete. Nel frattempo sbattete in una zuppiera 4 uova con un po' di pepe e poco sale. Lessate g. 400 di tagliatelle e scolatele prima che siano cotte; versatele nella padella con la pancetta e mescolate. Spegnete il fuoco e aggiungete le uova e qualche cucchiaiata di pecorino (o altro formaggio) grattugiato; rimescolate e servite subito. Le uova devono rimanere cremose e non si devono rapprendere. 

ATTO PRIMO

SCENA PRIMA

Arlecchino solo.

Arlecchino ripulisce un abito su un tavolino e riflette ad alta voce.

ARL. Dice il proverbio: o servi come servo, o fuggi come cervo: non voglio che il mio padrone si debba lamentare di me. Gli piace la pulizia ed è così buono che merita di essere servito di cuore. Un  uomo che s’innamora ha delle ore buone e altre cattive. (prende il cappello per spazzarlo) Io so che brutta bestia è l'amore. Da due mesi vivo in questa casa e il mio padrone fa un po’ l’amore con la padroncina di casa; e io non ho coraggio di dirlo alla cameriera. (rimette il cappello a suo luogo, poi ritorna pensoso) Come posso sapere se mi vuole bene oppure no? Se non glielo domando, non me lo dirà mai. Ma non ho coraggio di attaccare discorso. Se lei mi desse qualche motivo... Se mi guardasse un po’, ma non mi ha mai dato un’occhiata come dico io. Non ho nessuna certezza ma non ho neanche ragione di disperarmi. Se sapessi scrivere, scriverei una lettera. Ma per mia disgrazia, i miei genitori erano analfabeti e non hanno voluto un figlio più virtuoso di loro. È vergognoso che io non sappia scrivere. Imparare è tardi. Potrei farmi scrivere una lettera da qualcuno, ma non voglio confidarmi con chiunque. Sarebbe più facile farmi coraggio e dirle i miei sentimenti. Ma sono troppo modesto e non mi decido.

SCENA SECONDA

Roberto agitato, ed il suddetto.

ROB. Arlecchino. Il pittore è venuto? (agitato)

ARL. No, signore, non l’ho visto.

ROB. Torna da lui: deve consegnarmi il ritratto prima di mezzogiorno, altrimenti non mi serve più.

ARL. Il ritratto è finito. Deve riporlo in una cornice.

ROB. Egli mi ha promesso di mandarmelo prima di sera; ma io ne ho bisogno prima di mezzogiorno.

ARL. Caro padrone, perché tanta premura?

ROB. Questa sera devo partire... il baule deve essere in ordine per questa sera.

ARL. (Oh povero me!) Dove andrete, padrone?

ROB. Per Roma. (agitato)

ARL. Ma perché così d’improvviso?

ROB. Mio zio è moribondo. Egli mi ha allevato come un padre e il mio futuro dipende dal suo testamento. Ho ricevuto stamattina una lettera che mi comunica che la malattia è acuta e che i medici non gli danno sei o sette giorni di vita. Va’ subito dal pittore.

ARL. Se dovete uscire di casa volete che vi vesta?

ROB. Sì, vestitemi e poi andate.

ARL. (Lo aiuta a vestirsi) Qui sanno che andate via?

ROB. Non ho ancora veduto nessuno; è presto.

ARL. Cosa dirà la signora Dorotea?

ROB. Son certo che se ne dispiacerà, ed io ne sono mortificato; ma è meglio ch'io me ne vada.

ARL. Ma perché meglio? Se vostra signoria le vuole bene, perché non fa la domanda a suo padre?

ROB. Non posso. Mio zio si offenderebbe se non lo chiedessi a lui; ed il signor Anselmo non me l'accorderebbe senza il consenso di mio zio.

ARL. Mi dispiace lasciare Bologna!

ROB. E perché? Hai forse qualche amoretto?

ARL. Oh! Io un amoretto? (si vergogna)

ROB. Oh! Va’ a vedere questo ritratto.

ARL. Hanno bussato alla porta dell'anticamera. (va alla porta) Ecco qua il servitore del pittore.

SCENA TERZA

Giacinto ed i suddetti.

GIAC. Servitore umilissimo.

ROB. Avete portato il ritratto?

GIAC. Eccolo qui, signore; è un capolavoro. Osservi quale delicatezza di colorito, gli abiti e la mano!

ROB. La pittura è bellissima; ma non vedo sufficiente somiglianza. Che ne dici, Arlecchino?

ARL. Oltre alla somiglianza il quadro ha valore.

GIAC. La somiglianza è un talento che non si acquista con l'arte. Io ho un talento per i ritratti.

ROB. Devo darlo subito alla signora Dorotea.  (Arlecchino, dai la mancia a quel giovane). (parte)

SCENA QUARTA

Arlecchino e Giacinto

ARL. Il mio padrone mi ha ordinato di darvi qualcosa per il vostro incomodo...

GIAC. Oh! signore... (cerimonioso)

ARL. Ecco, amigo. (gli dà il danaro)

GIAC. Non rifiuto le gentilezze (prende il danaro)

ARL. Eseguo gli ordini del mio padrone. Sono pover’uomo, ma galantuomo.

GIAC. (Gli mostra un ritratto) Conoscete questo ritratto?

ARL. Ma è la mia figura! (con ammirazione)

GIAC. L’ho fatto io, vostro umilissimo servitore.

ARL. Voi? (guardandolo bene)

GIAC. Ho del talento per la pittura; e un giorno farò la mia figura nel mondo.

ARL. Vi apprezzo molto. Il ritratto mi somiglia. Ma come m'avete dipinto, senza che lo sapessi?

GIAC. Mentre il mio padrone dipingeva, io lavoravo guardandovi segretamente.

ARL. Siete molto abile. (gli vuol render il ritratto)

GIAC. Signore... Il ritratto è suo. Io l'ho fatto per vossignoria. La prego di riceverlo e di gradirlo.

ARL. Rifiutare un dono è segno di inciviltà. Non lo merito, ma vi ringrazio. (lo chiude)

GIAC. Credo di aver impiegato bene il mio tempo per una persona come vossignoria.

ARL. A Roma parlerò molto bene di voi.

GIAC. Ho impiegato tre o quattro giorni di lavoro. Pensi solo alla spesa dei pennelli, dei colori, dell'avorio, dell'astuccio, della legatura.

ARL. Oh! Quanto varrà tutta questa grande spesa?

GIAC. Mi rimetto alla sua cortesia.

ARL. Un povero servitor non ha molto denaro. Per le spese, ecco un testone (lo prende dalla tasca)

GIAC. Perdoni. (lo rifiuta). Il suo padrone ha pagato dodici zecchini. Per il suo mi dia tre zecchini.

ARL. Riprendetevi il ritratto. Non voglio spendere tre zecchini. Non ve l’ho chiesto e non lo pagherò.

SCENA QUINTA

Roberto e detti

ROB. Cos'è questo strepito? (ad Arlecchino)

ARL. Costui mi ha fatto il ritratto senza chiedermelo e pretende che io lo paghi.

GIAC. È un ritratto rubato. Questa è la mia abilità.

ROB. Lascia vedere. Ti somiglia. (ad Arlecchino)  

GIAC. Somiglia. Ecco la mia abilità.

ROB. Arlecchino, il ritratto somiglia, prendilo Signor pittore, quanto vuole per questo ritratto?

GIAC. Colori, avorio e acquavite, solo tre zecchini.

ROB. Dategli due zecchini per conto mio.

ARL. Glieli darò. (va a prendere il danaro)

ROB. Perché fare un ritratto senza che vi sia ordinato? (a Giacinto)

GIAC. Faccio sempre così. Se aspettassi che me li ordinassero, non ne farei mai.

ARL. Ecco qua i due zecchini. (a Giac.)

GIAC. Grazie infinite (chi non s'aiuta, si affoga). (parte)

SCENA SESTA

Roberto ed Arlecchino

ARL. Cosa vuole fare di questo ritratto? (a Roberto)

ROB. Tieni, Arlecchino. Ti somiglia moltissimo.

ARL. Grazie infinite (lo mette sul tavolino)

ROB. Non ho potuto vedere la signora Dorotea; dì alla cameriera che venga qua.

ARL. Vuole parlare a Camilla? (con passione)

ROB. Sì, voglio pregarla di dare lei il ritratto alla sua padrona. Dille che questa sera si deve partire.

ARL. (sospirando) E devo dirlo a Camilla?

ROB. Forse ella ha un’inclinazione per te?

ARL. Non lo so.

ROB. Povero pazzo!

ARL. (parte)

SCENA SETTIMA

Roberto, poi Camilla

ROB. Povero giovane! Lo compatisco. Non avrà avuto coraggio. È timido ma è proprio un buon figliuolo.

CAM. (Povera me! Se Arlecchino va via, mi porta via il cuore).  Che cosa mi comanda, signore?

ROB. Voi sapete che ho promesso un ritratto alla signora Dorotea e siccome devo partire stasera...

CAM. (Ah non vedrò più il mio caro Arlecchino!)

ROB. Che avete, Camilla? Vi dispiace la mia partenza per me o per Arlecchino?

CAM. Arlecchino... ha il suo merito... Ma lui non mi pensa e io non penso a lui.

ROB. Su, date il mio ritratto alla signora Dorotea.

CAM. Sì.  (lo mette in un taschino del grembiule)

ROB. Il signor Anselmo è in casa?

CAM. L'ho veduto che stava per partire.

ROB. Andrò ad avvertirlo della mia partenza. (parte)

SCENA OTTAVA

Camilla sola.

CAM. Mi porta via il mio caro Arlecchino! Ma lui non mi pensa: non mi dimostra segni d'inclinazione. Io l'ho amato dal primo giorno e sono pazza per lui. Ma non gliel'ho detto per non essere rifiutata; ora se n'andrà, ed io non saprò mai se mi ama. Almeno porto il ritratto alla mia signora, che è così afflitta. (vede il ritratto d'Arlecchino) Ah! il ritratto del mio caro Arlecchino! Oh come è bello! Arlecchino lo ha fatto fare per me? Allora me lo prendo (lo prende).

SCENA NONA

Carlotto e la suddetta.

CARL. (Oh, vedo nelle mani di Camilla un ritratto)

CAM. È bello ma l'originale lo supera. (C’è Carlotto. Non lo deve vedere! Nasconde il ritratto in tasca)

CARL. Che cosa osservava di bello, signora Camilla?

CAM. Io? Niente.

CARL. Avete in mano un ritratto.  Lo dirò al padrone. (in atto di partire)

CAM. Fermo. Non dite niente a nessuno.  (gli mostra il ritratto di Roberto) Il signor Roberto manda questo ritratto alla signora Dorotea.

CARL. Non lo posso credere. Il signor Roberto donerà il suo ritratto alla figlia di un amico che lo ospita in casa sua, senza che il padre lo sappia?

CAM. Questa sera il signor Roberto parte per Roma, e glielo lascia senza cattiva intenzione.

CARL. E voi lo dareste alla signora Dorotea?

CAM. Glielo darò. (lo mette nel taschino con quello di Arlecchino) (Ho paura che costui racconti in giro il mio segreto, ch'io amo Arlecchino).

SCENA DECIMA

Camilla e Dorotea..

DOROT. Camilla, datemi il mio ritratto.

CAM. Tenete, tenete. (le dà un ritratto senza badare ed esce)

SCENA UNDICESIMA

Dorotea sola.

DOROT. Mi dà pena la partenza del signor Roberto. Se mi ama davvero, spero che otterrà da suo zio il permesso di parlarne a mio padre e che mio padre sarà contento. Ma che farò, lontana da lui? Almeno mi consolerò col ritratto. Cosa vedo! Questo è il ritratto del servitore. È forse un equivoco di Camilla? Questo ritratto potrebbe essere a lei destinato. Oh! Ecco mio padre. Nascondiamolo, per salvare Camilla. (si mette il ritratto in tasca)

SCENA DODICESIMA

Anselmo e la suddetta.

ANS. Che cosa si fa in questa camera? (con sdegno)

DOROT. Sono qui... così... passavo per caso.

ANS. In questa camera non voglio che ci si venga.

DOROT. Non c'è nessuno e non potete rimproverarmi.

ANS. Dammi il ritratto (bruscamente)

DOROT. Io non ho ritratti.

ANS. So tutto. Fuori il ritratto del signor Roberto.

DOROT. Chi vi ha detto che ho il ritratto del signor Roberto?

ANS. Me l’hanno detto Carlotto e Camilla. Fuori quel ritratto, sfacciata! per Bacco Baccone...

DOROT. Oh! sì, signore, l'ho avuto. Ecco il ritratto che mi domandate. (glielo dà). Perché siete arrabbiato con me?

ANS. Perché è di quel malcreato di Roberto.

DOROT. A volte ci si può ingannare.

ANS. Non m'inganno, e sono sicuro di quel che dico.  (lo apre, e vede che non è di Roberto) Non è questo.  Fuori il ritratto di Roberto.

DOROT. Signore, giuro che ho solo questo ritratto. Signor padre, la riverisco. (ridendo parte)

SCENA TREDICESIMA

Anselmo solo.

ANS. Camilla è una brava figliuola. Il colpevole è quel briccone di Carlotto. Lo caccerò via. (parte)

ATTO SECONDO

SCENA PRIMA

Anselmo e CARLOTTO

ANS. (Oh! eccolo qui). Ti ho poi ritrovato.

CARL. Ebbene, signore, avete avuto il ritratto? Avete ragione di essere in collera contro vostra figlia e contro il signor Roberto.

ANS. Vi sbagliate. (mostra a Carlotto il ritratto di Arlecchino)

CARL Oh! ma è il ritratto di Arlecchino. Ho visto in mano di Camilla il ritratto del signor Roberto.

ANS. Impostore bugiardo: perché hai detto che il ritratto era per Dorotea? E se Roberto ha donato il suo ritratto a Camilla, perché incolpi mia figlia? Taci, altrimenti ti prendo a bastonate. (parte)

CARL. Sono sorpreso. Dubito che Camilla m'inganni.

SCENA SECONDA

Arlecchino ed il suddetto.

ARL. (Carlotto guarda un ritratto!)

CARL. Oh! riverisco il signor Arlecchino. (vedendo Arlecchino, nasconde il ritratto)

ARL. (Dov'è 'l mio? Non lo vedo più). (guardando sul tavolino) Comàndi.

CARL. Sento che la vostra partenza è vicina, e sono venuto per augurarvi il buon viaggio...

ARL. Avete visto un ritratto su questo tavolino?

CARL. Su quel tavolino? No, non ho veduto niente.

ARL. In questa camera ti ho visto che avevi in mano un ritratto. (con calore)

CARL. Non avevo niente. Questo ritratto mi è stato dato e non l'ho preso. (glielo dà e parte)

 

SCENA TERZA

Arlecchino solo.

ARL. (Prende il ritratto e lo mette in tasca senza guardarlo)  Pazienza! Andar via senza dirle niente; meglio non vederla. (porta la roba nel  baule)

SCENA QUARTA

Camilla ed il suddetto.

CAM. Se vedessi il signor Roberto, vorrei ridargli il suo ritratto. Ah! questo sbaglio mi costa caro. Ho perduto il ritratto del mio Arlecchino. (lo vede. Oh cielo! Arlecchino è qui).

ARL. (Ah! La mia cara Camilla!) (resta al suo posto)

CAM. (Non so se andare avanti o tornare indietro).

ARL. (Vorrei parlarle; ma non so come fare). Signora Camilla, la riverisco. (con timidezza)

CAM. Serva, signor Arlecchino. Son venuta a cercare il signor Roberto. Non vorrei disturbarla. Partirà questa sera dunque? (patetica)

ARL. Sì, purtroppo. (sospirando)

CAM. Che? le rincresce di dover partire?

ARL. In verità... mi ricresce moltissimo.

CAM. E perché le dispiace? (pare che si lusinghi)

ARL. Le dirò... mi piace Bologna... ho degli amici...

CAM. (Ah! no, non gli rincresce per me).

ARL. Stasera andremo via. Lo ha deciso il padrone.

CAM. Perché mai questa partenza così improvvisa?

ARL. Le dispiace che andiamo via? (consolandosi)

CAM. Me ne dispiace infinitamente per il signor Roberto... Il signor Roberto ha stima per la mia padrona; partendo le lascerà il suo ritratto.

ARL. Ho anch’io il mio ritratto. Vuole vederlo?

CAM. Lo vedrei con piacere.  (da sé)

ARL. Eccolo qua. (glielo dà, vergognandosi)

CAM. (Guarda il ritratto) Tenga il suo ritratto.

ARL. Se non le dispiace, vorrei offrirglielo.

CAM. No, no. La prego; non posso riceverlo. Serva sua. (Oh! quanto volentieri accetterei quel ritratto: ma mi vergogno). (mentre Arlecchino guarda verso la scena, Camilla mette via il ritratto  di Arlecchino, e tira fuori quello di Roberto)

CAM. Tenga, tenga. (gli rende il ritratto, mostrando aver paura)

 

 

SCENA QUINTA

Arlecchino solo, poi Roberto

ARL. Sono disperato! Maledetto ritratto! (lo getta per terra e lo calpesta) (A Roberto che arriva) Prendete questo maledetto ritratto. 

ROB. Come! Ah indegno! Ah scellerato! Perfido, ingrato! Il tuo padrone che ti ha fatto?

ARL. Ah! sior patron... (con estrema afflizione)

ROB. Se ti spiace partire, se non vuoi venire con me, perché non dirmelo; perché dare in pazzie?

ARL. Ah! sior patron... (si getta in ginocchio)

ROB. Se sei afflitto, perché ingiuriarmi? Perché insultarmi? A chi dicevi indegno e scellerato?

ARL. A me e al mio ritratto.

ROB. Come hai nelle tue mani il ritratto che ho fatto fare per Dorotea? Come l'hai avuto?

ARL. Sono venuto in camera... ho trovato Carlotto... che aveva in mano il mio ritratto... L'ho tolto senza guardare; è venuta Camilla, gliel’ho mostrato, ma l’ha rifiutato.

ROB. Orsù, siamo tutti e due ingannati. La padrona si burla di me; ed il servitore si è burlato di te. Va a terminare il baule. Andiamo a Roma. (parte)

ARL. (Preparerò il baule, ma vorrei almeno sapere chi ha tolto il mio ritratto sul tavolino) (parte)

 

ATTO TERZO

SCENA PRIMA

Arlecchino porta le robe sue per metterle nel baule. Arriva CARLOTTO

CARL. Signor Arlecchino, ecco una lettera ed una scatola per voi. La lettera è diretta a voi. Eccola qui. Una scatola col vostro nome. Al Signor Arlecchino Battocchio.

ARL. Da dove viene?

CARL L'ha portata un facchino. È andato via subito.

ARL. Vi ringrazio dell'incomodo.

CARL. Non è niente. 

 

ARL. Chi scrive, non sa che non so leggere. (apre la scatola, trova il ritratto, e lo apre) Oh bella! Il mio ritratto! Il segreto sarà in questa lettera.

 

CARL. Come siete malinconico. Posso aiutarvi? Non avete ancora letto la lettera? Volete ch'io la legga? (Ci scommetto che non sa leggere). (Conosco la mano; questa è una lettera di Camilla).  È una donna che scrive. dice che vi rimanda il vostro ritratto. Ho rilevato il primo periodo. Ecco cosa dice: Signore, capitatomi nelle mani il vostro ritratto ve lo rimando, perché non saprei cosa farne. (Bravissima! Ora capisco tutto. Lo ama, e non lo vuol dire). È una donna che scrive; superba, incivile, che meriterebbe di essere mortificata.  A chi avete dato il vostro ritratto?

ARL. L'ha avuto Camilla; ma non credo mai...

CARL. Ah sì, l'orgogliosa, la superba! Che si burla di tutti, pretende che tutti l'adorino; e odia quelli che non sanno spasimare per lei. Dite la verità: le avete fatto la corte? L'avete lodata, esaltata? Ha fatto lo stesso con me. Ha veduto ch'io non mi curavo di lei; mi ha perseguitato alla morte.

CARL. Leggete. (gli offre la lettera. Arlecchino vorrebbe prenderla, e Carlotto con arte la ritira, come se fosse in collera per amor di Arlecchino) Cospetto! Si può scrivere una lettera più indegna, più temeraria di questa?

ARL. Datemi quella lettera. Gliela getterò in faccia.

CARL. Non fate così: negherà di averla scritta.

ARL. Vorrei almeno mortificarla...

CARL. Eh! Via. Queste lettere si disprezzano, si scordano, si stracciano... (comincia a stracciare e getta i pezzi per terra)

ARL. Ma perché vi infuriate così?

CARL. Per l'amicizia che ho per voi. (parte)

 ARL. Mi pare che si sia scaldato troppo. Chi mai avrebbe creduto quella giovane così modesta e cortese; mi ha rifiutato il ritratto per superbia. (agitando la mano con cui tiene il ritratto, sente dentro muoversi qualche cosa) (apre e trova sei zecchini) Ho paura che Carlotto m'abbia ingannato.  Forse è geloso di Camilla. Farò leggere la lettera a qualcun (raccoglie i pezzi di carta sparsi qua e là)-

 

SCENA SECONDA

Anselmo ed il suddetto.

ANS. Dov'è il vostro padrone? Mi preme parlargli.

Quando viene il vostro padrone, ditegli che non sia in collera meco, che voglio che siamo buoni amici.

ARL. Sior sì. (ha tutti i pezzi di carta in una mano; e tiene la mano aperta)

ANS. Ditegli che so tutto, che mia figlia mi ha confidato ogni cosa, e che se suo zio è contento...

ARL. Vorrei pregarla di una grazia: se poò unire questi pezzi di carta, mi leggerebbe questa lettera?

ANS. Fa cadere i pezzi a terra ed esce.

 

SCENA TERZA

Camilla ed il suddetto.

 

ARL. Ah Camilla, Camilla! (la invoca da solo)

CAM. Signore, mi chiamate? Vi occorre qualche cosa? (confusa) Avete pronunciato il mio nome.

ARL. Può esser, perché è un bel nome.

CAM E che cosa raccogliete da terra?

ARL. Frammenti di una lettera.

CAM. Di una lettera? Era una lettera di qualche donna? (prende un pezzetto di carta) (Ah! sì, è la mia lettera, la conosco). (da sé) Fate dunque così poco conto delle lettere delle donne? Le stracciate e le disprezzate così?

ARL. E’ stato un mio amico. (ironico)

CAM. E voi avete la debolezza di confidare agli amici le cose vostre? Di confidare una lettera di una donna? Siete indiscreto, imprudente.

ARL. Signora Camilla, perché vi scaldate? Avete scritto voi quella lettera?

CAM. Io?... non l'ho scritta io ... so chi l'ha scritta; conosco la giovane che ha stima e amore per voi, è mia amica, e vi rimprovero per parte sua.

ARL. Cara signora Camilla, vi chiedo perdono. Questa vostra amica è un po’ stravagante.  Mi manda il mio ritratto. Come lo ha avuto?

CAM.  La mia amica m'ha detto che voleva rimandare il vostro ritratto, perché non si credeva degna di possederlo.

ARL. Mi ha mandato anche sei zecchini con una lettera piena di insulti e villanie?

CAM. Questa lettera non conteneva ingiurie e disprezzi. Io ho veduto la lettera, l'ho letta; vediamo se si può leggere qualcosa. Ecco cosa dice: Siate sicuro, che vi ama e che vi amerà sempre l'Incognita che vi scrive.Siete un ingrato.

ARL.  Ah indegno Carlotto!

CAM. Cosa c'entra Carlotto?

ARL.  Sappiate che non so leggere bene e ho pregato Carlotto, che mi ha letto la lettera a modo suo.

CAM. Come! Avete dato a leggere quella lettera a Carlotto che può essere vostro nemico e rivale?

ARL. Mio rivale Carlotto? L'ho sospettato. Ditemi della vostra amica.

CAM. Ormai state per partire, non c’è tempo.

ARL. E perché mai la vostra amica non m'ha dato qualche segno d'amore?

CAM. Una giovane savia e onesta non deve esser la prima. Mi ha detto che toccava a voi dimostrarle qualche inclinazione.

ARL. E’ vero; ma sono timido e non ho coraggio. Son stato cento volte sul punto di dichiararmi, e la vergogna m'ha trattenuto.

SCENA SETTIMA

 

Federico in abito da viaggio, e detti.

FED. Ben trovato, Arlecchino. Vengo da Roma. Lo

 zio del padrone è morto ed ha lasciato il nipote erede di tutto il suo.

ARL. Si è ricordato di me?  (a Federico)

FED. Sì, di voi e di me: mille scudi per ciascuno.

ARL. Allora non vado più a Roma. (a Camilla con gioia)

CAM. (Lo volesse il cielo!)

FED. (parte)

SCENA OTTAVA

Arlecchino e Camilla

ARL. Buone nuove per me. (a Camilla)

CAM. (E per me, se potessi superare la timidezza) Datemi il vostro ritratto, che lo darò all'amica. So che lo riceverà volentieri dalle vostre mani.

ARL. Ditele che l’amo.

CAM. L'amate senza conoscerla?

ARL. Ah! mi pare di conoscerla. (con tenerezza) Credo di non ingannarmi.

CAM. Ed io vi assicuro, che io... che ella... che l'amica... (Non posso più).

ARL. Per pietà, ditemi: siete voi quella amica?

CAM. No, no, non sono io. Vien gente. (con timore)

ARL. Poveretto mi! (balza in piedi)

 

SCENA ULTIMA

Roberto, Dorotea, Anselmo ed i suddetti, poi Carlotto

ROB. La morte del mio povero zio mi rende padrone di me stesso e mi procura l'onore e la felicità di offrirvi la mano ed il cuore. (a Dorotea)

DOROT. Poiché mio padre lo consente, mi abbandono alla più tenera inclinazione.

ANS. Ne ho piacere, per Bacco Baccone.

ROB. Il povero zio è morto. Andremo a Roma tra qualche giorno, se la signora Dorotea lo permette.

DOROT. Signor sì, andate a vedere gli affari vostri.

ROB. E al mio ritorno...

ANS. E al vostro ritorno si faranno le nozze.

ARL. Signor padrone. Vorrei pregarla d'una grazia. Prima di andare a Roma, mi vorrei sposare anch’io.

ROB. Niente in contrario; con chi vuoi maritarti?

ARL. Con l'amica di Camilla. (guardando Camilla)

ROB. E chi è la vostra amica? (a Camilla)

CAM. Signore... Io non so niente. (Non so cosa dire). (da sé)

ROB. Ma chi è? Che cos'è? Vediamo se merita che un servitore onorato e fedele, come tu sei...

ARL. Aiutatemi, Signor padrone, signor Anselmo, signora Dorotea, vi prego, dite a Camilla di dirmi chi è questa signora che mi vuole bene.

ANS. Scommetterei ch'è Camilla.

DOROT. Camilla non parla: è timida, è modesta.

ROB. Animo, animo, figliuola. Arlecchino è un uomo dabbene, è un servitore onorato.

ANS. Orsù, finiamola. Vuoi tu sposarti? (a Camilla, con calore)

CAM. Sì. (modestamente cogli occhi bassi e voce tremante)

ANS. Ma chi vuoi dunque?

CAM. Vorrei... Eccolo qui. (fa vedere il ritratto d'Arlecchino e si copre il viso)

ROB. Animo, promettetevi tutti due, e al ritorno nostro da Roma vi sposerete. Siete contenti?

ARL. Signor sì. (modestamente)

CAM. Signor sì. (con una riverenza modesta)

ANS. Bravi, evviva gli sposi.

CARL.(Arriva) Cos'è quest'allegria, signori? Chi si marita?

ARL. Io e Camilla, per servirvi.

CARL. Pazienza; me la sono meritata. (mortificato)

ROB. Solleciterò la mia partenza per sollecitare il ritorno, e finalmente sposarvi (a Dorotea) E voi altri, in cui l'amore ha combattuto con la timidezza, aspettate con eguale modestia, e siate sempre teneri sposi, e servitori fedeli.

 

Fine della Commedia