GIORDANO BRUNO (1548 – 1600)

 

La cosmologia

 

Giordano Bruno pose le basi filosofiche della Rivoluzione astronomica, in quanto sostiene che l'universo è infinito perché in esso si rispecchia l'infinità del Creatore: il mondo è effetto di Dio, che è la sua causa; ma Dio è causa infinita; dunque il mondo, come effetto di Dio infinito, dev'essere anch'esso infinito, poiché Dio non è solo causa dell'universo, ma principio immanente in esso, perché la causa permane nell'effetto.

Bruno riprende la teoria di Copernico, secondo la quale è la Terra a girare intorno al Sole, e non il Sole a girare intorno alla Terra, ma va ben oltre: egli fa saltare i confini del mondo che Copernico considerava finito. Il nostro sistema planetario, che è eliocentrico, è un'infinitesima parte dell'universo, dove ci sono infiniti altri sistemi con altri pianeti; tutti sono abitati come la Terra e nessuno è inferiore agli altri per dignità. L'universo non è né alto né basso; non ha centro né circonferenza.  L'universo è costituito da infiniti mondi, ciascuno sol suo sole e i pianeti; perciò nell'universo infinito ci sono infiniti mondi e infiniti soli.

Pur non essendo uno scienziato, Bruno ha contribuito, come Copernico e Galilei, a distruggere la visione del mondo aristotelico-tolemaica (che concepiva la terra ferma al centro dell'universo, attorno alla quale ruotavano il Sole e gli altri pianeti; inoltre distingueva il mondo terrestre (sublunare), considerato inferiore, perché soggetto al divenire e al cambiamento,  da quello celeste (sopralunare), superiore ad esso.

La visione infinita del mondo suscitò l'esaltazione di Bruno: finalmente venivano  abbattute le mura esterne dell'universo e finiva ogni dualismo fra Cielo e Terra. Il mondo è infinito perché effetto infinito di una causa infinita. E' impensabile che Dio si manifesti in maniera diversa nell'universo; contro la divisione aristotelica tra mondo terrestre e mondo celeste, Bruno sostiene che tutto l'universo, compresa la terra, ha uguale dignità.

 

Contro il racconto biblico, secondo il quale Dio ha creato l'universo e la Terra in funzione dell'uomo, nella visione bruniana la Terra è solo uno degli infiniti corpi celesti; l'uomo è solo uno dei tanti abitanti dei tanti pianeti dell'universo infinito.

 

Dio

 

Bruno concepisce la divinità secondo due concezioni diverse :

 

1. Secondo una visione della divinità vicina a quella cristiana, Dio è trascendente, è Mens super omnia (Mente sopra tutte le cose). Il Dio trascendente è Forma o Intelletto universale, che governa ogni cosa. popolo Dio è trascendente, distinto e separato dal mondo. Secondo questa accezione della divinità, la religione svolge una funzione rassicurante per la massa degli uomini comuni, privi di cultura, in quanto  offre loro una raffigurazione della divinità comprensibile per la loro rozza intelligenza; serve come insieme di norme morali che guidano il loro comportamento pratico.

2.  Secondo una visione immanentistica, Dio viene definito anche come  Mens insita omnibus (Mente posta in tutte le cose), ossia il Divino che è il Tutto, che si identifica con la natura e l'universo (panteismo (= Dio è in tutto).  Dunque Dio è nel mondo e si identifica con esso.

Il mondo è un gigantesco essere, la cui anima è Dio.

La morte è solo apparenza:  la materia che muore cambia aspetto ma permane sempre come materia, e dunque permane in Dio. Ogni cosa è partecipe della vita, perlomeno come materia.

 

La morale

 

Nell’opera Degli Eroici Furori Bruno riprende il mito del cacciatore Atteone che, inoltrandosi in una selva fitta, arriva ad un laghetto e vede la dea Diana nuda che fa il bagno; per questo motivo viene punito e trasformato in cervo e a questo punto i suoi cani, non riconoscendolo, lo inseguono e lo sbranano. Bruno legge ogni elemento del mito reinterpretandolo: Atteone è l'uomo (il filosofo) che ricerca l'essenza della natura; i cani rappresentano due aspetti delle facoltà umane, la volontà e l'intelletto; la metafora della caccia descrive la filosofia, intesa come una ricerca del sapere.

 

La dea Diana che si rispecchia nello stagno simboleggia la divinità che si rispecchia nella natura. Il filosofo, avendo inseguito la natura, la vede nella sua nudità, nella sua essenza e lui stesso ne è trasformato (il cervo incarna anch'esso la natura). I cani si rivolgono contro di lui, cioè i suoi pensieri, prima rivolti ad una natura concepita come esterna, finiscono per rivolgersi contro lui stesso finché non viene da essi catturato.

L'uomo deve giungere a capire che lui, la natura e la divinità sono la stessa cosa. L'uomo che ricerca la natura trova la divinità e scopre di far parte integrante dell'identità tra la natura e la divinità.

Il mito, che nella narrazione tradizionale ha connotazioni fortemente negative, diventa dunque fortemente positivo, perchè rappresenta l'uomo che arriva al traguardo del processo conoscitivo. 

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