FILOSOFIA      FILOSOFIA MODERNA      CARTESIO        L'ILLUMINISMO

 

 

GIAMBATTISTA VICO (1668 – 1744)

 

Nacque a Napoli da modesta famiglia. Visse povero e poco apprezzato ed ebbe uno spirito inquieto. Tra le opere ricordiamo La Scienza Nuova e l’Autobiografia.

 

Critica a Cartesio

 

Vico criticò la pretesa di Cartesio di fondare la certezza conoscitiva sull’evidenza e sulla dimostrazione razionale, trascurando lo studio delle manifestazioni umane nella storia, considerate prive di certezza, che non possono essere studiate in modo rigoroso e metodico.

 

Nuovo criterio di verità

 

Come Cartesio, Vico si preoccupa di giungere a idee chiare e distinte e ricerca un linguaggio universale perfetto. Dio ha una conoscenza perfetta del mondo perché lo ha creato. L’uomo, che è stato creato, conosce il mondo imperfettamente. La condizione per conoscere qualcosa è di averla fatta: possiamo conoscere soltanto ciò che possiamo fare (verum ipsum factum = la verità coincide col fatto). Le verità matematiche sono conosciute con certezza: dato che abbiamo fatto noi la matematica, siamo in grado di comprenderla. In essa l’uomo è creatore come Dio, capace di raggiungere quel vero che si identifica col fare: la nostra mente, incapace di afferrare le cose al di fuori di essa, si volge a quel che ha dentro e produce un mondo mirabile di forme. Ma la conoscenza della matematica è astratta, non è naturale, è una costruzione arbitraria della mente umana. La natura, che è stata fatta da Dio, può essere conosciuta con un sistema non matematico ma empirico, basato sull’esperimento e sull’osservazione.

 

La storia

 

Anche la storia è costruita dagli uomini: i soggetti costruttori della storia sono gli uomini, i quali non sono nulla al di fuori della storia che costruiscono.

La storia è dotata di piena autonomia rispetto alle altre scienze. Passando dal campo della matematica allo studio della storia, è necessario trasformare il criterio della verità scientifica: la storia sembra governata da un’effettiva logicità, distinta dalla logicità delle scienze matematiche, che richiede uno specifico organo di conoscenza, l’ingegno (facoltà di scoprire il nuovo) da sostituire alla ragione (organo della verità dimostrativa).

 

La conoscenza

 

La conoscenza è un processo esplicativo della realtà: spiegare una realtà è conoscerne la causa. Si possiede il processo causale quando si è in grado di produrre o di riprodurre il processo con cui si costruisce la realtà. Se Dio ha una conoscenza perfetta della realtà, avendola fatta, la conoscenza umana è ben più modesta. L’uomo non può conoscere pienamente il mondo della natura (oggetto della scienza divina); non può conoscere se stesso (entità metafisica); può conoscere le matematiche, in quanto realtà create da lui. Ma la matematica non si riferisce al reale. Vico cercò di scoprire una “scienza nuova”, perfettamente conoscibile, che riguardasse il mondo reale: la storia.

 

La Scienza Nuova

 

La Scienza Nuova, di cui Vico andava alla ricerca, è la storia, dove l’uomo e Dio collaborano. E’ questo il mondo, fino allora inesplorato, su cui occorreva indagare per consentire all’uomo di raggiungere un sapere altrettanto chiaro di quello matematico. Ma occorre elaborare un metodo che riduca a scienza una materia mai studiata. Tale scienza dovrà procedere come la geometria, ma con molta maggiore realtà. Vico indaga slla storia eterna ideale, sulla quale si svolgono le storie delle singole nazioni. Due sono le discipline necessarie alla conoscenza storica: la filologia, ossia l’osservazione, la raccolta di quei fatti certi che formano il materiale storico (studio del contingente) e la filosofia come illuminazione del fatto per svelarne l’intima radice.

La filosofia elabora tre nuclei teorici: l’idea eterna (insieme dei valori che spiegano gli eventi umani: giustizia, verità, sacralità della vita); la costanza di alcuni eventi e tradizioni; la ricostruzione delle condizioni che determinano la nascita dei fatti storici e le loro trasformazioni.

Gli ambiti specifici della filologia sono: le tradizioni (espressione del volgo, dei suoi costumi), credenze e istituzioni, che ci sono pervenuti distorti per il sovrapporsi di elementi estranei e di cui bisogna scoprire il vero nascosto; il linguaggio, che corrisponde alla vita di un popolo: non si può intendere un popolo se non se ne intende la lingua.

Grazie alla filologia (sapienza volgare) e alla filosofia (sapienza ideale), possiamo guardare alla storia non come a un mondo caotico e informe, ma come una serie di eventi mediante i quali gli uomini hanno realizzato la storia eterna ideale, su cui scorrono nel tempo le storie delle nazioni.

 

L’uomo protagonista della storia

 

L’uomo è naturalmente socievole e naturalmente libero: egli è dotato di libero arbitrio. Gli uomini creano le istituzioni e queste, a loro volta, influiscono sugli uomini che le hanno create: la famiglia, il matrimonio, la tribù soddisfano i sentimenti dell’uomo e consentono l’espressione dio nuovi sentimenti. Intorno ad essi si aggregano nuovi sentimenti, difesi da nuove istituzioni. Con grande fatica la coscienza dell’uomo si chiarisce e si afferma nel corso della storia: “Gli uomini prima sentono senza avvertire, poi avvertono con animo perturbato e commosso, infine riflettono con mente pura”. A questi diversi stadi di consapevolezza dell’uomo Vico fa corrispondere tre età della storia.

 

Le tre età della storia

 

Vico divide la storia in: 1)età degli dei: è l’età del senso, degli “uomini bestioni”, contrassegnata dal prevalere dei sensi e dalla mancanza di riflessione, ma anche l’età degli dei: gli uomini in questa fase identificavano i fenomeni naturali con le divinità. Il timore delle forze della natura divinizzate spinse gli uomini a creare le istituzioni religiose civili. La forma di convivenza fu quella familiare (unione ciclopica). Gli uomini si raccolgono in tribù, forme primitive di vita stabile, in grado di garantire difesa e sicurezza ai singoli.

2)età degli eroi: è l’età della fantasia, da cui nacquero il linguaggio (espressione spontanea e naturale dell’uomo e della sua esigenza di comunicare), la poesia (manifestazione iniziale dell’uomo che avverte “con animo perturbato e commosso”); il mito e le favole, che costituiscono la sapienza poetica (Omero). In questa età si costruiscono le basi di una società non più fondata sulla forza fisica e sulla violenza, ma su una comunanza di interessi sociali (i feudi). I contrasti fra gli individui vengono controllati dal diritto, che non intende distruggere le passioni, ma trasformarle in virtù eroiche. Questo diritto primitivo viene imposto con l’autorità (repubbliche aristocratiche). 3)età degli uomini, in cui trionfa la ragione; prevalgono i governi basati sulla difesa dei diritti e su legislazioni scritte. La religione, vissuta come mito, si afferma come metafisica ragionata. L’istinto della procreazione è controllato dall’istituto del matrimonio; il timore della morte è vinto dal culto delle tombe. Si forma la società civile.

 

La Provvidenza

 

Affinché la storia ideale eterna si attui al di sopra degli individui e delle nazioni è necessario che essa divenga l’espressione di un Dio Provvidenza, che dirige il progresso spirituale del genere umano. La Provvidenza divina collabora con l’uomo nella storia, portandolo a superare il proprio egoismo e a creare la convivenza civile. Essa non interferisce col libero arbitrio dell’uomo, ma agisce dall’intimo della coscienza e attua il disegno dell’incivilimento al di sopra degli scopi particolaristici dei singoli.

 

I corsi e ricorsi storici

 

La storia non ha uno sviluppo unilineare e progressivo. Una volta affermatasi la ragione, essa può condurre l’uomo allo scetticismo inducendolo a negare Dio. Si ha dunque un brusco arresto nel progresso spirituale dell’umanità e un regresso alla rozzezza primitiva della mentalità senso-fantastica. Il ricorso storico avviene a livello formale: non è un vero e proprio ritorno indietro, ma è un progresso rispetto alla barbarie primitiva, un ciclo a spirale che ripercorre, in forma progredita, le tappe precedenti. Alcune nazioni si fermano all’età barbara; altre permangono nell’età eroica. In tutti i casi la storia è sempre positiva, in quanto comporta un arricchimento dello spirito umano. Sia la decadenza morale che la resurrezione non sono opera del fato o del caso, ma soltanto degli uomini.

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