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KARL POPPER (1902 - 1994)

 

Tra le opere principali ricordiamo:

Logica della scoperta scientifica

La miseria dello storicismo

La società aperta e i suoi nemici

Congetture e confutazioni

La ricerca non ha fine 

 

Popper e la scienza - Congetture e confutazioni

 

Popper, prima di diventare docente universitario, svolse un'esperienza lavorativa presso L'Istituto per l'infanzia in difficoltà di Alfred Adler ed ebbe modo di conoscere la psicoanalisi.

Successivamente ebbe contatti con Einstein e studiò la teoria della relatività.

Egli scoprì che alcune teorie, come la psicoanalisi, la psicologia individuale di Adler e il marxismo, sono delle teorie onniesplicative, ossia siano delle teorie che presuppongono e pretendono di esaurire con un'unica spiegazione  tutto il fenomeno che studiano, senza aprirsi alla possibilità di una critica, senza prevedere l'errore e anzi, se ci fosse una smentita, la leggerebbero allo stesso modo di una conferma.

 

Spieghiamo meglio questo concetto: Freud sosteneva che, nel corso della nostra esistenza, tutti passiamo attraverso una fase che comprende il complesso di Edipo e ne aveva una tale convinzione da non sentire il bisogno di sottoporre quesdta sua intuizione alla prova dei fatti; quando qualcuno gli confermava di aver davvero desiderato sposare da piccolo la propria madre, vedeva in questo ricordo una conferma della sua teoria. Quando invece gli dicevano il contrario e cioè che da bambini non desideravano sposare il genitore del sesso opposto, Freud affermava che, in realtà, queste persone avevano semplicemente rimosso questi loro desideri. La smentita dunque valeva tanto quanto la conferma.

 

Questa teoria era dunque onniesplicativa e comprendeva perfino la possibilità della smentita; pertanto essa non appariva come una teoria aperta alla critica né alla discussione, al chiarimento, al dibattito, né a modifiche; non si trattava neppure di una teoria supportata dai fatti (le intuizioni di Freud non avevano nessun carattere sperimentale: ciò che egli credeva di aver scoperto nelle persone con gravi disturbi psichici veniva semplicemente esteso a tutti gli esseri umani).

La psicoanalisi dunque non è scienza perché non è possibile sottoporre le asserzioni di Freud alla prova dei fatti.

 

Un'analoga considerazione vale per Adler, il quale sosteneva che il bambino avverte un sentimento di inferiorità nei confronti dell'adulto, che può trasformarsi in un complesso di inferiorità. Con questa spiegazione possono essere interpretati tutti i diversi comportamenti infantili e quelli adulti.

 

Una volta Popper, parlando con Adler, gli prospettò un problema infantile che, secondo lui, non poteva essere spiegato sulla base del complesso di inferiorità. Adler gli rispose, con molta sicurezza, ricorrendo sempre alla stessa spiegazione, convinto che valesse per tutti i casi, e dunque anche per quello prospettatogli.

Popper si meravigliò molto della risposa e chiese ad Adler come mai potesse sentirsi così sicuro della diagnosi di un bambino che non aveva mai visto. Adler rispose di poterlo tranquillamente fare  sulla base della sua esperienza di mille casi simili.

Ciò che vi è di negativo in questa teoria sta nella pretesa di estendere a tutti i casi possibili ciò che è stato stabilito sulla base di pochi casi clinici.

 

Anche il Marxismo, secondo Popper, si presenta come una teoria onniesplicativa e onnicomprensiva; essa pretende di spiegare tutta la realtà storica nello stesso modo: i marxisti, di fronte a un qualunque evento della storia di un qualsiasi paese spiegano tutto in termini di lotta di classe e di prevaricazione di una classe su un'altra; essi forzano tutti i fatti in questo senso, facendoli adattare alla loro teoria, non prevedendo altre possibili spiegazioni e letture degli eventi.

 

Da una parte, dunque, si propongono queste teorie che pretendono di essere scientifiche che, secondo Popper, non lo sono; dall'altra abbiamo la teoria della relatività di Einstein.

 

Popper era rimasto colpito dal fatto che Einstein avesse formulato delle previsioni sostanzialmente rischiose, ossia che, a differenza di quanto avevano fatto Marx e Freud, le sue teorie erano state formulate in vista non di una conferma (verificazione), bensì di una possibile smentita (falsificazione). Secondo Popper, così come aveva previsto Einstein, le teorie scientifiche non possono essere considerate delle verità assolute, ma si riducono a semplici ipotesi (congetture).

 

A questo punto Popper si pone le seguenti domande: Come è possibile parlare di scienza? Quali sono le scienze? Qual è la differenza tra scienza e non scienza?

Risultò pertanto necessario tracciare una linea di confine tra le scienze empiriche e le altre asserzioni (che, non essendo empiriche, non possono essere considerate scienze).

 

A differenza dei nepositivisti, i quali ritenevano che una teoria possa essere definita scientifica se può essere sottoposta a verifiche (criterio di verificazione), Popper sostiene che una teoria è scientifica soltanto se è possibile una sua eventuale smentita grazie all'esperienza (criterio di falsificazione).

Pertanto, se una teoria non può essere contraddetta da un'osservazione, essa non ha un corntenuto empirico e non ci dice nulla di scientificamente valido intorno al mondo.

 

A questo punto dobbiamo rivedere la definizione di scienza: secondo Popper la scienza non è in grado di darci delle certezze, non è una costruzione solida e stabile, non è altro che una costruzione precaria eretta su fragili palafitte. Pensiamo a Kant che, quando criticava la metafisica, criticava anche colui che va alla ricerca, in un oceano tempestoso, di un qualcosa che non avrà mai, rinunciando ad una solida costruzione su un'isola, sulla terraferma. Non abbiamo più la scienza come quell'insieme di conoscenze universali e necessarie che non cambiano mai: c'è invece bisogno che la scienza cambi; bisogna cioè che, di volta in volta, nella ricerca scientifica, andiamo alla ricerca di una teoria nuova, in grado di spiegare i fatti meglio di quella precedente. La conferma di una teoria può essere data dall'esperienza, la quale costituisce un temporaneo criterio di scelta fra ipotesi rivali.

   

Nei millenni, ma soprattutto da Galilei in poi, si è sempre pensato che, se una teoria scientifica nasce da un'ipotesi, se l'ipotesi è provata da alcune verifiche empiriche, diventa legge; quindi, per generalizzare un'ipotesi e trasformarla in legge, occorre la prova dell'esperienza (principio di verificazione): una  teoria scientifica è vera se viene supportata dai fatti e dall'esperienza concreta.

Secondo Popper, invece, vale il principio della falsificazione: una teoria è scientifica nella misura in cui può essere falsificata.

 

Chiameremo teorie non scientifiche quelle che pretendono di spiegare tutta la realtà senza prevedere una possibile smentita di ciò che si afferma alla prova dei fatti. E' dunque la smentita, non la conferma, che ci dice che cos'è la scienza.

E quindi il criterio di demarcazione tra scienza e non scienza (cioè il confine che le distingue), oppure tra scienze empiriche fondate sulle esperienze e scienze che non sono empiriche, non è il criterio di verificazione ma il criterio di falsificazione.

 

A questo punto cambiano molti concetti, come la definizione di scienza e quella di verità.

Ci sono delle teorie che hanno dominato l'orizzonte della scienza per millenni e che, successivamente, si sono rivelate sbagliate, come il geocentrismo. Esso ebbe una grandissima fortuna perché era stato sostenuto da tutti gli studiosi dell'epoca; secondo Popper ci sono spesso nelle varie epoche della storia degli elementi che permettono di preferire una particolare teoria ad un'altra.

Nella lotta dell'esistenza tra due teorie rivali, il geocentrismo e l'eliocentrismo, l'uomo ha preferito la seconda perchè più vicina alla verità e perché spiega più fatti rispetto al geocentrismo.

 

Il  tentativo del geocentrismo di fornire una spiegazione della realtà era aperto alla pssibilità di essere sottoposto al controllo scientifico.

L'eliocentrismo è una teoria che ha scalzato quella precedente e ci ha fornito una spiegazione più accettabile della realtà ma, secondo Popper, l'uomo non può cogliere la verità. Una teoria può essere scalzata da una teoria nuova e sceglieremo, tra due teorie rivali, quella che spiega meglio e che, oltre ad aprirsi alla possibilità di essere confutata, si approssima di più alla verità; trascureremo la teoria meno verosimile. Nella lotta tra teorie diverse vincerà  la teoria che si approssima sempre più alla realtà. Dunque la scienza non è altro che un progresso continuo da una teoria meno verosimile ad una più verosimile, che accetteremo col presupposto che questa nuova teorie possa essere scalzata dai fatti e dimostrata falsa.

 

E per quanto riguarda la verità, i filosofi ci hanno dato molte definizioni di verità. Se la verità è la perfetta corrispondenza tra la nostra conoscenza e la realtà, noi possiamo avvicinarci a questo livello senza raggiungerlo mai. La verità non può più essere considerata una proprietà definitiva di specifiche teorie, le quali restano pur sempre ipotesi o congetture. La verità è soltanto un ideale regolativo, che guida il processo di crescita della conoscenza, intesa come approssimazione alla verità.

 

Il rifiuto dell'induzione

 

A partire da Bacone e Galilei la scienza si è sempre fondata sull'induzione (procedimento che va dal particolare al'universale). Popper sostiene invece che l'induzione non esiste: anche osservando un gran numero di casi, le nostre osservazioni non potranno mai abbracciare la totalità dei casi.

 

Io non posso affermare con certezza che tutti i cigni sono bianchi: potrei vedere centinaia, migliaia e perfino milioni di cigni bianchi, ma basterebbe un solo cigno nero per invalidare la mia certezza. E' impossibile verificare una teoria: per effettuare la verificazione di una teoria o di una legge, dovremmo aver presenti tutti i possibili casi; in realtà, per quanto ci si possa impegnare nella verifica di un gran numero di casi, si tratterà sempre di un numero finito di casi infiniti.

 

Dunque l'induzione è solo un mito. Quando osserviamo qualcosa non partiamo dal particolare per arrivare all'universale, ma ci illudiamo perché, in realtà, partiamo sempre dall'universale: ogni volta che osserviamo qualcosa noi possediamo sempre una teoria, un'ipotesi, una supposizione. 

 

Per dimostrare che l'osservazione pura non esiste, egli compì un semplice esperimento con i suoi studenti: spiegò che voleva svolgere una ricerca sull'osservazione umana e chiese loro di osservare e scrivere su un foglio le loro osservazioni. Li lasciò soli per un po' e, quando tornò, gli studenti gli consegnarono i loro fogli bianchi perché non sapevano cosa osservare, come osservare e perché osservare. Infatti non possiamo osservare qualcosa senza avere un punto di partenza. Se io noto una particolare somiglianza tra due o più casi che si manifestano in natura, non parto dalla semplice osservazione dei fatti ma ho già dei punti di partenza, delle teorie che non sono necessariamente scientifiche.

 

Popper sostiene che la nascita di una teoria non avviene sempre in ambito scientifico, ma potrebbe addirittura avvenire perché abbiamo delle concezioni religiose. A volte una teoria nasce anche da eventi inconsci, dalla fantasia, da un sogno. Quindi le teorie nascono da qualsiasi cosa, avendo nascono sempre un'ipotesi di base.

 

Quando una teoria diventa scientifica? All'inizio abbiamo un'intuizione che può derivare da credenze, o dalla fantasia; questa nostra opinione deve essere trasformata in un'ipotesi, che comunque ha il carattere della provvisorietà. In seguito questa ipotesi deve essere sottoposta alla prova dei fatti e qui possiamo vedere se ha caratteri scientifici o meno. 

 

La rivalutazione della metafisica

 

A questo punto Popper rivaluta la metafisica. Questa non è scienza, perché va oltre l'esperienza, non può essere oggetto di esperienza e, dunque, non è scienza. Fin qui Popper è assolutamente d'accordo con Kant. Ma la metafisica non può essere liquidata come qualcosa che è privo di senso, perché noi razionalmente riusciamo comunque a capire cosa intenda dire un metafisico quando ci fornisce le sue riflessoni basate sulla pura ragione. Popper sostiene che, se la metafisica non è scienza, è comunque dotata di senso, anzi può costituire un elemento propulsivo per la ricerca scientifica.  Vi sono infatti tante teorie scientifiche nate da riflessioni filosofiche, ossia puramente razionali e non sperimentali.

 

La chimica moderna ha un illustre precursore in Democrito, il quale non ebbe successo nella sua epoca, anche perché alcune teorie hanno successo in un'epoca e non in un'altra.

La metafisica, anche se non è una scienza, ha una funzione fondamentale: è ineliminabile perché si pone delle domande importanti per l'uomo, ci pone un problema.

 

Congetture e confutazioni

 

Inciampando nel problema, cerchiamo poi la soluzione e la mettiamo alla prova dei fatti. Questo è l'unico metodo scientifico e non l'induzione, ma neppure la semplice intuizione.

Il metodo scientifico procede dunque per congetture e confutazioni. La congettura è una supposizione, che può costituire il punto di partenza per formulare una teoria. Questa supposizione parte da un qualsiasi problema che affrontiamo, sia che riguardi l'uomo o il modo in cui viviamo, o un semplice problema di matematica, ossia parte sempre da situazioni critiche. Quindi il metodo della scienza, che vale anche per le scienze fisiche, per il mondo naturale e quello sociale, si basa su congetture e confutazioni, ossia su prove ed errori. L'errore è fondamentale, secondo Popper, perché non c'è nessuna teoria vera, ma solo verosimile. Le teorie in cui crediamo adesso sono teorie che spiegano i fatti meglio delle teorie precedenti; possiamo pensare quindi che in futuro potrà essere formulata una teoria nuova e migliore della precedente.

 

L'errore è fondamentale: se non fosse stato scoperto l'errore del geocentrismo, l'eliocentrismo non sarebbe mai nato. E se non ammettiamo la possibilità di confutazione, la scienza non è scienza ma dogma, che l'uomo non metterà mai in discussione. Le mitologie e le religioni non sono scienze, perché non si basano su nessuna esperienza.

 

Le dottrine politiche

 

Popper si è occupato anche di filosofia politica. La crisi del comunismo e degli ideali totalitari hanno messo in risalto la sua concezione di società aperta e la sua posizione critica verso ogni forma di assolutismo.

Con il termine storicismo Popper intende tutte quelle filosofie che hanno cercato di fornire un senso globale e oggettivo della storia. Egli contesta il fatto che queste filosofie tendano a cogliere un senso unico ed oggettivo della storia. Secondo Popper non esiste un senso della storia precostituito rispetto alle decisioni umane, dato che la storia assume solo il senso che gli uomini le danno. Né la natura né la storia possono dirci che cosa dobbiamo fare, ma siamo noi a definire le finalità di entrambe. Popper rifiuta la tendenza dello storicismo di voler trattare la storia come un insieme, come una totalità.

 

Secondo Popper, però, l'errore nasce anche dalla confusione che nasce tra leggi e tendenze. Lo storicismo crede che, grazie a delle tendenze della società, si possa predire un futuro certo delle vicende umane. Ma in questo modo tralascia il fatto che le tendenze possono anche cambiare. Dallo storicismo nasce anche un'utopia totalitaria che causa la sofferenza umana dal momento che colui che è interprete di essa si sente autorizzato ad eliminare gli oppositori.

 

La società aperta

 

Popper propone un'analisi dell'antitesi tra società aperta e società chiusa. La società chiusa è la società organizzata secondo rigide norme di comportamento; la società aperta è quella fondata sulla salvaguardia delle libertà dei membri, grazie ad istituzioni democratiche autocorreggibili, aperte a proposte di riforma. Il concetto di società chiusa si è affacciato nella storia della filosofia fin dai tempi di Eraclito e Platone per arrivare a Hegel (rappresentante di uno statalismo antidemocratico) e a Marx (collettivismo totalitario): quindi lo storicismo ha appoggiato sempre posizioni politiche autoritarie.

 

L'atteggiamento rivoluzionario, che nasce da un ideale di perfezione ed armonia, può portare alla violenza.

Vi è democrazia quando in cui i governati hanno la possibilità di controllare i governanti attraverso istituzioni strategiche, come le elezioni e quando vi è libera discussione. Anche in politica bisogna procedere per congetture e confutazioni. La società aperta non è perfetta; bisogna ammettere l'errore ed essere disposti ad abbandonarlo.

Questa metodologia riformistica graduale di Popper è apparsa ad alcuni studiosi, soprattutto marxisti, conservatrice. In realtà Popper ritiene che la realtà non debba essere accettata così com'è, ma trasformata con programmi parziali e graduali, sulla base del rispetto delle libertà individuali e collettive.

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