Ritratto realizzato da Munch
Ritratto realizzato da Munch

   

 

Ritratto di Nietzsche

 

realizzato da Munch

 

 

 

 

 

FRIEDRICH NIETZSCHE

 

 

(1844 - 1900)

 

 

 

 

 

  Bisogna avere 

il caos in sé

per partorire

una stella 

danzante 

 

DIEGO GIACOMETTI - Albatros
DIEGO GIACOMETTI - Albatros

FRIEDRICH NIETZSCHE - Uccello albatro

 

O prodigio! Ancor vola

 

e sale e sale senza sbatter d'ali!

Che mai dunque lo porta, lo solleva?

dove ha la meta, l'empito, il suo freno?

 

Arrivò troppo in alto - ora lo tiene

il cielo stesso il vittorioso in volo:

ora riposa veleggiando

dimentico di vittorie e vincitori.

 

Pari alle stelle, pari all'eterno,

vive ad altezze che la vita sdegna

e dell'invidia stessa ha compassione -

e alto vola già chi lo sta a guardare.

 

O uccello albatro!

Me in alto chiama un impulso eterno!

Pensai a te. E lacrime e lacrime

presero a scorrermi - sì, io ti amo!

 

 (Da La Gaia scienza )

La crisi delle certezze

 

Tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento si è verificata nel panorama culturale europeo la crisi delle certezze. Fino ad allora, o almeno fino ad Hegel, la metafisica si era sempre proposta di indagare la realtà che non vediamo con i nostri occhi e di rispondere in modo stabile agli interrogativi che si poneva l'uomo.

Fino a Kant e al Positivismo, le scienze avevano costituito degli importanti punti di riferimento. Durante l'Ottocento i Positivisti riposero grande fiducia nello sviluppo scientifico come apportatore di progresso; la scienza era considerata un punto di riferimento solido e stabile. La matematica e la fisica erano considerate scienze esatte.

 

A partire dalla seconda metà dell'Ottocento tutto ciò verrà messo in discussione (geometrie non euclidee). Mentre Kant riteneva che la matematica e la fisica avessero validità scientifica perché erano basate su forme a priori, che garantiscono la validità delle nostre conoscenze, questa certezza crolla tra la fine dell'Ottocento e gli inizi del Novecento. All'uomo viene a mancare uno dei suoi punti di riferimento più importanti, ossia la certezza scientifica.

 

Ma fu con Nietzsche che si verificò la crisi di tutte le metafisiche e il crollo delle false certezze dell'uomo. Con Nietzsche e la morte di Dio l'uomo non può più illudersi e nemmeno costruire falsi idoli per sostituire le certezze perdute.

Il colpo definitivo verrà assestato dalla psicoanalisi: mentre in precedenza si riteneva che l'uomo fosse un essere razionale, in grado di agire sulla base della razionalità, con Freud scopriremo che l'uomo è dominato dall'irrazionalità e che le cause delle sue azioni non vanno attribuite alla coscienza, ma vanno scavate nell'inconscio.

 

Biografia

 

Nietzsche nacque nel 1844 e, fin da piccolo, mostrò interesse per la poesia e per la musica, che componeva egli stesso. Studiò filosofia e filologia, divenne docente di lingua e letteratura greca presso l'università di Basilea; nutrì una profonda ammirazione per la cultura greca classica e la sua prima opera filosofica si intitola Nascita della tragedia.

In questo periodo si appassionò allo studio del pensiero di Schopenhauer; successivamente rifiutò il suo pessimismo totale. Conobbe le opere di Wagner e si entusiasmò per la sua musica ma, successivamente, se ne distaccò, considerando troppo razionali le sue ultime opere.

A causa delle sue condizioni precarie di salute, interruppe l'attività di insegnamento. Nel frattempo aveva scritto numerose opere, tra cui le Considerazioni inattuali. Nutrì la speranza di ottenere popolarità grazie ai suoi scritti, ma il suo pensiero cominciò a diffondersi soltanto verso la fine della sua vita quando egli, ormai preda di gravi disturbi psichici, non poté goderne. Dovette anche stampare da sé molte opere, perché non trovò degli editori disponibili.

Conobbe una giovane russa, Lou Salomé e se ne innamorò senza esserne ricambiato. A causa di questo sentimento entrò in conflitto con la madre e la sorella Elizabeth.

L'opera Umano, troppo umano segna il definitivo distacco da Wagner.  Scrisse altre opere fondamentali, come Così parlò Zarathustra, Al di là del bene e del male e Genealogia della morale.

A causa delle sue condizioni di salute fu costretto a viaggiare spesso, alla ricerca di un clima salutare per lui e soggiornò spesso in Italia.

A Torino ebbe la prima grave crisi, che rese necessario il suo ricovero presso un'istituzione psichiatrica. Nel frattempo il suo pensiero cominciò ad essere conosciuto e le sue opere riscossero un successo sempre maggiore.

Nel 1888 un docente universitario di Copenhagen iniziò un corso di filosofia su di lui.

Negli ultimi anni di vita venne curato da Elizabeth, che si occupò anche di mettere in ordine le sue opere, realizzando un archivio. Alla morte del fratello, avvenuta nel 1900, Elizabeth pubblicò l'opera Volontà di potenza, alla quale il fratello aveva lavorato, aggiungendovi anche parti arbitrariamente estrapolate da altre sue opere, cercando di dare al tutto un senso compiuto; in realtà si trattò di un travisamento e, anzi, di una mistificazione.

 

Nel corso del Novecento il pensiero nietzschiano venne accuratamente studiato ed analizzato. Particolare attenzione fu riservata alla teoria del Superuomo, travisata dal D'Annunzio. Recentemente lo studioso italiano Gianni Vattimo ha proposto di sostituire tale termine, che potrebbe dar luogo a fraintendimenti, con quello di Oltreuomo, ossia non un Superman, un supereroe, ma un uomo che, di fronte all'angoscia e alla mancanza di senso, sa dire sì alla vita.

 

Le opere

Le sue opere vengono suddivise in quattro periodi, distinti fra loro in senso cronologico:

  • il periodo della giovinezza, di cui l'opera più importante è La nascita della tragedia;
  • la filosofia del mattino, la parte intermedia delle sue opere, tra cui ricordiamo Umano, troppo umano (in cui si distacca da Schopenhauer e da Wagner), Aurora e La gaia scienza;
  • la filosofia del meriggio, che vede il suo culmine in Così parlò Zarathustra;
  • le opere del tramonto, tra cui la Genealogia della morale, Al di là del bene e del male, Ecce homo, che uscì postumo e Il crepuscolo degli idoli, ovvero come si filosofa col martello. Il filosofare col martello costituisce una caratteristica del pensiero nietzschiano, il quale dedica tutto il suo impegno a smascherare le false credenze dell'uomo ed usa il martello per andare all'origine di tutti i problemi dell'uomo.

 

La nascita della tragedia

 

Nietzsche, esperto filologo, fu docente di lingua e letteratura greca; la cultura greca ha sempre affascinato i filosofi, come già fu per Hegel e Feuerbach.

Nietzsche indaga sulla cultura greca ed in particolare sull'arte greca. In quest'opera egli sostiene che l'atteggiamento che generalmente si ha nei confronti della cultura greca classica non mette in evidenza tutto ciò che veramente la cultura classica ha rappresentato. Quando pensiamo alla cultura greca classica, pensiamo al senso di equilibrio e di armonia che emana dalle più belle opere letterarie e dalla scultura. Hegel aveva sostenuto che l'arte aveva raggiunto un perfetto equilibrio tra natura e spirito, tra materia e forma proprio nell'età classica greca, trovando il suo compimento nella scultura greca e nella rappresentazione della figura umana. L'uomo ideale greco è l'uomo bello e buono, bello nel corpo e buono nell'animo. L'atteggiamento prevalente nei confronti della cultura greca evidenzia il senso di armonia, di equilibrio, di misura e di ordine, che riteniamo sia la caratteristica fondamentale dell'arte greca dal punto di vista filosofico, letterario, artistico, educativo ecc.

 

Nietzsche invece individua due atteggiamenti di fondo nella cultura greca, anche se abbiamo sempre trascurato uno dei due: l'apollineo e il dionisiaco, dai nomi delle due divinità contrapposte:

  • Apollo (il dio dell'equilibrio, della razionalità e dell'ordine) e
  • Dioniso (il dio dell'ebbrezza, della disperazione, della gioia di vivere anche quando la vita è crudele, il dio del disordine e del caos).

Questi due atteggiamenti si sono alternati e contrapposti in tutta l'arte e la cultura greca.

Tra le arti greche egli privilegia la tragedia accanto alla musica ed apprezza la tragedia greca fino a Sofocle.

 

La tragedia di Eschilo e Sofocle, secondo Nietzsche, rappresenta l'esplosione dei forti sentimenti e degli istinti e il conflitto interiori degli eroi.

Tra le tragedie di Eschilo ricordiamo l'Orestea, con i personaggi di Oreste e di Elettra, figli di Agamennone; tra quelle di Sofocle ricordiamo l'Edipo re.

Nelle tragedie di Eschilo e Sofocle grande importanza veniva riservata al coro, in cui si manifestava un'esplosione di sentimenti primordiali, la lotta e il conflitto che attanagliava le anime dei protagonisti delle tragedie dell'antichità.

 

Con Euripide vengono apportati dei cambiamenti nella tragedia: il coro finisce per diventare sempre meno importante e quindi anche la musica diventa meno rilevante. Alla fine della tragedia sulla scena veniva introdotta una divinità che non era prevista nella struttura della tragedia, un deus ex machina che, sul finire della rappresentazione, cercava di ricomporre gli squilibri e la conflittualità, facendo in modo che la razionalità prevalesse sul tutto.

 

Secondo Nietzsche è stato proprio Euripide a dare inizio alla decadenza della tragedia greca che, inizialmente, rappresentava la lotta tra istinti e passioni: grazie a lui l'elemento dionisiaco tende a scomparire e a lasciare il posto all'apollineo e alla razionalità.

 

Mentre con Eschilo e Sofocle i due atteggiamenti coesistevano e si alternavano nei personaggi, a partire da Euripide prevale l'apollineo ed inizia la decadenza della tragedia greca, che si estende progressivamente a tutta la cultura ellenica e al mondo occidentale.

 

Euripide razionalizza la tragedia greca, facendole perdere il suo carattere di vitalità. Quando si nega l'elemento dionisiaco, tanto importante e vitale non solo per la cultura, ma anche per la vita dell'uomo, inizia la decadenza.

Prevale il momento della razionalizzazione e, soprattutto con Socrate, non si pensa più che l'uomo sia costituito da corpo e istinti, ma che l'uomo debba sottomettere i suoi istinti alla razionalità. L'uomo in cui prevale il dionisiaco è un uomo portato a dire sì alla vita; l'uomo in cui domina l'apollineo tende a "violentare" la vita con l'eccessiva razionalizzazione.

 

Rapporti con Schopenhauer

 

In un primo tempo Nietzsche fu entusiasta del pensiero di Schopenhauer: mentre i filosofi, nel corso dei secoli, ci avevano fatto credere che è possibile dare un senso al mondo e all'esistenza, Schopenhauer aveva affermato che la vita dell'uomo è dolore e sofferenza e fu il primo a sostenere che l'esistenza umana non ha senso.

Successivamente Nietzsche si distacca da Schopenhauer perché non condivide il suo pessimismo totale e rifiuta l'ascesi quale via per la liberazione dal dolore. Nietzsche invece sosterrà che dobbiamo sempre dire sì alla vita ed accettarla con tutto il suo fardello di dolore, sempre e comunque, senza negare il dolore.

 

La storia 

 

Nelle Considerazioni inattuali Nietzsche sostiene che la filosofia del suo tempo non ha ben capito quali siano i problemi da analizzare: essa si limita a dire che non esiste Dio, ma non si è accorta del fatto che la mancanza di questo Dio crea un vuoto nell'uomo, il quale cerca di riempire questo vuoto costruendo altri idoli.  Nietzsche è consapevole di essere inattuale: egli sa che gli uomini vogliono credere in qualcosa e, se non c'è qualcosa in cui credere, vanno alla ricerca di nuove certezze.

 

Secondo Nietzsche occorre un po' di oblio per vivere: senza un po' di incoscienza non si può essere felici. La differenza principale fra l'uomo e gli animali consiste nel fatto che abbiamo troppa memoria, che ci condiziona nel presente e ci impedisce di crearci un futuro migliore; occorre dunque equilibrare il nostro rapporto con il passato e con la storia.

 

Nietzsche individua tre atteggiamenti nei confronti della storia:

  • La storia monumentale va alla ricerca di modelli per la propria esistenza e, non trovandoli nel presente, si guarda indietro. Pur presentando aspetti positivi, colui che abbellisce troppo il passato per colmare il vuoto del presente rischia di cadere nel fanatismo.
  • La storia antiquaria guarda al passato con amore, cercando qualcosa di cui mantenere il ricordo, ma il "collezionista" rischia di mummificare il presente.
  • Infine la storia critica vede tutte le negatività del passato, considerato come una sequela di eventi da cancellare, Anche questo atteggiamento presenta aspetti negativi, perché non possiamo cancellare nel passato tutto quello che non ci fa comodo. Meglio guardare alla storia in modo equilibrato, compensando l'atteggiamento critico con quello antiquario o monumentale.

 

LA FILOSOFIA DEL MATTINO

 

La morte di Dio

 

In un brano de La gaia scienza un uomo folle si presenta al mercato ed annuncia la morte di Dio, ma viene deriso dai presenti. Per Nietzsche il Dio che deve morire non è il Cristo e neppure una divinità. Per morte di Dio Nietzsche intende la morte di tutte le certezze e delle falsità in cui l'umanità ha sempre creduto. Non basta che venga eliminata la religione, perchè i problemi dell'umanità derivano proprio dal credere in qualcosa di falso piuttosto che aprire gli occhi ed ammettere il vuoto di senso dell'esistenza.

Dio costituisce una fuga dalla vita: l'uomo, di fronte al caos dell'esistenza, si è costruito questo Dio e si è costruito anche un aldilà, come rivolta verso questo mondo. Dio rappresenta la personificazione di tutte le certezze ultime dell'uomo, che non sono soltanto dogmi della religione, ma sono certezze che anche la metafisica ha costruito nei millenni. Soltanto se ci liberiamo da queste false certezze potremo costruire l'uomo nuovo, che nascerà soltanto se sarà morto Dio. La credenza in Dio è la peggiore e la più antica delle bugie in cui ha creduto l'uomo nel corso della storia.

 

Per porsi in maniera giusta nei confronti dell'esistenza, che è caotica, dolorosa e senza senso non dobbiamo più aggrapparci ad un essere che ci serve soltanto per sfuggire ai nostri problemi.

Nel suo ateismo Nietzsche sostiene che Dio è la più grossolana risposta che si possa dare agli interrogativi filosofici. Dio non esiste e non occorre dimostrare la sua inesistenza. Nietzsche piuttosto vuole chiedersi come mai l'uomo si sia costruito questa certezza nel corso dei millenni.

 

L'uomo folle che annuncia la morte di Dio è il filosofo che anticipa i tempi senza essere creduto; Nietzsche, come l'uomo folle, crede di essere giunto troppo presto e si sente un filosofo inattuale. 

 

La filosofia prima di lui ha cercato di dare un senso a ciò che non aveva un senso; i filosofi hanno cercato di razionalizzare un'esistenza non razionale. Come Schopenhauer, Nietzsche sostiene che la vita non ha senso e che non c'è nessun dio ma, morto Dio, non bisogna più costruire nuovi idoli e neppure cercare dei supplenti o dei surrogati di Dio (ad esempio la scienza per i Positivisti).

 

La favola del mondo vero

 

Nietzsche considera Platone il vero responsabile della decadenza del pensiero filosofico occidentale. Platone ci ha proposto "un mondo di favole" propinandocelo per il mondo vero; ha sostenuto che il mondo in cui viviamo è una copia e che il mondo vero è altrove; egli ci parla di un aldilà (l'Iperuranio) per farci dimenticare l'al di qua; quindi il mondo vero è posto da Platone per farci rifiutare questo modo e per distoglierci dalla nostra reale esistenza, che è soltanto quella terrena: nessun'altra esistenza ci è data.

 

Platone e il cristianesimo ci hanno proposto di rinunciare a questa vita per una vita ultraterrena, che si chiama Paradiso per i cristiani e Iperuranio per Platone; in entrambi i casi il nostro mondo, che è l'unico vero e concreto, ci è presentato come un mondo fasullo, mentre il mondo vero, che è un mondo da favola, ci è stato imposto come l'unico vero, a cui però non tutti possono accedere: secondo Platone solo i saggi possono raggiungere il mondo delle Idee; secondo il cristianesimo soltanto i virtuosi possono aspirare al Paradiso. Entrambi hanno contribuito a rendere priva di senso l'esistenza terrena.

 

La cosa più importante per la filosofia non è soltanto dirci che Dio non esiste, ma farci capire che non dobbiamo credere negli idoli e non dobbiamo aver paura del vuoto esistenziale che si determina con la morte di Dio.

 

La filosofia del mattino si conclude quando l'uomo capisce che il mondo vero non è il Paradiso o l'Iperuranio. Ma se il "mondo vero" non c'è più, cade anche la differenza tra mondo vero e mondo apparente e cade ogni dualismo. L'unico mondo che ci è dato è il mondo terreno.

 

LA FILOSOFIA DEL MERIGGIO

 

In Così parlò Zarathustra i temi fondamentali sono il Superuomo (l'Oltreuomo), l'eterno ritorno dell'uguale e la volontà di potenza.

  

In quest'opera Zarathustra (un profeta vissuto tra il VI e il V secolo a.C.) non porta soltanto la notizia della morte di Dio, ma soprattutto la nascita dell'uomo nuovo.

Il superuomo non è un uomo superiore agli altri per forza fisica e neppure un individuo capace di compiere imprese memorabili; si tratta semplicemente di un uomo che, nonostante la perdita di senso che avviene dopo la morte di Dio, sa dire sì alla vita; alla perdita dei valori tradizionali sa sostituire nuovi valori che impone lui stesso, mediante la volontà di potenza. L'oltreuomo è un uomo capace di creare nuovi valori e di rapportarsi in modo nuovo alla realtà, scrollandosi di dosso i pregiudizi e le false credenze e tutto ciò che, nel corso della storia, ci è stato imposto di credere.

 

A differenza degli altri uomini che vogliono credere in qualcosa, egli sa che non c'è nulla in cui credere, ma ciò non gli fa paura. Non ha timore di vivere un'esistenza senza falsi appigli: l'unico appiglio è in se stesso e nei nuovi valori che è in grado di creare.

 

In un brano dell'opera il profeta parla delle tre trasformazioni dello spirito: lo spirito prima si trasforma in un cammello, poi in un leone e infine in un fanciullo.

  • Lo spirito che si trasforma in un cammello rappresenta l'uomo carico di fardelli, del peso delle tradizioni, della religione e della morale; il cammello rappresenta l'uomo a cui si dice "tu devi" e che risponde "Obbedisco". Il tu devi rappresenta un uomo che è capace soltanto di accettare quello che gli viene imposto senza discussione.
  • Il cammello si trasforma in leone, che dice: "Io voglio". Io voglio significa già una volontà di opporsi a qualcosa e quindi è già un segno positivo rispetto al cammello. Ma non bisogna dire "Io voglio essere libero da qualcosa", perché ciò vuol dire che esiste qualcosa che mi limita e che porta ancora il ricordo di quello che non c'è più.
  • La terza trasformazione vede il leone trasformarsi in un fanciullo che ride. La sua espressione gioiosa e divertita dimostra che egli non ha  nulla alle sue spalle, non ha fardelli da eliminare, non ha false credenze da sostituire e gioisce perché dice naturalmente sì alla vita.

Si passa dal tu devi del cammello all'io voglio del leone e all'io sono del fanciullo. L'Oltreuomo è come un fanciullo che ride perché gode gioiosamente della vita, che non è condizionato da problemi e che sa andare al di là del bene e del male, è uno spirito libero.

 

Il superuomo è l'animale-capo di un gregge. Non tutti sono superuomini: molti fanno parte del gregge. E' necessario il gregge per far emergere l'animale capo. In questa visione antidemocratica Nietzsche sostiene che non tutti possono liberarsi dal peso dell'educazione ricevuta e non tutti sono in grado di godere la vita come un fanciullo senza problemi. 

 

L'eterno ritorno

 

Nietzsche critica gli atteggiamenti con cui in precedenza, sia in filosofia che nella religione, gli uomini si ponevano nei confronti della storia del progresso. La storia come progresso non è solo una visione cristiana, perché tanti filosofi hanno pensato alla storia come un progressivo migliorare dell'uomo da un passato negativo a uno progressivamente migliore, hanno pensato ad un progresso di tipo rettilineo che parte dal negativo, dall'oscurità e dalla barbarie verso momenti sempre più validi e positivi.

 

Nietzsche sostiene di non cogliere alcun miglioramento nella storia, perché non c'è un progresso in nessun senso, da qualunque ottica si guardi l'umanità. Ciò non va inteso nel senso che tutto peggiorerà nel futuro, anzi non imporre all'uomo nuovi idoli non significa che la vita valga meno, perché la vita vale già per se stessa. Non c'è una vita ultraterrena, all'uomo è dato soltanto di vivere la vita terrena e non è poco, all'uomo non occorre altro. L'uomo nuovo non si pone più come colui che deve migliorare le condizioni dell'umanità successiva; la sua non è più una visione lineare ma ciclica.

 

Non dobbiamo aver paura di un futuro senza progresso perchè all'uomo è già dato tutto ciò che gli occorre per vivere bene. Non gli occorre altro, deve soltanto liberarsi dai vecchi fardelli, rifiutando il provvidenzialismo o la progressiva crescita o il costante progresso dell'umanità. Nietzsche riprende dagli antichi filosofi greci il concetto di tempo ciclico: essi pensavano che un mondo si distruggesse e l'altro si ricostituisse esattamente come prima e che la storia si ripetesse. Anche per Nietzsche tutto si ripeterà nello stesso modo perché non c'è un senso migliore di quello della vita terrena, non c'è niente che serva all'uomo oltre a ciò che già possiede e non occorre migliorare le condizioni dell'uomo, il quale continuerà ad affrontare un'esistenza di sofferenza, ma anche di gioia. Gioire nella vita è possibile solo se ci rendiamo conto che tutto ciò che ci fa soffrire non dipende da noi.

 

Il Superuomo non è l'uomo più capace degli altri in certi ambiti, ma è lui che dà senso alla vita, che costruisce nuovi valori legati alla Terra senza preoccuparsi dell'aldilà. Dà senso alla vita non in modo metafisico o mistico: il senso della vita è la fedeltà alla terra. L'uomo è terra: l'uomo non è spirito e l'anima è una bella parola che indica solo una parte del corpo; l'uomo è il suo corpo e non ha bisogno di un'anima, che è stata inventata per mortificare il corpo e l'uomo. Se l'uomo è fedele alla terra, La terra cessa di essere il deserto in cui l'uomo è in esilio per diventare la sua dimora gioiosa; il corpo cessa di essere la prigione dell'anima per divenire il modo concreto di essere dell'uomo nel mondo.   

 

In questo senso l'eterno ritorno dell'uguale è un rifiuto del tempo considerato come un progresso infinito, una linea retta che non finisce mai. L'umanità non migliorerà perché non c'è alcuna provvidenza e perché l'uomo nella vita terrena deve poter soddisfare tutte le sue potenzialità, che sono potenzialità creative. Se tutto resta come sempre molti uomini restano sgomenti, perciò non tutti saranno superuomini.

 

LA FILOSOFIA DEL TRAMONTO 

 

Genealogia della morale. Al di là del bene e del male 

 

I valori morali non sono stati sempre positivi perché ci sono stati imposti dei valori in cui abbiamo dovuto credere; ad esempio l'altruismo, la bontà, il porgere l'altra guancia. Sia il Platonismo che il Cristianesimo hanno fatto sì che alcuni valori negativi diventassero positivi.

 

Nel passato i guerrieri avevano una morale legata al corpo; essi combattevano, avevano coraggio, amavano la vita, sapevano imporsi agli altri, desideravano mantenersi in buona salute, sapevano comandare, erano legati alla terra, alla vita, al corpo e questa era la loro morale (morale dei signori).

 

A questa società di aristocratici guerrieri si è alternato un altro tipo di società, quella dei sacerdoti, i quali non potevano coltivare il corpo perché avevano il compito di coltivare lo spirito. La loro morale consisteva nel rinunciare al corpo e ai piaceri terreni, nel proiettarsi verso l'aldilà, nell'ubbidire, nel sacrificarsi e pensare solo a pregare (morale degli schiavi). Per questo motivo mantenevano un forte risentimento nei confronti dei guerrieri. 

 

Quando la Giudea fu conquistata da Roma, i Giudei, risentiti verso i vincitori, cercarono di essere i vincenti su un altro fronte e imposero i loro valori negativi. Così, grazie alla reazione invidiosa e risentita dei sacerdoti, ai Romani trionfatori furono imposti valori negativi spacciati per positivi (trasmutazione dei valori) e da allora iniziò la lenta decadenza del mondo romano.

A questo punto, secondo Nietzsche, occorre una nuova trasmutazione dei valori: bisogna tornare ai valori della terra, del corpo, del coraggio, della forza, della gioia di vivere e della vita stessa.

 

Volontà di potenza

 

La volontà di potenza di Nietzsche differisce notevolmente dalla volontà di Schopenhauer, che chiedeva di rinunciare alla vita, mentre la volontà di potenza si identifica con la vita stessa, che non si accontenta di essere se stessa ma è autoaffermazione e autocreazione.

Bisogna imprimere al divenire il carattere dell'essere e non aver timore di ciò che accade. Il divenire, il caos non va negato: la volontà di potenza è l'apoteosi del divenire.

Netzsche mise in cantiere quest'opera, ma non riuscì a mettere insieme le idee sufficienti per pubblicarla. L'opera pubblicata dopo la sua morte, rimaneggiata arbitrariamente dalla sorella Elizabeth, servì ai nazisti per giustificare ed esaltare la loro politica di dominio, ma Nietzsche non l'aveva affatto scritta con questa intenzione.

 

Il nichilismo

 

Il termine deriva da nihil, che significa nulla. Nietzsche distingue due forme di nichilismo:

  • Il nichilismo passivo si manifesta come fuga dal mondo, disgusto per il mondo, vertigine di fronte alla mancanza di senso, sgomento di fronte al vuoto.
  • Il nichilismo attivo è quello dell'uomo che, di fronte al nulla, non prova paura, ma costruisce qualcosa, sa accettare il nulla senza disperarsi e gode la vita con i suoi nuovi valori.
EDVARD MUNCH - Notte di stelle
EDVARD MUNCH - Notte di stelle

FRIEDRICH NIETZSCHE - O uomo! Ascolta!

 

O uomo! Ascolta!

Che dice la mezzanotte fonda?

"Dormivo, dormivo -

Da un sogno profondo mi sono destata: -

Il mondo è profondo

Più profondo di quel che il giorno credeva.

Profondo è il suo male -,

Il piacere - più profondo del dolore:

Il male dice: Passa!

Ma ogni piacere vuole eternità -

- vuole profonda, profonda eternità!"

Al Dio Ignoto

Ancora, prima di partire
E volgere lo sguardo innanzi
Solingo le mie mani levo
Verso di Te, o mio rifugio,
A cui nell'intimo del cuore
Altari fiero consacrai
Chè in ogni tempo
La voce tua mi chiami ancora.

Segnato sopra questi altari
Risplende il motto "Al Dio ignoto".
Suo sono, anche se finora
Nella schiera degli empi son restato:
Suo sono e i lacci sento,
Che nella lotta ancor mi atterrano
E, se fuggire
Volessi, a servirlo mi piegano.
Conoscerti voglio, o Ignoto,
Tu, che mi penetri nell'anima
E mi percorri come un nembo,
Inafferrabile congiunto!
Conoscerti voglio e servirti!

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Mia cara Lou,
anch'io ho aurore tutto attorno, ma non dipinte! Una cosa

che non ritenevo più possibile, trovare un'amica per la mia suprema felicità e sofferenza, ora mi appare possibile: una dorata possibilità sull'orizzonte di tutta la mia vita a venire. E ogni volta che penso all'anima coraggiosa e ricca della mia cara Lou mi commuovo.
Friedrich Wilhelm Nietzsche

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PETALI PROFUMATI - I vostri haiku

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